Meteo alla deriva: siccità a oltranza e temperature quasi estive sino alla terza decade di ottobre

Mentre sul vicino Atlantico si vanno compiendo spettacolari manovre, con un uragano vero e proprio che si abbatterà sulle Isole Britanniche a metà della prossima settimana, sul bacino del Mediterraneo insiste l’azione di blocco esercitata da una imponente cellula di alta pressione.

Non servono molte più parole di quante abbiamo già speso per descrivere e rimarcare la situazione di stallo atmosferico cui stiamo nostro malgrado assistendo. La piaga che si accompagna a questo stato dell’arte è certamente la siccità, soprattutto per alcune zone del nostro Paese, ma anche il persistere di una pessima qualità dell’aria nelle nostre città, come conseguenza diretta del ristagno atmosferico nei bassi strati.

Ma l’alta pressione spingerà così tanto, da mettere sul piatto un terzo tasto dolente, questo per la vegetazione, ormai prossima al letargo autunnale-invernale, e che invece si vedrà inondata di sole e accarezzata da temperature praticamente a livelli estivi.

Succederà nel fine settimana di metà ottobre, allorquando la compressione esercitata sulla massa d’aria dalle correnti discendenti che caratterizzano proprio gli anticicloni dinamici come quello che ci sta interessando, ma anche l’origine fisica dell’aria in arrivo, di tipo tropicale, farà innalzare le temperature su livelli da fine estate.

I valori massimi diurni potranno in alcuni casi superare i 25°C, e questo non solo al centro e al sud, ma anche al settentrione. Impressionante anche il livello dello zero termico che si attesterà tra 3.800 e 4.000 metri. Da tenere presente che le notti sono lunghe e pertanto la differenza tra il giorno e la notte in termini di temperature, soprattutto nelle valli, sarà assai vistoso per via di una marcata escursione termica.

Programmi per il futuro? Al momento pare che non cambierà quasi nulla, la figura atmosferica che ci sta interessando, alias anticiclone delle Azzorre in formato super, seguiterà a dominare la scena senza lasciar spiragli di inserimento alle perturbazioni atlantiche e all’autunno, che se ne starà a debita distanza a serpeggiare rigorosamente oltre i cinquantesimo parallelo.

A tal proposito vi proponiamo anche l’interessante spunto video allegato qui sotto.

Luca Angelini

Prima aria fredda di stagione, arriverà anche il vento e un po’ di neve in montagna

L’immensa palude d’aria che ristagna sull’Italia in questa prima parte di ottobre sta per essere rimescolata. Non saranno le perturbazioni atlantiche a farsi avanti proponendosi di dare un po’ di brio a questa prima fase d’autunno indubbiamente un po’ scialba, ma quelle fredde in arrivo dal nord Europa. Si, perché se l’atlantico è bloccato dal redivivo anticiclone delle Azzorre, sarà per mano dello stesso anticiclone, ma dal suo lato opposto, quello rivolto verso l’Europa dell’est, che l’aria fredda raccolta a ridosso del circolo polare riuscirà a portarsi verso le medie latitudini interessando in parte anche l’Italia.

Ecco allora il primo stock di aria fredda discendere sul mare del Nord, lo vediamo con quell’agglomerato nuvoloso a batuffolo dalla splendida immagine satellitare qui sopra allegata (su cortesia di Enrico Torino) in direzione del versante nord-alpino che verrà raggiunto nella giornata di venerdì 6 ottobre. Osservando la seconda carta (qui sotto riprodotta) che seziona l’atmosfera alla superficie isobarica di 850hPa, come le Alpi si ergeranno a baluardo bloccando il grosso dell’aria fredda su Svizzera ed Austria. Proprio sui versanti nord-alpini e sui settori italiani prossimi al confine di stato arriveranno nevicate fin verso i 1.200-1.400 metri, soprattutto sui settori centrali ed orientali. Ma l’obiettivo di questo primo impulso saranno i Balcani pertanto, dopo essersi svincolata dall’arco alpino, l’aria fredda si ricomporrà sull’Adriatico, portando, sempre venerdì, qualche rovescio, nevoso in montagna sull’Appennino centrale, qui intorno ai 2.000 metri.

Intanto venti di Bora, Tramontana e Maestrale spazzeranno tutta l’Italia determinando per sabato 7 un deciso calo delle temperature, che si porteranno ovunque al di sotto della media. Da osservare che in queste situazioni le regioni di nord-ovest potranno risentire di venti di caduta, Foehn in altre parole, con parziale mitigazione dell’aria fredda e temperature che, comunque scenderanno, ma dovrebbero limitarsi ai valori medi stagionali, senza calare ulteriormente.

Domenica poi si preparerà un secondo impulso freddo, che scivolerà lungo il tracciato del precedente, ma con effetti complessivamente più modesti. Avremo comunque possibilità di ulteriori spruzzate di neve sui versanti nord-alpini a quote che risalgono intorno a 1.800-2.000 metri.

Nel complesso sarà nella giornata di sabato 7 ottobre che assaporeremo l’aria più frizzante e potremo apprezzare i valori termici più bassi. Al centro-sud potranno anche scivolare sotto la media di 3-4°C. Da domenica poi si tornerà pian piano su valori più vicini alla media del periodo, con successivo assestamento in questo stato anche per i primi giorni della prossima settimana.

Il tutto meglio riassunto in questo video dedicato.

Luca Angelini

Riparte il Vortice Polare Stratosferico, adesso si entra nel vivo

Era sparito come per incanto la scorsa primavera, cancellato come ogni anno a accade dal “riscaldamento finale“. Una reazione delle molecole di ozono con la radiazione solare radente ne decidono la longevità così ora, con la strana luce del sole polare che se ne sta andando, il Vortice Polare Stratosferico si sta pian piano ristrutturando. La radiazione solare sempre più bassa e in successivo tramonto del sole stesso nelle prossime settimane, darà modo alla stratosfera polare di raffreddarsi rapidamente.

Durante la stagione invernale infatti la circolazione che ruota attorno ai poli (in senso antiorario sul Polo Nord e in senso orario sul Polo Sud), nota come Vortice Polare, tende ad approfondirsi a tutte le quote dell’atmosfera, raccogliendo nel suo interno aria molto fredda per motivi radiativi. Il tracciante di questa circolazione è la Corrente a Getto Polare la quale scorre alle soglie della stratosfera allo scopo di bilanciare gli squilibri di temperatura (e quindi di pressione) tra le diverse latitudini del globo.

Il Vortice Polare Stratosferico, la porzione più elevata di questa struttura, durante la stagione invernale raggiunge temperature molto basse. Per questo motivo al suo interno si blocca il ciclo dell’ozono, gas molto abbondante tra i 15 e i 35 chilometri di altezza, e le reazioni chimiche tra gli altri componenti presenti a queste quote come il cloro e il biossido d’azoto.

Ebbene le radiosonde stanno rilevando proprio in questi giorni un primo abbozzo di quella struttura atmosferica, che ci accompagnerà durante tutto l’inverno. A seconda della sua consistenza e caratura dipenderanno infatti le sorti della stagione fredda. Secondo le attuali proiezioni d’ensemble emesse dal CFS, sembrerebbe probabile una partenza del Vortice Polare Stratosferico appena più debole della media, il che suggerirebbe la prosecuzione di una prima parte dell’autunno piuttosto dinamica.

Luca Angelini

Se ne sentono di tutti i colori. Io scelgo l’ARANCIONE.

Ci siamo permessi di “catturare” le parole che la  meteorologa Serena Giacomin (Centro Epson Meteo)  ha scritto su Facebook riguardo il significato di Allerta Arancione. Le abbiamo chiesto il permesso di pubblicarle sulla nostra home perchè desideriamo che tali parole non vengano “fagocitate” dal social e vogliamo che ne rimanga memoria. Un grazie a Serena per la sua disponibilità.

 

L’ALLERTA ARANCIONE È DAVVERO UN’ALLERTA MANCATA?
L’arrivo della perturbazione n°3 di settembre – la prima di stampo autunnale – si preannunciava carica di pioggia. I modelli matematico-fisici di previsione lasciavano poco spazio a dubbi: le precipitazioni sarebbero state intense e la possibilità che si verificassero delle situazioni critiche era elevata. Quando una previsione meteorologica con un adeguato indice di affidabilità segnala la presenza di un rischio occorre passare subito “dalla teoria alla pratica” seguendo responsabilmente le norme e le raccomandazioni della Protezione Civile.

CON L’ALLERTA METEO A QUALI RISCHI ANDIAMO INCONTRO?
In caso di piogge intense il sistema di allerta prevede la segnalazione di 3 tipologie di rischio:
– Rischio idrogeologico: si possono verificare frane, crolli di rocce, colate di fango in zone abitate, con strade oppure lungo una ferrovia. Le piene improvvise (davvero improvvise!) dei torrenti possono allagare interi quartieri;
– Rischio idraulico: si possono verificare alluvioni gravi ed estese per l’esondazione dei corsi d’acqua principali, non più torrenti ma fiumi importanti. Generalmente questi corsi d’acqua impiegano qualche ora per generare delle piene, quindi hanno un certo grado di prevedibilità;
– Rischio forti temporali: comprende piogge in genere improvvise, localizzate e violente, generalmente associate a danni dovuti a forti raffiche di vento (o trombe d’aria), a grandinate e fulmini.
E’ importante sottolineare che i temporali sono fenomeni circoscritti nel raggio di pochi chilometri, di cui è difficile prevedere esattamente dove colpiranno: quindi l’allerta riguarderà diverse zone, ma i temporali si svilupperanno solo in alcune di esse. Inoltre gli effetti dei temporali forti dipendono molto dalla vulnerabilità locale del territorio: uno stesso fenomeno meteo in termini di intensità, può avere effetti molto diversi su territori più o meno fragili. Nel caso dei temporali, considerata la loro manifestazione improvvisa, è ancora più importante seguire semplici norme di auto-protezione civile e tenersi aggiornati sull’evoluzione meteo per scongiurare situazioni di pericolo.

COS’È PREVISTO IN CASO DI ALLERTA METEO ARANCIONE?

Immagine di meteo.it

L’allerta arancione sulla regione Toscana era stata diramata sabato 9 settembre precedentemente al nubifragio che ha devastato Livorno con 250 mm di pioggia caduta in 4 ore. Il codice arancione ci mette in allerta davanti alla possibilità che si verifichino eventi pericolosi e diffusi, con danni a strutture e infrastrutture, mettendo a rischio la popolazione. Lo scenario descrive allagamenti diffusi, l’innesco di frane e, in caso di temporali, fulmini, grandine, vento forte, caduta di alberi e danni a coperture e strutture.

COME BISOGNEREBBE COMPORTARSI IN CASO DI ALLERTA METEO ARANCIONE?
Forse non tutti lo sanno, ma in caso di allerta meteo il cittadino è portato a rispettare determinate regole, indispensabili per mettere in sicurezza la propria vita e quella di chi gli sta vicino. Vediamone alcune:
– tenersi aggiornati seguendo le indicazioni dell’autorità di Protezione Civile Locale (Comune) e i canali informativi della viabilità, nonché sull’evoluzione delle condizioni meteo tramite radio, TV, siti web istituzionali;
– non attraversare i corsi d’acqua e non sostare nelle zone ribassate (sottopassi stradali, zone di bonifica), evitando i guadi;
– non sostare nelle zone circostanti gli alvei dei corsi d’acqua, stare lontani dagli argini;
– mettersi in viaggio in auto o moto solo se necessario, procedendo a velocità ridotta e prestando comunque la massima attenzione alla presenza di detriti o di allagamenti in strada, in particolare nei tratti montani esposti a frane, caduta massi e vicino ai corsi d’acqua o altri tratti soggetti ad allagamento;
– non attraversare con l’auto zone allagate, perché anche pochi centimetri possono far perdere il controllo del veicolo o causarne lo spegnimento, rischiando di rimanere intrappolato;
– non camminare in zone allagate anche se apparentemente con poca acqua in quanto potrebbero esserci tombini aperti o buche;
– avvisare i Vigili del Fuoco (115) se si notano possibili condizioni di pericolo;

Molto importante: se la proprio abitazione si trova in una zona soggetta ad alluvione occorre:
– prima dell’inizio dell’evento mettere in salvo i beni collocati in locali allagabili;
>>>> non sostare in cantine e nei locali seminterrati potenzialmente allagabili, salendo ai piani alti senza usare l’ascensore.

 

POCHE REGOLE PER SALVARE LA VITA
Queste vitali indicazioni sono disponibili sul sito della Regione Toscana, nella sezione “allerta meteo – Rischi e norme di comportamento”. Si possono trovare ulteriori informazioni sui comportamenti corretti in caso di alluvione all’interno della sezione del progetto “Alluvione – Io non rischio” del Dipartimento della Protezione Civile.

L’allerta meteo va sempre ascoltata e rispettata, sempre! L’avviso indica la presenza di un rischio potenzialmente mortale che può salvarci la vita.

La “burrasca di Ferragosto”? Arriverà il 10 settembre

La burrasca di ferragosto? Arriverà il prossimo weekend, ovvero il 10 settembre. Qui c’è qualcosa che non torna: o a Meteonetwork siamo rimasti con la testa nelle vacanze oppure…. Oppure l’area borderline dell’estate si è spostata avanti di una “bazzecola”, circa tre settimane.

Mettendo da parte la prima ipotesi – per quanto anch’essa possa celare un fondo di verità – è proprio la seconda sulla quale ci dobbiamo focalizzare e che ci lascia, a dir poco, esterrefatti.

Gli appassionati meteo di vecchia data ricorderanno certamente quel modo di dire utilizzato anche in ambito professionistico – che venne lanciato da maestri della meteorologia come BernaccaBaroni poi ripreso anche da Mario Giuliacci – e che individuava nel periodo immediatamente successivo al Ferragosto (tra il 20 e il 25 agosto) una rottura delle calme estive. Da tempo soleggiato e stabile si passava a condizioni più fresche e instabili, quasi sempre a seguito del passaggio di una intensa perturbazione.

Ebbene, è proprio quello che accadrà nel corso del prossimo weekend e che finora, con tutta l’estate ormai alle spalle, non era ancora avvenuto, a parte qualche spiffero di scarso successo.

Ora invece ci siamo: il cambiamento dell’assetto stagionale si sta ormai compiendo. Un ritardo fisiologico che segue un inizio anticipato della stessa stagione estiva partita nella seconda metà di maggio e da allora mai fermatasi. Il tutto secondo quanto emerso dai più recenti studi a riguardo, che identificano una evidente dilatazione della stagione calda alle nostre latitudini.

Tre settimane di ritardo che dovrebbero mettere la parola “fine” agli eccessi di un’estate che si è proposta senza esclusione di colpi, in attesa del passo successivo, quello della cosiddetta “tempesta equinoziale” attesa ormai per gli inizi di ottobre. Ora possiamo comunque iniziare a sperare; sperare anzitutto in un pronto rientro dalla disastrosa siccità che ci portiamo dietro almeno dall’inizio dell’anno, poi sperare che le stagioni riprendano il loro corso naturale.

E’ chiedere tanto?

Luca Angelini

Ore di sole, quante ne abbiamo perse dal giorno del Solstizio?

Ai più attenti certamente sono sarà sfuggito che la durata del di, ovvero delle ore effettive di luce nell’arco dell’intera giornata, sta vistosamente cambiando. A dire il vero questo cambiamento risale al 21 giugno scorso, il giorno del Solstizio, allorquando a Roma, giusto per avere un riferimento, la durata del di era di 15 ore e 06 minuti.

Più ore di luce che di buio, ma naturalmente non è questo ad incidere sulle nostre temperature o, per lo meno, non a livelli giornalieri. Sono infatti le masse d’aria che man mano sopraggiungono sulle nostre località a determinare l’andamento delle temperature, se farà caldo o meno giusto per capirci.

Fatto sta che oggi 21 agosto, sempre a Roma, il soleggiamento astronomico (al netto di eventuali annuvolamenti) è durato 13 ore e 37 minuti, circa un’ora e mezza meno rispetto al giorno del solstizio.

Come abbiamo detto questo cambia poco le cose da noi, ma inizia a cambiarle alle alte latitudini dove questa differenza nelle ore di luce è qualcosa di più di una impercettibile limata e, oltretutto, si accompagna anche ad un disco solare che inizia a rimanere sempre più coricato verso l’orizzonte. Ne risulta che su queste zone le temperature stanno iniziando a scendere più di quanto non facciano alle medie latitudini, da noi per intenderci.

Il tutto, dando però tempo al tempo, giocherà a favore di maggiori contrasti nord-sud. Questo processo porrà le basi per ciò che accadrà a partire dal prossimo mese di settembre, che quest’anno si dovrà far carico della non facile incombenza di metter la parola fine al lungo periodo siccitoso che ha afflitto il nostro Paese e anche molti altri che si affacciano sul Mediterraneo.

Luca Angelini

Calderone : ghiacciaio si o ghiacciaio no?

In questi giorni sul web e sui social si leggono notizie contrastanti riguardo il ghiacciaio del Calderone generando quindi una gran confusone a riguardo.

Per fare un pò di chiarezza ci siamo rivolti al Prof. Massimiliano Fazzini, docente di rischio climatico e geomorfologia applicata presso il dipartimento di fisica e scienze della terra dell’Università di Ferrara; ringraziamo il Prof. Fazzini per la sua disponibilità.

 

Quando si parla di ambienti fisici di alta quota delle medie latitudini – laddove giocoforza non vi sono notevoli possibilità di monitorare tramite stazioni meteo in rete piuttosto che di “osservare” tramite webcam – i commenti sulla situazione attuale possono contenere amplificazioni di errori derivanti spesso da mancanza di conoscenza specifica o semplicemente dal “sentito dire”; tutto ciò rende ancora più critica la situazione della comunicazione corretta delle scienze meteoclimatiche in Italia.
Credo che tutto ciò derivi anche dalla più volte evidenziata “memoria breve” dell’essere umano nei confronti degli eventi atmosferici se non eccezionali almeno rari. Ogni evento è sempre quello con maggiore magnitudo, poi a “mente fredda” o meglio ancora osservando le serie storiche dei dati meteorologici ci si accorge che magari la stessa situazione l’abbiamo vissuta piu volte ma non ne ricordiamo gli esiti.
E allora, per normalizzare l’informazione, solo i numeri possono “dirci la verità”, almeno se non “forzati” o modificati a proprio comodo.
Focalizzando in tal senso l’attenzione sul “ghiaccio del Calderone”, nell’ultima settimana se ne sono sentite davvero di cotte e di crude.

Ghiacciaio del Calderone. Pietracamela, 14 agosto 2017. PAOLO BOCCABELLA (Foto ANSA)

Innanzitutto occorre precisare che dal 2014, il ghiacciaio – originariamente definito di circo (tipo pirenaico) poiché alimentato dalle nevicate stagionali e dall’apporto valanghivo, è stato declassato da esimi glaciologi a glacieret, che da definizione corrisponde a piccolo ghiacciaio con minimi movimenti gravitativi. Alcuni glaciologi lo hanno già definito glacio-nevato ma credo che, sulla base di reiterate osservazioni dirette sull’apparato glaciale, si debba essere d’accordo con la prima definizione

Ancor più precisamente è un debris covered glacier, vale a dire un ghiacciaio quasi del tutto obliterato in superficie dal detrito, prodotto dalla disgregazione fisica tipica dei sistemi morfoclimatici glaciali e periglaciali, più specificatamente dal crioclastismo ; al di sotto del notevole spessore del detrito vi sono dai 15 ai 25 metri di ghiaccio sepolto: da rilievi effettuati negli ultimi venticinque anni, lo spessore sembrerebbe mediamente diminuito di circa un metro.
Le immagini di questi giorni sono state impietose: la neve stagionale è quasi del tutto ablata, se si eccettua la presenza di tre nevai di limitate dimensioni posti tra quota 2830 e 2670 circa. Perché è accaduto ciò, peraltro sicuramente occorso già nel 2001 e nel 2012 e quasi del tutto, come in questi giorni, nel 2007.

Ghiacciaio del Calderone. Pietracamela, 14 agosto 2017. FRANCESCO LAURENZI (Foto ANSA)

Il quadro meteonivologico dell’inverno 2016-17 è stato caratterizzato da 7-8 episodi nevosi (fra cui quello del 16 – 20 gennaio), quando, si è stimato, caddero dai 5 ai 6 metri di neve fresca a bassa massa volumica; se si stimasse esclusivamente la cumulata nivometrica stagionale, di certo si andrebbe ” in positivo” ma purtroppo occorre considerare che, ad eccezione del mese di gennaio, negli altri mesi del 2017 si sono verificate temperature sempre superiori alle medie da 0.3 a 2.3°C rispetto alle medie piu recenti; la primavera si è rivelata piuttosto secca e povera di nevicate mentre i mesi di giugno e luglio hanno mostrato un limitatissimo numero di giorni di gelo, almeno se si considerano i dati relativi alla stazione meteo situata accanto al rifugio Franchetti (2433 m – stazione meteo caput frigoris) alla base del ghiacciaio Quivi, le temperature medie rilevate sono state di circa 10°C in giugno, di 12,5 in luglio e di 14,4°C nella prima meta del mese corrente; quando si sono verificati ben 5 giorni con tmax> 20 gradi, con punte di 21,6° il giorno 5 ,quando la quota dello zero termico si può stimare abbia raggiunto i 4930 m. Inoltre, nell’estate meteorologica in corso, la temperatura non è mai scesa sotto lo zero, essendo datata, l’ultima “gelata” il giorno 26 maggio con -0.7°C!!
Nella sottostante stazione meteorologica di Prati di Tivo (1450 m. circa), situata sul versante settentrionale del massiccio mantuoso, la media della prima meta di agosto è stata di 22°C (vs 16,3°C degli ultimi quattro anni) con 7 giorni con Tmax>30°C e punte di 31, 5°C il giorno 5, mentre  in luglio si sono sfiorati i 18°C e non si è verificato alcun giorno con tmin<5°C
Ma…. Quello che deve preoccupare è che mancano ancora più di dieci giorni alla fine dell’estate meteorologica; l’anticiclone subtropicale continentale è sempre alla porte della nostra penisola e c’è tutto il mese di settembre perché esso possa potenzialmente “fare” ulteriori danni..

Massimiliano Fazzini, docente di rischio climatico e geomorfologia applicata presso il dipartimento di fisica e scienze della terra dell’Università di Ferrara

Downburst : non è una tromba d’aria

Il 10 Agosto 2012 abbiamo pubblicato  un articolo che spiegava la differenza tra tornado (o tromba d’aria) e downburst in quanto a seguito di episodi analoghi a quello che è successo il 10 Agosto 2017, i media hanno “abusato” del termine “tromba d’aria” non conoscendo ancora in cosa consista la differenza dei due fenomeni. Sono passsati 5 anni e ancora poco si è mosso, ma non demordiamo e spieghiamo ancora riproponendo l’articolo scritto ai tempi da Nicola Bortoletto di Meteo Caprino Veronese

 

Durante ogni stagione estiva i media si sbizzarriscono nel rendere sensazionali le notizie di eventi meteorologici del tutto nella norma: “caldo record”, “temporale tropicale” e “tromba d’aria” sono alcuni esempi eclatanti di termini abusati con frequenza quasi quotidiana. Per nostra fortuna gli eventi tornadici sono piuttosto rari, anche se non impossibili, nel nostro paese; i temporali possono tuttavia produrre venti molto intensi e pericolosi anche in assenza di vere e proprie trombe d’aria.

Figura 1: Schematizzazione del fenomeno del Downburst (Fonte Forum MeteoNetwork)

La quasi totalità delle volte in cui si usa il termine tromba d’aria, lo si usa a sproposito. Spesso il giornalista che si trova ad osservare un fenomeno temporalesco violento in cui improvvisamente non si vede più nulla e si viene investiti da raffiche di vento a volte “esagerate”, è portato a credere di trovarsi di fronte ad un “tornado” quando in realtà è molto probabilmente il fenomeno del Downburst!

In parole semplici, il Downburst è il vento che si forma “davanti” ad un fronte temporalesco che avanza, creato dalla pioggia e dall’aria che con essa scende: più la pioggia scende violentemente, più il vento è forte. Provate a lanciare un sasso in una pozzanghera: se lo lasciate cadere esso schizza, se lo lanciate con violenza lo schizzo è maggiore.

Descrivendo il fenomeno più accuratamente, il Downburst è generato da un forte “Downdraft” ossia una colonna d’aria fredda a piccola scala che scende rapidamente dal cumulonembo accompagnata da forti piogge. Al momento dell’impatto con il suolo la colonna d’aria devia, espandendosi orizzontalmente: in queste condizioni si viene a formare un “vortice” rotante all’interno del quale si sviluppano dei venti di elevata velocità ma soprattutto di direzioni opposte.

Un Downburst è caratterizzato da variazioni improvvise del vento in intensità e direzione (in gergo tecnico “Wind Shear”) sia su linea verticale che orizzontale.

Nella maggior parte dei casi i Downburst sono accompagnati da precipitazioni e sono denominati “Wet Downburst”, in alcuni casi invece non sono accompagnati da precipitazioni e vengono quindi detti “Dry Downburst”; questo secondo tipo si verifica quando le precipitazioni attraversano uno strato di aria secca che fa evaporare la pioggia impedendole di arrivare a terra.

Se la base del cumulonembo si sviluppa ad una quota elevata, molto probabilmente si è in presenza di un’umidità piuttosto bassa e quindi sono probabili precipitazioni scarse e forti Downdraft, con maggior probabilità di formazione di un Dry Downburst. Se invece il cumulonembo si sviluppa ad una quota bassa, probabilmente l’aria è più umida e quindi sono più probabili Wet Downburst.

Il Downburst normalmente è più intenso sul bordo avanzante della stessa cella temporalesca e le raffiche che sviluppa possono causare seri danni alla vegetazione e alle strutture dei centri urbani, a tal punto che spesso possono essere confusi con i danni provocati da una tromba d’aria! Ma il Downburst si differenzia da essa per due motivi fondamentali: si può formare anche in presenza di temporali poco intensi e soprattutto, come abbiamo visto in precedenza, un Downburst produce venti che si muovono in “linea retta” e che non assumono perciò il classico moto rotatorio delle trombe d’aria.

Figura 2: la traiettoria delle precipitazioni di questo temporale sul mare mostra chiaramente la direzione del Downburst

Insomma, sono eventi molto violenti ma sarebbe opportuno non confonderli con un fenomeno meteorologico di ben altro tipo.

Nicola Bortoletto

L’aria fresca chiude la porta in faccia al grande caldo. Ferragosto ok

Se il luogo comune vorrebbe che le tracce dell’aria fresca in arrivo si perdano sovente nei meandri delle carte meteorologiche – molto più di quanto non accada con le sempre puntuali ondate di caldo – la realtà dei fatti vuole oggi smentire questo modus operandi e riportarci sulla strada del rigore, che non è quello calcistico, ma quello della Fisica.

E allora ecco che ci siamo: la perturbazione scaccia-caldo, inserita nel quadro sinottico che possiamo approfondire nell’editoriale video qui sotto riportato, sta guadagnando le nostre regioni settentrionali. Il ritorno alla normalità climatica rispetto alla grande calura che ha finora dominato e che presto verrà allontanata dall’Italia su queste regioni è ormai realtà, ma il passaggio non sarà indolore, anzi.

I contrasti termodinamici tra la massa d’aria africana e quella nord-atlantica saranno notevolissimi e si tradurranno in una girandola temporalesca che al nord potrebbe riservare anche fenomeni di particolare intensità, soprattutto sotto il punto di vista delle grandinate e dei colpi di vento.

I temporali più violenti saranno quelli in sviluppo prefrontale e potranno insorgere quindi a precedere la perturbazione vera e propria. Il fronte freddo infatti, avvicinandosi dalla Francia con la sua lunga linea temporalesca, agirà come disturbo d’onda in propagazione anteriore, andando a sollecitare l’aria calda e umida davanti a sè, quella che giace sull’Italia per intenderci. Questa coperta calda e umida inizierà ad ondulare come una corda pizzicata (onde di gravità) innescando quei temporali tecnicamente noti come pre-frontali appunto. Ne parla in modo specifico questo editoriale curato da un grande esperto del settore, il meteorologo Pierluigi Randi.

Aggiungo che venerdì 11 l’instabilità derivante dalla chiusura di un cut-off sul nostro settentrione potrà dar luogo ad ulteriori rovesci e anche, udite udite, a spruzzate di neve lungo la cresta delle Alpi sino a quote prossime a 2.600-2.800 metri.

Ma quest’aria fresca è inserita in una circolazione chiusa di bassa pressione e dunque, per forza ci cose, ci deve essere dall’altra parte un richiamo di aria ben più calda che vada a bilanciare l’atmosfera. Questo per la legge fisica della continuità della massa, la quale dispone che in una porzione atmosferica l’aria che esce da una parte deve essere rimpiazzata da altra aria che entra dal lato opposto.

Il tutto per dire che sulle regioni del medio adriatico e al sud giovedì 10 è atteso il picco del caldo africano, che si accompagnerà a punte massime fino a 40°C sull’entroterra pugliese e della Sicilia orientale, poco meno sulle altre zone. Sarà il canto del cigno, visto che nel giro di 24-36 ore l’aria fresca – nata sul suolo canadese e rimanipolata dalla lunga traversata sul nord dell’Atlantico – farà sua tutta l’Italia, portandoci poi verso Ferragosto con il tempo in progressivo miglioramento nel corso di domenica e con un bel fresco che ci accompagnerà molto probabilmente sino alla festa dell’Assunta.

Luca Angelini

Weatherness : le mappe con gli indici di disagio

Cinque anni fa annunciavamo il progetto “Wheatherness”, mai come oggi – e come ogni estate – l’argomento della temperatura percepita è sempre esposto alle luce della ribalta. L’Associazione MeteoNetwork in collaborazione scientifica con il dipartimento di Bioclimatologia dell’Università di Milano ha avviato un progetto basato sulla nostra rete di stazioni meteo e il calcolo degli indici di disagio. Vi riproponiamo volentieri l’articolo scritto 5 anni or sono con il buon auspicio che possa di essere di pubblica utilità a tutti.

Con l’arrivo della stagione estiva la nostra penisola, con frequenza statisticamente importante, tende ad essere interessata da anticicloni che, seppur con intensità e durata variabili, determinano specifiche condizioni di caldo-umido che rivestono un significato di particolare rilevanza per la salute umana. Non meno importanti sono le condizioni biometeorologiche invernali ove si estrinsecano situazioni opposte altrettanto significative sotto il profilo sanitario.

Le onde di calore, nella stagione estiva, costituiscono una minaccia per la salute umana e devono quindi essere previste con congruo anticipo di tempo e verificate in tempo reale in modo da consentire alle Strutture Pubbliche Sanitarie, alle strutture facenti capo alla Protezione Civile ed a tutte quelle organizzazioni collaterali di volontariato che operano sul territorio, ivi compresi i singoli operatori sanitari, di predisporre i mezzi idonei per prevenire ed attenuare sensibilmente gli effetti devastanti causati dagli intensi anticicloni caldi. In particolare, l’interesse per questo ambito si è definitivamente profilato con l’estate 2003 che ha posto in via definitiva il problema del caldo estivo e quello delle sue conseguenze epidemiologiche sulle fragilità presenti sul territorio, creando così le premesse per l’elaborazione e l’attuazione, a cura degli Enti istituzionali preposti a vigilare sulla salute umana, di sistemi efficaci per un soddisfacente controllo di situazioni meteo-ambientali a carattere estremo come le onde di calore.

In questa ottica, Il Centro di Ricerche in Bioclimatologia Medica, Biotecnologie e Medicine Naturali dell’Università degli Studi di Milano e l’Associazione Meteonetwork, sulla base di un sistema di osservazione meteorologica basato sul volontariato ed attualmente disponibile, hanno elaborato e formalizzato un progetto di collaborazione tecnico-scientifica denominato Weatherness che ha tra i suoi obiettivi più immediati quello di rendere disponibili al grande pubblico informazioni biomediche sensibili in termini sanitari. L’Associazione Meteonetwork, che opera in questo specifico campo come organizzazione di volontariato, costituisce uno dei tanti esempi di efficienza e dedizione. Non a caso l’Organizzazione Meteorologica Mondiale ebbe già modo di sottolineare l’importanza del volontariato in questo settore dedicando nel 2001 il World Meteorological Day al tema: “Volunteers for weather, climate and water” riconoscendone così l’importanza.

Dopo una lunga fase di tests ed analisi operative preliminari su un parco Stazioni meteorologiche abbastanza importante, il Centro universitario e l’Associazione Meteonetwork hanno deciso di rendere gradualmente disponibili una serie di Indici biometerologici, sia estivi che invernali, che saranno calcolati mediante opportune formule restituendo valori facilmente leggibili dal grande pubblico che potrà così ricavare molte informazioni di fondamentale importanza nella prevenzione e nella gestione degli eventi meteorologici a carattere estremo. Il sistema, che ha una dimensione su scala nazionale, sarà corroborato, gradualmente con molte informazioni, generali e specialistiche in materia.

Si comincerà con gli Indici estivi, precisamente con l’Heat Index (Indice di Calore http://www.biometeolab.unimi.it/index.php/it/indici/hi ) ed con un secondo indice estivo, secondario, denominato NSSI (New Summer Simmer Index http://www.biometeolab.unimi.it/index.php/it/indici/nssi) consentendo così di calcolare in tempo reale differenti classi di benessere/malessere associate agli indici prescelti.

Un’ulteriore conseguenza sarà quella di rendere disponibili informazioni biomediche di fondamentale importanza pratica, non soltanto per la popolazione in generale come precisato in precedenza ma anche per un pubblico più specializzato.

Infine, è degno di menzione l’obiettivo di generare una specifica banca dati che potrà gradualmente essere usata per scopi scientifici dall’Università, dopo opportune e stringenti verifiche.

Marco Giazzi

Vincenzo Condemi

Francesco Leone

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