


Fig. 2: (a) Anomalie di geopotenziale (m) a 500hPa e (b) anomalie di temperatura (°C) a 850hPa per la terza decade di agosto 2011 rispetto alla media 1979-2009.





Andrea Chini, Gianluca Ferrari – Staff MNW Veneto



Fig. 2: (a) Anomalie di geopotenziale (m) a 500hPa e (b) anomalie di temperatura (°C) a 850hPa per la terza decade di agosto 2011 rispetto alla media 1979-2009.





Andrea Chini, Gianluca Ferrari – Staff MNW Veneto

L’approssimarsi di una saccatura atlantica all’arco alpino ha causato la notte a cavallo tra il 30 giugno e primo luglio un calo dei geopotenziali anche sulla pianura veneta con infiltrazioni da Nord Ovest in quota di aria più fresca


L’elevata energia a disposizione per la convezione unita ad alti tassi di umidità nei bassi strati ha fatto si che potessero formarsi sistemi temporaleschi molti intensi che nella durante le prime ore di venerdi 1 luglio si sono mosse dall’alto trevigiano verso la pianura Veneta.

L’innesco dei fenomeni temporaleschi si è avuta intorno alle 22 di sera del 30 giugno sulla pedemontana trevigiana come si può ben notare dal seguente scatto radar

Successivamente il sistema temporalesco multicellulare si è velocemente portato verso la pianura trevigiana dove grazie alla notevole umidità dei bassi strati si è notevolmente rinvigorito con valori di riflettività al radar ragguardevoli.

Riflettività al di sopra dei 55 dBz sono indice di forti scrosci di pioggia e soprattutto possibili chicci di grandine. Conferma di ciò ci è arrivata il giorno seguente dalla cronaca locale, con danni ai vigneti nella zona del prosecco lungo la pedemontana trevigiana.
In particolare i comuni di Resana e Zero Branco sono stati colpiti da violente raffiche di vento lineare in discesa dal temporale (downburst) che hanno recato alcuni danni alle campagne circostanti con qualche albero abbattuto e granoturco piegato. (foto di Gio76 di Meteotriveneto)
Da segnalare anche i notevoli rain rate di due stazioni amatoriali di Resana che hanno rilevato una precipitazione a tratti superiore a 800 mm/h e un accumulo di 97 mm in un ora di precipitazioni con conseguenti allagamenti di cantine e garage.


Il sistema temporalesco si è poi mosso verso la media pianura veneta interessando anche con brevi ma intensi scrosci di pioggia i comuni a nord di padova e a sud di Vicenza con una ventina di millimetri in media su tali zone.

Nikos Chiodetto Meteonetwork Veneto

Primo convegno della sezione regionale veneta di Meteonetwork. L’idea che sta alla base di questo convegno nasce dalla volontà di dare una risposta ad alcune domande fondamentali che spesso ci poniamo sul maltempo locale e violento: che cosa significa, che cosa identifica, come, quando, dove e perché si manifesta, come si prevede. La tematica del convegno verterà sulla fenomenologia violenta, analizzata attraverso un approccio integrato sia con l'ausilio della più moderna tecnologia che con l'osservazione dal vivo delle nubi temporalesche. L’interconnessione fra queste due metodologie di lavoro è indispensabile se si vogliono evitare errori valutativi e prevenire, o quantomeno limitare, i danni alle colture, in quanto i temporali sono caratterizzati da un’evoluzione rapida e da effetti molto variabili nello spazio e nel tempo. La ricerca di nuove strade per dominare tali fenomeni della natura o, almeno, per limitare i danni da essi provocati, è continua ed inarrestabile, anche se spesso dobbiamo constatare l’impotenza dell’uomo dinnanzi a questi avvenimenti ed accettare i propri limiti di fronte alle forze della natura e del clima.

Matteo Chiopris Meteonetwork

Marco Giazzi Presidente MeteoNetwork


Dott. Alberto Bonini Baraldi Arpa Veneto


Dott. Fulvio Stel UMFVG



Dott. Alberto Gobbi Università di Padova.




Valerio Nadal CO.DI.TV

Dott. Marco Caselli – Eldes


Dott. Andrea Chini meteonetwork


Staff MeteoNetwork Veneto

Nel corso di questo inizio di marzo sul bacino del mar Mediterraneo si è venuta a creare la più classica delle configurazioni invernali, con un attivo vortice di bassa pressione (sia al suolo che in quota) centrato sul mar Tirreno e un esteso ponte di alta pressione disteso dall’Oceano Atlantico fin sulle steppe russe. Questo ponte è una figura sinottica tipicamente invernale che vede la presenza di due cellule anticicloniche: una con massimo su Atlantico ed Europa occidentale con asse di promontorio zonale, di stampo dinamico subtropicale (alta delle Azzorre) ed una presente su Europa orientale o Russia di tipo termico. Esse sono raccordate sull’Europa centrale tramite un ponte anticiclonico non molto esteso in senso latitudinale che prende il nome di Asse di Woejkoff

Figura 1: mappa di analisi GFS Wetterzentrale di mercoledì 2 marzo 00 UTC con pressione in quota e al suolo.
Sul bordo meridionale di questa struttura anticiclonica sono scese forti correnti nord-orientali che sono poi entrate dalla porta di Trieste verso il Veneto. Il forte gradiente barico tra il minimo di pressione sulla Sardegna e l’alta sui Balcani ha portato alla genesi di forti venti di bora sulla pianura veneta con raffiche che sulla costa hanno sfiorato i 100 km/h nella giornata del 1° marzo

Figura 2: raffica massima di vento del 1° marzo 2011 – Rete meteorologica MeteoNetwork-MeteoTriveneto
Per questo motivo il radar ARPAV di Teolo (PD), nella porzione in cui l’antenna vede ancora a quote basse, mostrava degli echi di riflettività sul mar Adriatico prospiciente la laguna veneta, dovuti alle particelle di sale e spruzzi d’acqua delle onde sollevati dal vento. L’area verde-giallo di riflettività sulla Romagna invece è “reale”: trattasi di precipitazioni collegate al fronte occluso in graduale risalita da sud verso la nostra regione.

Figura 3: mappa radar ARPAV di Teolo, ore 22.30 locali del 1° marzo 2011.
Il sistema depressionario sul Tirreno è rimasto pressoché stazionario per alcuni giorni coinvolgendo in maniera più diretta il centro-sud Italia, ma nel corso della mattinata di giovedì 3 marzo il fronte occluso si è spinto più a nord portando nevicate anche sulla pianura veneta con maggior coinvolgimento del settore centro-meridionale della stessa. Non vi sono stati accumuli degni di nota viste le temperature ancora positive, tant’è che nel pomeriggio la neve è girata in pioggia. Sui Colli Euganei invece gli accumuli sono stati apprezzabili, sull’ordine degli 8-10 cm a circa 300 m di quota, regalando uno splendido paesaggio ammantato di bianco.


Figure 4 e 5: nevicata del 3 marzo 2011 ore 16, Passo Roccolo – Galzignano Terme, altezza 350 metri circa. Foto di Nikos Chiodetto.
A livello regionale l’area maggiormente interessata è stata proprio quella dei Colli Euganei con cumulate in equivalente di acqua pari a 10 mm, sul rodigino 6-8 mm e 2-4 mm sui restanti settori. Si è trattato di un peggioramento “da ritornante” nel gergo meteorologico, ovverosia la risalita di un fronte con moto retrogrado (da est verso ovest), sempre fonte di grattacapi per i meteorologi.
Alberto Gobbi staff MeteoNetwork Veneto

Il 21 dicembre si è svolta la meteo-cena Veneta organizzata dallo staff di Meteonetwork Veneto. La cena era stata programmata per il venerdì precedente, ma come sicuramente sappiamo tutti, la neve ed il ghiaccio ci hanno obbligato a posticipare la data.
Ci ha ospitato Roberto, nostro forumista (euganeo71), presso il suo ristorante “Osteria Vecio Veneto “ di Rovolon (PD) con le sue rinomate pietanze a base di carne.
La cena è stata organizzata nel periodo pre-natalizio per il classico scambio degli auguri, ma anche con un fine benefico, infatti al costo della cena è stato applicato un sovraprezzo di due euro (il costo di un sms) per gli alluvionati Veneti.
La maggioranza dei partecipanti ha versato ben di più della cifra prevista, anche se non eravamo in molti abbiamo raccimolato una inaspettata somma.

staff MeteoNetwork Veneto

Nevicata sul Veneto, dalle Dolomiti all’Adriatico, oltre che delle gelate dovute all’ulteriore abbassamento delle temperature, al di sotto della media stagionale, sui monti anche di 8 gradi centigradi. Da record, come di consueto, nel Vicentino, sulla Piana di Marcesina nell’Altopiano dei Sette Comuni, al confine col Trentino-Alto Adige: -26 gradi centigradi il picco, -18 gradi sempre nel Vicentino, ad Asiago e nel Bellunese, a Sappada. Anche il resto della provincia dolomitica è ai primi posti della classifica del gelo: in Cadore Santo Stefano e Auronzo a -16; Falcade a -15; Cortina e Val di Zoldo a -14; Feltre a -10 Belluno a -9. Manto nevoso anche a 20 centimetri di spessore sulle Dolomiti, una decina nei fondovalle fino a qualche centimetro sulla pianura. Traffico rallentato un po’ dappertutto, a Venezia la neve ha imbiancato i tetti e piazza San Marco offrendo ai turisti infreddoliti uno spettacolo decisamente romantico.


1- Mappa di pressione al suolo (hPa) e altezza di geopotenziale (dam) a 500 hPa alle 00Z di sabato 18 dicembre 2010. Evidente il minimo barico di 995 hPa sull’alto Adriatico (modello GFS, fonte Wetterzentrale)

2- Mappa di pressione al suolo (hPa) e fronti al suolo. Il fronte occluso ha appena lasciato il Veneto (fonte: MetOffice)

3- Radiosondaggio di Udine alle 00Z del 18 dicembre 2010 (fonte: University of Wyoming)

L'episodio nevoso del 17 dicembre 2010
a Campolongo Maggiore (VE) di Alberto Gobbi
I primi timidi fiocchi a Campolongo Maggiore (VE) sono comparsi all’ora di pranzo; a partire dalle ore 14 l’intensità è aumentata e in pochi minuti le strade erano già imbiancate con frequenti episodi di scaccianeve e i primi rallentamenti alla circolazione sulla statale che da Padova porta a Chioggia. Questo è avvenuto per il suolo gelato così come l’asfalto: la minima di -7.6°C rilevata dalla stazione Davis Vantage Vue è stata raggiunta intorno alla mezzanotte tra il 16 e il 17 dicembre (figura 4). Ad inizio evento nevoso i valori termici si attestavano sui -2.5°C/-3°C con bora moderata per poi subire un lento aumento nel corso della serata e della notte, restando comunque sempre negativi con una “massima” di -1.7°C alle ore 2 del 18/12. Alle 5 della mattinata successiva la minima si attestava a -7°C grazie ai rasserenamenti successivi al transito del fronte occluso (figura 2). La mattina del 19 dicembre la minima è scesa a -10°C, le strade secondarie erano ancora ricoperte di estese lastre di ghiaccio con seri pericoli per la circolazione stradale.
L’ evento, conclusosi intorno alle 23 del 17/12, ha portato ad un accumulo di 5-6 cm (figure 5 e 6), confrontando i valori di precipitazione registrati dalle due stazioni più vicine al mio paese (Legnaro (PD) 1.6 mm, Mira (VE) 2.0 mm) si evince l’ottima qualità della neve che quindi possedeva una densità di circa 30 kg/m3 a fronte di un valore medio di 100 kg/m3. La “farinosità” della neve è stata senz’altro dovuta alle temperature sempre negative nella medio-bassa troposfera e all’assenza di inversioni termiche come si evince dal radiosondaggio di Udine relativo alle 00Z del 18 dicembre quando a 850 hPa c’erano -5.9°C (addirittura -10.7°C alle 12Z del 17/12). Come si nota dal diagramma (figura 3), la coltre nuvolosa del tipo nembostrati si è elevata fino ad una quota di circa 5000 metri, livello al quale la curva di stato e di dew point si allontanano indicando un forte calo dell’umidità relativa a quote maggiori.
4 – Cristalli di ghiaccio all’alba del 17 dicembre 2010 nelle campagne tra Padova e Venezia (foto: Alberto Gobbi)

5 – Neve al suolo nel primo pomeriggio del 18 dicembre 2010 nelle campagne tra Padova e Venezia (foto: Alberto Gobbi)

6 – Neve al suolo nel primo pomeriggio del 18 dicembre 2010 nelle campagne tra Padova e Venezia (foto: Alberto Gobbi)

L'episodio nevoso del 17 dicembre
a Treviso di Matteo Chiopris
La neve, i modelli meteo, la “vedevano” da molti giorni. La situazione prevista in quota era ben chiara: dopo una consistente e gelida irruzione da est, nelle prime ore di venerdì 17 si profilava l'ingresso di una perturbazione “fredda” dalla porta del Rodano, con la formazione di un minimo pressorio sul mar Ligure in successivo spostamento verso est; fino all'ultimo momento erano però rimasti molti dubbi sull'effettivo posizionamento dello stesso, e dunque sugli apporti in centimetri stimabili nelle diverse zone del nostro territorio. Ad episodio perturbato concluso è giusto dire che il modello matematico più preciso si è rivelato GFS, che lasciava intravedere come il minimo basso-pressorio inizialmente formatosi sul Mar Ligure sarebbe poi traslato lentamente verso Nord-Est, ma con una traiettoria piuttosto bassa, che ha in effetti favorito maggiori accumuli sul Friuli, specie centro-orientale, rispetto al Veneto nel suo complesso, dove le coste hanno registrato apporti nevosi leggermente superiori al resto della regione.
Qui nella città di Treviso la nevicata ha fatto registrare un accumulo variabile tra i 5,5 e i 6,5 cm; nulla di paragonabile per quantità all'evento del 19 dicembre 2009, giorno in cui le misurazioni più pessimistiche, a fine precipitazione, avevano mostrato un manto nevoso spesso 18-20 cm. Rimane tuttavia un evento notevole e particolare per le condizioni in cui si è svolto: dai dati della stazione ARPAV, posizionata in pieno centro città, si evince come la temperatura durante la nevicata sia variata tra -1,7°C e -2,9°C; valori così bassi durante una precipitazione sono notevolissimi per le nostre zone, dove solitamente la neve cade con temperature prossime o superiori allo zero.
Una temperatura così rigida ha fatto sì che praticamente alcun fiocco si perdesse durante la nevicata: sempre dai dati ARPAV rileviamo che i mm di pioggia caduti sono stati solo 2,2: visti i 6 cm misurati mediamente, il rapporto mm/cm è stato dunque 1 a 3. Questo dato sottolinea la straordinaria qualità della neve caduta e al contempo lascia un po' di amaro in bocca, pensando a che manto nevoso avremmo potuto godere se fossero caduti “solo” 10 mm di pioggia in più…!
La precipitazione nevosa è cominciata verso le 13 di venerdì 17, per terminare nelle prime ore della mattina del giorno successivo; la neve è caduta sempre molto fine e asciutta, connotati drasticamente diversi da quelli di una normale nevicata “padana” da scorrimento, che presenta solitamente fiocchi grandi, pesanti e bagnati. I momenti di maggiore intensità della precipitazione si sono registrati nel primo pomeriggio del 17 e verso l'una della notte seguente; all'alba del 18 dicembre le schiarite si sono fatte via via sempre più evidenti, permettendo di gustare uno spettacolo straordinario, com'è sempre quello della neve che riluce sotto i raggi del sole.
I disagi sulle strade della città e della provincia questa volta si possono considerare trascurabili: probabilmente, per una volta, chi di dovere ha attivato le misure precauzionali necessarie a fronteggiare il modesto episodio nevoso. Le strade principali già poche ore dopo l'inizio della nevicata risultavano piuttosto sgombre da ghiaccio e neve; da rilevare solo alcuni prevedibili e fisiologici rallentamenti del traffico e qualche ingorgo nei punti più critici della viabilità provinciale.
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Questo febbraio 2012 sarà sicuramente ricordato per i suoi primi 15 giorni in molte regioni Italiane sia per la quantità di neve caduta (Romagna, Marche e Abruzzo soprattutto), sia per temperature abbondantemente e costantemente sottomedia come non si vedeva da anni se non decenni. Anche il Veneto ha subito le conseguenze di questo periodo eccezionale pur tuttavia non registrando né temperature record né nevicate estese o intense. Questo articolo si propone di analizzare le temperature medie della prima decade di febbraio 2012 in Veneto usando le rilevazioni e la media climatologica di alcune stazioni ARPAV.
A livello europeo, la prima decade di febbraio ha visto una configurazione sinottica molto particolare e rara; una forte anomalia positiva nel campo dell’altezza di geopotenziale a 500hPa (rispetto alla media 1979-2010 ricavata dal modello di re-analisi climatologica CFSR del NCEP) (fig. 1a) è presente alle alte latitudini estendendosi dalle Isole Britanniche fino alla Russia settentrionale, ove l’anomalia presenta i suoi massimi valori. Al contrario, sul Mediterraneo centro-occidentale è presente una forte anomalia negativa: questa configurazione permette alle masse d’aria continentali presenti tra l’Europa Orientale e la Russia siberiana di muoversi verso l’Europa Centrale, alimentando il sistema depressionario presente sul Mediterraneo e l’Italia. Questa particolare situazione è rimasta pressoché immutata per tutta la prima decade di febbraio causando una reiterazione delle nevicate principalmente sull’Italia centro-meridionale e un progressivo e continuo abbassamento delle temperature soprattutto sull’Italia settentrionale.

Anomalie di geopotenziale (m) a 500hPa

anomalie di temperatura (°C) a 850hPa per la prima decade di febbraio 2012 rispetto alla media 1979-2010 (mensile).
Gli effetti di tale configurazione sono osservabili analizzando il campo delle temperature all’altezza isobarica di 850hPa (fig. 1b): una forte anomalia negativa è presente su tutta l’Europa continentale con minimi poco a nord della catena alpina (-12/-13°C rispetto alla media 1979-2010 di febbraio) interessando anche l’Italia centro-settentrionale (minimo relativo di -10/-11°C sull’Emilia Romagna). In contrapposizione aria molto mite è presente alle alte latitudini.
Per l’analisi delle temperature medie della prima decade di febbraio 2012 sul Veneto si sono utilizzati i dati di 35 stazioni meteorologiche automatiche dell’ARPAV (prossima immagine) , 5 per ogni provincia, scelte in maniera tale da avere una buona rappresentatività e copertura territoriale. Per il calcolo delle anomalie si è elaborata la media 1992-2010 della prima decade di febbraio per ciascuna stazione (fonte SCIA-APAT).

Stazioni utilizzate per l’analisi delle temperature medie; prov. di Belluno: Arabba (AR), Santo Stefano di Cadore (SS), Domegge di Cadore (DO), Longarone (LO), Feltre (FE); prov. di Verona: Marano di Valpolicella (MR), Castelnuovo del Garda (CN), Illasi (IL), Villafranca di Verona (VF), Salizzole (SZ); prov. di Vicenza: Malo (MA), Breganze (BR), Rosà (RS), Montegalda (MG), Barbarano Vicentino (BV); prov. di Padova: Campodarsego (CD), Teolo (TE), Legnaro (LE), Este (ES), Balduina (BA); prov. di Treviso: Volpago (VO), Villorba (VI), Conegliano (CO), Vazzola (VA), Oderzo (OD); prov. di Venezia: Portogruaro (PO), Noventa di Piave (NO), Cavallino (CA), Mira (MI), Chioggia (CH); prov. di Rovigo: Castelnovo Bariano (CB), Lusia (LU), Frassinelle Polesine (FR), Villadose (VD), Porto Tolle (PT).
Nella prossima figura (a) è riportata l’interpolazione delle temperature medie delle 35 stazioni analizzate per la prima decade di febbraio 2012: si osservano valori compresi tra -1/0°C sulle coste (media 1992-2010 di +3/+4°C vedi fig. b), -3/-1°C sulla pianura centrale e occidentale (media +3/+4°C), -10/-3°C (media +3/-2°C) sulle aree montuose (l’interpolazione non tiene conto dell’altimetria nelle zone montuose). Le anomalie quindi sono abbondantemente negative su tutto il territorio regionale (fig. c) con valori di -5/-4°C sulle coste, -6/-5°C sulla pianura centrale, -7/-6°C sulla pianura occidentale, -9/-6°C sulle zone montuose.
Nonostante siano anomalie davvero eccezionali per il nostro territorio, la mancanza di innevamento uniforme e consistente al suolo e la presenza costante di venti di bora non hanno permesso il raggiungimento di valori più importanti. L’effetto di rimescolamento adiabatico apportato dal vento, e in parte di avvezione di aria più mite dal mare, è evidenziato anche nella configurazione del gradiente delle anomalie di temperature (orientamento SE-NW) in quanto le coste, più esposte ai venti di Bora, hanno risentito di più di questi effetti rispetto alle zone nord-occidentali.

(a) Temperatura media (°C) a 2m della prima decade di febbraio 2012,

(b) media delle temperature riferita al periodo 1992-2010 per la prima decade di febbraio,

(c) anomalie di temperatura media della prima decade di febbraio 2012.
Il giorno più freddo sul territorio regionale è risultato essere il 6 febbraio quando si sono raggiunte temperature minime di parecchi gradi sotto lo zero sia in pianura (punte di -9/-11°C) sia in montagna: in particolare sull’Altopiano dei sette comuni, dove le inversioni termiche trovano un territorio favorevole per la loro formazione, si sono raggiunti valori davvero notevoli .

Temperature minime misurate dalle stazioni venete della rete MNW-CEM il 6 febbraio 2012.
Per concludere, si è elaborato l’andamento temporale della temperatura media della prima decade di febbraio dal 1992 al 2010 usando lo stesso campione di stazioni, al fine di osservare come si colloca, all’interno della serie temporale, il valore eccezionale misurato nel 2012: come si evince dalla figura 5, la prima decade di febbraio di quest’anno ha registrato una temperatura media notevolmente inferiore all’andamento normale dei 19 anni di serie storica. In particolare, se si analizza in senso statistico l’insieme dei dati e supponendo una distribuzione normale (gaussiana) degli stessi, si osserva che la temperatura media 92-2010 delle stazioni usate risulta pari a 3.7°C con una deviazione standard di 1.5°C. Nel grafico le rette tratteggiate raffigurano le temperature che segnano la soglia delle 2 deviazioni standard; in senso probabilistico, la probabilità che un valore sia al di fuori dell’area compresa tra le due rette tratteggiate è di circa il 5%, confermando l’estrema eccezionalità del dato misurato nel 2012. Ovviamente il campione usato e la limitata estensione temporale della serie storica non permettono di effettuare uno studio statistico rigoroso, tuttavia queste semplici osservazioni possono già dare buoni parametri di riferimento oggettivi per classificare questo evento.

Andamento delle temperature medie della prima decade di febbraio nel periodo 1992-2010 con media totale (linea continua scura) e 2x deviazione standard (linee tratteggiate scure). In evidenza il valore misurato per la prima decade di febbraio 2012.
Autore: Gianluca Ferrari – Staff MNW Veneto