Torna l'anticiclone delle Azzorre, ma con una… serpe in seno

Tenta e ritenta, alla fine la figura di bel tempo più amata dagli Italiani, il celebre anticiclone delle Azzorre, ce la farà e si stenderà con le sue ali di farfalla sul bacino del Mediterraneo. Il disegno andrà completandosi nella seconda parte della settimana proponendosi sia al livello del mare, sia in quota. Non è difficile immaginare che una tale situazione giova ad una generale stabilizzazione atmosferica il che si traduce in condizioni di tempo per gran parte soleggiato su tutta l'Italia tra giovedì e sabato.

Entrando però un po' più nel dettaglio si nota che in quota il tessuto dell'alta pressione mostra in realtà una evidente smagliatura. Un vecchio cut-off, ossia un nucleo di relativa bassa pressione, isolato dalla circolazione principale ma comunque ancora contraddistinto dalla presenza di un nocciolo di aria fresca in quota, si porterà dal vicino Atlantico sulla penisola Iberica tra mercoledì 6 e giovedì 7 luglio.

In questo modo l'anticiclone verrà disturbato proprio nel mezzo e andrà temporaneamente a plasmare due diaframmi dei quali, quello orientale si porterà sull'Italia generando tra mercoledì e venerdì non solo condizioni di tempo soleggiato, ma anche un aumento delle temperature al di sopra della media.

Nel corso del fine settimana poi il nocciolo fresco in quota sorvolerà le nostre regioni centro-settentrionali, dove andrà probabilmente ad attivare qualche nota di instabilità. Dunque, soprattutto nel corso della giornata di domenica 10 luglio, potremo avere nuovamente a che fare con qualche manifestazione temporalesca, soprattutto pomeridiana e serale al nord e lungo l'Appennino.

Le elaborazioni numeriche successive poi, analizzate in chiave probabilistica, sembrano puntare sul riassorbimento di questo modesto centro di bassa pressione da parte del vortice d'Islanda, il che fa propendere per la rotazione delle correnti che sull'Italia nei primi giorni della prossima settimana (a partire dal lunedì 11 luglio) si disporranno da sud-ovest trasportando aria via via più umida con possibile ulteriore accentuazione dell'instabilità atmosferica e della relativa probabilità di temporali.

Luca Angelini

17-19 giugno: il sud nel mirino dell'Africa

In questi termini verrebbe colpita anche la Sardegna, ma andiamo con ordine.

Prima di tutto quanto vi stiamo per raccontare appartiene ad un campo di analisi di tipo probabilistico ovvero condotto con il solo strumento prognostico offerto dalle elaborazioni numeriche intese in senso quantitativo. Ad oltre 192 ore dalla scadenza, sono infatti 20 gli scenari che prendiamo in considerazione, quelli elaborati “in chiaro” dal modello americano GFS e non il solo ufficiale, quello deterministico (utile invece fino a 48-72 ore di anticipo).

Detto questo vi invito ad osservare il grafico proposto in figura, grazie al quale si può notare che sino alla metà del mese, come d'altra parte era nelle previsioni, il tempo manterrà le caratteristiche attuali, un po' instabile e termicamente in linea con la climatologia della prima decade di giugno. Subito dopo però, e in particolare tra il 17 e il 19 giugno, una saccatura nord-atlantica, anzichè proseguire verso l'Europa centrale come le precedenti, rallenterà improvvisamente sprofondando lungo i meridiani sino a portarsi con il suo vertice sul Marocco.

Questa “frenata”, dovuta probabilmente proprio al rapido sviluppo dell'onda, la cui ampiezza, come sappiamo, è inversamente proporzionale alla velocità di fase, darà modo all'aria fresca nord-atlantica di scivolare in blocco sul Sahara algerino, che in questo periodo stagionale è una vera e propria fornace. Facile intuire che due masse d'aria non possono coesistere sul medesimo luogo e così quella rovente nata sul deserto, verrà spinta lungo il bordo ascendente dell'onda ciclonica e quindi pilotata proprio in direzione del Mediterraneo centro-orientale.

Secondo la media degli scenari calcolati dai modelli dunque, questa massa di aria molto calda dovrebbe riuscire ad investire in pieno anche le nostre regioni meridionali e la Sardegna, dove per un paio di giorni, a cavallo tra il 17 e il 19 giugno, le temperature sono previste in forte aumento, con valori che potranno salire anche 10°C sopra la già elevata media del periodo (seconda decade di giugno).

Per ora basti sapere che nel frattempo, l'onda riuscirà ugualmente a progredire verso levante e non appena la curvatura ciclonica raggiungerà l'Italia, iniziando dalle regioni più ad ovest quindi quelle settentrionali, potrà accompagnarsi a contrasti notevolissimi e quindi al rischio di violenti temporali. 

Luca Angelini

Instabilità a oltranza, soprattutto al nord

Coinvolto anche il ponte del 2 giugno con interessamento, seppur parziale, delle zone interne del centro e del sud peninsulare. L'analisi alla scala sinottica ci consente di osservare che il flusso portante in uscita dal Canada si separa in due rami: quello principale ondula alle alte latitudini, lambendo il Circolo Polare Artico, quello secondario sprofonda verso le isole Azzorre, va a svilupparsi quindi vistosamente lungo i meridiani andando ad alimentare dapprima un anticiclone proteso verso l’Islanda, poi scende infilandosi nel vortice che insiste sull’Europa centrale. Le due correnti si riuniscono poi a valle, all’altezza del mar Nero, limite di contenimento di tutta la circolazione descritta, la quale rimane pertanto quasi stazionaria.

Ebbene, cosa vuol dire in concreto? Sostanzialmente ciò significa che la circolazione di bassa pressione europeo, quella che negli ultimi giorni si sta rendendo responsabile dei temporali sulle regioni del nord Italia, continuerà ad inviare aria instabile sul nostro settentrione, dove pertanto le condizioni atmosferiche si manterranno inaffidabili per l’intero ponte del 2 giugno, fino a sabato 4 giugno compreso, in un contesto climatico fresco e gradevole.

Nel corso del fine settimana infatti, l’azione congiunta tra quest’ultimo vortice e una nuova saccatura in uscita dal nord America, andrà ad indebolire l’anticiclone atlantico, chiudendo l’onda alla radice e conferendo al flusso portante secondario una traiettoria in prevalenza non più meridiana ma più evidentemente occidentale. Questo darà modo all’aria instabile di infiltrarsi a tratti anche sulle nostre regioni centro-meridionali peninsulari, dove da giovedì 2 a sabato 4 giugno, potranno aversi alcune manifestazioni temporalesche, prevalentemente pomeridiane e segnatamente a carico delle zone interne e peninsulari. Escluse dalle precipitazioni le nostre Isole Maggiori, fatta eccezione naturalmente per il passaggio precedente, quello di mercoledì 1 giugno.

Per la giornata di domenica 5 giugno infine, pur con tutte le cautele del caso considerata la distanza temporale, la modellistica numerica sembra proporre un lento rialzo della pressione per il parziale riassorbimento del blocco depressionario da parte del flusso principale in discesa dalle alte latitudini. Questo potrebbe stemperare un po’ l’instabilità convettiva a tutto vantaggio di una giornata festiva un po’ più soleggiata e tranquilla, seppur con beneficio di inventario.

Luca Angelini

In partenza una due giorni tutta africana

Parentesi africana ormai imminente. Le sottili velature che molti di noi già possono scorgere nel cielo sono il chiaro segnale della lama di aria calda che inizia ad invadere il cielo a partire dalle quote superiori. Con il progredire del campo anticiclonico, questo alito caldo riempirà la colonna d'aria sulla verticale dell'Italia anche ai piani inferiori sino a raggiungere il suolo tra giovedì 26 e venerdì 27 maggio.

Tutto secondo i piani dunque e ora, a poche ore dallo start di questa fase calda, possiamo approfondire ulteriormente la questione, addentrandoci in particolari che fino ad ora non era possibile discernere.

In primo luogo, naturalmente, tutta l'attenzione è per l'aumento generale delle temperature, un aumento rapido che risulterà più sensibile sulle Isole Maggiori e al sud. In tale contesto sono da tenere presente valori di temperatura superiori alla media fino a 12-13°C sulla Sardegna, dove non si esclude la possibilità che nelle zone interne, soprattutto quelle poste sui versanti occidentali dell'Isola, si possano raggiungere e anche superare i 35-36°C come valori massimi diurni, sia giovedì che venerdì. Un po' meno elevati i valori sui versanti orientali, dove lo Scirocco, per quanto caldo, riuscirà comunque in parte a venir mitigato dalla fresca superficie del mare.

Da notare anche, grazie alla figura qui a fianco allegata, l'apporto di polveri desertiche su queste zone.

Scarti rilevanti rispetto agli stessi valori medi anche in Sicilia, con qualche località che certamente riuscirà a raggiungere il muro dei 35°C, mentre sul sud peninsulare l'anomalia si attesterà su 5-7°C oltre la media, il che in ogni caso può voler significare temperature massime agevolmente oltre i 31-33°C. Situazione analoga al centro, in particolare lungo la fascia dell'entroterra tirrenico, con diverse località che riusciranno ad agguantare i 30-32°C, probabilmente anche Roma e Firenze.

Farà più caldo anche al nord, pur se con scarti rispetto ai valori medi della terza decade di maggio non superiori a 3-4°C. Non si esclude comunque qualche punta di 30°C in val Padana, sempre tra giovedì e venerdì.

Per il settentrione però, come si evince dalla mappa in alto elaborata dal modello in uso all'Associazione , occorre anche notare che l'afflusso di aria calda asi accompagnerà anche ad un certo aumento del tasso di umidità nei bassi strati, il che porterà, oltre a qualche situazione afosa (soprattutto a carico dei grandi centri urbani), anche a qualche spunto temporalesco pomeridiano isolato, in particolare a carico dei settori alpini e prealpini centro-orientali e in modo più probabile nella giornata di venerdì 27.

Un ultimo particolare: perchè all'inizio abbiamo parlato di “parentesi africana”. Perchè a partire da domenica, ma su alcune zone delle Alpi occidentali anche da sabato sera, una nuova circolazione depressionaria potrà determinare un nuovo rapido cambiamento delle condizioni atmosferiche, con possibile rinfrescata su tutta l'Italia.

Luca Angelini

Primo Maggio con il maltempo, seguiamo tutti i particolari

Di norma sul nostro Paese, per la notevole estensione lungo i meridiani del territorio e per la versatile esposizione alle correnti, non si può contare su un tempo che sia uguale per tutti, in particolar modo quando si parla di precipitazioni. In questo caso però, pur se ci saranno zone dove pioverà di più e altre dove pioverà di meno, le precipitazioni arriveranno in modo abbastanza democratico interessando prima o dopo praticamente tutti. Il video che vi allego spiega per filo e per segno la vivace cronologia degli eventi. In questa sede basti sapere che saranno due i corpi nuvolosi a investire il nostro Paese a partire dal pomeriggio di SABATO: dapprima il settentrione, a partire dal nord-ovest per mano di un fronte freddo in arrivo dalla Francia, poi la Sardegna per via di un corpo nuvoloso di tipo pre-frontale (il nome tecnico del soggetto sinottico è Warm Conveyor Belt, ossia nastro trasportatore di aria calda).

DOMENICA poi avverrà la fusione tra i due e il distacco di un vortice che dalle Alpi occidentali si porterà con il passare delle ore sul golfo Ligure per poi traslare in giornata lungo il Tirreno fino ai nostri mari meridionali. Ecco dunque le piogge diffuse abbracciare tutto il nostro territorio, anche se il subentro di aria più asciutta (e fresca) dai quadranti settentrionali, potrà favorire aperture del cielo e passaggio a variabilità sulla Sardegna oltre che ad una attenuazione delle piogge dal pomeriggio sulle pianure del nord-ovest.

Tornerà anche la neve sui monti: lungo le Alpi mediamente tra 1.300 e 1.500 metri, anche se in Piemonte e Valle d'Aosta si potrà anche scendere fino a 800-1.000 metri. Da non tralasciare il vento forte, ponendo particolare attenzione alle isole Maggiori dove soffierà forte il Maestrale ma anche all’alto Adriatico dove irromperà impetuosa la Bora. Altrove Scirocco rimescolato, quindi non particolarmente caldo. I mari ovviamanete saranno in cattive condizioni e le temperature sono previste in diminuzione al di sotto della media del periodo.

Che dire cari amici, comunque sia e dovunque voi siate, buon weekend e buon Primo Maggio.

Luca Angelini

Quando il satellite ti dipinge un… affresco

Pensate cosa si sono persi i meteorologi degli albori, quando ancora non erano stati lanciati i satelliti meteorologici, quando la meteorologia era ancora più intuizione che fisica. Oggi disponiamo di strumenti tecnologici che a volte diamo per scontati, ma che sono costati decenni di complessi studi ed enormi finanziamenti. Quell’occhio solitario (ma non troppo) che ci spia da lassù 24 ore su 24 da quasi 40 anni è il satellite Meteosat chegrazie alle incredibili evoluzioni dell’atmosfera, è capace talvolta di dispensare immagini davvero mozzafiato.

Prendete quella riferita al pomeriggio di martedì 26 aprile: si nota chiaramente un canale di aria fredda che dall’Artico si espande verso le medie latitudini puntando le Isole Britanniche. Lo possiamo immaginare come un treno che corre veloce fendendo l’aria ai suoi lati, oppure come la corrente di un fiume che scorre al centro e crea pericolosi mulinelli lungo le sponde.

Ebbene quei mulinelli in atmosfera si chiamano vortici. Un vortice è una porzione di aria che ruota attorno ad un asse, in questo caso verticale. Il senso di rotazione nel nostro emisfero può essere antiorario, ossia ciclonico, entro il quale l’aria si avvita salendo (vorticità positiva), e orario, ossia anticiclonico, entro il quale l’aria si avvita scendendo (vorticità negativa). Li possiamo notare benissimo entrambi a sinistra (rotazione anticiclonica) e a destra (rotazione ciclonica) dell’asse della colata. Il taglio di vento che crea questo effetto spettacolare si chiama shear e la vorticità che esso produce “vorticità da shear”.

Lasciando da parte questi “paroloni”, rimane l’incanto di questo autentico spettacolo della natura, dove anche una fredda immagine satellitare può andare oltre il suo scopo tecnico e diventare suggestiva come un affresco di Leonardo, un disegno che diventa arte, una scienza che diventa una passione, sempre la stessa: la Meteorologia.

Luca Angelini

Il FREDDO della “Liberazione”, seguiamolo passo passo

PREMESSE SINOTTICHE: l'estate anticipata che si è a lungo dilettata nel fare di aprile un mese tra i più miti degli ultimi decenni, farà un passo indietro. Presto l'artefice del tempo sull'Italia non sarà più l'Africa, ma il grande nord. Lo sbilanciamento dell'alta pressione verso la Groenlandia infatti, permetterà ad un canale di aria molto fredda (per la stagione) di recente origine artica, di aprirsi il varco verso l'Europa attraverso la via più breve, quella scandinava. Pur opponendo resistenza al di là del Mediterraneo, le masse calde dovranno comunque lasciar spazio per 36-48 ore a questo blocco freddo anche sull'Italia, proprio a cavallo del ponte della Liberazione. Liberazione dall'Africa certamente….

La sinottica di apertura, elaborata dall’Università di Berlino, mette in evidenza che il Mediterraneo centrale e l’Italia saranno presto crocevia di tre masse d’aria molto differenti. In rosso l’aria mite subtropicale, che si ritira in parte verso l’Europa dell’est e in parte verso l’Atlantico. Qui va a costruire quell’imponente figura di alta pressione (anomala), con massimo puntato la notte su venerdì poco a sud dell’Islanda. In azzurro l’aria fresca atlantica, che affluisce a seguito del vortice ormai invecchiato che si sta avvicinando dalla Spagna. Sia questa perturbazione che la successiva, che possiamo vedere al largo del Portogallo, saranno in parte smembrate dalla pressione ancora relativamente elevata sul Mediterraneo.

Ma attenzione alle due frecce nere già disposte sul mar di Norvegia, dove si andrà aprendo un canale di bassa pressione entro il quale affluirà l'aria fredda di origine artica destinata all’Italia. Il fronte di irruzione, evidenziato dal simbolo con triangolini blu, si troverà la notte su venerdì tra il mare del Nord, la Germania settentrionale e la Polonia. Nel quadro da satellite qui sotto la sua posizione giovedì alle ore 13.00.

E proprio VENERDI 22 l’anticiclone ex-africano completerà la sua migrazione, insediandosi nei pressi dell’Islanda, coadiuvato anche da una seconda pulsazione che lo sosterrà dal lato azzorriano. Al mattino ultime note di instabilità lungo i rilievi montuosi, cui seguiranno schiarite, più ampie e probabili in Appennino. Più chiuso e uggioso lungo le Alpi. Altrove alternanza di nubi e sole con basso rischio di pioggia. Temperature stazionarie.

SABATO 23 sarà la volta di una seconda perturbazione atlantica (vedi satellite qui sopra), anch’essa parzialmente sfiancata dalla scia di pressione ancora relativamente elevata. Il corpo nuvoloso riuscirà comunque a impostare un peggioramento al nord dal mattino e anche al centro dal pomeriggio, con elevata probabilità di precipitazioni. Neve in montagna intorno a 2.000 metri, con lieve incipiente calo delle temperature massime.

In serata ecco sopraggiungere il fronte freddo da nord, che inizierà ad addossare l’aria artica contro l’arco alpino. Si assisterà quindi ad una generale intensificazione dei fenomeni al centro-nord, fenomeni che potranno interessare a tratti anche le zone interne del sud peninsulare. Le Isole Maggiori rimarranno invece ancora in cieli poco nuvolosi con ampie schiarite soleggiate. Il limite delle nevicate cala in nottata fin sotto i 1.200 metri sulle Alpi, 1.500 metri su Prealpi ed Appennino settentrionale. Temperature in diminuzione al centro-nord dalla sera.

TENDENZA SUCCESSIVA:

Domenica 24 si completerà lo scavalcamento (e anche l’aggiramento dell’arco alpino da parte dell’aria fredda) con tonfo delle temperature su gran parte d’Italia (a parte le Isole e l’estremo sud). Nevicate lungo la cresta alpina centro-occidentale sin sotto gli 800-1.000 metri, mentre nel corso della giornata potranno svilupparsi temporali in rientro da est sul Triveneto in direzione di est Lombardia ed Emilia Romagna con occasionali nevicate sui rispettivi rilievi fin verso i 600 metri. Vento forte ovunque, a tratti Foehn (freddo) sul Piemonte dove si assisterà a schiarite. Illese ancora le Isole Maggiori.

Lunedì 25 aprile instabile soprattutto su Triveneto, est Lombardia, Emilia Romagna e su tutto il settore peninsulare del centro-sud. Possibili nevicate fin verso i 1.000-1.400 metri in Appennino, intorno a 800 metri su est Alpi. Più sole su Isole e Calabria, ma con vento forte e ulteriore calo delle temperature.

E DOPO?

Esaminando il materiale probabilistico messo a disposizione dai Centri di Calcolo (vedi ad esempio il grafico qui sopra), si nota una rapida ripresa delle temperature subito a seguire, specie al centro e al sud. Insomma, ancora una parentesi fredda stretta nella morsa di due lunghe fasi oltremodo miti. In altre parole, prendendo per buone queste carte attuali (che andranno sicuramente riviste nei prossimi giorni), pare probabile un ritorno alla cronica “anormalità” cui ci ha ormai abituato questa stagione, con rientro di temperature più miti della media ovunque entro fine mese. Per ora prendiamo quanto detto  come una semplice osservazione. Ne riparleremo comunque più avanti, quando avremo a disposizione materiale numerico più …. fresco.

Luca Angelini

La meraviglia

La primavera sta per tornare ai suoi canoni, tra sbalzi di temperatura e cambiamenti improvvisi del tempo.

La Groenlandia è infatti pronta a rendersi protagonista: tra poche ore soffierà verso l'artico europeo – e poi in direzione del Continente – venti freddi, inizialmente gelidi, via via più instabili e carichi di nuvole e piogge.
Anche l'Italia verrà investita, nonostante sarà in parte protetta dalle Alpi. Proprio nei giorni attorno al 25 aprile avremo vento forte, temporali, e nevicate di breve durata in montagna (forse anche in alta collina in alcune regioni).

Questo è il volto più vero e genuino della primavera; quello che ci porta a meravigliarci di come un lunghissimo periodo ormai improntato al tepore eccessivo e alla scarsità di pioggia – pigramente rivolto ad una estate comunque ancora lontana – possa repentinamente cambiare registro in direzione di un ritorno alla normalità stagionale.
E' la stessa meraviglia che dovremmo percepire quando a novembre o dicembre arriva improvvisamente l'alta pressione a portare prolungate siccità, un caldo eccessivo, monotonia. Proprio come è accaduto giustappunto quest'anno.
E invece in tal caso prevale l'inerzia, il trascinamento di un sentimento di rassegnazione al cambiamento verso periodi sempre più caldi in maniera sempre più prolungata che ci ha ormai resi pronti solo a far spallucce.

Sottolineo: la meraviglia non deve essere necessariamente un sentimento positivo.
Penso a chi ha colture, per il rischio di grandine abbondante, per lo sbalzo di temperatura che potrebbe creare problemi alle piante. Ma penso anche a chi vuole o deve mettersi in viaggio per lavoro o andare in villeggiatura e magari sperava in un ulteriore periodo di tranquillità.
Certamente questi non saranno contenti della previsione in sé, ma dovrebbero poter imparare comunque a meravigliarsi di quanto la Natura possa stupire (anche in negativo, certo) nonostante faccia semplicemente il proprio lavoro. Questo nonostante la previsione ci prepari almeno in parte all'evento.
Un caldo prolungato e fuori norma a novembre e dicembre porta danni economici anche pesanti, in tutti i settori; eppure non fa più notizia, non ne sentiamo parlare, non ci interessa quasi più (anzi …). Il cambiamento delle condizioni ambientali, seppur rapido, ci ha ormai soggiogati adattandoci velocemente a un nuovo regime, spegnendo in parte le nostre capacità di reazione e portandoci alla meraviglia solo in occasione delle rare volte in cui torniamo verso la normalità di pochi decenni fa.
E' una trappola mentale, alla quale dovremmo trovare modo di reagire.

Ad esempio personalmente ritengo la meraviglia la via più rapida per l'apprendimento e l'affinamento delle strategie, in tutti i campi.
Ma questa è un'altra storia.

La gestione dell'incertezza nelle previsioni meteorologiche

L'esempio di questi ultimi giorni ci offre lo spunto per proporre una importante osservazione riguardo l'incertezza delle previsioni meteorologiche. Le previsioni, tanto per iniziare, non sono tutte uguali, ma variano da situazione a situazione. Guardate quelle per la fine di marzo: quanta incertezza a sole 48 ore di distanza! Non la prendiamo come una sconfitta della scienza, bensì come un'ottima occasione per tastare con mano la componente caotica dell'atmosfera e saperla gestire in modo ottimale.

Osservate le due figure proposte: in alto, 20 previsioni del campo di altezza geopotenziale di 500hPa per venerdì 1 aprile raggruppate con il noto metodo probabilistico di ensemble: la modellistica numerica risolve lo stato futuro dell'atmosfera applicando le leggi della fisica tuttavia, non potendo calcolare la componente caotica (che per definizione non segue un ordine e si esplica in modo del tutto casuale) riesce male dove quest'ultima è più influente, nel tal caso entro il cerchio nero con il punto di domanda.

Guarda caso, quel punto è proprio quello dove dovrebbe staccarsi dalla saccatura nord-atlantica il vortice di bassa pressione destinato ai nostri mari di ponente. Salta subito all'occhio infatti la mancata sovrapposizione degli attrattori (gli spaghetti), come invece avviene negli altri settori della carta.

Questo gap si proietta poi in maniera esponenziale (perchè è questo l'andamento della curva di errore dovuta al procedimento) nella mappa successiva, quella riferita alla giornata di sabato: guardate al momento quante diverse soluzioni calcola il modello: quale sarà quella corretta? La n.1 (nessuna pioggia sull'Italia), oppure la n.2 (qualche pioggia su Piemonte e Ponente ligure). E se fosse la n.3 (piogge in Sardegna) piuttosto che la n.4 (piogge su gran parte del centro-nord?). Oltre a queste 4 ipotesi ce ne sono altre 3 evidenziate in colore (fino alla n.7), poi altre 13 che non ho evidenziato per non appesantire troppo la figura.

Insomma che fare? Chi vincerà? I lettori chiedono lumi (giustamente) ma queste situazioni manterranno sino alla fine un ampio margine di incertezza. 

Ora, chiarito questo, cari amici e lettori, vi anticipo che quella per le giornate di venerdì, sabato e domenica sarà una previsione molto difficile. Sarà una previsione che, seppur condotta nel migliore dei modi, manifesterà comunque un'alta probabilità di errore, soprattutto se intenderemo inoltrarci in dettagli locali. Sarà pertanto una previsione da cogliere con tutte le cautele del caso

Luca Angelini

Il Blizzard e la Corrente del Golfo, importanti correlazioni

Che la costa orientale degli Stati Uniti sia soggetta alle celeberrime tempeste di neve invernali meglio note come Blizzard, è risaputo. Come si innescano queste intense depressioni?

La causa generatrice principale a scala sinottica è l’ondulazione della Corrente a Getto Polare in entrata sul continente nord-americano da ovest. All’impatto contro le Montagne Rocciose, per motivi legati alla forza deviante di Coriolis e dunque alla rotazione terrestre, il Getto prima devia verso sud con rotazione anticiclonica subito a valle delle Rockies e sull’ovest degli USA, poi risale di rimbalzo verso nord andando a generare una bassa pressione sugli Stati Orientali.  Questa depressione, una volta strutturatasi, richiama aria gelida artica e la porta a stretto contatto con quella calda subtropicale pescata dal golfo del Messico attivando così notevoli contrasti termodinamici e quindi maltempo.

Nulla di eccezionale dunque, tuttavia negli ultimi anni è stato notato un rinforzo anche notevole di queste tempeste, soprattutto in termini di precipitazioni. Alcuni ricercatori americani hanno voluto andare a fondo e hanno fatto una scoperta di grande interesse. Partendo dalla distribuzione delle temperature superficiali dell’Atlantico e delle loro anomalie, è stato rilevato una sorta di dipolo, costituito da acque più fredde della norma a sud della Groenlandia e da acque più calde della norma ad est degli Stati Uniti. Incrociando i dati di quest’ultimo settore, con quelli relativi all’andamento della CO2 (Saba et al. (2015), è stato rilevato che al largo della costa est degli USA le acque si sono riscaldate addirittura il triplo rispetto al resto del Pianeta, mentre molto più fredde della norma sono quelle del nord Atlantico.

Prendendo in considerazione il modello di circolazione oceanica in quel settore (Dima e Lohmann 2010), è stata notata una anomalia a carico della cosiddetta AMOC (Atlantic Meridional Overturning Circulation), meglio nota come Corrente del Golfo a causa della presenza di un muro di acque molto più fredde della norma proprio al largo della Groenlandia (Blob atlantico), dovuta alle acque dolci di fusione dei rispettivi apparati glaciali.

In altre parole, il calore trasportato dalla AMOC, anzichè spalmarsi lungo l’oceano e completare il suo corso entro il Circolo Polare Artico, tende ad impaludarsi proprio al largo della costa est degli Stati Uniti, dove si è infatti formata una piscina di acqua molto più calda della norma.  Le acque più calde riscaldano gli strati atmosferici sovrastanti che hanno così a disposizione maggiori quantitativi di umidità (legge di Clausius-Clapeyron) e che pertanto possono generare precipitazioni più intense ed abbondanti.

Da qui l’aumentata frequenza delle nevicate estreme e l’abbattimento di numerosi record nevosi in questa parte del nord America.

Luca Angelini

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