Prima neve per States e Canada: attesi fino a 50 cm

Ad un mese dall’inizio dell’autunno meteorologico ecco che nell’America del nord, in queste ore ci si prepara  ad assaporare i primi assaggi d’inverno.  In questo momento la prima neve sta cadendo in Nord Dakota e in Minnesota, ma già ieri si era fatta vedere in Canada e il particolare nella provincia di Alberta alle pendici delle Montagne Rocciose. Nei prossimi tre giorni sono attese nevicate anche abbondanti nel Montana, nel Wyoming e  fino in Colorado ma pure in Virginia e nel Main con accumuli di qualche centimetro, ma è nel Wisconsin e in Ontario che la neve potrà raggiungere anche i 30-50 cm, accumulo davvero ragguardevole per il periodo. Vista la stagione però le temperature durante il giorno consentiranno lo scioglimento della neve, ma di notte quando la colonnina di mercurio tornerà sotto zero si formeranno strati di ghiaccio che costituiranno un serio pericolo, unica nota negativa di questo primo scampolo d’inverno americano. Ecco le primissime immagini:

 

(foto scattata ieri a Calgary (Alberta – Canada) da weathernetwork)

 

(foto scattata la notte scorsa in North Dakota – da twitter)

 

(foto scattata questa mattina in North Dakota – da twitter)

 

(webcam di pochi istanti fa dalla città di Grand Forks – North Dakota)

 

 


Fonte: Diario Meteorologico della Terra

Stati Uniti: 2012 con incendi da record nel West – analisi e statistiche

La stagione degli incendi del 2012 non è ancora finita, ma quest'anno già si preannuncia essere uno dei peggiori per quanto riguarda il record di incendi nella zona ovest dell'America. Secondo il National Interagency Fire Center, con quasi due mesi rimanenti per terminare la stagione degli incendi, la superficie totale bruciata quest'anno è già del 30% superiore rispetto alla media, e gli incendi hanno consumato già più di 8.6 milioni di acri, una superficie superiore allo stato del Maryland.

 

 

Negli ultimi 40 anni, l'aumento delle temperature primaverili ed estive, insieme alla diminuzione del manto nevoso invernale, hanno aumentato il rischio di incendi nella maggior parte dell'Occidente. Gli studi dimostrano che il cambiamento climatico continuo sta comportando incendi molto più comuni e diffusi, cosa che sarà alquanto comune nei prossimi decenni. Il National Research Council riferisce che per ogni grado Celsius di aumento della temperatura, la dimensione dell'area bruciata negli USA occidentali potrebbe quadruplicare. Secondo il 4° Rapporto di valutazione dell'IPCC, le temperature estive nel Nord America occidentale continueranno ad aumentare con un incremento da 3.6°F a 9°F entro la metà di questo secolo.

 

 

Un' ampia analisi, che è stata condotta in un arco temporale di 42 anni per 11 stati occidentali, mostra che il numero di incendi di grandi dimensioni è di molto aumentato nel territorio forestale.

Rispetto alla media annua dal 1970, negli ultimi dieci anni ci sono stati,

– più di 7 incendi rispetto alla media, che hanno distrutto una cifra superiore a 10.000 acri ogni anno

– incendi di dimensioni quasi 5 volte superiori alla media (oltre 25.000 acri ogni anno bruciati)

– incendi almeno due volte più numerosi che hanno distrutto oltre 1.000 acri ogni anno.

 

In alcuni stati l'aumento degli incendi è ancora più drammatico. Dal 1970 il numero medio di incendi oltre i 1.000 acri ogni anno è quasi quadruplicato in Arizona e Idaho, ed è raddoppiato in California, Colorado, Montana, Nuovo Messico, Nevada, Oregon, Utah e Wyoming.

In media, gli incendi bruciano superfici due volte tanto ogni anno rispetto a ciò che hanno distrutto 40 anni fa. Negli ultimi dieci anni, la media dell'area annuale bruciata ha superato 2 milioni di acri – dimensioni maggiori di quelle del Yellowstone National Park. La stagione degli incendi è di due mesi e mezzo più lunga rispetto a 40 anni fa. Attraverso l'Occidente, gli incendi della prima parte dell'anno, compaiono sempre prima rispetto che al passato, e gli ultimi “fuochi” dell'anno si verificano sempre più tardi, rendendo un anno “tipico” della durata di 75 giorni in più rispetto a 40 anni fa.

 

 

L'aumento delle temperature primaverili ed estive in tutto l'Occidente sembra essere correlata alla crescente dimensione e al crescente numero degli incendi. Le temperature primaverili ed estive sono aumentate più rapidamente in tutta la regione rispetto al resto del paese, negli ultimi decenni. Dal 1970, gli anni con temperature superiori alla media primaverile ed estiva, sono stati tipicamente gli anni con i più grandi incendi.

 

 

Precedenti ricerche rivelano che i cambiamenti climatici, tra cui l'innalzamento delle temperature e l'insorgenza anticipata della primavera, sono stati collegati ad un aumento dei livelli di gas serra atmosferici e sono probabilmente fattori che hanno influenzato questi aumenti degli incendi. Più la temperatura media globale aumenterà, più, per i ricercatori del progetto, il rischio di incendi nelle zone ad ovest dell'America accelererà.

Fonte: Diario Meteorologico della Terra

Torna la neve in Spagna, Pirenei imbiancati

Dopo mesi di siccità e temperature sopramedia, finalmente anche la Spagna torna ad assaporare non solo le grandi piogge ma anche le prime nevicate sui Pirenei, addirittura fin verso i 1700 m in alcune vallate. Prime nevicate che si sono registrate il 26 Settembre 2012, dove maggiori accumuli si sono registrati oltre i 2500 metri e dove le temperature sono scese abbondantemente sotto lo zero: nel Pic de Saloria, ad esempio, a 2451, la temperatura è scesa a -2,2 ° C. Oltre i 3000 m le temperature hanno raggiunto anche i -5°C. Accumuli comunque non superiori ai 10 cm. Gli scatti sono stati forniti soprattutto dalle webcam del luogo.

 

 

Come già sottolineato, finalmente sono tornate le grandi piogge su alcune regioni spagnole, soprattutto a ridosso dei Pirenei e in Andalusia, dove gli accumuli sono stati in alcuni casi abbondanti.

 

Fonte: Diario Meteorologico della Terra

Polonia: la siccità aiuta la storia

Negli ultimi mesi, le scarse precipitazioni hanno portato la Vistola, il più lungo fiume polacco, a raggiungere il suo minimo storico di portata, da quando sono iniziate le rilevazioni 200 anni fa: il letto del fiume nella città di Varsavia presenta solo qualche rigagnolo dal flusso molto debole. Questa drammatica siccità però ha dato un contributo importantissimo per storia della Polonia: dalla fanghiglia presente nel letto del fiume infatti negli ultimi giorni sono emersi degli enormi manufatti di marmo, provenienti da un carico affondato 400 anni fa.

 

 

Secondo gli archeologi, che ipotizzavano la presenza dei reperti in fondo al fiume, si tratta del carico di alcune chiatte svedesi, poi affondate, che trasportavano quanto rubato dal castello di Varsavia e da altri palazzi della città durante l’invasione del XVII secolo. Questa è la prova più importante mai scoperta riguardante l’invasione svedese in territorio polacco, affermano gli studiosi.  Il carico, che comprendeva colonne, statue, gradini e molti altri oggetti marmorei di grande dimensione, era probabilmente diretto verso Danzica, da dove gli svedesi l’avrebbero poi trasportato verso la loro terra d’origine, tuttavia le cause dell’affondamento sono ancora ignote. Nel letto del fiume poi sono stati rinvenuti ordigni inesplosi e altri reperti risalenti al periodo della seconda guerra mondiale, ma questo tipo di ritrovamenti sono molto comuni, considerato il triste passato dell’area.

 

 

“La siccità ci ha aiutato molto: cioè che era sommerso e per metà sepolto dalla sabbia ora può essere recuperato”, ha dichiarato Hubert Kowalski, vice direttore del Museo dell'Università di Varsavia. Ma ora è importantissimo rimuovere i reperti dal letto del fiume e catalogarli. Tuttavia il livello del fiume è troppo basso affinchè le gru galleggianti possano intervenire per estrarre gli enormi blocchi di  pietra dalla fanghiglia maleodorante, quindi si attende un incremento del livello per fare un balzo in avanti nelle operazioni di recupero. Un rapido incremento del fiume è atteso anche per riprendere la normale navigazione, ora gravemente limitata ma soprattutto per scongiurare la chiusura di alcune centrali elettriche che utilizzano l’acqua del fiume per i loro sistemi di raffreddamento. (foto credit: Reuters)

Fonte: Diario Meteorologico della Terra

Medio e lungo termine: Fase estiva al Sud ed Isole, piogge intense al Nord

La fase fresca  seguita dopo il passaggio  dell'ultimo transito del fronte atlantico, ha riportato le temperature nelle medie stagionali al Sud e nelle Isole, inferiori di qualche grado nel resto della Penisola.

Tuttavia all'inizio della prossima settimana vi sarà un nuovo rialzo termico, segnatamente al centro-sud e nelle Isole, a causa di una profonda saccatura Atlantica che probabilmente si isolerà nei pressi della  Penisola Iberica.

La saccatura evolverà verso est, determinando un severo peggioramento sui settori del centro-nord. Il Sud resterà sotto la protezione della cupola anticiclonica, con termiche superiori ai 27/28°C, tipicamente estivi.

Anche la tempesta tropicale Nadine avrà una sua “influenza” sulle vicende meteo italiane. Secondo alcuni modelli previsionali la tempesta tropicale ad inizio della prossima settimana potrebbe essere “agganciata” dalla profonda depressione atlantica, tra Portogallo e Spagna.

La saccatura iberica e l'Alta pressione  nord africana continueranno a “contrapporsi” fino alla fine del mese, determinando   le “vicende” meteo italiane.

Correnti sud-occidentali  porteranno a fasi alterne rovesci anche intensi al nord, specie sulle aree alpine,  zone adiacenti, e successivamente verso il centro, sopratutto la Toscana.

Solo all'inizio del nuovo mese avremo un miglioramento del tempo, con termiche in leggero rialzo, tipiche autunnali, grazie al ritorno dell'Alta pressione delle Azzorre sul comparto mediteranneo.

Il flusso atlantico non concederà ampi “spazi” alla “rediviva” Alta pressione, poichè già a partire dal 5 Ottobre potrebbe profilarsi una nuovo attacco “atlantico”, ma questa  volta con interessamento anche dei settori meridionali della Penisola.

Modelli MeteoNetwork http://www.meteonetwork.it/models/

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Fabio Porro

Emergenza siccità in alcune regioni spagnole

La siccità non vuole mollare la presa in Spagna: nel 2012 ha più volte fatto parlare di sé soprattutto nel periodo primavera/estate dove fino ai primi di Settembre numerosi sono stati i nuovi record registrati su buona parte del Paese.
Sotto l'influenza dell'anticiclone africano le piogge sono risultate molto scarse, portando i livelli di alcuni bacini fluviali a livelli molto bassi; altri invece si mantengono nella norma, grazie alle piogge degli inverni 2009 e 2010.

Tale siccità si trascina da molti mesi, dove già da Marzo 2011, è stato immesso un primo allarme. Le precipitazioni non sono state così abbondanti in primavera e l'estate ha portato con sé pochissime piogge, aggravando la situazione. Agosto 2012 è risultato il secondo più caldo dall'inizio delle rilevazioni. E Settembre sembra voler continuare sulla stessa strada con piogge scarse e temperature abbondantemente sopra la media mensile. Le precipitazioni a livello nazionale dall'1 Ottobre 2011 all'11 Settembre 2012 risultavano pari 384 mm, che sono approssimativamente tra il 35 e il 40% al di sotto della media storica di quel periodo. Valori addirittura inferiori al 50% rispetto alla media in gran parte del sud-ovest della penisola.

 


 

Dando uno sguardo alla mappa sottostante, che identifica il livello di siccità su buona parte del territorio spagnolo, si può notare come la situazione sia preoccupante in alcune zone. Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Ambientali ha dichiarato che alcuni bacini sono entrati nello stato di pre-allerta, soprattutto alcuni tratti del fiume Douro, Ebro e Guadiana.

Ovviamente una mancanza di pioggia e una siccità di tali proporzioni ha portato anche a un livello di incendi molto elevati, dove un numero di ettari bruciati risulta pari a 115.000. Anche l'agricoltura ha sofferto la mancanza di pioggia, soprattutto in tutte quelle zone non irrigate.

 

 

 

Anche questo confronto satellitare, fornita dalla NASA, mette a confronto la situazione in Spagna a Marzo 2011 e a Settembre 2012, dove è facilmente riscontrabile una situazione del tutto diversa.

 

Fonte: Diario Meteorologico della Terra

Centro-nord dell'Argentina dalle piogge record

Ne avevamo già ampiamente discusso poco tempo fa sulle piogge record in alcune zone dell'Argentina (Piogge record: martoriata la provincia di Buenos Aires) ed ecco che il Servicio Meteorologico Nacional dell'Argentina ha emesso un bollettino riguardante le piogge di Agosto ma anche quelle relative alla prima decade di Settembre.

Nuove inondazioni a Buenos Aires anche nei primi giorni di settembre, che hanno portato allo straripamento di torrenti e fiumi, e provocato innumerevoli danni alle campagne con circa dieci milioni di ettari distrutti e danni che ammontano a 4.500 milioni di pesos, sia per quanto riguarda le colture sia per quanta riguarda le infrastrutture.

Le precipitazioni maggiori si sono avute in tre provincie nel centro-est del Paese: La Pampa, Buenos Aires ed Entre Rios; queste hanno ricevuto un quantitativo pluviometrico ben superiore al normale, nonostante il periodo più piovoso sia solitamente durante la primavera. In alcune città le piogge cadute hanno ormai superato il quantitativo pluviometrico medio annuale. In alcune località si sono toccati i 300 mm, valori straordinari da record, i più alti registrati in moltissimi anni di misurazioni.

Le immagini satellitari seguenti mostrano l'elevata quantità di pioggia caduta, rendendo i terreni saturi di acqua: in azzurro si osservano fiumi, laghi e zone allagate mentre le tonalità meno accese di blu corrispondo ai diversi livelli di umidità del suolo.

 

 

La tabella seguente mostra le zone che hanno fatto registrare i maggiori accumuli e tutti i nuovi record pluviometrici mensili.

 

In alcune zone centrali dell'Argentina nella prima decade di Settembre accumulate talmente tante precipitazioni che hanno già superato il quantitativo pluviometrico medio mensile. In alcune si sono registrati oltre 40 mm, in altre superati i 75 mm. A Marcos Juarez, ad esempio, si sono già accumulati 130 mm nella prima decade di Settembre. Il 6 Settembre 2012 si sono accumulati 109 mm, superando il vecchio record di 69 mm giornalieri del 9 Settembre 1992, diventando quindi il nuovo record pluviometrico giornaliero.

 

Fonte: Diario Meteorologico della Terra

Clima dell'Artico sempre più umido

L’aumento delle precipitazioni nella regione artica preoccupa gli esperti che ritengono che i cambiamenti climatici subiranno un’accelerazione e che le conseguenze saranno gravissime a livello globale. Aumento dai fenomeni meteorologici, aumento delle temperature delle acque, stravolgimenti negli ecosistemi marini e innalzamento dei livelli degli oceani, sono solo alcune delle conseguenze attese.

Xiangdong Zhang spiega che i cambiamenti climatici che stanno sconvolgendo gli equilibri del Pianeta stanno rendendo il clima dell'Artico sempre più umido.

In queste zone, oltre allo scioglimento dei ghiacciai, si sta osservando come l’aria sia sempre più densa di umidità e come le precipitazioni siano aumentate (così come anche il livello dei fiumi). Dalle analisi degli scienziati, è emerso che il tasso di umidità sta aumentando del 2,6% per decennio. Questo ha comportato un aumento anche della portata dei fiumi di almeno il 2%. Sembrano percentuali irrisorie, in realtà le conseguenze di queste variazioni sono ben più gravi di ciò che si possa immaginare.

 

I fiumi artici Ob, Lena e Yenesei stanno riversando 162 chilometri cubici in più di acqua ogni anno nell’Oceano Artico rispetto al 1940. Questa quantità così elevata di acqua abbassa il tasso di salinità dei mari aumentando la temperatura in superficie e riducendo la circolazione dell’acqua nell’Oceano Atlantico. Questo provoca danni irreversibili agli ecosistemi costieri, oltre che effetti sul clima ed una maggiore erosione delle coste (Un nuovo modello per prevedere l'erosione costiera). Questi effetti sono causati dallo scongelamento del permafrost, dalla riduzione della capacità di traspirazione delle piante e dai cambiamenti su larga scala che stanno interessando le dinamiche atmosferiche a causa del riscaldamento globale.

Tutto ciò sta comportando gravi conseguenze anche a livello globale, non sono nelle zone colpite direttamente da questi fenomi, con danni alle economie dei vari Paesi, oltre che con danni ambientali di rilevante portata.

Fonte: Diario Meteorologico della Terra

Andamento dell'ITCZ nella prima decade di settembre

Ecco come promesso il solito resoconto sull'ITCZ. Tra l'1 e il 10 Settembre 2012, l'ITF (Intertropical Front) l'ITF è arretrato su tutto il fronte dopo che nell'ultima decade di agosto aveva toccato la sua posizione più a Nord di tutta la stagione estiva. Che il fronte arretrasse era già successo sia a Fine Luglio che nella seconda decade di Agosto (fatti che avevano portato a credere ad un graduale abbassamento del fronte) ma poi puntualmente ITF è sempre avanzato… quindi anche in questo caso, prima di “cantare vittoria” è bene attendere i dati della seconda decade di Settembre per vedere se effettivamente si sta andando verso l'Autunno anche da questo punto di vista!

La posizione media della porzione occidentale dell'ITF è stata posizionata approssimativamente a 19.1°N , quasi 2° in meno rispetto alla posizione precedente, e solamente 0.6° a nord della posizione media sul lungo periodo.

La posizione media della porzione orientale dell'ITF è stata posizionata approssimativamente a 15.6°N, che è di 1° gradi più a sud rispetto alla decade precedente e 0,5° gradi più a sud della posizione media climatologica. Per la prima volta da aprile quindi la parte orientale del fronte presenta una posizione inferiore rispetto alle medie climatologiche… e questo fa ben sperare 😉

La posizione anomala della ITF lungo la parte occidentale del fronte è probabilmente da attribuirsi alle piogge superiori alla media che hanno interessato  gran parte del Sahel in particolar modo la Nigeria, Burkina Faso e Mali. Di rimando invece come abbiamo visto la parte est del fronte non ha avuto significativi apporti ventosi da sud e questo ne ha favorito l'arretramento. Questo arretramento è sicuramente una delle cause del fatto che sulla nostra penisola hanno trovato modo di arrivare 2 affondi Nord-Atlantici che hanno favorito le precipitazioni viste ad inizio di settembre e quelle di questi giorni. Il Fatto che i modelli non indichino per l'Italia il ritorno dell'Africano può significare davvero che per l'ITCZ è iniziato il declino…

La figura 1 mostra la posizione attuale ITF rispetto alle posizioni climatologiche della prima decade di Settembre, e la sua posizione nella terza decade di Agosto. Le figure 2 e 3 sono una serie temporale che illustra i valori medi di latitudine delle porzioni occidentali ed orientali della ITF, rispettivamente, e le loro progressioni osservate da aprile, 2012.

 

FIGURA 1 : Posizione ITCZ prima decade di Settembre (fonte: http://www.cpc.ncep.noaa.gov)

 

Ecco gli scostamenti rispetto ai mesi precedenti

 

FIGURA 2: Andamento Posizione ITCZ Occidentale  (fonte: http://www.cpc.ncep.noaa.gov)

 

 

FIGURA 3: Andamento Posizione ITCZ Occidentale  (fonte: http://www.cpc.ncep.noaa.gov)

 

Nicola Bortoletto

www.meteocaprino.it

 

Secondo assaggio autunnale

Dal punto di vista meteorologico, questo mese di Settembre sta mostrando delle caratteristiche alquanto dinamiche sul nostro paese. Infatti, dopo una settimana all'insegna della stabilità e del caldo ancora prettamente estivi, con temperature ancora oltre i 30°C di massima, attualmente un lungo fronte freddo perturbato esteso da Nord a Sud sta interessando l'Europa occidentale, dalla Scandinavia fino alla Spagna (fig. 1). Esso è legato ad una estesa area di bassa pressione centrata sul Mar di Norvegia, ed è caratterizzato da aria piuttosto fresca proveniente dalla Groenlandia, come è accaduto per la prima perturbazione del mese. La penisola è ancora sotto l'influsso di un anticiclone di natura azzorriana, che ancora per oggi regalerà temperature piuttosto alte per il periodo al Centro-Sud; già dal mattino, tuttavia, il fronte sta interessando il lato estero delle Alpi occidentali, riportando le temperature su valori più consoni alle medie del periodo e provocando precipitazioni di carattere temporalesco su Val d'Aosta e alto Piemonte (figg. 2-3). Subito si formerà il classico minimo sottovento all'altezza del Mar Ligure, ed i venti cominceranno a diventare piuttosto intensi.

Figura 1. Analisi satellitare sull'Europa delle ore 07.15 UTC del 12/09/2012 rielaborata. Fonte www.sat24.com

Figura 2. Pressione al livello del mare (linee bianche), altezza di geopotenziale a 500 hPa (colori) previsti dal modello GFS per le 12 UTC del 12/09/2012 sull'Europa. Presenti anche i fronti al suolo. Plotting by MeteoNetwork

Figura 3. Precipitazioni accumulate in 6 h previste dal modello GFS per le 12 UTC del 12/09/2012 sull'Europa. Plotting by MeteoNetwork

In serata il minimo ormai ben formato si sposterà sull'Italia centrale, con venti piuttosto intensi di maestrale sul Tirreno. Le precipitazioni interesseranno in questa fase Emilia Romagna e Lombardia orientale, Veneto e Friuli Venezia Giulia, soprattutto le Prealpi, con valori che potrebbero raggiungere anche le tre cifre nel Friuli Venezia Giulia. La quota neve sarà in drastico calo, e si vedrà dapprima sui 2.000 m, fino a scendere sui 1.500 m (localmente anche 1.000 m in Friuli) (figg 4-5). Altre precipitazioni generate dal fronte freddo saranno possibili sulle coste della bassa Toscana e del Lazio.

Figura 4. Pressione al livello del mare (linee bianche), altezza di geopotenziale a 500 hPa (colori) previsti dal modello GFS per le 00 UTC del 13/09/2012 sull'Europa. Presenti anche i fronti al suolo. Plotting by MeteoNetwork

Figura 5. Precipitazioni accumulate in 6 h previste dal modello GFS per le 00 UTC del 13/09/2012 sull'Europa. Plotting by MeteoNetwork

Domani in mattinata il minimo al suolo si porterà verso le regioni meridionali, e le precipitazioni, per lo più ancora a carattere temporalesco, colpiranno in particolare Campania, Calabria e Sicilia con il fronte freddo, mentre Romagna, Marche e Abruzzo saranno interessate dall'occlusione (figg. 6-7). Dopo il passaggio del fronte, al Nord le temperature caleranno anche di una decina di gradi rispetto alla giornata di oggi con possibilità di minime ad una cifra in gran parte della Pianura Padana. Le ultime zone che saranno abbandonate dal caldo saranno la Puglia e la Basilicata. I mari che saranno un po' ovunque mossi o agitati.

Figura 6. Pressione al livello del mare (linee bianche), altezza di geopotenziale a 500 hPa (colori) previsti dal modello GFS per le 12 UTC del 13/09/2012 sull'Europa. Presenti anche i fronti al suolo. Plotting by MeteoNetwork

Figura 7. Precipitazioni accumulate in 6 h previste dal modello GFS per le 12 UTC del 13/09/2012 sull'Europa. Plotting by MeteoNetwork

Nella serata di domani il minimo si sposterà ancora una volta verso il Tirreno, portando così la saccatura in quota con in cut-off, isolandosi dal flusso principale in quota. In questa fase le precipitazioni colpiranno un po' tutto il Centro-Sud, con la formazione di una fascia temporalesca tra Ionio e Adriatico a causa di un low level jet piuttosto caldo e umido proveniente da Sud, che potrebbe interessare marginalmente il Salento e che potrebbe causare grossi problemi alla costa albanese e greca (figg 8-9). Al Nord la giornata trascorrerà per lo più serena, con cielo blu intenso per l'aria fredda appena entrata, con minime che ancora una volta saranno piuttosto basse per il periodo. Nei giorni a seguire il cut-off rimarrà attivo al Sud per altre 24-48 ore, esaurendosi per l'arrivo di un anticiclone di origine oceanica che permetterà al territorio di assestarsi senza problemi di natura idrogeologica.

Figura 8. Pressione al livello del mare (linee bianche), altezza di geopotenziale a 500 hPa (colori) previsti dal modello GFS per le 00 UTC del 14/09/2012 sull'Europa. Presenti anche i fronti al suolo. Plotting by MeteoNetwork

Figura 9. Precipitazioni accumulate in 6 h previste dal modello GFS per le 00 UTC del 14/09/2012 sull'Europa. Plotting by MeteoNetwork

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