Analisi Meteo del 7 Febbraio 2026

 

L’attuale configurazione meteorologica vede protagonista una profonda depressione centrata a largo delle coste della Penisola Iberica e in movimento verso est. La configurazione delle isobare evidenzia un gradiente di pressione estremamente marcato, responsabile di una ventilazione di burrasca dai quadranti occidentali che funge da nastro trasportatore per masse d’aria umida e instabile. Questa dinamica favorisce un vigoroso sollevamento delle masse d’aria, innescando la genesi di sistemi nuvolosi a sviluppo verticale capaci di generare precipitazioni convettive intense e temporali organizzati, chiaramente visibili dalle analisi satellitari.

Il bacino del Mediterraneo si trova attualmente in una zona di transizione tra l’avanzata della saccatura polare atlantica e l’anticiclone subtropicale africano. Questa interazione alimenta un flusso teso da ovest che attraversa il mediterraneo occidentale e centrale.

Per quanto riguarda la penisola italiana, sotto il profilo degli impatti al suolo, il flusso umido occidentale investe direttamente i settori esposti all’orografia del versante tirrenico. La Sardegna e la Corsica subiscono il primo impatto frontale delle masse d’aria, seguite da una fascia che coinvolge attivamente Liguria, Toscana, Lazio e Campania. Inoltre, un centro depressionario localizzato tra Liguria e Corsica, contribuisce all’aumento di instabilità atmosferica in tutta la regione. In particolare, lungo l’arco ligure l’interazione tra flussi marittimi e rilievi montuosi esaspera i fenomeni di sbarramento, favorendo piogge persistenti. L’intero sistema mantiene un’elevata energia potenziale, con il rischio concreto di fenomeni meteorologici violenti laddove i moti ascensionali risulteranno più esasperati dalla dinamica sinottica in corso.

Si osservano quindi venti da ovest su Sardegna, Corsica, Sicilia ma anche su tutto il centro Italia, dalla Toscana alla Campania. Queste correnti, oltretutto cariche di umidità, sono responsabili della nuvolosità e delle precipitazioni che si verificano in queste ore sulle regioni in questione. Leggermente diversa la situazione sul Tirreno settentrionale, dove i fenomeni a carattere temporalesco sono innescati dal centro depressionario tra Liguria, Corsica e Toscana.

 

Autore: Roberto Pinna

Analisi Meteo del 4 Febbraio 2026

Dall’analisi della mappa sinottica a 500 hPa, il fulcro di tutto il sistema è la vasta saccatura depressionaria in quota che, estendendosi fino alle medie latitudini, funge da “scivolo” per le masse d’aria polare verso il cuore del continente. La coincidenza tra il minimo a 500hPa e le isobare al suolo nei pressi delle Isole Britanniche conferma che ci troviamo di fronte a un ciclone extratropicale maturo, capace di generare venti di burrasca a causa del fortissimo gradiente barico (la vicinanza delle linee di pressione) che comprime l’aria tra l’Oceano e la terraferma.

Spostando lo sguardo verso l’Italia, la situazione si complica per la formazione di un minimo barico secondario nel Mar Tirreno. Questo vortice locale è fondamentale perche responsabile del richiamo di aria calda e umida dai quadranti meridionali del mediterraneo e dal Nord Africa. Il contrasto tra l’aria più fresca in arrivo da Ovest e il richiamo di aria caldo-umida di origine subtropicale (Scirocco e Libeccio) carica il Mediterraneo di umidità ed energia.

La circolazione ciclonica che ne deriva impone una rotazione dei venti che vede la Sardegna sferzata da correnti occidentali, mentre l’Adriatico e lo Ionio subiscono la risalita di masse d’aria marittima cariche di vapore. Questo processo garantisce la formazione di estesi sistemi nuvolosi a sviluppo verticale, rendendo le piogge non solo probabili, ma potenzialmente persistenti.

Il settore meridionale della penisola risulta il più esposto: qui l’effetto di sollevamento forzato dell’aria umida (sia per dinamiche interne al vortice, sia per l’impatto con l’orografia) massimizzerà l’intensità dei rovesci. In sintesi, l’Italia si trova nel settore pre-frontale e frontale di un sistema complesso, dove la disponibilità di vapore acqueo mediterraneo funge da moltiplicatore per l’intensità dei fenomeni attesi.

Autore: Roberto Pinna

Analisi Meteo del 30 Gennaio 2026

 

Osservando il quadrante nord-occidentale, l’elemento di maggior rilievo è senza dubbio la vasta e profonda depressione atlantica. Due minimi barici molto intensi, rispettivamente di 970 e 972 hPa, dominano l’oceano a ovest delle Isole Britanniche. La colorazione blu scuro evidenzia un geopotenziale molto basso, segno di aria fredda in quota che affonda verso sud, mentre le isobare estremamente ravvicinate tra loro indicano un gradiente di pressione fortissimo. Questa configurazione suggerisce venti burrascosi e condizioni di tempesta in arrivo verso l’Irlanda e il Regno Unito.

Spostando lo sguardo verso il nord del continente, si nota una robusta area di alta pressione centrata sulla Scandinavia, con un massimo al suolo di 1027 hPa. Questa struttura agisce come un vero e proprio muro di blocco che devia le perturbazioni atlantiche e, tipicamente in questa stagione, favorisce condizioni di stabilità atmosferica accompagnate da un clima rigido al suolo su quelle regioni.

Scendendo verso le latitudini medie, gran parte dell’Europa continentale, inclusa l’area del Mediterraneo centro-occidentale, la Spagna, la Francia e l’Italia, è contrassegnata da tonalità prevalenti sul verde. Questo segnala la presenza di una lieve saccatura in quota, indice di lieve possibile diffusa lieve instabilità atmosferica.

La penisola italiana è pienamente inserita nel contesto depressionario in quota che interessa il continenente europeo. Per quanto riguarda la configurazione barica al suolo, osserviamo la presenza di un minimo attorno ai 999/1000 hPa tra la Liguria e la Corsica, che potrebbe causare instabilità, nuvolosità e piogge in tutta l’area.

La ventilazione è in linea con la circolazione ciclonica e le isobare al suolo. Osserviamo quindi venti da maestrale o ponente su tutto il mar tirreno fino al canale di Sicilia e il mediterraneo centrale. Il mar adriatico non presenta nessuno o scarso gradiente barico e non si rileva ventilazione, se non a carattere di brezza da nord-ovest.

Infine, altra nota rilevante di instabilità nel bacino del Mediterraneo si trova sul settore sud-orientale, dove un minimo depressionario di 991 hPa insiste tra l’Egeo e la Turchia, portando ancora maltempo residuo su quelle aree prima di allontanarsi verso est.

Autore: Roberto Pinna

Analisi Meteo del 27 Gennaio 2026

L’analisi della configurazione meteorologica attuale, condotta attraverso la disamina della mappa di umidità relativa e dell’altezza di geopotenziale alla quota isobarica di 700 hPa, rivela una transizione significativa nella dinamica atmosferica del bacino del Mediterraneo. L’afflusso di aria secca dai quadranti settentrionali, precedentemente alimentato dalla circolazione ciclonica associata al minimo in quota in transito sulla Germania, sta progressivamente perdendo vigore sul territorio italiano, traslando il proprio asse d’azione verso est. Tale evoluzione è determinata dalla spinta impressa da una nuova saccatura depressionaria di origine nord-atlantica, la quale sta veicolando una massa d’aria caratterizzata da tassi di umidità superiori.

Questa nuova configurazione sta già determinando un peggioramento delle condizioni meteorologiche sui settori occidentali del Paese, con particolare riferimento a Piemonte, Liguria, Sardegna e Toscana. La convergenza tra l’incremento dell’umidità e il contestuale calo barico favorirà l’innesco di una fase di marcata instabilità atmosferica, destinata a coinvolgere l’intera penisola tra le giornate di oggi e domani. Le cartografie allegate documentano con precisione il flusso secco residuo, graficamente rappresentato dalle tonalità cromatiche giallo-arancio, ancora parzialmente sospinto dal vortice ciclonico centro europeo prima del definitivo cambio di regime barico.

Autore: Roberto Pinna

Riuscirà a nevicare a bassa quota? L’importanza dello zero termico

 

L’atmosfera terrestre è una macchina complessa e dinamica, dove la temperatura non è un valore statico ma un profilo in continua evoluzione. Uno dei concetti più significativi per comprendere il tempo invernale, specialmente in una regione orograficamente complessa come il Nord Italia, è lo zero termico. Con questo termine si definisce l’altitudine alla quale, nella libera atmosfera, la temperatura dell’aria raggiunge il valore di 0°C. Si tratta di una superficie ideale che separa la massa d’aria più mite sottostante da quella più fredda sovrastante, fungendo da vero e proprio spartiacque meteorologico.

Nelle ultime ore, stiamo assistendo a un marcato cambiamento della circolazione atmosferica. Una massa d’aria di origine polare marittima sta scivolando lungo il bordo di un anticiclone oceanico, puntando dritta verso il Mediterraneo. Questo afflusso determina una decisa contrazione dello spessore atmosferico e, di conseguenza, un abbassamento repentino della quota dello zero termico. Quando questa quota scende drasticamente, il confine tra la pioggia e la neve si sposta verso il basso, portando il limite delle nevicate a ridosso delle pianure e dei fondovalle.

L’orografia del Nord Italia gioca un ruolo determinante in questa dinamica. La catena alpina e quella appenninica fungono spesso da barriere o da contenitori. Durante le irruzioni fredde, l’aria densa può rimanere intrappolata nel catino della Pianura Padana, creando il cosiddetto cuscinetto freddo. In queste circostanze, lo zero termico può risultare paradossalmente più basso in pianura che non su alcuni versanti montuosi esposti a correnti più miti in quota. È il classico scenario da nevicata da scorrimento, dove l’aria calda e umida scivola sopra lo strato gelido stagnante al suolo.

Monitorare la quota dello zero termico è fondamentale per la sicurezza e la gestione del territorio. Per i previsori, non è sufficiente sapere dove si trova lo zero, ma è necessario analizzare il gradiente termico verticale, ovvero quanto velocemente la temperatura scende con l’aumentare dell’altezza. Se l’aria è molto secca, il fiocco di neve può conservarsi integro anche con temperature positive di due o tre gradi, poiché l’evaporazione sulla superficie del fiocco lo mantiene freddo. In altre parole, in presenza di aria secca, la sottile pellicola d’acqua che inizia a formarsi sulla superficie del fiocco a causa della fusione tende a evaporare. Al contrario, con un’umidità relativa molto alta, la neve fonde non appena incontra lo zero termico, trasformandosi rapidamente in pioggia o neve bagnata.

Le previsioni per le prossime ore indicano che il nocciolo dell’aria fredda entrerà con decisione, portando lo zero termico a quote collinari o pianeggianti soprattutto sui quadranti occidentali del nord Italia. Questo significa che la transizione di fase dell’acqua avverrà molto vicino al suolo. La difficoltà principale per i meteorologi risiede proprio nel calcolare l’esatta altezza di questo confine, poiché una variazione di appena cento metri può fare la differenza tra un paesaggio imbiancato e una giornata semplicemente uggiosa e piovosa.

 

Autore: Roberto Pinna

Analisi Meteo del 21 Gennaio 2026

L’analisi della configurazione sinottica attuale delinea un quadro meteorologico di spiccata dinamicità per l’Europa e il bacino del Mediterraneo. Mentre le regioni meridionali e le isole maggiori italiane risentono ancora degli effetti di una depressione ciclonica mediterranea, responsabile di una severa ventilazione e fenomeni costieri impattanti, lo scenario a scala continentale è dominato dalla progressione di una profonda saccatura in quota alimentata da aria polare marittima. Tale struttura, chiaramente visibile nella mappa del geopotenziale a 500 hPa, presenta il proprio asse principale in discesa dal Nord Atlantico verso le Isole Britanniche e la Francia, puntando con decisione verso il quadrante nord-occidentale della nostra penisola.

Dall’esame dei campi di pressione al suolo, si nota un minimo barico associato (contrassegnato con la “B” in area britannica, con valori prossimi ai 971 hPa) caratterizzato da isobare particolarmente fitte. Questa configurazione indica la presenza di un gradiente barico orizzontale molto elevato, che si tradurrà inevitabilmente in un rinforzo della ventilazione e in un incremento dell’energia cinetica a disposizione dei sistemi frontali. L’avanzata di questa massa d’aria fredda e instabile è destinata a provocare l’erosione e il successivo scalzamento del promontorio anticiclonico che ha garantito stabilità sul Centro-Nord Italia, interrompendo bruscamente il periodo di calma atmosferica.

Al momento la situazione sulla penisola italiana è caratterizzata dalla contrapposizione tra il regime di alta pressione residua nelle regioni settentrionali, responsabile di stabilità atmosferica ma anche di cieli prevalentemente sereni a causa di valori non elevati di umidità relativa e i quadranti meridionali, ancora interessati dal vortice ciclonico nel mediterraneo centrale, con il suo carico temporalesco e di ventilazione sostenuta.

 

Autore: Roberto Pinna

Analisi Meteo del 19 Gennaio 2026

La situazione meteorologica attuale evidenzia un quadro di elevata complessità, dominato da una vasta configurazione a omega che vede contrapposte dinamiche polari e subtropicali. Il motore principale del comparto nord-atlantico è rappresentato da una profonda saccatura depressionaria con minimo barico strutturato a tutte le quote tra l’Islanda e la Groenlandia, la cui estensione meridionale raggiunge il Golfo di Biscaglia. La specifica conformazione di questa imponente figura instabile favorisce, per risposta dinamica, l’espansione di un robusto promontorio anticiclonico sull’Europa centrale e sul bacino del Mediterraneo orientale. Tale blocco pressorio, oltre a garantire stabilità sul cuore del continente, agisce come perno per il richiamo di una seconda saccatura di matrice russo-siberiana verso i Balcani e il Mar Nero, alimentando un afflusso di aria decisamente più fredda e instabile sul comparto orientale europeo.

Il punto di maggiore criticità per il territorio italiano è rappresentato da una goccia fredda in quota, isolatasi dal flusso principale atlantico e attualmente posizionata tra il Nord Africa e il Mediterraneo occidentale. Questo sistema, in fase di ulteriore approfondimento, sta innescando una circolazione ciclonica particolarmente intensa tra la Sardegna e la Sicilia. La struttura barica evidenzia un notevole addensamento delle isobare nel settore del Mediterraneo centrale, fattore che determina un gradiente barico decisamente pronunciato. Di conseguenza, si assiste a una ventilazione sostenuta dai quadranti sud-orientali, con raffiche di Scirocco che colpiscono duramente le due isole maggiori.

Oltre all’aspetto puramente barico, la risalita del vortice verso nord-est favorisce un massiccio trasporto di masse d’aria caldo-umide di origine subtropicale, cariche di energia potenziale. La convergenza tra questi flussi umidi meridionali e il profilo termico più fresco preesistente crea il contesto ideale per lo sviluppo di sistemi temporaleschi organizzati e precipitazioni persistenti. La combinazione tra l’intensità del vento e la severità dei fenomeni idrometeoreologici configura uno scenario di potenziale criticità ambientale, con elevati rischi per la sicurezza dei trasporti e possibili disagi localizzati nelle aree costiere ed esposte, dove l’effetto combinato di pioggia e mareggiata risulterà più evidente.

Autore: Roberto Pinna

L’Alta Pressione e la Circolazione Anticiclonica

L’anticiclone che in questi giorni insiste sulla penisola italiana e, più in generale, su gran parte dell’Europa occidentale, sta garantendo una certa stabilità atmosferica che scoraggia la formazione e la generazione di fenomeni temporaleschi. Ma cosa si intende col termine “anticiclone” e quali sono le sue caratteristiche fisiche e meteorologiche?

L’atmosfera terrestre è un sistema fluido in perenne movimento, governato da gradienti di pressione che determinano la dinamica del tempo meteorologico. In questo scenario, l’anticiclone rappresenta una delle strutture fondamentali: una zona di alta pressione dove il peso della colonna d’aria sovrastante è superiore rispetto alle aree circostanti. Alle nostre latitudini, ovvero nella fascia temperata dell’emisfero settentrionale, la presenza di un anticiclone non è soltanto sinonimo di “bel tempo”, ma costituisce un complesso meccanismo termodinamico che influenza radicalmente la circolazione dei venti, la distribuzione dell’umidità e la stabilità della colonna d’aria.

La dinamica della circolazione anticiclonica

Il cuore del funzionamento di un anticiclone risiede nel movimento verticale discendente dell’aria,  noto come subsidenza. Poiché al centro della figura barica la pressione è massima, l’aria tende a scendere dagli strati superiori della troposfera verso il suolo. Durante questa discesa, la massa d’aria subisce una compressione adiabatica che ne provoca il riscaldamento e, conseguentemente, una drastica riduzione dell’umidità relativa. Questo fenomeno agisce come un “tappo” invisibile che inibisce i moti convettivi ascendenti, impedendo la formazione di nubi a sviluppo verticale.

A livello del suolo, la circolazione dei venti è dettata dalla forza di gradiente e dall’effetto di Coriolis. Nelle nostre latitudini, l’aria diverge dal centro dell’alta pressione muovendosi verso l’esterno con un movimento rotatorio in senso orario. Tuttavia, a causa della stabilità intrinseca della struttura, i venti al suolo risultano spesso deboli o del tutto assenti, dando luogo a condizioni di calma piatta. Questa scarsa ventilazione è responsabile, specialmente nei mesi invernali, del ristagno delle masse d’aria nei bassi strati, favorendo l’accumulo di inquinanti e la formazione di inversioni termiche.

Nuvolosità e regimi di precipitazione

Sotto il profilo della nuvolosità, l’anticiclone è tipicamente associato a cieli sereni o poco nuvolosi, ma questa è una semplificazione che merita un approfondimento stagionale. Se in estate la subsidenza garantisce cieli limpidi e forte insolazione, in inverno il meccanismo può paradossalmente generare una copertura nuvolosa persistente di tipo stratiforme. In presenza di un’inversione termica, l’umidità rimane intrappolata nei primi centinaia di metri d’atmosfera, condensando in nebbie fitte o nubi basse (strati) che possono oscurare il sole per giorni, nonostante la pressione al suolo sia elevata.

Per quanto riguarda la piovosità, l’anticiclone agisce come un potente scudo atmosferico. La sua presenza devia il flusso delle perturbazioni atlantiche verso latitudini più settentrionali, rendendo le precipitazioni pressoché assenti. La stabilità atmosferica impedisce infatti la formazione dei sistemi nuvolosi organizzati necessari per generare pioggia. L’unico fenomeno idrometeoreologico significativo in regime anticiclonico è la rugiada (o la brina), derivante dal raffreddamento radiativo notturno del suolo, che porta alla condensazione del vapore acqueo a diretto contatto con le superfici.

Impatti sul territorio e conclusioni

La persistenza di strutture anticicloniche alle nostre latitudini sta diventando un tema centrale nel dibattito sul cambiamento climatico. Le cosiddette figure di blocco (Omega Blocking), ovvero anticicloni che restano stazionari per settimane, sono i principali responsabili dei periodi di siccità prolungata e della scarsa qualità dell’aria nelle aree urbanizzate. Se da un lato l’anticiclone garantisce stabilità e assenza di eventi meteorologici estremi di tipo temporalesco, dall’altro la sua eccessiva staticità altera l’equilibrio idrico dei territori, impedendo il naturale ricambio d’aria e l’apporto pluviometrico necessario alle riserve idriche nazionali.

In definitiva, l’anticiclone non è solo un indicatore di tempo soleggiato, ma è un regolatore termico e cinetico della troposfera. La comprensione della sua struttura, dalla subsidenza in quota alla divergenza al suolo, permette di interpretare non solo la serenità del cielo, ma anche i complessi fenomeni di stratificazione termica e le dinamiche di trasporto degli aerosol che definiscono il clima delle nostre regioni.

Autore: Roberto Pinna

Analisi Meteo del 14 Gennaio 2026

L’attuale assetto meteorologico europeo evidenzia un forte contrasto tra la stabilità del Mediterraneo e la dinamicità del Nord Atlantico. Sulla nostra penisola e sul bacino occidentale del Mediterraneo domina un intenso campo anticiclonico, che garantisce condizioni di generale stabilità atmosferica. Sul settore tirrenico i venti rispecchiano la circolazione oraria dell’alta pressione, disponendosi dai quadranti meridionali, ma la presenza di isobare molto distanziate indica gradienti barici al suolo ridotti e, di conseguenza, una ventilazione debole. Nel resto d’Italia la circolazione risulta quasi assente o limitata a deboli regimi di brezza.

Questa configurazione anticiclonica inibisce i moti verticali convettivi, impedendo la genesi di temporali e favorendo il ristagno di umidità nei bassi strati. Ne consegue la formazione di nuvolosità stratificata su gran parte del Centro-Nord e fitte nebbie nelle pianure e nelle vallate. Le uniche precipitazioni previste hanno carattere prettamente orografico, innescate dal sollevamento forzato dell’aria umida contro i rilievi; queste interesseranno principalmente la Liguria, la Toscana, il Piemonte e la Sicilia occidentale. Sul resto del Centro-Sud il tempo rimarrà prevalentemente soleggiato.

Spostando lo sguardo verso il Nord Atlantico, risulta interessante il profondo centro di bassa pressione situato al largo delle Isole Britanniche e a sud-est della Groenlandia. In quest’area si nota una fitta concentrazione di isobare, specialmente sul bordo meridionale del sistema, indice di una ventilazione decisamente sostenuta o di tempesta. Tuttavia, l’analisi sinottica mostra che il minimo di pressione al suolo coincide con il minimo in quota, una sovrapposizione che segnala come la perturbazione si trovi ormai in una fase avanzata di occlusione. Questo allineamento verticale indica che il sistema ha esaurito la sua spinta propulsiva e si sta avviando verso una progressiva fase di dissipazione.

Autore: Roberto Pinna

Analisi meteo del 12 Gennaio 2026

La mappa sinottica a 500 hPa indica la permanenza di un promontorio anticiclonico di matrice subtropicale che si estende con vigore su gran parte dell’Europa meridionale e sul bacino del Mediterraneo. L’Italia si trova quasi interamente protetta da questa solida cupola di alta pressione, che indica atmosfera stabile in quota. Questa specifica configurazione atmosferica determina una forte subsidenza, ovvero un movimento dell’aria dall’alto verso il basso che impedisce lo sviluppo di nubi a carattere perturbato.

Mentre sulle regioni del Centro-Sud e sulle aree montuose il tempo risulterà ampiamente soleggiato, la stabilità atmosferica favorirà il fenomeno dell’inversione termica nelle zone di pianura e nelle vallate chiuse. Di conseguenza, sulla Pianura Padana e lungo le coste dell’alto Adriatico è altamente probabile la formazione di nebbie fitte e persistenti o nubi basse che potrebbero mantenere il clima più freddo e umido rispetto alle zone collinari. Al di fuori di queste aree, il contesto rimarrà dominato dalla quasi totale assenza di precipitazioni e da una ventilazione generalmente debole.

Proprio riguardo alla ventilazione, osservando le isobare al suolo, si può intuire la classica circolazione anticiclonica in senso orario, che comporta venti da sud-ovest in tutto il mar tirreno e da nord lungo il basso adriatico. Inoltre, il gradiente barico sul tirreno risulta relativamente modesto, comportando venti di libeccio di moderata intensità. Al contrario, le isobare sul basso adriatico appaiono più ravvicinate, con il risultato che si osserverà una ventilazione più sostenuta.

Per quanto riguarda le precipitazioni, come già indicato in precedenza, la subsidenza inibirà eventuali correnti ascensionali a meno che, localmente, non si verifichino risalite di masse d’aria causate dall’orografia del territorio. Potrebbe proprio essere il caso del vento di libeccio che, spazzando tutto il mar tirreno e caricandosi in questo modo di umidità, incontrando le regioni costiere di Liguria e Toscana, portebbe causare nuvolosità e piogge a carattere non temporalesco.

Spostando lo sguardo verso i bordi di questa figura di alta pressione, si nota un graduale calo dei valori barici verso l’Europa orientale e i Balcani, dove filtrano correnti più fredde di origine settentrionale, le stesse che hanno interessato la penisola italiana nei giorni scorsi. Tuttavia, per quanto riguarda il territorio italiano, il blocco anticiclonico appare sufficientemente robusto da deviare ogni perturbazione atlantica o nordica verso latitudini molto più elevate, garantendo una giornata di prevalente stabilità atmosferica su quasi tutto lo Stivale, pur con il rischio di un progressivo accumulo di inquinanti nei bassi strati a causa della mancanza di ricambio d’aria.

Autore: Roberto Pinna

Associazione MeteoNetwork OdV
Via Cascina Bianca 9/5
20142 Milano
Codice Fiscale 03968320964