Con lo sguardo rivolto alla metà di Novembre

Dopo il primo vero disturbo del vortice polare troposferico (VPT) ad opera di un blocking barico in area scandinava, il VPT si ricompatta disassandosi verso l’emisfero a noi più distante. L’AO, indice che caratterizza la circolazione sub-polare nord emisferica, torna temporaneamente positivo.
Il jetstream diverge in modo da mantenere attiva una debole pulsazione anticiclonegetica in Europa (area A in figura).  D’altro canto, sul nordamerica i venti zonali legati al getto polare appaiono in difficoltà soprattutto in terra canadese orientale con un collasso del getto in alta quota (area B).
Questo non depone bene per un’ulteriore espansione dell’oscillazione artica che con difficoltà riuscirebbe ad interessare il nord Atlantico e la Groenlandia.

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Figura 1 – Schema della correnti occidentali in alta troposfera previsti Domenica 30 Ottobre

Se la wave 2 è latitante, l’approfondimento depressionario sul tratto aleutinico ed est-siberiano è invece perfettamente in media col raffreddamento radiativo. Questo contribuisce a mantenere il PNA a cavallo della linea media senza ulteriori sussulti in attesa che venga forzato dall’entrata del pattern de La Nina. Essa è prevista dal CFS in fortissimo rinforzo a novembre (forse estremo come rinforzo rispetto agli altri modelli) ma attualmente permane su livelli al più moderati e limitatamente al settore orientale.
A riprova del comportamento di un pattern in ambito Pacifico che è ben lungi dallo stabilizzarsi in accordo all’ENSO, l’area di convezione intertropicale collegata alla MJO subisce un vero tracollo proprio sul settore indiano ed indo-pacifico dopo aver impattato sul settore 8 ed ancor più in 1, corrispondente all’Atlantico tropicale e all’Africa (Figura 2). Inoltre la MJO è prevista rimanere debole nelle prossime due settimane nei settori 3, 4 e 5. Le implicazioni sulla wave 2 (cioè il rafforzamento della semipermanente nord-atlantica) non dovrebbero essere preminenti.

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Figura 2 – Percorso seguito dalla MJO negli ultimi 30 giorni (linea rossa) e sua previsione probabilistica (area grigia) su base Ensemble (linee gialle)

Anche perché si confermano quei disturbi sopra la tropopausa artico-canadese e groenlandese (Figura 3) che erano stati inquadrati fin dall’inizio della stagione autunnale, associabili alla mancata riflettività e maggiore assorbimento nel campo dell’infrarosso su vaste porzioni dell’Oceano Artico rimaste prive della banchisa polare.

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Figura 3 – Debole ma esteso riscaldamento sulla bassa stratosfera groenlandese e canadese

Come tutto ciò si riflette sul pattern euro-atlantico ?
L’indebolimento della NAO che pur ancora in territorio positivo è destinata progressivamente a scendere fin alla neutralità a fine periodo considerato appare un naturale sbocco ad una situazione che alla divergenza del getto in quota associa una più che probabile frattura del tripolo da NAO+ sulle SST atlantiche (Figura 4).

 

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Figura 4 – SSTA, anomalia delle acque oceaniche superficiali del 25 Ottobre

La prima conseguenza sarà il cedimento della struttura depressionaria in Atlantico. Successivamente la frattura più netta del tripolo che si verrebbe a generare tenderebbe a sfilacciare a monte il campo dei venti zonali: le perturbazioni raramente riuscirebbero a sfilare franche sull’Europa centrale ma scorrerebbero più a nord mentre la saccatura atlantica si indebolisce verso sud-est ed inserimenti di fronti atlantici andrebbero ad attivare la depressione latente tra il nord Africa, la Spagna ed il vicino Atlantico.
L’anomalia del geopotenziale a 500 hPa vedrebbe un lungo corridoio positivo dal medio Atlantico fino alla Russia del nord, passando appunto sui meridiani centrali europei. Regime di tipo EEH (East-European High) di cui la Figura 5 ottenuta con un flottaggio. Forte negatività sul sud-ovest Europa e moderata sul nord-est Atlantico. Turchia, Egeo e a tratti la Grecia presi dal rientro dei venti continentali.

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Figura 5 – Anomalia GPT a 500 hPa localizzata attorno alla metà di Novembre
Autori: 

Andrea Rossi

Arriva lo Scirocco

Dopo questa parentesi piuttosto fresca per il periodo, anche se con precipitazioni ancora di stampo per lo più convettivo (con notevoli disagi soprattutto a Roma), ci attendono ancora 24 ore di relativa calma meteorologica. Attualmente una depressione molto allungata sui meridiani, dal Marocco all'Islanda sta scalfendo l' alta pressione situata sull' Europa centrale sul suo bordo occidentale, costringendola a spostarsi più a est (fig. 1.). Questo favorirà la presenza di correnti meridionali su tutto il Mediterraneo centro-occidentale, con alti tassi di umidità e temperature nella norma o poco sopra, tranne ove ci saranno effetti locali di compressione.
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Figura 1.Figura 1. Analisi satellitare sull'Europa rielaborata delle ore 15.00 UTC del 23-10-2011. Fonte www.sat24.com 
Come detto domani sul nostro paese la situazione sarà ancora di calma piatta, con residue precipitazioni convettive e irregolarmente distribuite al sud, per via della debole area depressionaria presente in quota, residuo della precedente perturbazione di qualche giorno fa, destinata però ad esaurirsi e a spostarsi verso est. Il fronte avanzerà verso est, disteso da nord a sud dall' Islanda fino alla Spagna centrale, per poi curvarsi verso sud ovest giungendo fino alle coste marocchine. Precipitazioni interesserano dunque isole britanniche Francia, Spagna e Marocco (figg 2-3). una piccola onda baroclina si formerà sulla Tunisia, relegando alcune precipitazioni in loco.
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Figura 2. Pressione al livello del mare (linee bianche), altezza di geopotenziale a 500 hPa (colori) previsti dal modello GFS per le 12 UTC del 24/10/2011 sull' Europa. Presenti anche  i fronti al suolo. Plotting by MeteoNetwork.
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Figura 3. Precipitazioni accumulate in 6 h previste dal modello GFS per le 12 UTC del 24/10/2011 sull' Europa. Plotting by MeteoNetwork.
Domani in nottata il fronte si appresterà a spezzarsi all'altezza del Golfo del Leone per effetto della presenza della barriera orografica Alpina. Quindi un minimo poco profondo si formerà sul golfo, pronto a spostarsi verso est. In questa fase le precipitazioni cominceranno ad interessare il settore di nord ovest, nelle province di Imperia e Cuneo. Quota neve sui 1500 m. ma in aumento(fig. 4-5) Residue precipitazioni all' estremo sud, per via della piccola onda descritta in precedenza che si troverà sullo Ionio.
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Figura 4. Pressione al livello del mare (linee bianche), altezza di geopotenziale a 500 hPa (colori) previsti dal modello GFS per le 00 UTC del 25/10/2011 sull'Europa. Presenti anche  i fronti al suolo. Plotting by MeteoNetwork.
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Figura 5. Precipitazioni accumulate in 6 h previste dal modello GFS per le 00 UTC del 25/10/2011 sull' Europa. Plotting by MeteoNetwork.
Martedì mattina il fronte avrà formato un minimo separato dal fronte principale, e le correnti meridionali la faranno da padrone su tutta la penisola (escluso correnti settentrionali nei bassi strati in Piemonte, tipica circolazione presente in queste situazioni.). Le precipitazioni insisteranno sul Piemonte, la Liguria, ove localmente potrebbero raggiungere accumuli notevoli, e gran parte delle Prealpi fino al nord-est. Al sud ancora precipitazioni residue dovute all'onda baroclina sullo Ionio. (figg 6-7).
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Figura 6. Pressione al livello del mare (linee bianche), altezza di geopotenziale a 500 hPa (colori) previsti dal modello GFS per le 12 UTC del 25/10/2011 sull'Europa. Presenti anche  i fronti al suolo. Plotting by MeteoNetwork.
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Figura 7. Precipitazioni accumulate in 6 h previste dal modello GFS per le 12 UTC del 25/10/2011 sull' Europa. Plotting by MeteoNetwork.
Nella nottata tra martedì 25 e mercoledì 26 il minimo sarà ben formato sul Mar Ligure, ma con valori pressori piuttosto alti, quindi i venti non saranno troppo sostenuti. Il fronte freddo si sposterà su Toscana Emilia-Romagna e Lombardia, ma la seconda potrebbe rimanere in ombra pluviometrica, mentre al nord-est potrebbero esserci accumuli notevoli (figg. 8-9). Possibile acqua alta a Venezia, ma con valori di altezza non eccezionali. Per il proseguio, il fronte dovrebbe spostarsi lentamente verso est- sud-est, apportando precipitazioni sulle restanti regioni italiane. Ma al momento è ancora presto per previsioni dettagliate, anzi ancora qualcosa da qui a martedì potrebbe cambiare, pur rimanendo simile l'impianto generale.
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Figura 8. Pressione al livello del mare (linee bianche), altezza di geopotenziale a 500 hPa (colori) previsti dal modello GFS per le 00 UTC del 26/10/2011 sull'Europa. Presenti anche  i fronti al suolo. Plotting by MeteoNetwork.
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Figura 9. Precipitazioni accumulate in 6 h previste dal modello GFS per le 00 UTC del 26/10/2011 sull' Europa. Plotting by MeteoNetwork.
Autori: 

Cristian Rendina

Altri impulsi da Nord poi timide velleità Atlantiche

La notizia meteo del giorno è sicuramente il fortissimo nubifragio che ha colpito questa mattina la Capitale, notevolissimi accumuli precipitativi, compresi, nell’intera provincia romana, fra 55 mm fino a picchi di 145 mm nella parte Sud-Ovest della città, caduti in poco meno di due ore, un evento inconsueto quindi, ma non eccezionale o mai visto, come sovente si vuol far passare in questi casi: infatti l’evento ha colpito un intera area metropolitana che risente di notevoli disagi e allagamenti in questi casi, ma piogge di questo genere, con accumuli così elevati, capitano praticamente tutti gli anni in diverse parti d’Italia, solo che la memoria facilmente dimentica questi episodi e risaltano più quando capitano nelle grandi città, soggette appunto a problematiche più vistose.
 
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Nubifragio generato da una sottile linea temporalesca che ha “tagliato” di netto il Lazio e sconfinando poi nelle zone interne centrali, in queste ore le piogge più consistenti si stanno concentrando su Molise e Nord della Puglia, ma groppi temporaleschi sono ancora presenti in mare aperto a largo delle coste Campane, non sono esclusi temporali anche di una certa intensità nelle zone appena citate nelle prossime ore. Il tempo comunque andrà velocemente migliorando già dalla mattinata di domani, con gli ultimi strascichi del maltempo che si isoleranno fra Sicilia, Calabria e Puglia, mentre la goccia fresca in quota, responsabile della formazione dell’ammasso temporalesco di oggi, andrà a colmarsi sulle regioni settentrionali: le temperature tenderanno a calare nuovamente, dopo una leggera ripresa i giorni scorsi, soprattutto sulle regioni del Centro-Nord, a causa dell’aria fredda d’origine Marittima che si sta riversando in queste ore dalla porta della Bora (e infatti già oggi nevicate si sono registrate anche a quote collinari sulle Alpi orientali), sul resto d’Italia infine saremo comunque in media con le temperature stagionali previste per la seconda parte di Ottobre.
I cieli tuttavia non andranno rasserenandosi del tutto al passaggio definitivo del fronte pertubato ma anzi, residua instabilità rimarrà comunque presente all’estremo Sud con locali rovesci e temporali a cui seguirà  probabilmente l’avvicinarsi di una configurazione che fin’ora ha sempre latitato in questo primo scorcio autunnale: le pertubazioni Atlantiche.
 
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Infatti l’Anticiclone tenderà definitivamente a liberare il campo sull’Europa Centro-Occidentale, dov’era fin’ora stato presente con decisa fermezza e, al suo posto, un flusso di correnti Nord Atlantiche, ora presenti fra Islanda e Groenlandia, piegheranno sul Golfo di Biscaglia inviando sistemi pertubati in rapida successione sul Mediterraneo Occidentale, tipica configurazione Atlantica autunnale. Tale flusso Atlantico accosterà la penisola nei primi giorni della prossima settimana, solitamente in questi casi le regioni che risentono di più del cambiamento sono quelle Settentrionali, specie settore Nord-Occidentale e le regioni del versante Tirrenico e saranno proprio queste a beneficiare del mite e umido flusso pertubato, che ancora viene visto tuttavia con poca incisività dai modelli matematici, come se anche gli stessi modelli bramino nel’insicurezza previsionale, dopo un lungo periodo di clima per lo più secco per le nostre “lande”.
 
Se sarà o meno la svolta definitiva per un clima più piovoso non lo possiamo dire con certezza, potrà trattarsi forse di un solo passaggio instabile, certamente però negli ultimi dieci giorni abbiamo potuto apprezzare il notevole distacco da quelle caratteristiche climatiche estive che ancora imperversavano in modo anomalo durante l’intero del mese di Settembre ad una situazione più Autunnale, con temperature più basse pur con l’assenza di apporti precipitativi consistenti, vedremo se sarà la volta buona questa in arrivo.
Autori: 

Giuseppe Figliola

Autunno: secondo tempo

Siamo quasi arrivati al giro di boa dell’Autunno meteorologico, dopo aver vissuto una prima parte di stagione decisamente sopra le righe a causa del predominio quasi costante di strutture anticicloniche ben strutturate nel cuore del continente europeo; la goccia fredda del 19-20 Settembre e la saccatura artica dello scorso week-end sono stati solo due episodi isolati, anche se hanno apportato una fenomenologia localmente importante con nevicate a quote molto basse per il periodo nelle zone più esposte (settore alpino di Nord-Est a Settembre, Appennino centrale lo scorso week-end).
Le seguenti mappe di reanalisi (ricavate dal sito internet dell’ente americano ESRL-NOAA), relative al quadro delle anomalie di geopotenziale sul piano isobarico dei 500 hPa (Figura 1) ed a quello delle anomalie termiche alla quota prossima a quella del suolo (1.000 hPa, Figura 2), sono la testimonianza di quanto detto finora, evidenziando una marcata anomalia di geopotenziale centrata sul settore alpino ed un quadro termico decisamente sopra la norma su tutta la penisola (solo le isole maggiori ricadono al di fuori della zona con anomalia di +2°C rispetto alla media 1981-2010).

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Figura 1 – Anomalie geopotenziale 500 hPa (in dam) – Periodo 1 Set-5 Ott (http://www.esrl.noaa.gov)

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Figura 2 – Anomalie temperature 1.000 hPa (in °C) – Periodo 1 Set-5 Ott (http://www.esrl.noaa.gov)
Nell’ultimo articolo di Andrea Rossi, incentrato sull’analisi del comportamento della corrente a getto nell’ultimo mese, viene ipotizzata la possibilità che la parte finale di Ottobre ed il mese di Novembre si presentino con caratteristiche differenti rispetto a quanto visto fino ad oggi. Tale ipotesi è suffragata dall’analisi su base statistica dell’andamento di due importanti indici teleconnettivi quali l’AMO e la PDO nell’ultimo trimestre.
L’AMO, acronimo di Atlantic Multidecadal Oscillation, è un indice legato alle temperature delle acque superficiali (SST) della porzione boreale dell’Oceano Atlantico, tra l’equatore e la Groenlandia. Valori positivi dell’AMO sono correlati ad anomalie SST positive e viceversa.
La PDO, acronimo di Pacific Decadal Oscillation, è invece legata alle SST del Pacifico settentrionale. La fase positiva della PDO è associata ad anomalie SST positive lungo le coste nord-americane e ad anomalie SST negative nella porzione centro-occidentale del Pacifico settentrionale; quando la disposizione delle anomalie è opposta abbiamo una PDO negativa.
Utilizzando i database storici del NOAA è possibile risalire ai valori mensili di questi due indici a partire dal 1871 fino ad oggi; attraverso un confronto tra l’andamento di questi due indici nel trimestre appena concluso (Lug-Ago-Set 2011) con quello dei trimestri Lug-Ago-Set del passato, è stato possibile individuare un set di anni con caratteristiche di AMO e PDO affini a quelle di questo scorcio di 2011.
Riguardo all’AMO, i trimestri Lug-Ago-Set più affini al 2011 sono risultati il 1958, il 1876, il 1942, il 1936, il 1888 ed il 1927. Prendendo a riferimento questi anni, la risultante delle anomalie a 500 hPa per questa seconda parte di Autunno è la seguente (Figura 3). Gli scostamenti rispetto alla media sono relativi al periodo 1981-2008:

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Figura 3 – Analisi statistica trimestre Lug-Ago-Set (AMO) – Anomalie geopotenziale 500 hPa (in dam) previste per il mese di Novembre (http://www.esrl.noaa.gov)
La stessa analisi comparativa è stata effettuata sul database relativo ai valori mensili della PDO. I trimestri più affini al Lug-Ago-Set 2011 sono risultati il 1955, 2010, 1933, 1876 e 2001. Prendendo a riferimento questi anni, la risultante delle anomalie a 500 hPa per questa seconda parte di Autunno è la seguente (Figura 4):

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Figura 4 – Analisi statistica trimestre Lug-Ago-Set (PDO) – Anomalie geopotenziale 500 hPa (in dam) previste per il mese di Novembre (http://www.esrl.noaa.gov)
In entrambi i casi si nota come siano presenti consistenti anomalie negative di geopotenziale sul Mediterraneo centro-occidentale, ed al contrario siano presenti valori di GPT più alti della norma tra Gran Bretagna ed Islanda, identificando un pattern completamente opposto (reversal pattern) rispetto a quello dominante che ha caratterizzato la prima parte della stagione (vedi Figura 1).
Si prepara un mese di Novembre grigio e piovoso? Tra non molto potremo verificare questa ipotesi.
Autori: 

Luca Bargagna

E l’autunno ? Un ultimo episodio invernale poi qualcosa cambia

Partiamo con la situazione prevista il 14 ottobre. Quella che osserviamo riprodotta in figura 1 potrebbe essere lo sblocco di una configurazione ostruita da lungo tempo: una pulsazione ad onda corta si sgancia dalla Galizia muovendosi verso Irlanda e UK e punta dritta alla Scandinavia.
Ne esce fuori un temporaneo blocco ad invito continentale all’altezza delle Isole Britanniche con una bassa pressione sul Tirreno generata dalla discesa delle correnti artiche sul bordo orientale della cella di alta pressione che tende ad erodere il piede della struttura di blocco. Lo scivolo delle correnti umide atlantiche è molto lontano per interagire con la depressione mediterranea.
Da notare che iniziano a manifestarsi quei problemi sulla forza del vortice polare attesi per il mese di ottobre: un nocciolo artico-marittimo tende arricciarsi a sud-est della Groenlandia perdendo i contatti con le vorticità positive tipiche del tratto groenlandese (e artico canadese) sotto una rimonta anticiclonica presente sull’altipiano della grande isola artica.

 

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Come anticipato all’inizio di settembre, quest’anno con molta probabilità la responsabile della rottura traumatica della configurazione estiva è un’ondulazione a rapida espansione che prende le mosse dall’ovest Europa/Isole Britanniche in direzione della partner continentale.
Successivamente, in un altro editoriale, si evidenziava come in realtà una pulsazione ad onda corta partita dalla zona Irlanda/UK verso la Scandinavia fosse stata la premessa di una pionieristica irruzione di aria polare marittima, appena oltre la metà di settembre. Ma la configurazione era rimasta di tipo estivo con l’indice che caratterizza questa configurazione in pieno segno positivo (NAO+) ed associato ad una situazione di blocco delle correnti zonali che gli amanti delle analisi di lungo termine chiamano “regime del tempo” o “configurazione tipo” EUH per indicare in modo rapido un omega con cedimento del getto in Atlantico ed in Russia (EUrope High, alte pressioni anomale centrate in Europa).
In quello stesso articolo si era ipotizzato che una scudisciata dell’indice del nord Pacifico (il PNA), che passava a valori di quasi -2 il 30 settembre a valori di oltre +1 il primo ottobre, avrebbe dato una sferzata alla configurazione di blocco in Atlantico con un lag temporale di 2-3 settimane. Cioè poco oltre la metà di ottobre. L’ipotesi era che il pozzo depressionario (ovvero la wave positiva) in ovest Atlantico sarebbe stata sostituita da uno scivolo delle correnti atlantiche verso l’ovest Europa (ovvero una polar break: promontorio atlantico collegato all’alta polare sulla Groenlandia).

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Figura 2 – Regimi del tempo prima decade ottobre (da sinistra a destra): 1-5 ottobre EH; 6-9 ottobre AR; 10-12 ottobre MH; 13-15 ottobre British Blocking (BB) con primo piccolo break del VP.

Dopo il rovesciamento del PNA il blocco europeo ha cambiato faccia secondo lo schema di figura 2. Dapprima si configurava come un’alta sul centro-est Europa (East-european High, EH – configurazione che porta seccohezza e caldo al nord-est) poi, dopo il colpo di maglio artico marittimo che ha preso la via adriatica e balcanica si è riposizionato in est Atlantico (Atlantic Ridge, AR) per poi ritornare sui suoi passi ma fermarsi in ovest Europa (Midwest-european High, MH, configurazione che porta fohn al nord-ovest) associata a flusso zonale in centro-nord Europa e ad un vortice polare in grande rinforzo (AO > +2).

Perché il rientro verso est del blocco si è fermato in ovest Europa ? la mia ipotesi è che le correnti continentali associate al cedimento del getto sulla Russia siano molto più attive di quelle associate al cedimento atlantico per cui siano riuscite ad erodere meglio il blocco durante l’aggiramento sul bordo orientale e ad infilare addirittura un inizio di tunnelizazione sotto il blocco ad opera della cut-off tirrenico riportato in figura 1. Questa la possiamo vedere come una piccola retrogressione che per poco non riesce a “trovare” il ramo depressionario atlantico.

La grande forza contenitiva del vortice polare è stata coadiuvata anche da parte delle SST atlantiche dove il rischio di un tripolo da NAO positiva è attualmente molto concreto (figura 3). Tuttavia questa disposizione delle anomalie superficiali in Atlantico sta rimarginando pian piano la frattura del getto: lo scivolo atlantico si alzerà un po’ con l’effetto di smettere di puntare verso le Isole Azzorre.

 

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Figura 3 – 9/10/2010 tripolo da NAO+: anomalia positiva in sandwich tra quella negativa sotto il 35°N e sopra il 50°N.

A questo punto i due elementi sopra elencati, e cioè lo scivolo atlantico orientato verso le coste europee e l’erosione ai piedi del blocco, aprirebbero la strada ad un primo cambiamento in versione autunnale.
In figura 4 è rappresentato il disegno che potrebbe attuarsi nel lungo termine: il collassamento del getto sul nord Atlantico, il conseguente spostamento del nocciolo di aria artico-marittima verso l’Europa occidentale, la rotazione del blocco e suo indebolimento verso est. In pratica si avrebbe un rovesciamento della configurazione tipo attuale che da EUH diventa EUL (Europe Low) un po’ occidentale.

 

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Figura 4 – rovesciamento della situazione di partenza in divenire nel lungo termine (terza decade ottobre)

La tempistica di questa evoluzione merita un certo approfondimento. L’avvicinamento del nucleo artico non avverrà in un’unica soluzione ma va messo in relazione con il break del getto in uscita dal nord America. Infatti, sarebbe questa l’azione che permette d’intercettare all’altezza delle Isole Britanniche un nuovo nucleo di aria artica in spostamento meridiano.

In conclusione lo scivolo atlantico avanza e con esso avanzano le prime piogge della stagione su una buona fetta di territorio che non è ancora riuscito a ricevere questo tipo di contributo.
Con novembre si chiuderà la stagione autunnale in modo molto diverso da quanto visto finora ?

Autori: 

Andrea Rossi

Campania: Dicembre 2011

Il mese di Dicembre 2011 si è rivelato per la Campania nel complesso mite, con solo qualche episodio di freddo moderato dovuto ad una parziale meridianizzazione delle correnti; ciò è avvenuto a partire dal giorno 17, quando tutta la regione è stata interessata da una perturbazione atlantica seguita da aria fredda che ha causato una marcata diminuzione delle temperature; si sono registrate le prime nevicate su tutti i rilevi anche alle basse quote, mediamente fra i 600 e gli 800 metri. Ma andiamo con ordine e vediamo come sono andate esattamente le cose.
L’inizio del mese è stato caratterizzato da giornate umide e piovose, segnatamente nei giorni 2, 3, 4, 5 e 6. Mediamente su tutta la regione in questi giorni sono caduti oltre 50 mm di pioggia; le temperature si sono mantenute al di sopra della media stagionale; ventilazione sostenuta prevalentemente da ovest con raffiche anche intense nelle giornate del 5 e 6. Nei giorni 7, 8 e 9 la situazione è migliorata sensibilmente grazie all’affermazione di un campo di alta pressione di matrice oceanica. Una nuova debole perturbazione atlantica è intervenuta a partire dal giorno 10 causando un moderato peggioramento che ha dispensato altre precipitazioni fino al giorno 13. Le temperature si sono mantenute sempre miti per una ventilazione costantemente da ovest.
Tuttavia un moderato apporto di aria fredda ha causato tra il 12 ed il 13 brevi grandinate sui settori centro-occidentali della regione. Nella giornata del 15 il passaggio di un moderato fronte freddo ha causato violenti temporali specie nella parte settentrionale della regione con un nubifragio a Napoli. Vento sempre da ovest con intensità forte nelle giornate del 16 e 17.
Il giorno 18 la svolta: l’entrata di aria fredda provoca numerose cellule temporalesche che interessano un pò tutta la regione per l’intera giornata. Temperature in sensibile diminuzione e prime nevicate importanti su tutti i rilievi. Il vento si dispone da nord-est assumendo forte intensità specie nei giorni 21, 22 e 23 consentendo ampie schiarite lungo tutta la fascia costiera mentre addensamenti nuvolosi associati a deboli precipitazioni insistono nelle aree a ridosso dell’Appennino con spruzzate di neve sopra i 700-800 metri. Qualche fiocco di neve nella giornata del 22 ha raggiunto anche le colline esposte ad ovest.
Ecco alcune immagini relative alla prima moderata ondata di freddo della stagione sulla Campania:

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Foto 1 – Temporale nevoso in atto sui monti del napoletano il giorno 18
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Foto 2 – Una parte dei monti Alburni particolarmente innevata, vista da Altavilla Silentina (SA) il giorno 19
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Foto 3 – Monti Vesole, tra Capaccio e Roccadaspide, che affacciano su Altavilla Silentina (SA) innevati fin verso i 700 metri. Foto del giorno 19
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Foto 4 – La spolverata che c’è stata nel Beneventano alla quota di 200 metri s.l.m. Foto del giorno 18

Un altro impulso moderatamente freddo proveniente dai balcani ha interessato la regione a partire dalla serata del 24 con nuove precipitazioni un po’su tutta la regione; precipitazioni che hanno interessato anche la prima parte della giornata di Natale; si sono avute nevicate inizialmente a quote superiori ai 1.200 metri ma con limite che si è attesta intorno agli 800 a fine giornata quando le precipitazioni però si sono attenuate. Dopo questo peggioramento il rinforzo dell’alta pressione ha consentito un netto miglioramento delle condizioni anche se con una ventilazione tra debole e moderata, prevalentemente da est; le temperature si sono mantenute entro i valori medi del periodo; un nuovo moderato peggioramento è intervenuto nella giornata del 30 con altre deboli precipitazioni. L’ultimo dell’anno è trascorso con cielo sereno, venti moderati da nord-est e temperature piuttosto basse nelle ore notturne.

Ecco alcuni dati registrati dalla stazione meteo di Altavilla Silentina (SA) alla località Cerrelli per questo mese di Dicembre 2011:

Il totale delle precipitazioni mensili è stato di 150 mm.

La giornata più piovosa è risultata il 18 con 17,75 mm.

Le giornate senza alcuna precipitazione sono state 13.

La giornata più ventosa è risultata il 17 con un’intensità media del vento pari a 7,8 km/h ed una raffica max di 38,8 km/h.

La temperatura minima più bassa è stata registrata all’alba del giorno 20 con un valore di +1,2°C.

La temperatura massima più alta è stata registrata il giorno 8 con un valore di +18,1°C.

La media totale della temperatura in tutto il mese è stata di +11,2°C.

Autori: 

Analisi Clima – Meteoreporter

Toscana: Dicembre 2011

Inizio mese perturbato in Toscana, con temperature comunque miti. Le precipitazioni hanno interessato a macchia di leopardo tutta la regione anche se gli accumuli sono risultati minimi.

Risultano perturbate le giornate di sabato 3 con pioviggini che localmente assumono carattere di rovescio come sul pratese e sulle zone interne della Toscana e di domenica 4 con precipitazioni intense nel pomeriggio e di minor intensità in serata. Temperature sempre sopra media.

Nella notte tra domenica e lunedì è il vento a farla da padrone con libeccio che in alcune zone ha passato i 50 kmh. In alcune zone il forte vento ha anche causato danni scoperchiando tetti o determinando danni a strutture. 

Nella mattinata del 5 nuovi rovesci sparsi, poi nel pomeriggio riprende a piovere con maggiore continuità, con un profilo termico comunque sempre sopra media. Nel pistoiese si raggiungono i 40 mm di precipitazioni quotidiane, considerando l'annata non è davvero poco. L'accumulo totale annuo infatti al momento supera di poco i 600 mm contro gli oltre 1000 mm di media.

Le giornate successive sono di tregua: entrano correnti sud occidentali miti, con mareggiate sulla costa. Le minime si assestano in pianura attorno ai 6°C, le massime sui 17-18°C. 

La giornata del 9 Dicembre si apre con pioviggini ma con scarsi accumuli, che diventano più importanti nella giornata del 10 Dicembre (nel pisano 10 mm a metà giornata) in aumento nel primo pomeriggio.

La mattina dell'11 la nebbia la fa da padrona nelle zone interne della Toscana poi i cieli permangono nuvolosi: sono le avvisaglie di un nuovo peggioramento e forse per la prima franca nevicata in Appennino.

La mattina infatti il risveglio è piovoso, con accumuli interessanti che raggiungono i 58 mm a Pisa, o i 27 mm di Prato, o i 55 mm di Roccastrada nel grossetano (dove viene anche evocato un RR di 42mm orari). Nel corso della giornata si alternano momenti di intensificazione e di tregua. La sorpresa arriva comunque in serata: l'ingresso di aria fredda porta alla formazione di temporali con grandine a Bardolone 760 m slm la temperatura scende a 4,6°C. Il temporale che nasce nella provincia di Massa si sposta lungo le zone interne coinvolgendo Prato, Firenze e marginalmente la provincia di Pisa.



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Prima neve sull’Appennino.



Il giorno 13 finalmente il panorama appenninico si presenta più consono al periodo, con neve che imbianca le cime. In Valdarno dalla collina si osserva la piana immersa nella nebbia e l'appennino che staglia col suo bianco candore.


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Prima neve e nebbia in valle, in questa suggestiva immagine


Nella notte anche le temperature hanno cominciato a capire che siamo a Dicembre e si registrano minime attorno ai 3°C.

La giornata passa tranquilla e solo in serata vengono segnalate pioviggini senza accumuli interessanti. L'ingresso di questo fronte perturbato riporta le temperature in alto tanto che la mattina del 14 si ritorna ad una minima di 9°C e durante la giornata persiste una compatta e sterile nuvolosità con accumuli al massimo di 5 mm.

Il 15 si verificano forti mareggiate tra Mar Tirreno settentrionale e ligure con venti da Libeccio che a Livorno toccano punte di 88 kmh.

Il giorno successivo continua ad imperversare il libeccio (in serata su Livorno raffiche a 110kmh) e le mareggiate lungo le coste toscane sono una costante. Le boe collocate alla Gorgona segnalano onde che superano i 6 m. La pressione tende al deciso ribasso toccando i 991 hPa nella serata. Dal tardo pomeriggio si cominciano a vedere le prime precipitazioni. A Lucca in tarda serata l'accumulo è di 20 mm anche se le precipitazioni più importanti sembrano limitate all'alta Toscana.


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Mareggiate: il 16 con onde oltre 3 metri sul tirreno settentrionale


Col passaggio del fronte freddo si registra inoltre un brusco calo delle temperature con minime intorno ai 5°C il giorno successivo. Il maltempo si concentra sulla parte meridionale della regione e fa notizia la prima spruzzatina stagionale di neve su Poppi (Ar).

Si arriva così al 20 Dicembre con gelate mattutine e di nuovo un segno negativo di fronte alle temperature su tutta la Toscana fino alle zone costiere, fino ai -6,8°C di Pracchia. Qualche debole precipitazione si realizza in giornata con quota neve relativamente bassa.

Il 21 Dicembre ancora temperature minime sotto zero, ma meno rigide. Nella nottata deboli nevicate sul Monte Serra con accumulo di circa 3 cm sopra i 500 m del versante lucchese.



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prima neve sul Serra con accumuli 



I giorni successivi nessuna novità in attesa di un live peggioramento annunciato per la vigilia di Natale. Pioviggini già dalla mattinata, con neve sull’Appennino anche a quote relativamente basse con temperature in progressivo aumento, tanto che le massime del 24 vengono raggiunte in tarda serata. 

Il tempo si ristabilisce temporaneamente il giorno di Natale, ma il giorno di Santo Stefano ritornano le pioviggini. Le minime del 27 sono da incubo per i freddofili, addirittura circa 10°C in alcune località e la pressione sale a 1034 hPa. Il 28 ritorna ad un profilo termico più consono per il periodo senza peraltro nessun fenomeno, così come il 29 con minime sotto lo 0°C; in serata c’è spazio per qualche debole precipitazione nevosa in montagna.

Piogge più insistenti si realizzano il 30: su Arezzo addirittura vengono segnalate fulminazioni e precipitazioni intense anche se si è trattato solo di fenomeni locali.

L’ultimo giorno di questo Dicembre si chiude in maniera anonima al pari di quanto successo in questo 2011.


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Autori: 

Analisi Clima – Meteoreporter

Seconda parte di gennaio. Osservazioni, Analisi e Prospettive.












Un significativo riscaldamento sulla stratosfera polare che è previsto in accordo ai due principali modelli, sui piani più alti della stratosfera, è capace di invertire sia il gradiente termico che la media zonale del venti a 60°N. L’alta del nord Pacifico, o Aleutinica associata alla wave 1, si sostituirà al vortice polare che guadagna l’arcipelago canadese.

Attualmente il nucleo freddo a 10 hPa è posizionato sui 60°N e 2.5°W con core di massima vorticità collocato più a nord est (75°N, 48°E). Il 18 gennaio il nucleo freddo perderà 10° di latitudine e si sposterà di ben 20° verso ovest, collocandosi in pieno Est Atlantico, ad ovest dell’Irlanda. Le maggiori incertezze riguardano invece il core di massima vorticità che è visto attualmente sganciarsi da quello termico per rimanere a latitudini del Mar Baltico.

Dunque siamo in presenza di un Minor Warming con Displacement del VPS su Est Atlantico/Scandinavia.



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Figura 1. Temperature a 10 hPa secondo GFS 0Z del 11 gennaio





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Figura 2. Temperature e altezze del geopotenziale a 10 hPa secondo ECMWF 12Z del 10 gennaio


Da notare la differenza tra le posizioni dei nuclei freddi alle varie quote isobariche il 18 gennaio: a 1 hPa sull’Arcipelago Canadese, a 10 hPa Est Atlantico mentre in basso a 100 hPa  l’inerzia termica per il freddo accumulato soprattutto intorno ai 30 hPa (-8° sulla media di dicembre sul Polo Nord) in questo inizio invernale non permette al momento al core termico di scendere sotto il Mar Bianco (area Barents). 

Dunque un colpo di maglio destrorso, tenendo a mente un avvitamento che entra in un foro in senso antiorario. Al netto della mancata discesa a latitudini temperate del nucleo freddo al limite della tropopausa e del nucleo di massima vorticità a 10 hPa, si sarebbe andati incontro ad un obiettivo mediterraneo di tutto rilievo.

Ma questa disposizione vagamente baroclina della struttura, pur non permettendo un allentamento troppo vistoso della tensione zonale foriero sul settore Atlantico di un’elevazione poco pronunciata (e forse anche duratura oltre il 60°N) dell’azzorriana associata alla wave 2, fa si che i massimi di vorticità positiva in troposfera si allentino sopra l’area groenlandese e si scindano verso l’area russo-siberiana. 


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Figura 3. Temperature a 100 hPa secondo ECMWF 12Z del 10 gennaio



Un ramo del getto polare interesserà la parte orientale della Groenlandia. Per esempio, il long range deterministico allude ad un debole canale di aria calda che mette in collegamento le due wave oceaniche in area SCAND/Nova Zemljia.

Considerando anche che l’effetto Baldwin-Dunkerton, vero deus ex machina delle analisi long-range e stagionali dell’inverno 2001-12 e relativo allo stratcooling del 20-25 novembre scorso volge al termine, fasi più neutrali dell’AO sono da attendersi. Il che significa incremento del wavenumber zonale cioè ondulazioni più pronunciate. La disposizione delle SSTA atlantiche, positive su una fascia temperata, non permette di catturare il getto troppo in basso. E questo evita un pericoloso slancio dell’indice Est Atlantico (EA+).


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Figura 4. SSTA atlantiche del 7 gennaio


Come queste dinamiche si possano riflettere sui regimi del tempo in Europa e sul Mediterraneo ? 

Il dato di fatto della stagione è il blocco basso-azzorriano. Per quanto detto e per le forzanti in ordine alla MJO non è possibile attendersi in questo mese un’elevazione troppo marcata di questo blocco. Ma una importante modifica intercorre sull’oscillazione dei venti troposferici: la GWO inizia a marcare territori o stages Nino-like dissociandosi dalla fase attuale di ENSO. Un maggiore forcing atteso dalla wave 1 con maggiore tendenza ad intrudere l’area artica dovrebbe permettere al getto un’uscita dal Nord America tale da ricollocare un po’ più verso ovest il blocco azzorriano, leggermente più centrato in Atlantico. 


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Figura 5. Global Wind Oscillation. Fasi Nina-like e Nino-like con momento angolare, rispettivamente, positivo (5-8) e negativo (1-4) (e variazione del momento angolare, rispettivamente, negativa e positiva)


Il secondo dato di fatto è la mancanza di innevamento sull’Europa orientale che la possiamo vedere collegata ad un deficit dei ghiacci artici in artico europeo (ma non altrove). Questo fatto non prelude certamente ad uno stazionamento troppo occidentale e/o troppo duraturo dell’aria fredda continentale. Associando questo fatto alla debole scissione del vortice polare in due rami, canadese e russo, ed un ricollocamento meno invadente dell’alta oceanica si assisterebbe dapprima ad una irruzione di aria fredda dai Balcani seguita all’interazione di una saccatura nord-atlantica con  l’aria continentale stagnante più ad est, su Russia e Mar Nero. A più riprese il long range deterministico ci propone questa soluzione. 

In conclusione non si dovrebbe andare incontro ad un cambiamento particolarmente sostanziale del tempo considerando che dopo la grande irruzione fredda dell’Epifania l’inverno sta facendo il suo dovere sulle regioni basso adriatiche e soprattutto sulla Puglia. Ma comunque confermando l’outlook del Comitato Tecnico-Scientifico l’inverno volgerà verso la sua parte più dinamica.


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Autori: 

Andrea Rossi

Liguria: Febbraio 2012 – Cronaca

Si parte da dove ci eravamo lasciati:il freddo glaciale non ci abbandona subito e anzi, regala ancora soddisfazioni ai freddofili della regione. La nevicata che ha colpito quasi tutta la regione si spegne lentamente fra la serata del 31 e la giornata dell'1, lasciando immagini e panorami che ci porteremo dentro al cuore per tutta la vita, per quanto sembrano irreali, come per esempio le foto delle Cinque Terre sotto una leggera coltre di neve. 
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Immagine da cartolina di Manarola (postata da Virgilio Rava)
Le temperature rimangono bassissime per tutta la giornata; sulle riviere le massime sono diffusamente inferiori ai 5°C, nella zona tra Genova e Savona si sfiora quasi la giornata di ghiaccio raggiunta in alcune zone e in praticamente tutto l'entroterra: in quello savonese, in particolare, la neve continua a scendere copiosa, regalando da un lato disagi pazzeschi e dall'altro scene mozzafiato. 
In serata la dama torna a visitare la costa ligure, in particolare da Genova verso oriente. Nella nottata i fenomeni cessano, lasciandosi dietro temperature quasi polari e anche un intenso favonio laddove non soffia la tramontana. 
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Monterosso (postata da Virgilio Rava)
Nei giorni successivi, permangono velature più o meno diffuse, con qualche sfiocchettio di neve qua e là non degno di troppa nota. La straordinarietà di questi giorni sono le temperature: in costa, dove il segno – davanti alle temperature è qualcosa di straordinario, si va sottozero per diversi giorni di fila. 
Nell'entroterra, nei “poli del freddo” della nostra regione si hanno intense giornate di ghiaccio, con minime agevolmente sotto i -10°C e localmente sotto i -15°C, con il clou di Sassello, che nonostante l'altitudine molto bassa, risente ben poco della vicinanza del mare, perché scende addirittura sotto i -20°C. 
A Genova si ghiacciano i torrenti principali, come il Bisagno e il Polcevera e si raggiunge la giornata di ghiaccio il 4 febbraio in più quartieri. La notte fra il 4 e il 5 febbraio è probabilmente il picco del gelo: minime sottozero in tutta la regione, con punte di 5-6°C sottozero nel capoluogo e in doppia cifra in tutto l'entroterra. Anche domenica 5 febbraio è da segnalare come giornata di ghiaccio nei quartieri di Genova maggiormente interessati dalla tramontana scura mentre nel resto della città e sulle coste le temperature massime non superano i 5°C. 
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Il Polcevera ghiacciato (postata da Andrea Calderini)
Con l'inizio della settimane le temperature si addolciscono lievemente, rimanendo al di sotto della media: sulle due Riviere, col sole e il cessare del vento, con giornate soleggiate, le massime tornano su valori più consoni, tra i 7 e i 9°C mentre il Genovesato rimane sotto l'incessante soffio della tramontana: le temperature però risalgono, con le massime che tornano progressivamente sopra lo zero. Nella giornata del 10 torna ad imperversare molto vento dai quadranti settentrionali su tutta la regione, con temperature che scendono nuovamente con decisione, senza raggiungere i valori raggiunti pochi giorni prima.
La seconda decade di febbraio si apre di nuovo con giornate molto fredde ma soleggiate: si va nuovamente sottozero anche in costa, sia pur di pochi decimi di grado mentre l'entroterra viaggia tra i -8°C e i -10°C, con punte fino a -17°C.A questo punto cambia completamente la situazione: dopo due settimane ricche di soddisfazioni per i freddofili, è di nuovo l'Anticiclone delle Azzorre ad impadronirsi dell'Italia. 
Il vento freddo cessa e i valori dell'umidità risalgono: nell'entroterra si rimane ancora sottozero di parecchio nelle minime ma le giornate soleggiate che si allungano sempre di più fanno salire le massime ben sopra lo zero, con escursioni termiche giornaliere superiori ai 20°C. 
Il gelo abbandona la costa, con minime ben sopra lo zero e massime in doppia cifra. Una perturbazione passa sulla nostra regione nella notte tra il 18 e il 19 febbraio, protraendosi localmente fino al 20: gli accumuli, bassi nella Riviera di Levante e addirittura nulli in quella di Ponente, non aiutano a risanare il pesante deficit idrico della nostra regione. Nell'entroterra, soprattutto nelle zone montuose, la perturbazione è nevosa, con accumuli molto modesti.
Si entra così stancamente nell'ultima decade del mese più corto dell'anno, che inizia con delle belle giornate di sole di tipico stampo primaverile, con le temperature che si alzano ogni giorno di più: in costa non si scende più sotto la doppia cifra in alcune zone, mentre nell'entroterra solo nella prima mattinata si riesce ad andare sottozero di qualche grado, con massime comunque positive. Si registra una giornata di maccaja sabato 25 febbraio come “novità”, così come a fine mese, nel giorno del29 febbraio, con temperature ovunque al di sopra della norma.
Questo febbraio lascia il sapore amaro in bocca della grande occasione non sfruttata per i nivofili: poche volte s'è visto nella storia un freddo così intenso senza la minima possibilità d'essere sfruttato. La successiva ripresa dell'Anticiclone, dopo la sfuriata continentale, ha di fatto eliminato ogni speranza di poter avere altri eventi freddi entro la fine dell'inverno meteorologico. 
Certo, l'ondata di freddo che ha colpito l'Italia è stata notevole e si sono sentiti molto bene gli effetti anche qua in Liguria, andata sottozero praticamente ovunque ma s'è trattato, di fatto, dell'unico evento che ha mostrato i suoi effetti sulla nostra regione in tutto l'inverno: notevole ma isolato. Vedremo se marzo, con l'inizio della primavera meteorologica, saprà regalarci qualche emozione in più. E se il Generale Inverno quest'anno ha nascosto completamente i suoi galloni, apparendoci come un semplice caporale, speriamo in un prosieguo di anno più dinamico!
Autori: 

Emanuele Gianello

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