Anche una primavera particolarmente piovosa ha i suoi benefici

Come sappiamo la primavera è stagione di transizione, una cerniera tra l’eredità dell’inverno che ancora domina alle alte latitudini e i prodromi dell’estate che invece scaldano i motori al di là del Mediterraneo. La primavera dunque, proprio per via di questo continuo braccio di ferro, è stagione di forti contrasti favorevole alle precipitazioni. E’ quindi normale che piova in primavera, evenienza che invece durante l’estate tende a diminuire per concentrarsi essenzialmente a ridosso delle zone alpine.

Ma cosa succede se in primavera piove molto? E se piove invece molto poco?

Per spiegarlo ci serviamo della cartina allegata qui sotto: ci mostra l’attuale situazione dei suoli in relazione al quantitativo di umidità da essi contenuti. Per l’Italia si nota ad esempio che al nord e nelle zone interne del centro i suoli sono intrisi d’acqua per diversi centimetri di profondità. Situazione opposta invece sull’Europa centrale dove i terreni in superficie sono piuttosto aridi.

Ebbene dovete sapere che quell’acqua contenuta nel terreno funziona come un isolante; il terreno bagnato possiede infatti un’inerzia termica maggiore rispetto ad un suolo secco. A parità di energia solare incidente (o di avvezioni di aria calda) un suolo umido smaltirà parte del calore per attuare i processi di evaporazione, limitando così l’aumento delle temperature, cosa che non avviene invece in caso di terreni secchi, dove tutta l’energia incidente contribuirà al riscaldamento.

Nel primo caso (suolo bagnato) le temperature saliranno ma l’ascesa verrà presto rallentata o interrotta, mentre nel secondo caso (suolo secco), l’ascesa continuerà accumulando calore. E’ stato calcolato che la differenza tra un suolo particolarmente umido e uno particolarmente secco si aggira intorno a 2,5 –3°C.

Ora, potete ben capire che, nel caso sopravvengano ondate di calore estive, con apporto di aria rovente dal nord Africa, una primavera particolarmente piovosa può contribuire a mitigare in parte gli effetti, ritardandoli oltretutto nel tempo. Sono solo 3 gradi è vero, ma possono fare la differenza.

Luca Angelini

Retrospettiva dell’intenso nubifragio di mercoledì 16 maggio a Milano

Senza la pretesa di essere esaustivi, abbiamo comunque sentito la necessità di dare un’interpretazione tecnica al violento temporale che ha investito in pieno la città di Milano tra il pomeriggio e la sera di mercoledì 16 maggio.

La figura qui sotto, e ancor più l’animazione radar fornita nel video in fondo all’articolo (i dati sono a cura del Centrometeolombardo), ci danno una mano per comprendere le dinamiche che hanno lavorato alla nascita di questo autentico “mostro” del cielo.

Tutto parte quando a Milano splende il sole. I primi temporali orografici interessano da un lato (ossia a nord del Capoluogo lombardo) la fascia prealpina tra il Ticino svizzero e il solco del lago di Como in direzione della Brianza. Contemporaneamente dall’altro lato (ossia sul versante pavese dell’Appennino ligure) parte un’altra figura temporalesca multicellulare con sviluppo verso la Lomellina.

Ebbene l’aria fredda che fuoriesce dai rispettivi temporali, crea il cosiddetto “outflow boundary“, ossia un canale freddo che scende attraverso le valli Tidone e Staffora in direzione nord, proprio mentre lo stesso accade attraverso le valli Lario in verso opposto.

Le due correnti finiscono per scontrarsi proprio sulla città di Milano, dove l’isola di calore urbana viene sollevata in blocco e fornisce l’innesco di un temporale di particolare intensità (tecnicamente classificabile come “Quasi Linear Convective Sistem”)anche accompagnato da grandine, elevata attività elettrica (fulmini) e un crollo termico di quasi 10°C in poche decine di minuti.

Impressionanti i rain-rate massimi, ossia l’intensità oraria della pioggia nel momento di picco, dell’ordine di oltre 500 millimetri all’ora, pari ad un diluvio equatoriale. I quartieri maggiormente interessati sono stati quelli ad ovest e a sud-ovest della città, dove sono caduti fino a 60 millimetri (60 litri d’acqua su ogni metro quadrato) in soli 30 minuti.

Il sistema temporalesco poi, seppur attenuato, insiste sulla città anche in serata traslando lentamente verso sud, trasportato dalle deboli correnti in quota, mentre la parte intensa dello stesso procede verso il Varesotto sotto la spinta dell’outflow prevalente (da sud-est), dove replica il corollario dei fenomeni visti nel Milanese.

Luca Angelini

LA DICHIARAZIONE DI AISAM SULLA COMUNICAZIONE IN MATERIA DI PREVISIONE DI EVENTI METEOROLOGICI AVVERSI E SULL’EMISSIONE DI ALLERTE DA PARTE DI SOGGETTI NON ABILITATI

L’Associazione MeteoNetwork condivide nella sua totalità la dichiarazione emessa lo scorso 12 Marzo 2018 dal Consiglio Direttivo AISAM di cui il nostro Presidente Marco Giazzi ne fa parte.

Riportiamo per intero il comunicato con la raccomandazione di diffonderlo il più possibile.

 

DICHIARAZIONE SULLA COMUNICAZIONE IN MATERIA DI PREVISIONE DI EVENTI METEOROLOGICI AVVERSI E SULL’EMISSIONE DI ALLERTE DA PARTE DI SOGGETTI NON ABILITATI

Approvata all’unanimità dal Consiglio Direttivo nella seduta del 12 marzo 2018

L’Associazione Italiana di Scienze dell’Atmosfera e Meteorologia esprime viva preoccupazione per il sempre più frequente dilagare, sui mezzi di comunicazione, di previsioni relative ad eventi meteorologici intensi emesse da soggetti non dotati di comprovata qualificazione in materia e – fatto ancora più grave – per la pubblicazione, da parte degli stessi soggetti, di avvisi relativi a presunti pericoli per la sicurezza pubblica, in grave interferenza con il ruolo delle Pubbliche Autorità preposte per legge alla tutela dei cittadini.

Complice la mancanza di strumenti di vigilanza, oggi chiunque, senza dover rendere conto di quale sia la propria qualificazione tecnico-scientifica e le modalità operative di cui si è avvalso per produrre quelle informazioni, può facilmente propagare – su internet, attraverso i social media e mediante le applicazioni per dispositivi mobili – previsioni relative ad eventi meteorologici, che possono poi venire ulteriormente rilanciate e amplificate acriticamente da agenzie, organi di stampa e servizi radiotelevisivi.

AISAM ritiene che, fermo restando il diritto alla libertà di espressione tutelato dalla Costituzione, vada altresì tutelata la sicurezza dei cittadini, e offerti loro strumenti chiari per discernere la competenza e l’affidabilità delle fonti di informazione in materia di previsioni meteorologiche. Ritiene altresì che la diffusione incontrollata di informazioni non verificate, e non conformi agli standard di qualità oggi riconosciuti nel settore, soprattutto laddove interferisca con il ruolo dei servizi preposti, vada adeguatamente ed efficacemente perseguita e sanzionata dalle Pubbliche Autorità competenti, ivi inclusa la Magistratura, a tutela della società e dei singoli dei cittadini.

AISAM esorta altresì gli Organi Legislativi a provvedere norme adeguate per assicurare in Italia l’esercizio delle professioni connesse alla meteorologia, tanto in ambito pubblico che privato, conformemente agli organismi internazionali e ai migliori standard oggi esistenti nei Paesi più avanzati.

AISAM invita infine gli organi di stampa e gli operatori della comunicazione a prestare particolare attenzione, nel dare diffusione in materia di allerte per eventi meteorologici avversi, solo a informazioni provenienti dalle fonti istituzionali preposte.

Associazione Italiana di Scienze dell’Atmosfera e della Meteorologia

BURIAN BIS E NEVE A PASQUA, SONO TUTTE METEO-BUFALE

Riportiamo anche sulla nostra home page un articolo pubblicato sui siti del Centro Epson Meteo e di Meteo.IT

Non credete a chi parla di Burian Bis o lancia previsioni allarmanti per la Pasqua: la meteorologia non è la scienza di chi la spara più grossa

 

Allarme! Allarme! Il 21 marzo arriva Burian bis! E a Pasqua nevicherà! Ecco la nuova fake news che circola su molti organi di stampa e siti web ed già diventata, purtroppo, un virale passaparola. L’indice di affidabilità di questa “previsione” è talmente basso da non essere nemmeno quantificabile e questa ipotesi allarmistica ha la stessa valenza scientifica del lancio di una monetina e forse anche meno.

Il 21 marzo sul nostro Paese potrebbe essere una bella giornata di primavera con sole e 20 gradi, potrebbe piovere diffusamente con cielo coperto, potrebbe fare più caldo del normale oppure più freddo. Con 14 giorni di anticipo ogni scenario potrebbe essere possibile. Non è deontologicamente accettabile che vengano diffuse “previsioni” allarmistiche basate su una singola emissione di un modello, il Gfs americano, che già oggi è tornato sui suoi passi.

 

La meteorologia non è la scienza di chi la spara più grossa. Utilizzando questo metodo si potrebbero prevedere decine di scenari catastrofistici con settimane di anticipo.

Quante volte abbiamo dovuto leggere bufale sull’arrivo del “gelo apocalittico” o di ondate di caldo dai nomi infernali? Nel nostro Paese non esiste una Legge tuteli e regoli il settore della meteorologia e alcuni siti, a volte anche famosi, hanno come unico scopo quello di ottenere click e guadagni facili grazie all’informazione di bassa qualità.

 

Le previsioni sbagliate e allarmistiche e le meteo-bufale danneggiano gli utenti e tutti i cittadini. Il consiglio che ci sentiamo di dare è quello di non credere a chi preannuncia, con molto anticipo, catastrofi e fenomeni meteo estremi e di non credere a chi usa termini sensazionalistici e poco scientifici.  Le previsioni sono veramente affidabili solo fino a 5 giorni e dunque non fatevi ingannare da chi predice il futuro come un indovino. I meteorologi seri sanno quando emettere una previsione ufficiale relativa a un’ondata di gelo, mentre gli indovini tentano la sorte. La buona meteorologia, corretta e professionale, è fondamentale per un Paese come il nostro alle prese con gli effetti dell’estremizzazione del clima.

Non lasciamo che questa meravigliosa scienza venga infangata da chi ha a cuore solo facili profitti.

Spruzzata di NEVE a Roma questa sera? Perchè no?

Spendiamo volentieri due parole su un evento sempre molto atteso dagli amici Romani, quello della NEVE nella città più bella del mondo. Una possibilità  già messa sul piatto in questo VIDEO meteo e che ora siamo qui a confermare.

Utilizzando il prodotto rappresentato in figura (si chiama meteogramma), elaborato sulla base del modello americano GFS, si ricava una sorta di spaccato dell’atmosfera sulla verticale della città capitolina, con alcuni importanti elementi di prognosi che, per quanto qui semplificati, possono essere utili per capire se, come e quando nevicherà.

Chi non è interessato all’analisi tecnica (per quanto molto semplificata), può saltare subito sotto dal capoverso “in conclusione”.

  • 1) Noi invece partendo dall’alto della figura qui sopra, dove abbiamo il grafico delle precipitazioni previste, con accumuli in millimetri per ora. Si nota che tra le 22.00 e le 05.00 UTC (ossia tra le 21.00 e le 04.00 locali) ci saranno precipitazioni moderate.
  • 2) Il secondo grafico sotto rappresenta lo spessore della colonna d’aria dal suolo sino alla superficie di 500hPa. Quando quest’ultima è inferiore a 5.400 metri di altezza geopotenziale (molto simile alla quota geometrica quindi se vi viene più facile pensatela così) significa che l’aria è fredda e favorevole alla caduta di neve fino al suolo. E questo è quello che risulta nella fascia oraria sopra indicata.
  • 3) Questo viene confermato anche dal campo di temperatura previsto alla superficie di 850hPa, che corrisponde ad una quota geometrica di circa 1.500 metri e che oscilla tra i -2°C e i -4°C, sempre nella fascia oraria serale-notturna tra domenica 25 e lunedì 26 febbraio.
  • 4) Scendendo al suolo si può constatare che, sempre in quella fascia oraria, la temperatura dell’aria si attesterà su valori prossimi allo zero, tra +3°C e 0°C. In considerazione del fatto che, i corrispondenti valori di “bulbo bagnato” (una speciale temperatura, qui non segnalata, e che comprende il raffreddamento dell’aria da parte della precipitazione in caduta) sono sotto lo zero per la secchezza dell’aria, si evince che i valori positivi della temperatura scenderanno a 0°C nel momento in cui la precipitazione sarà più intensa. E questo ricade ancora nella fascia oraria suddetta.
  • 5) Infine, particolare da non trascurare, il passaggio sulla zona del minimo di pressione, rilevabile dall’ultimo grafico in basso.

Dunque, IN CONCLUSIONE: le timide schiarite di domenica mattina saranno seguite da annuvolamenti in rapido sviluppo, cui si aggiungerà anche qualche rovescio di pioggia nel corso delpomeriggio. Dalla sera subentrerà poi un calo delle temperature e una intensificazione delle precipitazioni, con la pioggia che potrà trasformarsi in neve a partire dalle 20.00-22.00 fino alla seconda parte della notte su lunedì.

Una situazione come quella descritta non garantisce eventuali accumulo di neve al suolo, anche se nel corso delle precipitazioni più intense potrà indubbiamente imbiancare a macchia di leopardo, soprattutto nei quartieri alti e/o orientali della città. Insomma al più, un velo bianco, qualche centimetro qua e la; nulla di paragonabile con la nevicata del 1985 ovviamente…. Ma che fascino!

Luca Angelini

Nuova perturbazione in arrivo, ancora maltempo al Sud

La perturbazione n.5 del mese sta marciando velocemente verso sud, il tempo sta peggiorando rapidamente sull’area tirrenica e le isole maggiori, con precipitazioni già presenti sulla Sardegna.

In giornata attese diffuse condizioni di maltempo anche sull’area peninsulare, specie su Sicilia tirrenica, Calabria, Basilicata  e parte della Campania con fenomeni diffusi e nevicate a tratti abbondanti possibili anche fino a quote medio-basse.

Qualche precipitazione irregolare attesa anche sul Medio Adriatico e la Puglia, con nevicate sui rilievi appenninici fino a bassa quota su Marche e Abruzzo, quota neve in calo in serata/nottata anche sulla Puglia con qualche fiocco possibile fino a quote collinari.

Tempo buono sul resto del Paese, in un contesto freddo specie al Nord.

Mappe consultabili su www.meteonetwork.it/models

Major Midwinter Warming split 2018 ed effetti in troposfera: una difficile prognosi – a cura del CTS

Lo split stratosferico conclamato il 12 febbraio presenta alcune particolari caratteristiche che rendono difficili valutarne l’impatto in troposfera.

Il breakdown del vps infatti avviene con valori da pieno strat cooling come lo dimostra ampiamente il valore del North Annular Mode solo pochi giorni prima.

Cromografia del North Annular Mode

La separazione dei lobi indotti dall’intrusione dell’alta stratosferica in sede polare a 10 hpa, avviene infatti con valori di profondità notevoli in area canadese (ancora sotto i 2800 dam!). Normalmente, a seguito dell’inversione di gradiente termico e barico, i flussi di calore vengono soppressi e il raffreddamento che riparte dall’alta stratosfera ( a partire da 1 hpa) va a trasferire forzando il momento easterlies verso i piani più bassi fino in troposfera ove si parla di avvenuta propagazione. Tuttavia se i flussi di calore, a causa della resistenza iniziale del nocciolo canadese, continuano a trasferirsi verso l’alto rallentando quindi il trasferimento dei venti antizonali verso il basso, la dinamica di split assume temporaneamente le caratteristiche più tipiche di un displacement ben evidenziata dalla classica divergenza dei vettori dell’e.p. flux:

Anche la “particolare” disposizione dell’onda troposferica pacifica (posizionamento molto ad ovest ma forte stazionarietà) connessa al collocamento dei centri di vorticità , potrebbe essere alla base della “lenta” e/o diluita risposta troposferica.

Onda addossata alla west coast pacifica

Caratteristica dei Major Midwinter Warmings di tipo split è quello di generare quello che in letteratura viene chiamato t-s-t event che scandisce due momenti separati della dinamica. Il primo è l’evento troposphere – stratosphere ovvero quello di trasferimento verso l’alto degli eddy heat e momentum fluxes fino alla rottura dell’onda planetaria. Il secondo è l’evento di risposta stratosphere-troposphere che presuppone la discesa propagativa del momento easterlies fino in troposfera ovvero la propagazione. Sono fasi distinte ove l’interferenza della prima sulla seconda ne attenua e rallenta la dinamica fino a lasciare sospesa la fase propagativa in troposfera proprio come se si trattasse di un MMW tipo displacement. In realtà c’è un’importante differenza tra i due riscaldamenti maggiori (split e displacement) che va oltre al modo nel quale si verificano e che si concretizza nel momento di risoluzione degli eventi stessi. Mentre infatti lo split si risolve attraverso una completa impermeabilizzazione ai flussi di calore da parte degli strati antizonali generati dall’evento e quindi da un progressivo raffreddamento stratosferico che riparte dall’alto, il displacement si risolve dai piani inferiori della stratosfera (dal momento che sovente in troposfera non si propaga affatto). Se oggi noi osserviamo le mappe stratosferiche nel long range, possiamo notare che mentre l’inversione del gradiente termico si sta risolvendo a partire dall’alto (1/2 hpa) quello barico rimane sostanzialmente “imballato” dalle difficoltà propagative dovute all’interferenza della fase t-s.

   

Tuttavia è da ritenersi verosimile, dato il raffreddamento in atto a 1/2 hpa che anche l’inversione del gradiente barico avverrà ivi a breve permettendo in tempi comunque più dilatati la probabile discesa degli effetti dello split fino in troposfera in quanto comunque di split stiamo parlando e non di displacement. E’ verosimile che il progressivo raffreddamento visto dai modelli a partire dall’alto non ci dovrebbe permettere neppure di classificare questo evento come “Final Major Warming” benché i tempi molto dilatati di propagazione in troposfera, dovuti al ritardo nel ristabilire il gradiente orizzontale di pressione, rendano questa dinamica molto affine ai riscaldamenti stratosferici di fine stagione di tipo Major, quelli che a partire dall’alta stratosfera, sostituiscono in modo definitivo il vps con un’alta polare. Infatti, in accordo con quanto dice l’OMM siamo in presenza di un Major SSW poiché abbiamo inversione del gradiente di temperatura e dei venti zonali alla quota di 10 hPa, latitudine 60 °N.

 

Tutta la verità sullo Stratwarming 2018

Gli amici del Comitato Tecnico Scientifico potrebbero certamente fare molto meglio del sottoscritto, entrando in analisi tecniche particolarmente approfondite. Ma lo scopo di questo editoriale è quello di spiegare con parole semplici ai molti appassionati e alla gente comune cosa sta accadendo nella stratosfera e quali potrebbero essere le conseguenze a livello pratico sul tempo di casa nostra.

Qualcuno già parla di un 1985 bis. A costoro non possiamo che rispondere non senza un pizzico di amarezza.

Amarezza perchè, come sempre, nel mondo dell’informazione meteorologica la fanno da padrone coloro i quali dovrebbero occuparsi d’altro e che, loro malgrado, stanno riuscendo a tirar dentro anche alcuni illustri professionisti. Si, perchè il giochetto di illudere i lettori scrivendo quello che loro vorrebbero sentirsi dire, è un businness troppo ghiotto per non lasciarsi andare ad un irriverente scivolone deontologico. Tanto tra due settimane nessuno si ricorderà nulla di quanto è stato annunciato e non si è poi verificato. E saremo punto e a capo.

Ma allora, come stanno esattamente le cose?

Partiamo dal comprendere il processo che sta per manifestarsi nella stratosfera polare e, per farlo, iniziamo dall’esauriente analisi descritta in questo editoriale. Ora che sappiamo di cosa stiamo parlando possiamo fare un piccolo passo avanti e, sempre nel limite che la scienza ci impone, cercare di sbrogliare la matassa per capire le eventuali conseguenze.

A tal proposito ci serviamo delle figure allegate per approfondire il discorso. Partiamo dalla figura n.1 (qui sopra, click per aprirla): si tratta di una sezione verticale dell’emisfero nord. 0N è l’Equatore, 90N è il Polo Nord. A 45N ci siamo noi, l’Italia. La vista è quindi verso ovest. La scala graduata a sinistra indica la quota (in coordinate isobariche). Da 1 a 50hPa si estende la stratosfera, sotto c’è la troposfera. Le aree a colore caldo (rosso e arancio) indicano venti portanti a prevalente componente occidentale (che quindi ci vengono incontro), quelle a colore freddo (blu e azzurro) indicano venti orientali (che ci arrivano alle spalle) .

E ora veniamo al dunque.

Figura n.1: si riferisce alla situazione attuale (sabato 10 febbraio). Si notano venti orientali nella stratosfera equatoriale (in linea con l’andamento negativo dell’indice QBO) e venti occidentali su tutti gli altri settori, a parte una piccola anomalia sopra il Polo.

Figura n.2: si riferisce alla situazione tra sette giorni (sabato 18 febbraio). Si nota una vistosa inversione dei venti in stratosfera, che si disporranno da est dal Polo fin quasi a 30N (fascia subtropicale). Queste sono le conseguenze dello Stratwarming di tipo Major. Scendendo di quota però, in troposfera laddove si svolgono i fenomeni meteorologici, si nota che i venti rimarranno disposti dai quadranti occidentali, con solo una piccola estensione dell’anomalia vista prima sopra il Polo, la quale si allunga con una debole inversione da est sino a 60N (nord Europa).

Tutta la descrizione è anche suffragata dal grafico probabilistico allegato in figura n.3 (qui sopra). Notate le conseguenze dello stratwarming che va a invertire i venti tra il 14 e il 17 febbraio. Ma in quel periodo, come abbiamo visto, il tutto si limiterà alle quote superiori, non ci sarà passaggio in troposfera.

Ora, senza venti orientali al suolo, il gelo NON potrà MAI arrivare fino a noi e pertanto, a livello concreto, noi di tutto questo, neanche ce ne accorgeremo, con buona pace per tutti coloro che si aspettano un 1985 bis.

Luca Angelini

Che sciroccata! Il nord-ovest si riprende il maltolto

Tanti mesi di siccità, più di un anno e mezzo, ma ora qualcosa finalmente si smuove. Ci voleva lo Scirocco per porre rimedio ad una situazione di deficit idrico certamente importante che affligge le regioni di nord-ovest. Il problema, se così si può dire, è che questo Scirocco arriva nel cuore dell’inverno, relegando in tal modo le potenziali nevicate solo alle quote di montagna, mediamente tra 1.200 e 1.500 metri.

A questo giro ne verrà proprio tanta, così tanta da creare probabilmente criticità sia a livello di sovraccarico dei crinali, sia per la viabilità in quota come anche per la gestione sicura degli impianti sciistici, che in questo periodo vanno a pieno regime. Per tutto quelo che serve sapere vi rimando a questo apposito approfondimento.

La dinamica degli eventi è ben spiegata in questo video e vedrà già da lunedì 8 gennaio precipitazioni importanti su Piemonte, Valle d’Aosta e Ponente ligure. Non dimentichiamo anche l’azione trasversale dello Scirocco lungo l’Adriatico, grazie al quale ulteriori precipitazioni (sempre neve a quote alte) andranno ad interessare Veneto e Friuli Venezia Giulia.

E sul resto dell’Italia cosa accadrà?

Sul resto del nord avremo cieli grigi e tempo uggioso, con nebbie in pianura, mentre al centro, al sud e sulle Isole Maggiori si avranno alternanza di annuvolamenti e schiarite, in un contesto decisamente ventoso, ma mite e con mari agitati.

Lunedì sera le precipitazioni guadagneranno però tutto il nord, ad eccezione della pedemontana emiliana orientale e della Romagna. poi passeranno direttamente al centro e al sud tra martedì 9 e mercoledì 10, pur se in maniera più rapida e sbrigativa.

A seguire affluirà aria un po’ più fresca, la quale ci promette di introdurre una successiva fase meteorologica certamente più improntata ad un inverno più classico a partire dalla seconda decade di gennaio.

Luca Angelini

 

NATALE 300 ore prima: perchè dobbiamo sempre correre così tanto?

Arrivare prima di partire. No, non è la vecchia pubblicità del Concorde, ma il modus operandi dell’appassionato meteo.

Queste dovute osservazioni partono da una presunta fase anticiclonica che parrebbe prospettarsi per i giorni di Natale.

Ora, chi segue assiduamente MeteoNetwork, certamente conosce già la risposta al quesito, ma noi ci premureremo comunque di spiegare anche a tutti gli altri una cosa ben precisa: al momento ( stiamo parlando di oltre 300 ore di anticipo)  NON è possibile conoscere il comportamento dell’atmosfera fino al giorno di Natale.

Perchè?

  • Primo motivo: il comportamento dell’atmosfera segue un andamento non lineare. La conseguenza è che piccoli errori e/o approssimazioni nello stato iniziale (il tempo di adesso) implica l’avere errori a cascata nel quadro previsto (il tempo di Natale appunto).
  • Secondo motivo: le equazioni della fisica necessarie a prevedere lo stato futuro dell’atmosfera sono approssimate per praticità di calcolo e pertanto restituiscono fin da subito un quadro che, per quanto sia il migliore disponibile, è comunque impreciso.
  • Terzo motivo: i modelli numerici utilizzati per prevedere il tempo simulano lo stato futuro dell’atmosfera e, pur avvicinandosi ad esso, non sono la realtà.
  • Quarto motivo: i modelli numerici utilizzati per prevedere il tempo simulano il territorio (catene montuose, coste, vallate, pianure) e non lo riproducono esattamente. Questo genera una ulteriore fonte di errore

Questo per dire cosa? Che nessuno può conoscere con 300 ore di anticipo se a Natale sull’Italia pioverà o ci sarà sole, se farà caldo o se farà freddo.

Limitandoci alla massima gittata previsionale possibile, possiamo solo anticipare che nei primi giorni della prossima settimana ( intorno a lunedì 18 dicembre quindi) pare probabile il rinforzo di un campo di alta pressione sul vicino Atlantico e sui settori occidentali del Mediterraneo, con l’Italia posta sul margine rispetto ad un flusso di correnti più fredde di derivazione nord-europea e probabilmente destinato ai Balcani.

Ma da qui ad affermare che il Natale trascorrerà per certo sotto una campana di alta pressione ce ne passa e la figura allegata in alto lo dimostra perfettamente.

Luca Angelini

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