E' un inverno in bianco al di là dell'Adriatico e ancora più ad est sulle ridenti isole dell'Egeo, le quali godono notoriamente di un clima mite e che invece quest'anno sono state centro di raccolta di tutti i travasi d'aria fredda posti in essere dalla circolazione polare. Mite è anche il clima sull'Italia e qui certo non manca di confermarsi, anticiclone dopo anticiclone, Scirocco dopo Scirocco, tanto che siamo dovuti arrivare a fine anno per intravvedere all'orizzonte la prima irruzione di aria fredda della stagione. Un evento che, oltretutto, non interesserà neanche tutto il nostro Paese ma si concentrerà, quasi per un fantomatico incidente di percorso, essenzialmente sulle regioni del medio versante adriatico e soprattutto al sud.
Come avrete notato abbiamo parlato di aria fredda, di temperature in calo, ma non di neve. Freddo e neve devono essere considerati per quello che sono ossia due fenomeni distinti e non interdipendenti.
Quello che si prospetta sulle nostre regioni meridionali a fine mese è uno di quei casi in cui il freddo farà la parte del leone, o del leoncino se volete, mentre eventuali episodi nevosi assumeranno solo connotazioni di nicchia, sia come distribuzione che come intensità. Questa è, a quanto pare, la differenza più evidente tra l’episodio del 28-30 dicembre e quello ben più imponente che si verificò esattamente due anni fa, alla fine del 2014, allorquando una ben intensa ondata di freddo, per quanto limitata come durata (non più di qualche giorno) distribuì un carico di neve senz’altro di tutto rispetto, persino su improbabili litorali come quelli siciliani.
La mappa in figura mette in evidenza la classica forma a goccia della saccatura colma di aria fredda che punta verso i Balcani (tanto per cambiare). L’affidabilità di questo scenario, come emerge dai cluster colorati ben fasati tra loro, è soddisfacente, pertanto l’ondata fredda trova nuove conferme anche dalle ultimissime elaborazioni da parte dei Centri di Calcolo. Resta ora da vedere la parte più delicata della prognosi, quella riferita ad eventuali precipitazioni che, per quanto distribuite in modo piuttosto sparso, si potrebbero manifestare sotto forma di neve fino a quote medio-basse. Dove?
Azzardiamo con una cronologia di massima, che potremo seguire passo passo con il nowcasting aperto sul nostro forum di discussione. Mercoledì pomeriggio e sera qualche nevicata possibile nelle zone interne di Abruzzo e Molise a partire da 800-900 metri, in calo fino a 500-600 metri nella notte su giovedì. Ancora nevicate a carattere sparso potranno aversi fino a 700-800 metri sulle montagne della Basilicata, i confinanti settori montuosi della Campania, la dorsale calabrese con Sila, Pollino e Aspromonte, per finire poi al di là dello Stretto sulle montagne sicule a quote inizialmente poste intorno a 1.200-1.400 metri.
Nella seconda parte della notte su giovedì, dopo il passaggio del fronte principale (di debole entità), l'aria si farà più asciutta e le nevicate si faranno più isolate e possibili fino a 400-500 metri su Puglia, Basilicata, Calabria, per salire a 600-700 metri sulla Sicilia, in particolare a ridosso dei settori interni tirrenici per sbarramento orografico. La situazione rimarrà invariata poi sino a venerdì 30, con annuvolamenti e occasionali spruzzate di neve essenzialmente a ridosso della Sila, delle Madonie, Nebrodi e della zona Etnea tra 400 e 700 metri. Sul resto del meridione tanto vento, temperature in picchiata ma ritorno del sole. Dopo Capodanno sarà già finito tutto…
Luca Angelini


L’alta pressione che domina da giorni l’Europa e l’Italia sta subendo un primo ridimensionamento, a causa di una perturbazione legata ad un vortice in fuga verso i Balcani, che sta lambendo l’Italia procedendo ad una prima limata della cupola sul lato orientale. Nel frattempo però dal Canada si staccherà una nuova saccatura in fase di sviluppo la quale, dopo essersi portata sull’Atlantico, andrà a far tutt’uno con una depressione parcheggiata alla deriva della penisola Iberica, trascinandola verso il Mediterraneo occidentale. Inevitabile a questo punto l’implosione dell’alta pressione e l’inserimento sull’Italia di correnti meridionali via via più umide.
Un passo avanti e due indietro; è quello cui ci ha abituati negli ultimi anni la stagione fredda (e “fredda” è un eufemismo). In buona sostanza, in conseguenza al nuovo sottofondo climatico in atto, possiamo contare molti inverni del tutto anonimi e l'eccezione di un inverno coi fiocchi una volta ogni molti anni. Questo dovrebbe ormai avere insegnato a chi tratta la materia che le ipotesi di freddo e gelo calcolate dai modelli numerici a lungo e lunghissimo termine lasciano il tempo che trovano, se non addirittura peggio. Questo vale anche per l'attuale situazione, dove persino con un anticiclone anomalo come quello scandinavo siamo riusciti ad incamerare un po' di aria fredda.
Domanda: possono i cicloni tropicali che nascono sui Caraibi venire ad influenzare, seppur indirettamente, anche il tempo di casa nostra. La risposta è si.
Dato che la tensione del vortice polare è conseguenza dei flussi di ozono e che questi ultimi risentono dell'attività solare, per rientrare appieno entro le situazioni descritte occorrerà che la fase positiva della QBO sia accompagnata da massimi di attività solare, viceversa che la fase negativa sia accompagnata da minimi di attività solare.


I più esperti avranno già certamente individuato quel piccolo cavo d'onda depressionario in uscita dal Labrador e pronto ad inserirsi a pieno titolo entro il vasto centro depressionario d'Islanda, articolato a sua volta su più minimi.
sembrano collocarsi tra sabato e domenica sul bacino tirrenico, il che fa propendere per una prognosi fortemente instabile, che nel corso del prossimo fine settimana (sabato 6 e domenica 7 agosto), potrebbe interessare un po' tutto il centro e il sud. 

Tenta e ritenta, alla fine la figura di bel tempo più amata dagli Italiani, il celebre anticiclone delle Azzorre, ce la farà e si stenderà con le sue ali di farfalla sul bacino del Mediterraneo. Il disegno andrà completandosi nella seconda parte della settimana proponendosi sia al livello del mare, sia in quota. Non è difficile immaginare che una tale situazione giova ad una generale stabilizzazione atmosferica il che si traduce in condizioni di tempo per gran parte soleggiato