
L’atmosfera terrestre è una macchina complessa e dinamica, dove la temperatura non è un valore statico ma un profilo in continua evoluzione. Uno dei concetti più significativi per comprendere il tempo invernale, specialmente in una regione orograficamente complessa come il Nord Italia, è lo zero termico. Con questo termine si definisce l’altitudine alla quale, nella libera atmosfera, la temperatura dell’aria raggiunge il valore di 0°C. Si tratta di una superficie ideale che separa la massa d’aria più mite sottostante da quella più fredda sovrastante, fungendo da vero e proprio spartiacque meteorologico.
Nelle ultime ore, stiamo assistendo a un marcato cambiamento della circolazione atmosferica. Una massa d’aria di origine polare marittima sta scivolando lungo il bordo di un anticiclone oceanico, puntando dritta verso il Mediterraneo. Questo afflusso determina una decisa contrazione dello spessore atmosferico e, di conseguenza, un abbassamento repentino della quota dello zero termico. Quando questa quota scende drasticamente, il confine tra la pioggia e la neve si sposta verso il basso, portando il limite delle nevicate a ridosso delle pianure e dei fondovalle.
L’orografia del Nord Italia gioca un ruolo determinante in questa dinamica. La catena alpina e quella appenninica fungono spesso da barriere o da contenitori. Durante le irruzioni fredde, l’aria densa può rimanere intrappolata nel catino della Pianura Padana, creando il cosiddetto cuscinetto freddo. In queste circostanze, lo zero termico può risultare paradossalmente più basso in pianura che non su alcuni versanti montuosi esposti a correnti più miti in quota. È il classico scenario da nevicata da scorrimento, dove l’aria calda e umida scivola sopra lo strato gelido stagnante al suolo.
Monitorare la quota dello zero termico è fondamentale per la sicurezza e la gestione del territorio. Per i previsori, non è sufficiente sapere dove si trova lo zero, ma è necessario analizzare il gradiente termico verticale, ovvero quanto velocemente la temperatura scende con l’aumentare dell’altezza. Se l’aria è molto secca, il fiocco di neve può conservarsi integro anche con temperature positive di due o tre gradi, poiché l’evaporazione sulla superficie del fiocco lo mantiene freddo. In altre parole, in presenza di aria secca, la sottile pellicola d’acqua che inizia a formarsi sulla superficie del fiocco a causa della fusione tende a evaporare. Al contrario, con un’umidità relativa molto alta, la neve fonde non appena incontra lo zero termico, trasformandosi rapidamente in pioggia o neve bagnata.
Le previsioni per le prossime ore indicano che il nocciolo dell’aria fredda entrerà con decisione, portando lo zero termico a quote collinari o pianeggianti soprattutto sui quadranti occidentali del nord Italia. Questo significa che la transizione di fase dell’acqua avverrà molto vicino al suolo. La difficoltà principale per i meteorologi risiede proprio nel calcolare l’esatta altezza di questo confine, poiché una variazione di appena cento metri può fare la differenza tra un paesaggio imbiancato e una giornata semplicemente uggiosa e piovosa.
Autore: Roberto Pinna