Un nuovo impulso artico marittimo coinvolgerà nelle prossime 48-72 ore il Mediterraneo che segue a stretto giro quello di fine anno. La maggiore elevazione dell’onda atlantica e il convogliamento di maggiore gelo siberiano porterà l’affondo ad avere una direttrice più occidentale che coinvolgerà tutta la penisola ma in termini precipitativi (generalmente nevosi) solo le adriatiche ed il sud Italia. In particolare il basso adriatico sarà colpito da intense nevicate che imbiancheranno indifferentemente l’entroterra e le coste. Di questo evento si interessa in modo completo e capillare l’articolo di Luca Angelini.

A livello configurativo generale, questo inverno si presenta con una situazione invertita sullo scacchiere europeo. L’area atlantica vicina all’Europa ha subito una forte attività di blocco al flusso perturbato che non ha consentito ai fronti atlantici di raggiungere l’Europa occidentale, mentre la parte orientale e continentale ha subito ripetuti affondi da nord ovest. Adesso la maggiore elevazione del blocco ad ovest ha portato questa azione più orientata in senso meridiano. Di seguito è mostrata l’attività d’onda attuale (rosso) che è comparabile con quella di metà novembre (nero) mentre a destra ecco che compare nell’immediato forecast (arancio) un’altra pulsazione che esce nuovamente dalla deviazione standard.

Sarà quest’ultima da seguire per vedere se siamo di fronte ad una prolungata fase invernale che possa coinvolgere a varie riprese un po’ tutta l’Italia. La situazione che si troverà di fronte è la seguente: 1) goccia gelida in fase di termicizzazione sulla Penisola Balcanica, dopo esser transitata tra sud Italia e Grecia; 2) ponte di alte pressioni tra Oceano Atlantico e ovest Siberia; 3) profilo del vortice polare con ondulazioni ben formate sul nostro settore.

I modelli deterministico-matematici sono concordi con l’ultima immagine mostrata di ECMWF per il 9 gennaio, con la differenza che il modello americano (GFS) non osserva il punto 1), la termicizzazione della goccia, perché punta allo sviluppo di forti vorticità nei pressi della Turchia che andrebbero a consumare il serbatoio freddo in quota. La conseguenza è che l’ondulazione in ingresso, contrassegnata in figura come Rossby, dopo essersi aperta il varco nell’esile ponte russo-atlantico potrebbe usufruire o meno del suddetto serbatoio. Nel primo caso avremo una prolungata fase gelida sul Mediterraneo, mentre nel secondo caso ritorniamo indietro al percorso da nord ovest degli afflussi artico marittimi con target Grecia-Egeo-Turchia.

L’alternativa qui prospettata poggia le proprie base sulla diversa situazione evolutiva delle velocità zonali in sede polare le quali, se come osservato in figura, dovessero diminuire di intensità data la prevista intensificazione dei flussi di calore, andrebbero ad accentuare le ondulazioni del getto rendendo quindi probabile una modifica dell’attuale target balcanico. In questa ipotesi si farebbero assai concrete le prospettive di un diretto coinvolgimento dell’Europa centrale e di tutto il bacino del Mediterraneo in una fase perturbata di stampo invernale vista l’interazione di masse umide di matrice oceanica con un’estesa stratificazione di aria gelida presente al suolo in aree ad est limitrofe alla nostra penisola.
Autori Andrea Rossi, Matteo Sacchetti

Breve ma intensa: la prima ondata di freddo del 2017 sembra cavalcare la filosofia dell’ultima parentesi fredda del 2016, con la differenza di connotati certamente più spinti, più simili all'evento indimenticato del 31 dicembre 2014. La dinamica che vede l’anticiclone atlantico spingersi oltre il Circolo Polare e spostare da li aria gelida in direzione dell’Europa orientale viene sostanzialmente confermata all'unisono anche dalle ultimissime elaborazioni che escono, fresche di stampa, dai Centri di Calcolo. L’Italia, pur venendo interessata solo dalla porzione periferica di questo asse del freddo, ne subirà comunque le conseguenze con effetti diversi da settore a settore.
E' un inverno in bianco al di là dell'Adriatico e ancora più ad est sulle ridenti isole dell'Egeo, le quali godono notoriamente di un clima mite e che invece quest'anno sono state centro di raccolta di tutti i travasi d'aria fredda posti in essere dalla circolazione polare. Mite è anche il clima sull'Italia e qui certo non manca di confermarsi, anticiclone dopo anticiclone, Scirocco dopo Scirocco, tanto che siamo dovuti arrivare a fine anno per intravvedere all'orizzonte la prima irruzione di aria fredda della stagione. Un evento che, oltretutto, non interesserà neanche tutto il nostro Paese ma si concentrerà, quasi per un fantomatico incidente di percorso, essenzialmente sulle regioni del medio versante adriatico e soprattutto al sud.

L’alta pressione che domina da giorni l’Europa e l’Italia sta subendo un primo ridimensionamento, a causa di una perturbazione legata ad un vortice in fuga verso i Balcani, che sta lambendo l’Italia procedendo ad una prima limata della cupola sul lato orientale. Nel frattempo però dal Canada si staccherà una nuova saccatura in fase di sviluppo la quale, dopo essersi portata sull’Atlantico, andrà a far tutt’uno con una depressione parcheggiata alla deriva della penisola Iberica, trascinandola verso il Mediterraneo occidentale. Inevitabile a questo punto l’implosione dell’alta pressione e l’inserimento sull’Italia di correnti meridionali via via più umide.
Un passo avanti e due indietro; è quello cui ci ha abituati negli ultimi anni la stagione fredda (e “fredda” è un eufemismo). In buona sostanza, in conseguenza al nuovo sottofondo climatico in atto, possiamo contare molti inverni del tutto anonimi e l'eccezione di un inverno coi fiocchi una volta ogni molti anni. Questo dovrebbe ormai avere insegnato a chi tratta la materia che le ipotesi di freddo e gelo calcolate dai modelli numerici a lungo e lunghissimo termine lasciano il tempo che trovano, se non addirittura peggio. Questo vale anche per l'attuale situazione, dove persino con un anticiclone anomalo come quello scandinavo siamo riusciti ad incamerare un po' di aria fredda.
Domanda: possono i cicloni tropicali che nascono sui Caraibi venire ad influenzare, seppur indirettamente, anche il tempo di casa nostra. La risposta è si.
Dato che la tensione del vortice polare è conseguenza dei flussi di ozono e che questi ultimi risentono dell'attività solare, per rientrare appieno entro le situazioni descritte occorrerà che la fase positiva della QBO sia accompagnata da massimi di attività solare, viceversa che la fase negativa sia accompagnata da minimi di attività solare.

