Analisi Meteo del 10 Gennaio 2026

Osservando le mappe alla quota di 500 hPa, la struttura dominante è caratterizzata da una profonda saccatura di origine artica che si estende dalle alte latitudini fin verso il cuore del continente, spingendosi con decisione verso il bacino del Mediterraneo centrale. Questa vasta area di bassa pressione in quota è alimentata da una discesa di aria molto fredda, come evidenziato dalle tonalità cromatiche che virano dal verde al blu intenso nel settore nord-europeo, indicando geopotenziali bassi e temperature decisamente rigide nella media troposfera. Al contrario, un promontorio di alta pressione (anticiclone delle Azzorre) tende a sollevarsi verso nord sull’Oceano Atlantico, con il ramo orientale in transito sull’europa occidentale fino al mediterraneo centrale.

Sull’Italia, la situazione meteorologica risulta fortemente influenzata dal transito di questo asse di saccatura, che determina una fase di marcata instabilità. Il posizionamento dei minimi di pressione al suolo, associati al disturbo in quota, innesca una ciclogenesi mediterranea particolarmente attiva. Le correnti si dispongono dai quadranti settentrionali, con l’ingresso di aria fredda attraverso la porta della Bora e del Rodano, portando a un netto calo termico e a condizioni di maltempo che coinvolgono gran parte della penisola. In particolare, il contrasto tra l’aria artica in arrivo e le acque ancora relativamente miti del Mediterraneo esalta i fenomeni, favorendo nevicate a quote basse lungo l’Appennino e rovesci diffusi sulle regioni adriatiche e meridionali. Il Nord Italia si trova invece sotto l’influenza di correnti più secche ma molto fredde, con cieli che tendono a schiarirsi a causa del foehn, pur mantenendo un clima tipicamente invernale con estese gelate.

Osserviamo dunque venti di maestrale su tutto il mar Tirreno (osservare le isobare al suolo in direzione Nord-Ovest Sud-Est), e nuvolosità su tutta l’Italia centro meridionale, si a causa dell’aria umida proveniente dal mare, si a causa dei sollevamenti orografici della catena appenninica. Ci aspettiamo quindi prioggia e nevicate in quota su queste regioni.

Autore: Roberto Pinna

Analisi Meteo del 8 Gennaio 2026

Scenario Sinottico Europeo

La circolazione atmosferica a livello continentale è dominata da un’ampia e profonda saccatura di origine atlantica, che in queste ore ha ormai traslato il suo asse principale verso levante. Il sistema depressionario sta interessando in modo incisivo l’Europa centrale, la regione balcanica e il bacino centrale del Mediterraneo.

L’assetto barico mostra una struttura classica e ben definita: mentre il ramo ascendente della saccatura alimenta un minimo barico al suolo posizionato in prossimità delle coste del Mar Nero — innescando attivi processi di frontogenesi in quell’area — la penisola italiana si trova ora sotto l’influenza diretta del ramo discendente del sistema. Questa transizione segna il passaggio verso una fase caratterizzata da un progressivo aumento della pressione atmosferica, man mano che l’intera struttura ciclonica scivola verso est.

Evoluzione sulla Penisola Italiana

Il posizionamento dell’Italia sul fianco occidentale (discendente) della saccatura determina il richiamo di correnti settentrionali molto instabili. La circolazione ciclonica, infatti, sta favorendo la discesa di aria fredda artica lungo tutta la penisola, portando un sensibile calo termico che conferisce alla giornata un carattere pienamente invernale.

Ventilazione e Gradiente Barico

La dinamica atmosferica è sottolineata da una ventilazione sostenuta proveniente dai quadranti nord-occidentali. L’analisi delle isobare al suolo evidenzia un andamento coerente con la spinta della saccatura; in particolare, sul Mar Tirreno, la vicinanza delle linee di pressione indica un gradiente barico notevole. Questo si traduce in venti di forte intensità che spazzeranno il mare aperto e le regioni costiere tirreniche, rendendo i mari generalmente molto mossi o agitati.

Nuvolosità e Precipitazioni

Il flusso d’aria fredda, attraversando la superficie marina del Tirreno, tende a caricarsi di umidità nei bassi strati. Questo processo, combinato con l’impatto contro i rilievi, genererà una nuvolosità irregolare capace di dar luogo a precipitazioni sparse. I fenomeni risulteranno più frequenti e localmente intensi sulle regioni meridionali, dove l’effetto del sollevamento orografico (stau) esalterà la fenomenologia lungo i versanti esposti di Sicilia e Calabria.

Al contrario, per il resto del territorio nazionale, il quadro meteorologico risulterà decisamente più stabile. Gran parte della penisola sarà infatti interessata da masse d’aria relativamente secca, una condizione che garantirà ampie schiarite e renderà estremamente bassa o nulla la probabilità di piogge per l’intera giornata.

Autore: Roberto Pinna

Analisi Meteo del 4 Gennaio 2026

L’attuale scenario europeo è dominato da una profonda saccatura depressionaria con fulcro sul Mar Baltico e l’Europa settentrionale, la cui estensione si spinge con decisione verso sud-ovest, raggiungendo la Penisola Iberica, lo Stretto di Gibilterra e l’Atlantico. All’interno di questa vasta configurazione ciclonica, spicca un minimo depressionario al suolo, localizzato al largo della Spagna meridionale: una struttura che, agganciata al flusso portante della circolazione principale, si appresta a traslare verso il Mediterraneo centrale e il Tirreno.

Osservando la configurazione delle isoipse a 500 hPa, emerge chiaramente la curvatura dei flussi in quota, che si dispongono dai quadranti sud-occidentali. Questa “autostrada” atmosferica convoglia correnti tese dall’Atlantico e il Nord Africa verso l’Italia, agendo come un vero e proprio nastro trasportatore per grandi masse d’aria cariche di umidità. La conferma arriva dall’analisi dell’umidità relativa (sia a 500 hPa che a 700 hPa), che evidenzia un corridoio umido persistente in risalita dal Nord Africa e dalla Spagna verso le nostre regioni centrali.

In queste ore, sull’Italia si trova a transitare nel ramo ascendente della saccatura. Si tratta di un’area dinamica particolarmente attiva: qui, l’incremento della vorticità geostrofica in quota funge da motore per i moti verticali, favorendo la genesi di un minimo barico al suolo. È proprio questa complessa interazione tra i diversi livelli atmosferici a giustificare la fase di instabilità diffusa che sta interessando il Centro Italia, dove le piogge si manifestano come naturale risposta alla forzata ascesa di aria umida e instabile.

Al Nord Italia, al contrario, pur in presenza della medesima configurazione barica, non si osserva nuvolosità significativa. Questo scenario è riconducibile alla traiettoria delle correnti umide mediterranee e nord-africane che, nel caso specifico, convergono prevalentemente verso le regioni centro-meridionali, lasciando il Settentrione ai margini del flusso instabile. A consolidare tale stabilità contribuisce uno scarso gradiente di geopotenziale in quota: la mancanza di una variazione pressoria significativa impedisce l’innesco di moti verticali (ascesa dell’aria), necessari alla formazione di nubi. Questa combinazione di fattori — l’assenza di un richiamo umido diretto e la debolezza della spinta dinamica in quota — garantisce cieli prevalentemente sereni su gran parte delle regioni settentrionali.

Situazione differente si riscontra nelle regioni meridionali, anch’esse interessate dal richiamo di aria umida proveniente dal Mediterraneo occidentale e dal Nord Africa, sempre alimentato dalla circolazione ciclonica atlantica. Tuttavia, nonostante l’elevato tasso di umidità nei bassi strati, le precipitazioni risultano scarse o assenti. Ciò è dovuto alle temperature più miti e a un profilo termico più stabile in quota, che agisce come un ‘tappo’ atmosferico: in assenza di un innesco dinamico o di un contrasto termico sufficiente (fronte freddo), l’umidità non riesce a condensare in sistemi nuvolosi organizzati capaci di produrre piogge significative. Potremmo dunque attenderci piogge in Campania e Abruzzo, un poco più improbabili nel resto del meridione.

 

Autore: Roberto Pinna

Perchè oggi, 31 Dicembre, non sta piovendo in tutta Italia?

Per la giornata di oggi, le mappe in quota a 500hPa, cioè a circa 5500 metri, mostrano che l’Italia è interessata dalla presenza di una saccatura depressionaria, una imponente discesa di aria fredda di natura artica con un centro che si trova tra i paesi scandinavi e la Russia. Ci si potrebbe aspettare allora, data la presenza della saccatura, che la penisola italiana si interessata da instabilità atmosferica, in particolare nelle regioni orientali e sul mar Adriatico. Tuttavia ci troviamo in presenza di cieli sereni e la prevalente assenza di piogge. Questo accade perché la meteorologia non è fatta solo di “forme” sulla mappa, ma di dinamiche invisibili che decidono se l’aria deve salire o scendere.

Oggi l’Italia si trova in una posizione “strategica”, situata sul bordo posteriore della saccatura, ovvero a ovest del suo asse principale. In questa zona l’atmosfera è governata da quella che i tecnici chiamiamo avvezione di vorticità negativa. In pratica, l’aria che fluisce in quota sta perdendo la sua rotazione ciclonica e questo processo forza le masse d’aria a compiere un movimento di subsidenza, ovvero a scivolare lentamente dall’alto verso il basso. Mentre l’aria scende, si comprime e si scalda per via della pressione crescente, un fenomeno che dissolve le nubi e rende l’aria estremamente secca, impedendo la convezione.

A questo si aggiunge un altro elemento dinamico fondamentale: il gioco tra la convergenza in quota e la divergenza al suolo. Sopra le nostre teste l’aria sta letteralmente “accumulandosi”, creando una sorta di ingorgo atmosferico che aumenta il peso della colonna d’aria. Questo surplus di massa schiaccia l’aria verso il basso, dove è costretta a divergere, ovvero ad allontanarsi radialmente. Questo meccanismo è l’esatto opposto di ciò che serve per creare una ciclogenesi, dove avremmo invece bisogno di un “vuoto” in quota (divergenza) che aspiri l’aria dal suolo.

Spostando però lo sguardo appena oltre l’asse della saccatura, verso il Mediterraneo orientale, lo scenario cambia radicalmente. Qui, a est dell’asse, l’aria subisce un drastico aumento della vorticità geostrofica, passando dalla curvatura della “valle” della saccatura verso quella del promontorio successivo. In quest’area domina l’avvezione di vorticità positiva (PVA), che genera una potente divergenza nei livelli superiori dell’atmosfera. Questo “effetto aspirapolvere” in quota richiama aria dalla superficie, favorendo il crollo della pressione barometrica e la formazione di un minimo al suolo. Infatti, proprio in queste ore, stiamo assistendo alla nascita di un ciclone extratropicale a sud della Penisola Anatolica. Mentre noi godiamo di cieli tersi, quel settore orientale è teatro di moti ascendenti, nubi imponenti e precipitazioni, confermando che è proprio la posizione rispetto all’asse della saccatura a decretare il destino meteorologico di una regione.

Anche se siamo circondati da valori di altezza di geopotenziale bassi, che testimoniano quanto l’aria sia fredda e compressa, la mancanza di un innesco dinamico — quello che chiamiamo forcing — rende questa saccatura “sterile” per gran parte della penisola. L’unica eccezione potrebbe verificarsi dove l’aria fredda, nel suo viaggio verso sud, incontra una fonte di umidità come il Mar Adriatico. Qui, il contrasto termico tra l’aria gelida e l’acqua più mite potrebbe vincere la sussidenza, creando nubi basse e locali rovesci, ma per il resto d’Italia la giornata di oggi è un esempio di come un’irruzione gelida possa tradursi in stabilità dinamica, regalandoci un Capodanno dal sapore polare ma sotto un sole splendente.

Autore: Roberto Pinna

Analisi Meteo del 28 Dicembre 2025

L’analisi sinottica delle mappe GFS a 500 hPa evidenzia una configurazione di blocco atmosferico ad alta ampiezza, dominata da un imponente promontorio dinamico centrato a nord delle Isole Britanniche. Questa struttura anticiclonica, con massimi al suolo prossimi ai 1045 hPa, agisce come un perno che devia il flusso atlantico verso latitudini artiche, favorendo al contempo lo scivolamento di una profonda saccatura di origine polare lungo il suo bordo orientale verso i Balcani e l’Europa dell’Est. In questo contesto, il bacino del Mediterraneo occidentale risulta ancora interessato da una goccia fredda isolata (cut-off), un nucleo di bassa pressione in quota che si è separato dalla circolazione principale e che governa l’instabilità tra la Spagna e le Isole Baleari. Si tratta tuttavia di una goccia fredda che ormai appare definitivamente distaccata dal flusso zonale. Quindi non verrà più alimentata da ulteriore aria fredda e verrà definitivamente colmata nei prossimi giorni. Una caratteristica importante delle perturbazioni in via di esaurimento la si può osservare direttamente dalla mappa a 500 hPa con le isobare al suolo. Si può infatti osservare che il minimo di pressione al suolo è centrato sul minimo in quota. Quando si osserva una configurazione barica di questo tipo, siamo di fronte ad una perturbazione che non è più attiva e, come mostrano i modelli previsionali, nel giro di uno o due giorni la goccia fredda verrà inevitabilmente riempita.

Per quanto riguarda la penisola italiana, ci troviamo sotto l’influenza diretta del promontorio anticiclonico centrato sulle isole britanniche. Questo comporta ampie schiarite e cieli prevalentemente sereni. A causa della subsidenza, il lento movimento discendente di una massa d’aria verso il suolo, i moti convettivi sono e saranno inibiti e masse d’aria umida potrebbero quindi rimanere intrappolati nei bassi strati, generando nebbie e foschie nelle pianure e nelle vallate. Al contrario, l’instabilità residua che si concentra in corrispondenza della goccia fredda iberica, dove i moti ascendenti dell’aria generano una copertura nuvolosa densa e irregolare, con annuvolamenti consistenti, potrebbe ancora interessare marginalmente la Sardegna e le coste nord-africane.

Sotto il profilo delle precipitazioni, i fenomeni più organizzati e di natura potenzialmente temporalesca sono localizzati nel settore di avvezione calda della perturbazione spagnola, coinvolgendo le Baleari e i settori marittimi circostanti. La neve è destinata a cadere a quote molto basse sull’Europa orientale e lungo la dorsale balcanica, mentre la penisola italiana dovrebbe risultare quasi completamente sgombera di nuvole. La ventilazione si presenta definita da uno scarso gradiente barico su tutta la penisola. Ne risulteranno venti deboli e a regime di brezza, con due eccezzioni: Scirocco nelle coste meridionali della Sardegna, legato al residuo di circolazione ciclonica della goccia fredda sulla penisola iberica e vento da nord-ovest lungo l’adriatico a causa della saccatura presente sui balcani.

Autore: Roberto Pinna

Analisi Meteo del 24 Dicembre 2025

L’attuale scenario meteorologico europeo è caratterizzato da una configurazione di blocco atmosferico estrema mente robusta. Un imponente promontorio anticiclonico si distende dall’Oceano Atlantico fino alla Scandinavia, agendo come una vera e propria barriera per le perturbazioni nord-atlantiche. Questa struttura impedisce l’ingresso diretto delle correnti fredde oceaniche verso l’Europa occidentale, ma non garantisce affatto condizioni di stabilità diffusa sul continente.

Al di sotto di questa cupola alto-pressoria, l’Europa centro-meridionale è infatti sotto l’influenza di una dinamica complessa. Una goccia fredda si è isolata tra la Penisola Italiana, il Mediterraneo occidentale e la Spagna, alimentando una marcata instabilità atmosferica che si manifesta con estesa nuvolosità e precipitazioni sparse. La presenza dell’anticiclone sulla Scandinavia sta inoltre innescando un moto retrogrado della saccatura depressionaria precedentemente attiva sull’Europa orientale e sulla Russia. I modelli meteorologici indicano che questa struttura sta traslando verso ovest, andando a ricongiungersi con la goccia fredda presente sui nostri meridiani; tale fusione estenderà il regime di maltempo anche verso l’Europa centrale nelle prossime ore.

Sulla Penisola Italiana, l’azione di questo sistema perturbato si traduce in un persistere di piogge e rovesci su gran parte del territorio nazionale. La struttura ciclonica si articola in due minimi barici distinti: uno posizionato sul Mar Tirreno e l’altro nel braccio di mare tra la Sardegna e la Corsica. Questi centri di bassa pressione sono attualmente responsabili di precipitazioni intense sulla Sardegna settentrionale e nelle regioni del Centro Italia, in particolare tra Toscana e Umbria. L’evoluzione a breve termine prevede che questi minimi barici tendano a traslare gradualmente verso occidente, puntando verso le Isole Baleari e la Spagna tra le giornate di domani e dopodomani.

Il quadro della ventilazione risulta strettamente condizionato dalla vorticità ciclonica dei due centri di bassa pressione citati. Le correnti tendono ad allinearsi al movimento rotatorio attorno ai minimi, generando sul Tirreno centrale venti sostenuti da sud-ovest. Risalendo lungo la penisola, queste correnti virano progressivamente da sud-est per poi disporsi da est tra le coste toscane e la Liguria. Tale dinamica barica è inoltre in grado di richiamare aria dall’Adriatico e dalla Pianura Padana, alimentando una ventilazione orientale costante che fluisce da est verso ovest attraverso il bacino padano.

Autore: Roberto Pinna

Il fenomeno della “Goccia Fredda”

In meteorologia, esistono configurazioni atmosferiche capaci di scardinare anche i regimi di alta pressione più solidi, portando instabilità diffusa e spesso imprevedibile. Una delle più insidiose, e che in questi giorni sta interessando direttamente il Mediterraneo occidentale e l’Italia, è la cosiddetta goccia fredda. Per comprendere appieno la natura di questo fenomeno, occorre guardare oltre ciò che accade al suolo e spostare l’attenzione verso l’alta troposfera, dove le dinamiche del geopotenziale tracciano le linee guida della nostra meteorologia quotidiana.

Dal punto di vista puramente tecnico, la goccia fredda — definita scientificamente come Cut-off Low — rappresenta una porzione di massa d’aria polare che si separa dal flusso principale delle correnti zonali. Immaginiamo la corrente a getto, quel nastro trasportatore di venti fortissimi che circonda il pianeta a circa nove o dieci chilometri di quota, come un fiume che scorre in modo rettilineo. Quando questo flusso inizia a creare delle ampie curve o ondulazioni, chiamate onde di Rossby, può accadere che una di queste anse diventi così profonda e pronunciata da strozzarsi alla base. In quel preciso istante, una porzione di aria gelida rimane isolata a sud del flusso principale, trasformandosi in un vortice ciclonico autonomo e indipendente.

Nelle mappe del geopotenziale a 500 hPa evidenziate in questo articolo si possono chiaramente osservare delle regioni, di colore verde o tendente al verde, che interessano il mediterraneo occidentale e la penisola italiana e che appaiono isolate rispetto all’ambiente circostante. Si tratta appunto di “Gocce fredde“, masse d’aria fredda in quota, staccatesi dal flusso zonale da cui provenivano. Appaiono quindi come un centro di bassa pressione chiuso, circondato da valori di pressione più alti. La caratteristica peculiare della goccia fredda è la sua natura tridimensionale: mentre al suolo la pressione può non apparire particolarmente bassa, in quota le temperature sono drasticamente inferiori rispetto alle aree circostanti. È proprio questo gradiente termico verticale a generare l’instabilità. L’aria calda e umida presente sulla superficie del mare, trovandosi improvvisamente sotto questo nucleo gelido d’alta quota, è costretta a salire violentemente verso l’alto attraverso moti convettivi. Questo processo porta alla formazione rapida di imponenti nubi a sviluppo verticale, i cumulonembi, responsabili di piogge torrenziali, grandinate e temporali autorigeneranti.

L’attuale configurazione sul Mediterraneo occidentale è un esempio da manuale di quanto questa struttura possa essere tenace. Una volta che la goccia fredda si è isolata, perde il contatto con la corrente a getto, che funge da motore per il movimento delle perturbazioni. Senza questo traino, la goccia inizia a vagare in modo erratico o, come sta accadendo ora, rimane quasi stazionaria per diversi giorni. Questa stazionarietà è il fattore che preoccupa maggiormente i meteorologi: quando un sistema temporalesco insiste per ore o giorni sulla medesima area, il rischio di alluvioni lampo aumenta esponenzialmente, poiché il terreno non riesce a drenare l’enorme mole d’acqua riversata in un lasso di tempo così ristretto.

Analizzando la situazione attuale sulla nostra penisola, la goccia fredda sta agendo come una vera e propria falla nel campo di alta pressione che tenta di rimontare da est. La struttura ciclonica in quota continua a richiamare correnti umide dai quadranti meridionali che, impattando contro i rilievi appenninici e alpini, esaltano ulteriormente le precipitazioni.

La previsione di questi fenomeni è una sfida complessa per i modelli matematici. Poiché la goccia fredda è scollegata dalla circolazione generale, la sua traiettoria dipende da sottili scambi di energia con le zone circostanti. Spesso queste strutture vengono riassorbite dal flusso principale solo quando una nuova e potente perturbazione atlantica riesce a agganciarle e trascinarle via, o quando si colmano lentamente per esaurimento del contrasto termico. Fino ad allora, la goccia fredda rimane un sistema chiuso e vigoroso, capace di trasformare una fase stagionale ordinaria in un evento di maltempo severo, ricordandoci che la dinamica dell’atmosfera è governata da equilibri fragili e potenti che si giocano a chilometri di altezza sopra le nostre teste.

 

Autore: Roberto Pinna

Analisi Meteo del 22 Dicembre 2025

 

L’attuale scenario meteorologico è dominato dalla progressione verso oriente di una profonda saccatura di origine nord-atlantica che, dopo aver interessato i settori europei più occidentali, sta facendo il suo ingresso nel bacino del Mediterraneo puntando direttamente verso la Sardegna e il Mar Tirreno. Questo movimento determina un marcato deterioramento della stabilità atmosferica, innescando un aumento diffuso della nuvolosità e l’attivazione di sistemi precipitativi che tenderanno a insistere per l’intera giornata. Al momento, l’azione del fronte si concentra principalmente sui settori occidentali della penisola, coinvolgendo in modo diretto la Sardegna, la Liguria e il Piemonte, ma estendendosi progressivamente anche alle coste tirreniche della Toscana.

Sotto il profilo della ventilazione, la configurazione è caratterizzata dal percorso del ramo ascendente della saccatura. In particolare, ai livelli superiori dell’atmosfera, le correnti si dispongono da sud-sudovest, veicolando masse d’aria instabile verso il Tirreno. Contemporaneamente, al suolo, il gradiente barico genera una circolazione di Scirocco che risale da sud-sudest l’intero bacino tirrenico, impattando sulla Sardegna e sui litorali liguri e toscani.

Questa ventilazione meridionale, caricandosi di umidità durante il transito marittimo, gioca un ruolo fondamentale nel determinare l’intensità delle piogge a ridosso dei rilievi. Lo Scirocco, infatti, incontrando le barriere orografiche della Sardegna, dell’Appennino Toscano e del complesso alpino tra Liguria e Piemonte, è costretto a una risalita forzata. Questo fenomeno di sbarramento orografico intensifica la condensazione del vapore acqueo, garantendo piogge e rovesci particolarmente persistenti ed elevati accumuli proprio in corrispondenza delle zone montuose esposte a questi flussi.

 

Autore: Roberto Pinna

Analisi Meteo 21 Dicembre 2025

L’attuale assetto barico vede l’Europa divisa verticalmente. Da un lato, l’Anticiclone delle Azzorre ha abbandonato la sua sede naturale per protendersi con forza verso latitudini polari, raggiungendo Islanda e Groenlandia. Questo movimento “meridiano” funge da muro, costringendo il flusso perturbato atlantico a scivolare lungo il suo bordo orientale.

Il risultato è un’imponente saccatura che sta letteralmente affondando verso sud, interessando tra le Isole Britanniche, la Francia e la penisola iberica. Il perno di questa struttura è un minimo di pressione al largo delle coste atlantiche francesi.

Il Mediterraneo: Tra Instabilità Iberica e Protezione Africana

Mentre la Spagna mediterranea e le Baleari subiscono l’impatto diretto della discesa fredda — con contrasti termici che generano temporali e rovesci di stampo autunnale —  in Italia domina un promontorio di matrice africana. Tuttavia, non si tratta di un’alta pressione caratterizzata da cieli sereni o poco nuvolosi. Sebbene l’andamento del geopotenziale e le isobare al suolo confermino la natura anticiclonica della circolazione, la struttura è minata da un elevato contenuto di umidità nei bassi strati.

Dinamica dei Venti e Copertura Nuvolosa

L’analisi del gradiente barico (la differenza di pressione tra due punti) ci mostra isobare molto distanziate tra loro. Questo si traduce in una ventilazione debole o moderata:

  • Circolazione: Prevalentemente dai quadranti orientali o sud-orientali (Scirocco e Levante), specialmente sul Tirreno.
  • Intensità: Contenuta, proprio a causa della scarsa pendenza barica.

Il vero protagonista sul territorio italiano è però il profilo igrometrico. L’umidità relativa è saturante su gran parte del bacino centro-occidentale. Questa massa d’aria umida, trasportata dai deboli flussi anticiclonici, non riesce a sollevarsi in modo violento (mancano i moti convettivi tipici dei temporali), ma si espande orizzontalmente creando una spessa coltre di nubi stratiformi.

Evoluzione Precipitativa

Questa configurazione spiega perché, nonostante la pressione sia tecnicamente alta, l’Italia sperimenti una giornata grigia e piovosa. Le precipitazioni che ne derivano sono:

  1. Diffuse: Interessano gran parte del Centro-Nord e le Isole.
  2. Battenti ma costanti: Piogge e rovesci che mancano della violenza dei fenomeni temporaleschi (assenza di fulminazioni significative), proprio perché la struttura anticiclonica “schiaccia” l’aria verso il basso, impedendo alle nubi di svilupparsi verticalmente.

In sintesi: un’alta pressione umida che, pur proteggendoci dalle tempeste atlantiche che potrebbero interessare i quadranti europei più occidentali, ci regala un contesto cupo e piovoso.

Autore: Roberto Pinna

Analisi Meteo del 18 Dicembre 2025

Il quadro meteorologico sull’Italia sta vivendo una fase di transizione significativa. La circolazione depressionaria che ha caratterizzato i giorni scorsi sta progressivamente “allentando la presa”, lasciando spazio a un generale aumento della pressione atmosferica su tutto il territorio nazionale.

Evoluzione della Configurazione Barica

Il cambiamento è dettato dall’attenuazione della saccatura precedentemente attiva sull’Europa occidentale. Questo movimento sta favorendo la risalita del promontorio anticiclonico subtropicale africano il quale, dopo essere rimasto confinato nel Mediterraneo centro-orientale, si sta ora espandendo verso i nostri quadranti centrali e meridionali.

Di conseguenza, stiamo assistendo a:

  • Schiarite progressive: Già avviate nella giornata di ieri, interesseranno in modo più convinto le regioni del Centro-Sud.

  • Stabilità atmosferica: Un generale rinforzo dei valori pressori al suolo su tutta la Penisola.

Circolazione dei Venti e Umidità

Analizzando la quota di 850 hPa (circa 1500 metri), si nota l’instaurarsi di una circolazione chiaramente anticiclonica. Tuttavia, l’intensità dei venti rimarrà contenuta:

  • Mar Tirreno: Correnti di Scirocco.

  • Nord e Centro-Nord: Venti da Sud-Ovest (Libeccio). La debole intensità della ventilazione è dovuta a un gradiente barico al suolo poco accentuato, che non favorisce lo sviluppo di raffiche significative.

Analisi in Quota (500 hPa) e Precipitazioni

Nonostante l’aumento della pressione, la carta sinottica alla quota di 500 hPa evidenzia un flusso d’aria particolarmente umida proveniente dal Nord Africa. Seguendo la curvatura del flusso anticiclonico da Sud verso Est, questa massa d’aria umida potrebbe dare origine a fenomeni precipitativi localizzati, interessando principalmente:

  1. Sardegna e bacini tirrenici.

  2. Settori del Centro-Nord Italia.

 

Autore: Roberto Pinna

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