Analisi Meteo del 21 Gennaio 2026

L’analisi della configurazione sinottica attuale delinea un quadro meteorologico di spiccata dinamicità per l’Europa e il bacino del Mediterraneo. Mentre le regioni meridionali e le isole maggiori italiane risentono ancora degli effetti di una depressione ciclonica mediterranea, responsabile di una severa ventilazione e fenomeni costieri impattanti, lo scenario a scala continentale è dominato dalla progressione di una profonda saccatura in quota alimentata da aria polare marittima. Tale struttura, chiaramente visibile nella mappa del geopotenziale a 500 hPa, presenta il proprio asse principale in discesa dal Nord Atlantico verso le Isole Britanniche e la Francia, puntando con decisione verso il quadrante nord-occidentale della nostra penisola.

Dall’esame dei campi di pressione al suolo, si nota un minimo barico associato (contrassegnato con la “B” in area britannica, con valori prossimi ai 971 hPa) caratterizzato da isobare particolarmente fitte. Questa configurazione indica la presenza di un gradiente barico orizzontale molto elevato, che si tradurrà inevitabilmente in un rinforzo della ventilazione e in un incremento dell’energia cinetica a disposizione dei sistemi frontali. L’avanzata di questa massa d’aria fredda e instabile è destinata a provocare l’erosione e il successivo scalzamento del promontorio anticiclonico che ha garantito stabilità sul Centro-Nord Italia, interrompendo bruscamente il periodo di calma atmosferica.

Al momento la situazione sulla penisola italiana è caratterizzata dalla contrapposizione tra il regime di alta pressione residua nelle regioni settentrionali, responsabile di stabilità atmosferica ma anche di cieli prevalentemente sereni a causa di valori non elevati di umidità relativa e i quadranti meridionali, ancora interessati dal vortice ciclonico nel mediterraneo centrale, con il suo carico temporalesco e di ventilazione sostenuta.

 

Autore: Roberto Pinna

Analisi Meteo del 19 Gennaio 2026

La situazione meteorologica attuale evidenzia un quadro di elevata complessità, dominato da una vasta configurazione a omega che vede contrapposte dinamiche polari e subtropicali. Il motore principale del comparto nord-atlantico è rappresentato da una profonda saccatura depressionaria con minimo barico strutturato a tutte le quote tra l’Islanda e la Groenlandia, la cui estensione meridionale raggiunge il Golfo di Biscaglia. La specifica conformazione di questa imponente figura instabile favorisce, per risposta dinamica, l’espansione di un robusto promontorio anticiclonico sull’Europa centrale e sul bacino del Mediterraneo orientale. Tale blocco pressorio, oltre a garantire stabilità sul cuore del continente, agisce come perno per il richiamo di una seconda saccatura di matrice russo-siberiana verso i Balcani e il Mar Nero, alimentando un afflusso di aria decisamente più fredda e instabile sul comparto orientale europeo.

Il punto di maggiore criticità per il territorio italiano è rappresentato da una goccia fredda in quota, isolatasi dal flusso principale atlantico e attualmente posizionata tra il Nord Africa e il Mediterraneo occidentale. Questo sistema, in fase di ulteriore approfondimento, sta innescando una circolazione ciclonica particolarmente intensa tra la Sardegna e la Sicilia. La struttura barica evidenzia un notevole addensamento delle isobare nel settore del Mediterraneo centrale, fattore che determina un gradiente barico decisamente pronunciato. Di conseguenza, si assiste a una ventilazione sostenuta dai quadranti sud-orientali, con raffiche di Scirocco che colpiscono duramente le due isole maggiori.

Oltre all’aspetto puramente barico, la risalita del vortice verso nord-est favorisce un massiccio trasporto di masse d’aria caldo-umide di origine subtropicale, cariche di energia potenziale. La convergenza tra questi flussi umidi meridionali e il profilo termico più fresco preesistente crea il contesto ideale per lo sviluppo di sistemi temporaleschi organizzati e precipitazioni persistenti. La combinazione tra l’intensità del vento e la severità dei fenomeni idrometeoreologici configura uno scenario di potenziale criticità ambientale, con elevati rischi per la sicurezza dei trasporti e possibili disagi localizzati nelle aree costiere ed esposte, dove l’effetto combinato di pioggia e mareggiata risulterà più evidente.

Autore: Roberto Pinna

L’Alta Pressione e la Circolazione Anticiclonica

L’anticiclone che in questi giorni insiste sulla penisola italiana e, più in generale, su gran parte dell’Europa occidentale, sta garantendo una certa stabilità atmosferica che scoraggia la formazione e la generazione di fenomeni temporaleschi. Ma cosa si intende col termine “anticiclone” e quali sono le sue caratteristiche fisiche e meteorologiche?

L’atmosfera terrestre è un sistema fluido in perenne movimento, governato da gradienti di pressione che determinano la dinamica del tempo meteorologico. In questo scenario, l’anticiclone rappresenta una delle strutture fondamentali: una zona di alta pressione dove il peso della colonna d’aria sovrastante è superiore rispetto alle aree circostanti. Alle nostre latitudini, ovvero nella fascia temperata dell’emisfero settentrionale, la presenza di un anticiclone non è soltanto sinonimo di “bel tempo”, ma costituisce un complesso meccanismo termodinamico che influenza radicalmente la circolazione dei venti, la distribuzione dell’umidità e la stabilità della colonna d’aria.

La dinamica della circolazione anticiclonica

Il cuore del funzionamento di un anticiclone risiede nel movimento verticale discendente dell’aria,  noto come subsidenza. Poiché al centro della figura barica la pressione è massima, l’aria tende a scendere dagli strati superiori della troposfera verso il suolo. Durante questa discesa, la massa d’aria subisce una compressione adiabatica che ne provoca il riscaldamento e, conseguentemente, una drastica riduzione dell’umidità relativa. Questo fenomeno agisce come un “tappo” invisibile che inibisce i moti convettivi ascendenti, impedendo la formazione di nubi a sviluppo verticale.

A livello del suolo, la circolazione dei venti è dettata dalla forza di gradiente e dall’effetto di Coriolis. Nelle nostre latitudini, l’aria diverge dal centro dell’alta pressione muovendosi verso l’esterno con un movimento rotatorio in senso orario. Tuttavia, a causa della stabilità intrinseca della struttura, i venti al suolo risultano spesso deboli o del tutto assenti, dando luogo a condizioni di calma piatta. Questa scarsa ventilazione è responsabile, specialmente nei mesi invernali, del ristagno delle masse d’aria nei bassi strati, favorendo l’accumulo di inquinanti e la formazione di inversioni termiche.

Nuvolosità e regimi di precipitazione

Sotto il profilo della nuvolosità, l’anticiclone è tipicamente associato a cieli sereni o poco nuvolosi, ma questa è una semplificazione che merita un approfondimento stagionale. Se in estate la subsidenza garantisce cieli limpidi e forte insolazione, in inverno il meccanismo può paradossalmente generare una copertura nuvolosa persistente di tipo stratiforme. In presenza di un’inversione termica, l’umidità rimane intrappolata nei primi centinaia di metri d’atmosfera, condensando in nebbie fitte o nubi basse (strati) che possono oscurare il sole per giorni, nonostante la pressione al suolo sia elevata.

Per quanto riguarda la piovosità, l’anticiclone agisce come un potente scudo atmosferico. La sua presenza devia il flusso delle perturbazioni atlantiche verso latitudini più settentrionali, rendendo le precipitazioni pressoché assenti. La stabilità atmosferica impedisce infatti la formazione dei sistemi nuvolosi organizzati necessari per generare pioggia. L’unico fenomeno idrometeoreologico significativo in regime anticiclonico è la rugiada (o la brina), derivante dal raffreddamento radiativo notturno del suolo, che porta alla condensazione del vapore acqueo a diretto contatto con le superfici.

Impatti sul territorio e conclusioni

La persistenza di strutture anticicloniche alle nostre latitudini sta diventando un tema centrale nel dibattito sul cambiamento climatico. Le cosiddette figure di blocco (Omega Blocking), ovvero anticicloni che restano stazionari per settimane, sono i principali responsabili dei periodi di siccità prolungata e della scarsa qualità dell’aria nelle aree urbanizzate. Se da un lato l’anticiclone garantisce stabilità e assenza di eventi meteorologici estremi di tipo temporalesco, dall’altro la sua eccessiva staticità altera l’equilibrio idrico dei territori, impedendo il naturale ricambio d’aria e l’apporto pluviometrico necessario alle riserve idriche nazionali.

In definitiva, l’anticiclone non è solo un indicatore di tempo soleggiato, ma è un regolatore termico e cinetico della troposfera. La comprensione della sua struttura, dalla subsidenza in quota alla divergenza al suolo, permette di interpretare non solo la serenità del cielo, ma anche i complessi fenomeni di stratificazione termica e le dinamiche di trasporto degli aerosol che definiscono il clima delle nostre regioni.

Autore: Roberto Pinna

Analisi Meteo del 14 Gennaio 2026

L’attuale assetto meteorologico europeo evidenzia un forte contrasto tra la stabilità del Mediterraneo e la dinamicità del Nord Atlantico. Sulla nostra penisola e sul bacino occidentale del Mediterraneo domina un intenso campo anticiclonico, che garantisce condizioni di generale stabilità atmosferica. Sul settore tirrenico i venti rispecchiano la circolazione oraria dell’alta pressione, disponendosi dai quadranti meridionali, ma la presenza di isobare molto distanziate indica gradienti barici al suolo ridotti e, di conseguenza, una ventilazione debole. Nel resto d’Italia la circolazione risulta quasi assente o limitata a deboli regimi di brezza.

Questa configurazione anticiclonica inibisce i moti verticali convettivi, impedendo la genesi di temporali e favorendo il ristagno di umidità nei bassi strati. Ne consegue la formazione di nuvolosità stratificata su gran parte del Centro-Nord e fitte nebbie nelle pianure e nelle vallate. Le uniche precipitazioni previste hanno carattere prettamente orografico, innescate dal sollevamento forzato dell’aria umida contro i rilievi; queste interesseranno principalmente la Liguria, la Toscana, il Piemonte e la Sicilia occidentale. Sul resto del Centro-Sud il tempo rimarrà prevalentemente soleggiato.

Spostando lo sguardo verso il Nord Atlantico, risulta interessante il profondo centro di bassa pressione situato al largo delle Isole Britanniche e a sud-est della Groenlandia. In quest’area si nota una fitta concentrazione di isobare, specialmente sul bordo meridionale del sistema, indice di una ventilazione decisamente sostenuta o di tempesta. Tuttavia, l’analisi sinottica mostra che il minimo di pressione al suolo coincide con il minimo in quota, una sovrapposizione che segnala come la perturbazione si trovi ormai in una fase avanzata di occlusione. Questo allineamento verticale indica che il sistema ha esaurito la sua spinta propulsiva e si sta avviando verso una progressiva fase di dissipazione.

Autore: Roberto Pinna

Analisi meteo del 12 Gennaio 2026

La mappa sinottica a 500 hPa indica la permanenza di un promontorio anticiclonico di matrice subtropicale che si estende con vigore su gran parte dell’Europa meridionale e sul bacino del Mediterraneo. L’Italia si trova quasi interamente protetta da questa solida cupola di alta pressione, che indica atmosfera stabile in quota. Questa specifica configurazione atmosferica determina una forte subsidenza, ovvero un movimento dell’aria dall’alto verso il basso che impedisce lo sviluppo di nubi a carattere perturbato.

Mentre sulle regioni del Centro-Sud e sulle aree montuose il tempo risulterà ampiamente soleggiato, la stabilità atmosferica favorirà il fenomeno dell’inversione termica nelle zone di pianura e nelle vallate chiuse. Di conseguenza, sulla Pianura Padana e lungo le coste dell’alto Adriatico è altamente probabile la formazione di nebbie fitte e persistenti o nubi basse che potrebbero mantenere il clima più freddo e umido rispetto alle zone collinari. Al di fuori di queste aree, il contesto rimarrà dominato dalla quasi totale assenza di precipitazioni e da una ventilazione generalmente debole.

Proprio riguardo alla ventilazione, osservando le isobare al suolo, si può intuire la classica circolazione anticiclonica in senso orario, che comporta venti da sud-ovest in tutto il mar tirreno e da nord lungo il basso adriatico. Inoltre, il gradiente barico sul tirreno risulta relativamente modesto, comportando venti di libeccio di moderata intensità. Al contrario, le isobare sul basso adriatico appaiono più ravvicinate, con il risultato che si osserverà una ventilazione più sostenuta.

Per quanto riguarda le precipitazioni, come già indicato in precedenza, la subsidenza inibirà eventuali correnti ascensionali a meno che, localmente, non si verifichino risalite di masse d’aria causate dall’orografia del territorio. Potrebbe proprio essere il caso del vento di libeccio che, spazzando tutto il mar tirreno e caricandosi in questo modo di umidità, incontrando le regioni costiere di Liguria e Toscana, portebbe causare nuvolosità e piogge a carattere non temporalesco.

Spostando lo sguardo verso i bordi di questa figura di alta pressione, si nota un graduale calo dei valori barici verso l’Europa orientale e i Balcani, dove filtrano correnti più fredde di origine settentrionale, le stesse che hanno interessato la penisola italiana nei giorni scorsi. Tuttavia, per quanto riguarda il territorio italiano, il blocco anticiclonico appare sufficientemente robusto da deviare ogni perturbazione atlantica o nordica verso latitudini molto più elevate, garantendo una giornata di prevalente stabilità atmosferica su quasi tutto lo Stivale, pur con il rischio di un progressivo accumulo di inquinanti nei bassi strati a causa della mancanza di ricambio d’aria.

Autore: Roberto Pinna

Analisi Meteo del 10 Gennaio 2026

Osservando le mappe alla quota di 500 hPa, la struttura dominante è caratterizzata da una profonda saccatura di origine artica che si estende dalle alte latitudini fin verso il cuore del continente, spingendosi con decisione verso il bacino del Mediterraneo centrale. Questa vasta area di bassa pressione in quota è alimentata da una discesa di aria molto fredda, come evidenziato dalle tonalità cromatiche che virano dal verde al blu intenso nel settore nord-europeo, indicando geopotenziali bassi e temperature decisamente rigide nella media troposfera. Al contrario, un promontorio di alta pressione (anticiclone delle Azzorre) tende a sollevarsi verso nord sull’Oceano Atlantico, con il ramo orientale in transito sull’europa occidentale fino al mediterraneo centrale.

Sull’Italia, la situazione meteorologica risulta fortemente influenzata dal transito di questo asse di saccatura, che determina una fase di marcata instabilità. Il posizionamento dei minimi di pressione al suolo, associati al disturbo in quota, innesca una ciclogenesi mediterranea particolarmente attiva. Le correnti si dispongono dai quadranti settentrionali, con l’ingresso di aria fredda attraverso la porta della Bora e del Rodano, portando a un netto calo termico e a condizioni di maltempo che coinvolgono gran parte della penisola. In particolare, il contrasto tra l’aria artica in arrivo e le acque ancora relativamente miti del Mediterraneo esalta i fenomeni, favorendo nevicate a quote basse lungo l’Appennino e rovesci diffusi sulle regioni adriatiche e meridionali. Il Nord Italia si trova invece sotto l’influenza di correnti più secche ma molto fredde, con cieli che tendono a schiarirsi a causa del foehn, pur mantenendo un clima tipicamente invernale con estese gelate.

Osserviamo dunque venti di maestrale su tutto il mar Tirreno (osservare le isobare al suolo in direzione Nord-Ovest Sud-Est), e nuvolosità su tutta l’Italia centro meridionale, si a causa dell’aria umida proveniente dal mare, si a causa dei sollevamenti orografici della catena appenninica. Ci aspettiamo quindi prioggia e nevicate in quota su queste regioni.

Autore: Roberto Pinna

Analisi Meteo del 8 Gennaio 2026

Scenario Sinottico Europeo

La circolazione atmosferica a livello continentale è dominata da un’ampia e profonda saccatura di origine atlantica, che in queste ore ha ormai traslato il suo asse principale verso levante. Il sistema depressionario sta interessando in modo incisivo l’Europa centrale, la regione balcanica e il bacino centrale del Mediterraneo.

L’assetto barico mostra una struttura classica e ben definita: mentre il ramo ascendente della saccatura alimenta un minimo barico al suolo posizionato in prossimità delle coste del Mar Nero — innescando attivi processi di frontogenesi in quell’area — la penisola italiana si trova ora sotto l’influenza diretta del ramo discendente del sistema. Questa transizione segna il passaggio verso una fase caratterizzata da un progressivo aumento della pressione atmosferica, man mano che l’intera struttura ciclonica scivola verso est.

Evoluzione sulla Penisola Italiana

Il posizionamento dell’Italia sul fianco occidentale (discendente) della saccatura determina il richiamo di correnti settentrionali molto instabili. La circolazione ciclonica, infatti, sta favorendo la discesa di aria fredda artica lungo tutta la penisola, portando un sensibile calo termico che conferisce alla giornata un carattere pienamente invernale.

Ventilazione e Gradiente Barico

La dinamica atmosferica è sottolineata da una ventilazione sostenuta proveniente dai quadranti nord-occidentali. L’analisi delle isobare al suolo evidenzia un andamento coerente con la spinta della saccatura; in particolare, sul Mar Tirreno, la vicinanza delle linee di pressione indica un gradiente barico notevole. Questo si traduce in venti di forte intensità che spazzeranno il mare aperto e le regioni costiere tirreniche, rendendo i mari generalmente molto mossi o agitati.

Nuvolosità e Precipitazioni

Il flusso d’aria fredda, attraversando la superficie marina del Tirreno, tende a caricarsi di umidità nei bassi strati. Questo processo, combinato con l’impatto contro i rilievi, genererà una nuvolosità irregolare capace di dar luogo a precipitazioni sparse. I fenomeni risulteranno più frequenti e localmente intensi sulle regioni meridionali, dove l’effetto del sollevamento orografico (stau) esalterà la fenomenologia lungo i versanti esposti di Sicilia e Calabria.

Al contrario, per il resto del territorio nazionale, il quadro meteorologico risulterà decisamente più stabile. Gran parte della penisola sarà infatti interessata da masse d’aria relativamente secca, una condizione che garantirà ampie schiarite e renderà estremamente bassa o nulla la probabilità di piogge per l’intera giornata.

Autore: Roberto Pinna

Analisi Meteo del 4 Gennaio 2026

L’attuale scenario europeo è dominato da una profonda saccatura depressionaria con fulcro sul Mar Baltico e l’Europa settentrionale, la cui estensione si spinge con decisione verso sud-ovest, raggiungendo la Penisola Iberica, lo Stretto di Gibilterra e l’Atlantico. All’interno di questa vasta configurazione ciclonica, spicca un minimo depressionario al suolo, localizzato al largo della Spagna meridionale: una struttura che, agganciata al flusso portante della circolazione principale, si appresta a traslare verso il Mediterraneo centrale e il Tirreno.

Osservando la configurazione delle isoipse a 500 hPa, emerge chiaramente la curvatura dei flussi in quota, che si dispongono dai quadranti sud-occidentali. Questa “autostrada” atmosferica convoglia correnti tese dall’Atlantico e il Nord Africa verso l’Italia, agendo come un vero e proprio nastro trasportatore per grandi masse d’aria cariche di umidità. La conferma arriva dall’analisi dell’umidità relativa (sia a 500 hPa che a 700 hPa), che evidenzia un corridoio umido persistente in risalita dal Nord Africa e dalla Spagna verso le nostre regioni centrali.

In queste ore, sull’Italia si trova a transitare nel ramo ascendente della saccatura. Si tratta di un’area dinamica particolarmente attiva: qui, l’incremento della vorticità geostrofica in quota funge da motore per i moti verticali, favorendo la genesi di un minimo barico al suolo. È proprio questa complessa interazione tra i diversi livelli atmosferici a giustificare la fase di instabilità diffusa che sta interessando il Centro Italia, dove le piogge si manifestano come naturale risposta alla forzata ascesa di aria umida e instabile.

Al Nord Italia, al contrario, pur in presenza della medesima configurazione barica, non si osserva nuvolosità significativa. Questo scenario è riconducibile alla traiettoria delle correnti umide mediterranee e nord-africane che, nel caso specifico, convergono prevalentemente verso le regioni centro-meridionali, lasciando il Settentrione ai margini del flusso instabile. A consolidare tale stabilità contribuisce uno scarso gradiente di geopotenziale in quota: la mancanza di una variazione pressoria significativa impedisce l’innesco di moti verticali (ascesa dell’aria), necessari alla formazione di nubi. Questa combinazione di fattori — l’assenza di un richiamo umido diretto e la debolezza della spinta dinamica in quota — garantisce cieli prevalentemente sereni su gran parte delle regioni settentrionali.

Situazione differente si riscontra nelle regioni meridionali, anch’esse interessate dal richiamo di aria umida proveniente dal Mediterraneo occidentale e dal Nord Africa, sempre alimentato dalla circolazione ciclonica atlantica. Tuttavia, nonostante l’elevato tasso di umidità nei bassi strati, le precipitazioni risultano scarse o assenti. Ciò è dovuto alle temperature più miti e a un profilo termico più stabile in quota, che agisce come un ‘tappo’ atmosferico: in assenza di un innesco dinamico o di un contrasto termico sufficiente (fronte freddo), l’umidità non riesce a condensare in sistemi nuvolosi organizzati capaci di produrre piogge significative. Potremmo dunque attenderci piogge in Campania e Abruzzo, un poco più improbabili nel resto del meridione.

 

Autore: Roberto Pinna

Perchè oggi, 31 Dicembre, non sta piovendo in tutta Italia?

Per la giornata di oggi, le mappe in quota a 500hPa, cioè a circa 5500 metri, mostrano che l’Italia è interessata dalla presenza di una saccatura depressionaria, una imponente discesa di aria fredda di natura artica con un centro che si trova tra i paesi scandinavi e la Russia. Ci si potrebbe aspettare allora, data la presenza della saccatura, che la penisola italiana si interessata da instabilità atmosferica, in particolare nelle regioni orientali e sul mar Adriatico. Tuttavia ci troviamo in presenza di cieli sereni e la prevalente assenza di piogge. Questo accade perché la meteorologia non è fatta solo di “forme” sulla mappa, ma di dinamiche invisibili che decidono se l’aria deve salire o scendere.

Oggi l’Italia si trova in una posizione “strategica”, situata sul bordo posteriore della saccatura, ovvero a ovest del suo asse principale. In questa zona l’atmosfera è governata da quella che i tecnici chiamiamo avvezione di vorticità negativa. In pratica, l’aria che fluisce in quota sta perdendo la sua rotazione ciclonica e questo processo forza le masse d’aria a compiere un movimento di subsidenza, ovvero a scivolare lentamente dall’alto verso il basso. Mentre l’aria scende, si comprime e si scalda per via della pressione crescente, un fenomeno che dissolve le nubi e rende l’aria estremamente secca, impedendo la convezione.

A questo si aggiunge un altro elemento dinamico fondamentale: il gioco tra la convergenza in quota e la divergenza al suolo. Sopra le nostre teste l’aria sta letteralmente “accumulandosi”, creando una sorta di ingorgo atmosferico che aumenta il peso della colonna d’aria. Questo surplus di massa schiaccia l’aria verso il basso, dove è costretta a divergere, ovvero ad allontanarsi radialmente. Questo meccanismo è l’esatto opposto di ciò che serve per creare una ciclogenesi, dove avremmo invece bisogno di un “vuoto” in quota (divergenza) che aspiri l’aria dal suolo.

Spostando però lo sguardo appena oltre l’asse della saccatura, verso il Mediterraneo orientale, lo scenario cambia radicalmente. Qui, a est dell’asse, l’aria subisce un drastico aumento della vorticità geostrofica, passando dalla curvatura della “valle” della saccatura verso quella del promontorio successivo. In quest’area domina l’avvezione di vorticità positiva (PVA), che genera una potente divergenza nei livelli superiori dell’atmosfera. Questo “effetto aspirapolvere” in quota richiama aria dalla superficie, favorendo il crollo della pressione barometrica e la formazione di un minimo al suolo. Infatti, proprio in queste ore, stiamo assistendo alla nascita di un ciclone extratropicale a sud della Penisola Anatolica. Mentre noi godiamo di cieli tersi, quel settore orientale è teatro di moti ascendenti, nubi imponenti e precipitazioni, confermando che è proprio la posizione rispetto all’asse della saccatura a decretare il destino meteorologico di una regione.

Anche se siamo circondati da valori di altezza di geopotenziale bassi, che testimoniano quanto l’aria sia fredda e compressa, la mancanza di un innesco dinamico — quello che chiamiamo forcing — rende questa saccatura “sterile” per gran parte della penisola. L’unica eccezione potrebbe verificarsi dove l’aria fredda, nel suo viaggio verso sud, incontra una fonte di umidità come il Mar Adriatico. Qui, il contrasto termico tra l’aria gelida e l’acqua più mite potrebbe vincere la sussidenza, creando nubi basse e locali rovesci, ma per il resto d’Italia la giornata di oggi è un esempio di come un’irruzione gelida possa tradursi in stabilità dinamica, regalandoci un Capodanno dal sapore polare ma sotto un sole splendente.

Autore: Roberto Pinna

Analisi Meteo del 28 Dicembre 2025

L’analisi sinottica delle mappe GFS a 500 hPa evidenzia una configurazione di blocco atmosferico ad alta ampiezza, dominata da un imponente promontorio dinamico centrato a nord delle Isole Britanniche. Questa struttura anticiclonica, con massimi al suolo prossimi ai 1045 hPa, agisce come un perno che devia il flusso atlantico verso latitudini artiche, favorendo al contempo lo scivolamento di una profonda saccatura di origine polare lungo il suo bordo orientale verso i Balcani e l’Europa dell’Est. In questo contesto, il bacino del Mediterraneo occidentale risulta ancora interessato da una goccia fredda isolata (cut-off), un nucleo di bassa pressione in quota che si è separato dalla circolazione principale e che governa l’instabilità tra la Spagna e le Isole Baleari. Si tratta tuttavia di una goccia fredda che ormai appare definitivamente distaccata dal flusso zonale. Quindi non verrà più alimentata da ulteriore aria fredda e verrà definitivamente colmata nei prossimi giorni. Una caratteristica importante delle perturbazioni in via di esaurimento la si può osservare direttamente dalla mappa a 500 hPa con le isobare al suolo. Si può infatti osservare che il minimo di pressione al suolo è centrato sul minimo in quota. Quando si osserva una configurazione barica di questo tipo, siamo di fronte ad una perturbazione che non è più attiva e, come mostrano i modelli previsionali, nel giro di uno o due giorni la goccia fredda verrà inevitabilmente riempita.

Per quanto riguarda la penisola italiana, ci troviamo sotto l’influenza diretta del promontorio anticiclonico centrato sulle isole britanniche. Questo comporta ampie schiarite e cieli prevalentemente sereni. A causa della subsidenza, il lento movimento discendente di una massa d’aria verso il suolo, i moti convettivi sono e saranno inibiti e masse d’aria umida potrebbero quindi rimanere intrappolati nei bassi strati, generando nebbie e foschie nelle pianure e nelle vallate. Al contrario, l’instabilità residua che si concentra in corrispondenza della goccia fredda iberica, dove i moti ascendenti dell’aria generano una copertura nuvolosa densa e irregolare, con annuvolamenti consistenti, potrebbe ancora interessare marginalmente la Sardegna e le coste nord-africane.

Sotto il profilo delle precipitazioni, i fenomeni più organizzati e di natura potenzialmente temporalesca sono localizzati nel settore di avvezione calda della perturbazione spagnola, coinvolgendo le Baleari e i settori marittimi circostanti. La neve è destinata a cadere a quote molto basse sull’Europa orientale e lungo la dorsale balcanica, mentre la penisola italiana dovrebbe risultare quasi completamente sgombera di nuvole. La ventilazione si presenta definita da uno scarso gradiente barico su tutta la penisola. Ne risulteranno venti deboli e a regime di brezza, con due eccezzioni: Scirocco nelle coste meridionali della Sardegna, legato al residuo di circolazione ciclonica della goccia fredda sulla penisola iberica e vento da nord-ovest lungo l’adriatico a causa della saccatura presente sui balcani.

Autore: Roberto Pinna

Associazione MeteoNetwork OdV
Via Cascina Bianca 9/5
20142 Milano
Codice Fiscale 03968320964