Mai una Pasqua fu così incerta come quella che ci stiamo apprestando a trascorrere. Parrebbe una osservazione attuale, eppure tutti gli anni l'episodio si ripete, quasi scontato, come se volesse rispettare con svizzera puntualità una vera e propria tradizione. Ne consegue che un campo minato come quello delle previsioni meteorologiche, già martoriato di suo, diventa un vero e proprio banco di prova per modelli, previsori e appassionati. Pensate che persino grandi personaggi del calibro di Andrea Baroni, sono inciampati sul tempo delle Pasqua. Erano certamente altri anni, tuttavia le scuse in diretta al TG1 per aver previsto sole anzichè pioggia in una lontana Pasqua degli anni '80, ha fatto di lui un maestro anche in deontologia e classe, oltre che in Meteorologia.
30 anni e più sono passati da allora, la tecnologia ha rivoluzionato la catena previsionale, le comunicazioni, la potenza dei calcolatori, la gittata delle previsioni, è cambiato anche il clima pensate, ma il tempo della Pasqua no; lui rimane sempre là adesso bello, subito dopo brutto, prima mite, poi più freddo, eternamente in bilico sul filo del rasoio, come un alpinista in equilibrio precario sull'abisso, come un surfista nei brevi istanti che gli permettono di cavalcare l'onda.
Ma se le risore messe a disposizione dal progresso tecnologico non sono state proporzionali ai risultati ottenuti in campo previsionale, è per via della nota teoria del caos deterministico firmata da Lorenz, non certo per l'incapacità di chi porta a termine tutti i giorni dell'anno il difficile e poco remunerato mestiere di previsore. Un curriculum annuale di 330 previsioni corrette, al netto di 30 giorni di ferie, fanno 5 giorni l'anno di previsioni sbagliate, dei quali 2 solo nei giorni di Pasqua e Pasquetta.
Vallo a spiegare agli albergatori, vallo a spiegare agli operatori degli sport invernali, vallo a spiegare all'immensa platea di lettori, ascoltatori, telespettatori, magari anche qualche milione, pronta a lanciare uova e pomodori per non aver previsto l'unico temporale sfuggito alle maglie d'indagine dei modelli, ma che magari ha allagato mezza Roma, proprio nel giorno dedicato alla tradizione della grigliata fuori porta.
E allora, cari lettori, ecco che anche noi in qualità di appassionati, siamo chiamati a difendere questa nobile scienza, siamo chiamati nel nostro piccolo a sottrarre i professionisti da questo medievale tiro al Meteorologo, siamo chiamati a fare da anello di congiunzione tra scienza e popolo, da pacieri tra la gente e il tempo. E se non verremo capiti, pazienza; da leggi perfette si cadrà comunque in risultati finali approssimati, con buona pace dei “geni” di ieri, di oggi e di domani.
Buona Pasqua a tutti!
Luca Angelini
Cade come ogni anno il giorno 23 marzo è la ricorrenza dell'entrata in vigore dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale, internazionalmente nota come WMO, World Meteorological Organization, posta in essere il 23 marzo del 1950. La Meteorologia moderna inizia da qui, 65 anni fa. L'istituzione nasce per diversi obiettivi scientifici, tra i quali spicca la
In questi tempi di “qualunquismo meteorologico” dilagante, diviene sempre più importante sapersi destreggiare nei meandri della terminologia corretta, soprattutto per quanto concerne i fenomeni meteo. Eventi intensi, anomali o estremi: sembra sia tutto sotto uguale, tutto insieme dentro l'occhio del ciclone, passatemi la battuta, quasi a farci credere stia succedendo tutto adesso, dopo decenni o addirittura secoli di (improbabile) quiete meteo-climatica. Il primo passo per esporsi di meno e capirci di più è porre l’accento sulla frequenza con la quale si stanno manifestando in giro per il Mondo eventi meteorologici anomali. Una premessa: cos’è un evento meteorologico anomalo? E’ una qualsiasi evenienza meteo i cui parametri di riferimento numerici oltrepassano il limite medio statistico della rispettiva climatologia.
Il cambiamento climatico in atto sta variando la statistica degli eventi estremi, poichè allunga l’ “elastico” climatologico. Si battono record di caldo ma anche di freddo, di piovosità ma anche di siccità. Come i più esperti certamente ricorderanno,ogni fenomeno meteorologico presenta una stretta dipendenza dalle condizioni iniziali, ovvero: cambiando anche di poco le condizioni iniziali di un sistema, l’innesco e la successiva evoluzione dei fenomeni sarà molto diversa. Nella fattispecie: a scala globale l’atmosfera può contare su un maggior quantitativo di energia potenzialmente disponibile. A scala sinottica o locale questo surplus energetico può essere quantificato dall’analisi di particolari indici.
L’INVERNO ANOMALO IN AMERICA: America a due velocità, nevicate record nell’East Coast, siccità in California, ma anche inverno primaverile dell’Alaska e gelate anomale in Florida. Son tutti ingranaggi appartenenti allo stesso meccanismo, quello del cambiamento climatico in atto. Qualcuno potrà obiettare, asserendo che la super-neve dell’East Coast è sintomo di un clima che si raffredda, viceversa osservando l’inverno particolarmente mite (compatibilmente con la media climatica del luogo) trascorso in Alaska, si potrebbe intendere il fenomeno opposto. Analogamente sostenere che l’Artico non è mai stato così caldo dall’ultimo grande periodo inter-glaciale, ovvero da 125.000 anni, non dimostra nulla.
L’ALASKA RIDGE e la SICCITA IN CALIFORNIA: nel caso del nord America (ma situazioni analoghe sono individuabili anche a livello europeo) l’amplificazione dell’onda avviene a carico del cosiddetto “Alaska Ridge”, che consiste nello sviluppo e nello stazionamento di un campo di alta pressione anomalo tra lo Stretto di Bering e l’Alaska, con coinvolgimento di tutto il comparto occidentale nord-americano. Si pongono così in essere su queste zone le condizioni favorevoli a prolungati periodi siccitosi e più caldi della norma.
evince che “Dagli anni ’90, modelli di jet-stream molto ondulati dovuti all’Amplificazione Artica, si stanno verificando sempre più spesso ed ora stanno interessando anche altre zone dell’emisfero settentrionale, imponendo un forcing attivo lungo tutte le quattro stagioni dell’anno.
L'inverno si avvia verso le sue battute finali, 15 giorni o poco più ci separano dai primi resoconti statistici sulla stagione e la mente corre indietro a quel periodo di grandi aspettative, quando si avvicinavano i giorni del Natale, la luce del giorno era ridotta ai minimi termini, la notte si prendeva la sua rivincita e da più parti ci si chiedeva quali sorti avrebbe avuto l’inverno. In particolare il richiamo si alzava sempre più alto alla spasmodica ricerca del vero, grande, unico protagonista degli inverni da leoni dei decenni passati, l’anticiclone russo-siberiano, ben noto alle schiere di appassionati, come l’Orso.
continentali innevati, inficiando così l’opera intrapresa dall’indice OPI.
espansione anomala vero le latitudini artiche (alta polare).
Prendi un nocciolo di
(frecce bianche). La seconda mappa (a destra) fornisce gli stessi parametri ma con riferimento alla mezzanotte di lunedì 9. Osservate dove si trova la zona di massimo raffreddamento (tratteggio bianco). Facile notare dunque che non si tratterà di Buran, vento gelido siberiano proveniente da est, che avrebbe necessitato della presenza veicolante dell'alta pressione russo-siberiana, ma di freddo scandinavo proveniente da nord, quindi artico-marittimo, parzialmente continentalizzato.
SITUAZIONE: lungo il bordo orientale dell’anticiclone atlantico, in via di rinforzo ed elongazione verso la Groenlandia, scorre un nucleo di aria molto fredda di origine artico-marittima, pilotato da una anomalia della tropopausa che si va aprendo un canale verso l’Europa orientale, con destinazione Balcani. La massa d’aria fredda, dopo aver superato nella notte la regione scandinava e questa mattina la Polonia, si trova ora tra Austria e Repubblica Ceca, in procinto di doppiare l’arco alpino orientale.
raggiungerà anche le quote pianeggianti della Puglia, della Basilicata e della Calabria settentrionale, mentre si attesterà intorno a 300 metri sulla Calabria meridionale (dove i fenomeni saranno comunque più occasionali) e a 400 metri sul nord della Sicilia. Possibili temporanei sconfinamenti su Sannio ma soprattutto Irpinia. Potrebbero dunque svegliarsi imbiancate città costiere come Pescara, Termoli, Foggia, Brindisi, Bari, Lecce e Taranto. Neve anche a L’Aquila, Campobasso, Isernia, Potenza, Matera e Cosenza. Possibili spruzzate anche ad Avellino, Benevento, Crotone e Catanzaro e in collina su Reggino, Messinese tirrenico e Palermitano. Nella seconda parte della giornata ancora rovesci sparsi, con limite delle nevicate previsto in rialzo a 300-400 metri sui settori peninsulari, fino a 500-600 metri in Sicilia.
Un piccolo errore nelle condizioni iniziali può generare un processo a cascata fonte di errori anche vistosi nella prognosi futura. Questa regola d’oro, ben nota a chi da anni mastica come pane quotidiano carte e previsioni, ci pone ancora una volta quali ancelle guardinghe, persino a meno di 24 dall’arrivo della perturbazione dispensatrice di neve, programmata, per così dire, tra questa sera e la mattina di venerdì. Il discorso vuole essere la logica continuazione di quanto premesso nel
mite dal nord Africa. A separare le due masse d’aria (tre se consideriamo la componente continentale che comunque pare limiterà la sua portata a solo il 30%) un complesso sistema frontale che vediamo riprodotto nella successiva immagine sulla carta al livello del mare con isobare e fronti.
porterà nella seconda parte della giornata verso il sud, dove potrà generare un rapido passaggio di rovesci , anche a sfondo temporalesco. Nevicate essenzialmente in Appennino e sulle cime dei monti siculi.
verso la fascia costiera di Genovese e Savonese. La pioggia invece dominerà la scena su Romagna, fasce costiere friulane, venete e liguri, oltre a tutto il centro, dove, per via del richiamo mite che vi abbiamo descritto, il limite delle nevicate salirà a quote montane.
Una panoramica a scala sinottica ci permette di fare il punto della situazione e di porre le basi per inquadrare correttamente la fase apicale di questo guasto invernale, che ormai sta per entrare nel vivo. In figura è rappresentata la mappa relativa al campo di geopotenziale a 850hpa, isoipse colore nero (circa 1.500 metri di quota) e il relativo campo di temperatura, isoterme colore bianco, prevista per le ore 06 UTC di domani dal modello americano GFS.
Ne deriverà un ulteriore approfondimento del minimo ligure con conseguente sviluppo di un articolato sistema frontale, il cui ramo caldo, scorrendo al di sopra dell’aria fredda inseritasi da nord-est, darà luogo nella giornata di giovedì ( e forse anche nella prima parte di venerdì) a diffuse nevicate anche in pianura sulle nostre regioni settentrionali. Per motivi legati all'orografia, il flusso freddo da est si accumulerà in due settori ben precisi: il primo a ridosso della pedemonana emiliana e il secondo entro la conca del basso Piemonte. Questi saranno pertanto i settori che potranno beneficiare (se così si può dire) nelle nevicate più consistenti. La neve arriverà comunque anche sul resto del Piemonte e su gran parte della pianura lombardo-veneta, nonchè sull'entroterra ligure centrale, con eventuali sconfinamenti possibili sino a quote costiere tra Genovese e Savonese (figura n.2).
Interrompe il ticchettio regolare della pioggia che batte sui balconi con il suo “woom” sordo e profondo. Sembra lontano, o forse no. Ma cos'era un tuono? A gennaio? E' quanto avranno esclamato in questi giorni molti di voi, e non solo al centro-sud, ma anche in zone del nostro settentrione dove solitamente tutto tace in questa stagione, quasi imbalsamato dal letargo invernale, come in Piemonte. Eppure nell'Alessandrino le recenti nevicate si sono presentate anche sotto forma di precipitazione convettia, accompagnandosi a lampi e tuoni. Beh, in questo caso è facile intuire lo sconfinamento delle masse temporalesche attivatesi lungo la classica linea di confluenza che in determinate circostanze si sviluppa sul mar Ligure, in direzione dell'Appennino genovese e quindi inoltratesi sugli adiacenti settori padani. Certo non è cosa comune in val Padana, dove si è abituati al fragore dei tuoni essenzialmente nel semestre estivo.