10.02.2018 - Meteo
Tutta la verità sullo Stratwarming 2018

Gli amici del Comitato Tecnico Scientifico potrebbero certamente fare molto meglio del sottoscritto, entrando in analisi tecniche particolarmente approfondite. Ma lo scopo di questo editoriale è quello di spiegare con parole semplici ai molti appassionati e alla gente comune cosa sta accadendo nella stratosfera e quali potrebbero essere le conseguenze a livello pratico sul tempo di casa nostra.

Qualcuno già parla di un 1985 bis. A costoro non possiamo che rispondere non senza un pizzico di amarezza.

Amarezza perchè, come sempre, nel mondo dell’informazione meteorologica la fanno da padrone coloro i quali dovrebbero occuparsi d’altro e che, loro malgrado, stanno riuscendo a tirar dentro anche alcuni illustri professionisti. Si, perchè il giochetto di illudere i lettori scrivendo quello che loro vorrebbero sentirsi dire, è un businness troppo ghiotto per non lasciarsi andare ad un irriverente scivolone deontologico. Tanto tra due settimane nessuno si ricorderà nulla di quanto è stato annunciato e non si è poi verificato. E saremo punto e a capo.

Ma allora, come stanno esattamente le cose?

Partiamo dal comprendere il processo che sta per manifestarsi nella stratosfera polare e, per farlo, iniziamo dall’esauriente analisi descritta in questo editoriale. Ora che sappiamo di cosa stiamo parlando possiamo fare un piccolo passo avanti e, sempre nel limite che la scienza ci impone, cercare di sbrogliare la matassa per capire le eventuali conseguenze.

A tal proposito ci serviamo delle figure allegate per approfondire il discorso. Partiamo dalla figura n.1 (qui sopra, click per aprirla): si tratta di una sezione verticale dell’emisfero nord. 0N è l’Equatore, 90N è il Polo Nord. A 45N ci siamo noi, l’Italia. La vista è quindi verso ovest. La scala graduata a sinistra indica la quota (in coordinate isobariche). Da 1 a 50hPa si estende la stratosfera, sotto c’è la troposfera. Le aree a colore caldo (rosso e arancio) indicano venti portanti a prevalente componente occidentale (che quindi ci vengono incontro), quelle a colore freddo (blu e azzurro) indicano venti orientali (che ci arrivano alle spalle) .

E ora veniamo al dunque.

Figura n.1: si riferisce alla situazione attuale (sabato 10 febbraio). Si notano venti orientali nella stratosfera equatoriale (in linea con l’andamento negativo dell’indice QBO) e venti occidentali su tutti gli altri settori, a parte una piccola anomalia sopra il Polo.

Figura n.2: si riferisce alla situazione tra sette giorni (sabato 18 febbraio). Si nota una vistosa inversione dei venti in stratosfera, che si disporranno da est dal Polo fin quasi a 30N (fascia subtropicale). Queste sono le conseguenze dello Stratwarming di tipo Major. Scendendo di quota però, in troposfera laddove si svolgono i fenomeni meteorologici, si nota che i venti rimarranno disposti dai quadranti occidentali, con solo una piccola estensione dell’anomalia vista prima sopra il Polo, la quale si allunga con una debole inversione da est sino a 60N (nord Europa).

Tutta la descrizione è anche suffragata dal grafico probabilistico allegato in figura n.3 (qui sopra). Notate le conseguenze dello stratwarming che va a invertire i venti tra il 14 e il 17 febbraio. Ma in quel periodo, come abbiamo visto, il tutto si limiterà alle quote superiori, non ci sarà passaggio in troposfera.

Ora, senza venti orientali al suolo, il gelo NON potrà MAI arrivare fino a noi e pertanto, a livello concreto, noi di tutto questo, neanche ce ne accorgeremo, con buona pace per tutti coloro che si aspettano un 1985 bis.

Luca Angelini

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