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Il temporale genovese: come funziona


Autori: 
Lorenzo Catania
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Venerdì 10 Ottobre 2014
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Sezione: 



L'alluvione di Genova fa notizia, non tanto per l'evento in sé, quanto per la curiosa insistenza di un temporale in una zona così ristretta e per così tanto tempo.
E' in effetti un qualcosa di raro, per fortuna; tuttavia è sufficiente mettere assieme una certa quantità di ingredienti per ottenere come risultato proprio quello che sta succedendo in Liguria centrale.

Genova è una città particolarmente esposta a questo tipo di temporali, ma ci sono anche altre zone d'Italia che di quando in quando rischiano piogge alluvionali su fasce molto ristrette.
Innanzitutto infatti occorrono montagne (o comunque colline piuttosto alte) subito a ridosso del mare. Questo è l'ingrediente base, ma è ancora meglio se sul versante opposto delle montagne c'è una qualche vallata dove possa accumularsi aria fresca e stabile.
Fatto questo bisogna mettere il carburante, ossia l'aria calda e umida che arriva con lo Scirocco dal mare aperto, assieme ad un vento piuttosto forte ad alta quota.


Adesso siamo pronti a capire il meccanismo di formazione di questi temporali.
Si parte con lo Scirocco che - dopo un lungo peregrinare - arriva a ridosso della costa; qui incontra subito le colline e le montagne, e quindi è costretto a salire. Tutto il suo carico di vapore acqueo, ancora intatto, condensa in nuvole, dapprima magari stratificate, fiacche, poco consistenti; poi grazie al continuo pompaggio di aria calda in basso e quindi al fatto che l'aria si fa sempre più instabile le nuvole crescono sempre più in alto assumendo la forma di cumuli e cumulonembi.
A questo punto partono i primi acquazzoni, di solito sul costone della collina o della montagna.

Lo scroscio di pioggia rovescia con sé aria più fresca, che arrivata sul suolo pendente del costone scivola di nuovo verso il mare, dove incrocia lo Scirocco umido e caldo che intanto continua a soffiare in direzione della costa. L'aria fresca in arrivo dal pendio è più densa, pesante, e quindi solleva quella più mite e umida dello Scirocco forzandola a formare un altro cumulo che - se l'aria è sufficientemente instabile - diventa subito un altro cumulonembo.
Intanto il primo scroscio, a causa del vento forte in quota, è stato portato via verso le cime montane e poi il versante sottovento, dove si esaurisce completamente dissipandosi con calma; il secondo cumulonembo inizia a fare il suo dovere, provocando lo scroscio d'acqua sul costone, stavolta però più vicino al mare rispetto al primo, se non addirittura sulla costa.
Di nuovo, l'aria fresca rovesciata dal temporale ruzzola giù per il pendio fino al litorale e stavolta - non trovando inizialmente lo Scirocco a murarlo - fino a qualche centinaio di metri al largo. Qui incontra di nuovo l'aria calda e umida, forzandola a formare un terzo cumulonembo, che seguirà la via dei precedenti due.
Ecc. ecc. ...

Questa catena, una volta innescata, può appunto durare per ore, se non giorni.
Ogni cumulonembo nasce, cresce e si dissipa in 20-30 minuti, ma nel contempo un altro nasce a ridosso della costa o in mare aperto.
E la catena si ferma solo se passa un fronte freddo che quindi blocca lo Scirocco, tagliando il carburante ai nuovi cumulonembi; oppure se il vento in quota cambia forza o direzione, portando ad esempio gli acquazzoni a rovesciare aria fresca troppo a ridosso dell'alimentazione calda del temporale, tagliandola e provocando un "intaccamento" continuo della catena, che poi si rompe completamente in poche decine di minuti.

Le montagne attorno a Genova hanno una particolarità che le rende particolarmente attraenti per i temporali di questo tipo: subito a ridosso hanno la Pianura Padana, un enorme bacino di aria spesso stabile e umida dalla quale i temporali possono attingere direttamente grazie alle vallate alle spalle della città, particolarmente ripide e dirette verso la costa.
Ma, ad esempio, qualcosa di simile può succedere nella zona delle Alpi Apuane, come ben sappiamo anche dagli eventi alluvionali degli anni scorsi.
Più rari invece sono accadimenti di questo tipo lungo veri e propri fronti di aria calda, lungo i quali lo Scirocco trova una sorta di muro sul quale viene sparato verso l'alto per una particolare combinazione di venti tra bassa e alta atmosfera. Un esempio di questo tipo è dato dall'alluvione maremmano di pochi anni fa.