Verifica Outlook Inverno 2018/19

La proiezione stagionale a cui facciamo riferimento in questo articolo può essere letta al seguente link:

Veniamo subito alla verifica dei singoli mesi; Per semplicità di lettura riportiamo in corsivo su sfondo grigio quanto èstato previsto nell’outlook, postato ad inizio dicembre.

DICEMBRE 2018

La diminuzione dei flussi di calore e l’indebolimento del gradiente orizzontale e verticale, le cui basi erano state poste dalla forte discesa dell’indice AO nell’ultima parte del mese di novembre, ha messo i presupposti per una prima parte (fino al 10 /15) del primo mese invernale contrassegnata da un debole andamento circolatorio all’insegna di una generale zonalità intervallata da semionde o da onde al massimo di media ampiezza.
In questo contesto si possono ritenere condizioni di tempo piuttosto mite su gran parte della penisola condizionato da correnti prevalentemente umide occidentali.
Nell’ambito di questa circolazione, eventuali fasi precipitative, attribuibili al passaggio di cavi d’onda, saranno di modesta portata e seguite da un modesto e poco durevole calo termico.
In questa fase tuttavia connotata dalla risalita degli indici AO (fino a valori prossimi alla neutralità) e NAO (fino a valori neutro-positivi) tenderanno a riattivarsi sostenuti flussi di calore in grado di generare un importante cambiamento della circolazione che dovrebbe concretizzarsi a cavallo tra la metà e la terza decade del mese di dicembre quando sarà possibile l’instaurazione di un progressivo blocco alla circolazione zonale nell’oceano Atlantico e all’arrivo verso l’Europa centro-meridionale di correnti fredde dai quadranti nord-orientali.
Nel contempo i forti flussi verticali opereranno una probabile fase di disturbo all’attività del vortice polare stratosferico senza poter escluderne una sostanziale destrutturazione a cavallo tra la fine del mese e l’inizio del mese di gennaio.
In questo contesto si assisterà ad una graduale diminuzione del campo termico su gran parte della penisola e ad una progressiva fase di tempo instabile.

Per quanto riguarda il mese di dicembre, il periodo di inverno zonale
previsto per le prime due decadi, con un pattern anticiclonico invadente su centro-ovest Europa, mite e intervallato da semionde, si è esteso a tutto il mese. La destrutturazione del Vortice Polare Dtratosferico nel suo nucleo centrale, citata nell’outlook, ha permesso comunque un disturbo significativo del VPS nei modi descritti, ma “shiftato” temporalmente di circa una decade. Infatti attorno al 29 dicembre vi è stato un primo superamento della soglia del NAM (+3) con una modalità iniziale assimilabile ad un displacement del VPS.

GENNAIO 2019

Pertanto ci aspettiamo che la circolazione su scala emisferica possa essere condizionata o dall’evento stratosferico descritto sopra, con un riverbero in troposfera che condizionerà in negativo il segno dell’AO e della NAO, o comunque da un vortice polare assai disturbato da un sostenuto flusso di calore prevalentemente distribuito su due creste d’onda (two waves pattern).
In base a queste considerazioni il settore Europeo potrebbe essere connotato da un pattern prevalente EA/WR+ con un sostanziale blocco alle correnti zonali sul NATL, Jet stream polare in entrata sul continente da NE che dovrebbe consolidare condizioni instabili e fredde su gran parte dell’Europa e Mediterraneo centrale. In questo contesto è lecito attendersi irruzioni di aria artico-continentale anche di una certa rilevanza.

Ad inizio gennaio, l’evento stratosferico estremo (ESE warm) sembra propagarsi con le tempistiche attese in troposfera: sia la NAO che l’AO (dopo poco) vanno in territorio negativo. Successivamente l’ESE warm, dopo circa una settimana dal primo superamento della soglia, assume le modalità di Split. Come si vede in figura (plot dal sito www.esrl.noaa.gov), il tipo di split è però asimmetrico, con lobo maggiore su centro est Eurasia e lobo minore su Canada.

Reanalisi anomalie di geopotenziale a 10hPa per il periodo 03-08 Gennaio 2019

In troposfera, il vortice polare rimane così maggiormente dislocato tra nord Russia e Mar Glaciale Artico (AO leggermente negativa). Di conseguenza, la previsione di un two-wave pattern non si è realizzata come atteso dall’outlook. L’indice NAO rientra dopo poco in territorio positivo, probabilmente forzato da una portante della corrente a getto influenzata dalla posizione del piccolo lobo canadese, troppo a ridosso della Groenlandia. Questo porta la massa d’aria nord-atlantica proveniente dal Canada a mescolarsi a quella artica convogliata dal nucleo maggiore del vortice polare, attribuendo al jet-stream una componente predominante da nord sull’Europa. L’Italia pertanto viene interessata parzialmente dalle discese fredde, che hanno avuto come obiettivo principale la penisola Balcanica e obiettivo secondario il Mare Adriatico e la parte peninsulare italiana. Il Nord Italia è rimasto sottovento alle Alpi, così come il versante ligure e alto tirrenico sono rimasti sottovento agli Appennini.

Nel complesso, gennaio è risultato un mese freddo (prima figura qui sotto,
altro plot dal sito www.esrl.noaa.gov) ma, per quanto concerne le precipitazioni, esse sono state sotto la media sulle aree sottovento precendentemente menzionate. Al contrario, le precipitazioni sono state sopra la media al centro-sud, particolarmente abbondanti sulle regioni joniche (seconda figura in basso).

Reanalisi anomalie termiche Gennaio 2019
Reanalisi anomalie di precipitazione Gennaio 2019

Il mese si è poi stemperato sul finire, rientrando nei canoni della normalità termica, anche se sono rimasti alcuni strascichi al meridione.

All’interno dell’Outlook stagionale avevamo inserito una mappa di anomalia di geopotenziale per il periodo che avevamo previsto essere il più crudo dell’inverno, che avevamo inquadrato tra metà dicembre e fine gennaio, che brevemente denominiamo qui come wintercore. Per quanto detto prima, il wintercore si è ristretto di circa 20 giorni rispetto a quanto previsto, ed ha visto la prevalenza del pattern EA- piuttosto che un pattern caratterizzato da NAO-. Qui sotto troviamo in alto la previsione e a destra la verifica, sempre utilizzando le mappe di reanalisi del NOAA.


Previsione anomalia di geopotenziale per il winter core
Reanalisi anomalie di geopotenziale per il winter core

FEBBRAIO 2019

Qualora si siano prodotti gli esiti di un condizionamento troposferico derivante da un riscaldamento maggiore in stratosfera avutosi a cavallo con l’anno nuovo, questi dovrebbero progressivamente tendere ad esaurirsi nella prima parte del mese su tutti i piani isobarici con tendenza ad un progressivo rinforzo del vortice polare a cominciare dalle quote più elevate.
In questo contesto è lecito attendersi un mese ove il rinforzo zonale potrebbe trovare temporaneamente opposizione con il forte raffreddamento pregresso del continente eurasiatico, con fasi di segno opposto soprattutto nella prima parte del mese e che sarà quindi fortemente condizionata dal confronto tra gli strascichi della circolazione continentale maturata nel corso delle settimane precedenti sul continente e il rinvigorirsi del flusso perturbato.
Nella seconda parte del mese di febbraio è probabile il venir meno della tensione fra le due forze opposte, con prevalente tendenza ad un clima più mite condizionato dall’entrata più franca delle correnti atlantiche verso il continente europeo e da alternate fasi altopressorie.

Gli effetti dello split del VPS sono iniziati a venire meno già a fine gennaio, per esaurirsi completamente nella prima decade del mese. Il rinforzo zonale ha trovato una opposizione a penetrare in Europa e sul Mediterraneo più a causa della connotazione anticiclonica (NAO+) che a causa del pregresso “strascico” lasciato dalla circolazione continentale maturata durante il winter core. In una sola occasione aria artica continentale è stata convogliata sul Mediterraneo centro-orientale, colpendo di nuovo le regioni meridionali della penisola.

Possiamo pertanto dire che il clima mite e anticiclonico ha condizionato la quasi totalità del mese, e che le correnti atlantiche previste in ingresso più franco sul continente europeo sono state relegate alle alte latitudini, ben oltre il canale della Manica.

Previsione anomalia di geopotenziale per il mese di Febbraio 
Reanalisi anomalia di geopotenziale per il mese di Febbraio 2019

Risveglio primaverile del vortice polare, quali le possibili conseguenze?

Arriva la primavera e il vortice polare si sveglia

In netta controtendenza rispetto al normale andamento stagionale, il Polo Nord, solitamente interessato da evidenti anomalie termiche positive, si sta rapidamente raffreddando. Dopo il pesante riscaldamento invernale partito dalla stratosfera intorno al Natale scorso,con smantellamento del vortice polare su tutti i piani atmosferici, ora si sta manifestando il fenomeno opposto.

Un energico ricompattamento della circolazione gelida polare, con crollo delle temperature su tutti i piani atmosferici, sta plasmando le forme del vortice polare in modo tale da causare una sensibile accelerazione delle correnti portanti, con appiattimento delle onde atmosferiche.

In altri termini, rimane una sola onda atmosferica attiva che, come sempre, parte sulla regione aleutinica (anticiclone) e termina sul comparto canadese (ciclone). Le anomalie negative di temperatura in questo caso si trovano leggermente spostate verso il comparto groenlandese, dove ora fa più freddo che a Natale.

Procedendo verso l’Atlantico e l’Europa la propagazione d’onda, come detto, si perde riuscendo comunque ancora ad elevare l’anticiclone delle Azzorre verso di noi. La situazione dunque, vista così, non si presta a determinare importanti cambiamenti sul tempo di casa nostra.

Per eventuali mutamenti dell’assetto circolatorio generale dovremo aspettare probabilmente il naturale disfacimento primaverile del vortice polare stratosferico (processo noto come “Final Warming”) che quest’anno, visto quanto detto sopra, si presenterà indubbiamente con notevole ritardo, nel bel mezzo del mese di aprile.

Luca Angelini

La NEVE in pianura? Una previsione mai scontata

Sembra facile, ma non lo è e allora si dà l’impressione di volersi sottrarre ad una previsione, di rimandare sino al fatto compiuto (o incompiuto). I meteorologi però – quelli veri, non quelli improvvisati o sedicenti – non si fanno trascinare e rimangono irreprensibilmente attinenti al protocollo.

Si, perchè mai come in una previsione di neve in pianura sull’Italia si devono applicare con rigore estremo i diversi passaggi analitici richiesti dalla filiera previsionale, mai come in questo caso occorre dimostrare quanto questa scienza sia complessa e quanto al professionista sia richiesto di emergere, di distinguersi rispetto al semplice avventore o amatore.

A proposito di grandi professionisti il meteorologo Andrea Corigliano dà indicazioni precise a riguardo: “la saccatura attesa riuscirà ad attivarsi sul MediterraneoSi formerà un minimo depressionario sui nostri mari? Quale sarà la sua posizioneCome si disporrà la circolazione ciclonica? Ci sarà una proficua interazione tra questa circolazione e le catene montuoseQuali saranno le aree maggiormente esposte? Quanta aria fredda sarà richiamata dalla depressioneQuanta aria mite? Sarà attivo lo scorrimento di aria mite su quella più fredda? Quanto si saranno raffreddati, nel frattempo i bassi strati dell’atmosfera? E la temperatura di bulbo umido? A che quota si posizionerà lo zero termico?

Domande, domande, domande… e si potrebbe ancora continuare. Domande alle quali occorre attendere tempi maturi per dare una risposta che sia sufficientemente attendibile. Dalla concatenazione di tutte queste risposte dipende la previsione della neve in pianura. Affermare che bisogna ancora aspettare prima di sciogliere la prognosi non vuol dire sottrarsi a una previsione. No, vuol dire dare valore a quella previsione. Vuol dire riempirla di scienza”.

Luca Angelini

Aspettative ed incertezze derivanti da uno split stratosferico

A cura del Comitato Tecnico Scientifico

Come prospettato in sede di Outlook invernale, il riscaldamento maggiore di tipo split è stato conclamato ad inizio gennaio e sta condizionando la circolazione stratosferica del vortice polare fino alle basse quote. (fig. 1)

Split stratosferico con divisione dei nuclei di PV

Pochi giorni prima tuttavia, una forte dislocazione del vortice polare su tutti i piani stratosferici ad opera della prima onda, aveva portato al superamento dei valori di soglia previsti da letteratura per conclamare un evento stratosferico maggiore.
Un originario disturbo troposferico piuttosto rapido si è concretizzato con un distacco di un nucleo di aria artica dalla Groenlandia che, con direttrice sud-sud-est, ha raggiunto il suo target proprio in queste ore sul Mediterraneo orientale, dopo essere transitata tra il Mar Adriatico e i Balcani.

Il riscaldamento maggiore di tipo split che, verosimilmente è andato successivamente a dar manforte (quale effetto indiretto) a tale dinamica, ha avuto facile ragione di un vortice polare stratosferico che si trovava molto allungato e dislocato sul Nord Atlantico con asse maggiore tra Canada orientale ed Europa.
E’ oggi del tutto evidente che la caratteristica peculiare che sta presentando, sia una propagazione limitata alle regioni polari e subpolari. (fig. 2)

Propagazione del disturbo stratosferico polare fino a 65/70°N


Infatti la compressione verso la troposfera del riscaldamento stratosferico, che sembra dover mantenere il vps alla quota principale di riferimento  ancora per almeno 10 giorni in condizioni di split (sulla base dell’analisi odierna dei centri di calcolo ecmwf), si è limitata ad oggi ai 70°N con il risultato di creare, anziché un blocco alla circolazione zonale fino almeno ai 40°N, una sostanziale divisione alta a bicella.

Oggi infatti la separazione delle masse artiche del vortice troposferico avviene sulla base di una ripartizione al di sopra di ciascun oceano (Pacifico ed Atlantico – fig. 3).

Ripartizione bicellulare del vortice troposferico

Paradossale agli occhi di molti ma reale il rinforzo della corrente a getto polare che risulta mediamente più bassa di latitudine rispetto il suo normale percorso ma non abbastanza da essere costretta a divergere e a scorrere fino alle latitudini subtropicali (portando quindi a NAO negativa).

Il gradiente termico infatti risulta ancora marcato appena al di sotto della posizione fisiologica della cella polare e questo crea una netta divergenza dei flussi di calore che al momento non sono in grado di strutturare onde di Rossby tali da modificare la circolazione atmosferica la quale assume quindi carattere prevalente di zonalità media.

Quali le cause di questo comportamento?

Si possono avanzare alcune ipotesi una delle quali poggia sull’anomalia che presenta ancora oggi e in prospettiva a lungo termine questa dinamica split.
Anomalìa che si concretizza nel ritardo nella ricostituzione del vps secondo i canoni ordinari presenti in letteratura ovvero dalle quote più alte della stratosfera che pare limitata e sostanzialmente stazionaria tra 1 e 5 hpa.

Infatti la ricostituzione del vps dopo il breakdown avviene a causa del rapido raffreddamento radiativo in alta stratosfera e l’embrione del nuovo vps si genera solitamente dal lobo eurasiatico mentre quello americano viene sostanzialmente distrutto.

In questo processo di ricostruzione si rigenerano gradualmente i nuclei di vorticità potenziale (epv) che conferiscono moto zonale ai piani inferiori (che è lo strumento propagativo verso il basso del MMW e contestualmente di riassetto dei piani superiori che vanno a forzare verso il basso la traslazione del disturbo).

Se, limitandoci a 10 hpa, osserviamo lo stato del vps, notiamo che le epv residue sono principalmente concentrate nel comparto americano mentre l’altro lobo è ancora praticamente inesistente. (fig. 4)

Previsione sullo stato delle epv a 10 hpa tra dieci giorni

La natura del tutto particolare di questo evento è ravvisabile, tra gli altri parametri, anche dallo stesso assetto delle epv che si presenta antitetico tra i piani in occasione di questa seconda bilobazione, laddove a partire dalla media stratosfera riscontriamo una concentrazione quasi interamente a carico del lobo siberiano.
Questo, riteniamo, sia avvenuto a causa della genesi del Major Midwinter Warming il quale ha avuto inizio con caratteristiche più assimilabili ad un displacement anche se poi sfociato inconfutabilmente, in base alle dinamiche successive, in uno split.
Riteniamo che questo sia alla base delle difficoltà propagative del disturbo che ancora oggi riscontriamo in prospettiva in quanto il segnale risulta decisamente frammentato e “a corrente alternata”,come dimostra lo stesso andamento dei flussi di calore ancora attivi e in rinforzo al limite della tropopausa in corrispondenza di un calo già ben avviato in medio alta strato.

La propagazione infatti non opera in modo selettivo come vi fosse un interruttore on/off a comandarla.

Effetti seppure indiretti della propagazione polare, come già precedentemente accennato ad inizio analisi, possono infatti estendersi nella sinottica troposferica come si ravviserebbero nella dinamica di distacco di un nucleo groenlandese che dopo aver imbiancato in Adriatico, ha portato un’anomalia termica notevole sui Balcani, flagellando l’Egeo e sotto i 35°N della Cirenaica e delta del Nilo, con successivo target su Israele e Giordania.
La stazionarietà almeno ad oggi di questa situazione in cui il getto ha già creato un suo alveo sulla parte orientale dell’Europa, non rende agevole formulare un’ipotesi di tempistica di propagazione diretta del disturbo bensì costringe a dover verificare lunghi tempi di attesa, certamente diversi rispetto quelli a suo tempo pronosticabili.

Gennaio parte con il botto: stratwarming e prima ondata di freddo e neve

Uno stratwarming di quelli seri, con modalità analoghe a quelle che in passato sono state fonte di ondate di freddo e di neve da annali climatologici; questo è altro ancora è quanto ci propone questo primo scorcio di gennaio.

Cos’altro ci sarà oltre a questo episodio estremo stratosferico?

Una intensa ondata di freddo e neve (testa d’ariete proprio dello stesso stratwarming), che tra il 3 e il 5 gennaio  investirà tutta l’Italia, anche se risulterà più incisiva e attiva, in termini di fenomeni, sulle nostre regioni centrali adriatiche e meridionali.

Dunque ricapitoliamo:

  1. Il calo delle temperature sull’Italia sarà secco: al nord-ovest (Foehn permettendo) e sulla Sardegna si calerà fino a 6-8°C, sul resto dell’Italia anche 8-10°C con punte fino a 10-12°C in meno rispetto ai valori attuali sulle regioni adriatiche e meridionali, quelle maggiormente esposte al flusso artico. In ogni caso, tra il 3 e il 5 gennaio tutta l’Italia viaggerà su temperature al di sotto della media climatologica della prima decade di gennaio, di 4-5°C al nord-ovest, di 6-7°C in Sardegna fino a 10°C sul resto del Paese. Una situazione che su alcune regioni porterà anche la neve.
  2. Ed eccoci appunto alle nevicate: arriveranno già da giovedì 3 gennaio  a quote sempre più basse sino al livello delle coste su Abruzzo, Molise, Puglia (eccetto Salento), Basilicata, nord Calabria (probabilità 70-80% dunque elevata).
    Sulle aree di confine con Marche (Fermano, Ascolano), Lazio (Reatino, Frusinate), Campania (Irpinia), Salento, Calabria centrale e meridionale (probabilità 60-70%, media).
    Sulla Sicilia settentrionale fino a 200-300 metri (probabilità 70-80%, elevata)
    Aree alpine di confine, soprattutto tra alta Lombardia e Alto Adige (probabilità 65-75%, medio-alta).
  3. E questo stratwarming, che cos è’? Che conseguenze ci porterà? Per raccontarvelo abbiamo scelto il formato VIDEO (lo trovate qui sotto).

Luca Angelini


Outlook Inverno 2018/19

INTRODUZIONE

La forza del vortice polare, il quadro delle anomalie delle temperature oceaniche e la disposizione pregressa nella stagione autunnale dei principali centri di azione atmosferici accompagnano come sempre le previsioni sperimentali stagionali. Nella stagione invernale, l’elemento cardine progressivamente emerso negli ultimi anni è sicuramente il primo ovvero lo stato del vortice polare.
Negli ultimi anni si sono approfondite anomalie che coinvolgono la maturazione del vortice sull’emisfero Nord, già presenti nella prima decade del nuovo millennio. Un generale raffreddamento della stratosfera ed un generale riscaldamento della troposfera nella stagione autunnale, in risposta ad alcuni forcing naturali o indotti dall’inquinamento atmosferico, emergono successivamente sulle dinamiche circolatorie del trimestre invernale.
Uno dei principali fattori climatici responsabile dell’anomalia in troposfera è l’andamento prevalentemente positivo nelle temperature superficiali osservate nella stagione calda nell’area artica e nel Pacifico tropicale ed equatoriale (ENSO) e quindi il loro imprinting sulle dinamiche circolatorie. Tuttavia, al contrario degli ultimi anni, quest’anno, l’area polare ha goduto di una sorta di impermeabilizzazione alle dinamiche delle medie latitudini prodotta da un deciso gradiente orizzontale che ha connotato la circolazione atmosferica sul nord Emisfero durante la scorsa stagione estiva e l’attuale stagione autunnale.

Andamento AO nelle ultime settimane
Andamento NAO nelle ultime settimane
Anomalie geopotenziali tra giugno e ottobre

Uno dei fattori che ha maggiormente inciso in tal senso è stato un intenso ciclo positivo della nao che nel corso dell’anno solare 2018 ha raggiunto valori record rispetto alla seppur breve serie storica di riferimento, 
aspetto che si è rivelato di cruciale importanza per le sorti della scorsa stagione e che dovrebbe avere una valenza altrettanto significativa in quest’annata per via del potenziale cambio di regime a cui stiamo andando incontro. Tale possibilità è validata da alcuni fattori di sviluppo emersi nel corso della stagione autunnale.

Nei grafici qui sopra e nel plot delle anomalie di GPT dal 1 Giugno al 1 Novembre 2018 si può notare la permanenza in campo positivo degli indici descrittivi. Questo evidenzia un sostenuto flusso di venti occidentali che ha separato l’area polare da forti scambi meridiani osservati negli anni precedenti.
In questo contesto, in medio-bassa stratosfera il vortice polare ha potuto raffreddarsi senza nessun disturbo indotto dai flussi di calore dal basso. Questo è confermato dai valori record sia di temperatura che di velocità zonali alla quota di 10 hpa.

Anomalie geopotenziale sulla colonna del Vortice Polare
Andamento temperature in stratosfera 

In troposfera i pattern atmosferici ben descritti dagli indici AO/NAO+ sono andati a modulare le ssta atlantiche.
Ecco la situazione a metà settembre con deciso tripolo positivo perfettamente in linea con AO/NAO+.

SSTA durante il trimestre autunnale

Per quanto concerne l’area ENSO abbiamo potuto constatare l’emersione di un Nino di moderata intensità segnatamente sui settori occ.li dell’oceano Pacifico anche se la distribuzione delle anomalie si sta rapidamente modulando e le previsioni in tal senso non ci mostrano con chiarezza in che modo possa andare a forzare la convezione equatoriale.
Ad ogni buon conto allo stato attuale la convenzione equatoriale si sta palesando nella fase 8-1-2-3 con magnitudo medio-bassa.
Altro aspetto di notevole attenzione è stato lo snow cover sul continente Euroasiatico. Numerosi studi in merito mostrano come un esteso snow cover ad autunno inoltrato sia in grado di modulare il Jet stream in uscita dal continente Euroasiatico verso l’Oceano Pacifico e parimenti di andare a “trasportare” flussi di calore verso il VPS.
In tal senso abbiamo avuto una prima fase autunnale con nevicate concentrate nel nord del continente mentre sul finire del mese di Ottobre e in Novembre lo snow cover si incrementato notevolmente verso sud.

Andamento Snow Cover in area eurasiatica

Nella seconda parte di Novembre si è palesato un deciso cambio di pattern similare a quello che aveva connotato il finale dello scorso inverno dopo l’MMW.
Questo shift circolatorio è andato a modulare in modo deciso le ssta atlantiche con un rapido mutamento delle stesse. Mutamento ancora in corso d’opera.

Per quanto concerne lo stato della stratosfera si può rilevare che flussi verticali assai deboli benché modulati di calore hanno consentito uno sviluppo precoce della massa del vps che è apparso da inizio autunno molto estesa rispetto lo scorso anno.

Grafico area Vortice Polare

Anche i livelli dell’ozono stratosferico, benché oscillanti, sono risultati leggermente sopra la media permettendo quindi effetti amplificati di disturbo, da parte delle onde planetarie benché deboli, nei confronti delle vorticità potenziali (epv).

Grafico concentrazione ozono 

Le conseguenze si traducono oggi e in prospettiva in vortice stratosferico esteso ma poco strutturato al proprio interno e di conseguenza maggiormente assoggettabile a probabili eventi in grado di indebolirlo ulteriormente se non addirittura di destrutturarlo qualora la distribuzione dei flussi di calore dovesse operare nuovamente a carico delle due principali creste d’onda (two waves pattern).

PV a fine novembre

PREVISIONE DICEMBRE 2018

La diminuzione dei flussi di calore e l’indebolimento del gradiente orizzontale e verticale, le cui basi erano state poste dalla forte discesa dell’indice ao nell’ultima parte del mese di novembre, ha messo i presupposti per una prima parte (fino al 10 /15) del primo mese invernale contrassegnata da un debole andamento circolatorio all’insegna di una generale zonalità intervallata da semionde o da onde al massimo di media ampiezza.
In questo contesto si possono ritenere condizioni di tempo piuttosto mite su gran parte della penisola condizionato da correnti prevalentemente umide occidentali.
Nell’ambito di questa circolazione eventuali fasi precipitative, attribuibili al passaggio di cavi d’onda, saranno di modesta portata e seguite da un modesto e poco durevole calo termico.
In questa fase tuttavia connotata dalla risalita degli indici AO (fino a valori prossimi alla neutralità) e NAO (fino a valori neutro-positivi) tenderanno a riattivarsi sostenuti flussi di calore in grado di generare un importante cambiamento della circolazione che dovrebbe concretizzarsi a cavallo tra la metà e la terza decade del mese di dicembre quando sarà possibile l’instaurazione di un progressivo blocco alla circolazione zonale nell’oceano Atlantico e all’arrivo verso l’Europa centro meridionale di correnti fredde dai quadranti nord orientali.
Nel contempo i forti flussi verticali opereranno una probabile fase di disturbo all’attività del vortice polare stratosferico senza poter escluderne una sostanziale destrutturazione a cavallo tra la fine del mese e l’inizio del mese di gennaio.
In questo contesto si assisterà ad una graduale diminuzione del campo termico su gran parte della penisola e ad una progressiva fase di tempo instabile.

PREVISIONE GENNAIO 2019

Pertanto ci aspettiamo che la circolazione su scala emisferica possa essere condizionata o dall’evento stratosferico descritto sopra con un riverbero in troposfera che condizionerà in negativo il segno dell’AO e della NAO o comunque da un vortice polare assai disturbato da un sostenuto flusso di calore prevalentemente distribuito su due creste d’onda (two waves pattern).
In base a queste considerazioni il settore Europeo potrebbe essere connotato da un pattern prevalente EA/WR + con un sostanziale blocco alle correnti zonali sul NATL, Jet stream polare in entrata sul continente da NE che dovrebbe consolidare condizioni instabili e fredde su gran parte dell’Europa e Mediterraneo centrale. In questo contesto è lecito attendersi irruzioni di aria artico/continentale anche di una certa rilevanza.

Anomalie di geopotenziale previste tra il 15/12 e il 31/01

PREVISIONE FEBBRAIO 2019

Qualora si siano prodotti gli esiti di un condizionamento troposferico derivante da un riscaldamento maggiore in stratosfera avutosi a cavallo con l’anno nuovo, questi dovrebbero progressivamente tendere ad esaurirsi nella prima parte del mese su tutti i piani isobarici con tendenza ad un progressivo rinforzo del vortice polare a cominciare dalle quote più elevate.
In questo contesto è lecito attendersi un mese ove il rinforzo zonale potrebbe trovare temporaneamente opposizione con il forte raffreddamento pregresso del continente eurasiatico con fasi di segno opposto soprattutto nella prima parte del mese e che sarà quindi fortemente condizionata dal confronto tra gli strascichi della circolazione continentale maturata nel corso delle settimane precedenti sul continente e il rinvigorirsi del flusso perturbato.
Nella seconda parte del mese di febbraio è probabile il venir meno della tensione fra le due forze opposte con prevalente tendenza ad un clima più mite condizionato dall’entrata più franca delle correnti atlantiche verso il continente europeo e da alternate fasi altopressorie.

Anomalie di geopotenziale previste a febbraio 2019

Nuovo servizio MNW: arriva il Bot Telegram per i collaboratori rete stazioni

Cari collaboratori,
L’Associazione vi mette a disposizione gratuitamente uno strumento per raccontare con una efficace veste grafica le condizioni meteorologiche misurate dalla vostra stazione meteo iscritta al My MeteoNetwork.

Abbiamo creato un BOT che, sfruttando la nota App Telegram, anch’essa gratuita, vi permette di creare delle immagini con una serie di informazioni meteorologiche raccolte in tempo reale o durante la giornata.

Le immagini sono personalizzabili a proprio piacimento e raccontano la meteorologia in maniera semplice ed efficace ricorrendo a diverse colorazioni, varie simbologie meteorologiche e informazioni meteo testuali essenziali.

Le immagini create (di seguito chiamate “pannelli”) possono essere scaricate e utilizzate su vari canali, tra cui i social network, per segnalare il tempo in maniera originale, personalizzata e innovativa.

INSTALLAZIONE BOT
La procedura è molto semplice è si può eseguire attraverso la App Telegram o tramite la versione desktop. È sufficiente inserire il nome del BOT (@MeteoNetwork_Bot) nel campo ricerca di Telegram (icona lente di ingrandimento). Una volta trovato, entra nel BOT e premi il pulsante “avvia” per avviare la chat.

REGISTRAZIONE
Per poter generare i pannelli meteorologici bisogna innanzitutto registrarsi. Affinché la registrazione avvenga con successo il numero di telefono del proprio account Telegram deve essere presente nei dati della propria stazione all’interno del My MeteoNetwork, quindi se non presente bisogna aggiornare tale voce. Puoi effettuare la verifica accedendo ai tuoi dati sulla piattaforma di gestione: http://my.meteonetwork.it

Per procedere con la registrazione digita il comando /register seguito dal codice della tua stazione presente nella rete MNW.
Ad esempio:
/register lmb015
/register pgl019

A questo punto ti verrà richiesto, tramite un bottone speciale che comparirà, di inviare il numero di telefono associato all’account Telegram.
Il numero restituito verrà confrontato con quello presente nelle informazioni di contatto della stazione (nel My MeteoNetwork) e, solo se combacerà, la stazione verrà associata all’utente Telegram.

CREAZIONE PANNELLI METEOROLOGICI
Completata con successo la registrazione puoi ora procedere con la creazione dei pannelli.

La creazione dei pannelli avviene all’interno del BOT mediante la scrittura in codice, nello spazio riservato al testo (i messaggi), dello scenario che si vuole rappresentare, ricorrendo anche una combinazione di più parametri. Gli scenari attualmente disponibili riguardano sia le condizioni in tempo reale che gli estremi giornalieri.

CONDIZIONI IN TEMPO REALE
Lo scenario da rappresentare si compone di due elementi essenziali: una icona meteorologica con associata una specifica colorazione e un valore meteorologico testuale.

Le icone meteorologiche a disposizione riguardano i seguenti scenari: temporale, pioggia, caldo, freddo, neve, vento.

icone meteo

Questi scenari se preceduti nel testo dal simbolo / rappresentano un comando diretto al BOT.
Ad esempio:
/caldo
/freddo
/temporale

Ecc..

Al comando va aggiunto il valore che si vuol far apparire. I valori possibili sono:
temp = temperatura
dew = dew point
prp = precipitazioni
ur = umidità relativa
vento = vento
raffica = raffica massima
prex = pressione

Quindi associando una icona ad un valore meteorologico completeremo il comando da inviare al BOT, come ad esempio:
/caldo temp
/temporale prp
/vento raffica

ESTREMI GIORNALIERI
In questo caso lo scenario da rappresentare è unico e riguarda, appunto, il dato estremo di interesse.

Gli estremi giornalieri rappresentabili riguardano temperature e vento e sono:
mincaldo = temperatura minima alta
minfreddo = temperatura minima bassa
maxcaldo = temperatura massima alta
maxfreddo = temperatura massima bassa
raffica = raffica massima

Nei comandi per gli estremi giornalieri, quindi, (/maxcaldo, /minfreddo, ecc…) l’icona viene associata in automatico perché, ovviamente, è sottointesa nel valore massimo o minimo richiesto.

Il comando da digitare, quindi, dovrà essere come i seguenti esempi:
/maxcaldo
/minfreddo
/raffica

Ecc..

RESTITUZIONE GRAFICA DELLO SCENARIO RICHIESTO
Se il comando viene lanciato nel modo corretto, il BOT verifica innanzitutto la presenza dell’utente nel database dei registrati e poi quante stazioni sono abbinate all’utente stesso.

Se l’utente ha iscritto al My MeteoNetwork una sola stazione non serve aggiungere altro al comando. Sarà quindi sufficiente inoltrare dei comandi come gli esempi seguenti:
/minfreddo
/pioggia prp
/neve dew

Se l’utente ha in rete più di una stazione meteorologica, al comando va aggiunto alla fine anche il codice della stazione per cui si vuole creare l’icona. Dovranno quindi essere digitati dei comandi come gli esempi seguenti:
/minfreddo scl020
/pioggia prp pgl045
/neve dew vnt110

I risultati finali saranno come gli esempi seguenti:

esempi di pannelli meteo

Per qualunque informazione o chiarimento scrivete a info@meteonetwork.it

Se volete la guida in pdf potete scaricarla qui.

Lo Staff

MeteoNetwork al Festivalmeteorologia 2018

Anche nel 2018, MeteoNetwork sarà presente al Festivalmeteorologia di Rovereto, in prima linea con la propria passione per i fenomeni di sever weather. Il Festival sarà infatti l’occasione per presentare quanto da noi messo in cantiere nel corso dell’ultimo anno, cioè dopo l’organizzazione del convegno di Verona che, nell’Ottobre 2017, ci ha visto riuniti proprio per discutere delle manifestazioni più estreme che il clima regala alle nostre latitudini.

Nel febbraio 2018 MeteoNetwork ha avviato una stretta collaborazione con PRETEMP, per l’estensione del dominio del modello ESTOFEX (European Storm Forecast Experiment) al territorio italiano e la quotidiana pubblicazione, a scopo di studio e ricerca, di previsioni di fenomeni estremi.

La collaborazione tra PRETEMP e MeteoNetwork ha quindi portato al popolamento di un database Storm Report nazionale, ora parte della rete europea ESSL (European Severe Storm Laboratory), che si pone come archiviare di informazione relativamente ai fenomeni temporaleschi più intensi e che più hanno impattato sulla sicurezza di persone e cose, ai fini della creazione di statistiche e studi scientifici.

Proprio nell’ottica di creare un canale di proficuo dialogo tra mondo degli appassionati e mondo dei professionisti, MeteoNetwork ha quindi avviato una collaborazione con il Dipartimento di Fisica dell’Università di Milano e la società Earth Network, leader nel campo del rilevamento di scariche elettriche in atmosfera con una rete di oltre 12.000 sensori dislocati a copertura globale del pianeta. La collaborazione prevede, nel biennio 2018-2019, l’istallazione di un antenna Earth Network presso il Liceo Vasco-Beccaria-Govone di Mondovì (Cuneo), intestato, tra gli altri, proprio a quel Giovanbattista Beccaria, fisico monregalese del Settecento, che, condividendo gli studi di Franklin, portò per primo in Italia la tecnologia del parafulmine. I dati raccolti da questa antenna, oltre a entrare nel network di rilevamento globale, verranno utilizzati a scopo di ricerca dall’Università di Milano e costituiranno la base per attività didattiche, che la nostra Associazione supporterà presso la scuola con i propri volontari.

I progetti di collaborazione e scambio dati con enti di ricerca nazionali ed esteri si sono recentemente concretizzati anche nella firma di specifici accordi quadro con il National Observatory of Athens/Institute for Environmental Research, i cui dati già confluiscono nella rete di stazioni MeteoNetwork insieme a quelli della rete francese Infoclimat, ma soprattutto con il CETEMPS – Centro di Eccellenza in Telerilevamento e Modellistica numerica per la Previsione di eventi Severi dell’Università dell’Aquila, per la fornitura in tempo reale dei dati termopluviometrici MeteoNetwork, al fine di alimentare l’operatività del modello idrologico CETEMPS.

Un ulteriore riconoscimento della valenza dei progetti della nostra Associazione, che prosegue così la propria attività sulla strada della libera condivisone dei propri dati, a beneficio della più ampia diffusione della cultura meteorologica e delle scienze atmosferiche. Proprio per poter mantenere un livello qualitativo dei propri dati, tale da poter proseguire alla pari queste prestigiose collaborazioni internazionali, MeteoNetwork rilascerà presto nuove linee guida per i proprietari di stazioni affiliate alla rete. Un piccolo sforzo in più che ciascun possessore di stazione potrà veder ripagato dal sapere che i propri dati sono apprezzati anche dai professionisti della meteorologia!

Dunque… arrivederci a Rovereto!

Al via la prima vera ondata di MALTEMPO dell’autunno 2018

Ormai ci siamo; il tempo sta cambiando e proporrà la prima vera ondata di maltempo di questo strano autunno 2018.  Questi sono gli elementi che fanno di questa situazione una delle più tipiche tra quelle che portano piogge abbondanti su molte zone del nostro Paese:

  • Una saccatura molto sviluppata lungo i meridiani.
  • Il flusso di testa proveniente dai quadranti meridionali che porta con sé aria umida e vorticità ciclonica.
  • L’azione di sbarramento indotta dalle montagne.
  • Il contributo di energia elargito dal mare
  • La stazionarietà di tutto questo per l’impedimento creato da un anticiclone sull’Europa dell’est.

Le nostre regioni settentrionali usciranno finalmente dal deficit pluvio registrato dalla fine dell’estate, anche se parte dell’Emilia Romagna potrebbe ricevere accumuli ridotti per l’ombra pluviometrica gettata dal crinale appenninico.

Pioverà al di sopra della media anche sulle regioni centrali, in particolare quelle del versante tirrenico, mentre un po’ più al riparo si collocheranno le regioni del medio e basso versante adriatico, protette dall’Appennino; qui potrebbe piovere, ma meno della media relativa all’ultima decade di ottobre.

La sommatoria degli accumuli, stimati in via probabilistica dagli stessi modelli di simulazione, ci suggerisce picchi massimi davvero abbondanti, localmente anche estremi, come nel caso della fascia prealpina centro orientale (Lombardia, Veneteo, Friuli e Venezia Giulia).

A fine evento (martedì 30) avremo anche un evidente calo delle temperature, una pausa poi, da mercoledì 31, probabilmente un nuovo guasto al nord.

Per riassumere e dettagliare il tutto vi consigliamo questo ampio editoriale VIDEO. Buona visione.

Spettacoli METEO, ecco dove estate e autunno si fronteggiano


Una volta veniva chiamato “fronte polare“. Poi l’appellativo coniato dalla Scuola norvegese di Bergen diretta dal professor Bjerkness, venne rivisto e superato dalle nuove scuole di meteorologia sinottica, ma la sostanza rimane la stessa. Quando le stagioni avanzano le masse d’aria si fronteggiano su brevi distanze e la teoria del fronte polare torna a suggerirci lungo quale linea avviene il braccio di ferro.

La cartina in figura (click per aprirla) è una previsione elaborata dal Met Office britannico e si riferisce al quadro calcolato dal rispettivo modello per le ore centrali di giovedì 13 settembre. I fronti e le isobare indicano quella linea di demarcazione simbolica tra estate (in rosso) e autunno (in azzurro) estesa senza grandi ondulazioni dagli Urali all’Atlantico tropicale. Una fascia di contrasto lunga 6 mila chilometri che tra non molto dovrebbe perdere quella sua andatura regolare per assumere  una maggior sinuosità.

E proprio da questo passaggio si inizierà a capire dove e come l’estate climatica farà un passo indietro in favore di una incipiente avanzata dell’avente diritto, l’autunno.

Per saperne di più VIDEO consigliato.

Luca Angelini

Associazione MeteoNetwork OdV
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