Arriva la primavera e il vortice polare si sveglia.
In netta controtendenza rispetto al normale andamento stagionale, il Polo Nord, solitamente interessato da evidenti anomalie termiche positive, si sta rapidamente raffreddando. Dopo il pesante riscaldamento invernale partito dalla stratosfera intorno al Natale scorso,con smantellamento del vortice polare su tutti i piani atmosferici, ora si sta manifestando il fenomeno opposto.
Un energico ricompattamento della circolazione gelida polare, con crollo delle temperature su tutti i piani atmosferici, sta plasmando le forme del vortice polare in modo tale da causare una sensibile accelerazione delle correnti portanti, con appiattimento delle onde atmosferiche.
In altri termini, rimane una sola onda atmosferica attiva che, come sempre, parte sulla regione aleutinica (anticiclone) e termina sul comparto canadese (ciclone). Le anomalie negative di temperatura in questo caso si trovano leggermente spostate verso il comparto groenlandese, dove ora fa più freddo che a Natale.
Procedendo verso l’Atlantico e l’Europa la propagazione d’onda, come detto, si perde riuscendo comunque ancora ad elevare l’anticiclone delle Azzorre verso di noi. La situazione dunque, vista così, non si presta a determinare importanti cambiamenti sul tempo di casa nostra.
Per eventuali mutamenti dell’assetto circolatorio generale dovremo aspettare probabilmente il naturale disfacimento primaverile del vortice polare stratosferico (processo noto come “Final Warming”) che quest’anno, visto quanto detto sopra, si presenterà indubbiamente con notevole ritardo, nel bel mezzo del mese di aprile.
Sembra facile, ma non lo è e allora si dà l’impressione di volersi sottrarre ad una previsione, di rimandare sino al fatto compiuto (o incompiuto). I meteorologi però – quelli veri, non quelli improvvisati o sedicenti – non si fanno trascinare e rimangono irreprensibilmente attinenti al protocollo.
Si, perchè mai come in una previsione di neve in pianura sull’Italia si devono applicare con rigore estremo i diversi passaggi analitici richiesti dalla filiera previsionale, mai come in questo caso occorre dimostrare quanto questa scienza sia complessa e quanto al professionista sia richiesto di emergere, di distinguersi rispetto al semplice avventore o amatore.
A proposito di grandi professionisti il meteorologo Andrea Corigliano dà indicazioni precise a riguardo: “la saccatura attesa riuscirà ad attivarsi sul Mediterraneo? Si formerà un minimo depressionario sui nostri mari? Quale sarà la sua posizione? Come si disporrà la circolazione ciclonica? Ci sarà una proficua interazione tra questa circolazione e le catene montuose? Quali saranno le aree maggiormente esposte? Quanta aria fredda sarà richiamata dalla depressione? Quanta aria mite? Sarà attivo lo scorrimento di aria mite su quella più fredda? Quanto si saranno raffreddati, nel frattempo i bassi strati dell’atmosfera? E la temperatura di bulbo umido? A che quota si posizionerà lo zero termico?
Domande, domande, domande… e si potrebbe ancora continuare. Domande alle quali occorre attendere tempi maturi per dare una risposta che sia sufficientemente attendibile. Dalla concatenazione di tutte queste risposte dipende la previsione della neve in pianura. Affermare che bisogna ancora aspettare prima di sciogliere la prognosi non vuol dire sottrarsi a una previsione. No, vuol dire dare valore a quella previsione. Vuol dire riempirla di scienza”.
Come prospettato in sede di Outlook invernale, il riscaldamento maggiore di tipo split è stato conclamato ad inizio gennaio e sta condizionando la circolazione stratosferica del vortice polare fino alle basse quote. (fig. 1)
Split stratosferico con divisione dei nuclei di PV
Pochi giorni prima tuttavia, una forte dislocazione del vortice polare su tutti i piani stratosferici ad opera della prima onda, aveva portato al superamento dei valori di soglia previsti da letteratura per conclamare un evento stratosferico maggiore. Un originario disturbo troposferico piuttosto rapido si è concretizzato con un distacco di un nucleo di aria artica dalla Groenlandia che, con direttrice sud-sud-est, ha raggiunto il suo target proprio in queste ore sul Mediterraneo orientale, dopo essere transitata tra il Mar Adriatico e i Balcani.
Il riscaldamento maggiore di tipo splitche, verosimilmente è andato successivamente a dar manforte (quale effetto indiretto) a tale dinamica, ha avuto facile ragione di un vortice polare stratosferico che si trovava molto allungato e dislocato sul Nord Atlantico con asse maggiore tra Canada orientale ed Europa. E’ oggi del tutto evidente che la caratteristica peculiare che sta presentando, sia una propagazione limitata alle regioni polari e subpolari. (fig. 2)
Propagazione del disturbo stratosferico polare fino a 65/70°N
Infatti la compressione verso la troposfera del riscaldamento stratosferico, che sembra dover mantenere il vps alla quota principale di riferimento ancora per almeno 10 giorni in condizioni di split (sulla base dell’analisi odierna dei centri di calcolo ecmwf), si è limitata ad oggi ai 70°N con il risultato di creare, anziché un blocco alla circolazione zonale fino almeno ai 40°N, una sostanziale divisione alta a bicella.
Oggi infatti la separazione delle masse artiche del vortice troposferico avviene sulla base di una ripartizione al di sopra di ciascun oceano (Pacifico ed Atlantico – fig. 3).
Ripartizione bicellulare del vortice troposferico
Paradossale agli occhi di molti ma reale il rinforzo della corrente a getto polare che risulta mediamente più bassa di latitudine rispetto il suo normale percorso ma non abbastanza da essere costretta a divergere e a scorrere fino alle latitudini subtropicali (portando quindi a NAO negativa).
Il gradiente termico infatti risulta ancora marcato appena al di sotto della posizione fisiologica della cella polare e questo crea una netta divergenza dei flussi di calore che al momento non sono in grado di strutturare onde di Rossby tali da modificare la circolazione atmosferica la quale assume quindi carattere prevalente di zonalità media.
Quali le cause di questo comportamento?
Si possono avanzare alcune ipotesi una delle quali poggia sull’anomalia che presenta ancora oggi e in prospettiva a lungo termine questa dinamica split.
Anomalìa che si concretizza nel ritardo nella ricostituzione del vps secondo i canoni ordinari presenti in letteratura ovvero dalle quote più alte della stratosfera che pare limitata e sostanzialmente stazionaria tra 1 e 5 hpa.
Infatti la ricostituzione del vps dopo il breakdown avviene a causa del rapido raffreddamento radiativo in alta stratosfera e l’embrione del nuovo vps si genera solitamente dal lobo eurasiatico mentre quello americano viene sostanzialmente distrutto.
In questo processo di ricostruzione si rigenerano gradualmente i nuclei di vorticità potenziale (epv) che conferiscono moto zonale ai piani inferiori (che è lo strumento propagativo verso il basso del MMW e contestualmente di riassetto dei piani superiori che vanno a forzare verso il basso la traslazione del disturbo).
Se, limitandoci a 10 hpa, osserviamo lo stato del vps, notiamo che le epv residue sono principalmente concentrate nel comparto americano mentre l’altro lobo è ancora praticamente inesistente. (fig. 4)
Previsione sullo stato delle epv a 10 hpa tra dieci giorni
La natura del tutto particolare di questo evento è ravvisabile, tra gli altri parametri, anche dallo stesso assetto delle epv che si presenta antitetico tra i piani in occasione di questa seconda bilobazione, laddove a partire dalla media stratosfera riscontriamo una concentrazione quasi interamente a carico del lobo siberiano. Questo, riteniamo, sia avvenuto a causa della genesi del Major Midwinter Warming il quale ha avuto inizio con caratteristiche più assimilabili ad un displacement anche se poi sfociato inconfutabilmente, in base alle dinamiche successive, in uno split. Riteniamo che questo sia alla base delle difficoltà propagative del disturbo che ancora oggi riscontriamo in prospettiva in quanto il segnale risulta decisamente frammentato e “a corrente alternata”,come dimostra lo stesso andamento dei flussi di calore ancora attivi e in rinforzo al limite della tropopausa in corrispondenza di un calo già ben avviato in medio alta strato.
La propagazione infatti non opera in modo selettivo come vi fosse un interruttore on/off a comandarla.
Effetti seppure indiretti della propagazione polare, come già precedentemente accennato ad inizio analisi, possono infatti estendersi nella sinottica troposferica come si ravviserebbero nella dinamica di distacco di un nucleo groenlandese che dopo aver imbiancato in Adriatico, ha portato un’anomalia termica notevole sui Balcani, flagellando l’Egeo e sotto i 35°N della Cirenaica e delta del Nilo, con successivo target su Israele e Giordania. La stazionarietà almeno ad oggi di questa situazione in cui il getto ha già creato un suo alveo sulla parte orientale dell’Europa, non rende agevole formulare un’ipotesi di tempistica di propagazione diretta del disturbo bensì costringe a dover verificare lunghi tempi di attesa, certamente diversi rispetto quelli a suo tempo pronosticabili.
Uno stratwarming di quelli seri, con modalità analoghe a quelle che in passato sono state fonte di ondate di freddo e di neve da annali climatologici; questo è altro ancora è quanto ci propone questo primo scorcio di gennaio.
Cos’altro ci sarà oltre a questo episodio estremo stratosferico?
Una intensa ondata di freddo e neve (testa d’ariete proprio dello stesso stratwarming), che tra il 3 e il 5 gennaio investirà tutta l’Italia, anche se risulterà più incisiva e attiva, in termini di fenomeni, sulle nostre regioni centrali adriatiche e meridionali.
Dunque ricapitoliamo:
Il calo delle temperature sull’Italia sarà secco: al nord-ovest (Foehn permettendo) e sulla Sardegna si calerà fino a 6-8°C, sul resto dell’Italia anche 8-10°C con punte fino a 10-12°C in meno rispetto ai valori attuali sulle regioni adriatiche e meridionali, quelle maggiormente esposte al flusso artico. In ogni caso, tra il 3 e il 5 gennaio tutta l’Italia viaggerà su temperature al di sotto della media climatologica della prima decade di gennaio, di 4-5°C al nord-ovest, di 6-7°C in Sardegna fino a 10°C sul resto del Paese. Una situazione che su alcune regioni porterà anche la neve.
Ed eccoci appunto alle nevicate: arriveranno già da giovedì 3 gennaio a quote sempre più basse sino al livello delle coste su Abruzzo, Molise, Puglia (eccetto Salento), Basilicata, nord Calabria (probabilità 70-80% dunque elevata). Sulle aree di confine con Marche (Fermano, Ascolano), Lazio (Reatino, Frusinate), Campania (Irpinia), Salento, Calabria centrale e meridionale (probabilità 60-70%, media). Sulla Sicilia settentrionale fino a 200-300 metri (probabilità 70-80%, elevata) Aree alpine di confine, soprattutto tra alta Lombardia e Alto Adige (probabilità 65-75%, medio-alta).
La forza del vortice polare, il quadro delle anomalie delle temperature oceaniche e la disposizione pregressa nella stagione autunnale dei principali centri di azione atmosferici accompagnano come sempre le previsioni sperimentali stagionali. Nella stagione invernale, l’elemento cardine progressivamente emerso negli ultimi anni è sicuramente il primo ovvero lo stato del vortice polare. Negli ultimi anni si sono approfondite anomalie che coinvolgono la maturazione del vortice sull’emisfero Nord, già presenti nella prima decade del nuovo millennio. Un generale raffreddamento della stratosfera ed un generale riscaldamento della troposfera nella stagione autunnale, in risposta ad alcuni forcing naturali o indotti dall’inquinamento atmosferico, emergono successivamente sulle dinamiche circolatorie del trimestre invernale. Uno dei principali fattori climatici responsabile dell’anomalia in troposfera è l’andamento prevalentemente positivo nelle temperature superficiali osservate nella stagione calda nell’area artica e nel Pacifico tropicale ed equatoriale (ENSO) e quindi il loro imprinting sulle dinamiche circolatorie. Tuttavia, al contrario degli ultimi anni, quest’anno, l’area polare ha goduto di una sorta di impermeabilizzazione alle dinamiche delle medie latitudini prodotta da un deciso gradiente orizzontale che ha connotato la circolazione atmosferica sul nord Emisfero durante la scorsa stagione estiva e l’attuale stagione autunnale.
Andamento AO nelle ultime settimaneAndamento NAO nelle ultime settimaneAnomalie geopotenziali tra giugno e ottobre
Uno dei fattori che ha maggiormente inciso in tal senso è stato un intenso ciclo positivo della nao che nel corso dell’anno solare 2018 ha raggiunto valori record rispetto alla seppur breve serie storica di riferimento, aspetto che si è rivelato di cruciale importanza per le sorti della scorsa stagione e che dovrebbe avere una valenza altrettanto significativa in quest’annata per via del potenziale cambio di regime a cui stiamo andando incontro. Tale possibilità è validata da alcuni fattori di sviluppo emersi nel corso della stagione autunnale.
Nei grafici qui sopra e nel plot delle anomalie di GPT dal 1 Giugno al 1 Novembre 2018 si può notare la permanenza in campo positivo degli indici descrittivi. Questo evidenzia un sostenuto flusso di venti occidentali che ha separato l’area polare da forti scambi meridiani osservati negli anni precedenti.
In questo contesto, in medio-bassa stratosfera il vortice polare ha potuto raffreddarsi senza nessun disturbo indotto dai flussi di calore dal basso. Questo è confermato dai valori record sia di temperatura che di velocità zonali alla quota di 10 hpa.
Anomalie geopotenziale sulla colonna del Vortice PolareAndamento temperature in stratosfera
In troposfera i pattern atmosferici ben descritti dagli indici AO/NAO+ sono andati a modulare le ssta atlantiche. Ecco la situazione a metà settembre con deciso tripolo positivo perfettamente in linea con AO/NAO+.
SSTA durante il trimestre autunnale
Per quanto concerne l’area ENSO abbiamo potuto constatare l’emersione di un Nino di moderata intensità segnatamente sui settori occ.li dell’oceano Pacifico anche se la distribuzione delle anomalie si sta rapidamente modulando e le previsioni in tal senso non ci mostrano con chiarezza in che modo possa andare a forzare la convezione equatoriale.
Ad ogni buon conto allo stato attuale la convenzione equatoriale si sta palesando nella fase 8-1-2-3 con magnitudo medio-bassa.
Altro aspetto di notevole attenzione è stato lo snow cover sul continente Euroasiatico. Numerosi studi in merito mostrano come un esteso snow cover ad autunno inoltrato sia in grado di modulare il Jet stream in uscita dal continente Euroasiatico verso l’Oceano Pacifico e parimenti di andare a “trasportare” flussi di calore verso il VPS.
In tal senso abbiamo avuto una prima fase autunnale con nevicate concentrate nel nord del continente mentre sul finire del mese di Ottobre e in Novembre lo snow cover si incrementato notevolmente verso sud.
Andamento Snow Cover in area eurasiatica
Nella seconda parte di Novembre si è palesato un deciso cambio di pattern similare a quello che aveva connotato il finale dello scorso inverno dopo l’MMW. Questo shift circolatorio è andato a modulare in modo deciso le ssta atlantiche con un rapido mutamento delle stesse. Mutamento ancora in corso d’opera.
Per quanto concerne lo stato della stratosfera si può rilevare che flussi verticali assai deboli benché modulati di calore hanno consentito uno sviluppo precoce della massa del vps che è apparso da inizio autunno molto estesa rispetto lo scorso anno.
Grafico area Vortice Polare
Anche i livelli dell’ozono stratosferico, benché oscillanti, sono risultati leggermente sopra la media permettendo quindi effetti amplificati di disturbo, da parte delle onde planetarie benché deboli, nei confronti delle vorticità potenziali (epv).
Grafico concentrazione ozono
Le conseguenze si traducono oggi e in prospettiva in vortice stratosferico esteso ma poco strutturato al proprio interno e di conseguenza maggiormente assoggettabile a probabili eventi in grado di indebolirlo ulteriormente se non addirittura di destrutturarlo qualora la distribuzione dei flussi di calore dovesse operare nuovamente a carico delle due principali creste d’onda (two waves pattern).
PV a fine novembre
PREVISIONE DICEMBRE 2018
La diminuzione dei flussi di calore e l’indebolimento del gradiente orizzontale e verticale, le cui basi erano state poste dalla forte discesa dell’indice ao nell’ultima parte del mese di novembre, ha messo i presupposti per una prima parte (fino al 10 /15) del primo mese invernale contrassegnata da un debole andamento circolatorio all’insegna di una generale zonalità intervallata da semionde o da onde al massimo di media ampiezza.
In questo contesto si possono ritenere condizioni di tempo piuttosto mite su gran parte della penisola condizionato da correnti prevalentemente umide occidentali.
Nell’ambito di questa circolazione eventuali fasi precipitative, attribuibili al passaggio di cavi d’onda, saranno di modesta portata e seguite da un modesto e poco durevole calo termico.
In questa fase tuttavia connotata dalla risalita degli indici AO (fino a valori prossimi alla neutralità) e NAO (fino a valori neutro-positivi) tenderanno a riattivarsi sostenuti flussi di calore in grado di generare un importante cambiamento della circolazione che dovrebbe concretizzarsi a cavallo tra la metà e la terza decade del mese di dicembre quando sarà possibile l’instaurazione di un progressivo blocco alla circolazione zonale nell’oceano Atlantico e all’arrivo verso l’Europa centro meridionale di correnti fredde dai quadranti nord orientali.
Nel contempo i forti flussi verticali opereranno una probabile fase di disturbo all’attività del vortice polare stratosferico senza poter escluderne una sostanziale destrutturazione a cavallo tra la fine del mese e l’inizio del mese di gennaio.
In questo contesto si assisterà ad una graduale diminuzione del campo termico su gran parte della penisola e ad una progressiva fase di tempo instabile.
PREVISIONE GENNAIO 2019
Pertanto ci aspettiamo che la circolazione su scala emisferica possa essere condizionata o dall’evento stratosferico descritto sopra con un riverbero in troposfera che condizionerà in negativo il segno dell’AO e della NAO o comunque da un vortice polare assai disturbato da un sostenuto flusso di calore prevalentemente distribuito su due creste d’onda (two waves pattern). In base a queste considerazioni il settore Europeo potrebbe essere connotato da un pattern prevalente EA/WR + con un sostanziale blocco alle correnti zonali sul NATL, Jet stream polare in entrata sul continente da NE che dovrebbe consolidare condizioni instabili e fredde su gran parte dell’Europa e Mediterraneo centrale. In questo contesto è lecito attendersi irruzioni di aria artico/continentale anche di una certa rilevanza.
Anomalie di geopotenziale previste tra il 15/12 e il 31/01
PREVISIONE FEBBRAIO 2019
Qualora si siano prodotti gli esiti di un condizionamento troposferico derivante da un riscaldamento maggiore in stratosfera avutosi a cavallo con l’anno nuovo, questi dovrebbero progressivamente tendere ad esaurirsi nella prima parte del mese su tutti i piani isobarici con tendenza ad un progressivo rinforzo del vortice polare a cominciare dalle quote più elevate. In questo contesto è lecito attendersi un mese ove il rinforzo zonale potrebbe trovare temporaneamente opposizione con il forte raffreddamento pregresso del continente eurasiatico con fasi di segno opposto soprattutto nella prima parte del mese e che sarà quindi fortemente condizionata dal confronto tra gli strascichi della circolazione continentale maturata nel corso delle settimane precedenti sul continente e il rinvigorirsi del flusso perturbato. Nella seconda parte del mese di febbraio è probabile il venir meno della tensione fra le due forze opposte con prevalente tendenza ad un clima più mite condizionato dall’entrata più franca delle correnti atlantiche verso il continente europeo e da alternate fasi altopressorie.
Anomalie di geopotenziale previste a febbraio 2019
Cari collaboratori, L’Associazione vi mette a disposizione gratuitamente uno strumento per raccontare con una efficace veste grafica le condizioni meteorologiche misurate dalla vostra stazione meteo iscritta al My MeteoNetwork.
Abbiamo creato un BOT che, sfruttando la nota App Telegram, anch’essa gratuita, vi permette di creare delle immagini con una serie di informazioni meteorologiche raccolte in tempo reale o durante la giornata.
Le immagini sono personalizzabili a proprio piacimento e raccontano la meteorologia in maniera semplice ed efficace ricorrendo a diverse colorazioni, varie simbologie meteorologiche e informazioni meteo testuali essenziali.
Le immagini create (di seguito chiamate “pannelli”) possono essere scaricate e utilizzate su vari canali, tra cui i social network, per segnalare il tempo in maniera originale, personalizzata e innovativa.
INSTALLAZIONE BOT La procedura è molto semplice è si può eseguire attraverso la App Telegram o tramite la versione desktop. È sufficiente inserire il nome del BOT (@MeteoNetwork_Bot) nel campo ricerca di Telegram (icona lente di ingrandimento). Una volta trovato, entra nel BOT e premi il pulsante “avvia” per avviare la chat.
REGISTRAZIONE Per poter generare i pannelli meteorologici bisogna innanzitutto registrarsi. Affinché la registrazione avvenga con successo il numero di telefono del proprio account Telegram deve essere presente nei dati della propria stazione all’interno del My MeteoNetwork, quindi se non presente bisogna aggiornare tale voce. Puoi effettuare la verifica accedendo ai tuoi dati sulla piattaforma di gestione: http://my.meteonetwork.it
Per procedere con la registrazione digita il comando /register seguito dal codice della tua stazione presente nella rete MNW. Ad esempio: /register lmb015 /register pgl019
A questo punto ti verrà richiesto, tramite un bottone speciale che comparirà, di inviare il numero di telefono associato all’account Telegram. Il numero restituito verrà confrontato con quello presente nelle informazioni di contatto della stazione (nel My MeteoNetwork) e, solo se combacerà, la stazione verrà associata all’utente Telegram.
CREAZIONE PANNELLI METEOROLOGICI Completata con successo la registrazione puoi ora procedere con la creazione dei pannelli.
La creazione dei pannelli avviene all’interno del BOT mediante la scrittura in codice, nello spazio riservato al testo (i messaggi), dello scenario che si vuole rappresentare, ricorrendo anche una combinazione di più parametri. Gli scenari attualmente disponibili riguardano sia le condizioni in tempo reale che gli estremi giornalieri.
CONDIZIONI IN TEMPO REALE Lo scenario da rappresentare si compone di due elementi essenziali: una icona meteorologica con associata una specifica colorazione e un valore meteorologico testuale.
Le icone meteorologiche a disposizione riguardano i seguenti scenari: temporale, pioggia, caldo, freddo, neve, vento.
icone meteo
Questi scenari se preceduti nel testo dal simbolo / rappresentano un comando diretto al BOT. Ad esempio: /caldo /freddo /temporale Ecc..
Al comando va aggiunto il valore che si vuol far apparire. I valori possibili sono: temp = temperatura dew = dew point prp = precipitazioni ur = umidità relativa vento = vento raffica = raffica massima prex = pressione
Quindi associando una icona ad un valore meteorologico completeremo il comando da inviare al BOT, come ad esempio: /caldo temp /temporale prp /vento raffica
ESTREMI GIORNALIERI In questo caso lo scenario da rappresentare è unico e riguarda, appunto, il dato estremo di interesse.
Gli estremi giornalieri rappresentabili riguardano temperature e vento e sono: mincaldo = temperatura minima alta minfreddo = temperatura minima bassa maxcaldo = temperatura massima alta maxfreddo = temperatura massima bassa raffica = raffica massima
Nei comandi per gli estremi giornalieri, quindi, (/maxcaldo, /minfreddo, ecc…) l’icona viene associata in automatico perché, ovviamente, è sottointesa nel valore massimo o minimo richiesto.
Il comando da digitare, quindi, dovrà essere come i seguenti esempi: /maxcaldo /minfreddo /raffica Ecc..
RESTITUZIONE GRAFICA DELLO SCENARIO RICHIESTO Se il comando viene lanciato nel modo corretto, il BOT verifica innanzitutto la presenza dell’utente nel database dei registrati e poi quante stazioni sono abbinate all’utente stesso.
Se l’utente ha iscritto al My MeteoNetwork una sola stazione non serve aggiungere altro al comando. Sarà quindi sufficiente inoltrare dei comandi come gli esempi seguenti: /minfreddo /pioggia prp /neve dew
Se l’utente ha in rete più di una stazione meteorologica, al comando va aggiunto alla fine anche il codice della stazione per cui si vuole creare l’icona. Dovranno quindi essere digitati dei comandi come gli esempi seguenti: /minfreddo scl020 /pioggia prp pgl045 /neve dew vnt110
I risultati finali saranno come gli esempi seguenti:
esempi di pannelli meteo
Per qualunque informazione o chiarimento scrivete a info@meteonetwork.it
Anche nel 2018, MeteoNetwork sarà presente al Festivalmeteorologia di Rovereto, in prima linea con la propria passione per i fenomeni di sever weather. Il Festival sarà infatti l’occasione per presentare quanto da noi messo in cantiere nel corso dell’ultimo anno, cioè dopo l’organizzazione del convegno di Verona che, nell’Ottobre 2017, ci ha visto riuniti proprio per discutere delle manifestazioni più estreme che il clima regala alle nostre latitudini.
Nel febbraio 2018 MeteoNetwork ha avviato una stretta collaborazione con PRETEMP, per l’estensione del dominio del modello ESTOFEX (European Storm Forecast Experiment) al territorio italiano e la quotidiana pubblicazione, a scopo di studio e ricerca, di previsioni di fenomeni estremi.
La collaborazione tra PRETEMP e MeteoNetwork ha quindi portato al popolamento di un database Storm Report nazionale, ora parte della rete europea ESSL (European Severe Storm Laboratory), che si pone come archiviare di informazione relativamente ai fenomeni temporaleschi più intensi e che più hanno impattato sulla sicurezza di persone e cose, ai fini della creazione di statistiche e studi scientifici.
Proprio nell’ottica di creare un canale di proficuo dialogo tra mondo degli appassionati e mondo dei professionisti, MeteoNetwork ha quindi avviato una collaborazione con il Dipartimento di Fisica dell’Università di Milano e la società Earth Network, leader nel campo del rilevamento di scariche elettriche in atmosfera con una rete di oltre 12.000 sensori dislocati a copertura globale del pianeta. La collaborazione prevede, nel biennio 2018-2019, l’istallazione di un antenna Earth Network presso il Liceo Vasco-Beccaria-Govone di Mondovì (Cuneo), intestato, tra gli altri, proprio a quel Giovanbattista Beccaria, fisico monregalese del Settecento, che, condividendo gli studi di Franklin, portò per primo in Italia la tecnologia del parafulmine. I dati raccolti da questa antenna, oltre a entrare nel network di rilevamento globale, verranno utilizzati a scopo di ricerca dall’Università di Milano e costituiranno la base per attività didattiche, che la nostra Associazione supporterà presso la scuola con i propri volontari.
I progetti di collaborazione e scambio dati con enti di ricerca nazionali ed esteri si sono recentemente concretizzati anche nella firma di specifici accordi quadro con il National Observatory of Athens/Institute for Environmental Research, i cui dati già confluiscono nella rete di stazioni MeteoNetwork insieme a quelli della rete francese Infoclimat, ma soprattutto con il CETEMPS – Centro di Eccellenza in Telerilevamento e Modellistica numerica per la Previsione di eventi Severi dell’Università dell’Aquila, per la fornitura in tempo reale dei dati termopluviometrici MeteoNetwork, al fine di alimentare l’operatività del modello idrologico CETEMPS.
Un ulteriore riconoscimento della valenza dei progetti della nostra Associazione, che prosegue così la propria attività sulla strada della libera condivisone dei propri dati, a beneficio della più ampia diffusione della cultura meteorologica e delle scienze atmosferiche. Proprio per poter mantenere un livello qualitativo dei propri dati, tale da poter proseguire alla pari queste prestigiose collaborazioni internazionali, MeteoNetwork rilascerà presto nuove linee guida per i proprietari di stazioni affiliate alla rete. Un piccolo sforzo in più che ciascun possessore di stazione potrà veder ripagato dal sapere che i propri dati sono apprezzati anche dai professionisti della meteorologia!
Ormai ci siamo; il tempo sta cambiando e proporrà la prima vera ondata di maltempo di questo strano autunno 2018. Questi sono gli elementi che fanno di questa situazione una delle più tipiche tra quelle che portano piogge abbondanti su molte zone del nostro Paese:
Una saccatura molto sviluppata lungo i meridiani.
Il flusso di testa proveniente dai quadranti meridionali che porta con sé aria umida e vorticità ciclonica.
L’azione di sbarramento indotta dalle montagne.
Il contributo di energia elargito dal mare
La stazionarietà di tutto questo per l’impedimento creato da un anticiclone sull’Europa dell’est.
Le nostre regioni settentrionali usciranno finalmente dal deficit pluvio registrato dalla fine dell’estate, anche se parte dell’Emilia Romagna potrebbe ricevere accumuli ridotti per l’ombra pluviometrica gettata dal crinale appenninico.
Pioverà al di sopra della media anche sulle regioni centrali, in particolare quelle del versante tirrenico, mentre un po’ più al riparo si collocheranno le regioni del medio e basso versante adriatico, protette dall’Appennino; qui potrebbe piovere, ma meno della media relativa all’ultima decade di ottobre.
La sommatoria degli accumuli, stimati in via probabilistica dagli stessi modelli di simulazione, ci suggerisce picchi massimi davvero abbondanti, localmente anche estremi, come nel caso della fascia prealpina centro orientale (Lombardia, Veneteo, Friuli e Venezia Giulia).
A fine evento (martedì 30) avremo anche un evidente calo delle temperature, una pausa poi, da mercoledì 31, probabilmente un nuovo guasto al nord.
Una volta veniva chiamato “fronte polare“. Poi l’appellativo coniato dalla Scuola norvegese di Bergen diretta dal professor Bjerkness, venne rivisto e superato dalle nuove scuole di meteorologia sinottica, ma la sostanza rimane la stessa. Quando le stagioni avanzano le masse d’aria si fronteggiano su brevi distanze e la teoria del fronte polare torna a suggerirci lungo quale linea avviene il braccio di ferro.
La cartina in figura (click per aprirla) è una previsione elaborata dal Met Office britannico e si riferisce al quadro calcolato dal rispettivo modello per le ore centrali di giovedì 13 settembre. I fronti e le isobare indicano quella linea di demarcazione simbolica tra estate (in rosso) e autunno (in azzurro) estesa senza grandi ondulazioni dagli Urali all’Atlantico tropicale. Una fascia di contrasto lunga 6 mila chilometri che tra non molto dovrebbe perdere quella sua andatura regolare per assumere una maggior sinuosità.
E proprio da questo passaggio si inizierà a capire dove e come l’estate climatica farà un passo indietro in favore di una incipiente avanzata dell’avente diritto, l’autunno.
Tra i vari fenomeni meteorologici che si osservano in atmosfera, i temporali sono tra quelli più complessi e più difficilmente prevedibili: seppure la letteratura sia ricca di studi a riguardo e l’argomento susciti molto interesse negli esperti del settore, oggi è ancora difficile prevedere con accuratezza se, dove e quando si svilupperà un temporale. La grande attenzione per questi fenomeni è dovuta anche al fatto che possono dar luogo ad episodi molto intensi e pericolosi con fulmini, tornado, piogge torrenziali, grandine, ecc. Oggi è sempre più pressante la richiesta di informazioni dettagliate sul possibile sviluppo di questi eventi per una tutela preventiva delle persone ma anche delle cose. In questo lavoro, i modelli matematici giocano ormai un ruolo fondamentale perché effettuano le previsioni per il comportamento dell’atmosfera nei giorni successivi, partendo dalla conoscenza dello stato iniziale e descrivendone l’evoluzione tramite le formule fisiche che la governano. Gli output dei modelli meteorologici forniscono quindi la previsione di alcuni parametri ambientali utili per determinare un eventuale rischio di temporali. A tale proposito e senza la presunzione di essere esaustivo, ho comunque sentito la necessità di dare un’interpretazione settoriale all’evento idrometeorologico che ha interessato la città di Lanciano tra le 18.40 e le 19.10 di venerdì 22 giugno 2018. Particolarmente colpito il centro storico, ‘ferito’ dalla forza dell’acqua che ha trasformato nel giro di pochi minuti alcune strade in fiumi temporanei e allagato cantine e garage costringendo i Vigili del Fuoco e le Forze dell’Ordine ad un super lavoro. Nonostante il territorio collinare della Frentania non sia climatologicamente favorevole a nubifragi di particolare violenza e durata, temporali eccezionalmente forti e persistenti si verificano anche sul nostro territorio, causando improvvisi allagamenti. Da un punto di vista strettamente tecnico, c’è da dire che l’episodio può essere indicato come eccezionale per ciò che concerne il quantitativo dei meteorici precipitati, oltre all’intensa attività elettrica, concentrati in meno di trenta minuti. Impropriamente definito “bomba d’acqua” (termine introdotto e portato alla ribalta mediatica in tempi recenti dai giornalisti e che quindi circola insistentemente sui quotidiani locali online e cartacei), l’evento oggetto di analisi può e deve essere qualificato come nubifragio la cui genesi è connessa ad un temporale (fenomeno meteorologico legato a condizioni di instabilità atmosferica in grado di formare delle nubi molto sviluppate in altezza (cumulonembi)) che ha provocato un’alluvione lampo (termine che deriva dall’inglese “flash flood”), episodio precipitativo particolarmente violento, solitamente circoscritto e spesso non monitorabile a causa della ristrettezza areale nonostante i bollettini meteorologici avessero preannunciato precipitazioni importanti, anche e soprattutto a carattere temporalesco. L’obiettivo di questo lavoro è lo studio delle caratteristiche del temporale che ha colpito la città di Lanciano il 22 giugno 2018 tramite gli elementi frutto dell’interpretazione delle immagini satellitari, del radar meteorologico, dei dati ‘real time’ e localizzazione dei fulmini, valutare quali risultati e a quali conclusioni si può giungere elaborando tali dati, oltre a valutare quanto siano stati precisi i modelli numerici nel prevedere un fenomeno di questo tipo, il cui orario esatto e il posizionamento sono sempre difficili da determinare. Tutto questo con l’intento di ricordare che eventi intensi di breve durata possono accadere anche sulle nostre colline, anzi nel contesto dell’attuale cambiamento climatico diventeranno probabilmente più frequenti.
Partiamo analizzando la sinottica mettendo in relazione informazioni provenienti da varie fonti. La giornata che precede l’evento temporalesco del 22 giugno è caratterizzata dalla presenza di un campo di alta pressione di matrice Azzorriana. Ciò nonostante non tutta la Penisola gode in modo incontrastato di tempo stabile, in quanto l’anticiclone si presenta sbilanciato sul Centro Europa con massimi barici, pari a 1030 hPa, posizionati oltralpe. Le regioni centro-meridionali restano esposte a correnti relativamente fresche in quota provenienti dai Balcani che determinano una ciclica instabilità ad evoluzione diurna, che produrrà acquazzoni sparsi nel corso delle ore più calde della giornata. Nella mappa dell’altezza di geopotenziale a 500 hPa riportata in Figura 1 (Fonte: GFS Data – Firenzemeteo.it) si evidenziano le due figure bariche appena descritte, ossia un anticiclone leggermente sbilanciato verso il Regno Unito ed una blanda area depressionaria posizionata nei pressi del mar Nero.
Figura 1 – Mappa dell’altezza di geopotenziale a 500 hPa e pressione al suolo relativa a giovedì 21 giugno 2018
Nel corso della giornata successiva, venerdì 22 giugno, sul settore occidentale europeo e sul vicino oceano Atlantico l’anticiclone delle Azzorre, con i massimi pressori pari a 1035 hPa in prossimità della Gran Bretagna, dispone il suo asse verso settentrione. Tale situazione favorisce la discesa lungo il suo bordo orientale di aria decisamente più fredda verso l’Europa centrale in corrispondenza del corridoio con gradiente barico maggiore presente tra le due figure bariche. Aria più fredda che si dirigerà verso la nostra Penisola, come mostrato dalla mappa dell’altezza di geopotenziale a 500 hPa riportata in Figura 2 (Fonte: GFS Data – Firenzemeteo.it) e dalla carta sinottica di analisi al suolo con isobare e fronti riportata in Figura 3 (Fonte: DWD – Deutscher Wetterdienst). Con il graduale spostamento dell’avvezione verso sud, la massa d’aria piuttosto fredda alla quota di 500 hPa (-23°C a circa 5500 metri) influenzerà soprattutto le condizioni meteorologiche del versante Adriatico, instabilizzando la colonna atmosferica e favorendo così la formazione di rovesci e temporali.
Figura 2 – Mappa dell’altezza di geopotenziale a 500 hPa e pressione al suolo relativa a venerdì 22 giugno 2018
Figura 3 – Carta sinottica di analisi al suolo con isobare e fronti riferita alle ore 00.00 di venerdì 22 giugno 2018
La conferma arriva anche dagli scatti satellitari: alle ore 09.00 (ora locale) l’immagine nel canale visibile (VIS) del satellite MSG (Figura 4 – Fonte: Sat24.com) mostra chiaramente il fronte perturbato, la cui parte avanzata è già a ridosso delle regioni Centro-Settentrionali, seguito da aria più fresca e decisamente instabile. Alle ore 17.00 (ora locale) la seconda immagine del canale visibile del satellite MSG (Figura 5 – Fonte: Sat24.com) figura un‘accentuazione dell‘instabilità con evidente attività cumuliforme, anche se ancora a carattere sparso.
Figura 4 – Immagine nel canale visibile (VIS) del satellite MSG (Meteosat Second Generation) di Eumetsat elaborata da Sat24.com delle ore 09.00 locali
Figura 5 – Immagine nel canale visibile (VIS) del satellite MSG (Meteosat Second Generation) di Eumetsat elaborata da Sat24.com delle ore 17.00 locali
La sequenza successiva mostra invece immagini satellitari nel canale infrarosso (IR). La scala di colori indica la temperatura della sommità delle nubi passando dal verde (-5°/10°C) al rosso (-50°/-60°C) che indica la presenza di nubi a forte sviluppo verticale o cumulonembi tipici dei temporali. Alle ore 18.30 (ora locale) si sviluppa la cellula temporalesca, mentre tra le 18.40 e le 19.00 (Figura 6 – Fonte: meteo60.fr) la stessa raggiunge la massima intensità.
Figura 6 – Immagine satellitare nel canale infrarosso delle ore 19 locali del 22/06/2018. La scala di colori mostra la temperatura della sommità delle nubi passando dal verde al rosso che indica la presenza di nubi a forte sviluppo verticale tipiche dei temporali
L’evento pluviometrico trova riscontro anche nell’analisi delle mappe fornite dal sistema di rilevamento regionale radar meteorologico del CETEMPS (Centro di Eccellenza in Telerilevamento e Modellistica Previsionale di eventi Severi) che ha rilevato lo sviluppo della cella temporalesca su Lanciano e dintorni e ne ha seguito costantemente l’evoluzione. Prendendo in esame i tre scatti che vanno dalle 18.40 alle 19.00 ora locale ogni 10 minuti si può notare come soprattutto alle 18.40 ci sia il passaggio di un forte nucleo precipitativo quasi a fondo scala sul territorio frentano. Gli alti valori di riflettività (> di 50 dBZ) indicano la presenza di precipitazioni molto intense. La stima della pioggia è rappresentata sulle mappe con cinque colori diversi corrispondenti a: pioggia a tratti, debole, media, forte, intensa. Si tratta di una stima di pioggia che si basa sulla riflettività misurata dai radar meteorologici. Il valore di riflettività , espresso in dBZ, è direttamente correlato al contenuto d’acqua della nube e corrisponde solitamente ad una precipitazione al suolo. È possibile correlare in modo approssimativo il valore in dBZ e la precipitazione istantanea, espressa in mm/h, nel modo seguente:
<10 dBZ
=
<0.2 mm/h (assente)
10-20 dBZ
=
0.2 mm/h (a tratti)
20-35 dBZ
=
1-6 mm/h (debole)
35-45 dBZ
=
6-25 mm/h (media)
45-55 dBZ
=
25-100 mm/h (forte)
>55 dBZ
=
>100 mm/h (intensa)
Figura 7 – Scansione radar sull’Abruzzo del 22.06.2018. Dalla figura 7 alla 8 dalle ore 18.40 alle ore 19.00 locali si nota l’intenso nucleo temporalesco su Lanciano e zone limitrofe in spostamento verso sud-est
Figura 8 – Scansioni radar sull’Abruzzo del 22.06.2018. Tra le 18.50 e le 19.00 ora locale l’intenso nucleo temporalesco muove gradualmente verso sud-est
Ad ulteriore prova della presenza di forti temporali nell’area di interesse sono disponibili i dati dei fulmini registrati forniti dalla rete fulminometrica Blitzortung. Nella seguente mappa con zoom in dettaglio sull’area di interesse dell’analisi, si può notare che i fulmini registrati sono stati numerosi: parliamo di migliaia di scariche in poche ore. Nella Figura 9 sono rappresentate le posizioni dei fulmini registrati dalle 18.30 fino alle 19.30 ora locale del 22/06/2018. I colori indicano la sequenza temporale dai più vecchi (colore blu) ai più recenti (colore giallo). Nell’area compresa nel tratteggio sono stati registrati 1886 fulmini in un’ora, cioè in media quasi 31 scariche elettriche al minuto.
Figura 9 – Fulmini registrati il 22/06/2018 in Abruzzo nei pressi di Lanciano tra le 18.30 e le 19.30 locali
Durante il forte rovescio di pioggia determinato dalla cellula temporalesca, la stazione meteorologica della rete di monitoraggio dell’Associazione Meteorologica Aquilana ‘Caput Frigoris’ presente in Città ha registrato un accumulo totale di pioggia pari a 55.6 mm, con un picco di ‘rain/rate’ pari a 338.8 mm/h. Un quantitativo decisamente importante, considerato che si è verificato in un lasso di tempo molto limitato, tra le 18.40 e le 19.10. Il ‘rain/rate’, letteralmente ‘tasso di piovosità’, è l’intensità della precipitazione che cadrebbe in un determinato intervallo di tempo se la stessa intensità rimanesse costante durante tale intervallo. Semplificando: se l’intensità di pioggia fosse rimasta costante, in un’ora si sarebbero accumulati 338 millimetri. E’ utile ricordare che 1 mm di pioggia corrisponde ad un litro di acqua per ogni metro quadrato.
Figura 10 – Dati pluviometrici registrati dalla stazione meteorologica ubicata a Lanciano (Fonte: caputfrigoris.it/rete-meteo/lanciano
Diversi fattori meteorologici locali, che spesso sfuggono alla circolazione atmosferica a scala sinottica, concorrono alla formazione di una nube temporalesca. In un temporale la cui genesi è prossima alle aree costiere, la temperatura superficiale del mare (Sea SurfaceTemperature – SST ) è un elemento assolutamente non trascurabile. Per tale motivo si è ritenuto opportuno consultare il Servizio Mareografico Nazionale, gestito dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), il cui compito è quello di provvedere al rilievo sistematico ed alla elaborazione delle grandezze relative al clima marittimo, allo stato dei litorali ed ai livelli marini, di provvedere alla pubblicazione sistematica degli elementi osservati ed elaborati e di cartografia e di predisporre criteri, metodi e standard di raccolta, analisi e consultazione dei dati relativi all’attività conoscitiva svolta. Delle trentasei stazioni operanti sul territorio nazionale, premesso che quella presente ad Ortona è tutt’ora fuori uso, abbiamo scelto di analizzare i dati della stazione di San Benedetto del Tronto. Nel caso in esame (Figura 11), infatti, la presenza di acque superficiali piuttosto calde con valori compresi tra i +27.1 e +27.2°C sul medio Adriatico e quindi con notevole carico di energia potenziale, ha fornito all’atmosfera ulteriore ‘carburante’ che ha contribuito ad alimentare l’attività convettiva favorendo il rapido sviluppo di imponenti cumulonembi.
Figura 11 – Temperature delle acque superficiali relative alla stazione di San Benedetto del Tronto della Rete Mareografica Nazionale in data 22.06.2018
Per giudicare l’accuratezza dei modelli fisico-matematici nel prevedere il sistema temporalesco di venerdì 22 giugno 2018, è necessario valutare le mappe a nostra disposizione. A tale proposito abbiamo messo a confronto due diversi sviluppi del modello MOLOCH relativamente alla distribuzione ed accumulo delle precipitazioni (Figura 12: a sinistra quella del 21 giugno e a destra quella del 22 giugno) nell’orario che ha visto la genesi dell’intensa cellula temporalesca. E’ piuttosto evidente come non sussistano grosse differenze tra le due elaborazioni nell’area di nostro interesse. Entrambe rilevano la possibilità di precipitazioni, in particolar modo a ridosso dei rilievi, ma senza manifestare valori particolari di accumulo. Ci si sarebbe potuto aspettare, quindi, la formazione di temporali a giudicare dalle mappe, tuttavia la loro geolocalizzazione precisa sarebbe risultata quasi impossibile, specialmente con le mappe emesse il 21 giugno che non lasciavano presagire fenomeni convettivi di particolare importanza nell’area interessata invece il 22 giugno.
Figura 12 – Previsione dell’accumulo di precipitazioni (mm) nelle 3 ore tra le 15:00 e le 18:00 (UTC) del 22 giugno 2018. A sinistra la previsione del 21.06 e a destra la previsione del 22/06. (Fonte: Moloch – Cnr Isac)
Nella valutazione del pericolo di temporali di forte intensità, è senz’altro fondamentale controllare i valori degli di indici instabilità atmosferica (Figura 13). Nel caso in esame ne abbiamo osservato con attenzione alcuni, in particolar modo quelli più facilmente reperibili in rete. Il CAPE (Convective Available Potential Energy), misurato in J/Kg, è l’energia potenziale presente in atmosfera. Più alti ne sono i valori, maggiore è la probabilità che i temporali siano forti con una maggiore chance di grandine di grossa dimensione.
Figura 13 – Tabella relativa ai valori dei principali indici di instabilità atmosferica
Cominciamo ad esaminare i valori di CAPE (Convective Available Potential Energy) previsti per la giornata di venerdì 22 giugno, compresi tra 1500/2000 J/Kg come indicato in Figura 14 (Fonte: Moloch – Cnr Isac). Valori piuttosto alti, indice di temporali probabili, ma non estremi.
Figura 14 – Valori di CAPE (Convective Available Potential Energy) previsti per le ore 20 di venerdì 22 giugno (Fonte: Moloch – Cnr Isac)
Ovviamente questo indice da solo non basta nella previsione temporalesca. Perché si generi un temporale non è sufficiente la presenza di elevati valori di CAPE, occorre anche l’innesco delle correnti ascendenti a partire dal suolo al fine di sollevare l’aria umida fino al punto di libera convezione. Tale innesco è assolutamente necessario poichè l’energia potenziale legata al CAPE diventa palese soltanto quando iniziano i processi di condensazione alla base delle nubi. L’energia necessaria per realizzare questa spinta d’innesco è misurata dal CIN (Convective Inhibition) il quale indica la quantità di energia che agisce come inibitrice delle celle convettive. In svariati casi infatti possiamo avere elevati indici Cape, ma senza lo sviluppo di fenomeni temporaleschi. Questo perchè, solitamente, intervengono altri fattori che inibiscono o “frenano” lo sviluppo delle celle convettive in cumulonembi o temporali. Questo indice è stato pensato proprio per individuare la presenza di questi fattori “frenanti”. Come avviene per il Cape, questo indice è misurato in J/Kg e più alti sono i valori di CIN più alta sarà la tendenza ad una stabilizzazione dei moti convettivi. Dalla mappa seguente in Figura 15 (Fonte: GFS Data – Firenzemeteo.it), riferita alla previsione per la giornata di venerdì 22 giugno 2018, sono piuttosto evidenti valori di CIN piuttosto bassi e prossimi ai -10 J/Kg, sintomo evidente di un’atmosfera piuttosto propensa ai moti verticali.
Figura 15 – Valori di CIN (Convective Inhibition), previsti per le ore 20 di venerdì 22 giugno (Fonte: GFS Data – firenzemeteo.it)
Altro indice da esaminare è senza dubbio il LIFTED INDEX. Consiste nella differenza di temperatura di una particella d’aria rispetto all’ambiente circostante, dopo essere stata sollevata idealmente dalla superficie fino alla quota di 500 hPa. Il LIFTED INDEX misura praticamente la stabilità dell’aria e può essere piuttosto utile nel prevedere l’intensità dei fenomeni temporaleschi. Se ad esempio la temperatura della particella in risalita è più alta della temperatura presente in quota significa che l’atmosfera è instabile. Ciò corrisponde a valori del LI negativi. Più l’indice è negativo più l’atmosfera sarà instabile e quindi più è alta la probabilità di avere temporali di forte intensità. Nel caso in esame, riferito alla previsione per la giornata di venerdì 22 giugno 2018, dalla mappa in Figura 16 risultano valori di LI prossimi a -3. Valore decisamente notevole, che indica un’elevata probabilità di forti temporali (vedi tabella in Figura 13).
Figura 16 – Valori di LI (Lifted Index), previsti per le ore 20 di venerdì 22 giugno (Fonte: GFS Data – firenzemeteo.it)
Un altro elemento interessante che ci resta da esaminare è la PRECIPITABLE WATER (acqua precipitabile), ossia la quantità massima di pioggia che può cadere, se vengono soddisfatte le condizioni favorevoli per la precipitazione. E’ definita come lo spessore di acqua liquida, misurata in millimetri o in pollici, risultante dalla condensazione di tutto il vapore acqueo contenuto in una colonna verticale di atmosfera su un’area di un centimetro quadrato. Volendo semplificare il concetto, la PRECIPITABLE WATER ci dice questo: prendiamo la colonna d’aria che abbiamo sulla testa e consideriamo tutto il vapore acqueo che c’è dentro. Se lo portassimo tutto a condensazione, quanta pioggia ne ricaveremmo? Cominciamo ad esaminare i valori di ACQUA PRECIPITABILE previsti per la giornata di venerdì 22 giugno, prossimi ai 40mm come indicato in Figura 17 (Fonte: Moloch – Cnr Isac). Anche in questo caso i valori risultavano essere piuttosto interessanti, altra testimonianza di un importante contenuto di vapore acqueo nella colonna d’aria.
Figura 17 – Valori di PRECIPITABLE WATER, previsti per le ore 20 di venerdì 22 giugno (Fonte: GFS Data – firenzemeteo.it)
Anche il Dipartimento della Protezione Civile, visto l’atteso peggioramento delle condizioni meteorologiche previste per la giornata di venerdì 22 giugno 2018, ritenne opportuno emanare un comunicato (Figura 18) in cui si lanciava l’avviso di codice giallo (criticità ordinaria) per rischio idraulico diffuso per la minaccia di temporali forti anche e soprattutto nella Zona di Allerta ‘Abru-C’, demarcante il territorio Frentano.
Figura 18 – L’avviso di codice giallo (criticità ordinaria) per rischio idraulico diffuso emesso dal Centro Funzionale d’Abruzzo
Dopotutto la descrizione del rischio meteo-idrogeologico e idraulico, facilmente reperibile sul sito della Protezione Civile, è piuttosto chiara: i rischi connessi agli eventi atmosferici derivano dal verificarsi di fenomeni meteorologici in grado di provocare direttamente un danno a cose o persone. In particolare, i fenomeni a cui prestare maggiore attenzione sono: temporali, venti e mareggiate, nebbia e neve/gelate. Eventi meteorologici localizzati e intensi combinati con le caratteristiche del territorio possono dare luogo a fenomeni violenti caratterizzati da cinematiche anche molto rapide (colate di fango e flash floods). La valutazione di criticità idrogeologica ed idraulica, in caso di temporali, è da intendere in termini qualitativi e affetta da incertezza considerevole, in quanto è noto che le precipitazioni associate ai temporali sono caratterizzate da variazioni di intensità, rapide e notevoli, sia nello spazio che nel tempo. Ne consegue che scrosci di forte intensità si verificano a carattere estremamente irregolare e discontinuo sul territorio, concentrandosi in breve tempo su aree anche molto ristrette. Tali fenomeni sono dunque intrinsecamente caratterizzati da elevata incertezza previsionale in termini di localizzazione, tempistica e intensità e quindi non possono essere oggetto di una affidabile previsione quantitativa.
Appare chiaro che la fase di maltempo (localmente di forte intensità) che ha investito la città di Lanciano il giorno 22 giugno 2018 fosse stata inquadrata in linea generale dalla quasi totalità dei modelli previsionali, se non altro da quelli a scala globale. Più complicato è risultato il discorso a scala limitata laddove i modelli previsionali, necessari quando ci si vuole concentrare su un’area più ristretta, non sono stati particolarmente performanti al momento di concentrarsi sull’area geografica oggetto della relazione. E’ bene ricordare che i cumulonembi sono nuvole temporalesche a sviluppo verticale che con la sommità raggiungono e superano, specie durante la stagione estiva, i 12-15 km di altezza, rilasciando consistenti volumi di pioggia; si formano rapidamente e non possono essere individuati con ore di anticipo. Possono rilasciare decine e decine di millimetri di pioggia in poco tempo, come accaduto a Lanciano. I volumi d’acqua che precipitano al suolo interessano aree limitate e possono innescare vari fenomeni sulla superficie del suolo, dal deflusso abbondante alle colate detritico-fangose. Questa relazione vuole essere anche una riflessione sulla problematica attinente alle ‘Flash Floods’, un tipo di evento meteo eccezionale, per certi aspetti imprevedibile ma che purtroppo continuerà ad interessare la nostra Regione. Eventi dunque particolarmente rari, ma, soprattutto per via della conformazione orografica, assolutamente da non escludere. A tale proposito, il crescente bisogno di una maggiore conoscenza degli eventi meteorologici estremi, al fine di prevenire situazioni di pericolo per la popolazione, motiva ad incrementare la quantità e la qualità del monitoraggio e degli studi di fenomeni potenzialmente pericolosi per l’uomo. Non possono essere trascurati i dati che testimoniano il cambiamento climatico in atto. Il global warming è realtà e i suoi effetti si evidenziano nel numero crescente di fenomeni intensi che si formano ogni anno. Il motivo è da ricercarsi soprattutto nella temperatura relativamente alta delle acque superficiali del bacino del Mediterraneo, in cui si sviluppano tali fenomeni che poi vanno a colpire le regioni costiere provocando numerosi danni. Le difficoltà che si riscontrano nella previsione di tali eventi sono dovuti alle ridotte scale spaziali e temporali che sono coinvolte. Prevedere l’esatto posizionamento e il perfetto orario in cui accadrà il fenomeno sarà fondamentale per riuscire a diramare le allerte tramite gli organi di Protezione Civile.