04.01.2026 - Meteo
Analisi Meteo del 4 Gennaio 2026

L’attuale scenario europeo è dominato da una profonda saccatura depressionaria con fulcro sul Mar Baltico e l’Europa settentrionale, la cui estensione si spinge con decisione verso sud-ovest, raggiungendo la Penisola Iberica, lo Stretto di Gibilterra e l’Atlantico. All’interno di questa vasta configurazione ciclonica, spicca un minimo depressionario al suolo, localizzato al largo della Spagna meridionale: una struttura che, agganciata al flusso portante della circolazione principale, si appresta a traslare verso il Mediterraneo centrale e il Tirreno.

Osservando la configurazione delle isoipse a 500 hPa, emerge chiaramente la curvatura dei flussi in quota, che si dispongono dai quadranti sud-occidentali. Questa “autostrada” atmosferica convoglia correnti tese dall’Atlantico e il Nord Africa verso l’Italia, agendo come un vero e proprio nastro trasportatore per grandi masse d’aria cariche di umidità. La conferma arriva dall’analisi dell’umidità relativa (sia a 500 hPa che a 700 hPa), che evidenzia un corridoio umido persistente in risalita dal Nord Africa e dalla Spagna verso le nostre regioni centrali.

In queste ore, sull’Italia si trova a transitare nel ramo ascendente della saccatura. Si tratta di un’area dinamica particolarmente attiva: qui, l’incremento della vorticità geostrofica in quota funge da motore per i moti verticali, favorendo la genesi di un minimo barico al suolo. È proprio questa complessa interazione tra i diversi livelli atmosferici a giustificare la fase di instabilità diffusa che sta interessando il Centro Italia, dove le piogge si manifestano come naturale risposta alla forzata ascesa di aria umida e instabile.

Al Nord Italia, al contrario, pur in presenza della medesima configurazione barica, non si osserva nuvolosità significativa. Questo scenario è riconducibile alla traiettoria delle correnti umide mediterranee e nord-africane che, nel caso specifico, convergono prevalentemente verso le regioni centro-meridionali, lasciando il Settentrione ai margini del flusso instabile. A consolidare tale stabilità contribuisce uno scarso gradiente di geopotenziale in quota: la mancanza di una variazione pressoria significativa impedisce l’innesco di moti verticali (ascesa dell’aria), necessari alla formazione di nubi. Questa combinazione di fattori — l’assenza di un richiamo umido diretto e la debolezza della spinta dinamica in quota — garantisce cieli prevalentemente sereni su gran parte delle regioni settentrionali.

Situazione differente si riscontra nelle regioni meridionali, anch’esse interessate dal richiamo di aria umida proveniente dal Mediterraneo occidentale e dal Nord Africa, sempre alimentato dalla circolazione ciclonica atlantica. Tuttavia, nonostante l’elevato tasso di umidità nei bassi strati, le precipitazioni risultano scarse o assenti. Ciò è dovuto alle temperature più miti e a un profilo termico più stabile in quota, che agisce come un ‘tappo’ atmosferico: in assenza di un innesco dinamico o di un contrasto termico sufficiente (fronte freddo), l’umidità non riesce a condensare in sistemi nuvolosi organizzati capaci di produrre piogge significative. Potremmo dunque attenderci piogge in Campania e Abruzzo, un poco più improbabili nel resto del meridione.

 

Autore: Roberto Pinna

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