
Dall’analisi della mappa sinottica a 500 hPa, il fulcro di tutto il sistema è la vasta saccatura depressionaria in quota che, estendendosi fino alle medie latitudini, funge da “scivolo” per le masse d’aria polare verso il cuore del continente. La coincidenza tra il minimo a 500hPa e le isobare al suolo nei pressi delle Isole Britanniche conferma che ci troviamo di fronte a un ciclone extratropicale maturo, capace di generare venti di burrasca a causa del fortissimo gradiente barico (la vicinanza delle linee di pressione) che comprime l’aria tra l’Oceano e la terraferma.
Spostando lo sguardo verso l’Italia, la situazione si complica per la formazione di un minimo barico secondario nel Mar Tirreno. Questo vortice locale è fondamentale perche responsabile del richiamo di aria calda e umida dai quadranti meridionali del mediterraneo e dal Nord Africa. Il contrasto tra l’aria più fresca in arrivo da Ovest e il richiamo di aria caldo-umida di origine subtropicale (Scirocco e Libeccio) carica il Mediterraneo di umidità ed energia.
La circolazione ciclonica che ne deriva impone una rotazione dei venti che vede la Sardegna sferzata da correnti occidentali, mentre l’Adriatico e lo Ionio subiscono la risalita di masse d’aria marittima cariche di vapore. Questo processo garantisce la formazione di estesi sistemi nuvolosi a sviluppo verticale, rendendo le piogge non solo probabili, ma potenzialmente persistenti.
Il settore meridionale della penisola risulta il più esposto: qui l’effetto di sollevamento forzato dell’aria umida (sia per dinamiche interne al vortice, sia per l’impatto con l’orografia) massimizzerà l’intensità dei rovesci. In sintesi, l’Italia si trova nel settore pre-frontale e frontale di un sistema complesso, dove la disponibilità di vapore acqueo mediterraneo funge da moltiplicatore per l’intensità dei fenomeni attesi.
Autore: Roberto Pinna