Se modelli matematici e sogni non vanno d’accordo

Siamo sinceri: molti sedicenti appassionati meteo – che in realtà sono semplici amanti del gelo e della neve, quelli che compaiono a settembre e spariscono a marzo – proprio non lo riescono a farsene una ragione. Fin qui non ci sarebbe nulla da dire, visto che sognare è lecito e fa anche bene all’umore; il problema però nasce quando l’onda lunga dei forum e dei social propina questi sogni in pubblico spacciandoli come realtà, salvo poi generare isterie collettive nel caso (quasi all’ordine del giorno) di smentite.

Il classico: partire dalla corsa operativa di un modello – prendiamo ad esempio il noto modello americano GFS – e tirar fuori quella che mostra uno scenario interessante a distanze siderali (si parla anche di oltre 300 ore, che sono quasi due settimane). Così nasce il sogno, poi però la realtà, man mano che passano i giorni, diventa ben altra cosa.

E allora si da contro i modelli,  magari senza neanche sapere che dietro quelle cartine colorate ci sono decenni di studi condotti e raffinati da valenti fisici, matematici, statistici. “I modelli sbagliano”. No signori, non sono i modelli che sbagliano, è il modo di adoperarli che è sbagliato. Un modello non ha anima ne sentimenti: un modello è un sistema di equazioni da risolvere. Le soluzioni sono sempre giuste, quelli che cambiano, di giorno in giorno, sono i dati di partenza, quelli del tempo che fa e che non è mai esattamente come lo si era previsto il giorno prima. Interpretare un modello fisico matematico non significa solo riconoscere dei colori, ma implica almeno la conoscenza dei complessi processi fisici della Sinottica e i principi base della Fisica. Una cosa non da tutti e che pertanto dovrebbe essere prerogativa di chi è abilitato a farlo.

In ogni caso, l’errore più comune è quello di prender per buona una singola corsa (detta deterministica) a grandi distanze temporali, ignorando tutte le altre parallele elaborate dal modello. Si, perchè il nostro modello GFS non elabora solo lo scenario operativo (la nostra corsa deterministica), ma nel sforna ben 22 parallele (vedi figura 3 qui sotto). Questo perchè, introducendo piccole varianti allo stato iniziale, è possibile by-passare per via statistica l’errore inevitabile che si genera nei calcoli (detto errore stocastico).

Un esempio concreto: Se prendo la sola corsa deterministica (P1) relativa al giorno 31 gennaio (sono 312 ore di anticipo) ho il quadro rappresentato nella figura 1 (in alto): alta pressione, tempo soleggiato e mite. E le altre 21 corse? Se ad esempio prendo la corsa P16, vedi figura 2, che è l’esatto opposto della P1 (vortice ciclonico, maltempo), cosa ho risolto? Quale delle due sarà quella corretta? Risposta: probabilmente nessuna delle due, perchè entrambe sono equiprobabili.

Probabilmente…. ecco la parola magica da utilizzare, la probabilità. Non si deve analizzare un solo scenario, ma mettere insieme tutti gli scenari, raggruppare quelli simili e constatare quanto sono probabili rispetto allo scenario medio. Un procedimento difficile da compiere “ad occhio”, vero. Fortunatamente esistono prodotti probabilistici già pronti, atti allo scopo che si devono utilizzare per esaminare l’evoluzione a distanze temporali oltre i 5-6 giorni, ma sempre mai oltre i 10-12 giorni. Procedendo in questo modo avremo quindi sott’occhio il quadro evolutivo più probabile e il livello di attendibilità dello stesso. Insomma un modo per sognare di meno vero, ma anche per evitare inutili perdite di tempo e soprattutto cocenti delusioni.

Luca Angelini

Che sciroccata! Il nord-ovest si riprende il maltolto

Tanti mesi di siccità, più di un anno e mezzo, ma ora qualcosa finalmente si smuove. Ci voleva lo Scirocco per porre rimedio ad una situazione di deficit idrico certamente importante che affligge le regioni di nord-ovest. Il problema, se così si può dire, è che questo Scirocco arriva nel cuore dell’inverno, relegando in tal modo le potenziali nevicate solo alle quote di montagna, mediamente tra 1.200 e 1.500 metri.

A questo giro ne verrà proprio tanta, così tanta da creare probabilmente criticità sia a livello di sovraccarico dei crinali, sia per la viabilità in quota come anche per la gestione sicura degli impianti sciistici, che in questo periodo vanno a pieno regime. Per tutto quelo che serve sapere vi rimando a questo apposito approfondimento.

La dinamica degli eventi è ben spiegata in questo video e vedrà già da lunedì 8 gennaio precipitazioni importanti su Piemonte, Valle d’Aosta e Ponente ligure. Non dimentichiamo anche l’azione trasversale dello Scirocco lungo l’Adriatico, grazie al quale ulteriori precipitazioni (sempre neve a quote alte) andranno ad interessare Veneto e Friuli Venezia Giulia.

E sul resto dell’Italia cosa accadrà?

Sul resto del nord avremo cieli grigi e tempo uggioso, con nebbie in pianura, mentre al centro, al sud e sulle Isole Maggiori si avranno alternanza di annuvolamenti e schiarite, in un contesto decisamente ventoso, ma mite e con mari agitati.

Lunedì sera le precipitazioni guadagneranno però tutto il nord, ad eccezione della pedemontana emiliana orientale e della Romagna. poi passeranno direttamente al centro e al sud tra martedì 9 e mercoledì 10, pur se in maniera più rapida e sbrigativa.

A seguire affluirà aria un po’ più fresca, la quale ci promette di introdurre una successiva fase meteorologica certamente più improntata ad un inverno più classico a partire dalla seconda decade di gennaio.

Luca Angelini

 

NATALE 300 ore prima: perchè dobbiamo sempre correre così tanto?

Arrivare prima di partire. No, non è la vecchia pubblicità del Concorde, ma il modus operandi dell’appassionato meteo.

Queste dovute osservazioni partono da una presunta fase anticiclonica che parrebbe prospettarsi per i giorni di Natale.

Ora, chi segue assiduamente MeteoNetwork, certamente conosce già la risposta al quesito, ma noi ci premureremo comunque di spiegare anche a tutti gli altri una cosa ben precisa: al momento ( stiamo parlando di oltre 300 ore di anticipo)  NON è possibile conoscere il comportamento dell’atmosfera fino al giorno di Natale.

Perchè?

  • Primo motivo: il comportamento dell’atmosfera segue un andamento non lineare. La conseguenza è che piccoli errori e/o approssimazioni nello stato iniziale (il tempo di adesso) implica l’avere errori a cascata nel quadro previsto (il tempo di Natale appunto).
  • Secondo motivo: le equazioni della fisica necessarie a prevedere lo stato futuro dell’atmosfera sono approssimate per praticità di calcolo e pertanto restituiscono fin da subito un quadro che, per quanto sia il migliore disponibile, è comunque impreciso.
  • Terzo motivo: i modelli numerici utilizzati per prevedere il tempo simulano lo stato futuro dell’atmosfera e, pur avvicinandosi ad esso, non sono la realtà.
  • Quarto motivo: i modelli numerici utilizzati per prevedere il tempo simulano il territorio (catene montuose, coste, vallate, pianure) e non lo riproducono esattamente. Questo genera una ulteriore fonte di errore

Questo per dire cosa? Che nessuno può conoscere con 300 ore di anticipo se a Natale sull’Italia pioverà o ci sarà sole, se farà caldo o se farà freddo.

Limitandoci alla massima gittata previsionale possibile, possiamo solo anticipare che nei primi giorni della prossima settimana ( intorno a lunedì 18 dicembre quindi) pare probabile il rinforzo di un campo di alta pressione sul vicino Atlantico e sui settori occidentali del Mediterraneo, con l’Italia posta sul margine rispetto ad un flusso di correnti più fredde di derivazione nord-europea e probabilmente destinato ai Balcani.

Ma da qui ad affermare che il Natale trascorrerà per certo sotto una campana di alta pressione ce ne passa e la figura allegata in alto lo dimostra perfettamente.

Luca Angelini

Pioggia, vento, neve e freddo: diamo il benvenuto all’inverno

Lo dico in tutta sincerità: dopo l’andamento approssimativo degli ultimi inverni, speravo davvero di tornare quanto prima a descrivere queste imponenti manovre poste in essere dall’atmosfera. Partendo da un allentamento della corda atlantica, a sua volta figlia di un evidente indebolimento del vortice polare nei bassi strati, il contenuto gelido che ricopriva gli iceberg dell’oceano Artico ha trovato la via per tracimare verso le medie latitudini, una volta tanto dal lato europeo.

Ho cercato di spiegarlo in termini comprensibili a tutti, in questo video (allegato anche in fondo all’articolo): due flussi affiancati, uno dalla Groenlandia e uno dall’Artico norvegese, uniti in un sodalizio volto ad introdurre in pompa magna l’inverno sull’Europa e anche sull’Italia. Inverno meteorologico si, dal primo dicembre, ma anche inverno di fatto, per via delle condizioni meteorologiche che ci aspettano.

Un alternarsi di vento, freddo, pioggia e neve scandiranno il passaggio di consegne tra un autunno che si è distinto soprattutto per l’avarizia nelle precipitazioni e un inverno che sembra invece partire una volta tanto con il piede giusto.

Tra la neve al nord – neve che tra venerdì 1 e sabato 2 dicembre potrebbe arrivare anche in pianura, specie sulle regioni di nord-ovest – il vento che ripulirà l’aria dagli inquinanti portandoci il profumo tipico delle pure distese glaciali, la pioggia, che potrebbe localmente arrivare abbondante, specie al centro-sud, gli ingredienti per una fase meteorologica di grande interesse ci sono tutti e potrebbero insistere per tutta la prima settimana di dicembre.

Il vortice nato in seno all’aria artica si adagerà infatti sui nostri mari di ponente e qui andrà a fondo del suo potenziale portandoci dritti nel cuore del nuovo mese. Poi non si sa cos’altro ci sarà destinato ma, come tutti sappiamo, chi bene inizia è già a metà dell’opera.

Luca Angelini

Anche Meteonetwork al Festivalmeteorologia di Rovereto

Poi le luci si spengono e rimani solo. Le immagini della giornata scorrono come titoli di coda e i ricordi di quello che hai visto. sentito, conosciuto e imparato emergono dal subconscio l’uno dopo l’altro, accavallandosi come le tumultuose rapide di un torrente. E ti accorgi di essere diventato un po’ più ricco, una ricchezza che non passa, che nessuno ti porterà mai via perchè ce l’hai dentro, come innestata sul DNA.

Il Festival della Meteorologia di Rovereto, la più grande kermesse scientifica dell’anno, ancora una volta ha colpito nel segno, unendo in un solo abbraccio appassionati e professionisti, grandi e piccoli, profani ed esperti, aziende e clienti, italiani e stranieri. C’eravamo anche noi di Meteonetwork, capeggiati da un Marco Giazzi quanto mai motivato e carico.

La meteorologia, quella vera, autentica, pulita, disinteressata, generosa, competente affonda le sue radici qui, partendo da una geniale intuizione del Professor Dino Zardi, docente dell’Università di Trento, patron della manifestazione – giunta alla sua terza edizione – ma soprattutto persona dal grande carisma e umiltà.

“Abbiamo anche un piccolo aspirante meteorologo”, sono le sue parole rivolte aFrancesco, sei anni, che ora, grazie al “percorso junior”, ha già conosciuto il celebre esperimento della nube in bottiglia, ha imparato il ciclo dell’acqua, ha capito perchè l’aria calda e fredda non si mischiano, ha constatato che conseguenze porta l’aria inquinata, ha scoperto cos’è l’anidride carbonica, cos’è il vapore acqueo.

Intanto tutt’intorno sale gremite, stand propositivi, tavole rotonde e il seme della buona meteorologia asperso sul terreno fertile della passione e dell’amicizia, dove i volti virtuali, liberi dal vincolo dello schermo, diventano finalmente umani, veri, reali.

Un Festival che non rimane fine a se stesso, ma che si chiude con una parola positiva da parte di ogni “grande della meteo“, dalla signorilità di Guido Caroselli alla perizia e grinta di Carlo Cacciamani, dall’esperienza e cordialità di Daniele Mocio, alla simpatia e immediatezza di Paolo Corazzon, per passare attraverso la disponibilità e professionalità del team Giuliacci e di tutti quei meteorologi che operano in silenzio dietro le quinte con un lavoro quotidiano duro e imprescindibile.

Un Festival nel segno di una meteorologia che viaggia una spanna sopra, che è passato, presente e futuro, dove anche Francesco può conoscere tutto un nuovo mondo, che sia Guido Caroselli oppure il papà – autore di questo articolo – a spiegarglielo.

Luca Angelini

13-15 novembre: due giorni full immersion tra pioggia, e neve, freddo e vento

Due giorni di freddo a novembre non dovrebbero fare notizia, tuttavia abbiamo voluto approfondire per bene la dinamica degli eventi che nei prossimi giorni si susseguiranno sullo scacchiere euro-atlantico e mediterraneo, sia per l’interesse dei fenomeni a noi destinati, sia per farvi comprendere la complessità dei processi fisici coinvolti.

La manovra chiave sabato 11 in Atlantico: il promontorio di alta pressione li presente si solleverà prepotentemente verso nord proiettandosi alla rapida conquista delle alte latitudini, per sfondare addirittura oltre il Circolo Polare subito ad est della Groenlandia.

La risposta del grande nord sarà pronta e decisa; andrà a disegnare nella giornata di domenica 12 novembre una imponente discesa di aria molto fredda di tipo artico-marittimo lungo i meridiani centrali europei con limite di massa a ridosso del versante nord-alpino. Lunedì 13 il canale freddo avrà fatto il suo ingresso sul Mediterraneo e sull’Italia sfruttando sia la valle del Rodano ad ovest, che la porta di Postumia ad est.

I contrasti con le acque più tiepide dei nostri mari saranno notevolissimi e andranno a costruire un vortice ciclonico a tutte le quote a cavallo delle nostre regioni centro-meridionali, vortice che poi insisterà almeno sino a martedì 14-mercoledì 15  recando condizioni di maltempo con nevicate anche a quote basse su diverse regioni.

Determinante per il nord l’interferenza dell’arco alpino, che frenerà il fiume d’aria nei bassi strati, ma non in quota. Proprio da questo sbalzo potranno attivarsi, tra domenica sera e la notte su lunedì, rovesci, localmente anche temporaleschi, tra il Triveneto, l’Emilia Romagna e la Lombardia, con nevicate anche fino a quote basse sui rispettivi settori montuosi, specie lungo quelli posti lungo il confine di Stato.

Per il nord poi, ad eccezione dell’Emilia Romagna che per motivi orografici rimarrà ancora in gioco, sarà finita qui. Nei bassi strati la corrente fredda scissa dall’arco alpino, si ricomporrà infatti sulle nostre regioni centrali, meridionali e sulla Sardegna, dove lunedì 13 darà luogo ad un rapido peggioramento in stile simil-invernale, con piogge, vento forte, sensibile calo termico e nevicate sui monti, anche a quote basse (orientativamente 500-600 metri al centro e 800-1.000 metri al sud).

Martedì 14 ancora maltempo al centro-sud, ma in giornata si liberano Toscana, Lazio e Sardegna. Neve anche abbondante su Abruzzo e Molise fino a 500 metri, a quota 800 sulle altre zone. Mercoledì 15 ancora maltempo ma in ritirata verso il meridione ad eccezione della Sicilia. Intanto, grazie al ritorno del sereno, il freddo inizierà a sedimentare al nord, dove si potranno registrare temperature minime sotto lo zero, anche in val Padana.

La tendenza successiva vede poi il rapido allontanamento del blocco freddo dall’Italia, in favore di una fase di tempo più stabile e meno freddo a partire da giovedì 16.

Luca Angelini

 

Finalmente si cambia: dal 5 novembre prime PIOGGE sull’Italia

L’errore più grossolano che si può commettere parlando di argomenti meteo è quello di impersonificare il tempo. Così facendo si rischia infatti di scadere in facili entusiasmi, oppure lasciarsi andare a inutili scoramenti e perdere comunque di vista il reale filo conduttore che governa lo stato dell’atmosfera sulle mostre città.

Vero è anche però che dopo una tale siccità – parlo soprattutto delle regioni nord-occidentali e della Sardegna – l’avverbio “finalmente” utilizzato nel titolo ha un suo significato recondito.

Novembre è ormai iniziato e il periodo delle piogge autunnali fila via finora senza una goccia d’acqua. Scorrendo i dati delle nostre Stazioni ad esempio, nel mese di ottobre, la brumosa Milano ne esce con 3 soli millimetri di pioggia, quella di Torino neanche quelli. Va da sè che il problema è serio e reale.

Non siamo soliti pubblicare carte deterministiche oltre i tre giorni, per deontologia professionale, ma soprattutto per buon senso. Oggi tuttavia vogliamo fare uno strappo alla regola perchè la speranza che qualcosa cambi è davvero troppo grande. E poi perchè mancano “pochi giorni all’alba”.

Ecco allora in figura la carta delle possibili precipitazioni previste per domenica 5 novembre: arriveranno delle piogge a partire dalle regioni settentrionali, da quelle centrali tirreniche e dalla Sardegna, arriverà la neve in montagna, specie sulle Alpi, arriverà lo Scirocco al sud.

Poi, come abbiamo individuato in questo VIDEO meteo appositamente relazionato, all’inizio della prossima settimana si profila una situazione favorevole a piogge un po’ per tutti, in un contesto di generale instabilità atmosferica.

Insomma, oggi una previsione fatta con il cuore, perchè l’acqua è una risorsa preziosa che deve e dovrà sempre essere disponibile per tutti.

Luca Angelini

Meteo alla deriva: siccità a oltranza e temperature quasi estive sino alla terza decade di ottobre

Mentre sul vicino Atlantico si vanno compiendo spettacolari manovre, con un uragano vero e proprio che si abbatterà sulle Isole Britanniche a metà della prossima settimana, sul bacino del Mediterraneo insiste l’azione di blocco esercitata da una imponente cellula di alta pressione.

Non servono molte più parole di quante abbiamo già speso per descrivere e rimarcare la situazione di stallo atmosferico cui stiamo nostro malgrado assistendo. La piaga che si accompagna a questo stato dell’arte è certamente la siccità, soprattutto per alcune zone del nostro Paese, ma anche il persistere di una pessima qualità dell’aria nelle nostre città, come conseguenza diretta del ristagno atmosferico nei bassi strati.

Ma l’alta pressione spingerà così tanto, da mettere sul piatto un terzo tasto dolente, questo per la vegetazione, ormai prossima al letargo autunnale-invernale, e che invece si vedrà inondata di sole e accarezzata da temperature praticamente a livelli estivi.

Succederà nel fine settimana di metà ottobre, allorquando la compressione esercitata sulla massa d’aria dalle correnti discendenti che caratterizzano proprio gli anticicloni dinamici come quello che ci sta interessando, ma anche l’origine fisica dell’aria in arrivo, di tipo tropicale, farà innalzare le temperature su livelli da fine estate.

I valori massimi diurni potranno in alcuni casi superare i 25°C, e questo non solo al centro e al sud, ma anche al settentrione. Impressionante anche il livello dello zero termico che si attesterà tra 3.800 e 4.000 metri. Da tenere presente che le notti sono lunghe e pertanto la differenza tra il giorno e la notte in termini di temperature, soprattutto nelle valli, sarà assai vistoso per via di una marcata escursione termica.

Programmi per il futuro? Al momento pare che non cambierà quasi nulla, la figura atmosferica che ci sta interessando, alias anticiclone delle Azzorre in formato super, seguiterà a dominare la scena senza lasciar spiragli di inserimento alle perturbazioni atlantiche e all’autunno, che se ne starà a debita distanza a serpeggiare rigorosamente oltre i cinquantesimo parallelo.

A tal proposito vi proponiamo anche l’interessante spunto video allegato qui sotto.

Luca Angelini

Prima aria fredda di stagione, arriverà anche il vento e un po’ di neve in montagna

L’immensa palude d’aria che ristagna sull’Italia in questa prima parte di ottobre sta per essere rimescolata. Non saranno le perturbazioni atlantiche a farsi avanti proponendosi di dare un po’ di brio a questa prima fase d’autunno indubbiamente un po’ scialba, ma quelle fredde in arrivo dal nord Europa. Si, perché se l’atlantico è bloccato dal redivivo anticiclone delle Azzorre, sarà per mano dello stesso anticiclone, ma dal suo lato opposto, quello rivolto verso l’Europa dell’est, che l’aria fredda raccolta a ridosso del circolo polare riuscirà a portarsi verso le medie latitudini interessando in parte anche l’Italia.

Ecco allora il primo stock di aria fredda discendere sul mare del Nord, lo vediamo con quell’agglomerato nuvoloso a batuffolo dalla splendida immagine satellitare qui sopra allegata (su cortesia di Enrico Torino) in direzione del versante nord-alpino che verrà raggiunto nella giornata di venerdì 6 ottobre. Osservando la seconda carta (qui sotto riprodotta) che seziona l’atmosfera alla superficie isobarica di 850hPa, come le Alpi si ergeranno a baluardo bloccando il grosso dell’aria fredda su Svizzera ed Austria. Proprio sui versanti nord-alpini e sui settori italiani prossimi al confine di stato arriveranno nevicate fin verso i 1.200-1.400 metri, soprattutto sui settori centrali ed orientali. Ma l’obiettivo di questo primo impulso saranno i Balcani pertanto, dopo essersi svincolata dall’arco alpino, l’aria fredda si ricomporrà sull’Adriatico, portando, sempre venerdì, qualche rovescio, nevoso in montagna sull’Appennino centrale, qui intorno ai 2.000 metri.

Intanto venti di Bora, Tramontana e Maestrale spazzeranno tutta l’Italia determinando per sabato 7 un deciso calo delle temperature, che si porteranno ovunque al di sotto della media. Da osservare che in queste situazioni le regioni di nord-ovest potranno risentire di venti di caduta, Foehn in altre parole, con parziale mitigazione dell’aria fredda e temperature che, comunque scenderanno, ma dovrebbero limitarsi ai valori medi stagionali, senza calare ulteriormente.

Domenica poi si preparerà un secondo impulso freddo, che scivolerà lungo il tracciato del precedente, ma con effetti complessivamente più modesti. Avremo comunque possibilità di ulteriori spruzzate di neve sui versanti nord-alpini a quote che risalgono intorno a 1.800-2.000 metri.

Nel complesso sarà nella giornata di sabato 7 ottobre che assaporeremo l’aria più frizzante e potremo apprezzare i valori termici più bassi. Al centro-sud potranno anche scivolare sotto la media di 3-4°C. Da domenica poi si tornerà pian piano su valori più vicini alla media del periodo, con successivo assestamento in questo stato anche per i primi giorni della prossima settimana.

Il tutto meglio riassunto in questo video dedicato.

Luca Angelini

Riparte il Vortice Polare Stratosferico, adesso si entra nel vivo

Era sparito come per incanto la scorsa primavera, cancellato come ogni anno a accade dal “riscaldamento finale“. Una reazione delle molecole di ozono con la radiazione solare radente ne decidono la longevità così ora, con la strana luce del sole polare che se ne sta andando, il Vortice Polare Stratosferico si sta pian piano ristrutturando. La radiazione solare sempre più bassa e in successivo tramonto del sole stesso nelle prossime settimane, darà modo alla stratosfera polare di raffreddarsi rapidamente.

Durante la stagione invernale infatti la circolazione che ruota attorno ai poli (in senso antiorario sul Polo Nord e in senso orario sul Polo Sud), nota come Vortice Polare, tende ad approfondirsi a tutte le quote dell’atmosfera, raccogliendo nel suo interno aria molto fredda per motivi radiativi. Il tracciante di questa circolazione è la Corrente a Getto Polare la quale scorre alle soglie della stratosfera allo scopo di bilanciare gli squilibri di temperatura (e quindi di pressione) tra le diverse latitudini del globo.

Il Vortice Polare Stratosferico, la porzione più elevata di questa struttura, durante la stagione invernale raggiunge temperature molto basse. Per questo motivo al suo interno si blocca il ciclo dell’ozono, gas molto abbondante tra i 15 e i 35 chilometri di altezza, e le reazioni chimiche tra gli altri componenti presenti a queste quote come il cloro e il biossido d’azoto.

Ebbene le radiosonde stanno rilevando proprio in questi giorni un primo abbozzo di quella struttura atmosferica, che ci accompagnerà durante tutto l’inverno. A seconda della sua consistenza e caratura dipenderanno infatti le sorti della stagione fredda. Secondo le attuali proiezioni d’ensemble emesse dal CFS, sembrerebbe probabile una partenza del Vortice Polare Stratosferico appena più debole della media, il che suggerirebbe la prosecuzione di una prima parte dell’autunno piuttosto dinamica.

Luca Angelini

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