Analisi a medio e lungo termine

Dopo alcuni  giorni di “tregua” precipitativa il maltempo è ritornato a colpire duramente il Centro e il Nord in questo fine settimana, mentre il Sud e le isole maggiori hanno potuto “godere” di due giornate ben soleggiate, accompagnate anche da temperature più che primaverili. Nei prossimi giorni la saccatura atlantica avanzerà lentamente verso Est, frenata da un blocco altopressorio in area balcanica molto robusto.
Se il Centro-Nord inizierà lentamente ad “uscire” da questa ennesima fase perturbata, l'affondo di aria fresca  dal Nord Atlantico favorirà la formazione di una pericolosa depressione africana, tra coste algerine e
Mediterraneo occidentale, approfondendosi a metà della prossima settimana.

Figura 1 – Temperatura e geopotenziale a 850 hPa previsti per Martedì 13/11 – Ore 00 Z

Secondo i maggiori centri di previsione vi potrebbero essere i presupposti per la formazione di uno “pseudo ciclone” afro-mediterraneo, con precipitazioni ingenti e venti impetuosi. Il maltempo potrebbe colpire duramente tra Mercoledì 14 Giovedì 15 l’estremo Sud, con piogge torrenziali e forti temporali in Sardegna e sopratutto nella Sicilia sud-orientale, ma anche nella Calabria ionica e in parte della Puglia, specie nel
tarantino. Tutto dipenderà anche dal posizionamento del minimo barico, previsto a ridosso delle coste algerine.
Nel contempo al Centro-Nord si farà “avanti” un cuneo di alta pressione, “figlio” della ormai “stabile” lacuna depressionaria presente sulle coste portoghesi, il cui “compito” sarà di riportare un pò di stabilità, dapprima come già anticipato al settentrione, e poi anche sul resto della Penisola.
Le temperature, inizialmente di alcuni gradi superiori alle medie stagionali, ritorneranno gradualmente su valori tipici autunnali, grazie anche ad una ventilazione più fresca proveniente da Nord-Est.
Dopo alcune giornate ben assolate e con la ricomparsa di nebbie nelle pianure centro-settentrionali, attorno a Lunedì 19 Novembre una nuova saccatura atlantica riuscirà ad aggirare la cupola protettiva anticiciclonica, con un nuovo coinvolgimento “precipitativo” dapprima delle regioni del Nord e del versante tirrenico centro-settentrionale, quindi del resto della pensiola e delle isole Maggiori, in un contesto termico sempre molto mite per la stagione in essere.

Figura 2 – Pressione al suolo e geopotenziale a 500 hPa previsti per Lunedì 19/11 – Ore 12 Z

Successivamente l'Alta pressione oceanica ritornerà nuovamente a proteggere la nostra penisola, garantendoci così ancora giornate stabili, ben soleggiate e sempre miti.
Qualche settimana fà alcuni centri previsionali avevano “azzardato” l'ipotesi di un'intrusione fredda proprio per i giorni a seguire, ma al momento non sussistono le condizioni affinché si possa verificare una simile ipotesi.
Dopo lo “splittamento” di fine Ottobre il Vortice Polare si è difatti ricompattato, e solo nella terza decade di Novembre si potrebbe realizzare una nuova intrusione artica verso il Mediteraneo, per merito di nuovi attacchi da parte dell' Anticiclone sub-tropicale.
Novembre potrebbe così “consegnarci” un Autunno 2012 estramamente dinamico, con accumuli precipitativi ingenti su alcune aree italiche, in un contesto termico molto mite specie al Sud e nelle Isole, ad eccezione dell'irruzione fredda “precoce” di fine Ottobre.

Fonte immagini: http://www.meteonetwork.it/models/

Fabio Porro

Australia record: 173 mila fulmini in un solo giorno

Giornata davvero elettrizzante, nel vero senso della parola, quella dello scorso 5 novembre nel South Australia, lo Stato meridionale del continente dei canguri, Stato che è sempre in prima pagina per gli eventi meteorologici intensi, come nel caso della nevicata tardiva verificatasi nello scorso ottobre (Neve e gelo fuori stagione in Australia). In questo caso però sono gli intensi temporali che l'hanno colpito negli ultimi giorni a fare notizia, certamente per le piogge e i venti fortissimi che hanno superato i 100 km/h, ma soprattutto per l'intensa attività elettrica che ha raggiunto livelli davvero da record. Sono infatti ben 173.000 i fulmini registrati dai meteorologi nella sola giornata di lunedì, fenomeno da un lato davvero suggestivo ma dall'altro pericolosissimo e anche dannoso. Purtroppo i fulmini colpendo alberi e arbusti hanno generato numerosissimi roghi, soprattutto nelle caratteristiche boscaglie del Bush australiano dominate da distese erbose e piccoli arbusti, ma sono state colpite anche diverse zone abitate. Proprio lunedì un bambino, ora ricoverato ad Adelaide, ha riportato diverse ustioni  a causa di un fulmine, ma fortunatamente i danni maggiori si sono limitati alle cose, sono tanti infatti i tetti e le strutture danneggiate ma i disagi maggiori sono quelli causati dall'interruzione dell'energia elettiva che ha coinvolto più di 80.000 famiglie. La sospensione della fornitura è stata dovuta proprio al danneggiamento delle linee elettriche da parte del vento e dei fulmini. I vigili del fuoco, intervenuti per spegnere molti dei roghi, insieme ai tecnici sono ancora al lavoro per ripristinare il servizio, a ieri erano ancora ben 6.000 le famiglie senza elettricità. Vi lasciamo ora a delle immagini davvero suggestive scattate da un appassionato proprio in quel giorno.

 

 

 

 

Fonte: Diario Meteorologico della Terra

La Cina tra tempeste di sabbia e tempeste di neve

Negli ultimi giorni la Cina sta affrontando due fenomeni tanto difficili quanto opposti e suggestivi. In una nazione così vasta è facile incontrare fenomeni che stridono tra di essi, ma vale la pena di affiancarli proprio perchè in questo caso hanno la medesima origine e mostranano le due faccie di un medesimo evento che si abbatte da ovest verso est sul nord Paese durante il terzo giorno di questo mese di novembre 2012. Una intensa ondata gelida dalle origini siberiane accompagnata da forti venti si è riversata sul nord della Cina e in particolare sul deserto del Taklimakan, venti che hanno sollevato una incredibile tempesta di sabbia che si è progrevvisamente spostata verso est raggiungendo la parte abitata della regione autonoma dello Xinjiang situata proprio nell'estremo nord-ovest del Paese.


 

Secondo i testimoni il cielo è diventato giallo improvisamente e la visibilità si è rapidamente ridotta a 200 metri. La tempesta ha costretto la sospensione delle attività all'aria aperta, obbligando la popolazione ad indossare delle maschere protettive. Le immagini che seguono da sole riescono a dimostrare la situazione di disagio nella quale si sono ritrovati gli abitanti dei luoghi coinvolti. L'evento è stato riportato alle cronache anche dalla BBC che ne ha dedicato un servizio nel suo notiziario on-line. Anche il satellite Terra ha immortalato negli scorsi giorni la tempesta mentre si trovava ancora nel deserto del Taklimakan.

 

 

L'ondata gelida che dapprima ha coinvolto la Cina nord-occidentale si è poi portata velocemente nelle ultime ore verso est determinando dei veri e propri blizzard, con nevicate rapide ma intense che ancora stanno colpendo la Mongolia Interna, Hebei, Shanxi e le zone di montuose a ovest di Pechino. Le temperature sono scese rapidamente, in media di 10 gradi a Gansu, Ningxia, Shaanxi, nella Mongolia Interna, nello Liaoning, su Hebei, Henan, Shandong, Anhui, Jiangsu, Hubei e Hunan. Dalla Cina, e in particolare dalla Mongolia Interna, arrivano proprio le prime immagini risultato di questi blizzard, che hanno colpito diverse città con temperature gelide e neve finissima che ha attechito ovunque apportando numerosi disagi.

 

 

Fonte: Diario Meteorologico della Terra

Flash Flood a Singapore – allagamenti e incidenti

Come per ricordare ai residenti che con oggi inizia il bimestre tradizionalmente più piovoso, tra la giornata di ieri e oggi forti ma rapide piogge si sono abbattute su tutta l'area di Singapore, in particolare nei distretti di Serangoon, Bukit Timah, Toa Payoh e Orchard Road, causando problemi al traffico cittadino e allagamenti di vasta estensione. Se da un lato l'allarme è rientrato in breve tempo e il tutto si è concluso con qualche disagio e qualche danno di scarsa entità, i problemi maggiori si sono registrati per quanto riguarda la viabilità cittadina. Diversi incidenti stradali infatti sono accaduti nelle ultime ore, il più significativo è sicuramente quello di un uomo che alla guida della sua vettura dopo essersi scontrato con un altro veicolo ha divelto una rete di contenimento ed è finito in un canale, l'auto è stata poi trasportata per una cinquantina di metri dalla forte corrente che in quei minuti scorreva nel corso d'acqua.

 

 

 

Se tra oggi e domani sono attese ancora piogge a tratti di forte intensità in tutto il Paese è nelle prossime settimane che le agenzie meteorologiche si attendono maggiori accumuli, piogge legate all'attività monsonica stagionale. Tuttavia il clima di questa città-stato, una dei centri finanziari più importanti del mondo, è classificabile come equatoriale, infatti non è rilevabile una separazione netta tra le stagioni. In tutti i periodi dell'anno le temperature oscillano tra i 22 e i 34 gradi, l'umidità relativa è sempre molto alta e le piogge sono sono sempre piuttosto abbondanti. Se maggio e giugno sono i mesi più caldi, è proprio tra novembre e dicembre che sulla località asiatica si registrano i maggiori accumuli pluviometrici.

 

 

Fonte: Diario Meteorologico della Terra

Prime nevicate in Scozia (UK) – Aberdeen imbiancata

Scozia piombata in pieno inverno, con nevicate diffuse su tutto il nord-est e le isole a nord del Paese; imbiancate anche alcune cittadine vicino a Glasgow ed Edimburgo, anche se a breve la neve lascerà spazio alla pioggia, con l'aumento sensibile delle temperature. James Wilby, un meteorologo del MeteoGroup UK, ha dichiarato: “E' stato un breve assaggio invernale sul nord del paese e su alcune zone più a nord di altitudine”. Le nevicate si sono registrate con temperature di poco superiori allo zero, valori che aumenteranno nel corso della giornata fino a raggiungere i 5-6°C in alcune zone. Deboli nevicate si sono registrate anche ad Aberdeen dove il manto nevoso ha raggiunto uno spessore di 3-5 cm su alcuni punti. 

Qui di seguito tutte le foto scattate in Scozia durante e dopo le premature nevicate. Ma non solo la Scozia è stata interessata da nevicate precoci. Anche altre zone d'Europa hanno visto i primi fiocchi stagionali. Seguiranno aggiornamenti.

 

Fonte: Diario Meteorologico della Terra

Un nuovo studio conferma l'aumento del livello del mare nel Nord-Est degli States

Un nuovo studio del professor Giovanni Boon del Virginia Institute of Marine Science mostra che il tasso di incremento del livello del mare è in aumento presso le stazioni di marea che sono situate lungo la costa atlantica del Nord America, tra cui quelli a Norfolk, Baltimora, New York e Boston. I risultati ottenuti da Boon confermano quelli di altri due studi recenti che trovano tassi di incremento del livello del mare lungo la costa atlantica degli Stati Uniti e del Canada. La sua ricerca ha creato discussioni nel corso dell'Oceans12 a Virginia Beach Convention Center di questa settimana. La questione riguardante l'aumento del livello del mare è di importanza fondamentale per chi ha il compito di pianificare e adattarsi alle inondazioni costiere nelle loro comunità. Boon afferma che proiezioni localizzate del livello dei mari sono necessarie per guidare la pianificazione regionale e l'adattamento, che sono portate avanti con sempre maggiore urgenza in molte località costiere. Aggiunge poi che non è solo il fatto che il livello del mare sia in aumento, ma che la velocità con cui è in aumento è anch'essa in crescita. Le analisi di Boon mostrano che il tasso di innalzamento del livello marino è in aumento in tutte le 8 le stazioni a nord di Capo Hatteras, nelle zone di Halifax, Nova Scotia, Portland, Maine, Boston, Massachusetts, Sandy Hook, Atlantic City, New Jersey, Baltimora, nel Maryland, e Norfolk, Virginia.

 

 

Boon sostiene che l'andamento del tasso di incremento del livello del mare sembra essere cambiato bruscamente dal 1987, dopo il quale si sono susseguiti aumenti nelle 8 stazioni nel nord-est. Questa situazione non ha precedenti a livello di record per quanto riguarda in particolare le stazioni degli Stati Uniti e del Canada. Boone fa inoltre notare che la velocità con cui il livello del mare è in aumento in questi luoghi è elevata: si tratta di un aumento di 0,30 millimetri l'anno (si tratta di un incremento che giustifica la preoccupazione per questa regione della costa orientale degli USA). I risultati dell'analisi di Boon per 4 stazioni lungo la costa sud-est degli Stati Uniti (nella Carolina del Sud, Georgia e Florida), non mostrano alcun aumento nel tasso di crescita del livello del mare: il livello del mare è in aumento in queste stazioni, ma non è rilevabile un'accelerazione statisticamente significativa del tasso di crescita durante il periodo in cui è stata effettuata la registrazione. Boon suggerisce che l'accelerazione del tasso di innalzamento del livello marino per le stazioni del nord-est può essere allora dovuta a variazioni della forza e della posizione della Corrente del Golfo.

 

 

Lo studio di Boon viene fornito con cautele e avvertimenti: egli stesso avverte che i pianificatori devono riconoscere che le proiezioni future del livello dei mari non si riferiscono ai mutamenti del livello del mare nei singoli mesi (che possono causare maree e inondazioni costiere elevate anche alle condizioni odierne), ma si riferiscono ad archi temporali molto ampi. Boon sostiene che il livello mensile medio del mare tenderà a variare in futuro, così come avviene mensilmente oggi. Questo è un aspetto fondamentale che è necessario tener presente quando si analizza il fenomeno delle inondazioni costiere. La proiezione futura del livello medio del mare sarà sempre incerta in quanto essa deve tener conto di diversi fattori, anch'essi mutevoli, che incidono sul livello del mare. E così anche anche per le previsioni delle tempeste future, le quali, con le loro onde, vanno ad incrementare il livello mensile medio del mare presente nel momento in cui si verificano.

Boon afferma che è necessario utilizzare l' accelerazione del tasso di aumento del livello del mare come base per le proiezioni future sul livello del mare. La sua analisi si basa unicamente su un esame delle passate maree (e dei record da ciò prodotti) e non sullo studio dei modelli climatici, i quali forniscono informazioni incerte e non adatte a creare una previsione per il futuro. Il problema principale riguarda l'accellerazione: supponendo che l'accelerazione possa rimanere costante, Boon prevede che entro il 2050 il livello del mare salirà di 0,7 metri a Boston, di 0,57 metri a New York, di 0,49 metri in Washington DC, di 0,62 metri a Norfolk e di 0,15 metri a Charleston, in South Carolina.

 


 

Boon osserva che la somiglianza nella proiezione dell'incremento del livello del mare tra Boston (0,7 m) e Norfolk (0.62 m), (nonostante un tasso di accelerazione molto più alto nel nord della città), si spiega con gli elevati tassi di cedimento del terreno nel Norfolk e nelle zone circostanti. L'analisi di Boon si concentra sul livello relativo del mare e questo valore dipende dall'altezza della superficie del mare in relazione alla terra: è questo l'aspetto maggiormente rilevante per le comunità costiere.

Fonte: Diario Meteorologico della Terra

Antartide: spettacolare nascita di un immenso iceberg

Il 12 Ottobre 2012 i funzionari del programma IceBridge della NASA, hanno ripreso nuovamente a monitorare la situazione riguardante la frattura creatasi nell'Ottobre 2011 nel Pine Island Glacier, uno dei più grandi ghiacciai dell’Antartide Occidentale. La profonda frattura nella parte terminale del Pine Island Glacier potrebbe creare un immenso iceberg che dovrebbe staccarsi definitivamente dal continente nella stagione estiva dell'Emisfero Australe, quindi in Dicembre. Questa spaccatura presenta una lunghezza di circa 29 chilometri, una larghezza fra i due lembi della frattura che raggiunge i 200 metri e presenta una profondità di circa 60 metri in alcuni punti.

 

 

Il Pine Island Glacier non è nuovo a tali fratture e alla formazione di nuovi icerberg, infatti anche nel 2001 e nel 2007 se ne sono formati di nuovi, ma è nel 2011 che l'IceBridge ha deciso di monitorare la situazione tramite satelliti ma soprattutto tramite spedizioni aeree in tali zone. La piattaforma di ghiaccio è rimasta stabile per tutta la stagione 2011 grazie anche alla stagione invernale e alle temperature gelide registrate durante il periodo nella quale si è registrato il nuovo record per i ghiacci antartici. Gli scienziati di tutto il mondo hanno comunque continuato a monitorare la situazione grazie al Moderate-resolution Imaging Spectroradiometer (MODIS) sui satelliti Aqua e Terra della NASA ma anche grazie allo strumento radar del satellite TerraSAR-X gestito dal Centro Aerospaziale Tedesco.

Le immagini seguenti mostrano l'avanzare della frattura mettendo a confronto le immagini satellitari tra il 31 Ottobre 2011 e il 14 Settembre 2012, grazie al satellite tedesco.

 

 

 

Fonte: Diario Meteorologico della Terra

Prime nevicate nella Svezia centro-settentrionale

Durante la notte del 15 Ottobre 2012 alcune zone montane della Svezia hanno ricevuto le prime nevicate; nella stazione di Höglekardalen nel Jämtland misurati ben 31 cm. Per questa stazione non è un evento insolito registrare nevicate verso la metà di Ottobre, visto che solitamente le nevicate si registrano i primi giorni della terza decade del mese. La neve è quindi apparsa solo qualche giorno in anticipo rispetto la media stagionale. L'altezza del manto nevoso è piuttosto notevole se si pensa che il record per questa stazione appartiene al 1992, con un'altezza pari a 41 cm (le osservazioni sono iniziate nel 1976). 
 
Queste le stazioni svedesi che hanno rilevato le prime nevicate stagionali.
 
Södra Norrland

Höglekardalen, 31 cm
Häggberget, 10 cm

Norra Norrland

Avasjö-Borgafjäll, 3 cm
Kittelfjäll, 2 cm
Glommersträsk, 1 cm

Svealand

Gördalen, 9 cm
Ulvsjö, 5 cm

Previste altre nevicate in quota, ma che dovrebbero spostarsi nella parte orientale del Paese.

 

 

 

 

Fonte: Diario Meteorologico della Terra

Emergenza in Uruguay – Antigas e Salto inondati

E' iniziata la primavera nell'sud-America ma lo stesso sistema perturbato che ha coinvolto il Brasile (Forte tempesta a Porto Alegre (Brasile)) nello scorso weekend, ha colpito e sta colpendo in modo ancor più pesante l'Uruguay, e particolarmente le zone nord-occidentali del Paese, nei dipartimenti di Salto e Antigas. Il fiume Cuareim (o Quarai in portoghese), che segna il confine tra il Brasile e l'Uruguay appunto, è esondato in diversi punti e molte famiglie sono evacuate proprio nella cittadina brasiliana di Quarai. 

 

(Uno scatto, come quello in copertina, proveniente dal Dipartimento di Antigas – Alfredo Simon)

 

Dal lato uruguaiano invece l'esondazione del fiume si presenta molto più grave, sono infatti 980 le persone nel solo dipartimento di Artigas che sono state costrette ad abbandonare le loro case. Il fiume Cuareim ha raggiunto gli 11,15 metri di livello, secondo il governo se il livello dovesse salire fino a 12 metri gli sfollati salirebbero improvvisamente a 2.500. Nella città di Colonia Palma, proprio nel dipartimento di Artigas, in 48 ore sono caduti 224 mm di pioggia, superando abbondantemente la media pluviometrica di ottobre.

 

(Grandine nel dipartimento di Salto)

 

Ma anche il dipartimento di Salto è alle prese con problemi simili: piogge torrenziali, forti temporali con grandine e vento che ha raggiunto raffiche prossime ai 70 km/h. Le precipitazioni localmente hanno raggiunto un accumulo prossimo ai 300 mm dall'inizio del peggioramento sabato, per valutare tale cifra si consideri che la media mensile per il dipartimento è prossima ai 120 mm. Un centinaio sono le persone evacuate, i trasporti sono difficili e l'energia elettrica è assente in migliaia di abitazioni. Nel Paese comunque molti altri sono i fiumi/corsi d'acqua esondati o oltre il livello di allerta, a cominciare dal fiume Uruguay stesso, e continuano a crescere. Complessivamente comunque da inizio peggioramento gli sfollati hanno superato abbondantemente il migliaio e si segnalano già 2 vittime per annegamento.

 

(precipitazioni accumulate da sabato 6 a ieri 9 ottobre 2012)

 

Ma il maltempo non intende ancora mollare la presa sull'area compresa tra l'Uruguay e il Brasile meridionale, il sistema semi-stazionario alimentato da aria calda da nord, nelle ultime ore è stato rinvigorito da un fronte freddo che determinerà ancora molte piogge, con altri 50-100 mm accumulabili in poche ore, e anche il vento e la grandine faranno la loro parte specie nelle zone più settentrionali dove l'instabilità è maggiore viste le temperature più alte. Il tempo dovrebbe migliorare gradualmente fin quando una massa di aria secca e più fredda dovrebbe interessare l'area, specie nel weekend.

 

Aggiornamento del 11/10/2012: SI AGGRAVA L'EMERGENZA TRA URUGUAY E BRASILE – FOTO

Medio e lungo termine: dapprima Anticiclone, poi Atlantico ed infine Artico

Medio e lungo termine: dapprima Anticiclone, poi Atlantico ed infine Artico

 

L'attuale fase autunnale prosegue in un contesto meteorologico anticiclonico molto mite, con termiche di qualche grado superiore alle medie stagionali, e con passaggi nuvolosi per lo più innocui.

L'Alta pressione che in questi giorni stazionava solo al centro-sud e nelle Isole Maggiori, si è espansa verso le regioni settentrionali, riportando anche qui tempo soleggiato e temperature molto miti.

Le regioni settentrionali da alcuni giorni sono ai margini di una intensa circolazione depressionaria, che veicolà aria umida ed instabile verso la catena alpina.

Nel corso del fine settimana giungerà una veloce perturbazione dal nord Europa, ma il suo obiettivo sarà la Penisola Balcanica.

Domenica 8 Ottobre la massa d'aria fredda sfiorerà le Alpi, riportando qualche precipitazione specie sul Triveneto.

Di sera le precipitazioni potrebbero raggiungere le Marche,Abruzzo e Molise. Nel contempo avremo un vistoso calo termico al nord, a causa dell'imgresso di fredde correnti di Bora.

Nella giornata di Lunedì 9 Ottobre le precipitazioni raggiungeranno i versanti tirrenici di Calabria e Sicilia, mentre il sole ritornerà a splendere sul resto della Penisola.

Nei giorni successivi ritorneranno condizioni stabili, soleggiate e mite, grazie ad una nuova rimonta dell'Alta pressione, frutto della fusione tra quella sub-tropicale e l'altra oceanica. Pur essendo in un contesto anticiclonico, le regioni settentrionali saranno nuovamente preda di correnti umide oceaniche, a causa del passaggio oltralpe di un fronte atlantico.

Nei giorni succcessivi la pulsazione del Vortice Polare andrà a disturbare il robusto blocco anticiclonico in Atlantico. La vasta saccatura polare che si staccherà, sfruttando la spinta settentrionale dell'Alta delle Azzorre verso il Regno Unito, potrebbe prendere la via del Mediterraneo centro-occidentale.

Attorno al 15 Ottobre l'aria fredda giungerà sulla nostra Penisola, attraverso la Valle del Rodano, generando così una profonda depressione sui mari ad ovest della nostra Penisola ( low Genova).

Avremo marcato maltempo ovunque, con un calo termico marcato a tutte le quote. La neve pottrebbe cadere su Alpi ed Appennino a quote basse.

L'episodio freddo e pertturbato dovrebbe concludersi entro la giornata di Venerdì 19 Ottobre. Mentre al nord ritroveremo ancora termiche inferiori alle medie stagionali, avremo un rialzo delle temperature al centro ed al sud.

Fonte immagini: Modelli MeteoNetwork http://www.meteonetwork.it/models

Fabio Porro

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