Primi rilevamenti da minimo storico dei ghiacci artici

Qualche giorno fa, occupandoci del ciclone che ha colpito l’artico (Un ciclone devasta i ghiacci dell'articoIl ciclone artico: meccanismo distruttivo e aggiornamenti), avevamo accennato al fatto che, a prescindere dalla tempesta, c’erano tutti i presupposti affinchè nel 2012 si raggiungesse il minimo storico di AREA e di ESTENSIONE dei ghiacci artici, come previsto con largo anticipo delle numerose istituzioni scientifiche che si occupano di questo tema.

Prima di mostrare i dati relativi alla situazione attuale è opportuno accennare alla differenza, poco conosciuta, tra il concetto di AREA e quello di ESTENSIONE: gli studiosi infatti usano queste due “misure” perché forniscono informazioni leggermente diverse. Innanzitutto bisogna precisare che l’ESTENSIONE è sempre più elevata dell’AREA. Per spiegare semplicemente ciò, usiamo una similitudine spesso utilizzata a riguardo, ossia paragonando i ghiacci ad una fetta di formaggio svizzero. Per ESTENSIONE intendiamo tutta la superficie interna al suo perimetro, mentre per AREA intendiamo tutta la superficie esclusi i famosi “buchi” propri di questo formaggio.

Per spiegare i concetti nel merito bisogna premettere che i satelliti che effettuano le rilevazioni suddividono l’artico in “celle”. Per quanto riguarda il concetto di ESTENSIONE: se una cella è coperta per almeno il 15% da ghiacci è considerata completamente coperta. Per quanto riguarda invece il concetto di AREA: vengono sommate le superfici effettivamente coperte ma solo delle celle che raggiungono almeno il 15% di copertura.

Usiamo un esempio per chiarire meglio: supponiamo di avere 3 celle che misurano 20×20 km, la prima coperta per il 9%, la seconda per il 17%, la terza al 75%. Per quanto riguarda il calcolo dell’estensione vengono prese in considerazione solo le ultime due (essendo la prima sotto il 15%),  quindi l’ESTENSIONE  sarà di (20 x 20) x 2 = 800 Km2. Per quanto riguarda il calcolo dell’area vengono sempre prese in considerazione solo le prime due considerando però la percentuale di copertura, quindi l’AREA sarà invece di 368 km2 (dalla somma del 17% di 400 km2 + 75% di 400 km2).

Si può dunque affermare che la misura dell'AREA è molto più precisa e ci consente anche di valutare la “qualità” dei ghiacci.

(Le due foto presenti in questo articolo sono i primissimi scatti di quest'anno del ghiacciaio Petermann nel nord-ovest della Groenlandia e sono tratte da www.icyseas.org, scattate l'11 agosto da Henry Larsen del Canadian Coast Guard Ship)

Passiamo quindi all’esposizione dei primi dati giunti fin ora: solitamente i minimi storici di AREA e di ESTENSIONE si raggiungono nel mese di settembre, tuttavia quest’anno, i dati che provengono da alcune delle istituzioni sopraccitate, ci dicono che ciò sta già avvenendo in questi giorni. Iniziamo con il primo grafico giunto dall’Università di Brema.

il grafico ci mostra già da 3 giorni che i record di ESTENSIONE minima registrati nel 2007 e nello scorso anno sono già stati frantumati. C'è però una precisazione che deve essere fatta circa questi dati: l’Università di Brema si basava fino all’ottobre scorso sulle rilevazioni del sensore AMSR-E che essendo guasto, ora è stato sostituito dal sensore SSMIS, pertanto, essendoci parziali differenze tra le due modalità di monitoraggio, ci sono dei dubbi sull’opportunità di porre a confronto dati che possono essere disomogenei.

Proseguiamo poi con i dati provenienti dal consorzio ROOS, il grafico seguente ci mostra che il fatidico minimo di SIA (Sea Ice AREA) del 2007 è già stato surclassato dal 2012.

Passiamo infine ai dati (tra più seguiti) di Cryosphere Today e anch’essi sentenziano che per quanto riguarda la SIA in questi giorni l’AREA coperta di 2,87 milioni di km2 è ancora minore rispetto al record dello scorso anno e del 2007 (rispettivamente di 2,90 e 2,92 milioni di km2).

Lasciamo a personalità più titolate l’analisi precisa e approfondita delle cause e delle possibili conseguenze di questa drammatica situazione, ma già diversi studi stanno dimostrando che la perdita di ghiaccio artico dovuta al riscaldamento globale sta rendendo il nostro clima sempre più estremo, questione che magari approfondiremo in altri nostri futuri articoli.

Fonte: Diario Meteorologico della Terra

A livello globale Luglio 2012 è risultato uno dei più caldi dall'inizio delle rilevazioni

Luglio 2012 è stato il mese più caldo, come già descritto, per gli Stati Uniti (Negli Stati Uniti luglio 2012 è stato il più caldo di sempre), secondo il National Climatic Data Center (NCDC) del National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA). Si scopre inoltre che il mese è stato molto caldo a livello globale, il quarto più caldo dal 1880 (inizio delle rilevazioni).

 

La mappa seguente riporta le anomalie delle temperature di luglio 2012, come analizzato dalla NASA Goddard Institute for Space Studies (GISS), rispetto alla media mensile 1951-1980. Per costruire la mappa, gli scienziati del GISS hanno utilizzato i dati pubblici prendendo in considerazione 6.300 stazioni meteorologiche di tutto il mondo: temperature dei singoli Paesi, temperature superficiali dei mari, ma sono state prese anche in considerazione le stazioni delle zone antartiche. 

Si noti che la mappa non descrive le temperature assolute, che sono quelle temperature che modificano la media a lungo termine. Il rosso più scuro rappresenta le temperature oltre i 4°C rispetto alla media mensile, il bianco indica le temperature in media, mentre il blu scuro indica le temperature al di sotto dei 4°C rispetto alla media mensile.

Oltre al caldo record degli Stati Uniti anche la Penisola Antartica, l'Europa dell'est e il Nord Africa sono state particolarmente calde rispetto alla media mensile.

Secondo il NCDC la media globale, risultante dalla combinazione delle temperature terrestri e quelle superficiali marine, è stata di 0.62°C, di ben oltre 15.8°C superiore alla media. Nell'emisfero settentrionale luglio 2012 è stato il più caldo di sempre chiudendo con 1.19°C oltre alla media. Rappresenta inoltre il quarto mese consecutivo in cui l'emisfero settentrionale stabilisce un nuovo record di temperatura mensile.

 

In una recente analisi, James Hansen e colleghi della NASA, hanno presentato delle statistiche che mostrano come le ondate di calore estive sono diventate sempre più estreme a causa del riscaldamento globale. Nell'ultimo decennio, il numero di estati calde è salito al 75%, affermano gli esperti della NASA.

 

Fonte: Diario Meteorologico della Terra

Altre inondazioni in Africa: migliaia di sfollati tra Ciad e Sudan

I primi di agosto avevamo pubblicato un breve report sull'andamento della stagione delle piogge nell'Africa occidentale (Piogge abbondanti e Flash Floods nell'Africa Occidentale), caratterizzata come abbiamo visto da precipitazioni molto importanti quest'anno. L'intensa fase piovosa ha guadagnato terreno negli ultimi giorni anche verso est, in ritardo rispetto alle medie stagionali, ma coinvolgendo pesantemente il Ciad e ancora il Sudan con piogge torrenziali.

Particolarmente drammatica la situazione in Ciad: cinque quartieri della capitale N'Djamena e i distretti di Rig Rig e Mangalmé sono stati tra le zone più colpite. Rig Rig, un distretto a 420 km dalla capitale N'Djamena ha sperimentato tra il 6 e il 7 agosto piogge senza precedenti: in 24 ore sono caduti 800 mm d'acqua stando ai dati del servizio meteo. L'alluvione ha lasciato almeno 3.000 persone senzatetto distruggendo 200 abitazioni. Nella città di Goz Beida, situata nella parte orientale del Ciad, le inondazioni hanno danneggiato 227 case distruggendone 109, causando la perdita delle scorte alimentari delle 600 persone colpite. Anche nel distretto di Mangalmé sono state distrutte decine di abitazioni, di rifugi e di magazzini, coinvolgendo 1.200 persone.

Come si è accennato, anche il Sudan sta vivendo una fase particolarmente drammatica, dall'inizio della stagione delle piogge ben 32 persone sono state uccise dalle inondazioni, 4700 le case distrutte e oltre 35.000 i capi di bestiame perduti. Solo nel mese di agosto oltre 14.000 persone sono state coinvolte dalle alluvioni solo nel Darfur.

Nell’ultima settimana almeno 1.000 famiglie sono state colpite dalle inondazioni nel Sudan orientale. Quasi 500 famiglie hanno perso le loro case nello stato di Kassala, mentre più di 500 sono sfuggite alle inondazioni cercando rifugio nel campo per rifugiati “Kilo 26”, nello stato di Khashm El Girba, dice Felix Ross, dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. “Migliaia di persone hanno perso le loro case e l'accesso all'acqua potabile, – precisa sempre Ross – e nei prossimi giorni sono attese ancora importanti precipitazioni”.

Anche la Nigeria sta sperimentando in queste ore, a detta dei locali, la peggiore alluvione degli ultimi 50 anni, ma ciò sarà oggetto di un prossimo nostro aggiornamento dall’Africa.

Fonte: Diario Meteorologico della Terra

Reattore nucleare in Connecticut chiuso a causa delle temperature elevate del mare

Dopo 37 anni il reattore nucleare (l'unità 2) di Milestone nel Connecticut, è stato chiuso il 12 Agosto 2012, a causa delle elevate temperature del mare (utilizzate per raffreddare il reattore) che hanno raggiunto i 24.8°C. Il reattore è stato chiuso dalla Power Dominion che gestisce  tutto l'impianto. Secondo le regole di sicurezza del reattore, l'acqua di raffreddamento non deve superare i 23.9°C.

“Le temperature in questa estate sono state le più calde che abbiamo avuto da quando è stato costruito il reattore a Millstone,'' ha spiegato un portavoce della Dominion, Ken Holt. L'unità 2 della stazione in Connecticut è stata chiusa solo occasionalmente per manutenzione o per altre motivi, ma mai per l'acqua del mare troppo calda, ha aggiunto Holt. La Power Dominion ha fatto sapere che ancora non si ha la certezza di un riavvio a breve del reattore.

Il primo reattore dell'impianto, ora in disuso, è entrato in funzione nel 1970 mentre il terzo reattore della centrale è attualmente in esecuzione, anche se gli ingegneri stanno monitorando anche in questo caso le temperature dell'acqua e non è detto che anche quest'ultimo possa venir chiuso a breve. 

Le temperature dell'acqua continueranno ad aumentare, seppur di poco, almeno fino a fine agosto.

Gli ingegneri per poter risolvere parzialmente la situazione potrebbero cambiare il tubo di aspirazione del reattore in modo tale che esso attinga l'acqua da altre superfici, dove le temperature sono più basse oppure cercare di far funzionare l'impianto anche con temperature marine più alte di 23.9°C, anche se tale progetto non può essere messo in funzione in breve tempo.

La centrale nucleare di Millstone è l'unico sito di produzione di energia nucleare in Connecticut. Si trova in una ex cava (da cui prende il nome) a Waterford. Dei tre reattori, gli unici due funzionanti sono quelli dell'unità 2 e 3 mentre l'unità 1 non è più utilizzata.

Fonte: Diario Meteorologico della Terra

Il ciclone artico: meccanismo distruttivo e aggiornamenti

In un articolo di ieri (Un ciclone devasta i ghiacci dell'Artico) abbiamo brevemente discusso dell'anomalo centro depressionario che ha investito il Mar Glaciale Artico e le cosenguenze in termini di riduzione della banchisa che esso ha determinato. A seguito di alcune richieste che abbiamo ricevuto in queste ore, oggi ci occuperemo in modo più dettagliato delle modalità attraverso le quali la tempesta ha agito, riducendo l'estensione dei ghiacci.

Innanzitutto ecco uno scatto satellitare pubblicato oggi dalla NASA, che mostra il nostro ciclone in tutta la sua potenza lo scorso 7 agosto.

(Scatto del sensore MODIS del 7/8/2012)

 

Abbiamo già detto che si tratta di una depressione anomala: anomala per la stagione, anomala per durata e per intensità. E' vero che i centri di bassa pressione sono molto comuni nell'area durante l'estate, ma è altrettanto vero che le tempeste estive sono solitamente più deboli delle tempeste che si abbattono sull'Artico durante l'inverno. E non è tutto; il numero dei cicloni artici estivi sembra essere aumentato negli ultimi anni: alcuni studi infatti stanno ricollegando questo incremento ai cambiamenti climatici, portori questi ultimi di maggiore energia e umidità, fattori capaci di generare e alimentare queste imponenti depressioni.

Ma in che modo una tempesta di questo tipo agisce sulla riduzione dei ghiacci artici?

Il vento è il responsabile; un vento che spezza letteralmente i sottili lastroni di ghiaccio, determinando infiltrazioni d'acqua nelle lastre, provocandone poi la deriva verso acque più calde. Inoltre sempre il vento aumenta notevolmente il moto ondoso, fattore particolarmente determinante nelle zone con il pack molto sottile, tanto da far inondare le lastre dall'acqua salata, acqua che progressivamente è divenuta anche più calda. Infatti si è già fatto cenno al mescolamento vericale delle acque: sempre il moto ondoso, attraverso il meccanismo descritto da Ekman (da cui appunto “pompa di Ekman), provoca la risalita delle acque più profonde notevolmente più calde rispetto a quelle superficiali.

Come già detto ieri la reale portata dello scioglimento determinato dalla tempesta è valutabile con precisione solo nei giorni successivi all'evento (anche perchè le rilevazioni satellitari che ci trasmettono i dati sull'estensione, sono pesantemente influenzati dalla copertura nuvolosa), dai rilevamenti odierni infatti già si nota una ripresa.

Tuttavia, come già accennato, una vastissima porzione di pack nei pressi dello stretto di Bering sembra totalmente staccata, riaffermando la portata davvero notevole di questo ciclone artico estivo del 2012.

Fonte: Diario meteorologico della Terra

Il Downburst non è una tromba d’aria

Durante ogni stagione estiva i media si sbizzarriscono nel rendere sensazionali le notizie di eventi meteorologici del tutto nella norma: “caldo record”, “temporale tropicale” e “tromba d'aria” sono alcuni esempi eclatanti di termini abusati con frequenza quasi quotidiana. Per nostra fortuna gli eventi tornadici sono piuttosto rari, anche se non impossibili, nel nostro paese; i temporali possono tuttavia produrre venti molto intensi e pericolosi anche in assenza di vere e proprie trombe d'aria.

Figura 1: Schematizzazione del fenomeno del Downburst (Fonte forum.meteonetwork.it)

La quasi totalità delle volte in cui si usa il termine tromba d'aria, lo si usa a sproposito. Spesso il giornalista che si trova ad osservare un fenomeno temporalesco violento in cui improvvisamente non si vede più nulla e si viene investiti da raffiche di vento a volte “esagerate”, è portato a credere di trovarsi di fronte ad un “tornado” quando in realtà è molto probabilmente il fenomeno del Downburst!

In parole semplici, il Downburst è il vento che si forma “davanti” ad un fronte temporalesco che avanza, creato dalla pioggia e dall'aria che con essa scende: più la pioggia scende violentemente, più il vento è forte. Provate a lanciare un sasso in una pozzanghera: se lo lasciate cadere esso schizza, se lo lanciate con violenza lo schizzo è maggiore.

Descrivendo il fenomeno più accuratamente, il Downburst è generato da un forte “Downdraft” ossia una colonna d'aria fredda a piccola scala che scende rapidamente dal cumulonembo accompagnata da forti piogge. Al momento dell'impatto con il suolo la colonna d'aria devia, espandendosi orizzontalmente: in queste condizioni si viene a formare un “vortice” rotante all'interno del quale si sviluppano dei venti di elevata velocità ma soprattutto di direzioni opposte.

Un Downburst è caratterizzato da variazioni improvvise del vento in intensità e direzione (in gergo tecnico “Wind Shear”) sia su linea verticale che orizzontale.

Nella maggior parte dei casi i Downburst sono accompagnati da precipitazioni e sono denominati “Wet Downburst”, in alcuni casi invece non sono accompagnati da precipitazioni e vengono quindi detti “Dry Downburst”; questo secondo tipo si verifica quando le precipitazioni attraversano uno strato di aria secca che fa evaporare la pioggia impedendole di arrivare a terra.

Se la base del cumulonembo si sviluppa ad una quota elevata, molto probabilmente si è in presenza di un'umidità piuttosto bassa e quindi sono probabili precipitazioni scarse e forti Downdraft, con maggior probabilità di formazione di un Dry Downburst. Se invece il cumulonembo si sviluppa ad una quota bassa, probabilmente l'aria è più umida e quindi sono più probabili Wet Downburst.

Il Downburst normalmente è più intenso sul bordo avanzante della stessa cella temporalesca e le raffiche che sviluppa possono causare seri danni alla vegetazione e alle strutture dei centri urbani, a tal punto che spesso possono essere confusi con i danni provocati da una tromba d'aria! Ma il Downburst si differenzia da essa per due motivi fondamentali: si può formare anche in presenza di temporali poco intensi e soprattutto, come abbiamo visto in precedenza, un Downburst produce venti che si muovono in “linea retta” e che non assumono perciò il classico moto rotatorio delle trombe d'aria.


Figura 2: la traiettoria delle precipitazioni di questo temporale sul mare mostra chiaramente la direzione del Downburst

Insomma, sono eventi molto violenti ma sarebbe opportuno non confonderli con un fenomeno meteorologico di ben altro tipo.

Nicola Bortoletto (www.meteocaprino.it)

Nevicate diffuse su buona parte del Sudafrica

Grazie a un fronte freddo, il Sudafrica ha sperimentato diffuse nevicate su buona parte del territorio. Le nevicate maggiori hanno colpito il Western Cape e la catena del Drakensberg. Quest'ultima è caratterizzata dalle vette più alte dell'Africa meridionale e che a Thabana Ntlenyana, nel Lesotho, raggiungono i 3482 metri.

Nevicate che si sono spinte anche a nord del Paese, nella provincia di Gauteng (provincia più ricca e industrializzata di tutta l'Africa), così come nelle zone meridionali da Pretoria a Vereeniging.

Strade chiuse a causa del ghiaccio e della neve nella Eastern Cape e zone limitrofe.

Da segnalare anche la nevicata che, dopo 5 anni, ha imbiancato Johannesburg. Come già segnalato in questo articolo (Sudafrica nella morsa del gelo e della neve), la neve è un evento raro in questa città; infatti la sua comparsa risale al maggio 1956, agosto 1962, giugno 1964, settembre 1981 e agosto 2006. Intensa nevicata il 27 giugno 2007,dove si sono accumulati fino a 10 centimetri nella periferia sud della città.

 

Numerosi sono stati gli scatti fotografici dalle diverse città del Sudafrica.

Fonte: Diario Meteorologico della Terra

Riscaldamento globale e onde di calore

Della presunta correlazione tra Global Warming & Heat Waves se ne parla già da diversi anni all'interno della comunità scientifica ma adesso abbiamo finalmente trovato l'ultimo anello della catena che mancava in questo collegamento, come un recente studio di alcuni scienziati della NASA (  http://www.nasa.gov/topics/earth/features/warming-links.html ) lascia intendere in quanto essi asseriscono come molto probabilmente le estati “eccezionalmente” calde di questo inizio millennio siano conseguenza diretta del riscaldamento su scala globale.

Il noto climatologo James Hansen, fermo sostenitore dell'AGW insieme ad altri nomi noti tra i quali Stephen Schneider e Carlo Ravelli, sull'onda emotiva dell'attuale calda estate statunitense afferma senza mezzi termini:

“This summer people are seeing extreme heat and agricultural impacts. We're asserting that this is causally connected to global warming, and in this paper we present the scientific evidence for that.”

Procediamo con ordine… 

L'oggetto di analisi dello studio è la temperatura media globale superficiale (delle terre emerse) in riferimento alle stagioni estive a partire dal 1951 ad oggi. Il periodo di riferimento per i confronti è fissato nel trentennio 1951-1980, uno stato climatico caratterizzato da relativa stabilità, così come giustamente sottolineato anche dagli stessi autori:

Hansen and colleagues found that a bell curve was a good fit to summertime temperature anomalies for the base period of relatively stable climate from 1951 to 1980 …

quindi ben approssimato da una curva gaussiana. In particolare si è messo a confronto la distribuzione delle anomalie estive del trentennio con la distribuzione delle stesse anomalie su scala temporale ridotta, cioè dei decenni '80, '90 e '00. In questo esercizio di confronto fra distribuzioni si è osservato uno spostamento costante e graduale della “campana” verso destra, cioè uno shift positivo di temperatura.

Fin qui nessun valore aggiunto rispetto a quanto già si sapeva. Ma allora dove sarebbe questa evidenza scientifica circa la presunta correlazione tra GW ed estati sempre più “eccezionalmente” calde? La risposta la forniscono gli stessi studiosi del GISS team attraverso il loro operato:

… In this study, the GISS team including Makiko Sato and Reto Ruedy did not focus on the causes of temperature change. Instead the researchers analyzed surface temperature data to establish the growing frequency of extreme heat events in the past 30 years, a period in which the temperature data show an overall warming trend …

Siamo nuovamente al punto di partenza … della serie … le estati sono più calde perché mediamente fa più caldo rispetto al passato.  La validità di questa affermazione non necessita nemmeno dello strumento statistico per essere dimostrata poiché è sufficiente l'utilizzo della logica. Al momento l'unica relazione (che trova ampio consenso) di causa-effetto che coinvolge il fenomeno del GW è la seguente: il riscaldamento globale è sostanzialmente un processo di conservazione dell’energia e tale accumulo netto genera riscaldamento.

Ma nel passaggio sopra citato si va oltre questa evidenza in quanto viene ribadito un concetto molto di moda ultimamente … nella sostanza si sostiene che l'osservare un incremento in media della distribuzione gaussiana (shift positivo di temperatura determinato dall'accumulo netto di energia) contestualmente ad un incremento nella frequenza delle anomalie positive, in particolare di quelle con più elevata intensità, sia sintomo inequivocabile della relazione che intercorre tra GW ed eventi estremi.

Una conclusione di questo genere su base statistica manca innanzitutto di un significato fisico del fenomeno osservato (che nello studio non è stato indagato) ma non solo. E' del tutto evidente come la maggior intensità delle anomalie positive sia collegata all'aumento in media osservato successivamente al periodo di riferimento, cioè sia causa diretta della relatività del confronto. Se le stesse anomalie fossero calcolate in riferimento ad un periodo del passato più caldo del trentennio 1951-1980 è ovvio che risulterebbero più attenuate in valore assoluto.

Come riportato anche in alcuni passaggi presi da questo thread aperto di recente sul nostro forum http://forum.meteonetwork.it/meteorologia/144307-global-warming-ed-heat-waves.html (al quale si rimanda per un approfondimento maggiormente tecnico unitamente ad un contributo grafico):

“ … l'attuale shift positivo di temperatura sta determinando uno spostamento delle anomalie termiche lungo il verso di tale shift con l'ovvia conseguenza che assistiamo ad una riduzione delle anomalie negative e ad un aumento delle anomalie positive (in frequenza). Ma l'intensità delle stesse non sta cambiando, cioè gli scostamenti rispetto alla media non si stanno ampliando …

… l'estate 2003 in Europa, oppure l'estate 2010 in russia o ancora il febbraio 2012 in italia, ecc … non è così sicuro che siano correlati al GW, cioè allo shift positivo di temperatura in atto, ma potrebbero benissimo essere spiegati semplicemente in funzione della naturale variabilità climatica in quanto non vi è evidenza di un trend (maggior frequenza) nel modulo dell'intensità di queste anomalie che si muovono semplicemente ad ampiezza costante intorno alle oscillazioni della media, pertanto si osserva esclusivamente una maggior frequenza di quelle positive ed una minor frequenza di quelle negative (a seconda delle oscillazioni del trend positivo sottostante) ma non una maggior intensità rispetto ad un riferimento secolare … “

non è rilevabile nessun cambiamento nella varianza delle distribuzioni dei dati il che implica che non sussiste una correlazione tra variazione in media e variazione in varianza, cioè tra aumento della temperatura media e variabilità climatica (maggiori eventi estremi).

Nel contesto di quello studio della NASA, un'anomalia di +4 sigma è più probabile oggi rispetto a 30 anni or sono in quanto lo scostamento tra media attuale e media di riferimento risente dell'influsso del trend positivo sottostante e della varianza del periodo di riferimento che, tra l'altro, come ricorda Tamino (noto climatologo facente parte della sempre più numerosa “nicchia” di scettici dell'AGW insieme a Pielke sr, Christy, Lindzen, Spencer, Christensen, Prodi, Visconti, etc.), risulta molto insidioso il suo calcolo quando si aggregano spazialmente le climatologie su scala locale:

http://tamino.wordpress.com/2012/07/21/increased-variability/

Per questi fini occorre pertanto sempre utilizzare una media almeno secolare ed una varianza calcolata su dati detrendizzati. In tal modo si scoprirà come nessun significativo aumento d'intensità di eventi estremi sia in atto rispetto ad un riferimento storico che non sia relativo esclusivamente ad un limitato clima “recente”.

Nell'augurarvi una buona riflessione sotto l'ombrellone ne approfitto per congedarmi fino al mese di settembre.

Uno sguardo alla Scandinavia: Luglio fresco e piovoso

Secondo gli enti meteorologici nazionali Finnish Meteorological Institute (Finalndia), Norwegian Meteorological Institute (Norvegia) ed SMHI (Svezia), Luglio ha portato un quantitativo di piogge abbondanti su buona parte del territorio scandinavo e in alcuni casi temperature sottomedia.

Verranno prese in esame precipitazioni e temperature nel mese di Luglio della Norvegia, Scandinavia e Finlandia.

Norvegia

Precipitazioni

Dall'inizio dell'anno la Norvegia continua a sperimentare fasi molto piovose e, nonostante ciò, anche Luglio ha contribuito ad aumentare notevolmente l'accumulo pluviometrico in diverse zone. Luglio rappresenta il 20° più piovoso dal 1900.

Le zone di Hedmark e parte delle contee di Akershus e Oppland hanno accumulato il doppio e, in alcuni casi, il triplo, rispetto al normale, sfiorando in qualche zona i 200 mm. Nella cittadina di Sortland accumulati 182,2 mm, che rappresentano il nuovo record mensile pluviometrico di tale zona, (50 mm in più rispetto al record precedente). In altre zone del Paese ci sono stati invece numerosi record giornalieri mentre ci sono stati comuni che non hanno ricevuto molte piogge, situazione tipica dei mesi estivi.

Temperatura

Nel complesso la Norvegia ha chiuso con uno scarto negativo di 0.3° rispetto alla media mensile.

La parte meridionale della Norvegia è stata la più calda del Paese con un Luglio più caldo della media. La temperatura massima mensile più elevata è stata misurata a Nelaug l'8 Luglio 2012 con 29.5°C. La temperatura norvegese più alta dell'anno spetta comunque a Gvarv-Nes della Contea di Telemark, dove il 25 Maggio 2012 si sono raggiunti i 31.1°C.

Svezia

Precipitazioni

Anche la Svezia ha ricevuto un quantitativo pluviometrico superiore alla norma nel mese di Luglio, ma nonostante ciò pochi sono stati record calcolati. Non è così semplice stabilire record nel mese di Luglio in Svezia dato che molti di questi sono stati calcolati nel Luglio 2003, 2004 e 2007.

Il record più importante è stato stabilito nella cittadina di Hishult dove il 7 Luglio 2012 ha fatto registrare un quantitativo pluviometrico giornaliero pari a 163 mm; oltre ad essere record giornaliero di tale stazione rappresenta il 5° valore pluviometrico maggiore svedese.

– Temporali: tutti i giorni (escluso il 26 Luglio 2012) c'è stato almeno un temporale nel territorio svedese con un numero di fulminazioni pari a 12224.

– Neve e grandine: per quanto riguarda la neve, c'è ben poco da segnalare nel mese di Luglio anche se il 4 Luglio 2012 una nevicata di moderata intensità ha imbiancato sopra i 700 metri nella Lapponia Settentrionale. La grandine è comparsa invece il 31 Luglio 2012 nella città di Sollefteå: grandine di dimensioni di una pallina da ping pong.

Temperatura

Luglio chiude in media o sottomedia soprattutto per quanto riguarda le zone a Nord del Paese. Le temperature più alte si sono raggiunte tra il 5-9 Luglio 2012 e tra il 24-28 Luglio 2012 dove in alcuni si sono raggiunti e superati i 28°C come a Malmö dove il giorno 25 Luglio 2012 si sono toccati i 28.8°C. Le zone più fredde sono state quelle a Nord del Paese dove le temperature così rigide non si registravano dal 1995 o dal 1996: a Naimakka (stazione più settentrionale della Svezia) la notte del 10 Luglio 2012 si sono registrati -2.8°C. A Karesuando sempre la stessa notte si sono registrati -0.1°C, temperatura più bassa dal 1949. Minima notevole anche il giorno 22 Luglio 2012 ad Haparanda che con i suoi 2.2°C fa registrare la temperatura minima mensile più bassa da 150 anni.

Finlandia

Precipitazioni

In alcune località finlandesi le precipitazioni mensili hanno superato i 170 mm, quasi il doppio delle media di Luglio. Tra le singole stazioni di osservazione, la stazione che ha registrato il maggior accumulo è quella di Karvia, dove sono caduti 243 mm. Il minor numero di precipitazioni spetta a Lavinto dove sono caduti 26 mm.

Si sono registrati meno temporali della media con circa 56000 fulminazioni rispetto a una media di 60000. La maggior parte dei fulmini si sono verificati il 29 Luglio 2012, pari a 20000. Il 30 Luglio 2012 registrate 12000 fulminazioni.

Temperatura

La temperatura media di Luglio in tutta la Finlandia è stata di 15.5°C a 0.1°C dalla media. La temperatura più alta del mese, è stata misurata a Lampela il 30 luglio 2012, ed è stata di 31.0°C. La temperatura più bassa invece, di -1.7°C, è stata misurata il 10 luglio 2012 sia a Naruska sia a Pokka. Con l'eccezione del sud della Finlandia, ci sono stati pochi giorni caldi (oltre 25°C) rispetto al normalità. Tra le singole stazioni di osservazione, il maggior numero di giornate calde è stato misurato a Kouvola, dove i 25°C sono stati raggiunto per ben otto volte nel mese di Luglio. Solo la Lapponia Settentrionale ha fatto registrare temperature inferiori alla media.

Fonte: Diario Meteorologico della Terra

La “febbre” dei grandi Laghi Americani

L'Estate americana sta facendo sul serio… record di temperature massime che vengono battuti giornalmente ormai da molte settimane e questo, oltre ai molti disagi per la popolazione, costretta a convivere con temperature insolite,  ha favorito incendi devastanti un po' in tutto il paese. 

Ma oltre a questi effetti “visibili” il gran caldo sta facendo letteralmente “bollire” anche i Grandi Laghi americani al punto che molti americani, potrebbero scegliere le rive del Lago Superiore (il più settentrionale, più freddo e più profondo tra i 5 Grandi Laghi) come meta per le vacanze estive dove poter fare dei bei bagni. Perché?? Presto detto,  l'immagine seguente, mostra come attualmente la temperatura del suddetto lago sia notevolmente più elevata rispetto alla temperatura media del periodo.

FIGURA 1: Temperatura superficiale del Lago Superiore (fonte: http://coastwatch.gerl.noaa.com)

Infatti,  la temperatura media dell'acqua del lago è ancora in aumento e attualmente misura 20°C che per la zona può essere considerata addirittura tropicale. Come mostra il grafico qui a lato, la temperatura media calcolata rispetto agli ultimi 30 anni, dovrebbe essere di circa 12/15°, ma grazie alla scarsa copertura di ghiaccio del lago lo scorso inverno, insieme a una rara ondata di caldo nel mese di marzo, il lago ha iniziato il riscaldamento prima del previsto. Teniamo presente che la copertura di ghiaccio invernale sui Grandi Laghi è stata la più bassa mai osservata dagli anni '80 ad oggi.

“E' corretto affermare che quello che stiamo vedendo è la temperatura più elevata mai registrata nel Lago Superiore nell'ultimo secolo”, ha detto Jay Austin, professore presso l'Università del Minnesota a Duluth, che ha studiato le temperature dell'acqua del lago dagli inizi del 20 ° secolo.

Le temperature record del lago sono sicuramente un'altra conseguenza del caldo record che fino a questo momento da caratterizzato il 2012. Gli Stati confinanti con il Lago hanno registrato il semestre (gennaio-giugno) più caldo da quando sono diventate costanti le rilevazioni di temperatura (da metà del 19° secolo). Il riscaldamento globale causato dall'uomo (se ovviamente la teoria del GW è vera…perché si sa che in merito ci sono molti dubbi) porterà nei prossimi anni a temperature delle acque dei Grandi Laghi, sempre più calde e questo potrebbe avere conseguenze inaspettate sulla vita lacustre. Se vogliamo guardare il lato positivo della situazione è che viste le condizioni attuali difficilmente si avranno fioriture di alghe nocive per la balneazione come è successo lo scorso anno con il lago Erie.

Austin ha detto che la temperatura dell'acqua sul bordo occidentale del Lago Superiore sono di circa 21° a causa del deflusso della acque delle violente inondazioni che hanno interessato il Minnesota a fine giugno. Infatti la presenza di sabbia in queste acque ha fatto si che la luce solare non sia penetrata in profondità favorendo quindi un anomalo riscaldamento delle acque superficiali di quella particolare zona.

FIGURA 2:  Temperature superficiali Grandi Laghi (fonte: http://coastwatch.gerl.noaa.com)

I dati mostrano una costante tendenza al riscaldamento per i Grandi Laghi, e questo può essere correlato a cambiamenti climatici causati dall'uomo. Secondo George Leskevich, un fisico, ricercatore presso il Great Lakes Environmental Research Laboratory in Ann Arbor, Michigan, c'è anche una tendenza sul lungo periodo alla diminuzione della copertura di ghiaccio nel periodo invernale, anche se negli ultimi anni vi è stata una notevole variabilità in questo dato. Attualmente, il record di temperatura mai registrato per il Lago superiore è stata di 21.6° e fu misurata attorno a metà agosto del 2010… ma è ovvio attendersi che con quasi un mese davanti, il record possa facilmente cadere…

Leshkevich ha affermato che una scarsa copertura di ghiaccio invernale, combinata con il calore registrato nel mese di marzo, hanno contribuito ad una “partenza a razzo” della stagione calda, in particolare nei Grandi Laghi occidentali. I Grandi Laghi orientali, come il Lago Erie e il lago Ontario, sono stati anch'essi al limite o al di sopra delle temperature medie registrate negli ultimi sei anni, ma non hanno registrato i livelli record degli altri, nonostante che il Lago Erie sia il meno profondo tra tutti i 5 Grandi Laghi e questo favorisca il fatto che inizia a riscaldarsi molto prime degli altri!

La boa sud del Lago Michigan, che si trova 43 miglia nautiche a sud-est di Milwaukee, ha registrato una temperatura dell'acqua di 26.6 ° C,  Venerdì 6 luglio una vera “prodezza” secondo quanto affermato dal National Weather Service (NWS) soprattutto ad inizio stagione estiva. Solo due volte in precedenza (ed esattamente il 21 Luglio del 2010 e del 2011) si toccarono queste temperature…. la prodezza infatti sta nel fatto che mediamente il lago Michigan il 6 Luglio presenta una temperatura di soli 17.7°… insomma quasi 10° di differenza…

Il rapido aumento della temperatura sul Lago Michigan è stata conseguenza diretta delle ondate di calore che hanno colpito il Midwest questa estate. Chicago ha vissuto il suo anno più caldo fino ad oggi, e la prima ondata di caldo in Luglio ha portato all'impennata delle temperature dell'aria che hanno superato abbondantemente i 38° con la conseguenza che le acque del lago hanno incrementato la loro temperatura di ben 5/6° in una sola settimana (Fonte NWS)

Ma, ironia della sorte, se i laghi entreranno nella stagione autunnale con queste temperature beh…cari amanti della neve, potremmo assistere ad una stagione invernale con un elevato numero di “lake effect” che come è giusto ricordare, si verifica appunto quando una massa d'aria molto fredda transita al di sopra di una superficie d'acqua molto più calda… insomma buone prospettive per il prossimo inverno 🙂

Nicola Bortoletto

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