Arriva la NEVE e scende il silenzio

Arriva la neve e tutto si ferma. Cessano anche i rumori, le grandi città mettono da parte il loro normale frastuono e si lasciano abbracciare da quella atmosfera ovattata che contribuisce ad accompagnare scorci inusuali. Angoli di quotidianità che diventano paesaggi remoti, grigi marciapiedi che escono dalla realtà per vestire la tela di un pittore.

L’atmosfera che crea la neve è unica, ma non è solo una suggestione: le nevicate abbondanti riescono a rendere tutto ovattato quasi surreale, ed il motivo è da ricercare nella fisica.

I fiocchi di neve sono leggerissimi, sia perchè l’acqua è uno dei pochi liquidi in natura che non raggiunge la sua massima densità allo stato solido (la raggiunge a quello liquido a +4°C), sia anche perché la struttura del cristalli di neve contiene molti spazi pieni d’aria. Per questo i fiocchi, a temperature sotto lo zero, cadono lentamente e quando si depositano a terra non si schiacciano ne si comprimono, ma si appoggiamo semplicemente l’uno sul’altro.

Proprio ai “vuoti d’aria” che ci sono nella neve dobbiamo il silenzio che percepiamo quando le nostre città sono innevate. La neve in sostanza fa da isolante, anche acustico. I rumori, che poi altro non sono se non onde sonore, vengono filtrati e assorbiti dallo strato di neve fresca: ne bastano 2 centimetri perché i rumori ambientali non si propaghino più nell’atmosfera.

La riduzione del rumore è molto più evidente subito dopo una nevicata, mentre tende ad attenuarsi man mano che passa il tempo e la neve perde la “freschezza”. La neve infatti, con il passare del tempo, va incontro a complessi processi di trasformazione che vanno man mano a chiudere gli spazi vuoti. Se le temperature rimangono basse la neve si comprime e diventa compatta, se salgono le intercapedini vengono riempie di elementi d’acqua: è l’inizio della fusione. E del ritorno dei rumori…

Luca Angelini

Spruzzata di NEVE a Roma questa sera? Perchè no?

Spendiamo volentieri due parole su un evento sempre molto atteso dagli amici Romani, quello della NEVE nella città più bella del mondo. Una possibilità  già messa sul piatto in questo VIDEO meteo e che ora siamo qui a confermare.

Utilizzando il prodotto rappresentato in figura (si chiama meteogramma), elaborato sulla base del modello americano GFS, si ricava una sorta di spaccato dell’atmosfera sulla verticale della città capitolina, con alcuni importanti elementi di prognosi che, per quanto qui semplificati, possono essere utili per capire se, come e quando nevicherà.

Chi non è interessato all’analisi tecnica (per quanto molto semplificata), può saltare subito sotto dal capoverso “in conclusione”.

  • 1) Noi invece partendo dall’alto della figura qui sopra, dove abbiamo il grafico delle precipitazioni previste, con accumuli in millimetri per ora. Si nota che tra le 22.00 e le 05.00 UTC (ossia tra le 21.00 e le 04.00 locali) ci saranno precipitazioni moderate.
  • 2) Il secondo grafico sotto rappresenta lo spessore della colonna d’aria dal suolo sino alla superficie di 500hPa. Quando quest’ultima è inferiore a 5.400 metri di altezza geopotenziale (molto simile alla quota geometrica quindi se vi viene più facile pensatela così) significa che l’aria è fredda e favorevole alla caduta di neve fino al suolo. E questo è quello che risulta nella fascia oraria sopra indicata.
  • 3) Questo viene confermato anche dal campo di temperatura previsto alla superficie di 850hPa, che corrisponde ad una quota geometrica di circa 1.500 metri e che oscilla tra i -2°C e i -4°C, sempre nella fascia oraria serale-notturna tra domenica 25 e lunedì 26 febbraio.
  • 4) Scendendo al suolo si può constatare che, sempre in quella fascia oraria, la temperatura dell’aria si attesterà su valori prossimi allo zero, tra +3°C e 0°C. In considerazione del fatto che, i corrispondenti valori di “bulbo bagnato” (una speciale temperatura, qui non segnalata, e che comprende il raffreddamento dell’aria da parte della precipitazione in caduta) sono sotto lo zero per la secchezza dell’aria, si evince che i valori positivi della temperatura scenderanno a 0°C nel momento in cui la precipitazione sarà più intensa. E questo ricade ancora nella fascia oraria suddetta.
  • 5) Infine, particolare da non trascurare, il passaggio sulla zona del minimo di pressione, rilevabile dall’ultimo grafico in basso.

Dunque, IN CONCLUSIONE: le timide schiarite di domenica mattina saranno seguite da annuvolamenti in rapido sviluppo, cui si aggiungerà anche qualche rovescio di pioggia nel corso delpomeriggio. Dalla sera subentrerà poi un calo delle temperature e una intensificazione delle precipitazioni, con la pioggia che potrà trasformarsi in neve a partire dalle 20.00-22.00 fino alla seconda parte della notte su lunedì.

Una situazione come quella descritta non garantisce eventuali accumulo di neve al suolo, anche se nel corso delle precipitazioni più intense potrà indubbiamente imbiancare a macchia di leopardo, soprattutto nei quartieri alti e/o orientali della città. Insomma al più, un velo bianco, qualche centimetro qua e la; nulla di paragonabile con la nevicata del 1985 ovviamente…. Ma che fascino!

Luca Angelini

Tutta la verità sullo Stratwarming 2018

Gli amici del Comitato Tecnico Scientifico potrebbero certamente fare molto meglio del sottoscritto, entrando in analisi tecniche particolarmente approfondite. Ma lo scopo di questo editoriale è quello di spiegare con parole semplici ai molti appassionati e alla gente comune cosa sta accadendo nella stratosfera e quali potrebbero essere le conseguenze a livello pratico sul tempo di casa nostra.

Qualcuno già parla di un 1985 bis. A costoro non possiamo che rispondere non senza un pizzico di amarezza.

Amarezza perchè, come sempre, nel mondo dell’informazione meteorologica la fanno da padrone coloro i quali dovrebbero occuparsi d’altro e che, loro malgrado, stanno riuscendo a tirar dentro anche alcuni illustri professionisti. Si, perchè il giochetto di illudere i lettori scrivendo quello che loro vorrebbero sentirsi dire, è un businness troppo ghiotto per non lasciarsi andare ad un irriverente scivolone deontologico. Tanto tra due settimane nessuno si ricorderà nulla di quanto è stato annunciato e non si è poi verificato. E saremo punto e a capo.

Ma allora, come stanno esattamente le cose?

Partiamo dal comprendere il processo che sta per manifestarsi nella stratosfera polare e, per farlo, iniziamo dall’esauriente analisi descritta in questo editoriale. Ora che sappiamo di cosa stiamo parlando possiamo fare un piccolo passo avanti e, sempre nel limite che la scienza ci impone, cercare di sbrogliare la matassa per capire le eventuali conseguenze.

A tal proposito ci serviamo delle figure allegate per approfondire il discorso. Partiamo dalla figura n.1 (qui sopra, click per aprirla): si tratta di una sezione verticale dell’emisfero nord. 0N è l’Equatore, 90N è il Polo Nord. A 45N ci siamo noi, l’Italia. La vista è quindi verso ovest. La scala graduata a sinistra indica la quota (in coordinate isobariche). Da 1 a 50hPa si estende la stratosfera, sotto c’è la troposfera. Le aree a colore caldo (rosso e arancio) indicano venti portanti a prevalente componente occidentale (che quindi ci vengono incontro), quelle a colore freddo (blu e azzurro) indicano venti orientali (che ci arrivano alle spalle) .

E ora veniamo al dunque.

Figura n.1: si riferisce alla situazione attuale (sabato 10 febbraio). Si notano venti orientali nella stratosfera equatoriale (in linea con l’andamento negativo dell’indice QBO) e venti occidentali su tutti gli altri settori, a parte una piccola anomalia sopra il Polo.

Figura n.2: si riferisce alla situazione tra sette giorni (sabato 18 febbraio). Si nota una vistosa inversione dei venti in stratosfera, che si disporranno da est dal Polo fin quasi a 30N (fascia subtropicale). Queste sono le conseguenze dello Stratwarming di tipo Major. Scendendo di quota però, in troposfera laddove si svolgono i fenomeni meteorologici, si nota che i venti rimarranno disposti dai quadranti occidentali, con solo una piccola estensione dell’anomalia vista prima sopra il Polo, la quale si allunga con una debole inversione da est sino a 60N (nord Europa).

Tutta la descrizione è anche suffragata dal grafico probabilistico allegato in figura n.3 (qui sopra). Notate le conseguenze dello stratwarming che va a invertire i venti tra il 14 e il 17 febbraio. Ma in quel periodo, come abbiamo visto, il tutto si limiterà alle quote superiori, non ci sarà passaggio in troposfera.

Ora, senza venti orientali al suolo, il gelo NON potrà MAI arrivare fino a noi e pertanto, a livello concreto, noi di tutto questo, neanche ce ne accorgeremo, con buona pace per tutti coloro che si aspettano un 1985 bis.

Luca Angelini

Se modelli matematici e sogni non vanno d’accordo

Siamo sinceri: molti sedicenti appassionati meteo – che in realtà sono semplici amanti del gelo e della neve, quelli che compaiono a settembre e spariscono a marzo – proprio non lo riescono a farsene una ragione. Fin qui non ci sarebbe nulla da dire, visto che sognare è lecito e fa anche bene all’umore; il problema però nasce quando l’onda lunga dei forum e dei social propina questi sogni in pubblico spacciandoli come realtà, salvo poi generare isterie collettive nel caso (quasi all’ordine del giorno) di smentite.

Il classico: partire dalla corsa operativa di un modello – prendiamo ad esempio il noto modello americano GFS – e tirar fuori quella che mostra uno scenario interessante a distanze siderali (si parla anche di oltre 300 ore, che sono quasi due settimane). Così nasce il sogno, poi però la realtà, man mano che passano i giorni, diventa ben altra cosa.

E allora si da contro i modelli,  magari senza neanche sapere che dietro quelle cartine colorate ci sono decenni di studi condotti e raffinati da valenti fisici, matematici, statistici. “I modelli sbagliano”. No signori, non sono i modelli che sbagliano, è il modo di adoperarli che è sbagliato. Un modello non ha anima ne sentimenti: un modello è un sistema di equazioni da risolvere. Le soluzioni sono sempre giuste, quelli che cambiano, di giorno in giorno, sono i dati di partenza, quelli del tempo che fa e che non è mai esattamente come lo si era previsto il giorno prima. Interpretare un modello fisico matematico non significa solo riconoscere dei colori, ma implica almeno la conoscenza dei complessi processi fisici della Sinottica e i principi base della Fisica. Una cosa non da tutti e che pertanto dovrebbe essere prerogativa di chi è abilitato a farlo.

In ogni caso, l’errore più comune è quello di prender per buona una singola corsa (detta deterministica) a grandi distanze temporali, ignorando tutte le altre parallele elaborate dal modello. Si, perchè il nostro modello GFS non elabora solo lo scenario operativo (la nostra corsa deterministica), ma nel sforna ben 22 parallele (vedi figura 3 qui sotto). Questo perchè, introducendo piccole varianti allo stato iniziale, è possibile by-passare per via statistica l’errore inevitabile che si genera nei calcoli (detto errore stocastico).

Un esempio concreto: Se prendo la sola corsa deterministica (P1) relativa al giorno 31 gennaio (sono 312 ore di anticipo) ho il quadro rappresentato nella figura 1 (in alto): alta pressione, tempo soleggiato e mite. E le altre 21 corse? Se ad esempio prendo la corsa P16, vedi figura 2, che è l’esatto opposto della P1 (vortice ciclonico, maltempo), cosa ho risolto? Quale delle due sarà quella corretta? Risposta: probabilmente nessuna delle due, perchè entrambe sono equiprobabili.

Probabilmente…. ecco la parola magica da utilizzare, la probabilità. Non si deve analizzare un solo scenario, ma mettere insieme tutti gli scenari, raggruppare quelli simili e constatare quanto sono probabili rispetto allo scenario medio. Un procedimento difficile da compiere “ad occhio”, vero. Fortunatamente esistono prodotti probabilistici già pronti, atti allo scopo che si devono utilizzare per esaminare l’evoluzione a distanze temporali oltre i 5-6 giorni, ma sempre mai oltre i 10-12 giorni. Procedendo in questo modo avremo quindi sott’occhio il quadro evolutivo più probabile e il livello di attendibilità dello stesso. Insomma un modo per sognare di meno vero, ma anche per evitare inutili perdite di tempo e soprattutto cocenti delusioni.

Luca Angelini

Che sciroccata! Il nord-ovest si riprende il maltolto

Tanti mesi di siccità, più di un anno e mezzo, ma ora qualcosa finalmente si smuove. Ci voleva lo Scirocco per porre rimedio ad una situazione di deficit idrico certamente importante che affligge le regioni di nord-ovest. Il problema, se così si può dire, è che questo Scirocco arriva nel cuore dell’inverno, relegando in tal modo le potenziali nevicate solo alle quote di montagna, mediamente tra 1.200 e 1.500 metri.

A questo giro ne verrà proprio tanta, così tanta da creare probabilmente criticità sia a livello di sovraccarico dei crinali, sia per la viabilità in quota come anche per la gestione sicura degli impianti sciistici, che in questo periodo vanno a pieno regime. Per tutto quelo che serve sapere vi rimando a questo apposito approfondimento.

La dinamica degli eventi è ben spiegata in questo video e vedrà già da lunedì 8 gennaio precipitazioni importanti su Piemonte, Valle d’Aosta e Ponente ligure. Non dimentichiamo anche l’azione trasversale dello Scirocco lungo l’Adriatico, grazie al quale ulteriori precipitazioni (sempre neve a quote alte) andranno ad interessare Veneto e Friuli Venezia Giulia.

E sul resto dell’Italia cosa accadrà?

Sul resto del nord avremo cieli grigi e tempo uggioso, con nebbie in pianura, mentre al centro, al sud e sulle Isole Maggiori si avranno alternanza di annuvolamenti e schiarite, in un contesto decisamente ventoso, ma mite e con mari agitati.

Lunedì sera le precipitazioni guadagneranno però tutto il nord, ad eccezione della pedemontana emiliana orientale e della Romagna. poi passeranno direttamente al centro e al sud tra martedì 9 e mercoledì 10, pur se in maniera più rapida e sbrigativa.

A seguire affluirà aria un po’ più fresca, la quale ci promette di introdurre una successiva fase meteorologica certamente più improntata ad un inverno più classico a partire dalla seconda decade di gennaio.

Luca Angelini

 

NATALE 300 ore prima: perchè dobbiamo sempre correre così tanto?

Arrivare prima di partire. No, non è la vecchia pubblicità del Concorde, ma il modus operandi dell’appassionato meteo.

Queste dovute osservazioni partono da una presunta fase anticiclonica che parrebbe prospettarsi per i giorni di Natale.

Ora, chi segue assiduamente MeteoNetwork, certamente conosce già la risposta al quesito, ma noi ci premureremo comunque di spiegare anche a tutti gli altri una cosa ben precisa: al momento ( stiamo parlando di oltre 300 ore di anticipo)  NON è possibile conoscere il comportamento dell’atmosfera fino al giorno di Natale.

Perchè?

  • Primo motivo: il comportamento dell’atmosfera segue un andamento non lineare. La conseguenza è che piccoli errori e/o approssimazioni nello stato iniziale (il tempo di adesso) implica l’avere errori a cascata nel quadro previsto (il tempo di Natale appunto).
  • Secondo motivo: le equazioni della fisica necessarie a prevedere lo stato futuro dell’atmosfera sono approssimate per praticità di calcolo e pertanto restituiscono fin da subito un quadro che, per quanto sia il migliore disponibile, è comunque impreciso.
  • Terzo motivo: i modelli numerici utilizzati per prevedere il tempo simulano lo stato futuro dell’atmosfera e, pur avvicinandosi ad esso, non sono la realtà.
  • Quarto motivo: i modelli numerici utilizzati per prevedere il tempo simulano il territorio (catene montuose, coste, vallate, pianure) e non lo riproducono esattamente. Questo genera una ulteriore fonte di errore

Questo per dire cosa? Che nessuno può conoscere con 300 ore di anticipo se a Natale sull’Italia pioverà o ci sarà sole, se farà caldo o se farà freddo.

Limitandoci alla massima gittata previsionale possibile, possiamo solo anticipare che nei primi giorni della prossima settimana ( intorno a lunedì 18 dicembre quindi) pare probabile il rinforzo di un campo di alta pressione sul vicino Atlantico e sui settori occidentali del Mediterraneo, con l’Italia posta sul margine rispetto ad un flusso di correnti più fredde di derivazione nord-europea e probabilmente destinato ai Balcani.

Ma da qui ad affermare che il Natale trascorrerà per certo sotto una campana di alta pressione ce ne passa e la figura allegata in alto lo dimostra perfettamente.

Luca Angelini

Pioggia, vento, neve e freddo: diamo il benvenuto all’inverno

Lo dico in tutta sincerità: dopo l’andamento approssimativo degli ultimi inverni, speravo davvero di tornare quanto prima a descrivere queste imponenti manovre poste in essere dall’atmosfera. Partendo da un allentamento della corda atlantica, a sua volta figlia di un evidente indebolimento del vortice polare nei bassi strati, il contenuto gelido che ricopriva gli iceberg dell’oceano Artico ha trovato la via per tracimare verso le medie latitudini, una volta tanto dal lato europeo.

Ho cercato di spiegarlo in termini comprensibili a tutti, in questo video (allegato anche in fondo all’articolo): due flussi affiancati, uno dalla Groenlandia e uno dall’Artico norvegese, uniti in un sodalizio volto ad introdurre in pompa magna l’inverno sull’Europa e anche sull’Italia. Inverno meteorologico si, dal primo dicembre, ma anche inverno di fatto, per via delle condizioni meteorologiche che ci aspettano.

Un alternarsi di vento, freddo, pioggia e neve scandiranno il passaggio di consegne tra un autunno che si è distinto soprattutto per l’avarizia nelle precipitazioni e un inverno che sembra invece partire una volta tanto con il piede giusto.

Tra la neve al nord – neve che tra venerdì 1 e sabato 2 dicembre potrebbe arrivare anche in pianura, specie sulle regioni di nord-ovest – il vento che ripulirà l’aria dagli inquinanti portandoci il profumo tipico delle pure distese glaciali, la pioggia, che potrebbe localmente arrivare abbondante, specie al centro-sud, gli ingredienti per una fase meteorologica di grande interesse ci sono tutti e potrebbero insistere per tutta la prima settimana di dicembre.

Il vortice nato in seno all’aria artica si adagerà infatti sui nostri mari di ponente e qui andrà a fondo del suo potenziale portandoci dritti nel cuore del nuovo mese. Poi non si sa cos’altro ci sarà destinato ma, come tutti sappiamo, chi bene inizia è già a metà dell’opera.

Luca Angelini

Anche Meteonetwork al Festivalmeteorologia di Rovereto

Poi le luci si spengono e rimani solo. Le immagini della giornata scorrono come titoli di coda e i ricordi di quello che hai visto. sentito, conosciuto e imparato emergono dal subconscio l’uno dopo l’altro, accavallandosi come le tumultuose rapide di un torrente. E ti accorgi di essere diventato un po’ più ricco, una ricchezza che non passa, che nessuno ti porterà mai via perchè ce l’hai dentro, come innestata sul DNA.

Il Festival della Meteorologia di Rovereto, la più grande kermesse scientifica dell’anno, ancora una volta ha colpito nel segno, unendo in un solo abbraccio appassionati e professionisti, grandi e piccoli, profani ed esperti, aziende e clienti, italiani e stranieri. C’eravamo anche noi di Meteonetwork, capeggiati da un Marco Giazzi quanto mai motivato e carico.

La meteorologia, quella vera, autentica, pulita, disinteressata, generosa, competente affonda le sue radici qui, partendo da una geniale intuizione del Professor Dino Zardi, docente dell’Università di Trento, patron della manifestazione – giunta alla sua terza edizione – ma soprattutto persona dal grande carisma e umiltà.

“Abbiamo anche un piccolo aspirante meteorologo”, sono le sue parole rivolte aFrancesco, sei anni, che ora, grazie al “percorso junior”, ha già conosciuto il celebre esperimento della nube in bottiglia, ha imparato il ciclo dell’acqua, ha capito perchè l’aria calda e fredda non si mischiano, ha constatato che conseguenze porta l’aria inquinata, ha scoperto cos’è l’anidride carbonica, cos’è il vapore acqueo.

Intanto tutt’intorno sale gremite, stand propositivi, tavole rotonde e il seme della buona meteorologia asperso sul terreno fertile della passione e dell’amicizia, dove i volti virtuali, liberi dal vincolo dello schermo, diventano finalmente umani, veri, reali.

Un Festival che non rimane fine a se stesso, ma che si chiude con una parola positiva da parte di ogni “grande della meteo“, dalla signorilità di Guido Caroselli alla perizia e grinta di Carlo Cacciamani, dall’esperienza e cordialità di Daniele Mocio, alla simpatia e immediatezza di Paolo Corazzon, per passare attraverso la disponibilità e professionalità del team Giuliacci e di tutti quei meteorologi che operano in silenzio dietro le quinte con un lavoro quotidiano duro e imprescindibile.

Un Festival nel segno di una meteorologia che viaggia una spanna sopra, che è passato, presente e futuro, dove anche Francesco può conoscere tutto un nuovo mondo, che sia Guido Caroselli oppure il papà – autore di questo articolo – a spiegarglielo.

Luca Angelini

13-15 novembre: due giorni full immersion tra pioggia, e neve, freddo e vento

Due giorni di freddo a novembre non dovrebbero fare notizia, tuttavia abbiamo voluto approfondire per bene la dinamica degli eventi che nei prossimi giorni si susseguiranno sullo scacchiere euro-atlantico e mediterraneo, sia per l’interesse dei fenomeni a noi destinati, sia per farvi comprendere la complessità dei processi fisici coinvolti.

La manovra chiave sabato 11 in Atlantico: il promontorio di alta pressione li presente si solleverà prepotentemente verso nord proiettandosi alla rapida conquista delle alte latitudini, per sfondare addirittura oltre il Circolo Polare subito ad est della Groenlandia.

La risposta del grande nord sarà pronta e decisa; andrà a disegnare nella giornata di domenica 12 novembre una imponente discesa di aria molto fredda di tipo artico-marittimo lungo i meridiani centrali europei con limite di massa a ridosso del versante nord-alpino. Lunedì 13 il canale freddo avrà fatto il suo ingresso sul Mediterraneo e sull’Italia sfruttando sia la valle del Rodano ad ovest, che la porta di Postumia ad est.

I contrasti con le acque più tiepide dei nostri mari saranno notevolissimi e andranno a costruire un vortice ciclonico a tutte le quote a cavallo delle nostre regioni centro-meridionali, vortice che poi insisterà almeno sino a martedì 14-mercoledì 15  recando condizioni di maltempo con nevicate anche a quote basse su diverse regioni.

Determinante per il nord l’interferenza dell’arco alpino, che frenerà il fiume d’aria nei bassi strati, ma non in quota. Proprio da questo sbalzo potranno attivarsi, tra domenica sera e la notte su lunedì, rovesci, localmente anche temporaleschi, tra il Triveneto, l’Emilia Romagna e la Lombardia, con nevicate anche fino a quote basse sui rispettivi settori montuosi, specie lungo quelli posti lungo il confine di Stato.

Per il nord poi, ad eccezione dell’Emilia Romagna che per motivi orografici rimarrà ancora in gioco, sarà finita qui. Nei bassi strati la corrente fredda scissa dall’arco alpino, si ricomporrà infatti sulle nostre regioni centrali, meridionali e sulla Sardegna, dove lunedì 13 darà luogo ad un rapido peggioramento in stile simil-invernale, con piogge, vento forte, sensibile calo termico e nevicate sui monti, anche a quote basse (orientativamente 500-600 metri al centro e 800-1.000 metri al sud).

Martedì 14 ancora maltempo al centro-sud, ma in giornata si liberano Toscana, Lazio e Sardegna. Neve anche abbondante su Abruzzo e Molise fino a 500 metri, a quota 800 sulle altre zone. Mercoledì 15 ancora maltempo ma in ritirata verso il meridione ad eccezione della Sicilia. Intanto, grazie al ritorno del sereno, il freddo inizierà a sedimentare al nord, dove si potranno registrare temperature minime sotto lo zero, anche in val Padana.

La tendenza successiva vede poi il rapido allontanamento del blocco freddo dall’Italia, in favore di una fase di tempo più stabile e meno freddo a partire da giovedì 16.

Luca Angelini

 

Finalmente si cambia: dal 5 novembre prime PIOGGE sull’Italia

L’errore più grossolano che si può commettere parlando di argomenti meteo è quello di impersonificare il tempo. Così facendo si rischia infatti di scadere in facili entusiasmi, oppure lasciarsi andare a inutili scoramenti e perdere comunque di vista il reale filo conduttore che governa lo stato dell’atmosfera sulle mostre città.

Vero è anche però che dopo una tale siccità – parlo soprattutto delle regioni nord-occidentali e della Sardegna – l’avverbio “finalmente” utilizzato nel titolo ha un suo significato recondito.

Novembre è ormai iniziato e il periodo delle piogge autunnali fila via finora senza una goccia d’acqua. Scorrendo i dati delle nostre Stazioni ad esempio, nel mese di ottobre, la brumosa Milano ne esce con 3 soli millimetri di pioggia, quella di Torino neanche quelli. Va da sè che il problema è serio e reale.

Non siamo soliti pubblicare carte deterministiche oltre i tre giorni, per deontologia professionale, ma soprattutto per buon senso. Oggi tuttavia vogliamo fare uno strappo alla regola perchè la speranza che qualcosa cambi è davvero troppo grande. E poi perchè mancano “pochi giorni all’alba”.

Ecco allora in figura la carta delle possibili precipitazioni previste per domenica 5 novembre: arriveranno delle piogge a partire dalle regioni settentrionali, da quelle centrali tirreniche e dalla Sardegna, arriverà la neve in montagna, specie sulle Alpi, arriverà lo Scirocco al sud.

Poi, come abbiamo individuato in questo VIDEO meteo appositamente relazionato, all’inizio della prossima settimana si profila una situazione favorevole a piogge un po’ per tutti, in un contesto di generale instabilità atmosferica.

Insomma, oggi una previsione fatta con il cuore, perchè l’acqua è una risorsa preziosa che deve e dovrà sempre essere disponibile per tutti.

Luca Angelini

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