Nubifragio a Lanciano il 22 giugno 2018: resoconto dell’evento alluvionale

Tra i vari fenomeni meteorologici che si osservano in atmosfera, i temporali sono tra quelli più complessi e più difficilmente prevedibili: seppure la letteratura sia ricca di studi a riguardo e l’argomento susciti molto interesse negli esperti del settore, oggi è ancora difficile prevedere con accuratezza se, dove e quando si svilupperà un temporale. La grande attenzione per questi fenomeni è dovuta anche al fatto che possono dar luogo ad episodi molto intensi e pericolosi con fulmini, tornado, piogge torrenziali, grandine, ecc. Oggi è sempre più pressante la richiesta di informazioni dettagliate sul possibile sviluppo di questi eventi per una tutela preventiva delle persone ma anche delle cose. In questo lavoro, i modelli matematici giocano ormai un ruolo fondamentale perché effettuano le previsioni per il comportamento dell’atmosfera nei giorni successivi, partendo dalla conoscenza dello stato iniziale e descrivendone l’evoluzione tramite le formule fisiche che la governano. Gli output dei modelli meteorologici forniscono quindi la previsione di alcuni parametri ambientali utili per determinare un eventuale rischio di temporali. A tale proposito e senza la presunzione di essere esaustivo, ho comunque sentito la necessità di dare un’interpretazione settoriale all’evento idrometeorologico che ha interessato la città di Lanciano tra le 18.40 e le 19.10 di venerdì 22 giugno 2018. Particolarmente colpito il centro storico, ‘ferito’ dalla forza dell’acqua che ha trasformato nel giro di pochi minuti alcune strade in fiumi temporanei e allagato cantine e garage costringendo i Vigili del Fuoco e le Forze dell’Ordine ad un super lavoro. Nonostante il territorio collinare della Frentania non sia climatologicamente favorevole a nubifragi di particolare violenza e durata, temporali eccezionalmente forti e persistenti si verificano anche sul nostro territorio, causando improvvisi allagamenti. Da un punto di vista strettamente tecnico, c’è da dire che l’episodio può essere indicato come eccezionale per ciò che concerne il quantitativo dei meteorici precipitati, oltre all’intensa attività elettrica, concentrati in meno di trenta minuti. Impropriamente definito “bomba d’acqua” (termine introdotto e portato alla ribalta mediatica in tempi recenti dai giornalisti e che quindi circola insistentemente sui quotidiani locali online e cartacei), l’evento oggetto di analisi può e deve essere qualificato come nubifragio la cui genesi è connessa ad un temporale (fenomeno meteorologico legato a condizioni di instabilità atmosferica in grado di formare delle nubi molto sviluppate in altezza (cumulonembi)) che ha provocato un’alluvione lampo (termine che deriva dall’inglese “flash flood”), episodio precipitativo particolarmente violento, solitamente circoscritto e spesso non monitorabile a causa della ristrettezza areale nonostante i bollettini meteorologici avessero preannunciato precipitazioni importanti, anche e soprattutto a carattere temporalesco. L’obiettivo di questo lavoro è lo studio delle caratteristiche del temporale che ha colpito la città di Lanciano il 22 giugno 2018 tramite gli elementi frutto dell’interpretazione delle immagini satellitari, del radar meteorologico, dei dati ‘real time’ e localizzazione dei fulmini, valutare quali risultati e a quali conclusioni si può giungere elaborando tali dati, oltre a valutare quanto siano stati precisi i modelli numerici nel prevedere un fenomeno di questo tipo, il cui orario esatto e il posizionamento sono sempre difficili da determinare. Tutto questo con l’intento di ricordare che eventi intensi di breve durata possono accadere anche sulle nostre colline, anzi nel contesto dell’attuale cambiamento climatico diventeranno probabilmente più frequenti.

Partiamo analizzando la sinottica mettendo in relazione informazioni provenienti da varie fonti. La giornata che precede l’evento temporalesco del 22 giugno è caratterizzata dalla presenza di un campo di alta pressione di matrice Azzorriana. Ciò nonostante non tutta la Penisola gode in modo incontrastato di tempo stabile, in quanto l’anticiclone si presenta sbilanciato sul Centro Europa con massimi barici, pari a 1030 hPa, posizionati oltralpe. Le regioni centro-meridionali restano esposte a correnti relativamente fresche in quota provenienti dai Balcani che determinano una ciclica instabilità ad evoluzione diurna, che produrrà acquazzoni sparsi nel corso delle ore più calde della giornata. Nella mappa dell’altezza di geopotenziale a 500 hPa riportata in Figura 1 (Fonte: GFS Data – Firenzemeteo.it) si evidenziano le due figure bariche appena descritte, ossia un anticiclone leggermente sbilanciato verso il Regno Unito ed una blanda area depressionaria posizionata nei pressi del mar Nero.

Figura 1 – Mappa dell’altezza di geopotenziale a 500 hPa e pressione al suolo relativa a giovedì 21 giugno 2018

Nel corso della giornata successiva, venerdì 22 giugno, sul settore occidentale europeo e sul vicino oceano Atlantico l’anticiclone delle Azzorre, con i massimi pressori pari a 1035 hPa in prossimità della Gran Bretagna, dispone il suo asse verso settentrione. Tale situazione favorisce la discesa lungo il suo bordo orientale di aria decisamente più fredda verso l’Europa centrale in corrispondenza del corridoio con gradiente barico maggiore presente tra le due figure bariche. Aria più fredda che si dirigerà verso la nostra Penisola, come mostrato dalla mappa dell’altezza di geopotenziale a 500 hPa riportata in Figura 2 (Fonte: GFS Data – Firenzemeteo.it) e dalla carta sinottica di analisi al suolo con isobare e fronti riportata in Figura 3 (Fonte: DWD – Deutscher Wetterdienst). Con il graduale spostamento dell’avvezione verso sud, la massa d’aria piuttosto fredda alla quota di 500 hPa (-23°C a circa 5500 metri) influenzerà soprattutto le condizioni meteorologiche del versante Adriatico, instabilizzando la colonna atmosferica e favorendo così la formazione di rovesci e temporali.

Figura 2 – Mappa dell’altezza di geopotenziale a 500 hPa e pressione al suolo relativa a venerdì 22 giugno 2018
Figura 3 – Carta sinottica di analisi al suolo con isobare e fronti riferita alle ore 00.00 di venerdì 22 giugno 2018

La conferma arriva anche dagli scatti satellitari: alle ore 09.00 (ora locale) l’immagine nel canale visibile (VIS) del satellite MSG (Figura 4 – Fonte: Sat24.com) mostra chiaramente il fronte perturbato, la cui parte avanzata è già a ridosso delle regioni Centro-Settentrionali, seguito da aria più fresca e decisamente instabile. Alle ore 17.00 (ora locale) la seconda immagine del canale visibile del satellite MSG (Figura 5 – Fonte: Sat24.com) figura un‘accentuazione dellinstabilità con evidente attività cumuliforme, anche se ancora a carattere sparso.

Figura 4 – Immagine nel canale visibile (VIS) del satellite MSG (Meteosat Second Generation) di Eumetsat elaborata da Sat24.com delle ore 09.00 locali
Figura 5 – Immagine nel canale visibile (VIS) del satellite MSG (Meteosat Second Generation) di Eumetsat elaborata da Sat24.com delle ore 17.00 locali

La sequenza successiva mostra invece immagini satellitari nel canale infrarosso (IR). La scala di colori indica la temperatura della sommità delle nubi passando dal verde (-5°/10°C) al rosso (-50°/-60°C) che indica la presenza di nubi a forte sviluppo verticale o cumulonembi tipici dei temporali. Alle ore 18.30 (ora locale) si sviluppa la cellula temporalesca, mentre tra le 18.40 e le 19.00 (Figura 6 – Fonte: meteo60.fr) la stessa raggiunge la massima intensità.

Figura 6 – Immagine satellitare nel canale infrarosso delle ore 19 locali del 22/06/2018. La scala di colori mostra la temperatura della sommità delle nubi passando dal verde al rosso che indica la presenza di nubi a forte sviluppo verticale tipiche dei temporali

L’evento pluviometrico trova riscontro anche nell’analisi delle mappe fornite dal sistema di rilevamento regionale radar meteorologico del CETEMPS (Centro di Eccellenza in Telerilevamento e Modellistica Previsionale di eventi Severi) che ha rilevato lo sviluppo della cella temporalesca su Lanciano e dintorni e ne ha seguito costantemente l’evoluzione. Prendendo in esame i tre scatti che vanno dalle 18.40 alle 19.00 ora locale ogni 10 minuti si può notare come soprattutto alle 18.40 ci sia il passaggio di un forte nucleo precipitativo quasi a fondo scala sul territorio frentano. Gli alti valori di riflettività (> di 50 dBZ) indicano la presenza di precipitazioni molto intense. La stima della pioggia è rappresentata sulle mappe con cinque colori diversi corrispondenti a: pioggia a tratti, debole, media, forte, intensa. Si tratta di una stima di pioggia che si basa sulla riflettività  misurata dai radar meteorologici. Il valore di riflettività , espresso in dBZ, è direttamente correlato al contenuto d’acqua della nube e corrisponde solitamente ad una precipitazione al suolo. È possibile correlare in modo approssimativo il valore in dBZ e la precipitazione istantanea, espressa in mm/h, nel modo seguente:

<10 dBZ = <0.2 mm/h (assente)
10-20 dBZ = 0.2 mm/h (a tratti)
20-35 dBZ = 1-6 mm/h (debole)
35-45 dBZ = 6-25 mm/h (media)
45-55 dBZ = 25-100 mm/h (forte)
>55 dBZ = >100 mm/h (intensa)
Figura 7 – Scansione radar sull’Abruzzo del 22.06.2018. Dalla figura 7 alla 8 dalle ore 18.40 alle ore 19.00 locali si nota l’intenso nucleo temporalesco su Lanciano e zone limitrofe in spostamento verso sud-est
Figura 8 – Scansioni radar sull’Abruzzo del 22.06.2018. Tra le 18.50 e le 19.00 ora locale l’intenso nucleo temporalesco muove gradualmente verso sud-est

Ad ulteriore prova della presenza di forti temporali nell’area di interesse sono disponibili i dati dei fulmini registrati forniti dalla rete fulminometrica Blitzortung. Nella seguente mappa con zoom in dettaglio sull’area di interesse dell’analisi, si può notare che i fulmini registrati sono stati numerosi: parliamo di migliaia di scariche in poche ore. Nella Figura 9 sono rappresentate le posizioni dei fulmini registrati dalle 18.30 fino alle 19.30 ora locale del 22/06/2018. I colori indicano la sequenza temporale dai più vecchi (colore blu) ai più recenti (colore giallo). Nell’area compresa nel tratteggio sono stati registrati 1886 fulmini in un’ora, cioè in media quasi 31 scariche elettriche al minuto.

Figura 9 – Fulmini registrati il 22/06/2018 in Abruzzo nei pressi di Lanciano tra le 18.30 e le 19.30 locali

Durante il forte rovescio di pioggia determinato dalla cellula temporalesca, la stazione meteorologica della rete di monitoraggio dell’Associazione Meteorologica Aquilana ‘Caput Frigoris’ presente in Città ha registrato un accumulo totale di pioggia pari a 55.6 mm, con un picco di ‘rain/rate’ pari a 338.8 mm/h. Un quantitativo decisamente importante, considerato che si è verificato in un lasso di tempo molto limitato, tra le 18.40 e le 19.10. Il ‘rain/rate’, letteralmente ‘tasso di piovosità’, è l’intensità della precipitazione che cadrebbe in un determinato intervallo di tempo se la stessa intensità rimanesse costante durante tale intervallo. Semplificando: se l’intensità di pioggia fosse rimasta costante, in un’ora si sarebbero accumulati 338 millimetri. E’ utile ricordare che 1 mm di pioggia corrisponde ad un litro di acqua per ogni metro quadrato.

Figura 10 – Dati pluviometrici registrati dalla stazione meteorologica ubicata a Lanciano (Fonte: caputfrigoris.it/rete-meteo/lanciano

Diversi fattori meteorologici locali, che spesso sfuggono alla circolazione atmosferica a scala sinottica, concorrono alla formazione di una nube temporalesca. In un temporale la cui genesi è prossima alle aree costiere, la temperatura superficiale del mare (Sea SurfaceTemperature – SST ) è un elemento assolutamente non trascurabile. Per tale motivo si è ritenuto opportuno consultare il Servizio Mareografico Nazionale, gestito dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), il cui compito è quello di provvedere al rilievo sistematico ed alla elaborazione delle grandezze relative al clima marittimo, allo stato dei litorali ed ai livelli marini, di provvedere alla pubblicazione sistematica degli elementi osservati ed elaborati e di cartografia e di predisporre criteri, metodi e standard di raccolta, analisi e consultazione dei dati relativi all’attività conoscitiva svolta. Delle trentasei stazioni operanti sul territorio nazionale, premesso che quella presente ad Ortona è tutt’ora fuori uso, abbiamo scelto di analizzare i dati della stazione di San Benedetto del Tronto. Nel caso in esame (Figura 11), infatti, la presenza di acque superficiali piuttosto calde con valori compresi tra i +27.1 e +27.2°C sul medio Adriatico e quindi con notevole carico di energia potenziale, ha fornito all’atmosfera ulteriore ‘carburante’ che ha contribuito ad alimentare l’attività convettiva favorendo il rapido sviluppo di imponenti cumulonembi.

Figura 11 – Temperature delle acque superficiali relative alla stazione di San Benedetto del Tronto della Rete Mareografica Nazionale in data 22.06.2018

Per giudicare l’accuratezza dei modelli fisico-matematici nel prevedere il sistema temporalesco di venerdì 22 giugno 2018, è necessario valutare le mappe a nostra disposizione. A tale proposito abbiamo messo a confronto due diversi sviluppi del modello MOLOCH relativamente alla distribuzione ed accumulo delle precipitazioni (Figura 12: a sinistra quella del 21 giugno e a destra quella del 22 giugno) nell’orario che ha visto la genesi dell’intensa cellula temporalesca. E’ piuttosto evidente come non sussistano grosse differenze tra le due elaborazioni nell’area di nostro interesse. Entrambe rilevano la possibilità di precipitazioni, in particolar modo a ridosso dei rilievi, ma senza manifestare valori particolari di accumulo. Ci si sarebbe potuto aspettare, quindi, la formazione di temporali a giudicare dalle mappe, tuttavia la loro geolocalizzazione precisa sarebbe risultata quasi impossibile, specialmente con le mappe emesse il 21 giugno che non lasciavano presagire fenomeni convettivi di particolare importanza nell’area interessata invece il 22 giugno.

Figura 12 – Previsione dell’accumulo di precipitazioni (mm) nelle 3 ore tra le 15:00 e le 18:00 (UTC) del 22 giugno 2018. A sinistra la previsione del 21.06 e a destra la previsione del 22/06. (Fonte: Moloch – Cnr Isac)

Nella valutazione del pericolo di temporali di forte intensità, è senz’altro fondamentale controllare i valori degli di indici instabilità atmosferica (Figura 13). Nel caso in esame ne abbiamo osservato con attenzione alcuni, in particolar modo quelli più facilmente reperibili in rete. Il CAPE (Convective Available Potential Energy), misurato in J/Kg, è l’energia potenziale presente in atmosfera. Più alti ne sono i valori, maggiore è la probabilità che i temporali siano forti con una maggiore chance di grandine di grossa dimensione.

Figura 13 – Tabella relativa ai valori dei principali indici di instabilità atmosferica

Cominciamo ad esaminare i valori di CAPE (Convective Available Potential Energy) previsti per la giornata di venerdì 22 giugno, compresi tra 1500/2000 J/Kg come indicato in Figura 14 (Fonte: Moloch – Cnr Isac). Valori piuttosto alti, indice di temporali probabili, ma non estremi.

Figura 14 – Valori di CAPE (Convective Available Potential Energy) previsti per le ore 20 di venerdì 22 giugno (Fonte: Moloch – Cnr Isac)

Ovviamente questo indice da solo non basta nella previsione temporalesca. Perché si generi un temporale non è sufficiente la presenza di elevati valori di CAPE, occorre anche l’innesco delle correnti ascendenti a partire dal suolo al fine di sollevare l’aria umida fino al punto di libera convezione. Tale innesco è assolutamente necessario poichè l’energia potenziale legata al CAPE diventa palese soltanto quando iniziano i processi di condensazione alla base delle nubi. L’energia necessaria per realizzare questa spinta d’innesco è misurata dal CIN (Convective Inhibition) il quale indica la quantità di energia che agisce come inibitrice delle celle convettive. In svariati casi infatti possiamo avere elevati indici Cape, ma senza lo sviluppo di fenomeni temporaleschi. Questo perchè, solitamente, intervengono altri fattori che inibiscono o “frenano” lo sviluppo delle celle convettive in cumulonembi o temporali. Questo indice è stato pensato proprio per individuare la presenza di questi fattori “frenanti”. Come avviene per il Cape, questo indice è  misurato in J/Kg e più alti sono i valori di CIN più alta sarà la tendenza ad una stabilizzazione dei moti convettivi. Dalla mappa seguente in Figura 15 (Fonte: GFS Data – Firenzemeteo.it), riferita alla previsione per la giornata di venerdì 22 giugno 2018, sono piuttosto evidenti valori di CIN piuttosto bassi e prossimi ai -10 J/Kg, sintomo evidente di un’atmosfera piuttosto propensa ai moti verticali.

Figura 15 – Valori di CIN (Convective Inhibition), previsti per le ore 20 di venerdì 22 giugno (Fonte: GFS Data – firenzemeteo.it)

Altro indice da esaminare è senza dubbio il LIFTED INDEX. Consiste nella differenza di temperatura di una particella d’aria rispetto all’ambiente circostante, dopo essere stata sollevata idealmente dalla superficie fino alla quota di 500 hPa. Il LIFTED INDEX misura praticamente la stabilità dell’aria e può essere piuttosto utile nel prevedere l’intensità dei fenomeni temporaleschi. Se ad esempio la temperatura della particella in risalita è più alta della temperatura presente in quota significa che l’atmosfera è instabile. Ciò corrisponde a valori del LI negativi. Più l’indice è negativo più l’atmosfera sarà instabile e quindi più è alta la probabilità di avere temporali di forte intensità. Nel caso in esame, riferito alla previsione per la giornata di venerdì 22 giugno 2018, dalla mappa in Figura 16 risultano valori di LI prossimi a -3. Valore decisamente notevole, che indica un’elevata probabilità di forti temporali (vedi tabella in Figura 13).

Figura 16 – Valori di LI (Lifted Index), previsti per le ore 20 di venerdì 22 giugno (Fonte: GFS Data – firenzemeteo.it)

Un altro elemento interessante che ci resta da esaminare è la PRECIPITABLE WATER (acqua precipitabile), ossia la quantità massima di pioggia che può cadere, se vengono soddisfatte le condizioni favorevoli per la precipitazione. E’ definita come lo spessore di acqua liquida, misurata in millimetri o in pollici, risultante dalla condensazione di tutto il vapore acqueo contenuto in una colonna verticale di atmosfera su un’area di un centimetro quadrato. Volendo semplificare il concetto, la PRECIPITABLE WATER ci dice questo: prendiamo la colonna d’aria che abbiamo sulla testa e consideriamo tutto il vapore acqueo che c’è dentro. Se lo portassimo tutto a condensazione, quanta pioggia ne ricaveremmo? Cominciamo ad esaminare i valori di ACQUA PRECIPITABILE previsti per la giornata di venerdì 22 giugno, prossimi ai 40mm come indicato in Figura 17 (Fonte: Moloch – Cnr Isac). Anche in questo caso i valori risultavano essere piuttosto interessanti, altra testimonianza di un importante contenuto di vapore acqueo nella colonna d’aria.

Figura 17 – Valori di PRECIPITABLE WATER, previsti per le ore 20 di venerdì 22 giugno (Fonte: GFS Data – firenzemeteo.it)

Anche il Dipartimento della Protezione Civile, visto l’atteso peggioramento delle condizioni meteorologiche previste per la giornata di venerdì 22 giugno 2018, ritenne opportuno emanare un comunicato (Figura 18) in cui si lanciava l’avviso di codice giallo (criticità ordinaria) per rischio idraulico diffuso per la minaccia di temporali forti anche e soprattutto nella Zona di Allerta ‘Abru-C’, demarcante il territorio Frentano.

Figura 18 – L’avviso di codice giallo (criticità ordinaria) per rischio idraulico diffuso emesso dal Centro Funzionale d’Abruzzo

Dopotutto la descrizione del rischio meteo-idrogeologico e idraulico, facilmente reperibile sul sito della Protezione Civile, è piuttosto chiara: i rischi connessi agli eventi atmosferici derivano dal verificarsi di fenomeni meteorologici in grado di provocare direttamente un danno a cose o persone. In particolare, i fenomeni a cui prestare maggiore attenzione sono: temporali, venti e mareggiate, nebbia e neve/gelate. Eventi meteorologici localizzati e intensi combinati con le caratteristiche del territorio possono dare luogo a fenomeni violenti caratterizzati da cinematiche anche molto rapide (colate di fango e flash floods). La valutazione di criticità idrogeologica ed idraulica, in caso di temporali, è da intendere in termini qualitativi e affetta da incertezza considerevole, in quanto è noto che le precipitazioni associate ai temporali sono caratterizzate da variazioni di intensità, rapide e notevoli, sia nello spazio che nel tempo. Ne consegue che scrosci di forte intensità si verificano a carattere estremamente irregolare e discontinuo sul territorio, concentrandosi in breve tempo su aree anche molto ristrette. Tali fenomeni sono dunque intrinsecamente caratterizzati da elevata incertezza previsionale in termini di localizzazione, tempistica e intensità e quindi non possono essere oggetto di una affidabile previsione quantitativa.





Appare chiaro che la fase di maltempo (localmente di forte intensità) che ha investito la città di Lanciano il giorno 22 giugno 2018 fosse stata inquadrata in linea generale dalla quasi totalità dei modelli previsionali, se non altro da quelli a scala globale. Più complicato è risultato il discorso a scala limitata laddove i modelli previsionali, necessari quando ci si vuole concentrare su un’area più ristretta, non sono stati particolarmente performanti al momento di concentrarsi sull’area geografica oggetto della relazione. E’ bene ricordare che i cumulonembi sono nuvole temporalesche a sviluppo verticale che con la sommità raggiungono e superano, specie durante la stagione estiva, i 12-15 km di altezza, rilasciando consistenti volumi di pioggia; si formano rapidamente e non possono essere individuati con ore di anticipo. Possono rilasciare decine e decine di millimetri di pioggia in poco tempo, come accaduto a Lanciano. I volumi d’acqua che precipitano al suolo interessano aree limitate e possono innescare vari fenomeni sulla superficie del suolo, dal deflusso abbondante alle colate detritico-fangose. Questa relazione vuole essere anche una riflessione sulla problematica attinente alle ‘Flash Floods’, un tipo di evento meteo eccezionale, per certi aspetti imprevedibile ma che purtroppo continuerà ad interessare la nostra Regione. Eventi dunque particolarmente rari, ma, soprattutto per via della conformazione orografica, assolutamente da non escludere.  A tale proposito, il crescente bisogno di una maggiore conoscenza degli eventi meteorologici estremi, al fine di prevenire situazioni di pericolo per la popolazione, motiva ad incrementare la quantità e la qualità del monitoraggio e degli studi di fenomeni potenzialmente pericolosi per l’uomo. Non possono essere trascurati i dati che testimoniano il cambiamento climatico in atto. Il global warming è realtà e i suoi effetti si evidenziano nel numero crescente di fenomeni intensi che si formano ogni anno. Il motivo è da ricercarsi soprattutto nella temperatura relativamente alta delle acque superficiali del bacino del Mediterraneo, in cui si sviluppano tali fenomeni che poi vanno a colpire le regioni costiere provocando numerosi danni. Le difficoltà che si riscontrano nella previsione di tali eventi sono dovuti alle ridotte scale spaziali e temporali che sono coinvolte. Prevedere l’esatto posizionamento e il perfetto orario in cui accadrà il fenomeno sarà fondamentale per riuscire a diramare le allerte tramite gli organi di Protezione Civile.

Analisi a cura di Angelo Ruggieri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nubifragio a Cagliari il 24 giugno 2018, i segnali di allarme nel radiosondaggio del mattino

Il temporale è tra i fenomeni meteorologici più intensi e pericolosi perché in grado di scaricare ingenti cumulati pluviometrici in un breve spazio fisico e temporale degenerando talvolta in autentici nubifragi e/o alluvioni lampo. Riuscire a prevedere la localizzazione e stimare l’intensità è quindi fondamentale ai fini di protezione civile. Vediamo come fare.
Prima di tutto dobbiamo contestualizzare la previsione facendo riferimento al fatto che i temporali possono essere fondamentalmente di tipo orografico, quando una massa d’aria umida è costretta ad innalzarsi seguendo un pendio, di tipo frontale, quando sono associati al transito di una perturbazione (sviluppandosi preferenzialmente in prossimità del fronte freddo) e di tipo convettivo, quando la loro origine è di natura termica. In questa sede analizzeremo l’ultima tipologia, sia perché caratteristici dell’attuale stagione estiva ma soprattutto perché spesso possono risultare calamitosi in aree geografiche estremamente ristrette con riferimento particolare al recente caso di Cagliari del 24 giugno. Per prevederli non si può prescindere dall’analisi, oltre che del contesto sinottico, del diagramma aerologico e degli indici di instabilità, da considerarsi a tutti gli effetti una carta di identità della colonna atmosferica. A livello sinottico la presenza di aria molto fredda in quota, in scorrimento sul bordo orientale di un promontorio anticiclonico sub tropicale esteso dall’entroterra marocchino/algerino fino alle isole britanniche (qui con isolamento di una cella di blocco con valor di pressione al suolo superiori ai 1025 hPa), era favorevole alla formazione di temporali sulla Sardegna. Ma anche a Cagliari? E con quale intensità?

Diagramma aerologico di Cagliari

Veniamo al dunque e prendiamo finalmente in mano il diagramma aerologico di Cagliari relativo alla mattina del 24 giugno (frutto dell’elaborazione dei dati provenienti dal radiosondaggio) cercando di capire se l’atmosfera del mattino era favorevole alla formazione di temporali. In questo caso analizzeremo un diagramma già “costruito” nel quale, oltre all’andamento della temperatura (curva di stato, linea rossa) e del dew point (linea tratteggiata nera) con la quota, è presente la TAP (Theorethical Air Parcel line, linea grossa nera), ovvero il profilo verticale della temperatura di una particella d’aria “ideale”. Tralasciando il procedimento seguito per tracciarla (per il quale si utilizzano i valori al suolo di temperatura dell’aria, di dew point, e le trasformazioni adiabatiche secche ed umide), se tale linea, come nel caso in esame, si trova a destra della curva di stato l’atmosfera è instabile e l’instabilità aumenta man mano che cresce il divario termico tra la temperatura dell’ambiente e della particella d’aria in ascesa. L’area in rosso, compresa tra la TAP e la curva di stato (limite inferiore individuato dall’LFC) rappresenta graficamente il CAPE (Convective Available Potential Energy), ovvero l’energia potenziale disponibile per la convezione. Valori di CAPE superiori ai 2800 j/kg indicano un’elevata possibilità di temporali, anche forti e tornadici. L’area in blu, molto sottile e posizionata nella parte bassa del diagramma sotto il CAPE, è il CIN (Convective Inhibition) e ci dà una chiara idea dell’energia disponibile (J/Kg) in bassa troposfera ad impedire l’innesco di ipotetici moti convettivi. Il CIN è un valore negativo e in questo settore la particella d’aria è più fredda dell’ambiente circostante. Valori di CIN prossimi a 0 (-17 j/kg) stanno ad indicare un’atmosfera praticamente predisposta a spontanei moti convettivi. La conferma arriva anche dalla temperatura convettiva (Tc) a 25,7°C, intesa come temperatura che deve raggiungere lo strato d’aria prossimo al suolo affinché possano innescarsi moti ascensionali senza forzanti, valore raggiunto poi nel primo pomeriggio sul capoluogo sardo. Particolarmente indicativi anche i valori di LCL e LFC. Il primo indica il livello di condensazione forzata ossia la quota alla quale avviene la condensazione di una massa d’aria costretta a salire per forzanti quali possono essere ostacoli orografici, fronti o, come nel caso in esame, convergenze tra correnti al suolo rinforzatesi e organizzatesi soprattutto nel pomeriggio. In sostanza fornisce l’altezza delle basi delle nubi temporalesche e chiaramente, più è bassa la quota (414 m!) più i bassi strati atmosferici sono umidi ed instabili. Inoltre, con LCL così bassi aumentano le possibilità che eventuali formazioni tornadiche vadano in touch down raggiungendo il suolo. L’LFC (livello di libera convezione) è invece il primo livello che raggiunge una particella sollevata dalla superficie in cui la sua temperatura sia maggiore di quella dell’ambiente circostante. In sostanza, da questo livello la particella possiede una galleggiabilità positiva ed è libera di salire senza necessità di energia aggiuntiva da parte dell’ambiente. In questo caso particolare LFC e LCL coincidono perché l’atmosfera sulla verticale di Cagliari, specialmente nei primi 3000 metri, è super adiabatica.

La scala del Convective Available Potential Energy (CAPE)
Scala dell’indice di Whiting (KI)
Scala del Lifted Index (LI)

Riassumendo, una volta portata a condensazione (poco oltre i 400 metri) l’ipotetica particella d’aria si trova già ad essere più calda dell’ambiente circostante ed in grado di proseguire la sua corsa verso le alte quote troposferiche autonomamente liberando calore latente di condensazione fino a c he non esaurisce il suo contenuto di vapore. Fino a che quota può svilupparsi il moto convettivo? Quanto può elevarsi la torre temporalesca? Ci viene in aiuto il parametro dell’lfcEL, il livello nel quale la particella d’aria in ascesa raggiunge la stessa temperatura dell’ambiente circostante esaurendo quindi la spinta convettiva, qui fissato a 12083 metri, addirittura superiore al naturale limite dell’inversione termica della tropopausa (TROP LvL) a 11672 metri. Quindi, le eventuali correnti ascensionali che alimentano il temporale (updrafts) possono avere un’energia cinetica tale da finire la loro corsa qualche centinaio di metri oltre la tropopausa, all’ingresso della stratosfera con possibili spettacolari formazioni nuvolose a cupola dette “overshooting top”. La conferma di uno sfondamento in stratosfera arriva anche dalla scansione satellitare che riporta le temperature al top delle nubi che proprio sul capoluogo sardo raggiungono i -65°C. Particolarmente predittiva è la stima della stabilità atmosferica tramite il Lifted Index (LI). E’ l’indice di instabilità probabilmente più usato ed esprime in °C la differenza tra la temperatura di una particella d’aria salita dal suolo e la temperatura dell’ambiente a 500 hPa. Il valore di -8,2°C è molto basso e insolito per le nostre latitudini (severa instabilità) e indica che l’aria delle termiche ascensionali è molto più calda dell’ambiente circostante e in grado di accelerare notevolmente durante la salita con sviluppo di violenti temporali. L’indice di Whiting (KI) valuta l’instabilità atmosferica tra gli 850 hPa e i 500 hPa prendendo in considerazione temperature, umidità a tali altezze e l’avvezione di vorticità alla quota di 500 hPa. Valori a 36,7 innalzano la possibilità di temporali oltre l’80%. Il Precipitable water (Water) ci da una chiara stima del contenuto di umidità presente nella colonna d’aria e viene espresso in millimetri. Valori superiori ai 20 mm indicano un quantitativo sufficiente per lo sviluppo di temporali, 42 mm (4,24 cm) sono invece favorevoli a nubifragi. Il Total Totals (TT) è un indice che prende in considerazione il gradiente termico verticale tra gli 850 hPa e i 500 hPa e l’umidità presente alla quota di 850 hPa. Un valore di 50,1 sta ad indicare un’elevata possibilità di fenomeni temporaleschi, con localizzate strutture violente in grado di generare tornado. Insolitamente elevato per la Sardegna anche lo SWEAT index (Severe Weather Threat Index) che invece tiene in considerazione lo shear (variazione) del vento e altri parametri termodinamici (TT). L’indice è stato coniato per gli Usa e ha carattere predittivo per quanto riguarda temporali violenti e tornado. In ambiente americano non è raro che raggiunta valori anche superiori a 600. In Italia i temporali risultano violenti con valori di SWEAT dai 200 in su (196,6 su Cagliari). Il Bulk Richardson Number (BRN) è un importantissimo parametro che ci aiuta a prevedere la struttura del temporale ed è intesa come rapporto tra la spinta di galleggiamento (stimata attraverso il CAPE) e il wind shear verticale dell’ambiente. Mentre la forza dell’updraft è correlata al CAPE, la struttura della cella dipende dal wind shear verticale.

La struttura temporalesca dove si noteano l’inflow, la tail e la shelf cloud
Immagine satellitare con la temperatura delle sommità delle nubi
Lo scatto dal meteosat alle ore 16:30
La sinottica a quota 500 hPa
Foto dal satellite alle ore 16:00

Generalmente se il BRN è inferiore a 10 lo shear prevale sulla spinta di galleggiamento e tende in qualche modo a lacerare le potenziali celle. Valori di BRN compresi tra 10 e 35 (nal caso in esame, 28) tendono a favorire la formazione di supercelle. Oltre i 50 la spinta di galleggiamento prevale sullo shear verticale rendendo decisamente più probabili strutture temporalesche a multi cella. Ci possiamo fare un’idea ancor più dettagliata sulle caratteristiche del temporale osservando il diagramma (a sinistra) che prende in considerazione il CAPE e lo shear nei bassi strati atmosferici (4km). In questo caso appaiono probabili temporali di forte intensità con caratteristiche al limite tra multicelle e supercelle. Chiudiamo l’analisi degli indici di instabilità menzionando rapidamente il Boyden index nella cui formula non compare l’umidità ma lo spessore in decametri dello strato atmosferico compreso tra i 700 hPa e i 1000 hPa e la temperatura a 700 hPa. Premettendo che le sue performance sono migliori in occasione di temporali frontali si può comunque dire che valori dell’indice superiori a 95 (nel caso in esame 98,5) sono favorevoli alla formazione di intensa fenomenologia temporalesca.
Il diagramma aerologico del mattino forniva dunque una fotografia piuttosto nitida di quelle che erano le caratteristiche della colonna atmosferica sulla verticale di Cagliari. Le condizioni termodinamiche non solo erano favorevoli allo sviluppo di temporali ma gli indici di instabilità lasciavano ipotizzare la presenza di fenomenologia intensa, caratterizzata da forti moti ascensionali, forti raffiche di vento, grandinate e precipitazioni ad intensità di nubifragio. E infatti nel primo pomeriggio il capoluogo sardo è stato interessato un flash flood (alluvione lampo) provocato da un violento temporale intensificatosi notevolmente proprio sopra la città per la presenza nei bassi strati di una organizzata linea di convergenza di correnti. Gli accumuli pluviometrici oscillavano dai 25 mm dei settori occidentali ai 40 mm di quelli orientali in circa 40 minuti. Fenomenologia temporalesca che, poco prima di immettersi sul Golfo degli Angeli, ha raggiunto la massima intensità sviluppando spettacolari formazioni nuvolose accessorie. Nelle foto, che si riferiscono a quei momenti, è possibile notare la maestosa shelf cloud, originata dagli intensi rovesci in avanzata, e l’inflow tail nel settore in cui era presente l’updraft principale.

Video di Antonietta Martinez pubblicato su Facebook

 

Analisi tecnica a cura di Matteo Tidili di youtg.net

Meteo che scegli, tempo che trovi. Guida alle previsioni meteo di app, web e tv

Dal 10 giugno in libreria edito da Imprimatur Meteo che scegli, tempo che trovi.
Guida alle previsioni meteo di app, web e tv di Serena Giacomin, meteorologa certificata del Centro Epson Meteo, climatologa e presidente dell’Italian Climate Network, il movimento italiano per il clima.

Questi sono anni in cui la mattina appena svegli controlliamo lo stato del cielo dallo smartphone
invece di guardare fuori dalla finestra. Incapaci di accettare l’incertezza legata a una previsione
meteorologica, riponiamo un’innaturale fiducia nei confronti dei mezzi tecnologici, ormai trasformati
in oracoli.

La copertina del libro

Scorriamo i dati delle app ogni ora mangiandoci le unghie e non resistiamo alla tentazione di
guardare le previsioni del tempo con settimane di anticipo per calendarizzare al meglio gli impegni.
Confrontiamo più fonti meteo, consultando diversi siti web o app, alla ricerca della previsione che
ci piace di più, il raggio di sole che scaldi il nostro weekend al mare. Viviamo un’epoca di meteomania,
ma siamo sicuri di sapere che cos’è davvero una previsione del tempo e in cosa consiste il
mestiere del meteorologo?
Distinguere una previsione affidabile da una acchiappa-click può salvare il nostro picnic, ma in
gioco c’è molto di più quando si tratta di allerta meteo e fenomeni estremi. Per questo diventare
utenti consapevoli dei servizi meteorologici è sempre più importante, con l’aumentare della loro
popolarità e con il cambiamento climatico in atto.
Siamo sicuri che una nuvoletta con il fulmine accanto al nome del nostro comune corrisponderà a
un temporale proprio dove ci troviamo noi? La meteorologia è una scienza esatta? E chi l’ha
inventata?
Questo libro, scritto con uno stile limpido come un cielo di montagna, spiega come si forma il dato
meteo, che cosa fa il meteorologo e la sua importanza. Restituendoci il piacere di guardare verso
l’alto per capire cosa sta succedendo nell’atmosfera, e insegnandoci a godere del bello e del
cattivo tempo.
Serena Giacomin, laureata in Fisica a Bologna con specializzazione in Fisica dell’Atmosfera, è
meteorologa certificata del Centro Epson Meteo, climatologa e presidente dell’Italian Climate
Network, il movimento italiano per il clima. Conduce le rubriche meteo in onda sui canali Mediaset
(Canale 5, Italia Uno, Rete 4, TgCom24, Iris, La5), in radio (RTL, Radio Monte Carlo, Virgin Radio,
Discoradio, Radio Subasio). Oltre alle attività di analisi previsionale, è impegnata nel Progetto
Scuole per portare meteo e clima tra i banchi dei bambini e dei ragazzi di oggi.
La sua passione per la meteorologia è nata veleggiando, da quando, all’età di otto anni, ha messo
per la prima volta i piedi in barca.

Imprimatur

CALDO “mitologico” a inizio luglio? Non esageriamo

E’ vero, un po’ di caldo arriverà, ma andiamoci piano però… e soprattutto ridiamoci sopra e cerchiamo di capire che sta succedendo.

Anzitutto una premessa: sapete quello che succede gridando tutti i giorni “al lupo al lupo”…. Ma come, credi a Caronte poi ridicolizzi un’eventuale allerta emanata dalla Protezione Civile? Non è il caso attuale, tuttavia ci vien da pensare che sia davvero strana la mente umana, tanto capace quanto mal utilizzata. Basti rendersi conto che, tra tutti gli esseri viventi, la nostra specie è l’unica che sfrutta le proprie capacità per autodistruggersi.

E così, tali forbite menti, dopo aver taciuto ad ogni allarme procurato nel corso dei mesi e delle stagioni, dopo aver contribuito per anni a fare da lustrascarpe ai divoratori di aragoste, diventati tali a suon di notizie false e tendenziose, dopo aver creduto a Lucifero più che all’Arcangelo Gabriele, avranno ancora da ridire. E se la prendono con chi? Non con i “filodrammatici” nati, ma con coloro i quali sono sempre andati contro corrente, producendo un servizio corretto al prezzo di essere rimasti nell’oblio. Come dire: cornuti e poi anche mazziati.

Alcuni sedicenti professori della meteo-climatologia, ad esempio, giurano che il caldo è normale d’estate, c’è sempre stato, “se lo ricordano” e un ricordo vale certo più della banca dati standardizzata dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale. Altri giurano che non è estate se non ci sono 40 gradi.

A proposito, quel caldo epico millantato da giorni dove è finito? Sparito, o per lo meno ridotto, ancor prima di nascere. Come sempre, quando si ha troppa fretta, si finisce per arrivare dopo e male. Così i traghettatori dell’inferno (anche) questa volta se ne staranno con i battelli fermi in porto, pure se qui il Trattato di Dublino c’entra poco. Quel che resta di quella terrificante ondata di caldo presa troppo in anticipo – ma si dai ci hanno provato – non sarà nient’altro che un normale spicchio di estate mediterranea.

Qualcuno, pur di aver ragione, riuscirà a tirar fuori comunque i mitici 40 gradi. Si, magari presi da una starata stazione amatoriale appoggiata su un terrazzo appena catramato della Tiburtina, oppure sopra una colonnina SOS ribaltata sull’asfalto della Carlo Felice in basso Campidano. Qualcun altro cercherà un’ulteriore maldestra  difesa: “I modelli hanno ritrattato”, I modelli sono nel pallone”, I modelli non ci capiscono niente”. Vada per l’appassionato, ma i sedicenti professionisti? Ricordiamocelo, i nostri modelli fisico-matematici – che sono prodotti numerici di grande pregio e non protagonisti di “Uomini e Donne”- non han fatto nient’altro che il proprio dovere: hanno ricalcolato giorno dopo giorno gli scenari utilizzando dati freschi… Che siano stati troppo freschi questa volta?

Luca Angelini

 

23 Giugno : inaugurazione Meteo Museo Edmondo Bernacca a Fivizzano (MS)

Il Comune di Fivizzano, nell’anno del 25° anniversario della morte del Generale Bernacca (avvenuta a Roma, il 15 settembre 1993), ha voluto realizzare ed intitolare all’illustre antesignano della moderna meteorologia il “Meteo Museo Edmondo Bernacca” (MMEB).
La cerimonia si terrà sabato 23 giugno, con inizio alle ore 17, presso la Biblioteca Civica “Abate Gerini” di Fivizzano (MS), in Via Umberto I 26.

Ma perché un Museo della Meteorologia a Fivizzano?
“Innanzitutto – afferma il Sindaco, Paolo Grassi – per ricordare alla cittadinanza e, soprattutto, alle nuove generazioni la figura preziosa e signorile di Edmondo Bernacca, che all’affabilità dei modi e allo stile comunicativo personale, ma scientificamente rigoroso, univa la rara dote della semplicità. Le sue Previsioni del Tempo, trasmesse dalla televisione pubblica negli anni settanta, divennero subito un intrattenimento serale da non perdere, dove imparavamo a familiarizzare con millibar ed isobare, scoprendo finalmente, seguendo la sua bacchetta, dove fossero le Azzorre”.
“Tutto era sempre chiaro e comprensibile – aggiunge Grassi – nonostante la materia fosse di notevole complessità. La sua innata semplicità nascondeva perfettamente, come accade nelle persone veramente colte, la sua profonda conoscenza della materia”.

Dopo aver insignito, nel 1991, il celebre Generale Meteorologo della Cittadinanza Onoraria di Fivizzano, nel 2009 lo stesso Comune ha deliberato di intitolargli anche una Via del Capoluogo.

“L’istituzione del Meteo Museo Edmondo Bernacca – continua il Sindaco – vuole anche rappresentare un luogo di avvicinamento e di approfondimento al mondo della Meteorologia e delle previsioni del tempo; un sito ove poter acquisire, con l’ausilio degli strumenti multimediali e di una piccola stazione meteorologica, alcune nozioni basiche ed elementari dello studio e della conoscenza del Tempo.
I figli Federica e Paolo e la Famiglia Bernacca hanno manifestato la volontà di lasciare in comodato d’uso al Comune di Fivizzano il materiale storico-scientifico, i documenti ed i cimeli appartenuti al Generale. L’Amministrazione Comunale, facendosi interprete del generoso gesto, ha inteso dare vita proprio a Fivizzano al Meteo Museo Edmondo Bernacca.
Vorremmo che il MMEB –conclude il Sindaco di Fivizzano – diventasse un punto di riferimento scientifico per coloro che sceglieranno di fare ricerche e tesi di laurea sull’argomento.”

Testo a cura del  Colonnello Sergio Pisani – Segretario AISAM

Outlook Estate 2018

Introduzione

La primavera appena trascorsa ha risentito per la prima metà del potente MMW avvenuto a Febbraio che, come da letteratura, ha condizionato il segno dell’AO verso la negatività per un periodo di circa 60 giorni.

Nella seconda metà invece si è assistito al fisiologico rinforzo del VPT, dato che il warming non si è rivelato Final, con valori AO/NAO positivi che perdurano tutt’ora.

Questo pattern ha portato all’esasperazione del tripolo atlantico (disposizione delle SSTA – + – chiaro segnale di prosecuzione di zonalità atlantica e NAO +.

Per quanto riguarda invece il settore pacifico, abbiamo registrato il perdurare della fase mediamente negativa del PNA, infuenzata dal cambio di segno della PDO avvenuto negli ultimi mesi a seguito dell’episodio di NINA dello scorso inverno.

Andando a monitorare l’andamento della convezione tropicale in questo finale di primavera, abbiamo assistito ad un ITCZ leggermente più basso della media ad ovest (complice delle ssta atlantiche in area TNA e TSA che indeboliscono l’intensità del WAM) e circa in media o di poco sopra ad est.

Un ENSO in debole fase negativa e lo IOD positivo hanno portato nel corso della primavera a ricorrenti fasi della MJO nei settori 8-1-2-3.

Proiezione dei principali indici nel trimestre estivo

Durante il trimestre estivo dovremmo assistere a condizioni attorno alla neutralità in area ENSO.
Un’eventuale possibile passaggio a condizioni di El nino sul finire della stagione non dovrebbe influenzare in alcun modo la circolazione sul comparto Europeo.

Il monsone Africano di nostro specifico interesse ovvero il WAM dovrebbe attestare l’W-ITF su un livello dapprima inferiore e poi grossomodo in linea con la media del periodo
Il monsone Indiano dovrebbe attestarsi su un’intensità grossomodo nella media stagionale o leggermente superiore per gran parte della stagione, in probabile calo nella fase finale.

Le ssta atlantiche, stanti le condizioni di cui sopra, dovrebbero mantenere un assetto costante durante la prima parte della stagione estiva.

Un discorso a parte merita la localizzazione prevalente della convezione tropicale che in considerazione del segnale ENSO e IOD potrebbe condurre a rivedere fasi piuttosto rare per gli standard dell’ultimo ventennio.

Proiezione per il mese di Giugno 2018

Per quanto concerne la circolazione sul comparto Europeo ci aspettiamo un pattern assimilabile ad WR4.
Tale pattern vedrebbe un’omega altopressorio con un radice mobile che andrebbe ad alimentare costantemente un’anomalia positiva di GPT e termiche su centro Nord Europa.
Tuttavia, stante la probabile mobilità della radice altopressoria, è presumibile che l’anomalia di cui sopra trasli temporaneamente a SE in ragione della temporanea risoluzione dell’omega altopressorio.

In questo contesto medio per l’Italia ci aspettiamo:

Al Nord Italia (specie settore ovest) per effetto di una sinottica tendenzialmente meridionale a basso gradiente, con passaggi instabili che potrebbero coinvolgere temporaneamente anche il centro Italia.
Al sud della penisola sinottica che si manifesterebbe con maggiore presenza di promontori stabilizzanti di prevalente matrice nord Africana.

– Contesto termico e di gpt generalmente sopra le medie di riferimento.
– Contesto precipitativo sopra le medie segnatamente sulle regioni occ.li del centro Nord.

Linea di tendenza per il mese di Luglio e Agosto

In assenza di elementi che possano stravolgere il quadro medio della circolazione Europea, è lecito aspettarsi un mantenimento del pattern prevalente di Giugno. Tuttavia nel corso della stagione un abbassamento previsto del monsone indiano, possibile ulteriore arretramento del ramo principale del getto in uscita dal continente americano unitamente ad un progressivo rientro dell’anomalia negativa delle ssta, potrebbe condurre di riflesso a un moderato rinforzo della radice subtropicale oceanica più a ovest.
In considerazione di ciò è possibile che l’anomalia di GPT positiva sul NE Europa venga sostituita da una di segno opposto che potrebbe vedere una traslazione verso ovest del pattern wr4 con possibile ribaltamento dell’anomalie termiche e di GPT sulla nostra penisola. 

Anche una primavera particolarmente piovosa ha i suoi benefici

Come sappiamo la primavera è stagione di transizione, una cerniera tra l’eredità dell’inverno che ancora domina alle alte latitudini e i prodromi dell’estate che invece scaldano i motori al di là del Mediterraneo. La primavera dunque, proprio per via di questo continuo braccio di ferro, è stagione di forti contrasti favorevole alle precipitazioni. E’ quindi normale che piova in primavera, evenienza che invece durante l’estate tende a diminuire per concentrarsi essenzialmente a ridosso delle zone alpine.

Ma cosa succede se in primavera piove molto? E se piove invece molto poco?

Per spiegarlo ci serviamo della cartina allegata qui sotto: ci mostra l’attuale situazione dei suoli in relazione al quantitativo di umidità da essi contenuti. Per l’Italia si nota ad esempio che al nord e nelle zone interne del centro i suoli sono intrisi d’acqua per diversi centimetri di profondità. Situazione opposta invece sull’Europa centrale dove i terreni in superficie sono piuttosto aridi.

Ebbene dovete sapere che quell’acqua contenuta nel terreno funziona come un isolante; il terreno bagnato possiede infatti un’inerzia termica maggiore rispetto ad un suolo secco. A parità di energia solare incidente (o di avvezioni di aria calda) un suolo umido smaltirà parte del calore per attuare i processi di evaporazione, limitando così l’aumento delle temperature, cosa che non avviene invece in caso di terreni secchi, dove tutta l’energia incidente contribuirà al riscaldamento.

Nel primo caso (suolo bagnato) le temperature saliranno ma l’ascesa verrà presto rallentata o interrotta, mentre nel secondo caso (suolo secco), l’ascesa continuerà accumulando calore. E’ stato calcolato che la differenza tra un suolo particolarmente umido e uno particolarmente secco si aggira intorno a 2,5 –3°C.

Ora, potete ben capire che, nel caso sopravvengano ondate di calore estive, con apporto di aria rovente dal nord Africa, una primavera particolarmente piovosa può contribuire a mitigare in parte gli effetti, ritardandoli oltretutto nel tempo. Sono solo 3 gradi è vero, ma possono fare la differenza.

Luca Angelini

Retrospettiva dell’intenso nubifragio di mercoledì 16 maggio a Milano

Senza la pretesa di essere esaustivi, abbiamo comunque sentito la necessità di dare un’interpretazione tecnica al violento temporale che ha investito in pieno la città di Milano tra il pomeriggio e la sera di mercoledì 16 maggio.

La figura qui sotto, e ancor più l’animazione radar fornita nel video in fondo all’articolo (i dati sono a cura del Centrometeolombardo), ci danno una mano per comprendere le dinamiche che hanno lavorato alla nascita di questo autentico “mostro” del cielo.

Tutto parte quando a Milano splende il sole. I primi temporali orografici interessano da un lato (ossia a nord del Capoluogo lombardo) la fascia prealpina tra il Ticino svizzero e il solco del lago di Como in direzione della Brianza. Contemporaneamente dall’altro lato (ossia sul versante pavese dell’Appennino ligure) parte un’altra figura temporalesca multicellulare con sviluppo verso la Lomellina.

Ebbene l’aria fredda che fuoriesce dai rispettivi temporali, crea il cosiddetto “outflow boundary“, ossia un canale freddo che scende attraverso le valli Tidone e Staffora in direzione nord, proprio mentre lo stesso accade attraverso le valli Lario in verso opposto.

Le due correnti finiscono per scontrarsi proprio sulla città di Milano, dove l’isola di calore urbana viene sollevata in blocco e fornisce l’innesco di un temporale di particolare intensità (tecnicamente classificabile come “Quasi Linear Convective Sistem”)anche accompagnato da grandine, elevata attività elettrica (fulmini) e un crollo termico di quasi 10°C in poche decine di minuti.

Impressionanti i rain-rate massimi, ossia l’intensità oraria della pioggia nel momento di picco, dell’ordine di oltre 500 millimetri all’ora, pari ad un diluvio equatoriale. I quartieri maggiormente interessati sono stati quelli ad ovest e a sud-ovest della città, dove sono caduti fino a 60 millimetri (60 litri d’acqua su ogni metro quadrato) in soli 30 minuti.

Il sistema temporalesco poi, seppur attenuato, insiste sulla città anche in serata traslando lentamente verso sud, trasportato dalle deboli correnti in quota, mentre la parte intensa dello stesso procede verso il Varesotto sotto la spinta dell’outflow prevalente (da sud-est), dove replica il corollario dei fenomeni visti nel Milanese.

Luca Angelini

LA DICHIARAZIONE DI AISAM SULLA COMUNICAZIONE IN MATERIA DI PREVISIONE DI EVENTI METEOROLOGICI AVVERSI E SULL’EMISSIONE DI ALLERTE DA PARTE DI SOGGETTI NON ABILITATI

L’Associazione MeteoNetwork condivide nella sua totalità la dichiarazione emessa lo scorso 12 Marzo 2018 dal Consiglio Direttivo AISAM di cui il nostro Presidente Marco Giazzi ne fa parte.

Riportiamo per intero il comunicato con la raccomandazione di diffonderlo il più possibile.

 

DICHIARAZIONE SULLA COMUNICAZIONE IN MATERIA DI PREVISIONE DI EVENTI METEOROLOGICI AVVERSI E SULL’EMISSIONE DI ALLERTE DA PARTE DI SOGGETTI NON ABILITATI

Approvata all’unanimità dal Consiglio Direttivo nella seduta del 12 marzo 2018

L’Associazione Italiana di Scienze dell’Atmosfera e Meteorologia esprime viva preoccupazione per il sempre più frequente dilagare, sui mezzi di comunicazione, di previsioni relative ad eventi meteorologici intensi emesse da soggetti non dotati di comprovata qualificazione in materia e – fatto ancora più grave – per la pubblicazione, da parte degli stessi soggetti, di avvisi relativi a presunti pericoli per la sicurezza pubblica, in grave interferenza con il ruolo delle Pubbliche Autorità preposte per legge alla tutela dei cittadini.

Complice la mancanza di strumenti di vigilanza, oggi chiunque, senza dover rendere conto di quale sia la propria qualificazione tecnico-scientifica e le modalità operative di cui si è avvalso per produrre quelle informazioni, può facilmente propagare – su internet, attraverso i social media e mediante le applicazioni per dispositivi mobili – previsioni relative ad eventi meteorologici, che possono poi venire ulteriormente rilanciate e amplificate acriticamente da agenzie, organi di stampa e servizi radiotelevisivi.

AISAM ritiene che, fermo restando il diritto alla libertà di espressione tutelato dalla Costituzione, vada altresì tutelata la sicurezza dei cittadini, e offerti loro strumenti chiari per discernere la competenza e l’affidabilità delle fonti di informazione in materia di previsioni meteorologiche. Ritiene altresì che la diffusione incontrollata di informazioni non verificate, e non conformi agli standard di qualità oggi riconosciuti nel settore, soprattutto laddove interferisca con il ruolo dei servizi preposti, vada adeguatamente ed efficacemente perseguita e sanzionata dalle Pubbliche Autorità competenti, ivi inclusa la Magistratura, a tutela della società e dei singoli dei cittadini.

AISAM esorta altresì gli Organi Legislativi a provvedere norme adeguate per assicurare in Italia l’esercizio delle professioni connesse alla meteorologia, tanto in ambito pubblico che privato, conformemente agli organismi internazionali e ai migliori standard oggi esistenti nei Paesi più avanzati.

AISAM invita infine gli organi di stampa e gli operatori della comunicazione a prestare particolare attenzione, nel dare diffusione in materia di allerte per eventi meteorologici avversi, solo a informazioni provenienti dalle fonti istituzionali preposte.

Associazione Italiana di Scienze dell’Atmosfera e della Meteorologia

BURIAN BIS E NEVE A PASQUA, SONO TUTTE METEO-BUFALE

Riportiamo anche sulla nostra home page un articolo pubblicato sui siti del Centro Epson Meteo e di Meteo.IT

Non credete a chi parla di Burian Bis o lancia previsioni allarmanti per la Pasqua: la meteorologia non è la scienza di chi la spara più grossa

 

Allarme! Allarme! Il 21 marzo arriva Burian bis! E a Pasqua nevicherà! Ecco la nuova fake news che circola su molti organi di stampa e siti web ed già diventata, purtroppo, un virale passaparola. L’indice di affidabilità di questa “previsione” è talmente basso da non essere nemmeno quantificabile e questa ipotesi allarmistica ha la stessa valenza scientifica del lancio di una monetina e forse anche meno.

Il 21 marzo sul nostro Paese potrebbe essere una bella giornata di primavera con sole e 20 gradi, potrebbe piovere diffusamente con cielo coperto, potrebbe fare più caldo del normale oppure più freddo. Con 14 giorni di anticipo ogni scenario potrebbe essere possibile. Non è deontologicamente accettabile che vengano diffuse “previsioni” allarmistiche basate su una singola emissione di un modello, il Gfs americano, che già oggi è tornato sui suoi passi.

 

La meteorologia non è la scienza di chi la spara più grossa. Utilizzando questo metodo si potrebbero prevedere decine di scenari catastrofistici con settimane di anticipo.

Quante volte abbiamo dovuto leggere bufale sull’arrivo del “gelo apocalittico” o di ondate di caldo dai nomi infernali? Nel nostro Paese non esiste una Legge tuteli e regoli il settore della meteorologia e alcuni siti, a volte anche famosi, hanno come unico scopo quello di ottenere click e guadagni facili grazie all’informazione di bassa qualità.

 

Le previsioni sbagliate e allarmistiche e le meteo-bufale danneggiano gli utenti e tutti i cittadini. Il consiglio che ci sentiamo di dare è quello di non credere a chi preannuncia, con molto anticipo, catastrofi e fenomeni meteo estremi e di non credere a chi usa termini sensazionalistici e poco scientifici.  Le previsioni sono veramente affidabili solo fino a 5 giorni e dunque non fatevi ingannare da chi predice il futuro come un indovino. I meteorologi seri sanno quando emettere una previsione ufficiale relativa a un’ondata di gelo, mentre gli indovini tentano la sorte. La buona meteorologia, corretta e professionale, è fondamentale per un Paese come il nostro alle prese con gli effetti dell’estremizzazione del clima.

Non lasciamo che questa meravigliosa scienza venga infangata da chi ha a cuore solo facili profitti.

Associazione MeteoNetwork OdV
Via Cascina Bianca 9/5
20142 Milano
Codice Fiscale 03968320964