Outlook inverno 2017 – 2018

PREMESSA

L’approccio all’outlook invernale si arricchisce sempre più della consapevolezza circa l’importanza di aver correttamente inquadrato le stagioni che lo precedono.
Gli output teleconnettivi su base statistica devono infatti essere modulati dalle condizioni al contorno al fine di inquadrare la situazione di partenza che conduce verso la stagione fredda.
Il nostro focus si allarga quindi al motore delle dinamiche invernali nello stato in cui viene a trovarsi al termine del trimestre estivo.
La progressiva maturazione del vortice polare nell’avanzamento della stagione autunnale pare essere condizionato dal livello di fusione dei ghiacci avvenuta a fine estate e dal calore che l’artico deve smaltire.
Fattore che si rivela essenziale nella diagnosi evolutiva della troposfera e delle interazioni di quest’ultima con la stratosfera.
La scorsa estate ha lasciato impressa nell’artico alcune importante differenze rispetto agli ultimi anni che sono presi in esame nelle carte di reanalisys.
Appare da subito un maggior contenimento della fusione dei ghiacci durante i mesi estivi unitamente ad un’Arctic Oscillation di valore positivo.

Confronto geopotenziali estivi

In quest’ottica il ripristino di un deciso gradiente termico tra Polo e zone equatoriale

Confronto dei vettori della corrente a getto nel trimestre estivo

è stato determinato anche dall’eccezionale anomalia del WAM. (West African Monsoon) derivante da una massiccia risalita verso nord della Cella di Hadley.
Sempre in merito all’attività tropicale c’è da menzionare il segnale emergente de La Nina, fenomeno che pare impostato come EP (quindi con i minimi di temperatura verso il continente americano) e magnitudo debole per quanto concerne i valori assoluti ma moderata in rapporto ai valori medi tropicali più elevati della norma; il quadro viene completato da un IOD(Indian Ocean Dipole) previsto neutro ma con un quadro attuale sbilanciato verso uno status positivo.
Nonostante il segnale di fondo IPO (traslato in bassa frequenza verso valori positivi), gli effetti sulla rimodulazione della Corrente a Getto tra Pacifico e Atlantico si stanno facendo strada in questo scorcio d’autunno grazie alla transizione della PDO (Pacific Decadal Oscillation).
Viene da se che anche il Tropical North Hemisphere (TNH) sta evidenziando una fase di segno negativo.

Fase positiva del TNH – la fase negativa prevede l’inversione delle polarità

Le conseguenze sono visibili sul piano del raffronto dei geopotenziali (500 hpa), della maggiore intensità e coesione della corrente a getto polare oltre che della minore intrusività dei meridional winds in sede polare. Dal parziale contenimento delle anomalìe positive in area artica discende un processo di raffreddamento anticipato ad inizio autunno date le condizioni iniziali del vortice troposferico e quindi il relativo minor calore in loco in grado di opporsi allo sviluppo dello stesso.
Va ad aggiungersi che uno stato di maturazione più avanzato da parte del vortice polare permette dinamiche verticali maggiormente sincrone con la stratosfera, un gradiente orizzontale più marcato e l’instaurazione di flussi verticali in grado di limitare il forte raffreddamento radiativo della stratosfera visto in questi ultimi anni nel periodo autunnale che discende appunto dalla loro assenza o debolezza.
Sulla base delle comparazione degli indici teleconnettivi pertanto, anche in riferimento alle premesse fatte in prefazione, l’anno che, nel trimestre invernale, ha visto maggiori analogie rispetto a quello in divenire potrebbe essere il 2005/2006.

ESAME DEL TRIMESTRE

DICEMBRE

Anomalìe previste dei gpt nel mese di dicembre

Il mese di dicembre sarà prevalentemente caratterizzato dalla reiterazione di un blocco di alte pressioni alle medio alte latitudini del nord Atlantico defilato in pieno oceano.
La condizione verrà mantenuta tale da vivaci ondulazioni in seno alla corrente a getto polare in uscita dal continente americano.
Dapprima correnti polari marittime (con temporanei contributi di natura artica) con direttrice prevalentemente nord occidentale dal Canada verso l’Europa centrale manterranno, in ambito Mediterraneo, prevalenti anomalìe negative di geopotenziale con frequenti e diffuse condizioni di instabilità.
In seguito un forte raffreddamento al suolo delle pianure eurasiatiche sarà motivo di netta deviazione delle correnti occidentali verso l’artico europeo mentre alle medie latitudini mediterranee aria continentale potrà temporaneamente interagire con masse di aria umida di matrice oceanica.
In questo contesto l’Arctic Oscillation si manterrà prevalentemente negativa, la NAO moderatamente negativa e l’EA pattern neutro-negativo.Le temperature saranno prevalentemente al di sotto della norma stagionale e gli apporti precipitativi nella norma o leggermente superiori al nord nella prima parte e al centro – sud Italia nella seconda parte del mese.

GENNAIO

Per quanto concerne l’evoluzione della circolazione atmosferica nel mese di Gennaio si vedrà una sostanziale continuazione delle dinamiche dicembrine ovvero con il mantenimento di anomalie negativa di GPT e temperature sull’Europa centro meridionale.
In accordo a quanto accennato nella tendenza per il mese di Dicembre, la divergenza del getto sul Nord Atlantico dovrebbe favorire la tendenza alla graduale traslazione dell’area caratterizzata da anomalie positive di GPT verso l’artico Scandinavo e NW Russia (assimilabile ad uno Scand+), mentre un ramo secondario del getto dovrebbe sprofondare in Est Atlantico.
L’AO è prevista rimanere su valori neutro-negativi o in lieve risalita, così come l’EA, mentre la NAO tenderà a risalire ma progressivamente nel corso del mese.
In sintesi, nel mese di Gennaio il Mediterraneo centrale dovrebbe essere interessato da correnti piuttosto fredde anche dalle pianure continentali, con anomalie termiche e di GPT negative più marcate procedendo da NW verso SE.

Anomalìe previste dei gpt nel mese di gennaio

FEBBRAIO

Tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio dovremmo assistere al progressivo smantellamento dell’anomalia positiva di GPT sul comparto russo-scandinavo, a causa del rinforzo delle westerlies in uscita dal continente americano; di conseguenza verrebbe meno l’afflusso di aria di estrazione continentale da NE sul comparto mediterraneo o quantomeno tenderebbe a traslare maggiormente verso sud est interessando più direttamente il Mediterraneo orientale.Questo a favore di correnti atlantiche più temperate intervallate da fasi di stasi altopressoria. Nonostante un suo rinforzo rispetto ai due mesi precedenti, riteniamo comunque che il getto polare potrebbe andare incontro a temporanee decelerazioni favorendo l’ingresso di nuclei di estrazione polare o artica sul Mediterraneo, in un contesto medio di AO prevalentemente neutro, NAO debolmente positiva e EA neutro/positiva.

 

Pioggia, vento, neve e freddo: diamo il benvenuto all’inverno

Lo dico in tutta sincerità: dopo l’andamento approssimativo degli ultimi inverni, speravo davvero di tornare quanto prima a descrivere queste imponenti manovre poste in essere dall’atmosfera. Partendo da un allentamento della corda atlantica, a sua volta figlia di un evidente indebolimento del vortice polare nei bassi strati, il contenuto gelido che ricopriva gli iceberg dell’oceano Artico ha trovato la via per tracimare verso le medie latitudini, una volta tanto dal lato europeo.

Ho cercato di spiegarlo in termini comprensibili a tutti, in questo video (allegato anche in fondo all’articolo): due flussi affiancati, uno dalla Groenlandia e uno dall’Artico norvegese, uniti in un sodalizio volto ad introdurre in pompa magna l’inverno sull’Europa e anche sull’Italia. Inverno meteorologico si, dal primo dicembre, ma anche inverno di fatto, per via delle condizioni meteorologiche che ci aspettano.

Un alternarsi di vento, freddo, pioggia e neve scandiranno il passaggio di consegne tra un autunno che si è distinto soprattutto per l’avarizia nelle precipitazioni e un inverno che sembra invece partire una volta tanto con il piede giusto.

Tra la neve al nord – neve che tra venerdì 1 e sabato 2 dicembre potrebbe arrivare anche in pianura, specie sulle regioni di nord-ovest – il vento che ripulirà l’aria dagli inquinanti portandoci il profumo tipico delle pure distese glaciali, la pioggia, che potrebbe localmente arrivare abbondante, specie al centro-sud, gli ingredienti per una fase meteorologica di grande interesse ci sono tutti e potrebbero insistere per tutta la prima settimana di dicembre.

Il vortice nato in seno all’aria artica si adagerà infatti sui nostri mari di ponente e qui andrà a fondo del suo potenziale portandoci dritti nel cuore del nuovo mese. Poi non si sa cos’altro ci sarà destinato ma, come tutti sappiamo, chi bene inizia è già a metà dell’opera.

Luca Angelini

13-15 novembre: due giorni full immersion tra pioggia, e neve, freddo e vento

Due giorni di freddo a novembre non dovrebbero fare notizia, tuttavia abbiamo voluto approfondire per bene la dinamica degli eventi che nei prossimi giorni si susseguiranno sullo scacchiere euro-atlantico e mediterraneo, sia per l’interesse dei fenomeni a noi destinati, sia per farvi comprendere la complessità dei processi fisici coinvolti.

La manovra chiave sabato 11 in Atlantico: il promontorio di alta pressione li presente si solleverà prepotentemente verso nord proiettandosi alla rapida conquista delle alte latitudini, per sfondare addirittura oltre il Circolo Polare subito ad est della Groenlandia.

La risposta del grande nord sarà pronta e decisa; andrà a disegnare nella giornata di domenica 12 novembre una imponente discesa di aria molto fredda di tipo artico-marittimo lungo i meridiani centrali europei con limite di massa a ridosso del versante nord-alpino. Lunedì 13 il canale freddo avrà fatto il suo ingresso sul Mediterraneo e sull’Italia sfruttando sia la valle del Rodano ad ovest, che la porta di Postumia ad est.

I contrasti con le acque più tiepide dei nostri mari saranno notevolissimi e andranno a costruire un vortice ciclonico a tutte le quote a cavallo delle nostre regioni centro-meridionali, vortice che poi insisterà almeno sino a martedì 14-mercoledì 15  recando condizioni di maltempo con nevicate anche a quote basse su diverse regioni.

Determinante per il nord l’interferenza dell’arco alpino, che frenerà il fiume d’aria nei bassi strati, ma non in quota. Proprio da questo sbalzo potranno attivarsi, tra domenica sera e la notte su lunedì, rovesci, localmente anche temporaleschi, tra il Triveneto, l’Emilia Romagna e la Lombardia, con nevicate anche fino a quote basse sui rispettivi settori montuosi, specie lungo quelli posti lungo il confine di Stato.

Per il nord poi, ad eccezione dell’Emilia Romagna che per motivi orografici rimarrà ancora in gioco, sarà finita qui. Nei bassi strati la corrente fredda scissa dall’arco alpino, si ricomporrà infatti sulle nostre regioni centrali, meridionali e sulla Sardegna, dove lunedì 13 darà luogo ad un rapido peggioramento in stile simil-invernale, con piogge, vento forte, sensibile calo termico e nevicate sui monti, anche a quote basse (orientativamente 500-600 metri al centro e 800-1.000 metri al sud).

Martedì 14 ancora maltempo al centro-sud, ma in giornata si liberano Toscana, Lazio e Sardegna. Neve anche abbondante su Abruzzo e Molise fino a 500 metri, a quota 800 sulle altre zone. Mercoledì 15 ancora maltempo ma in ritirata verso il meridione ad eccezione della Sicilia. Intanto, grazie al ritorno del sereno, il freddo inizierà a sedimentare al nord, dove si potranno registrare temperature minime sotto lo zero, anche in val Padana.

La tendenza successiva vede poi il rapido allontanamento del blocco freddo dall’Italia, in favore di una fase di tempo più stabile e meno freddo a partire da giovedì 16.

Luca Angelini

 

Finalmente si cambia: dal 5 novembre prime PIOGGE sull’Italia

L’errore più grossolano che si può commettere parlando di argomenti meteo è quello di impersonificare il tempo. Così facendo si rischia infatti di scadere in facili entusiasmi, oppure lasciarsi andare a inutili scoramenti e perdere comunque di vista il reale filo conduttore che governa lo stato dell’atmosfera sulle mostre città.

Vero è anche però che dopo una tale siccità – parlo soprattutto delle regioni nord-occidentali e della Sardegna – l’avverbio “finalmente” utilizzato nel titolo ha un suo significato recondito.

Novembre è ormai iniziato e il periodo delle piogge autunnali fila via finora senza una goccia d’acqua. Scorrendo i dati delle nostre Stazioni ad esempio, nel mese di ottobre, la brumosa Milano ne esce con 3 soli millimetri di pioggia, quella di Torino neanche quelli. Va da sè che il problema è serio e reale.

Non siamo soliti pubblicare carte deterministiche oltre i tre giorni, per deontologia professionale, ma soprattutto per buon senso. Oggi tuttavia vogliamo fare uno strappo alla regola perchè la speranza che qualcosa cambi è davvero troppo grande. E poi perchè mancano “pochi giorni all’alba”.

Ecco allora in figura la carta delle possibili precipitazioni previste per domenica 5 novembre: arriveranno delle piogge a partire dalle regioni settentrionali, da quelle centrali tirreniche e dalla Sardegna, arriverà la neve in montagna, specie sulle Alpi, arriverà lo Scirocco al sud.

Poi, come abbiamo individuato in questo VIDEO meteo appositamente relazionato, all’inizio della prossima settimana si profila una situazione favorevole a piogge un po’ per tutti, in un contesto di generale instabilità atmosferica.

Insomma, oggi una previsione fatta con il cuore, perchè l’acqua è una risorsa preziosa che deve e dovrà sempre essere disponibile per tutti.

Luca Angelini

Meteo alla deriva: siccità a oltranza e temperature quasi estive sino alla terza decade di ottobre

Mentre sul vicino Atlantico si vanno compiendo spettacolari manovre, con un uragano vero e proprio che si abbatterà sulle Isole Britanniche a metà della prossima settimana, sul bacino del Mediterraneo insiste l’azione di blocco esercitata da una imponente cellula di alta pressione.

Non servono molte più parole di quante abbiamo già speso per descrivere e rimarcare la situazione di stallo atmosferico cui stiamo nostro malgrado assistendo. La piaga che si accompagna a questo stato dell’arte è certamente la siccità, soprattutto per alcune zone del nostro Paese, ma anche il persistere di una pessima qualità dell’aria nelle nostre città, come conseguenza diretta del ristagno atmosferico nei bassi strati.

Ma l’alta pressione spingerà così tanto, da mettere sul piatto un terzo tasto dolente, questo per la vegetazione, ormai prossima al letargo autunnale-invernale, e che invece si vedrà inondata di sole e accarezzata da temperature praticamente a livelli estivi.

Succederà nel fine settimana di metà ottobre, allorquando la compressione esercitata sulla massa d’aria dalle correnti discendenti che caratterizzano proprio gli anticicloni dinamici come quello che ci sta interessando, ma anche l’origine fisica dell’aria in arrivo, di tipo tropicale, farà innalzare le temperature su livelli da fine estate.

I valori massimi diurni potranno in alcuni casi superare i 25°C, e questo non solo al centro e al sud, ma anche al settentrione. Impressionante anche il livello dello zero termico che si attesterà tra 3.800 e 4.000 metri. Da tenere presente che le notti sono lunghe e pertanto la differenza tra il giorno e la notte in termini di temperature, soprattutto nelle valli, sarà assai vistoso per via di una marcata escursione termica.

Programmi per il futuro? Al momento pare che non cambierà quasi nulla, la figura atmosferica che ci sta interessando, alias anticiclone delle Azzorre in formato super, seguiterà a dominare la scena senza lasciar spiragli di inserimento alle perturbazioni atlantiche e all’autunno, che se ne starà a debita distanza a serpeggiare rigorosamente oltre i cinquantesimo parallelo.

A tal proposito vi proponiamo anche l’interessante spunto video allegato qui sotto.

Luca Angelini

Prima aria fredda di stagione, arriverà anche il vento e un po’ di neve in montagna

L’immensa palude d’aria che ristagna sull’Italia in questa prima parte di ottobre sta per essere rimescolata. Non saranno le perturbazioni atlantiche a farsi avanti proponendosi di dare un po’ di brio a questa prima fase d’autunno indubbiamente un po’ scialba, ma quelle fredde in arrivo dal nord Europa. Si, perché se l’atlantico è bloccato dal redivivo anticiclone delle Azzorre, sarà per mano dello stesso anticiclone, ma dal suo lato opposto, quello rivolto verso l’Europa dell’est, che l’aria fredda raccolta a ridosso del circolo polare riuscirà a portarsi verso le medie latitudini interessando in parte anche l’Italia.

Ecco allora il primo stock di aria fredda discendere sul mare del Nord, lo vediamo con quell’agglomerato nuvoloso a batuffolo dalla splendida immagine satellitare qui sopra allegata (su cortesia di Enrico Torino) in direzione del versante nord-alpino che verrà raggiunto nella giornata di venerdì 6 ottobre. Osservando la seconda carta (qui sotto riprodotta) che seziona l’atmosfera alla superficie isobarica di 850hPa, come le Alpi si ergeranno a baluardo bloccando il grosso dell’aria fredda su Svizzera ed Austria. Proprio sui versanti nord-alpini e sui settori italiani prossimi al confine di stato arriveranno nevicate fin verso i 1.200-1.400 metri, soprattutto sui settori centrali ed orientali. Ma l’obiettivo di questo primo impulso saranno i Balcani pertanto, dopo essersi svincolata dall’arco alpino, l’aria fredda si ricomporrà sull’Adriatico, portando, sempre venerdì, qualche rovescio, nevoso in montagna sull’Appennino centrale, qui intorno ai 2.000 metri.

Intanto venti di Bora, Tramontana e Maestrale spazzeranno tutta l’Italia determinando per sabato 7 un deciso calo delle temperature, che si porteranno ovunque al di sotto della media. Da osservare che in queste situazioni le regioni di nord-ovest potranno risentire di venti di caduta, Foehn in altre parole, con parziale mitigazione dell’aria fredda e temperature che, comunque scenderanno, ma dovrebbero limitarsi ai valori medi stagionali, senza calare ulteriormente.

Domenica poi si preparerà un secondo impulso freddo, che scivolerà lungo il tracciato del precedente, ma con effetti complessivamente più modesti. Avremo comunque possibilità di ulteriori spruzzate di neve sui versanti nord-alpini a quote che risalgono intorno a 1.800-2.000 metri.

Nel complesso sarà nella giornata di sabato 7 ottobre che assaporeremo l’aria più frizzante e potremo apprezzare i valori termici più bassi. Al centro-sud potranno anche scivolare sotto la media di 3-4°C. Da domenica poi si tornerà pian piano su valori più vicini alla media del periodo, con successivo assestamento in questo stato anche per i primi giorni della prossima settimana.

Il tutto meglio riassunto in questo video dedicato.

Luca Angelini

Riparte il Vortice Polare Stratosferico, adesso si entra nel vivo

Era sparito come per incanto la scorsa primavera, cancellato come ogni anno a accade dal “riscaldamento finale“. Una reazione delle molecole di ozono con la radiazione solare radente ne decidono la longevità così ora, con la strana luce del sole polare che se ne sta andando, il Vortice Polare Stratosferico si sta pian piano ristrutturando. La radiazione solare sempre più bassa e in successivo tramonto del sole stesso nelle prossime settimane, darà modo alla stratosfera polare di raffreddarsi rapidamente.

Durante la stagione invernale infatti la circolazione che ruota attorno ai poli (in senso antiorario sul Polo Nord e in senso orario sul Polo Sud), nota come Vortice Polare, tende ad approfondirsi a tutte le quote dell’atmosfera, raccogliendo nel suo interno aria molto fredda per motivi radiativi. Il tracciante di questa circolazione è la Corrente a Getto Polare la quale scorre alle soglie della stratosfera allo scopo di bilanciare gli squilibri di temperatura (e quindi di pressione) tra le diverse latitudini del globo.

Il Vortice Polare Stratosferico, la porzione più elevata di questa struttura, durante la stagione invernale raggiunge temperature molto basse. Per questo motivo al suo interno si blocca il ciclo dell’ozono, gas molto abbondante tra i 15 e i 35 chilometri di altezza, e le reazioni chimiche tra gli altri componenti presenti a queste quote come il cloro e il biossido d’azoto.

Ebbene le radiosonde stanno rilevando proprio in questi giorni un primo abbozzo di quella struttura atmosferica, che ci accompagnerà durante tutto l’inverno. A seconda della sua consistenza e caratura dipenderanno infatti le sorti della stagione fredda. Secondo le attuali proiezioni d’ensemble emesse dal CFS, sembrerebbe probabile una partenza del Vortice Polare Stratosferico appena più debole della media, il che suggerirebbe la prosecuzione di una prima parte dell’autunno piuttosto dinamica.

Luca Angelini

Se ne sentono di tutti i colori. Io scelgo l’ARANCIONE.

Ci siamo permessi di “catturare” le parole che la  meteorologa Serena Giacomin (Centro Epson Meteo)  ha scritto su Facebook riguardo il significato di Allerta Arancione. Le abbiamo chiesto il permesso di pubblicarle sulla nostra home perchè desideriamo che tali parole non vengano “fagocitate” dal social e vogliamo che ne rimanga memoria. Un grazie a Serena per la sua disponibilità.

 

L’ALLERTA ARANCIONE È DAVVERO UN’ALLERTA MANCATA?
L’arrivo della perturbazione n°3 di settembre – la prima di stampo autunnale – si preannunciava carica di pioggia. I modelli matematico-fisici di previsione lasciavano poco spazio a dubbi: le precipitazioni sarebbero state intense e la possibilità che si verificassero delle situazioni critiche era elevata. Quando una previsione meteorologica con un adeguato indice di affidabilità segnala la presenza di un rischio occorre passare subito “dalla teoria alla pratica” seguendo responsabilmente le norme e le raccomandazioni della Protezione Civile.

CON L’ALLERTA METEO A QUALI RISCHI ANDIAMO INCONTRO?
In caso di piogge intense il sistema di allerta prevede la segnalazione di 3 tipologie di rischio:
– Rischio idrogeologico: si possono verificare frane, crolli di rocce, colate di fango in zone abitate, con strade oppure lungo una ferrovia. Le piene improvvise (davvero improvvise!) dei torrenti possono allagare interi quartieri;
– Rischio idraulico: si possono verificare alluvioni gravi ed estese per l’esondazione dei corsi d’acqua principali, non più torrenti ma fiumi importanti. Generalmente questi corsi d’acqua impiegano qualche ora per generare delle piene, quindi hanno un certo grado di prevedibilità;
– Rischio forti temporali: comprende piogge in genere improvvise, localizzate e violente, generalmente associate a danni dovuti a forti raffiche di vento (o trombe d’aria), a grandinate e fulmini.
E’ importante sottolineare che i temporali sono fenomeni circoscritti nel raggio di pochi chilometri, di cui è difficile prevedere esattamente dove colpiranno: quindi l’allerta riguarderà diverse zone, ma i temporali si svilupperanno solo in alcune di esse. Inoltre gli effetti dei temporali forti dipendono molto dalla vulnerabilità locale del territorio: uno stesso fenomeno meteo in termini di intensità, può avere effetti molto diversi su territori più o meno fragili. Nel caso dei temporali, considerata la loro manifestazione improvvisa, è ancora più importante seguire semplici norme di auto-protezione civile e tenersi aggiornati sull’evoluzione meteo per scongiurare situazioni di pericolo.

COS’È PREVISTO IN CASO DI ALLERTA METEO ARANCIONE?

Immagine di meteo.it

L’allerta arancione sulla regione Toscana era stata diramata sabato 9 settembre precedentemente al nubifragio che ha devastato Livorno con 250 mm di pioggia caduta in 4 ore. Il codice arancione ci mette in allerta davanti alla possibilità che si verifichino eventi pericolosi e diffusi, con danni a strutture e infrastrutture, mettendo a rischio la popolazione. Lo scenario descrive allagamenti diffusi, l’innesco di frane e, in caso di temporali, fulmini, grandine, vento forte, caduta di alberi e danni a coperture e strutture.

COME BISOGNEREBBE COMPORTARSI IN CASO DI ALLERTA METEO ARANCIONE?
Forse non tutti lo sanno, ma in caso di allerta meteo il cittadino è portato a rispettare determinate regole, indispensabili per mettere in sicurezza la propria vita e quella di chi gli sta vicino. Vediamone alcune:
– tenersi aggiornati seguendo le indicazioni dell’autorità di Protezione Civile Locale (Comune) e i canali informativi della viabilità, nonché sull’evoluzione delle condizioni meteo tramite radio, TV, siti web istituzionali;
– non attraversare i corsi d’acqua e non sostare nelle zone ribassate (sottopassi stradali, zone di bonifica), evitando i guadi;
– non sostare nelle zone circostanti gli alvei dei corsi d’acqua, stare lontani dagli argini;
– mettersi in viaggio in auto o moto solo se necessario, procedendo a velocità ridotta e prestando comunque la massima attenzione alla presenza di detriti o di allagamenti in strada, in particolare nei tratti montani esposti a frane, caduta massi e vicino ai corsi d’acqua o altri tratti soggetti ad allagamento;
– non attraversare con l’auto zone allagate, perché anche pochi centimetri possono far perdere il controllo del veicolo o causarne lo spegnimento, rischiando di rimanere intrappolato;
– non camminare in zone allagate anche se apparentemente con poca acqua in quanto potrebbero esserci tombini aperti o buche;
– avvisare i Vigili del Fuoco (115) se si notano possibili condizioni di pericolo;

Molto importante: se la proprio abitazione si trova in una zona soggetta ad alluvione occorre:
– prima dell’inizio dell’evento mettere in salvo i beni collocati in locali allagabili;
>>>> non sostare in cantine e nei locali seminterrati potenzialmente allagabili, salendo ai piani alti senza usare l’ascensore.

 

POCHE REGOLE PER SALVARE LA VITA
Queste vitali indicazioni sono disponibili sul sito della Regione Toscana, nella sezione “allerta meteo – Rischi e norme di comportamento”. Si possono trovare ulteriori informazioni sui comportamenti corretti in caso di alluvione all’interno della sezione del progetto “Alluvione – Io non rischio” del Dipartimento della Protezione Civile.

L’allerta meteo va sempre ascoltata e rispettata, sempre! L’avviso indica la presenza di un rischio potenzialmente mortale che può salvarci la vita.

La “burrasca di Ferragosto”? Arriverà il 10 settembre

La burrasca di ferragosto? Arriverà il prossimo weekend, ovvero il 10 settembre. Qui c’è qualcosa che non torna: o a Meteonetwork siamo rimasti con la testa nelle vacanze oppure…. Oppure l’area borderline dell’estate si è spostata avanti di una “bazzecola”, circa tre settimane.

Mettendo da parte la prima ipotesi – per quanto anch’essa possa celare un fondo di verità – è proprio la seconda sulla quale ci dobbiamo focalizzare e che ci lascia, a dir poco, esterrefatti.

Gli appassionati meteo di vecchia data ricorderanno certamente quel modo di dire utilizzato anche in ambito professionistico – che venne lanciato da maestri della meteorologia come BernaccaBaroni poi ripreso anche da Mario Giuliacci – e che individuava nel periodo immediatamente successivo al Ferragosto (tra il 20 e il 25 agosto) una rottura delle calme estive. Da tempo soleggiato e stabile si passava a condizioni più fresche e instabili, quasi sempre a seguito del passaggio di una intensa perturbazione.

Ebbene, è proprio quello che accadrà nel corso del prossimo weekend e che finora, con tutta l’estate ormai alle spalle, non era ancora avvenuto, a parte qualche spiffero di scarso successo.

Ora invece ci siamo: il cambiamento dell’assetto stagionale si sta ormai compiendo. Un ritardo fisiologico che segue un inizio anticipato della stessa stagione estiva partita nella seconda metà di maggio e da allora mai fermatasi. Il tutto secondo quanto emerso dai più recenti studi a riguardo, che identificano una evidente dilatazione della stagione calda alle nostre latitudini.

Tre settimane di ritardo che dovrebbero mettere la parola “fine” agli eccessi di un’estate che si è proposta senza esclusione di colpi, in attesa del passo successivo, quello della cosiddetta “tempesta equinoziale” attesa ormai per gli inizi di ottobre. Ora possiamo comunque iniziare a sperare; sperare anzitutto in un pronto rientro dalla disastrosa siccità che ci portiamo dietro almeno dall’inizio dell’anno, poi sperare che le stagioni riprendano il loro corso naturale.

E’ chiedere tanto?

Luca Angelini

Ore di sole, quante ne abbiamo perse dal giorno del Solstizio?

Ai più attenti certamente sono sarà sfuggito che la durata del di, ovvero delle ore effettive di luce nell’arco dell’intera giornata, sta vistosamente cambiando. A dire il vero questo cambiamento risale al 21 giugno scorso, il giorno del Solstizio, allorquando a Roma, giusto per avere un riferimento, la durata del di era di 15 ore e 06 minuti.

Più ore di luce che di buio, ma naturalmente non è questo ad incidere sulle nostre temperature o, per lo meno, non a livelli giornalieri. Sono infatti le masse d’aria che man mano sopraggiungono sulle nostre località a determinare l’andamento delle temperature, se farà caldo o meno giusto per capirci.

Fatto sta che oggi 21 agosto, sempre a Roma, il soleggiamento astronomico (al netto di eventuali annuvolamenti) è durato 13 ore e 37 minuti, circa un’ora e mezza meno rispetto al giorno del solstizio.

Come abbiamo detto questo cambia poco le cose da noi, ma inizia a cambiarle alle alte latitudini dove questa differenza nelle ore di luce è qualcosa di più di una impercettibile limata e, oltretutto, si accompagna anche ad un disco solare che inizia a rimanere sempre più coricato verso l’orizzonte. Ne risulta che su queste zone le temperature stanno iniziando a scendere più di quanto non facciano alle medie latitudini, da noi per intenderci.

Il tutto, dando però tempo al tempo, giocherà a favore di maggiori contrasti nord-sud. Questo processo porrà le basi per ciò che accadrà a partire dal prossimo mese di settembre, che quest’anno si dovrà far carico della non facile incombenza di metter la parola fine al lungo periodo siccitoso che ha afflitto il nostro Paese e anche molti altri che si affacciano sul Mediterraneo.

Luca Angelini

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