Spruzzata di NEVE a Roma questa sera? Perchè no?

Spendiamo volentieri due parole su un evento sempre molto atteso dagli amici Romani, quello della NEVE nella città più bella del mondo. Una possibilità  già messa sul piatto in questo VIDEO meteo e che ora siamo qui a confermare.

Utilizzando il prodotto rappresentato in figura (si chiama meteogramma), elaborato sulla base del modello americano GFS, si ricava una sorta di spaccato dell’atmosfera sulla verticale della città capitolina, con alcuni importanti elementi di prognosi che, per quanto qui semplificati, possono essere utili per capire se, come e quando nevicherà.

Chi non è interessato all’analisi tecnica (per quanto molto semplificata), può saltare subito sotto dal capoverso “in conclusione”.

  • 1) Noi invece partendo dall’alto della figura qui sopra, dove abbiamo il grafico delle precipitazioni previste, con accumuli in millimetri per ora. Si nota che tra le 22.00 e le 05.00 UTC (ossia tra le 21.00 e le 04.00 locali) ci saranno precipitazioni moderate.
  • 2) Il secondo grafico sotto rappresenta lo spessore della colonna d’aria dal suolo sino alla superficie di 500hPa. Quando quest’ultima è inferiore a 5.400 metri di altezza geopotenziale (molto simile alla quota geometrica quindi se vi viene più facile pensatela così) significa che l’aria è fredda e favorevole alla caduta di neve fino al suolo. E questo è quello che risulta nella fascia oraria sopra indicata.
  • 3) Questo viene confermato anche dal campo di temperatura previsto alla superficie di 850hPa, che corrisponde ad una quota geometrica di circa 1.500 metri e che oscilla tra i -2°C e i -4°C, sempre nella fascia oraria serale-notturna tra domenica 25 e lunedì 26 febbraio.
  • 4) Scendendo al suolo si può constatare che, sempre in quella fascia oraria, la temperatura dell’aria si attesterà su valori prossimi allo zero, tra +3°C e 0°C. In considerazione del fatto che, i corrispondenti valori di “bulbo bagnato” (una speciale temperatura, qui non segnalata, e che comprende il raffreddamento dell’aria da parte della precipitazione in caduta) sono sotto lo zero per la secchezza dell’aria, si evince che i valori positivi della temperatura scenderanno a 0°C nel momento in cui la precipitazione sarà più intensa. E questo ricade ancora nella fascia oraria suddetta.
  • 5) Infine, particolare da non trascurare, il passaggio sulla zona del minimo di pressione, rilevabile dall’ultimo grafico in basso.

Dunque, IN CONCLUSIONE: le timide schiarite di domenica mattina saranno seguite da annuvolamenti in rapido sviluppo, cui si aggiungerà anche qualche rovescio di pioggia nel corso delpomeriggio. Dalla sera subentrerà poi un calo delle temperature e una intensificazione delle precipitazioni, con la pioggia che potrà trasformarsi in neve a partire dalle 20.00-22.00 fino alla seconda parte della notte su lunedì.

Una situazione come quella descritta non garantisce eventuali accumulo di neve al suolo, anche se nel corso delle precipitazioni più intense potrà indubbiamente imbiancare a macchia di leopardo, soprattutto nei quartieri alti e/o orientali della città. Insomma al più, un velo bianco, qualche centimetro qua e la; nulla di paragonabile con la nevicata del 1985 ovviamente…. Ma che fascino!

Luca Angelini

Nuova perturbazione in arrivo, ancora maltempo al Sud

La perturbazione n.5 del mese sta marciando velocemente verso sud, il tempo sta peggiorando rapidamente sull’area tirrenica e le isole maggiori, con precipitazioni già presenti sulla Sardegna.

In giornata attese diffuse condizioni di maltempo anche sull’area peninsulare, specie su Sicilia tirrenica, Calabria, Basilicata  e parte della Campania con fenomeni diffusi e nevicate a tratti abbondanti possibili anche fino a quote medio-basse.

Qualche precipitazione irregolare attesa anche sul Medio Adriatico e la Puglia, con nevicate sui rilievi appenninici fino a bassa quota su Marche e Abruzzo, quota neve in calo in serata/nottata anche sulla Puglia con qualche fiocco possibile fino a quote collinari.

Tempo buono sul resto del Paese, in un contesto freddo specie al Nord.

Mappe consultabili su www.meteonetwork.it/models

Major Midwinter Warming split 2018 ed effetti in troposfera: una difficile prognosi – a cura del CTS

Lo split stratosferico conclamato il 12 febbraio presenta alcune particolari caratteristiche che rendono difficili valutarne l’impatto in troposfera.

Il breakdown del vps infatti avviene con valori da pieno strat cooling come lo dimostra ampiamente il valore del North Annular Mode solo pochi giorni prima.

Cromografia del North Annular Mode

La separazione dei lobi indotti dall’intrusione dell’alta stratosferica in sede polare a 10 hpa, avviene infatti con valori di profondità notevoli in area canadese (ancora sotto i 2800 dam!). Normalmente, a seguito dell’inversione di gradiente termico e barico, i flussi di calore vengono soppressi e il raffreddamento che riparte dall’alta stratosfera ( a partire da 1 hpa) va a trasferire forzando il momento easterlies verso i piani più bassi fino in troposfera ove si parla di avvenuta propagazione. Tuttavia se i flussi di calore, a causa della resistenza iniziale del nocciolo canadese, continuano a trasferirsi verso l’alto rallentando quindi il trasferimento dei venti antizonali verso il basso, la dinamica di split assume temporaneamente le caratteristiche più tipiche di un displacement ben evidenziata dalla classica divergenza dei vettori dell’e.p. flux:

Anche la “particolare” disposizione dell’onda troposferica pacifica (posizionamento molto ad ovest ma forte stazionarietà) connessa al collocamento dei centri di vorticità , potrebbe essere alla base della “lenta” e/o diluita risposta troposferica.

Onda addossata alla west coast pacifica

Caratteristica dei Major Midwinter Warmings di tipo split è quello di generare quello che in letteratura viene chiamato t-s-t event che scandisce due momenti separati della dinamica. Il primo è l’evento troposphere – stratosphere ovvero quello di trasferimento verso l’alto degli eddy heat e momentum fluxes fino alla rottura dell’onda planetaria. Il secondo è l’evento di risposta stratosphere-troposphere che presuppone la discesa propagativa del momento easterlies fino in troposfera ovvero la propagazione. Sono fasi distinte ove l’interferenza della prima sulla seconda ne attenua e rallenta la dinamica fino a lasciare sospesa la fase propagativa in troposfera proprio come se si trattasse di un MMW tipo displacement. In realtà c’è un’importante differenza tra i due riscaldamenti maggiori (split e displacement) che va oltre al modo nel quale si verificano e che si concretizza nel momento di risoluzione degli eventi stessi. Mentre infatti lo split si risolve attraverso una completa impermeabilizzazione ai flussi di calore da parte degli strati antizonali generati dall’evento e quindi da un progressivo raffreddamento stratosferico che riparte dall’alto, il displacement si risolve dai piani inferiori della stratosfera (dal momento che sovente in troposfera non si propaga affatto). Se oggi noi osserviamo le mappe stratosferiche nel long range, possiamo notare che mentre l’inversione del gradiente termico si sta risolvendo a partire dall’alto (1/2 hpa) quello barico rimane sostanzialmente “imballato” dalle difficoltà propagative dovute all’interferenza della fase t-s.

   

Tuttavia è da ritenersi verosimile, dato il raffreddamento in atto a 1/2 hpa che anche l’inversione del gradiente barico avverrà ivi a breve permettendo in tempi comunque più dilatati la probabile discesa degli effetti dello split fino in troposfera in quanto comunque di split stiamo parlando e non di displacement. E’ verosimile che il progressivo raffreddamento visto dai modelli a partire dall’alto non ci dovrebbe permettere neppure di classificare questo evento come “Final Major Warming” benché i tempi molto dilatati di propagazione in troposfera, dovuti al ritardo nel ristabilire il gradiente orizzontale di pressione, rendano questa dinamica molto affine ai riscaldamenti stratosferici di fine stagione di tipo Major, quelli che a partire dall’alta stratosfera, sostituiscono in modo definitivo il vps con un’alta polare. Infatti, in accordo con quanto dice l’OMM siamo in presenza di un Major SSW poiché abbiamo inversione del gradiente di temperatura e dei venti zonali alla quota di 10 hPa, latitudine 60 °N.

 

Tutta la verità sullo Stratwarming 2018

Gli amici del Comitato Tecnico Scientifico potrebbero certamente fare molto meglio del sottoscritto, entrando in analisi tecniche particolarmente approfondite. Ma lo scopo di questo editoriale è quello di spiegare con parole semplici ai molti appassionati e alla gente comune cosa sta accadendo nella stratosfera e quali potrebbero essere le conseguenze a livello pratico sul tempo di casa nostra.

Qualcuno già parla di un 1985 bis. A costoro non possiamo che rispondere non senza un pizzico di amarezza.

Amarezza perchè, come sempre, nel mondo dell’informazione meteorologica la fanno da padrone coloro i quali dovrebbero occuparsi d’altro e che, loro malgrado, stanno riuscendo a tirar dentro anche alcuni illustri professionisti. Si, perchè il giochetto di illudere i lettori scrivendo quello che loro vorrebbero sentirsi dire, è un businness troppo ghiotto per non lasciarsi andare ad un irriverente scivolone deontologico. Tanto tra due settimane nessuno si ricorderà nulla di quanto è stato annunciato e non si è poi verificato. E saremo punto e a capo.

Ma allora, come stanno esattamente le cose?

Partiamo dal comprendere il processo che sta per manifestarsi nella stratosfera polare e, per farlo, iniziamo dall’esauriente analisi descritta in questo editoriale. Ora che sappiamo di cosa stiamo parlando possiamo fare un piccolo passo avanti e, sempre nel limite che la scienza ci impone, cercare di sbrogliare la matassa per capire le eventuali conseguenze.

A tal proposito ci serviamo delle figure allegate per approfondire il discorso. Partiamo dalla figura n.1 (qui sopra, click per aprirla): si tratta di una sezione verticale dell’emisfero nord. 0N è l’Equatore, 90N è il Polo Nord. A 45N ci siamo noi, l’Italia. La vista è quindi verso ovest. La scala graduata a sinistra indica la quota (in coordinate isobariche). Da 1 a 50hPa si estende la stratosfera, sotto c’è la troposfera. Le aree a colore caldo (rosso e arancio) indicano venti portanti a prevalente componente occidentale (che quindi ci vengono incontro), quelle a colore freddo (blu e azzurro) indicano venti orientali (che ci arrivano alle spalle) .

E ora veniamo al dunque.

Figura n.1: si riferisce alla situazione attuale (sabato 10 febbraio). Si notano venti orientali nella stratosfera equatoriale (in linea con l’andamento negativo dell’indice QBO) e venti occidentali su tutti gli altri settori, a parte una piccola anomalia sopra il Polo.

Figura n.2: si riferisce alla situazione tra sette giorni (sabato 18 febbraio). Si nota una vistosa inversione dei venti in stratosfera, che si disporranno da est dal Polo fin quasi a 30N (fascia subtropicale). Queste sono le conseguenze dello Stratwarming di tipo Major. Scendendo di quota però, in troposfera laddove si svolgono i fenomeni meteorologici, si nota che i venti rimarranno disposti dai quadranti occidentali, con solo una piccola estensione dell’anomalia vista prima sopra il Polo, la quale si allunga con una debole inversione da est sino a 60N (nord Europa).

Tutta la descrizione è anche suffragata dal grafico probabilistico allegato in figura n.3 (qui sopra). Notate le conseguenze dello stratwarming che va a invertire i venti tra il 14 e il 17 febbraio. Ma in quel periodo, come abbiamo visto, il tutto si limiterà alle quote superiori, non ci sarà passaggio in troposfera.

Ora, senza venti orientali al suolo, il gelo NON potrà MAI arrivare fino a noi e pertanto, a livello concreto, noi di tutto questo, neanche ce ne accorgeremo, con buona pace per tutti coloro che si aspettano un 1985 bis.

Luca Angelini

Che sciroccata! Il nord-ovest si riprende il maltolto

Tanti mesi di siccità, più di un anno e mezzo, ma ora qualcosa finalmente si smuove. Ci voleva lo Scirocco per porre rimedio ad una situazione di deficit idrico certamente importante che affligge le regioni di nord-ovest. Il problema, se così si può dire, è che questo Scirocco arriva nel cuore dell’inverno, relegando in tal modo le potenziali nevicate solo alle quote di montagna, mediamente tra 1.200 e 1.500 metri.

A questo giro ne verrà proprio tanta, così tanta da creare probabilmente criticità sia a livello di sovraccarico dei crinali, sia per la viabilità in quota come anche per la gestione sicura degli impianti sciistici, che in questo periodo vanno a pieno regime. Per tutto quelo che serve sapere vi rimando a questo apposito approfondimento.

La dinamica degli eventi è ben spiegata in questo video e vedrà già da lunedì 8 gennaio precipitazioni importanti su Piemonte, Valle d’Aosta e Ponente ligure. Non dimentichiamo anche l’azione trasversale dello Scirocco lungo l’Adriatico, grazie al quale ulteriori precipitazioni (sempre neve a quote alte) andranno ad interessare Veneto e Friuli Venezia Giulia.

E sul resto dell’Italia cosa accadrà?

Sul resto del nord avremo cieli grigi e tempo uggioso, con nebbie in pianura, mentre al centro, al sud e sulle Isole Maggiori si avranno alternanza di annuvolamenti e schiarite, in un contesto decisamente ventoso, ma mite e con mari agitati.

Lunedì sera le precipitazioni guadagneranno però tutto il nord, ad eccezione della pedemontana emiliana orientale e della Romagna. poi passeranno direttamente al centro e al sud tra martedì 9 e mercoledì 10, pur se in maniera più rapida e sbrigativa.

A seguire affluirà aria un po’ più fresca, la quale ci promette di introdurre una successiva fase meteorologica certamente più improntata ad un inverno più classico a partire dalla seconda decade di gennaio.

Luca Angelini

 

NATALE 300 ore prima: perchè dobbiamo sempre correre così tanto?

Arrivare prima di partire. No, non è la vecchia pubblicità del Concorde, ma il modus operandi dell’appassionato meteo.

Queste dovute osservazioni partono da una presunta fase anticiclonica che parrebbe prospettarsi per i giorni di Natale.

Ora, chi segue assiduamente MeteoNetwork, certamente conosce già la risposta al quesito, ma noi ci premureremo comunque di spiegare anche a tutti gli altri una cosa ben precisa: al momento ( stiamo parlando di oltre 300 ore di anticipo)  NON è possibile conoscere il comportamento dell’atmosfera fino al giorno di Natale.

Perchè?

  • Primo motivo: il comportamento dell’atmosfera segue un andamento non lineare. La conseguenza è che piccoli errori e/o approssimazioni nello stato iniziale (il tempo di adesso) implica l’avere errori a cascata nel quadro previsto (il tempo di Natale appunto).
  • Secondo motivo: le equazioni della fisica necessarie a prevedere lo stato futuro dell’atmosfera sono approssimate per praticità di calcolo e pertanto restituiscono fin da subito un quadro che, per quanto sia il migliore disponibile, è comunque impreciso.
  • Terzo motivo: i modelli numerici utilizzati per prevedere il tempo simulano lo stato futuro dell’atmosfera e, pur avvicinandosi ad esso, non sono la realtà.
  • Quarto motivo: i modelli numerici utilizzati per prevedere il tempo simulano il territorio (catene montuose, coste, vallate, pianure) e non lo riproducono esattamente. Questo genera una ulteriore fonte di errore

Questo per dire cosa? Che nessuno può conoscere con 300 ore di anticipo se a Natale sull’Italia pioverà o ci sarà sole, se farà caldo o se farà freddo.

Limitandoci alla massima gittata previsionale possibile, possiamo solo anticipare che nei primi giorni della prossima settimana ( intorno a lunedì 18 dicembre quindi) pare probabile il rinforzo di un campo di alta pressione sul vicino Atlantico e sui settori occidentali del Mediterraneo, con l’Italia posta sul margine rispetto ad un flusso di correnti più fredde di derivazione nord-europea e probabilmente destinato ai Balcani.

Ma da qui ad affermare che il Natale trascorrerà per certo sotto una campana di alta pressione ce ne passa e la figura allegata in alto lo dimostra perfettamente.

Luca Angelini

Outlook inverno 2017 – 2018

PREMESSA

L’approccio all’outlook invernale si arricchisce sempre più della consapevolezza circa l’importanza di aver correttamente inquadrato le stagioni che lo precedono.
Gli output teleconnettivi su base statistica devono infatti essere modulati dalle condizioni al contorno al fine di inquadrare la situazione di partenza che conduce verso la stagione fredda.
Il nostro focus si allarga quindi al motore delle dinamiche invernali nello stato in cui viene a trovarsi al termine del trimestre estivo.
La progressiva maturazione del vortice polare nell’avanzamento della stagione autunnale pare essere condizionato dal livello di fusione dei ghiacci avvenuta a fine estate e dal calore che l’artico deve smaltire.
Fattore che si rivela essenziale nella diagnosi evolutiva della troposfera e delle interazioni di quest’ultima con la stratosfera.
La scorsa estate ha lasciato impressa nell’artico alcune importante differenze rispetto agli ultimi anni che sono presi in esame nelle carte di reanalisys.
Appare da subito un maggior contenimento della fusione dei ghiacci durante i mesi estivi unitamente ad un’Arctic Oscillation di valore positivo.

Confronto geopotenziali estivi

In quest’ottica il ripristino di un deciso gradiente termico tra Polo e zone equatoriale

Confronto dei vettori della corrente a getto nel trimestre estivo

è stato determinato anche dall’eccezionale anomalia del WAM. (West African Monsoon) derivante da una massiccia risalita verso nord della Cella di Hadley.
Sempre in merito all’attività tropicale c’è da menzionare il segnale emergente de La Nina, fenomeno che pare impostato come EP (quindi con i minimi di temperatura verso il continente americano) e magnitudo debole per quanto concerne i valori assoluti ma moderata in rapporto ai valori medi tropicali più elevati della norma; il quadro viene completato da un IOD(Indian Ocean Dipole) previsto neutro ma con un quadro attuale sbilanciato verso uno status positivo.
Nonostante il segnale di fondo IPO (traslato in bassa frequenza verso valori positivi), gli effetti sulla rimodulazione della Corrente a Getto tra Pacifico e Atlantico si stanno facendo strada in questo scorcio d’autunno grazie alla transizione della PDO (Pacific Decadal Oscillation).
Viene da se che anche il Tropical North Hemisphere (TNH) sta evidenziando una fase di segno negativo.

Fase positiva del TNH – la fase negativa prevede l’inversione delle polarità

Le conseguenze sono visibili sul piano del raffronto dei geopotenziali (500 hpa), della maggiore intensità e coesione della corrente a getto polare oltre che della minore intrusività dei meridional winds in sede polare. Dal parziale contenimento delle anomalìe positive in area artica discende un processo di raffreddamento anticipato ad inizio autunno date le condizioni iniziali del vortice troposferico e quindi il relativo minor calore in loco in grado di opporsi allo sviluppo dello stesso.
Va ad aggiungersi che uno stato di maturazione più avanzato da parte del vortice polare permette dinamiche verticali maggiormente sincrone con la stratosfera, un gradiente orizzontale più marcato e l’instaurazione di flussi verticali in grado di limitare il forte raffreddamento radiativo della stratosfera visto in questi ultimi anni nel periodo autunnale che discende appunto dalla loro assenza o debolezza.
Sulla base delle comparazione degli indici teleconnettivi pertanto, anche in riferimento alle premesse fatte in prefazione, l’anno che, nel trimestre invernale, ha visto maggiori analogie rispetto a quello in divenire potrebbe essere il 2005/2006.

ESAME DEL TRIMESTRE

DICEMBRE

Anomalìe previste dei gpt nel mese di dicembre

Il mese di dicembre sarà prevalentemente caratterizzato dalla reiterazione di un blocco di alte pressioni alle medio alte latitudini del nord Atlantico defilato in pieno oceano.
La condizione verrà mantenuta tale da vivaci ondulazioni in seno alla corrente a getto polare in uscita dal continente americano.
Dapprima correnti polari marittime (con temporanei contributi di natura artica) con direttrice prevalentemente nord occidentale dal Canada verso l’Europa centrale manterranno, in ambito Mediterraneo, prevalenti anomalìe negative di geopotenziale con frequenti e diffuse condizioni di instabilità.
In seguito un forte raffreddamento al suolo delle pianure eurasiatiche sarà motivo di netta deviazione delle correnti occidentali verso l’artico europeo mentre alle medie latitudini mediterranee aria continentale potrà temporaneamente interagire con masse di aria umida di matrice oceanica.
In questo contesto l’Arctic Oscillation si manterrà prevalentemente negativa, la NAO moderatamente negativa e l’EA pattern neutro-negativo.Le temperature saranno prevalentemente al di sotto della norma stagionale e gli apporti precipitativi nella norma o leggermente superiori al nord nella prima parte e al centro – sud Italia nella seconda parte del mese.

GENNAIO

Per quanto concerne l’evoluzione della circolazione atmosferica nel mese di Gennaio si vedrà una sostanziale continuazione delle dinamiche dicembrine ovvero con il mantenimento di anomalie negativa di GPT e temperature sull’Europa centro meridionale.
In accordo a quanto accennato nella tendenza per il mese di Dicembre, la divergenza del getto sul Nord Atlantico dovrebbe favorire la tendenza alla graduale traslazione dell’area caratterizzata da anomalie positive di GPT verso l’artico Scandinavo e NW Russia (assimilabile ad uno Scand+), mentre un ramo secondario del getto dovrebbe sprofondare in Est Atlantico.
L’AO è prevista rimanere su valori neutro-negativi o in lieve risalita, così come l’EA, mentre la NAO tenderà a risalire ma progressivamente nel corso del mese.
In sintesi, nel mese di Gennaio il Mediterraneo centrale dovrebbe essere interessato da correnti piuttosto fredde anche dalle pianure continentali, con anomalie termiche e di GPT negative più marcate procedendo da NW verso SE.

Anomalìe previste dei gpt nel mese di gennaio

FEBBRAIO

Tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio dovremmo assistere al progressivo smantellamento dell’anomalia positiva di GPT sul comparto russo-scandinavo, a causa del rinforzo delle westerlies in uscita dal continente americano; di conseguenza verrebbe meno l’afflusso di aria di estrazione continentale da NE sul comparto mediterraneo o quantomeno tenderebbe a traslare maggiormente verso sud est interessando più direttamente il Mediterraneo orientale.Questo a favore di correnti atlantiche più temperate intervallate da fasi di stasi altopressoria. Nonostante un suo rinforzo rispetto ai due mesi precedenti, riteniamo comunque che il getto polare potrebbe andare incontro a temporanee decelerazioni favorendo l’ingresso di nuclei di estrazione polare o artica sul Mediterraneo, in un contesto medio di AO prevalentemente neutro, NAO debolmente positiva e EA neutro/positiva.

 

Pioggia, vento, neve e freddo: diamo il benvenuto all’inverno

Lo dico in tutta sincerità: dopo l’andamento approssimativo degli ultimi inverni, speravo davvero di tornare quanto prima a descrivere queste imponenti manovre poste in essere dall’atmosfera. Partendo da un allentamento della corda atlantica, a sua volta figlia di un evidente indebolimento del vortice polare nei bassi strati, il contenuto gelido che ricopriva gli iceberg dell’oceano Artico ha trovato la via per tracimare verso le medie latitudini, una volta tanto dal lato europeo.

Ho cercato di spiegarlo in termini comprensibili a tutti, in questo video (allegato anche in fondo all’articolo): due flussi affiancati, uno dalla Groenlandia e uno dall’Artico norvegese, uniti in un sodalizio volto ad introdurre in pompa magna l’inverno sull’Europa e anche sull’Italia. Inverno meteorologico si, dal primo dicembre, ma anche inverno di fatto, per via delle condizioni meteorologiche che ci aspettano.

Un alternarsi di vento, freddo, pioggia e neve scandiranno il passaggio di consegne tra un autunno che si è distinto soprattutto per l’avarizia nelle precipitazioni e un inverno che sembra invece partire una volta tanto con il piede giusto.

Tra la neve al nord – neve che tra venerdì 1 e sabato 2 dicembre potrebbe arrivare anche in pianura, specie sulle regioni di nord-ovest – il vento che ripulirà l’aria dagli inquinanti portandoci il profumo tipico delle pure distese glaciali, la pioggia, che potrebbe localmente arrivare abbondante, specie al centro-sud, gli ingredienti per una fase meteorologica di grande interesse ci sono tutti e potrebbero insistere per tutta la prima settimana di dicembre.

Il vortice nato in seno all’aria artica si adagerà infatti sui nostri mari di ponente e qui andrà a fondo del suo potenziale portandoci dritti nel cuore del nuovo mese. Poi non si sa cos’altro ci sarà destinato ma, come tutti sappiamo, chi bene inizia è già a metà dell’opera.

Luca Angelini

13-15 novembre: due giorni full immersion tra pioggia, e neve, freddo e vento

Due giorni di freddo a novembre non dovrebbero fare notizia, tuttavia abbiamo voluto approfondire per bene la dinamica degli eventi che nei prossimi giorni si susseguiranno sullo scacchiere euro-atlantico e mediterraneo, sia per l’interesse dei fenomeni a noi destinati, sia per farvi comprendere la complessità dei processi fisici coinvolti.

La manovra chiave sabato 11 in Atlantico: il promontorio di alta pressione li presente si solleverà prepotentemente verso nord proiettandosi alla rapida conquista delle alte latitudini, per sfondare addirittura oltre il Circolo Polare subito ad est della Groenlandia.

La risposta del grande nord sarà pronta e decisa; andrà a disegnare nella giornata di domenica 12 novembre una imponente discesa di aria molto fredda di tipo artico-marittimo lungo i meridiani centrali europei con limite di massa a ridosso del versante nord-alpino. Lunedì 13 il canale freddo avrà fatto il suo ingresso sul Mediterraneo e sull’Italia sfruttando sia la valle del Rodano ad ovest, che la porta di Postumia ad est.

I contrasti con le acque più tiepide dei nostri mari saranno notevolissimi e andranno a costruire un vortice ciclonico a tutte le quote a cavallo delle nostre regioni centro-meridionali, vortice che poi insisterà almeno sino a martedì 14-mercoledì 15  recando condizioni di maltempo con nevicate anche a quote basse su diverse regioni.

Determinante per il nord l’interferenza dell’arco alpino, che frenerà il fiume d’aria nei bassi strati, ma non in quota. Proprio da questo sbalzo potranno attivarsi, tra domenica sera e la notte su lunedì, rovesci, localmente anche temporaleschi, tra il Triveneto, l’Emilia Romagna e la Lombardia, con nevicate anche fino a quote basse sui rispettivi settori montuosi, specie lungo quelli posti lungo il confine di Stato.

Per il nord poi, ad eccezione dell’Emilia Romagna che per motivi orografici rimarrà ancora in gioco, sarà finita qui. Nei bassi strati la corrente fredda scissa dall’arco alpino, si ricomporrà infatti sulle nostre regioni centrali, meridionali e sulla Sardegna, dove lunedì 13 darà luogo ad un rapido peggioramento in stile simil-invernale, con piogge, vento forte, sensibile calo termico e nevicate sui monti, anche a quote basse (orientativamente 500-600 metri al centro e 800-1.000 metri al sud).

Martedì 14 ancora maltempo al centro-sud, ma in giornata si liberano Toscana, Lazio e Sardegna. Neve anche abbondante su Abruzzo e Molise fino a 500 metri, a quota 800 sulle altre zone. Mercoledì 15 ancora maltempo ma in ritirata verso il meridione ad eccezione della Sicilia. Intanto, grazie al ritorno del sereno, il freddo inizierà a sedimentare al nord, dove si potranno registrare temperature minime sotto lo zero, anche in val Padana.

La tendenza successiva vede poi il rapido allontanamento del blocco freddo dall’Italia, in favore di una fase di tempo più stabile e meno freddo a partire da giovedì 16.

Luca Angelini

 

Finalmente si cambia: dal 5 novembre prime PIOGGE sull’Italia

L’errore più grossolano che si può commettere parlando di argomenti meteo è quello di impersonificare il tempo. Così facendo si rischia infatti di scadere in facili entusiasmi, oppure lasciarsi andare a inutili scoramenti e perdere comunque di vista il reale filo conduttore che governa lo stato dell’atmosfera sulle mostre città.

Vero è anche però che dopo una tale siccità – parlo soprattutto delle regioni nord-occidentali e della Sardegna – l’avverbio “finalmente” utilizzato nel titolo ha un suo significato recondito.

Novembre è ormai iniziato e il periodo delle piogge autunnali fila via finora senza una goccia d’acqua. Scorrendo i dati delle nostre Stazioni ad esempio, nel mese di ottobre, la brumosa Milano ne esce con 3 soli millimetri di pioggia, quella di Torino neanche quelli. Va da sè che il problema è serio e reale.

Non siamo soliti pubblicare carte deterministiche oltre i tre giorni, per deontologia professionale, ma soprattutto per buon senso. Oggi tuttavia vogliamo fare uno strappo alla regola perchè la speranza che qualcosa cambi è davvero troppo grande. E poi perchè mancano “pochi giorni all’alba”.

Ecco allora in figura la carta delle possibili precipitazioni previste per domenica 5 novembre: arriveranno delle piogge a partire dalle regioni settentrionali, da quelle centrali tirreniche e dalla Sardegna, arriverà la neve in montagna, specie sulle Alpi, arriverà lo Scirocco al sud.

Poi, come abbiamo individuato in questo VIDEO meteo appositamente relazionato, all’inizio della prossima settimana si profila una situazione favorevole a piogge un po’ per tutti, in un contesto di generale instabilità atmosferica.

Insomma, oggi una previsione fatta con il cuore, perchè l’acqua è una risorsa preziosa che deve e dovrà sempre essere disponibile per tutti.

Luca Angelini

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