15.01.2026 - Cronaca Meteo
L’Alta Pressione e la Circolazione Anticiclonica

L’anticiclone che in questi giorni insiste sulla penisola italiana e, più in generale, su gran parte dell’Europa occidentale, sta garantendo una certa stabilità atmosferica che scoraggia la formazione e la generazione di fenomeni temporaleschi. Ma cosa si intende col termine “anticiclone” e quali sono le sue caratteristiche fisiche e meteorologiche?

L’atmosfera terrestre è un sistema fluido in perenne movimento, governato da gradienti di pressione che determinano la dinamica del tempo meteorologico. In questo scenario, l’anticiclone rappresenta una delle strutture fondamentali: una zona di alta pressione dove il peso della colonna d’aria sovrastante è superiore rispetto alle aree circostanti. Alle nostre latitudini, ovvero nella fascia temperata dell’emisfero settentrionale, la presenza di un anticiclone non è soltanto sinonimo di “bel tempo”, ma costituisce un complesso meccanismo termodinamico che influenza radicalmente la circolazione dei venti, la distribuzione dell’umidità e la stabilità della colonna d’aria.

La dinamica della circolazione anticiclonica

Il cuore del funzionamento di un anticiclone risiede nel movimento verticale discendente dell’aria,  noto come subsidenza. Poiché al centro della figura barica la pressione è massima, l’aria tende a scendere dagli strati superiori della troposfera verso il suolo. Durante questa discesa, la massa d’aria subisce una compressione adiabatica che ne provoca il riscaldamento e, conseguentemente, una drastica riduzione dell’umidità relativa. Questo fenomeno agisce come un “tappo” invisibile che inibisce i moti convettivi ascendenti, impedendo la formazione di nubi a sviluppo verticale.

A livello del suolo, la circolazione dei venti è dettata dalla forza di gradiente e dall’effetto di Coriolis. Nelle nostre latitudini, l’aria diverge dal centro dell’alta pressione muovendosi verso l’esterno con un movimento rotatorio in senso orario. Tuttavia, a causa della stabilità intrinseca della struttura, i venti al suolo risultano spesso deboli o del tutto assenti, dando luogo a condizioni di calma piatta. Questa scarsa ventilazione è responsabile, specialmente nei mesi invernali, del ristagno delle masse d’aria nei bassi strati, favorendo l’accumulo di inquinanti e la formazione di inversioni termiche.

Nuvolosità e regimi di precipitazione

Sotto il profilo della nuvolosità, l’anticiclone è tipicamente associato a cieli sereni o poco nuvolosi, ma questa è una semplificazione che merita un approfondimento stagionale. Se in estate la subsidenza garantisce cieli limpidi e forte insolazione, in inverno il meccanismo può paradossalmente generare una copertura nuvolosa persistente di tipo stratiforme. In presenza di un’inversione termica, l’umidità rimane intrappolata nei primi centinaia di metri d’atmosfera, condensando in nebbie fitte o nubi basse (strati) che possono oscurare il sole per giorni, nonostante la pressione al suolo sia elevata.

Per quanto riguarda la piovosità, l’anticiclone agisce come un potente scudo atmosferico. La sua presenza devia il flusso delle perturbazioni atlantiche verso latitudini più settentrionali, rendendo le precipitazioni pressoché assenti. La stabilità atmosferica impedisce infatti la formazione dei sistemi nuvolosi organizzati necessari per generare pioggia. L’unico fenomeno idrometeoreologico significativo in regime anticiclonico è la rugiada (o la brina), derivante dal raffreddamento radiativo notturno del suolo, che porta alla condensazione del vapore acqueo a diretto contatto con le superfici.

Impatti sul territorio e conclusioni

La persistenza di strutture anticicloniche alle nostre latitudini sta diventando un tema centrale nel dibattito sul cambiamento climatico. Le cosiddette figure di blocco (Omega Blocking), ovvero anticicloni che restano stazionari per settimane, sono i principali responsabili dei periodi di siccità prolungata e della scarsa qualità dell’aria nelle aree urbanizzate. Se da un lato l’anticiclone garantisce stabilità e assenza di eventi meteorologici estremi di tipo temporalesco, dall’altro la sua eccessiva staticità altera l’equilibrio idrico dei territori, impedendo il naturale ricambio d’aria e l’apporto pluviometrico necessario alle riserve idriche nazionali.

In definitiva, l’anticiclone non è solo un indicatore di tempo soleggiato, ma è un regolatore termico e cinetico della troposfera. La comprensione della sua struttura, dalla subsidenza in quota alla divergenza al suolo, permette di interpretare non solo la serenità del cielo, ma anche i complessi fenomeni di stratificazione termica e le dinamiche di trasporto degli aerosol che definiscono il clima delle nostre regioni.

Autore: Roberto Pinna

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