Il ciclone artico: meccanismo distruttivo e aggiornamenti

Scritto il: 
Venerdì 10 Agosto 2012

Autori: 
Francesco Netto
Sezione: 

In un articolo di ieri (Un ciclone devasta i ghiacci dell'Artico) abbiamo brevemente discusso dell'anomalo centro depressionario che ha investito il Mar Glaciale Artico e le cosenguenze in termini di riduzione della banchisa che esso ha determinato. A seguito di alcune richieste che abbiamo ricevuto in queste ore, oggi ci occuperemo in modo più dettagliato delle modalità attraverso le quali la tempesta ha agito, riducendo l'estensione dei ghiacci.

Innanzitutto ecco uno scatto satellitare pubblicato oggi dalla NASA, che mostra il nostro ciclone in tutta la sua potenza lo scorso 7 agosto.

(Scatto del sensore MODIS del 7/8/2012)

 

Abbiamo già detto che si tratta di una depressione anomala: anomala per la stagione, anomala per durata e per intensità. E' vero che i centri di bassa pressione sono molto comuni nell'area durante l'estate, ma è altrettanto vero che le tempeste estive sono solitamente più deboli delle tempeste che si abbattono sull'Artico durante l'inverno. E non è tutto; il numero dei cicloni artici estivi sembra essere aumentato negli ultimi anni: alcuni studi infatti stanno ricollegando questo incremento ai cambiamenti climatici, portori questi ultimi di maggiore energia e umidità, fattori capaci di generare e alimentare queste imponenti depressioni.

Ma in che modo una tempesta di questo tipo agisce sulla riduzione dei ghiacci artici?

Il vento è il responsabile; un vento che spezza letteralmente i sottili lastroni di ghiaccio, determinando infiltrazioni d'acqua nelle lastre, provocandone poi la deriva verso acque più calde. Inoltre sempre il vento aumenta notevolmente il moto ondoso, fattore particolarmente determinante nelle zone con il pack molto sottile, tanto da far inondare le lastre dall'acqua salata, acqua che progressivamente è divenuta anche più calda. Infatti si è già fatto cenno al mescolamento vericale delle acque: sempre il moto ondoso, attraverso il meccanismo descritto da Ekman (da cui appunto "pompa di Ekman), provoca la risalita delle acque più profonde notevolmente più calde rispetto a quelle superficiali.

Come già detto ieri la reale portata dello scioglimento determinato dalla tempesta è valutabile con precisione solo nei giorni successivi all'evento (anche perchè le rilevazioni satellitari che ci trasmettono i dati sull'estensione, sono pesantemente influenzati dalla copertura nuvolosa), dai rilevamenti odierni infatti già si nota una ripresa.

Tuttavia, come già accennato, una vastissima porzione di pack nei pressi dello stretto di Bering sembra totalmente staccata, riaffermando la portata davvero notevole di questo ciclone artico estivo del 2012.

Fonte: Diario meteorologico della Terra