(aggiornato) 29 maggio Supercella su Venezia, visibile da gran parte del Veneto

Nel pomeriggio un sistema convettivo generatosi velocemente  nel veneziano è apparso al radar  molto intenso con picchi di riflettività quasi a fondo scala, e anche al satellite la sua forma tondeggiante risultava maestosa dopo pochissimi scatti.

Segnalazioni di grandine di piccola dimensione a Nord di Mestre, mentre i rovesci hanno interessato  la città di Venezia.

Capita infatti spesso che i temporali in via di formazione sulla Laguna  poi transitano  verso NNE  assumano lo status di supercella*, caso noto e recente risale a giugno scorso con addirittura la condensa al suolo di un tornado.

Animazione satellite al visibile sat24.com

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animazione radar OsmerFVG

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Vista da Battaglia Terme  immagine dal forum MeteoTriveneto utente Anticiclone

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Vista da Battaglia Terme  immagine dal forum MeteoTriveneto utente Anticiclone

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Vista da Battaglia Terme  immagine dal forum MeteoTriveneto utente Anticiclone

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Vista da Battaglia Terme  immagine dal forum MeteoTriveneto utente Anticiclone

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Da Rovigo Enrico Stella

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da Piove di Sacco (PD) Andrea Masiero

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da Piove di Sacco (PD) Andrea Masiero

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da Rossano Veneto (VI)  di Luca Beghetto

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da Resana (TV) Giovanni Vivian

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da Nove (VI ) immagine dal forum MeteoTriveneto utente  war9

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Animazione webcam di Valrovina a 550 m sull’Altopiano di Asiago,  dalle 18.30 circa sino alle 20.30.

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da Zelarino (Ve) Massimo Michieli

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da Zelarino (Ve) Massimo Michieli

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Dal Lido di Venezia visibile la Wall cloud* della supercella.

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da Lido di Venezia, Stefano Stevanato

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da Lido di Venezia, Stefano Stevanato

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da Lido di Venezia, Stefano Stevanato

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Naturalmente l’evento si conclude con uno splendido arcobaleno

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da Zelarino (Ve) Massimo Michieli

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*  SUPERCELLA : è in assoluto il temporale più pericoloso e potente fra tutti quelli esistenti: la caratteristica che lo distingue dagli altri è la presenza di un updraft rotante ovvero di un mesociclone. La sua formazione richiede una particolare concomitanza di eventi: infatti le supercelle sono fenomeni relativamente rari da noi e spesso il loro numero viene sovrastimato qualora si manifestino temporali violenti, tali da destare notevole impressione all’osservatore di turno. Una supercella ha un estensione geografica molto vasta (dell’ordine di centinaia di kmq) ed ha una vita autonoma che talvolta non è coerente con la circolazione nella media troposfera per via della deviazione dalla direttrice di moto standard relativa alla sinottica generale indotta dalla forza di rotazione della supercella stessa.

* WALL CLOUD  o nube a a muro, è una grande, nube bassa in rotazione sotto un cumulonembo, che potrebbe generare un tornado. È tipicamente sotto la rain-free base (zona senza precipitazioni), e indica l’area della corrente ascensionale, dove le nubi condensano ad una quota inferiore rispetto a quelle circostanti. La nube a muro nasce per il fatto che la corrente discendente all’interno del cumulonembo (dowdraft), invece di abbattersi al suolo dietro al temporale come outflow, viene richiamata all’interno della nube temporalesca da un movimento rotatorio indotto dal mesociclone interno alla supercella. Parte di quest’aria fredda si infiltra nella corrente ascendente calda (updraft) ed avvolgendosi a spirale intorno ad essa viene spinta nuovamente verso l’alto. Poiché il punto di rugiada di una massa di aria fredda si trova ad una quota inferiore rispetto a quello di una massa di aria più calda, l’aria fredda infiltrata condenserà ad una quota altimetrica inferiore formando una nube a muro alla base del cumulonembo.

 

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Una collaborazione MeteoTriveneto/MeteoNetwork Veneto:
Giorgio Pavan – Giuliano Nardin – Massimo Michieli – Stefano Stevanato

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Funnel cloud nel Veneziano

Segnalati dei funnel cloud nel veneziano, domenica 19  mattina nelle vicinanze di Chioggia e mercoledì 22 nel basso Piave e Jesolo.

Ma cos’è  un funnel cloud ?

Definizione semplice presa dal sito di Alberto Gobbi, coautore del libro”temporali e tornado”

Il funnel cloud è una colonna d’aria in rotazione che non è in contatto con il terreno, che scende da un cumulonembo ed è quasi sempre osservabile come una nube a imbuto, chiamata anche proboscide.

Quindi potrebbe sembrare a una comune tromba d’aria ma la cosa particolare che la distingue è che ESSA NON TOCCA TERRA 

Domenica 19 maggio

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Funnel cloud in formazione tra Chioggia e Sottomarina, all’altezza della Laguna del Lusenzo Sud in direzione Est, foto di Luca Sassetto @sassettoluca

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da Sottomarina foto di Armando Boscolo

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da Sottomarina foto di Armando Boscolo

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Mercoledì 22 maggio

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Jesolo  foto di Marco Zanon

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Jesolo  foto di Marco Zanon

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Jesolo  foto di Marco Zanon

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Jesolo  foto di Marco Zanon

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Jesolo  foto di Marco Zanon

Stretti di Eraclea direzione Jesolo, verso SSW

Foto di Giorgio Pavan

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Valcasoni di Eraclea,  Ponte Capitello, verso E.

Foto di Giorgio Pavan

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Foto di Giorgio Pavan

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Foto di Giorgio Pavan

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Foto di Giorgio Pavan

Ca’ Turcata Eraclea, SW-W

Foto di Giorgio Pavan

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Una collaborazione MeteoTriveneto/MeteoNetwork Veneto:
Giorgio Pavan – Giuliano Nardin – Massimo Michieli – Stefano Stevanato

 

L’inverno 2012/13 sulle Prealpi vicentine

Introduzione

L’inverno 2012-2013 è stato dominato da una lunga fase caratterizzata da una notevole dinamicità che ha portato a più riprese ad abbondanti nevicate sulle Alpi Orientali, con massimi accumuli localizzati spesso sulle Prealpi vicentine. L’aspetto più rilevante rispetto alla maggioranza degli inverni degli ultimi 25 anni risulta il fatto che già a quote intorno ai 500 m s.l.m. si è avuta una copertura nevosa continuativa di quasi 80 giorni. A quote superiori ai 1300 m s.l.m. gli spessori di neve, tra fine marzo ed inizio aprile, hanno raggiunto valori prossimi a quelli registrati nell’inverno eccezionalmente nevoso del 2008/09.

La stagione invernale è iniziata il 3 dicembre con l’ingresso di correnti settentrionali di aria fredda e secca che hanno determinato la fine dell’ultima fase perturbata del mese di novembre, quando una depressione sul Golfo di Genova aveva portato, dal 26 novembre al 2 dicembre, abbondanti precipitazioni. In modo altrettanto netto, come traspare dall’andamento delle temperature e delle precipitazioni in Fig. 1, la stagione invernale può essere suddivisa in tre diverse fasi:

  • fase fredda dal 3 al 15 dicembre, con due nevicate in pianura, nei giorni 7 e 14;
  • fase mite ed asciutta dal 16 dicembre al 12 gennaio, con temperature a più riprese molto elevate per il periodo;
  • fase dinamica e nevosa dal 13 gennaio al 9 aprile, con massimi spessori di neve al suolo raggiunti a fine febbraio a quote collinari e a fine marzo sulle zone montane.

Fig. 1 Andamento delle temperature minime, massime e delle precipitazioni registate a Malo (Vi), 120 m s.l.m., dal 3 dicembre 2012 al 9 aprile 2013.

Prima fase dell’inverno

Dopo una lunga fase piovosa tipicamente autunnale, il 3 dicembre il Nord Italia, tra l’alta pressione atlantica e una bassa pressione sul Mar Nero, è interessato da correnti settentrionali che determinano un miglioramento del tempo e una diminuzione delle temperature. La prima nevicata in pianura si verifica tra il 7 e l’8 dicembre, quando nella pianura lombardo-veneta cadono fino a 10 cm di neve. Il radiosondaggio riportato in Fig. 2 e l’immagine in Fig. 3 riportano la situazione termica e barica nelle ore precedenti la nevicata.

  

Fig. 2 Radiosondaggio delle ore 12 del 7 dicembre, che riporta il profilo termico precedente la nevicata: la temperatura è al di sopra dello zero ma, essendo la temperatura di rugiada di circa -8°C, la situazione è favorevole alla caduta di neve in pianura. 

Fig. 3 La differenza di geopotenziale tra 500 e 1000 hPa evidenzia la presenza di aria fredda sul centro-est Europa.  

Tra il 13 e il 14 dicembre si verifica la seconda nevicata in pianura. Il contesto è dominato da una vasta depressione sull’Atlantico (Fig. 4) che determina l’afflusso di correnti occidentali sul nord Italia. L’aria fredda preesistente (Fig. 5) favorisce precipitazioni nevose anche in pianura, con successivo innalzamento della quota neve dal 14 dicembre. Le precipitazioni sono di debole intensità, a  Milano cadono 8 cm di neve, 5 cm in pianura nel vicentino.

   

Fig. 4 La vasta depressione sul nord Atlantico determina correnti sud occidentali sul nord-Italia, mentre l’alta pressione sui balcani è associata ad aria molto più fredda. 

Fig. 5 Dal riadiosondaggio precedente la nevicata si nota  come la temperatura di rugiada sia ampiamente negativa, situazione favorevole all’accumulo di neve in pianura: nel corso dell’evento la temperatura si manterrà di poco inferiore allo zero, prossima alla temperatura di bulbo umido ricavabile dal radiosondaggio.

Seconda fase dell’inverno

La seconda fase dell’inverno, caratterizzata da temperature a più riprese elevate per il periodo, inizia il 16 dicembre quando si verifica un marcato rialzo della temperatura in quota: le correnti si dispondono infatti lungo i paralleli con conseguente afflusso di aria umida e mite. 

Il 22 dicembre un fronte caldo raggiunge l’Europa centrale, creando i presupposti per un significativo rialzo termico. Le precipitazioni sul versante nord alpino sono abbondanti, fino a 50 mm in 24 ore, e questo è legato alla differenza di temperatura tra l’aria prefrontale e postfrontale, e quindi alla presenza di aria molto mite dietro il fronte caldo. Per di più il fronte freddo, che normalmente segue nel giro di poche ore attenuando l’effetto di riscaldamento, in questo caso è giunto dopo più di due giorni.

Il 23 e soprattutto il 24 dicembre lo zero termico si porta infatti oltre i 3000 m, con temperature eccezionalmente elevate in tutta regione alpina (ad esempio 18,9 °C a Friburgo, dato DWD). Dalla Fig. 6 si nota l’ampio settore caldo compreso tra il fronte caldo sull’Europa orientale e il fronte freddo sul Mare del Nord (che ha raggiunto il nord Italia nel giorno di Natale). Il 2012 si conclude con tempo sereno e, come si nota dalla Fig. 7, scarsa copertura nevosa sulle Prealpi.    

 

Fig. 6 Campo barico al suolo il 23 dicembre, da cui si nota l’ampio settore caldo che coinvolge la regione alpina. 

Fig. 7 Immagine satellitare del 31/12/2012.

Il 5-6 gennaio lo zero termico sale nuovamente oltre i 3000 m. Anche in questo caso nei giorni precedenti (4 gennaio) si erano verificate piogge sul versante nord alpino e in seguito un ampio settore caldo ha coinvolto la regione alpina. 

Nella seconda settimana di gennaio il nord Italia rimane interessato dall’alta pressione atlantica: come evidenzia la Fig. 8, il clima risulta mite in quota, mentre in pianura domina la nebbia (Fig. 9).

           

Fig. 8 Radiosondaggio dell’8 gennaio: in corrispondenza del limite dell’inversione termica si ha un netto rialzo della temperature e una diminuzione dell’umidità.

Fig. 9 Immagine satellitare dell’8 gennaio: la pianura padana è interamente coperta dalla nebbia.

Terza fase dell’inverno

Il 13 gennaio si ha una netta svolta della stagione invernale, con l’inizio di una lunga fase che è stata caratterizzata, dal punto di vista meteorologico, dai seguenti aspetti:

  • forte dinamicità: afflussi di aria fredda sono stati rapidamente seguiti da perturbazioni che hanno portato anche a più di 50 cm di neve in 24 ore fino a quote collinari;
  • in particolare tre giorni (16 gennaio, 11 febbraio, 18 marzo) hanno caratterizzato la stagione invernale, con forti nevicate che da sole hanno contribuito a circa il 35 % della neve caduta nell’intera stagione invernale;
  • la traettoria delle perturbazioni e la localizzazione dei minimi depressionari ha spesso portato alle nevicate più abbondanti sul Veneto. Per esempio, dal 13 gennaio al 9 aprile, sulle Prealpi lombarde si sono registrati quantitativi di precipitazione dell’ordine di 250 – 300 mm (ad es. 265 mm a Lecco, dato ARPA Lombardia), mentre sulle Prealpi vicentine i quantitativi nello stesso periodo sono più che doppi (735 mm al Rifugio La Guardia, dato ARPAV).

Il 13 gennaio grazie all’afflusso di aria fredda da nord-est e all’aria calda preesistente, si forma una bassa pressione al largo della Costa Azzurra. Dalla Fig. 10 si nota la bassa pressione che inizia a coinvolgere il nord Italia, la saccatura a 500 hPa (leggermente più a ovest della depressione al livello del mare, condizione favorevole per lo sviluppo della bassa pressione), il contrasto termico che determina il fronte freddo a ovest della bassa pressione e il fronte caldo a est. 

Il 14 e il 15 gennaio le neve continua ad interessare il nord Italia, a tratti anche in pianura. Il 16 gennaio la bassa pressione, alimentata da un afflusso di aria fredda diretto proprio verso le Alpi, raggiunge la massima intensità e si sposta verso est. Il nord Italia risulta diviso in due: tratti soleggiati in Piemonte, deboli precipitazioni intermittenti in Lombardia e forti nevicate in Veneto. L’intensità delle precipitazioni è tale che sulla pianura vicentina la neve si accumula sul suolo e sulle strade bagnate da giorni di pioggia raggiungendo spessori di 15 cm.  

Il 17 gennaio (Fig. 11) la bassa pressione si colma di aria fredda, le temperature raggiungono i valori minimi e le precipitazioni tendono progressivamente ad esaurirsi nel corso della giornata, rimanendo nevose anche in pianura. I maggiori spessori di neve si osservano sulle zone collinari dell’alto vicentino più esposte alla pianura, dove la coltre nevosa raggiunge localmente il metro di spessore già a 500 m di quota (Fig. 12a,b).

  

Fig. 10 Il 13 gennaio la bassa pressione tra Corsica e Costa Azzurra inizia ad apportare precipitazioni sul Nord Italia.

Fig. 11 Posizione della stessa depressione il 17 gennaio: in 4 giorni lo spostamento verso est è stato modesto e le precipitazioni sono quindi rsultate persistenti.

       

Fig. 12 a,b Le foto sono state scattate il 19 gennaio a Faedo (comune di Monte di Malo, provincia di Vicenza) a quota 600 m s.l.m.

Tra il 19 e il 24 gennaio si susseguono altre perturbazioni con precipitazioni perlopiù deboli e limite della neve generalmente superiore ai 1000 m s.l.m.. Il 28 gennaio torna la neve a bassa quota, con accumuli minimi in pianura e 10 cm sulle zone collinari. Nei giorni successivi l’alta pressione atlantica si espande sul nord Italia, caratterizzando il clima con inversioni termiche e quindi diffuse nebbie in pianura.

Dopo il passaggio di una perturbazione il 2 febbraio (10 cm di neve sopra i 1000 m), fino 6 febbraio il tempo rimane soleggiato. Nel pomeriggio del 7 febbraio inizia ad affluire aria fredda (Fig. 13): dai radiosondaggi dei giorni successivi (in Fig. 14 si riporta per esempio quello dell’8 febbraio) si nota un forte gradiente termico verticale, tipico più dell’estate che dell’inverno. Il veloce afflusso di aria molto più fredda rispetto a quella presente porta allo sviluppo di imponenti nubi cumuliformi, con instabilità pomeridiana sulla fascia prealpina e pedemontana associata a rovesci di neve che portano ad accumuli di 2-5 cm anche in pianura. 

   

Fig. 13 Fase iniziale dell’afflusso di aria fredda sul nord Italia.

Fig. 14 Il profilo termico evidenzia un forte gradiente termico verticale.

Con tempismo perfetto, dopo un afflusso di aria fredda così rapido da provocare fenomeni di instabilità atmosferica, lunedì 11 febbraio giunge da sud-ovest un’intensa perturbazione. A Milano inizia a nevicare alle 7 e la fase più intensa dura dalle 12 alle 19, nelle zone più aperte si accumulano fino a 15 cm di neve. In Veneto la nevicata inizia nel primo pomeriggio, diviene subito intensa ed entro sera sulla pianura vicentina si accumulano 18 cm di neve. 

Dalla Fig. 15 si nota la bassa pressione tra Inghilterra e Francia, che nel suo moto antiorario sospinge correnti sud-occidentali sul nord Italia, e l’alta pressione colma di aria fredda appena a est dell’Italia che, con la sua posizione, contribuisce a indirizzare la perturbazione esattamente sul nord Italia.  A Milano, dopo una nottata ventosa con deboli nevicate intermittenti, dalla tarda mattina del 12 febbraio compiano i primi tratti soleggiati. In Veneto continua a nevicare intensamente per tutta la notte, nella mattinata del 12 febbraio il limite della neve si innalza fin sui 300 m s.l.m. e nel corso del pomeriggio le precipitazioni si esauriscono. In pianura il manto nevoso raggiunge i 20 cm, mentre al di sopra dei 300 m s.l.m. lo spessore di neve fresca supera diffusamente i 50 cm. L’immagine satellitare riportata in Fig. 16 si riferisce al 14 febbraio: la pianura padana, ad eccezione dell’alto Piemonte, alta Lombardia e basso Veneto, è ancora ricoperta di neve.

    

Fig. 15 L’11 febbraio il nucleo di aria fredda si sposta a est e il nord Italia è interessato da correnti da sud-ovest.

Fig. 16 Immagine satellitare del 14 febbraio.

Il 21 febbraio torna nuovamente a nevicare in pianura: a Milano la nevicata inizia già in mattinata, ma senza accumuli al suolo. Nell’alto vicentino, interessato da aria più fredda (Fig. 17), la nevicata inizia nel tardo pomeriggio, prosegue per tutta la notte, e porta all’accumulo di 10 cm in pianura e 20 cm sui rilievi.

Dal pomeriggio del 23 febbraio inizia nuovamente a nevicare in pianura, nel corso della notte il limite della neve risale fino a 400 m s.l.m., a quote superiori cadono 15 cm di neve. Tra il 24 e il 25 febbraio altre nevicate interessano le Prealpi vicentine, con apporti di neve molto variabili da zona a zona. La vasta circolazione depressionaria (Fig. 18), nel suo moto antiorario, fa sì che le precipitazioni sul Veneto provengano dai quadranti orientali. 

       

Fig. 17 Il contrasto termico sul nord Italia determina nuove nevicate anche in pianura localizzate prevalmentemente sul nord-est, interessato da aria più fredda.

Fig. 18 Vasta bassa pressione responsabile delle nevicate del 24 e 25 febbraio.

Sono questi i giorni in cui, a quote comprese tra i 400 m e i 1300 m s.l.m., si raggiungono i massimi spessori di neve al suolo, diffusamente superiori al metro (Figg. 19-20). 

Fig. 19 Altopiano dei Sette Comuni: area pic nic presso Malga Granezzetta (1260 m s.l.m.), 23 febbraio.

Fig. 20 Loc. Faedo (600 m s.l.m.), comune di Monte di Malo, 24 febbraio.

Nei giorni successivi l’inverno sembra volgere al termine, tuttavia dal 12 marzo un’estesa massa di aria molto fredda in discesa dal nord Europa determina diffuse precipitazioni lungo il fronte di separazione tra l’aria fredda in arrivo e quella più calda preesistente (a Parigi cadono 18 cm di neve, ad Amburgo 27 cm). Il 14 marzo la massa d’aria di origine artica raggiunge le Alpi (Fig. 21) portando un abbassamento dello zero termico fin sotto i 1000 m s.l.m. (Fig. 22).

      

Figg. 21 Tra il 14 e il 15 marzo l’aria fredda raggiunge il nord Italia.

Fig. 22 Radiosondaggio del 16 marzo: lo zero termico è a meno di 1000 m s.l.m. e la temperatura di rugiada inferiore a -10 °C anche nei bassi strati.

 

Tra il 15 e il 18 marzo si verifica una replica dell’evento dell’8-11 febbraio in quanto, al rapido afflusso di aria molto più fredda di quella preesistente, il 18 marzo segue da sud ovest una perturbazione che porta forti nevicate inizialmente anche in alcune zone di pianura. La Fig. 23 illustra una configurazione molto simile a quella dell’11 febbraio: la bassa pressione è sempre centrata tra Francia e Inghilterra e determina, nel suo moto antiorario, una circolazione da sud-ovest sul nord Italia. Sui Balcani è presente un’alta pressione e la perturbazione è diretta esattamente sul nord Italia. 

Dopo giornate perlopiù soleggiate, nella sera del 23 marzo inizia una nuova fase perturbata che durerà per più di una settimana, con limite delle nevicate sempre inferiore ai 1400 m, a tratti anche in pianura. 

Dopo abbondanti precipitazioni il 24 marzo (Fig. 24), nel pomeriggio del 25 marzo le temperature subiscono un notevole abbassamento: il moto antiorario attorno alla depressione sul centro Italia favorisce infatti l’ingresso di aria fredda da est che il 26 marzo porta a diffuse nevicate sul Veneto, anche lungo la costa, ma con accumuli solo sui rilievi.

   

Fig. 23 Il 18 marzo correnti sud occidentali affluiscono sul nord-Italia precedentemente interessato da aria fredda.

Fig. 24 Bassa pressione sul medio Tirreno responsabile delle precipitazioni del 24 e 25 marzo. 

Giovedì 28 marzo il nord Italia è interessato da un fronte caldo che, grazie all’aria fredda preesitente, porta 30 cm di neve fresca al di sopra dei 1000 m di quota (Fig. 25 a,b ). Il 30 marzo nuove precipitazioni, a tratti anche forti, interessano il nord Italia con limite della neve in abbassamento da 1400 a 1000 m s.l.m. sulle Prealpi vicentine grazie anche alla crescente intensità delle precipitazioni.

Figg. 25 a,b Insegna turistica presso il passo di Campogrosso (1464 m s.l.m.) fotografata il 29 marzo e il 26 aprile.

Dalle ore centrali del 31 marzo, giorno di Pasqua, si ha lo sviluppo di nubi cumuliformi favorite dal riscaldamento diurno e dall’aria fredda in quota (Fig. 26). Nel pomeriggio, in montagna, si verificano inizialmente scrosci di neve pallottolare seguiti da un’intensa nevicata al di sopra degli 800 m s.l.m.; la pianura viene invece imbiancata dalla grandine. Il notevole gradiente termico verticale che traspare dal radiosondaggio riportato in Fig. 27 spiega la forte instabilità pomeridiana.

 

Fig. 26 Afflusso di aria fredda che ha determinato i fenomeni di instabilidà pomeridiana il 31 marzo..

Fig. 27 Il profilo termico evidenzia un accentuato gradiente termico verticale.

L’1 e il 2 aprile il tempo risulta variabile, con tratti soleggiati e brevi nevicate pomeridiane al di sopra dei 1300 m s.l.m. 

 

   

Figg. 28-29 Altopiano dei Sette Comuni, malga Fiaretta (1600 m s.l.m.), 2 aprile.

Seguono giornate prevalentemente soleggiate fino al 5 aprile, giorno in cui una perturbazione interessa nuovamente il nord Italia, con neve sopra i 1200 m (20 cm di neve fresca a 1500 m s.l.m.).

Il 6 e il 7 aprile il tempo rimane variabile, con tratti soleggiati alternati a deboli nevicate al di sopra dei 1500 m s.l.m., dove lo spessore del manto nevoso non subisce sostanziali modifiche (Figg. 30-31).

 

   

Figg. 30-31 Altopiano dei Sette Comuni, rifugio Moline (1740 m s.l.m.), 6 aprile.

L’8 aprile deboli precipitazioni, accompagnate da un abbassamento delle temperature, interessano il nord Italia, con neve sopra i 1200 m. Il tempo si mantiene piovoso anche il 9 aprile, con il limite della neve in innalzamento a 1500 m s.l.m.. Sono queste le ultime nevicate sulle Prealpi, a cui segue un graduale miglioramento. Dal 9 al 14 aprile si verifica un significativo rialzo delle temperature, con valori che tuttavia rimangono nella norma del periodo. Il manto nevoso rimane su valori prossimi a quelli dell’eccezionale inverno 2008-09 (Figg. 32-33).

 

Fig. 32 Cima Dodici  il 14 aprile.

 

  

Fig. 33  plateau sommitale del Monte Ortigara (2105 m s.l.m.) il 14 aprile.

Dal 15 aprile le temperature aumentano ben oltre la norma del periodo, ponendo definitivamente fine alla stagione di accumulo su tutte le Prealpi. Al di sopra dei 1500 m s.l.m. l’innevamento si mantiene abbondante fino al 26 aprile, solo a seguito delle piogge del 27-30 aprile, il manto nevoso diviene discontinuo anche al di sopra dei 1500 m di quota.

Bibliografia

17 MAGGIO 2013, SHELF CLOUD NEL VENEZIANO

Sembrava una giornata classica da “venerdì 17” invece in serata la sorpresa: una cella formatasi in pochissimo tempo nel padovano transita verso est, ma arrivata sulla linea di costa a ridosso della città di Venezia non ne vuol sapere di finire nell’Adriatico, diventando una stupenda Shelf cloud, sucessivamente transiterà verso nord con una discreta attività elettrica.

Immagine satellitare Sat24.com

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immagini radar osmerFVG

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indici temporaleschi, modelli MeteoNetwork

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vista dal Trevigiano , immagine di Giovanni Vivian dal forum Meteotriveneto

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da Favaro Veneto immagine di Paolo Riccato.

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Da Trivignano foto Massimo Michieli

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dal forum Meteotriveneto utente Cricorte

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dal forum MeteoNetwork immagine di Matteo Chinellato

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da Lido di Venezia immagine di Stefano Stevanato

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foto di Sara Vinale

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dal forum Meteotriveneto immagine di Fabio Veneziano.

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foto di Giorgio Pavan

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foto di Giorgio Pavan

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foto di Giorgio Pavan

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foto di Giorgio Pavan

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Una collaborazione MeteoTriveneto/MeteoNetwork Veneto:
Giorgio Pavan – Giuliano Nardin – Massimo Michieli – Stefano Stevanato

Veneto 7 maggio convezione esplosiva

La giornata di ieri, 7 maggio, è stata molto movimentata poichè condita da una spiccata variabilità atmosferica che ha portato alla formazione di temporali e rovesci sparsi sulle pianure e aree prealpine di Veneto e Friuli Venezia Giulia.

 Da cosa è stata causata questa instabilità atmosferica? La causa è stato un minimo di bassa pressione presente sul medio Adriatico che, associato al passaggio della corrente a getto, con asse lungo il Tirreno, portatrice di un afflusso di aria fredda in quota, ha esaltato l'attività termo convettiva pomeridiana.

Dall'immagine sottostante (METEOSAT VW), che raffigura l'immagine satellitare dell'Europa alle ore 14 italiane, si vede in colore scuro il ramo ascendente della corrente a getto sopra la penisola Italiana.

Di seguito il video che mostra l'animazione del radar OSMER e un time lapse con l'esplosione della convezione:

alcune foto fatte cercando di seguire il temporale che ha interessato il trevigiano nel primo pomeriggio durante la sua evoluzione:

La cella temporalesca vista da Venezia:

Ore 17:30 incudine temporalesca in dissolvimento, nel pedemontano Veneto vista dalla laguna di Venezia

Una collaborazione MeteoTriveneto/MeteoNetwork Veneto:
Giorgio Pavan – Giuliano Nardin – Massimo Michieli – Stefano Stevanato 

LA GRANDINATA NEL VERONESE DEL 3 MAGGIO 2013

Attorno alle 16 -16.15 di Venerdì 3 Maggio il Satellite ha iniziato a mostrare le immagini che ritraevano la “genesi” di una enorme cella temporalesca grosso modo a ridosso delle province di Bologna e Modena.  La sua nascita è da ricercarsi nella configurazione barica in cui si trovava l’Italia nella giornata di ieri che era molto favorevole alla formazioni di temporali (anche forti). Infatti il Nord Italia si trovava sotto l’azione di un cavo d’onda (nato dalla saccatura principale che si trovata a ridosso dell’Europa Centro Occidentale) in grado di trasportare verso le nostre regioni settentrionali correnti d’aria fresche e secche in quota. Al suolo invece “transitavano”  correnti più calde ed umide (infatti in molti hanno provato sensazione di afa tipica dei mesi estivi). Questo scorrimento di aria più fredda in quota su un “tappeto” di aria più calda al suolo ha determinato l’accentuarsi dell’instabilità che aiutata da altri fattori (la formazione di un minimo barico localizzato nella zona in cui tutto è “nato”, la confluenza sulla zona di correnti di estrazione differenti, a uno shear molto elevato) è “scoppiata” formando la cella che possiamo vedere nella prossima immagine.

 

Quello che è accaduto in Emilia Romagna è noto a tutti: probabilmente tre tornado, grandine di dimensioni ragguardevoli e molti danni; ma nella sua evoluzione successiva e nel suo spostamento verso Nord-Est la Supercella è entrata in Veneto. Nel  Veronese il temporale è arrivato attorno alle 17.15-17.30. L’immagine radar relativa a quei momenti è eloquente e mostra con una riflettività molto alta tutta la potenza che aveva in serbo il temporale.

Da quel momento sono arrivate le prime segnalazioni da un comune della provincia di Verona, Castel D’Azzano di grandine delle dimensioni di una palla da tennis, poi è stato un susseguirsi di che sono durate per almeno mezz’ora, tempo in cui “il mostro” (come lo hanno definito molti veronesi) si è spostato in direzione Est-Nord-Est, per poi esaurirsi a ridosso della pedemontana ad Est di Verona. 

La prossima immagine mostra le zone da cui sono arrivate le segnalazioni con la relativa dimensione dei chicchi.

Ed ecco alcune immagini dei chicchi eccezionali

Ovviamente un evento simile fa parte di quei fenomeni che per la provincia di Verona possiamo definire rari, ma non rarissimi e che hanno un tempo di ritorno dai 4 ai 6 anni.  Le sone che più spesso vengono interessate da fenomeni simili nella nostra provincia, sono quelle Centro Occidentali, Lago di Garda in primis, dove le condizioni “orografiche” e la presenza del Lago favoriscono la formazioni di temporali anche piuttosto intensi.  I danni della Grandinata non sono attualmente determinabili, ma le prima stime parlano di qualche milione di Euro.

Nicola Bortoletto   Meteo Caprino Veronese

Tornado di Venezia: report fotografico dei danni

L'immagine della supercella, fonte Facebook 

Analisi fotografica dell’evento meteorologico,  da considerarsi eccezionale,  che il 12 giugno scorso ha colpito la città di Venezia e parte della provincia, immagini raccolte dai componenti dello staff Veneto di Neteonetwork con l’aiuto di qualche amico.

Ci siamo concentrati nella parte dei danni in quanto l’analisi tecnico-scientifica sarà a breve pubblicata da parte del Thunderstorm Team.


Localizzazione
tramite l'aiuto di questa cartina della laguna:

 

  1. Venezia
  2. Isola della Certosa
  3. Isola di Sant'Erasmo
  4. Treporti

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Venezia

Danneggiata la pineta e la chiesa dell'isola di Sant'Elena, lo stadio Penzo, il diporto Velico.

la pineta dopo 15 minuti dal passaggio del tornado

il giorno dopo

biglietteria di Sant'Elena

lo studio Penzo

il tetto della chiesa di sant'Elena

diporto velico

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Isola della Certosa

Abbattuti centinaia di alberi

Vista dal campanile dell'isola di Sant'elena

dopo 15 minuti dal passagio del tornado

il giorno dopo 

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Isola di Sant Erasmo  

 

La parte occidentale dell'isola completamente danneggiata

il chiosco 

il cimitero

il “Bagolaro” albero ultracentenario

 

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Treporti 

 

Danneggiata la parte estrema dell'isola Chiesa, il parcheggio, la darsena di Ricivittoria e devastata completamente una azienda agricola. 

la parte occidentale dell'isola chiesa di Treporti

Il parcheggio di Ricivittoria

l'ufficio mobile della darsena “Marina Fiorita”

Azienda agricola Nardin

Ma non finisce così, la cella temporalesca farà altri danni 

  • Iesolo
  • Duna verde

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Jesolo

danni da raffiche orrizontali 

Duna Verde

 Nel percorso Torre di Fine  Duna verde la cella si riorganizza in un altro fenomeno vorticoso, creando ulteriori danni

 

Si ringrazia:

  • Andrea Peditto
  • Stefano Stevanato
  • Massimo Michieli
  • Giorgio Pavan
  • Luca Marchesini
  • Giuliano Nardin

Per l’eventuale riutilizzo, anche parziale, delle immagini si prega di contattare i legittimi proprietari, identificabili dal watermark posto sulle foto.

Sciabolata fredda nel Veneto

Pazza primavera, continua all'insegna dell'assoluta imprevedibilità, con temperature in caduta libera nell'arco di una sola notte e neve  ad imbiancare cime e altopiani. Un inaspettato colpo di coda dell'inverno ha riportato su altopiano vicentino e buona parte del Bellunese tanto freddo e persino la neve, con molte località che ieri al risveglio si sono ritrovate davanti un incredibile scenario: cime innevate anche sotto i mille metri e temperature in picchiata di ben oltre 10 gradi centigradi. 



Immagini dalla webcam di pian di Cansiglio m.992 s.l.m. 

www.belledolomiti.it –  dalla pagina facebook di Meteonetwork Veneto  


cansi1


 ieri 





cansi2



oggi 




 



La perturbazione ampiamente prevista dai modelli MeteoNetwork


cansi3


situazione prevista alle 06:00z del 16 maggio 2012 




Il vento gelido che ha contribuito a far ulteriormente precipitare il livello di temperatura percepita dal corpo, con medie ben al di sotto dei 10 gradi,  soltanto a pensare che fino a prima del weekend le temperature avevano raggiunto pressoché ovunque i 30 gradi centigradi  di colpo però lo scenario si è stravolto e nel fine settimana le temperature hanno cominciato a scendere in maniera esponenziale. 

L'altra notte, poi, complice il vento freddo che ha spazzato buona parte della regione, la caduta è diventata un tonfo, tanto da far registrare:



Dati Arpa Veneto


3,4 °C ad Arabba

– 1,3 °C  Cortina d'Ampezzo

15 °C nel bellunese, a quota 3.256 metri sulla Marmolada

0,5 °C Asiago 



Dati rete MeteoNetwork – Meteotriveneto 


Rifugio Campogrosso
12-5-2012 h 12,00 20,1°C
13-5-2012 h 11,40 3,6°C

DIFFERENZA DI 16,5°C in 24 ORE


Rifugio Monte corno
12-5-2012 h 12,10 20,1°C
13-5-2012 h 12,20 4,2°C

DIFFERENZA DI 15,9°C IN 24 ORE


Rifugio Bocchette
12-5-2012 h 12,50 23,6°C
13-5-2012 h 12,40 5,2°C

DIFFERENZA DI 18,4°C IN 24 ORE! 



Altro record lo ha stabilito invece la neve caduta:

nel Bellunese i 38 centimetri a Col di Baldi, sopra Alleghe, 33 in Alto Comelico e 26 nell'Alto agordino, (dati Arpav veneto) 

Cifre, neanche a dirlo, del tutto insolite per questo periodo dell'anno: la neve dovrebbe essere soltanto un ricordo e le temperature, ben più alte nel periodo di almeno una decina di gradi.

Naturalmente grazie alle abbondanti precipitazioni di queste ultime settimane rientra infatti, almeno per ora, l'allarme siccità in tutto il Veneto. La conferma arriva dallo stesso assessore all'Ambiente, Maurizio Conte al Corriere del Veneto : «L'allarme si può dire cessato – assicura l'assessore -. A breve riunirò la commissione per l'emergenza idrica e valuteremo se ridurre ulteriormente il limite alle derivazioni di acqua per uso irriguo o eliminarlo totalmente». Già da alcune settimane il precedente limite introdotto un paio di mesi fa (40%), in seguito all'arrivo delle prime prolungate precipitazioni era stato poi ribassato al 30%. «Non appena avremo attentamente valutato lo stato di tutti i bacini – conclude Conte -, decideremo se sarà possibile toglierlo definitivamente, ma per ora è già certo che l'emergenza è rientrata: pioggia e neve ci stanno salvando dopo un inverno che prometteva siccità».


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immagine satellitare delle 04:45 di martedì 15 maggio, fonte sat24 


Autori: 

Guliano Nardin

Convegno AGROMETEOROLOGIA E FENOMENI ESTREMI VIOLENTI

Primo convegno della sezione regionale veneta di  Meteonetwork. L’idea che sta alla base di questo convegno nasce dalla volontà di dare una risposta ad alcune domande fondamentali che spesso ci poniamo sul maltempo locale e violento: che cosa significa, che cosa identifica, come, quando, dove e perché si manifesta, come si prevede. La tematica del convegno verterà sulla fenomenologia violenta, analizzata attraverso un approccio integrato sia con l'ausilio della più moderna tecnologia che con l'osservazione dal vivo delle nubi temporalesche. L’interconnessione fra queste due metodologie di lavoro è indispensabile se si vogliono evitare errori valutativi e prevenire, o quantomeno limitare, i danni alle colture, in quanto i temporali sono caratterizzati da un’evoluzione rapida e da effetti molto variabili nello spazio e nel tempo. La ricerca di nuove strade per dominare tali fenomeni della natura o, almeno, per limitare i danni da essi provocati, è continua ed inarrestabile, anche se spesso dobbiamo constatare l’impotenza dell’uomo dinnanzi a questi avvenimenti ed accettare i propri limiti di fronte alle forze della natura e del clima.

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Matteo Chiopris Meteonetwork



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Marco Giazzi Presidente MeteoNetwork



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Dott. Alberto Bonini Baraldi Arpa Veneto



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Dott. Fulvio Stel UMFVG



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Dott. Alberto Gobbi Università di Padova.



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Valerio Nadal CO.DI.TV



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Dott. Marco Caselli – Eldes



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Dott. Andrea Chini meteonetwork



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Autori: 

Staff MeteoNetwork Veneto

L’evento di bora e neve sul Veneto di inizio marzo 2011

Nel corso di questo inizio di marzo sul bacino del mar Mediterraneo si è venuta a creare la più classica delle configurazioni invernali, con un attivo vortice di bassa pressione (sia al suolo che in quota) centrato sul mar Tirreno e un esteso ponte di alta pressione disteso dall’Oceano Atlantico fin sulle steppe russe. Questo ponte è una figura sinottica tipicamente invernale che vede la presenza di due cellule anticicloniche: una con massimo su Atlantico ed Europa occidentale con asse di promontorio zonale, di stampo dinamico subtropicale (alta delle Azzorre) ed una presente su Europa orientale o Russia di tipo termico. Esse sono raccordate sull’Europa centrale tramite un ponte anticiclonico non molto esteso in senso latitudinale che prende il nome di Asse di Woejkoff 


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Figura 1: mappa di analisi GFS Wetterzentrale di mercoledì 2 marzo 00 UTC con pressione in quota e al suolo.




Sul bordo meridionale di questa struttura anticiclonica sono scese forti correnti nord-orientali che sono poi entrate dalla porta di Trieste verso il Veneto. Il forte gradiente barico tra il minimo di pressione sulla Sardegna e l’alta sui Balcani ha portato alla genesi di forti venti di bora sulla pianura veneta con raffiche che sulla costa hanno sfiorato i 100 km/h nella giornata del 1° marzo


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Figura 2: raffica massima di vento del 1° marzo 2011 – Rete meteorologica MeteoNetwork-MeteoTriveneto


Per questo motivo il radar ARPAV di Teolo (PD), nella porzione in cui l’antenna vede ancora a quote basse, mostrava degli echi di riflettività sul mar Adriatico prospiciente la laguna veneta, dovuti alle particelle di sale e spruzzi d’acqua delle onde sollevati dal vento. L’area verde-giallo di riflettività sulla Romagna invece è “reale”: trattasi di precipitazioni collegate al fronte occluso in graduale risalita da sud verso la nostra regione.


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Figura 3: mappa radar ARPAV di Teolo, ore 22.30 locali del 1° marzo 2011.


Il sistema depressionario sul Tirreno è rimasto pressoché stazionario per alcuni giorni coinvolgendo in maniera più diretta il centro-sud Italia, ma nel corso della mattinata di giovedì 3 marzo il fronte occluso si è spinto più a nord portando nevicate anche sulla pianura veneta con maggior coinvolgimento del settore centro-meridionale della stessa. Non vi sono stati accumuli degni di nota viste le temperature ancora positive, tant’è che nel pomeriggio la neve è girata in pioggia. Sui Colli Euganei invece gli accumuli sono stati apprezzabili, sull’ordine degli 8-10 cm a circa 300 m di quota, regalando uno splendido paesaggio ammantato di bianco.


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Figure 4 e 5: nevicata del 3 marzo 2011 ore 16, Passo Roccolo – Galzignano Terme, altezza 350 metri circa. Foto di Nikos Chiodetto.



A livello regionale l’area maggiormente interessata è stata proprio quella dei Colli Euganei con cumulate in equivalente di acqua pari a 10 mm, sul rodigino 6-8 mm e 2-4 mm sui restanti settori. Si è trattato di un peggioramento “da ritornante” nel gergo meteorologico, ovverosia la risalita di un fronte con moto retrogrado (da est verso ovest), sempre fonte di grattacapi per i meteorologi.





Autori: 

Alberto Gobbi staff MeteoNetwork Veneto

Associazione MeteoNetwork OdV
Via Cascina Bianca 9/5
20142 Milano
Codice Fiscale 03968320964