Riscaldamenti stratosferici: facciamo un po' di chiarezza

Vi sarete accorti, in questi giorni di fermento, che negli “ambienti” della  meteo se  ne stanno vedendo di tutti i colori: sfoghi da frustrazione collettiva, maledizioni contro gli stratwarming, gente che si accapiglia per stabilire la tipologia esatta del warming. In questo stato di confusione noi crediamo che si stia perdendo un poco il bandolo della matassa: per capire ed inquadrare meglio l’evoluzione futura è molto più importante comprendere le reali dinamiche  ed i fenomeni che sono alla base di un evento “straordinario” come un MMW.
Iniziamo con il chiarire che i riscaldamenti stratosferici, ed in generale movimenti che portano ad un deciso disturbo del Vortice Polare (VP), sono legati sempre ai fenomeni di propagazione dell’onda planetaria più importante, ovvero l’onda asiatico-pacifica (wave 1). Pertanto, per comprendere a priori le potenzialità di un inverno, basta ricercare le cause che potranno favorire una buona azione della wave 1. Tralasciando i fattori sempre presenti (come ad esempio la catena montuosa dell’Himalaya) i principali fattori variabili da anno in anno che sono maggiormente in grado di guidare l’azione dell’onda sono:
1)   estensione dello snow-cover in area asiatico-siberiana: è risaputo che una copertura nevosa molto estesa su questo settore favorisce la formazione di un forte e persistente anticiclone a carattere termico. La sua presenza costituisce un ulteriore e fondamentale elemento di disturbo nei confronti del getto polare che viene portato così ad oscillare. In particolari condizioni tale oscillazione può arrivare ad approfondirsi portando alla formazione di onde planetarie in grado di propagarsi in alta stratosfera. Se l’onda poi è sufficientemente lunga tale da essere stazionaria, essa tende a stazionare a lungo sul Pacifico, comportando il rafforzamento dell’anticiclone stratosferico delle aleutine (PNA +):

Tale circostanza spiega il perché della straordinaria validità del predictor di Cohen.
I fattori che più di tutti sono in grado di modulare il precoce innevamento in area siberiana sono il ciclo ENSO e l’attività solare (vedi predictor AO sviluppato da even nel 2007) . In particolare, come dimostreremo meglio in futuro, è proprio su questo elemento che si basa la forte interazione tra bassa attività solare e clima più rigido in Europa negli anni di prolungata bassa attività solare (vedi PEG).

2)   attività solare e QBO;  l’oscillazione dell’attività solare (raggi UV), intervenendo sul  processo di produzione dell’ozono stratosferico sulle regioni tropo-equatoriali,  è in grado di alterare il regolare processo della SAO (semi-annual-oscillation),andando a modulare  il regime dei venti zonali nell’alta stratosfera-mesosfera tropicale. In particolare negli anni di bassa attività solare si registra un indebolimento della SAO, apportando delle ripercussioni sull’intera colonna d’aria:  negli anni di QBO negativa l’anomalo indebolimento della SAO tende a rafforzare e a prolungare il regime esterly della QBO (QBO negativa). Tale circostanza aiuta ad avere un medio-basso VPS mediamente meno intenso soprattutto nella prima parte dell’inverno, quando il normale processo di raffreddamento radiativo tende ad approfondire maggiormente il vortice. Tutto ciò si traduce in una riduzione dello wavenumber e dunque  in una maggiore possibilità di un approfondimento della wave 1, anche nelle primissime fasi della stagione;

All’inizio di ogni stagione invernale, contemporaneamente all’approfondimento  delle velocità zonali stratosferiche,  si sviluppano, proprio in territorio asiatico, le prime onde in grado di apportare i primi disturbi ai danni del VP. Tale circostanza, che impedisce al VP stesso di raggiungere eccessiva intensità, è strettamente correlata alla peculiare conformazione dell’emisfero boreale. In questa fase le onde non hanno caratteristiche tali da risultare stazionarie, e la situazione evolve in una loro rapida traslazione verso il settore canadese, generando i primi CW. Si tratta di un processo fisiologico che porta ad un progressivo indebolimento del VP e che può sfociare, in una fase più avanzata, in un deciso warming stratosferico. Negli anni più sfavorevoli (a livello teleconnettivo), tale processo richiede tempi molto lunghi e risulta pertanto  inevitabile la transizione in uno stato da NAM++.
Al contrario, quando si verificano le circostanze sopra citate (vedi punti 1 e 2),  già a fine novembre-inizio dicembre tende ad instaurarsi un’anomala (visto il periodo) wave 1 che porta ad un evoluzione  invernale molto diversa e ben più dinamica.  Nel cuore della PEG, quando simili configurazioni erano all’ordine del giorno,  inverni dinamici ed in molti casi gelidi si presentavano con estrema frequenza (da qui si capisce il vero significato della PEG).
Per non dilungarci eccessivamente e non perdere troppo di vista la situazione attuale, concentriamoci sulle dinamiche relative alla stagione in corso. Proprio all’inizio dell’inverno (fine novembre), in virtù di uno snow cover straordinariamente esteso, la wave 1 si è presentata da subito particolarmente energetica e discretamente stazionaria, producendo una spiccata ellitticizzazione del VP con precoce tentativo di split.

La conseguenza diretta consiste naturalmente nello sviluppo di una poderosa onda planetaria a partire dal settore asiatico ed  in grado di divenire rapidamente stazionaria sul Pacifico (vedi prima immagine).   A livello “indiciale” detta situazione è ben testimoniata da alcuni fattori strettamente correlati con la dinamica di propagazione ed infrangimento della poderosa wave 1:
1)   inversione e rapido approfondimento della circolazione esterly nell’ambito della mesosfera equatoriale;
2)   approfondimento della MJO sui settori pacifici (zone 6 e 7).
Il grado di approfondimento dell’onda di Kelvin su tali settori è infatti strettamente correlata alla stazionarietà dell’onda pacifica (wave 1) attraverso una famosa circolazione meridiana nota come BDC (Brewer-Dobson-Circulation). Difatti,  quando un'onda stazionaria planetaria raggiunge la stratosfera, deposita il suo momento esterly, decelerando la corrente a getto stratosferica invernale che è westerly.  In queste occasioni il vortice polare rallenta e può anche essere spostato o splittato. La deposizione di quantità di moto est nella stratosfera polare e il rallentamento del getto polare è conosciuto come “breaking wave”. Tale circostanza produce per attrito il fenomeno del riscaldamento stratosferico improvviso. Il risultato è una situazione che è termodinamicamente squilibrata. A questo punto, per ripristinare l’equilibrio radiativo, a partire dall’alta stratosfera inizia rapidamente un processo di raffreddamento. Il raffreddamento dell'aria è accompagnata da movimenti di affondamento, dal momento che l'aria più fredda è più densa e affonda. E' questo movimento che determina lo spostamento d’aria lungo i meridiani dall'equatore al polo nell'emisfero boreale in inverno. Infatti l'aria discendente nella regione polare deve essere bilanciato da un flusso di aria verso verso i poli.
Per requisiti di continuità di massa, questa aria deve venire dai tropici, e precisamente dalla troposfera tropo-equatoriale.  La BDC costituisce dunque quella cella circolazione in cui l’aria tropicale muove verso i poli per sostituire l'aria discendente ai poli. Pertanto, quando una wave 1 stazionaria penetra nella stratosfera polare depositando il suo momento esterly (e producendo un grande warming per attrito), per continuità di massa si ha una forte  impennata  della BDC con conseguente istantaneo incremento della quantità di aria entrante in  stratosfera attraverso la tropopausa equatoriale (di qui il famoso innalzamento della stessa ed aumento dlla quantità di ozono sul polo). L’improvvisa intensificazione di detti  movimenti ascendenti ai tropici portano ad un significativo incremento dell’attività convettiva sui settori centro-occidentali del pacifico, segnalata dal passaggio forte e duraturo della MJO in zona 6 e 7 e da un’ intensificazione della GWO.

Questo fenomenologia spiega due fatti fondamentali e che in pochissimi conoscono:
1)   per i requisiti di continuità di massa le wave stazionarie  in grado di propagarsi in stratosfera sono localizzate sopra i due oceani maggiori. In particolar modo la wave numero 1  (anticiclone stratosferico delle aleutine) è ovviamente collocata sull’oceano maggiore;

2)   negli inverni in cui si manifestano condizioni favorevoli allo sviluppo della wave 1 sul Pacifico è particolarmente favorita la convezione sui settori centro-occidentali. E’ per questo che in questi inverni (che coincidono quasi sempre ad inverni particolarmente freddi e/o nevosi sull’Europa) sul Pacifico si riscontrano condizioni di Nino ovest/Nina est based.

Tornando nuovamente all’attualità, la formazione di una potente onda stazionaria sul Pacifico (la cui storia parte da almeno metà dicembre), sarà segnalata da un impennata della MJO proprio sopra i suddetti settori in seguito  al riassorbimento del warming alle quote superiori (che inizierà proprio a partire dal Pacifico):

Come nella presente situazione, quando un onda altamente stazionaria riesce a propagarsi nella prima fase dell’inverno (per via della situazione teleconnetiva di partenza;vedi punti 1 e 2 iniziali) e quindi in un contesto di velocità zonali relativamente alte, la dinamica può facilmente sfociare in uno split (l’onda non riesce e ad “annullare” rapidamente il vortice da sola e deve ricevere l’aiuto dall’opposta onda atlantica). Ribadiamo che si tratta di una situazione molto conforme a quella attuale (ed è per questo che siamo riusciti a prevedere lo split con tanto anticipo). Tuttavia la particolare fase di innesco, diversamente dalla classica dinamica di split, che prevede una separazione quasi simmetrica del VPS in due lobi grazie all’azione di entrambe le onde planetarie, risulta quasi totalmente a carico della wave 1 e nasce dalla dislocazione del VP sul settore euroasiatico a seguito della fase DA+ . Il forcing troposferico pertanto, generato degli attriti tra hp siberiano e VPT nel tentativo di bilanciare il suo decentramento (principio di conservazione del momento angolare), contrariamente ad un MMW di tipo displacement, si troverà bloccato sul settore est asiatico proprio a causa delle particolari condizioni che lo hanno generato ovvero un forte riduzione delle velocità zonali conseguente alla dissipazione di energia cinetica in energia termica: questo permetterà la stazionarietà dell’onda planetaria e l’ulteriore sviluppo di flusso di calore che porterà allo split del VP in stratosfera ma con un lobo canadese molto più importante di quello asiatico. Ci troveremo quindi in presenza del cosiddetto fenomeno di risonanza causato dalla forzante termica e orografica sul settore asiatico come effetto dell’instabilità baroclina della colonna d’aria(la componente di trasferimento dei flussi verticali è proporzionale al trasferimento di calore orizzontale  che è generato dagli attriti) .
Gli effetti in troposfera, proprio a causa della particolarità che ha generato l’evento stratosferico, non potranno che tradursi con un asse ruotato in senso antiorario (Groenlandia-labrador/est siberia) rispetto a quello classico (canada centrale/siberia centrale).
La conseguenza di una siffatta dinamica si pensa che probabilmente non si tradurrà immediatamente in uno split troposferico in quanto il trasferimento di calore dall’alto, e quindi di energia potenziale, non riuscirà a cumularsi sul settore aleutinico ma su quello atlantico andando a generare una potente wave 2 che catapulterà tutta l’europa in una morsa di gelo..solo in seguito all’aumentare dell’ampiezza dei flussi atlantici fino nella media stratosfera, riducendo quindi in modo consistente le velocità zonali si assisterà alla ripartenza della wave 1 troposferica con split e recrudescenza del freddo…Si vuole sottolineare come in queste condizioni strato-troposferiche tali meccanismi vengano ad autoalimentarsi fino all’annullamento delle condizioni che li hanno generati..rispetto alla classica dinamica split, che tranne in poche occasioni ci ha visto protagonisti, è una delle rarissime occasioni, almeno nell’ultimo trentennio, nelle quali un‘ondata di freddo può assumere connotati di persistenza ed intensità sul settore russo ed europeo.

Link all'articolo: http://www.meteoforumme.it/forum/analisi-e-previsioni-meteo/facciamo-un-…

Neve nera cade sulla città russa di Omsk

Fenomeno sicuramente preoccupante anche se forse suggestivo quello accaduto già due volte negli ultimi giorni nella città siberiana di Omsk. Le nevicate accadute in città il 12 dicembre e nella notte tra il 13 e il 14 hanno depositato a terra neve di colore grigio-nero. La città, seconda per grandezza solo a Novosibirsk, è situata nella Siberia sud-occidentale poco distante dal confine con il Kazakistan ed è un importante centro dell'industria petrol-chimica. Il clima della città è prettamente continentale con inverni molto freddi e secchi, anche se non sono infrequenti nevicate talvolta anche abbondanti. Il 4 dicembre una discreta nevicata ha ammantato la città con una decina di centimetri di accumulo ma sono le debolissime spruzzate accadute negli ultimi giorni a destare la preoccupazione dei residenti visto il colore assunto dalla precipitazione. 

 

Il manto grigio depositatosi sopra la neve già presente al suolo è stato segnalato in una vasta area del quartiere periferico di Oktjabr'skij. Considerate le segnalazioni e le lamentele dei residenti preuccupati, le autorità hanno prelevato dei campioni di neve per le opportune analisi. Le autorità minimizzando la portata del fenomeno hanno dichiarato che non sussiste alcun pericolo per le persone, tuttavia dalle analisi appare evidente che il colore anomalo è dovuto alle particelle di cenere rilasciate dalle industrie locali, si pensava ad una in particolare che tratta componenti chimici per la produzione di pneumatici ma ora emergono altre possibilità sempre nell'ambito industriale ma questa volta legate alla produzione di energia. Il fenomeno, non del tutto nuovo per la zona, che è accaduto anche a causa delle particolari condizioni atmosferiche che coinvolgono la città in questi giorni fa riflettere sul grave stato di inquinamento che interessa molte città della Siberia. Di seguito alcuni scatti dell'evento ripresi dal video che testimonia l'accaduto. 

Fonte: Diario Meteorologico della Terra

Gelo fino a Santa Lucia, poi sarà l'Atlantico a “dominare”!

L'Inverno non si è fatto troppo “attendere”, e a “colpi” di irruzioni artiche è giunto fino al centro-sud, con  neve persino sulle località di mare.

Dopo aver imbiancato le località di pianura del nord, da Milano fino a Venezia, la precipitazione nevosa ha raggiunto perfino le località marittime del versante adriatico, imbiancando Rimini, Caorle, e più giù, fino alle Marche, Abruzzo e Molise. Il maltempo con freddo e neve ha raggiunto stamane la Sicilia, e nella scorsa durante un forte temporale, neve e grandine hanno imbiancato la città di Messina.

Stamane su  tutto il nord il gelo è il “protagonista”, con termiche di gran lunga sotto lo zero. Segnalati -7°C a Linate, tra -10/-12°C su bassa Emilia, -22°C a Livigno, -8°C Milano Malpensa, -12°C Dobbiaco, Pian Rosa (3480 m) -18.0 °C.

Ma anche nei primi giorni della prossima settimana le correnti ariche continueranno ad investire la nostra penisola, ed un nuovo impulso artico è atteso per la giornata di Martedì 11Dicembre.

La vasta depressione fredda con “centro” motore tra Polonia ed Ungheria, “piloterà” l'ennesimo fronte artico verso la nostra Penisola, ove gli effetti più marcati tra basso Tirreno, medio-basso versante Adriatico, fin verso la Sicilia.  La neve cadrà sui rilievi tra i 700/800 metri di quota, bello al nord, ma sempre molto freddo.

Mercoledì 13 Dicembre avremo una breve pausa su tutta l'Italia, ma le temperature faranno molta “fatica” a risalire.

Ma da Giovedì 14 Dicembre interverrà un cambio circolatorio molto importante. I venti gelidi di tramontana saranno sostituiti da più miti sciroccali, che teneranno di far “riprendere” un pò “fiato” alle temperature.

L'Atlantico dopo qualche settimana di assenza “invierà” un suo fronte, che nella giornata di Venerdì 15 Dicembre con primi “interessamenti” ad inizare dai settori più occidentali.

Le correnti umide sciroccali scorrendo sopra il “cuscino” freddo “eredidato” dalle incursioni artiche, potranno inizialmente rinnovare le condizioni per un ritorno della neve nelle zone di pianura. Questa sarà poi sostituita dalla pioggia, a causa dell'aumento termico che “eroderà” lo strato freddo presente.

Il rialzo termico proseguirà nei giorni seguenti, in un contesto a tratti perturbato, ma non freddo.

Termiche in aumento che solo momentaneamente, poichè già a partire dalla terza decade di Dicembre, sembra prospettarsi una nuova fase fredda, a causa del rallentamento del Getto.

Fabio Porro

Fonti immagine: http://www.meteonetwork.it/models/

Ancora senza neve alcune città del Midwest: è record

Giornate insolitamente calde su buona parte del Midwest ma anche su tutta la parte orientale degli Stati Uniti e nevicate che tardano ad arrivare su alcune località, storicamente già innevate in questo periodo dell'anno: uno scenario non propriamente invernale. Tra queste città sono presenti Chicago, nell'Illinois, Des Moines, nello Iowa,  Milwaukee, nello Wisconsin e Omaha, nel Nebraska. Queste ancora non hanno ricevuto un accumulo misurabile; con accumulo misurabile si intende che non ci sono state nevicate che hanno accumulato al suolo almeno 0.1 pollici (0.25 cm). 

 

 

Qui di seguito le località che abbiamo citato e che hanno stabilito un nuovo record stagionale.

Chicago, Illinois: 281 giorni senza accumulo nevoso misurabile, il record era del 1994 con 280 giorni senza neve; la nevosità media entro il 5 dicembre è di 70 cm. Il record di nevicata con accumulo più tardiva risale invece al 16 dicembre 1965.

Des MoinesIowa: 281 giorni senza accumulo nevoso misurabile, il record era del 1889 con 277 giorni senza neve; la nevosità media entro il 5 dicembre è di 109 cm.

Milwaukee, Wisconsin: 280 giorni senza accumulo nevoso misurabile, il record era del 1999 con 279 giorni senza neve; la nevosità media entro il 5 dicembre è di 104 cm.

Omaha, Nebraska: 290 giorni senza accumulo nevoso misurabile, il record era del 2001 con 285 giorni senza neve; la nevosità media entro il 5 dicembre è di 94 cm.

Molte altre sono le località che hanno registrato nuovi record, ci siamo soffermati su quelle più importanti.

Fonte: Diario Meteorologico della Terra

Nord della Cina alle prese con incredibili blizzard

Xinjiang ma soprattutto Mongolia Interna, Liaoning, Jilin e Heilongjiang: sono queste le province più colpite dal fronte freddo che si sta abbattendo in queste ore nel nord della Cina, con temperature polari, vento e neve estremamente abbondante. L'allerta era stata lanciata dal National Meteorological Center (NMC) già da sabato e il maltempo di natura prettamente invernale si è presentato puntuale su questa vasta area dell'Asia orientale. Se da un lato l'inverno si era presentato su queste regioni già da diverse settimane, il maltempo non era stato fin ora così inclemente da portare non solo disagi ma in certi casi anche danni e morte. La tempesta si è abbattuta dapprima sullo Xinjiang, le  autorità hanno riferito oggi che l'aeroporto di Urumqi è stato chiuso, portando la cancellazione di oltre 70 voli, risulta infatti attualmente impossibile mantenere le piste pulite dalla neve che continua a cadere incessante. Ma le tempeste di neve hanno portato il caos anche in tutta la prefettura autonoma di Ili nel nord-ovest dello Xinjiang, in certe zone la neve ha raggiunto un'altezza dil 90 centimetri causando problemi a circa 12.000 persone residenti in 72 villaggi. I rapporti ufficiali riferiscono che un uomo è morto e un altro si trova in gravi condizioni, nella prefettura inoltre sono state evacuate 1800 persone visto che oltre 300 abitazioni sono state pesantemente danneggiate. 

 

La neve e i forti venti che stanno imperversando in queste ore più a nord-est portando numerosi disagi su Mongolia Interna, Liaoning, Jilin e Heilongjiang, stanno aggravando la situazione già difficile nella città di Harbin, proprio nella provincia di Heilongjiang. In questa nota località, famosa per il suo clima particolarmente rigido e per la manifestazione legata al ghiaccio che vi si svolge annualmente,  un malfunzionamento del sistema di riscaldamento cittadino iniziato venerdì, ha lasciato al gelo oltre 23.000 famiglie. Alle 8.00 di questa mattina i residenti segnalavano ancora temperature ben sotto lo zero nelle loro case, quando all'esterno la colonnina di mercurio era scesa nella notte oltre i -20. Se al malfunzionamento dovuto alle condutture obsolete, stanno lavorando i tecnici, il governo ha invitato nel mentre la popolazione a rifugiarsi da parenti o in alberghi. In attesa di ulteriori aggiornamenti vi lasciamo a qualche foto scattata oggi nella provincia di Liaoning.  

 

 

Fonte: Diario Meteorologico della Terra

Freddo e neve protagonisti almeno per una decina di giorni

La stagione autunnale si è  appena congedata con una  forte dinamicità, con un carico precipitativo notevole, in un contesto termico sovente oltre la media stagionale.

Le  precipitazioni di questa ultima “tornata” autunnale  hanno nuovamente rimarcato la “fragilità”  del territorio italico, con episodi alluvionali, specie sui settori tirrenici.

La vasta depressione che ha flagellato la nostra Penisola negli ultimi giorni, ha “origini” ben lontani da noi, fin dal Circolo Polare Artico. Ad inizio settimana i due anticicloni permanenti subtropicali dell'Atlantico e del Pacifico, approffittando della debolezza del Vortice Polare, si sono ancora “spinti” nuovamente verso la Calotta polare, “disturbando” nuovamente il VP e causando la suo frammentazioni in due o più nuclei.

Il primo nucleo gelido ha “intrapeso” la “strada” spagnola, e poi si è “ripresentato” con correnti umide e piovose verso la nostra Penisola.

Nel frattempo l'Alta pressione delle Azzorre tenterà una rimonta sull'ovest del Continente europeo, ma non riuscirà ad contrapporsi agli impulsi gelidi, proveniente dirattamente dal Circolo Polare Artico.

Tra Martedì 4 e Giovedì 5 Dicembre avremo una nuova “pulsazione” artica, con precipitazioni sopratutto “concentrate” al centro-sud. Le precipitazioni sotto forma di rovescio o temporale insisteranno su questi settori, mentre la neve cadrà sull'Appenino a quote medie e al nord/est. Tempo più asciutto al nord/ovest grazie alla protezione della catena alpina.

Poi seguirà una breve fase variabile, con  i rovesci che si attarderanno ancora sulle regioni meridionali.

Ma la formazione di una depressione al centro-sud attirerà asria fredda  da est, verso la nostra Penisola nel prossimo fine settimana, tra Sabato 8 e Domenica 9 Dicembre.

Il freddo ritornerà con “prepotenza ” sulla nostra Penisola, con estese gelate al nord, e neve a quote basse al centro-sud.

Dopo il 10 Dicembre il flusso freddo incomincerà ad indebolirsi, sia per il ricompattamento del Vortice Polare, sia anche per una Alta pressione più “presente” sulla nostra Penisola, con esclusione dei versanti adriatici ancora alle “prese” con freddo e neve a quote basse.

Fonti immagini:

http://www.meteonetwork.it/models/

Fabio Porro

Nevicata giornaliera record a Mosca: a soli 2 cm dal record mensile

Al via l'inverno anche a Mosca, dove è arrivata la seconda nevicata stagionale (Prima insolita nevicata a Mosca (Russia) – immagini dell'evento). Nevicata del tutto insolita quella verificatosi nella capitale russa: secondo gli esperti, infatti, una nevicata di tale intensità non si verificava da almeno 50 anni. Almeno 12 centimetri la neve caduta in 24 ore, un terzo del manto nevoso che regolarmente si accumula in tutto il mese. La capitale, nonostante sia abituata alla neve, è andata in tilt. L’aeroporto di Domodedovo è rimasto bloccato (circa 70 i voli cancellati), e un ingorgo di almeno 30km ha paralizzato la viabilità stradale nelle principali arterie cittadine. Ora a Mosca si punta anche all'accumulo record per il mese di Novembre che è pari a 24 cm ed è stato registrato nel Novembre 2004, anche se nelle prossime ore le forti nevicate lasceranno il posto a un debole nevischio o, secondo gli esperti, alla cosiddetta pioggia congelatosi (freezing rain), un tipo di precipitazione che, al contrario della neve, è ancora liquida mentre fluttua nell'aria e congela all'istante quando tocca un oggetto. Per questo la pioggia congelantesi imperla tutto di uno strato di ghiaccio trasparente ed è un gran pericolo per gli automobilisti. In particolare, se l'aria è a temperatura inferiore a 0 °C si parla propriamente di gelicidio; se la pioggia si solidifica su oggetti raffreddati per irraggiamento con temperatura dell'aria leggermente superiore a 0 °C si parla di vetrone. Qui di seguito le foto dell'evento.

 

Fonte: Diario Meteorologico della Terra

Nubifragi, tornado e grandine alle Hawaii: colpita Oahu

Era stata lanciata l'allerta dal National Weather Service (NWS) per il rischio di forti temporali su Oahu, l'isola hawaiana che ospita la capitale Honolulu, e il maltempo oggi è arrivato puntuale. La popolazione era stata infatti allertata per questa tempesta definita “pericolosa” dai meteorologi, che avevano invitato i residenti a prepararsi a forti venti, piogge intense e ad una importante attività elettrica. Si raccomandava di stare al chiuso, lontano dalle finestre e comunque distante dai corsi d'acqua e dai punti più bassi sulla rete stradale, soggetti a possibili allagamenti. I forti temporali hanno coinvolto lo Stato americano iniziando però da sud-est coinvolgendo dapprima l'isola di Maui provocando i primi lievi allagamenti. Successivamente il maltempo si è spostato su Oahu, dove a Wahiawa è stata avvistata anche una tromba d'aria e le prime grandinate poi spostatesi su Pearl City. E sono proprio le zone di Pearl Harbor e di Honolulu quelle più colpite dai forti venti, con raffiche che hanno raggiunto i 95 km/h, e da violenti nubifragi che hanno provocato oltre a diffusi allagamenti anche alcuni danni.

 

La notizia principale circa questi ultimi riguarda Kalihi, dove è crollato tutto il tetto dell'auditorium della Farrington High School proprio a causa delle forti piogge abbattutesi sull'area, fortunatamente non si registrano ne vittime ne feriti. Nella sala oggi era in preparazione un evento che avrebbe raccolto decine di persone, ma fortunatamente al momento del crollo era presente un solo un tecnico che non ha riportato lesioni. “E 'come fosse esplosa una bomba, tutto completamente distrutto” dicono i testimoni, ancora increduli. Considerando che lo spazio è sfruttato ogni settimana da migliaia di persone è stata una fortuna non ci siano stati danni alle persone. Di seguito gli scatti provenienti dalle Hawaii che mostrano le diverse manifestazioni del maltempo sull'isola dell'arcipelago pacifico. 

 

 

 

Tempeste di sabbia in corso in Alaska: cause e ipotesi

Ci eravamo lasciati martedì ammirando gli straordinari scatti del satellite TERRA che ritraevano la fioritura del fitoplancton in Argentina (Terra immortala la fioritura del fitoplancton in Argentina) ma anche domenica scorsa abbiamo sfruttato il satellite per osservare la vasta nube di fumo che giace tuttora ai piedi dell’Himalaya (Fumo denso avvolge le pendici dell'Himalaya), oggi però ci spostiamo in Alaska dove il sensore MODIS (Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer) installato dalla NASA su AQUA, ha immortalato negli ultimi giorni delle spettacolari tempeste di polvere. Ci si chiederà da dove deriva questa sabbia tale da scatenare tempeste di questo tipo in questa zona del pianeta apparentemente insolita per questo tipo di fenomeni. 

 

Una risposta si deve cercare nel lavoro svolto dai ghiacciai, essi infatti nel loro ciclico moto di avanzamento e ritiro macinano letteralmente la roccia sottostante, ed è proprio da questo processo che si forma della sabbia finissima, la cosiddetta “farina glaciale” o “farina di roccia”, la quale viene poi trasportata dalle acque verso valle finendo nei fiumi e nei laghi. In autunno però la portata dei corsi d’acqua è ridotta al minimo, lasciando sulle rive questa polvere finissima che essiccandosi diventa facilmente trasportabile dai forti venti che sferzano la zona. Il fenomeno delle tempesta di polvere in Alaska accade quasi ogni anno, in questo 2012 le rilevazioni satellitari l’hanno immortalato per la prima volta il 21 ottobre scorso. L’immagine che segue è del 23 ottobre, quando MODIS ha registrato uno scatto di una tempesta che si sollevava per centinaia di chilometri verso il largo a partire dal letto del fiume Copper che sfocia sul Golfo dell'Alaska. 

 

Altro scatto che vi mostriamo è quello registrato il 6 novembre, riguardante un’altra tempesta ma questa volta più a nord ossia su Bristol Bay. Riguardo quest’ultimo evento però è necessario fare una precisazione, se da un lato infatti l’origine della sabbia è attribuibile al medesimo meccanismo descritto sopra, ci sono alcuni scienziati che ritengono che questa polvere sia giunta dalla lontana Cina.

 

Abbiamo parlato anche noi di diariometeo della tempesta di sabbia originatasi dal deserto del Taklimakan che ha colpito il nord della Cina pochi giorni fa (La Cina tra tempeste di sabbia e tempeste di neve), è proprio a questo evento che si riferiscono gli scienziati, che supportati dai dati provenienti dal satellite Suomi NPP, ritengono che la sabbia si sia spinta attraverso il Pacifico fino a raggiungere l’Alaska tra il 2 e l’8 novembre scorsi. In ogni caso gli studiosi stanno monitorando da anni il fenomeno che risulta importante per diversi motivi, se da un lato infatti esso può costituire un pericolo per la navigazione aerea, dall’altra può  risultare pericoloso per la salute delle persone. 

Fonte: Diario Meteorologico della Terra

Tempesta di neve nel nord-est della Cina: danni ingenti

Era stato lanciato l'allarme di livello arancione, il più alto dopo il rosso, e la forte tempesta gelida è arrivata puntuale su tutto il nord-est della Cina, creando negli ultimi 3 giorni diversi problemi nella circolazione stradale, nonchè difficoltà e danni alle popolazioni coinvolte. Il maltempo di natura prettamente invernale ha iniziato ad abbattersi nella provincia di Heilongjiang già da domenica e in particoalre nelle città di Hegang e Shuangyashan causando gravi disagi e danni alla popolazione. Dalla sera di lunedì tutte le autostrade della provincia, quelle che collegano il capoluogo Harbin con le atre città, sono state chiuse alla circolazione e il servizio di trasporto pubblico è stato sospeso, nella sola giornata di lunedì infatti oltre 400 autobus erano stati bloccati dalle forti nevicate. La neve abbondante e pesante ha danneggiato 170 abitazioni, provocato la caduta di rami e alberi su un area boschiva di 33.000 ettari e rovinato 2.200 ettari di coltivazioni. 

Istantanea 2012-11-14 09-48-21

Sorte simile seppur meno  grave è quella toccata alla vicina provincia di Jilin, dove scuole e asili rimarranno chiusi anche oggi, inoltre le autorità locali, specie nel capoluogo Changchun, hanno deciso di aumentare il numero e la frequenza degli autobus di linea, invitando la popolazione ad utilizzare i servizi pubblici di trasporto per evitare ingorghi e incidenti sulla rete stradale. Il maltempo però ha portato con sè anche un forte aumento dei prezzi, soprattutto di frutta e verdura, aumenti che hanno toccato l'80% e non si prevedono riduzioni finchè il maltempo imperverserà sulla regione, rendendo difficile e costoso soprattutto il trasporto. Il maltempo ha poi colpito con disagi simili anche la regione autonoma di Xinjiang, già colpita qualche settimana fa da nevicate e forti venti . In queste ore il rischio di ulteriori nevicate rimane alto su tutta l'area anche se la perturbazione sta lasciando lentamente spazio ad ampi tratti soleggiati, rimane quindi un livello di allerta blu, il più basso della scala delle allerte. Vi lasciamo ad una carrellata di fotografie, alcune delle quali davvero suggestive, scattate proprio in questi giorni nel nord-est della Cina (cliccare sulle immagini per ingrandire).

 

Istantanea 2012-11-14 09-41-39

 

Istantanea 2012-11-14 09-51-34

 

Istantanea 2012-11-14 09-48-51

 

Fonte: Diario Meteorologico della Terra

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