L'esempio di questi ultimi giorni ci offre lo spunto per proporre una importante osservazione riguardo l'incertezza delle previsioni meteorologiche. Le previsioni, tanto per iniziare, non sono tutte uguali, ma variano da situazione a situazione. Guardate quelle per la fine di marzo: quanta incertezza a sole 48 ore di distanza! Non la prendiamo come una sconfitta della scienza, bensì come un'ottima occasione per tastare con mano la componente caotica dell'atmosfera e saperla gestire in modo ottimale.

Osservate le due figure proposte: in alto, 20 previsioni del campo di altezza geopotenziale di 500hPa per venerdì 1 aprile raggruppate con il noto metodo probabilistico di ensemble: la modellistica numerica risolve lo stato futuro dell'atmosfera applicando le leggi della fisica tuttavia, non potendo calcolare la componente caotica (che per definizione non segue un ordine e si esplica in modo del tutto casuale) riesce male dove quest'ultima è più influente, nel tal caso entro il cerchio nero con il punto di domanda.
Guarda caso, quel punto è proprio quello dove dovrebbe staccarsi dalla saccatura nord-atlantica il vortice di bassa pressione destinato ai nostri mari di ponente. Salta subito all'occhio infatti la mancata sovrapposizione degli attrattori (gli spaghetti), come invece avviene negli altri settori della carta.

Questo gap si proietta poi in maniera esponenziale (perchè è questo l'andamento della curva di errore dovuta al procedimento) nella mappa successiva, quella riferita alla giornata di sabato: guardate al momento quante diverse soluzioni calcola il modello: quale sarà quella corretta? La n.1 (nessuna pioggia sull'Italia), oppure la n.2 (qualche pioggia su Piemonte e Ponente ligure). E se fosse la n.3 (piogge in Sardegna) piuttosto che la n.4 (piogge su gran parte del centro-nord?). Oltre a queste 4 ipotesi ce ne sono altre 3 evidenziate in colore (fino alla n.7), poi altre 13 che non ho evidenziato per non appesantire troppo la figura.
Insomma che fare? Chi vincerà? I lettori chiedono lumi (giustamente) ma queste situazioni manterranno sino alla fine un ampio margine di incertezza.
Ora, chiarito questo, cari amici e lettori, vi anticipo che quella per le giornate di venerdì, sabato e domenica sarà una previsione molto difficile. Sarà una previsione che, seppur condotta nel migliore dei modi, manifesterà comunque un'alta probabilità di errore, soprattutto se intenderemo inoltrarci in dettagli locali. Sarà pertanto una previsione da cogliere con tutte le cautele del caso
Luca Angelini
Che la costa orientale degli Stati Uniti sia soggetta alle celeberrime tempeste di neve invernali meglio note come Blizzard, è risaputo. Come si innescano queste intense depressioni?
L'autunno ormai alle spalle, con le sue mostruose anomalie termiche e pluviometriche, ci invita senz'altro ad una riflessione: normalmente tali situazioni, con il tempo che si inceppa, si generano per la presenza dei cosiddetti anticicloni di blocco. Non è però questo il caso. Attualmente lungo l’emisfero non è in atto alcun blocco atmosferico, tale da giustificare la presenza così persistente dell’anticiclone sul quadro europeo. La vera anomalia risiede infatti nella posizione della cosiddetta “storm track”, ossia l’asse di scorrimento delle correnti perturbate, decisamente più a nord della norma, anche a causa di un vortice polare particolarmente freddo e profondo. Una situazione simile a quella che si prestò ad entrare negli annali della climatologia europea nel lontano “non inverno” del 1989-90, quando la presenza delle alte pressioni sul suolo europeo durò la bellezza di 100 giorni tra dicembre e marzo.
fenomeno è più frequente nella stagione invernale, quando diventa una vera e propria anomalia climatica. Attenzione quindi a non confondere le consuete circolazioni anticicloniche o cicloniche semi-permanenti (vedi ad esempio alta delle Azzorre o ciclone d’Islanda) con i settori dove si verificano con maggior frequenza i blocchi, che invece sono considerate anomalie.
questo dato con il valore medio del periodo 1950-2000, si possono trarre importanti informazioni di utilità statistica e climatologica.
Con lo sviluppo dell'uragano Patricia, l'ultimo di una lunga serie di cicloni tropicali al limite delle scale attualmente in vigore (la Saffir-Simpson), si propone l'interrogativo se sia possibile adottare una revisione ed allargare la scala alla categoria 6.
Analizzando la situazione meteorologica contingente, non possiamo non cogliere al volo l’occasione che la natura ci offre in queste ultime ore nell’evoluzione sinottica sullo scenario europeo.

Quando, alcuni anni fa, il mondo dell'economia decise di cambiare le regole della concorrenza e introdurre la liberalizzazione delle tariffe, lo scopo era quello di abbattere i prezzi a favore del consumatore. Ma quale è stato il risultato concreto? L'esatto contrario: la concorrenza è diventata sleale nei confronti proprio del consumatore, costretto a decidere di stare sulla padella o di passare direttamente alla brace. Ebbene, anche in campo meteorologico a metà degli anni '90, con la diffusione esponenziale di internet, l'informazione è sta per così dire, “liberalizzata”.
Se un grande viaggio inizia sempre con un piccolo passo, il Generale Edmondo Bernacca può essere considerato un maratoneta. Da quella fredda mattina del 1948, quando il giovane Edmondo, pioniere della Meteorologia in Italia, iniziò la sua scalata alla popolarità dai microfoni della radio, di passi ne sono stati fatti.