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Perché possiamo essere di fronte alla prolungata fase di gelo invernale


Autori: 
Andrea Rossi, Matteo Sacchetti
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Mercoledì 04 Gennaio 2017
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Un nuovo impulso artico marittimo coinvolgerà nelle prossime 48-72 ore il Mediterraneo che segue a stretto giro quello di fine anno. La maggiore elevazione dell’onda atlantica e il convogliamento di maggiore gelo siberiano porterà l’affondo ad avere una direttrice più occidentale che coinvolgerà tutta la penisola ma in termini precipitativi (generalmente nevosi) solo le adriatiche ed il sud Italia. In particolare il basso adriatico sarà colpito da intense nevicate che imbiancheranno indifferentemente l’entroterra e le coste. Di questo evento si interessa in modo completo e capillare l’articolo di Luca Angelini.

A livello configurativo generale, questo inverno si presenta con una situazione invertita sullo scacchiere europeo. L’area atlantica vicina all’Europa ha subito una forte attività di blocco al flusso perturbato che non ha consentito ai fronti atlantici di raggiungere l’Europa occidentale, mentre la parte orientale e continentale ha subito ripetuti affondi da nord ovest. Adesso la maggiore elevazione del blocco ad ovest ha portato questa azione più orientata in senso meridiano. Di seguito è mostrata l’attività d’onda attuale (rosso) che è comparabile con quella di metà novembre (nero) mentre a destra ecco che compare nell’immediato forecast (arancio) un’altra pulsazione che esce nuovamente dalla deviazione standard.

 

Sarà quest’ultima da seguire per vedere se siamo di fronte ad una prolungata fase invernale che possa coinvolgere a varie riprese un po’ tutta l’Italia. La situazione che si troverà di fronte è la seguente: 1) goccia gelida in fase di termicizzazione sulla Penisola Balcanica, dopo esser transitata tra sud Italia e Grecia; 2) ponte di alte pressioni tra Oceano Atlantico e ovest Siberia; 3) profilo del vortice polare con ondulazioni ben formate sul nostro settore.

I modelli deterministico-matematici sono concordi con l’ultima immagine mostrata di ECMWF per il 9 gennaio, con la differenza che il modello americano (GFS) non osserva il punto 1), la termicizzazione della goccia, perché punta allo sviluppo di forti vorticità nei pressi della Turchia che andrebbero a consumare il serbatoio freddo in quota. La conseguenza è che l’ondulazione in ingresso, contrassegnata in figura come Rossby, dopo essersi aperta il varco nell’esile ponte russo-atlantico potrebbe usufruire o meno del suddetto serbatoio. Nel primo caso avremo una prolungata fase gelida sul Mediterraneo, mentre nel secondo caso ritorniamo indietro al percorso da nord ovest degli afflussi artico marittimi con target Grecia-Egeo-Turchia.

L'alternativa qui prospettata poggia le proprie base sulla diversa situazione evolutiva delle velocità zonali in sede polare le quali, se come osservato in figura, dovessero diminuire di intensità data la prevista intensificazione dei flussi di calore, andrebbero ad accentuare le ondulazioni del getto rendendo quindi probabile una modifica dell'attuale target balcanico. In questa ipotesi si farebbero assai concrete le prospettive di un diretto coinvolgimento dell'Europa centrale e di tutto il bacino del Mediterraneo in una fase perturbata di stampo invernale vista l'interazione di masse umide di matrice oceanica con un'estesa stratificazione di aria gelida presente al suolo in aree ad est limitrofe alla nostra penisola.