Nubifragio a Cagliari il 24 giugno 2018, i segnali di allarme nel radiosondaggio del mattino

Il temporale è tra i fenomeni meteorologici più intensi e pericolosi perché in grado di scaricare ingenti cumulati pluviometrici in un breve spazio fisico e temporale degenerando talvolta in autentici nubifragi e/o alluvioni lampo. Riuscire a prevedere la localizzazione e stimare l’intensità è quindi fondamentale ai fini di protezione civile. Vediamo come fare.
Prima di tutto dobbiamo contestualizzare la previsione facendo riferimento al fatto che i temporali possono essere fondamentalmente di tipo orografico, quando una massa d’aria umida è costretta ad innalzarsi seguendo un pendio, di tipo frontale, quando sono associati al transito di una perturbazione (sviluppandosi preferenzialmente in prossimità del fronte freddo) e di tipo convettivo, quando la loro origine è di natura termica. In questa sede analizzeremo l’ultima tipologia, sia perché caratteristici dell’attuale stagione estiva ma soprattutto perché spesso possono risultare calamitosi in aree geografiche estremamente ristrette con riferimento particolare al recente caso di Cagliari del 24 giugno. Per prevederli non si può prescindere dall’analisi, oltre che del contesto sinottico, del diagramma aerologico e degli indici di instabilità, da considerarsi a tutti gli effetti una carta di identità della colonna atmosferica. A livello sinottico la presenza di aria molto fredda in quota, in scorrimento sul bordo orientale di un promontorio anticiclonico sub tropicale esteso dall’entroterra marocchino/algerino fino alle isole britanniche (qui con isolamento di una cella di blocco con valor di pressione al suolo superiori ai 1025 hPa), era favorevole alla formazione di temporali sulla Sardegna. Ma anche a Cagliari? E con quale intensità?

Diagramma aerologico di Cagliari

Veniamo al dunque e prendiamo finalmente in mano il diagramma aerologico di Cagliari relativo alla mattina del 24 giugno (frutto dell’elaborazione dei dati provenienti dal radiosondaggio) cercando di capire se l’atmosfera del mattino era favorevole alla formazione di temporali. In questo caso analizzeremo un diagramma già “costruito” nel quale, oltre all’andamento della temperatura (curva di stato, linea rossa) e del dew point (linea tratteggiata nera) con la quota, è presente la TAP (Theorethical Air Parcel line, linea grossa nera), ovvero il profilo verticale della temperatura di una particella d’aria “ideale”. Tralasciando il procedimento seguito per tracciarla (per il quale si utilizzano i valori al suolo di temperatura dell’aria, di dew point, e le trasformazioni adiabatiche secche ed umide), se tale linea, come nel caso in esame, si trova a destra della curva di stato l’atmosfera è instabile e l’instabilità aumenta man mano che cresce il divario termico tra la temperatura dell’ambiente e della particella d’aria in ascesa. L’area in rosso, compresa tra la TAP e la curva di stato (limite inferiore individuato dall’LFC) rappresenta graficamente il CAPE (Convective Available Potential Energy), ovvero l’energia potenziale disponibile per la convezione. Valori di CAPE superiori ai 2800 j/kg indicano un’elevata possibilità di temporali, anche forti e tornadici. L’area in blu, molto sottile e posizionata nella parte bassa del diagramma sotto il CAPE, è il CIN (Convective Inhibition) e ci dà una chiara idea dell’energia disponibile (J/Kg) in bassa troposfera ad impedire l’innesco di ipotetici moti convettivi. Il CIN è un valore negativo e in questo settore la particella d’aria è più fredda dell’ambiente circostante. Valori di CIN prossimi a 0 (-17 j/kg) stanno ad indicare un’atmosfera praticamente predisposta a spontanei moti convettivi. La conferma arriva anche dalla temperatura convettiva (Tc) a 25,7°C, intesa come temperatura che deve raggiungere lo strato d’aria prossimo al suolo affinché possano innescarsi moti ascensionali senza forzanti, valore raggiunto poi nel primo pomeriggio sul capoluogo sardo. Particolarmente indicativi anche i valori di LCL e LFC. Il primo indica il livello di condensazione forzata ossia la quota alla quale avviene la condensazione di una massa d’aria costretta a salire per forzanti quali possono essere ostacoli orografici, fronti o, come nel caso in esame, convergenze tra correnti al suolo rinforzatesi e organizzatesi soprattutto nel pomeriggio. In sostanza fornisce l’altezza delle basi delle nubi temporalesche e chiaramente, più è bassa la quota (414 m!) più i bassi strati atmosferici sono umidi ed instabili. Inoltre, con LCL così bassi aumentano le possibilità che eventuali formazioni tornadiche vadano in touch down raggiungendo il suolo. L’LFC (livello di libera convezione) è invece il primo livello che raggiunge una particella sollevata dalla superficie in cui la sua temperatura sia maggiore di quella dell’ambiente circostante. In sostanza, da questo livello la particella possiede una galleggiabilità positiva ed è libera di salire senza necessità di energia aggiuntiva da parte dell’ambiente. In questo caso particolare LFC e LCL coincidono perché l’atmosfera sulla verticale di Cagliari, specialmente nei primi 3000 metri, è super adiabatica.

La scala del Convective Available Potential Energy (CAPE)
Scala dell’indice di Whiting (KI)
Scala del Lifted Index (LI)

Riassumendo, una volta portata a condensazione (poco oltre i 400 metri) l’ipotetica particella d’aria si trova già ad essere più calda dell’ambiente circostante ed in grado di proseguire la sua corsa verso le alte quote troposferiche autonomamente liberando calore latente di condensazione fino a c he non esaurisce il suo contenuto di vapore. Fino a che quota può svilupparsi il moto convettivo? Quanto può elevarsi la torre temporalesca? Ci viene in aiuto il parametro dell’lfcEL, il livello nel quale la particella d’aria in ascesa raggiunge la stessa temperatura dell’ambiente circostante esaurendo quindi la spinta convettiva, qui fissato a 12083 metri, addirittura superiore al naturale limite dell’inversione termica della tropopausa (TROP LvL) a 11672 metri. Quindi, le eventuali correnti ascensionali che alimentano il temporale (updrafts) possono avere un’energia cinetica tale da finire la loro corsa qualche centinaio di metri oltre la tropopausa, all’ingresso della stratosfera con possibili spettacolari formazioni nuvolose a cupola dette “overshooting top”. La conferma di uno sfondamento in stratosfera arriva anche dalla scansione satellitare che riporta le temperature al top delle nubi che proprio sul capoluogo sardo raggiungono i -65°C. Particolarmente predittiva è la stima della stabilità atmosferica tramite il Lifted Index (LI). E’ l’indice di instabilità probabilmente più usato ed esprime in °C la differenza tra la temperatura di una particella d’aria salita dal suolo e la temperatura dell’ambiente a 500 hPa. Il valore di -8,2°C è molto basso e insolito per le nostre latitudini (severa instabilità) e indica che l’aria delle termiche ascensionali è molto più calda dell’ambiente circostante e in grado di accelerare notevolmente durante la salita con sviluppo di violenti temporali. L’indice di Whiting (KI) valuta l’instabilità atmosferica tra gli 850 hPa e i 500 hPa prendendo in considerazione temperature, umidità a tali altezze e l’avvezione di vorticità alla quota di 500 hPa. Valori a 36,7 innalzano la possibilità di temporali oltre l’80%. Il Precipitable water (Water) ci da una chiara stima del contenuto di umidità presente nella colonna d’aria e viene espresso in millimetri. Valori superiori ai 20 mm indicano un quantitativo sufficiente per lo sviluppo di temporali, 42 mm (4,24 cm) sono invece favorevoli a nubifragi. Il Total Totals (TT) è un indice che prende in considerazione il gradiente termico verticale tra gli 850 hPa e i 500 hPa e l’umidità presente alla quota di 850 hPa. Un valore di 50,1 sta ad indicare un’elevata possibilità di fenomeni temporaleschi, con localizzate strutture violente in grado di generare tornado. Insolitamente elevato per la Sardegna anche lo SWEAT index (Severe Weather Threat Index) che invece tiene in considerazione lo shear (variazione) del vento e altri parametri termodinamici (TT). L’indice è stato coniato per gli Usa e ha carattere predittivo per quanto riguarda temporali violenti e tornado. In ambiente americano non è raro che raggiunta valori anche superiori a 600. In Italia i temporali risultano violenti con valori di SWEAT dai 200 in su (196,6 su Cagliari). Il Bulk Richardson Number (BRN) è un importantissimo parametro che ci aiuta a prevedere la struttura del temporale ed è intesa come rapporto tra la spinta di galleggiamento (stimata attraverso il CAPE) e il wind shear verticale dell’ambiente. Mentre la forza dell’updraft è correlata al CAPE, la struttura della cella dipende dal wind shear verticale.

La struttura temporalesca dove si noteano l’inflow, la tail e la shelf cloud
Immagine satellitare con la temperatura delle sommità delle nubi
Lo scatto dal meteosat alle ore 16:30
La sinottica a quota 500 hPa
Foto dal satellite alle ore 16:00

Generalmente se il BRN è inferiore a 10 lo shear prevale sulla spinta di galleggiamento e tende in qualche modo a lacerare le potenziali celle. Valori di BRN compresi tra 10 e 35 (nal caso in esame, 28) tendono a favorire la formazione di supercelle. Oltre i 50 la spinta di galleggiamento prevale sullo shear verticale rendendo decisamente più probabili strutture temporalesche a multi cella. Ci possiamo fare un’idea ancor più dettagliata sulle caratteristiche del temporale osservando il diagramma (a sinistra) che prende in considerazione il CAPE e lo shear nei bassi strati atmosferici (4km). In questo caso appaiono probabili temporali di forte intensità con caratteristiche al limite tra multicelle e supercelle. Chiudiamo l’analisi degli indici di instabilità menzionando rapidamente il Boyden index nella cui formula non compare l’umidità ma lo spessore in decametri dello strato atmosferico compreso tra i 700 hPa e i 1000 hPa e la temperatura a 700 hPa. Premettendo che le sue performance sono migliori in occasione di temporali frontali si può comunque dire che valori dell’indice superiori a 95 (nel caso in esame 98,5) sono favorevoli alla formazione di intensa fenomenologia temporalesca.
Il diagramma aerologico del mattino forniva dunque una fotografia piuttosto nitida di quelle che erano le caratteristiche della colonna atmosferica sulla verticale di Cagliari. Le condizioni termodinamiche non solo erano favorevoli allo sviluppo di temporali ma gli indici di instabilità lasciavano ipotizzare la presenza di fenomenologia intensa, caratterizzata da forti moti ascensionali, forti raffiche di vento, grandinate e precipitazioni ad intensità di nubifragio. E infatti nel primo pomeriggio il capoluogo sardo è stato interessato un flash flood (alluvione lampo) provocato da un violento temporale intensificatosi notevolmente proprio sopra la città per la presenza nei bassi strati di una organizzata linea di convergenza di correnti. Gli accumuli pluviometrici oscillavano dai 25 mm dei settori occidentali ai 40 mm di quelli orientali in circa 40 minuti. Fenomenologia temporalesca che, poco prima di immettersi sul Golfo degli Angeli, ha raggiunto la massima intensità sviluppando spettacolari formazioni nuvolose accessorie. Nelle foto, che si riferiscono a quei momenti, è possibile notare la maestosa shelf cloud, originata dagli intensi rovesci in avanzata, e l’inflow tail nel settore in cui era presente l’updraft principale.

Video di Antonietta Martinez pubblicato su Facebook

 

Analisi tecnica a cura di Matteo Tidili di youtg.net

Meteo che scegli, tempo che trovi. Guida alle previsioni meteo di app, web e tv

Dal 10 giugno in libreria edito da Imprimatur Meteo che scegli, tempo che trovi.
Guida alle previsioni meteo di app, web e tv di Serena Giacomin, meteorologa certificata del Centro Epson Meteo, climatologa e presidente dell’Italian Climate Network, il movimento italiano per il clima.

Questi sono anni in cui la mattina appena svegli controlliamo lo stato del cielo dallo smartphone
invece di guardare fuori dalla finestra. Incapaci di accettare l’incertezza legata a una previsione
meteorologica, riponiamo un’innaturale fiducia nei confronti dei mezzi tecnologici, ormai trasformati
in oracoli.

La copertina del libro

Scorriamo i dati delle app ogni ora mangiandoci le unghie e non resistiamo alla tentazione di
guardare le previsioni del tempo con settimane di anticipo per calendarizzare al meglio gli impegni.
Confrontiamo più fonti meteo, consultando diversi siti web o app, alla ricerca della previsione che
ci piace di più, il raggio di sole che scaldi il nostro weekend al mare. Viviamo un’epoca di meteomania,
ma siamo sicuri di sapere che cos’è davvero una previsione del tempo e in cosa consiste il
mestiere del meteorologo?
Distinguere una previsione affidabile da una acchiappa-click può salvare il nostro picnic, ma in
gioco c’è molto di più quando si tratta di allerta meteo e fenomeni estremi. Per questo diventare
utenti consapevoli dei servizi meteorologici è sempre più importante, con l’aumentare della loro
popolarità e con il cambiamento climatico in atto.
Siamo sicuri che una nuvoletta con il fulmine accanto al nome del nostro comune corrisponderà a
un temporale proprio dove ci troviamo noi? La meteorologia è una scienza esatta? E chi l’ha
inventata?
Questo libro, scritto con uno stile limpido come un cielo di montagna, spiega come si forma il dato
meteo, che cosa fa il meteorologo e la sua importanza. Restituendoci il piacere di guardare verso
l’alto per capire cosa sta succedendo nell’atmosfera, e insegnandoci a godere del bello e del
cattivo tempo.
Serena Giacomin, laureata in Fisica a Bologna con specializzazione in Fisica dell’Atmosfera, è
meteorologa certificata del Centro Epson Meteo, climatologa e presidente dell’Italian Climate
Network, il movimento italiano per il clima. Conduce le rubriche meteo in onda sui canali Mediaset
(Canale 5, Italia Uno, Rete 4, TgCom24, Iris, La5), in radio (RTL, Radio Monte Carlo, Virgin Radio,
Discoradio, Radio Subasio). Oltre alle attività di analisi previsionale, è impegnata nel Progetto
Scuole per portare meteo e clima tra i banchi dei bambini e dei ragazzi di oggi.
La sua passione per la meteorologia è nata veleggiando, da quando, all’età di otto anni, ha messo
per la prima volta i piedi in barca.

Imprimatur

23 Giugno : inaugurazione Meteo Museo Edmondo Bernacca a Fivizzano (MS)

Il Comune di Fivizzano, nell’anno del 25° anniversario della morte del Generale Bernacca (avvenuta a Roma, il 15 settembre 1993), ha voluto realizzare ed intitolare all’illustre antesignano della moderna meteorologia il “Meteo Museo Edmondo Bernacca” (MMEB).
La cerimonia si terrà sabato 23 giugno, con inizio alle ore 17, presso la Biblioteca Civica “Abate Gerini” di Fivizzano (MS), in Via Umberto I 26.

Ma perché un Museo della Meteorologia a Fivizzano?
“Innanzitutto – afferma il Sindaco, Paolo Grassi – per ricordare alla cittadinanza e, soprattutto, alle nuove generazioni la figura preziosa e signorile di Edmondo Bernacca, che all’affabilità dei modi e allo stile comunicativo personale, ma scientificamente rigoroso, univa la rara dote della semplicità. Le sue Previsioni del Tempo, trasmesse dalla televisione pubblica negli anni settanta, divennero subito un intrattenimento serale da non perdere, dove imparavamo a familiarizzare con millibar ed isobare, scoprendo finalmente, seguendo la sua bacchetta, dove fossero le Azzorre”.
“Tutto era sempre chiaro e comprensibile – aggiunge Grassi – nonostante la materia fosse di notevole complessità. La sua innata semplicità nascondeva perfettamente, come accade nelle persone veramente colte, la sua profonda conoscenza della materia”.

Dopo aver insignito, nel 1991, il celebre Generale Meteorologo della Cittadinanza Onoraria di Fivizzano, nel 2009 lo stesso Comune ha deliberato di intitolargli anche una Via del Capoluogo.

“L’istituzione del Meteo Museo Edmondo Bernacca – continua il Sindaco – vuole anche rappresentare un luogo di avvicinamento e di approfondimento al mondo della Meteorologia e delle previsioni del tempo; un sito ove poter acquisire, con l’ausilio degli strumenti multimediali e di una piccola stazione meteorologica, alcune nozioni basiche ed elementari dello studio e della conoscenza del Tempo.
I figli Federica e Paolo e la Famiglia Bernacca hanno manifestato la volontà di lasciare in comodato d’uso al Comune di Fivizzano il materiale storico-scientifico, i documenti ed i cimeli appartenuti al Generale. L’Amministrazione Comunale, facendosi interprete del generoso gesto, ha inteso dare vita proprio a Fivizzano al Meteo Museo Edmondo Bernacca.
Vorremmo che il MMEB –conclude il Sindaco di Fivizzano – diventasse un punto di riferimento scientifico per coloro che sceglieranno di fare ricerche e tesi di laurea sull’argomento.”

Testo a cura del  Colonnello Sergio Pisani – Segretario AISAM

La posizione dell’Associazione MeteoNetwork riguardo la meteorologia “urlata” e l’emanazione delle allerte meteo

MeteoNetwork si unisce ad AISAM (Associazione Italiana di Scienze dell’Atmosfera e di Meteorologia) nell’esprimere il proprio parere negativo sulla diffusione di allerte meteo non autorizzate e sul ricorrente uso, purtroppo fatto proprio anche da autorevoli organi di informazione, del “sensazionalismo mediatico” per riportare notizie, volte più ad accumulare collegamenti on-line che a perseguire una corretta informazione meteorologica.
Pur consapevoli che “semplificare” sia la chiave per raggiungere il maggior numero possibile di utenti, non possiamo tuttavia accettare che tutto venga ridotto, per esempio, a schemi del tipo “freddo = buran = neve” o all’utilizzo di immaginifici nomi mitologici per i periodi di calura estiva.
Per l’implicazione che gli eventi atmosferici possono avere sull’economia e sulla sicurezza delle persone, MeteoNetwork invita quindi a ignorare i “titoloni” lanciati con settimane o, peggio, mesi di anticipo, ricorrendo invece alla corretta informazione meteorologica proveniente da strutture qualificate e, soprattutto nella gestione della pubblica incolumità, alle informazioni e agli avvisi emessi dai canali istituzionali a ciò deputati. MeteoNetwork consiglia inoltre di seguire i lavori della prossima Giornata Mondiale della Meteorologia, ove questi argomenti saranno trattati da illustri esponenti della meteorologia italiana. I lavori della Giornata, che si terranno presso Sapienza Università di Roma, saranno anche trasmessi in diretta streaming sul canale https://www.youtube.com/watch?v=mSRl4w9OErM. Maggiori informazioni sono disponibili sul sito di  AISAM

 

Consiglio Direttivo Meteonetwork
Consiglio Scientifico Meteonetwork
Comitato Tecnico-Scientifico Meteonetwork

LA DICHIARAZIONE DI AISAM SULLA COMUNICAZIONE IN MATERIA DI PREVISIONE DI EVENTI METEOROLOGICI AVVERSI E SULL’EMISSIONE DI ALLERTE DA PARTE DI SOGGETTI NON ABILITATI

L’Associazione MeteoNetwork condivide nella sua totalità la dichiarazione emessa lo scorso 12 Marzo 2018 dal Consiglio Direttivo AISAM di cui il nostro Presidente Marco Giazzi ne fa parte.

Riportiamo per intero il comunicato con la raccomandazione di diffonderlo il più possibile.

 

DICHIARAZIONE SULLA COMUNICAZIONE IN MATERIA DI PREVISIONE DI EVENTI METEOROLOGICI AVVERSI E SULL’EMISSIONE DI ALLERTE DA PARTE DI SOGGETTI NON ABILITATI

Approvata all’unanimità dal Consiglio Direttivo nella seduta del 12 marzo 2018

L’Associazione Italiana di Scienze dell’Atmosfera e Meteorologia esprime viva preoccupazione per il sempre più frequente dilagare, sui mezzi di comunicazione, di previsioni relative ad eventi meteorologici intensi emesse da soggetti non dotati di comprovata qualificazione in materia e – fatto ancora più grave – per la pubblicazione, da parte degli stessi soggetti, di avvisi relativi a presunti pericoli per la sicurezza pubblica, in grave interferenza con il ruolo delle Pubbliche Autorità preposte per legge alla tutela dei cittadini.

Complice la mancanza di strumenti di vigilanza, oggi chiunque, senza dover rendere conto di quale sia la propria qualificazione tecnico-scientifica e le modalità operative di cui si è avvalso per produrre quelle informazioni, può facilmente propagare – su internet, attraverso i social media e mediante le applicazioni per dispositivi mobili – previsioni relative ad eventi meteorologici, che possono poi venire ulteriormente rilanciate e amplificate acriticamente da agenzie, organi di stampa e servizi radiotelevisivi.

AISAM ritiene che, fermo restando il diritto alla libertà di espressione tutelato dalla Costituzione, vada altresì tutelata la sicurezza dei cittadini, e offerti loro strumenti chiari per discernere la competenza e l’affidabilità delle fonti di informazione in materia di previsioni meteorologiche. Ritiene altresì che la diffusione incontrollata di informazioni non verificate, e non conformi agli standard di qualità oggi riconosciuti nel settore, soprattutto laddove interferisca con il ruolo dei servizi preposti, vada adeguatamente ed efficacemente perseguita e sanzionata dalle Pubbliche Autorità competenti, ivi inclusa la Magistratura, a tutela della società e dei singoli dei cittadini.

AISAM esorta altresì gli Organi Legislativi a provvedere norme adeguate per assicurare in Italia l’esercizio delle professioni connesse alla meteorologia, tanto in ambito pubblico che privato, conformemente agli organismi internazionali e ai migliori standard oggi esistenti nei Paesi più avanzati.

AISAM invita infine gli organi di stampa e gli operatori della comunicazione a prestare particolare attenzione, nel dare diffusione in materia di allerte per eventi meteorologici avversi, solo a informazioni provenienti dalle fonti istituzionali preposte.

Associazione Italiana di Scienze dell’Atmosfera e della Meteorologia

BURIAN BIS E NEVE A PASQUA, SONO TUTTE METEO-BUFALE

Riportiamo anche sulla nostra home page un articolo pubblicato sui siti del Centro Epson Meteo e di Meteo.IT

Non credete a chi parla di Burian Bis o lancia previsioni allarmanti per la Pasqua: la meteorologia non è la scienza di chi la spara più grossa

 

Allarme! Allarme! Il 21 marzo arriva Burian bis! E a Pasqua nevicherà! Ecco la nuova fake news che circola su molti organi di stampa e siti web ed già diventata, purtroppo, un virale passaparola. L’indice di affidabilità di questa “previsione” è talmente basso da non essere nemmeno quantificabile e questa ipotesi allarmistica ha la stessa valenza scientifica del lancio di una monetina e forse anche meno.

Il 21 marzo sul nostro Paese potrebbe essere una bella giornata di primavera con sole e 20 gradi, potrebbe piovere diffusamente con cielo coperto, potrebbe fare più caldo del normale oppure più freddo. Con 14 giorni di anticipo ogni scenario potrebbe essere possibile. Non è deontologicamente accettabile che vengano diffuse “previsioni” allarmistiche basate su una singola emissione di un modello, il Gfs americano, che già oggi è tornato sui suoi passi.

 

La meteorologia non è la scienza di chi la spara più grossa. Utilizzando questo metodo si potrebbero prevedere decine di scenari catastrofistici con settimane di anticipo.

Quante volte abbiamo dovuto leggere bufale sull’arrivo del “gelo apocalittico” o di ondate di caldo dai nomi infernali? Nel nostro Paese non esiste una Legge tuteli e regoli il settore della meteorologia e alcuni siti, a volte anche famosi, hanno come unico scopo quello di ottenere click e guadagni facili grazie all’informazione di bassa qualità.

 

Le previsioni sbagliate e allarmistiche e le meteo-bufale danneggiano gli utenti e tutti i cittadini. Il consiglio che ci sentiamo di dare è quello di non credere a chi preannuncia, con molto anticipo, catastrofi e fenomeni meteo estremi e di non credere a chi usa termini sensazionalistici e poco scientifici.  Le previsioni sono veramente affidabili solo fino a 5 giorni e dunque non fatevi ingannare da chi predice il futuro come un indovino. I meteorologi seri sanno quando emettere una previsione ufficiale relativa a un’ondata di gelo, mentre gli indovini tentano la sorte. La buona meteorologia, corretta e professionale, è fondamentale per un Paese come il nostro alle prese con gli effetti dell’estremizzazione del clima.

Non lasciamo che questa meravigliosa scienza venga infangata da chi ha a cuore solo facili profitti.

Arriva la nuova App MeteoNetwork: più veloce, più interattiva e più bella!

L’applicazione MeteoNetwork cambia radicalmente, puntando sulla fluidità delle mappe, sulla semplificazione dell’interfaccia e sulla facilitazione della sua usabilità. Ed è ovviamente gratuita. L’intento è di trasformare la consultazione dei dati meteorologici in un’esperienza unica.

Disponibile su Google Play

A cosa serve?
L’applicazione MeteoNetwork ti consente di restare connesso con più di 1150 stazioni meteo in tutta Italia e non solo, e di conoscere e far conoscere le condizioni meteorologiche in atto sul territorio.

Come funziona?
Attraverso la funzione DatiRealTime, sfruttando il GPS del tuo dispositivo, puoi controllare sempre le informazioni che ti servono navigando agevolmente lungo il territorio e selezionando i principali parametri meteorologici. Per una consultazione più rapida e specifica puoi anche utilizzare la funzione Ricerca cercandole per località. Salvando le tue stazioni meteo in Preferiti, inoltre, avrai la possibilità di consultarle ancora più rapidamente con un semplice click.
La nuova App MeteoNetwork ti consente anche di diventare il protagonista con ScopriMeteo, segnalando le condizioni del tempo in modalità live attraverso una foto e consultando le altre segnalazioni in tempo reale attraverso la funzione “MeteoStream”.

Occorre registrarsi?
Si, la registrazione è richiesta ma solo la prima volta. È fondamentale a garantire la personalizzazione dell’App sulla base delle esigenze di ciascun utente, accrescendone l’esperienza di utilizzo.
È sufficiente registrarsi mediante indirizzo mail e password o collegandosi al proprio account facebook.

Dove è possibile scaricarla?
L’App MeteoNetwork è disponibile sia su PlayStore sia su AppStore .

Prima di scaricarla devo avere alcune accortezze?
Assolutamente si.
Se in passato hai utilizzato la precedente App MeteoNetwork o di recente le prime versioni della nuova, eliminale,  pulisci la cache e prosegui con la nuova installazione.

TEMPO ESTREMO: SEVERE WEATHER 2017

Un evento organizzato da MeteoNetwork e Estremi Meteo4 sotto il patrocinio di AISAM, l’Associazione Italiana di Scienze dell’Atmosfera e Meteorologia  e del Comune di Verona. Questa la novità più rilevante di Tempo severo: severe weather 2017, il convengo che si è tenuto a Verona sabato 14 ottobre, con interventi sia da parte di appassionati che di professionisti della meteorologia, moderato da Marco Giazzi e Marco Tadini di MeteoNetwork, e conclusosi con un appassionato intervento del Prof. Dino Zardi, Presidente di AISAM.
Proprio il prof. Zardi ha ribadito il valore dell’associazionismo nel campo della meteorologia, del valore aggiunto che le associazioni possono portare quando collaborano per un fine comune (e l’organizzazione di questo evento ne è un esempio!), rimandando all’imminente Festival della Meteorologia di Rovereto (17, 18 e 19 novembre prossimi) per la presentazione della neonata Sezione delle Associazioni di AISAM, costituitasi con il contributo delle prime quattro associazioni iscrittesi ad AISAM con la qualifica di Soci Collettivi: Emilia Romagna Meteo, Meteo Trentino Alto Adige, Meteo Triveneto e MeteoNetwork.
Tornando a Severe Weather 2017, sono nell’ordine intervenuti:

Alberto Gobbi: “Radarmeteorologia: monitoraggio temporali intensi tra Veneto ed Emilia-Romagna”

Alberto Gobbi, classe 1981, è socio dell’Associazione MeteoNetwork ONLUS, laureato in Scienze Forestali e Ambientali e Dottore di Ricerca in Idronomia Ambientale presso il Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali dell’Università degli Studi di Padova. Coordinatore del team di autori per la stesura del libro “Temporali e Tornado”, ed. Alpha Test (2009), autore del sito www.fenomenitemporaleschi.it e relatore a vari corsi di formazione per osservatore di fenomeni meteo intensi e cacciatore di temporali. Attualmente lavora presso l’Agenzia Interregionale per il Fiume Po come collaboratore idraulico.

Marco Rabito: “Conoscere il tempo che cambia e autoproteggersi: l’impegno dell’Associazione Serenissima Meteo”
Marco Rabito, presidente dell’Associazione SerenissimaMeteo, previsore del tempo e divulgatore scientifico. E’ da molti anni previsore e referente su meteorologia e clima per televisione, radio e quotidiani. E’ consulente per il sindaco di Vicenza, in merito alle situazioni di attenzione e allerta meteorologica. Referente responsabile per il Comune di Vicenza, Assessorato all’Istruzione e alle Politiche Giovanili, per il progetto a propria firma: “Meteorologia e Clima nelle scuole del Vicentino” che lo porta a tenere regolarmente lezioni di meteorologia presso istituti scolastici di ogni ordine e grado. E’ apprezzato docente di meteorologia e clima presso la Fondazione Rezzara, Università degli Adulti e Terza Età di Vicenza. Tiene regolarmente corsi di meteorologia e serate divulgative per svariati Enti ed Associazioni. Ha esperienza di stormchasing in territorio americano. E’ autore del libro “Tornado Alley”.

Pierluigi Randi: “Applicazione Szilagy Waterspout Nomogram e Szilagy Waterspout Index (swi) nella previsione delle trombe marine su alto Adriatico”
Pierluigi Randi, dal 2000 è socio fondatore di Meteocenter s.r.l., di cui è responsabile su meteorologia, climatologia, didattica e dati. Ha conseguito la certificazione di “Tecnico Meteorologo”, in conformità alle raccomandazioni WMO n° 1083, nel 2016. Dal 2002 svolge corsi multilevel di meteorologia/climatologia/agrometeorologia per indirizzi di ogni ordine e grado. Relatore/divulgatore in campo meteorologico e climatologico. Dal 2011 ricopre il ruolo di consulente presso alcune aziende per la previsione di scenari meteorologici a medio-lungo termine ad uso energy-trading. Dal 2015 fa parte dello staff tecnico-scientifico del portale Emilia-Romagna meteo con la carica di segretario dell’Associazione di Promozione Sociale (APS) ASMER. Socio AISAM, nel corso degli anni ha approfondito le proprie competenze su studio, analisi e previsione dei fenomeni temporaleschi, coautore del libro “Temporali e tornado”, I e II edizione, 2006 Alpha Test editrice.

Marco Tadini: “Tempo estremo: la gestione del severe weather in meteorologia aeronautica”
Marco Tadini è Vice Presidente di MeteoNetwork. Meteorologo professionista, è responsabile del servizio meteorologico di Enav.

Simone Buttura e Massimo Merzari: “Caratteristiche dei temporali nel Veronese”
Massimo Merzari è ingegnere per l’ambiente ed il territorio, consigliere Estremi di Meteo4, volontario Protezione Civile. Nella professione opera nell’idraulica ed idrologia.
Simone Buttura è studente di ingegneria per l’ambiente ed il territorio e previsore per il progetto Pretemp.

Silvio Davolio: “I modelli meteorologici: potenzialità, limiti applicazioni alla previsione di eventi intensi”
Silvio Davolio è laureato in Fisica (indirizzo Geofisico), conseguita presso il Dipartimento di Fisica – Università degli studi di Modena. Ricercatore presso gli istituti CNR ed ISAC (Bologna), è membro di commissione di dottorato presso il Dipartimento di Fisica dell’Università delle Isole Baleari (UIB) e presso ETHZ (Zurigo). Membro di numerose commissioni per conferimento di assegni di ricerca CNR, ha interessi scientifici in dinamica atmosferica, modellistica numerica, assimilazione dati, meteorologia. Esperto e stimato modellista (Moloch ISAC-CNR), ha scritto diversi articoli divulgativi su temi inerenti alla modellistica numerica meteorologica, le tecniche di previsione meteorologica e analisi delle carte, assimilazione dati nei modelli meteorologici, fenomeni meteorologici. Autore di innumerevoli pubblicazioni scientifiche, vanta partecipazioni a seminari, workshop e congressi a livello nazionale ed internazionale.

 

Le presentazioni di Simone Buttura con Massimo Merzari e il Prof. Silvio Davolio non sono disponibili sul sito in quanto di dimensioni ragguardevoli e WordPress non consente il caricamento di file oltre una certa dimensione, vi rimandiamo quindi al video :

Ed ecco alcune foto dell’evento scattate da Matteo Moro

Alberto Gobbi
Marco Rabito
Marco Tadini
Pierluigi Randi
Massimo Merzari e Simone Buttura
Silvio Davolio
Conclusioni finali con l’intervento del Prof. Dino Zardi, presidente AISAM

L’uragano Ophelia alle porte dell’Europa : un’ottima occasione per fare didattica.

Col permesso del Dott. Vincenzo Ferrara, abbiamo riportato sulla nostra home page un suo post  pubblicato su FaceBook, un post troppo prezioso per permettere che venisse “perso” nei meandri del noto social.

Un grazie al Dott. Ferrara per aver consentito la pubblicazione del suo post qui sulla nostra home.

L’uragano Ophelia sarà depotenziato da un principio della fisica: la conservazione della vorticità assoluta ovvero la conservazione del momento della quantità di moto.

Il vortice ciclonico “Ophelia”, classificato secondo la scala Saffir-Simpson, come uragano di categoria 2 , nel suo spostamento verso le alte latitudini perderà via via la sua vorticità ciclonica (acquisita sulle acque oceaniche calde tropicalie subtropicali) perché, in ossequio ad un principio della fisica (la conservazione del momento della quantità di moto): più il vortice ciclonico Ophelia si sposta verso nord e maggiore sarà la perdita della sua vorticità. E’ come dire che spostandosi verso nord non avrà alcune effetto da “uragano” e sarà indistinguibile da una qualsiasi normale perturbazione.

Questo principio della fisica stabilisce in pratica che:

– le masse d’aria che si muovono dalle basse verso le alte latitudini (da sud verso nord), devono diminuire la propria vorticità ciclonica oppure devono aumentare la propria vorticità anticiclonica: in pratica, devono acquistare una rotazione in verso orario,

– le masse d’aria che si muovono dalle alte verso le basse latitudini (da nord verso sud) devono aumentare la propria vorticità ciclonica oppure devono diminuire la propria vorticità anticiclonica: in pratica, devono acquistare una rotazione in verso antiorario.

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Qui una nota (didattica) esplicativa per i “non addetti ai lavori”

L’EFFETTO DELLA ROTAZIONE TERRESTRE SUI MOVIMENTI DELLE MASSE D’ARIA

La circolazione generale dell’atmosfera potrebbe essere schematizzata con un ciclo molto semplice, dal momento che il riscaldamento della fascia equatoriale, pur con le fluttuazioni giornaliere e stagionali, è persistente, così come persistente è il raffreddamento delle aree polari. L’aria calda equatoriale meno densa e più leggera sale in quota fino all’alta troposfera e si dirige verso le aree polari, scaricando via via il suo calore e raffreddandosi finchè diventata fredda, più densa e più pesante tanto da precipitare giù sulle aree polari. Nel frattempo, l’aria polare (artica ed antartica) fredda e più pesante scorre al suolo verso le basse latitudini, acquisendo via via calore mentre si dirige verso l’equatore, dove si scalda, diventata meno densa e più leggera, tanto da salire in quota per ricominciare il ciclo.

Nella realtà, invece, tutto ciò non accade. La rotazione terrestre, infatti, impedisce la formazione di questo circuito. Se, poi, si aggiungono tutte le altre complicazioni derivanti dall’alternarsi delle stagioni, dalla disomogeneità della superficie terrestre e dalla natura degli scambi di calore, la circolazione atmosferica diventa parecchio complicata. Per poterla schematizzare nella sua struttura di base, useremo alcune semplificazioni partendo dalla causa principale che determina le modifiche alla grande circolazione planetaria delle masse d’aria: la rotazione terrestre.

1) La velocità di rotazione terrestre ovvero la “vorticità assoluta”.

La rotazione della terra attorno al suo asse tracina nel suo movimento i continenti, le masse d’aria e le masse d’acqua oceaniche. La terra, vista dallo spazio, al di sopra del polo nord, ruota in verso antiorario con una velocità angolare di 1 giro al giorno (15° ogni ora, ovvero 0,26 radianti/ora). Tutto ciò che sta sulla terra, compresa l’atmosfera che è a contatto con la superficie terrestre, ruota con la stessa velocità angolare.

La velocità angolare terrestre è un valore costante, non cambia nel tempo e non può in nessun modo essere variata, a meno di un evento catastrofico planetario (per esempio per collisione con un altro pianeta o per cambiamento della forma e delle dimensioni della terra). Questa velocità angolare prende, infatti, il nome di “vorticita assoluta” dove il termine vorticità, che è un conceto della fisica, esprime lo stato rotazionale attorno ad un asse di rotazione. Se la rotazione ha il verso antiorario delle lancette dell’orologio, la vorticità viene detta “ciclonica” (o positiva), se, viceversa, ha un verso orario, la vorticità viene detta “anticiclonica” (o negativa).

Pertanto: LA VORTICITA’ ASSOLUTA TERRESTRE E’ COSTANTE ED E’ CICLONICA.

Guardando, ancora, la terra dallo spazio ci accorgiamo, però, che, nonostante la vorticità assoluta sia la stessa dappertutto, la velocità lineare o periferica con cui si muovono i diversi punti sulla superficie sferica della terra in rotazione attorno al suo asse è diversa e dipende dalla distanza dall’asse di rotazione terrestre (ovvero dipende dalla latitudine).

L’urgano Ophelia visto dal satellite

All’equatore, dove è massima la distanza della superficie terrestre dall’asse terrestre, la velocità periferica di rotazione, cioè la velocità con cui ruota suolo e masse oceaniche equatoriali, è pari a circa 1670 km/ora ed è diretta da ovest verso est, alle medie latitudini dell’Italia, il mar Mediterraneo ed il territorio italiano suolo e masse oceaniche ruotano da ovest verso est con velocità più bassa e pari a circa 1250 km/ora. Le zone artiche del circolo polare artico (ma lo steso accade alle zone antartiche) ruotano a velocità molto più bassa e pari a circa 650 km/ora da ovest verso est, mentre la velocità periferica si riduce praticamente a zero nei pressi dei poli. In pratica le zone polari ruotano attorno a se stesse.

Se, ora, dallo spazio scendiamo sulla superficie della terra, dove su ciascun punto della superficie terrestre il sistema di riferimento geogrtafico è costituito dal “piano orizzontale” perpendicolare alla forza di gravità (e al raggio terrestre) e dalla “verticale al piano orizzontale” che coincide con la direzione della forza di gravità (e del raggio terrestre), gli effetti della rotazione terrestre risultano molto diversi da luogo a luogo, soprattutto se i diversi luoghi hanno diversa latitudine cioè non sono allineati sullo stesso parallelo.

Oltre alla diversa velocità periferica sul piano orizzontale, come abbiamo visto prima, appare molto diversa, da luogo a luogo, anche la “VORTICITA’ ASSOLUTA” perché l’asse verticale, a cui si fa riferimento per i fenomeni di rotazione, cambia da luogo a luogo.

Nel sistema di riferimento geografico terrestre, infatti si parla di “VORTICITA’ TERRESTRE”, la quale è massima ai poli, dove la verticale sulla superficie orizzontale coincide con l’asse terrestre e dove, quindi, la “vorticità terrestre” coincide esattamente con la “vorticità assoluta”, mentre è minima all’equatore, dove la verticale sulla superficie orizzontale è perpendicolare all’asse terrestre e, dove, quindi la “vorticità terrestre” diventa inesistente.

Se paragoniamo ora la vorticità terrestre alla velocità periferica terrestre ci accorgiamo che dove la velocità periferica è massima (1670 km/ora all’equatore) la vorticità terrestre è minima (cioè nulla) e viceversa, dove la vorticità terrestre è massima (0,26 radianti/ora o 15°/ora ai poli), la velocità periferica terrestre è minima (cioè nulla).

2) La vorticità relativa influenzata dalla forza di Coriolis

Orbene, fintanto che tutto rimane fermo e solidale con la terra che ruota, tutto appare normale e nessuno nei diversi luoghi della terra si accorge di nulla, ma se ci sono spostamenti (abbastanza significativi) di un qualsiasi oggetto da un luogo ad un altro della superficie terrestre, gli effetti della rotazione terrestre si fanno sentire, sia che si tratti di un oggetto come proiettile di artiglieria di lunga gittata, sia che si tratti di un oggetto come una massa d’aria o una masse d’acqua oceanica. Gli effetti più evidenti, però, si osservano sui grandi movimenti che hanno una traiettoria prevalente di tipo meridiano cioè nella direzione nord-sud o viceversa.

Come abbiamo visto prima, un oggetto posto all’equatore viaggia, per effetto della rotazione terrestre, da ovest verso est alla velocità di 1670 km/ora. Se questo oggetto si sposta dall’equatore verso nord, la velocità periferica con cui viaggia la superficie terrestre diventa sempre più bassa. Alle nostre latitudini dove la velocità periferica è attorno ai 1250 Km/ora, l’oggetto proveniente dall’equatore, se non ci sono stati fenomeni di attrito che ne hanno rallentato la sua velocità periferica iniziale, ha un surplus di velocità di 420 km/ora cioè di oltre il 30% rispetto alla situazione esistente. Pertanto si trova in anticipo e molto più ad est rispetto al meridiano di partenza. Il risultato è una deviazione verso destra rispetto alla sua traiettoria iniziale. Se, invece, un qualsiasi oggetto si sposta in direzione sud dalle nostre latitudini verso l’equaltore (dove la velocità periferica è maggiore) si ritrova in ritardo e spostato verso ovest rispetto al meridiano di partenza. Anche qui il risultato è una deviazione verso destra rispetto alla traiettoria iniziale.

Gli effetti della rotazione terrestre di un qualsiasi oggetto, e quindi anche delle masse d’aria, in moviemto nel sistema di riferimento sferico rotante della terra, sono rappresentati, in fisica e in meteorologia, da una forza, detta forza di Coriolis (dal nome dello scopritore), che dipende dalla velocità della massa d’aria e dalla latitudine.

Questa forza, che non è reale ma “apparente” (perché appare solo nei movimenti in questo tipo di sistema di riferimento) costringe, in pratica, una massa d’aria che si sposta di latitudine a ruotare verso destra cioè ad assumere una vorticità anticiclonica, che diventa massima all’equatore e minima ai poli.

In genere, le massa d’aria che si muovono sulla superficie della terra, acquistano, o possiedono, per cause legate a processi termodinamici dell’atmosfera, una propria specifica vorticità ciclonica o anticiclonica, che viene denominata “VORTICITA’ RELATIVA” (ciclonica o anticiclonica).

Quindi nei movimenti meridiani delle masse d’aria (dalle basse alle alte latitudini e viceversa) è la “vorticità relativa” che subisce le modifiche (aumento o diminuzione di tipo ciclonico o anticiclonico) per effetto della forza di Coriolis.

3) Gli effetti della conservazione della vorticità assoluta.

Se consideriamo tutta l’atmosfera nel suo insieme, dove sono presenti numerosi e differenti processi di vorticità (ciclonica ed anticiclonica) delle masse d’aria alle varie scale spaziali dei fenomeni meteorologici, i principi della fisica ci dicono che la vorticità complessiva totale dell’intera atmosfera terrestre non può essere superiore alla vorticità assoluta della terra (la vorticità complessiva non si crea e non si distrugge).

Questo significa che la somma della “vorticità terrestre” e della “vorticità relativa” deve risultare pari alla “vorticità assoluta” nella libera tmosfera, dove i fenomeni di attrito sono trascurabili, oppure inferiore alla “vorticità assoluta” negli atrati atmosferici più prossimi al suolo, dove i fenomeni di attrito sono rilevanti. Ma questo significa anche che la variazione di vorticità relativa è correlata con la variazione di vorticità terrestre ed in particolare che nei movimenti meridiani (con cambiamento di latitudine) la vorticità relativa (ciclonica) aumenta quando la vorticità terrestre diminuisce e viceversa.

In definitiva, il comportamento delle masse d’aria, in movimento nella libera atmosfera terrestre, può essere sintetizzato come segue:

– una massa d’aria che si muove DA SUD VERSO NORD, procedendo dalle basse verso le alte latitudini, deve aumentare la propria vorticità anticiclonica oppure diminuire la propria vorticità ciclonica (in pratica, deve acquistare una rotazione in verso orario);
– una massa d’aria che si muove DA NORD VERSO SUD, procedendo dalle alte verso le basse latitudini, deve aumentare la propria vorticità ciclonica oppure diminuire la propria vorticità anticiclonica (in pratica, deve acquistare una rotazione in verso antiorario).

Poichè gli effetti della rotazione terrestre ed i comportamenti delle masse d’aria, nell’emisfero sud della terra, sono perfettamente speculari con quelli analoghi dell’emisfero nord, questa conclusione rimane identica, purchè si scambi il senso di rotazione attribuito alle vorticità, e cioè: la circolazione ciclonica ha verso orario di rotazione e la vorticità anticiclonica ha, invece, verso antiororario.

Dott. Vincenzo Ferrara – ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile)

Il downburst : genesi e dinamica, tecniche di monitoraggio, previsione e analisi meteorologica, confronto tra danni da tornado e da downburst

Il downburst è un fenomeno più comune di quanto si pensi, spesso confuso con il tornado consiste invece in forti raffiche di vento in discesa dal temporale associate in genere a intensi rovesci di pioggia e grandine con visibilità quasi nulla.
Questo lavoro analizza in particolare l’evento di downburst che il 10 agosto 2017 ha interessato parte dell’Emilia-Romagna, del Veneto e del Friuli Venezia Giulia con raffiche che hanno sfiorato in più punti i 160 km/h, ma troverete anche l’analisi di eventi passati con numerose immagini radar, delle nubi e dei danni che permetteranno al lettore di acquisire importanti nozioni relative ad un fenomeno assai insidioso perchè non accompagnato da particolari segnali visibili ad occhio nudo.

A cura di Valentina Abinanti, Nicola Carlon, Francesco De Martin, Alberto Gobbi,Marco Rabito, Pierluigi Randi, Davide Rosa

Scaricate e salvate questo prezioso PDF (basta cliccare il link immediatamente sotto, 150 pagine di didattica pura.
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