Analisi evento temporalesco 8 Luglio nel Veneto.

Martedì 8 luglio 2014 nel Veneto si sono sviluppati vari temporali per tutto l’arco della giornata ( in alcuni casi anche supercellulari) e nel tardo pomeriggio una squall line ha attraversato tutta la pianura veneta.

Quel giorno il Veneto si è trovato nella zona delle correnti ascendenti di una profonda saccatura nord-atlantica, sotto un flusso molto umido e instabile da Sud-Ovest,caldo nei bassi strati, fresco in quota. Nella notte tra martedì e mercoledì è transitato un fronte freddo

Temperature e geopotenziali a 500 hPa alle ore 17 del 8 luglio 2014 previsti dall’uscita 00 dello stesso giorno da parte del modello LAMMA

L’energia a disposizione per la convezione  era contenuta ( circa 1000 j/kg), tuttavia la presenza di divergenza in quota, l’elevata curvatura ciclonica dei venti e la presenza di vorticità positiva h permesso comunque lo sviluppo di forti temporali. Buoni erano anche i valori di shear e elicità.

CAPE previsto dall’uscita 00 del LAMMA per le ore 16 di martedì 8 luglio 2014

Nel pomeriggio la presenza di una dry line stazionaria sulla pianura triveneta ha permesso lo sviluppo continuo di forti temporali ( anche supercellulari) sulle medio-alte pianure, portando localmente accumuli ingenti.

Umidità e vento a 500 hPa previsto dal modello LAMMA per le ore 18 del 8 luglio 2014. Notare nel rettangolo la presenza di notevoli differenze igrometriche nel giro di pochi chilometri causati da una dry line: ciò provocherà forti temporali sulle medio-alte pianure di Veneto e Friuli.

Ecco alcuni scatti radar in cui sono evidenziate (all’interno di un cerchio rosso) le 4 probabili supercelle ( generalmente di tipologia LP) che hanno interessato il Veneto Orientale/ vicino Friuli nel pomeriggio. In tutti gli scatti radar si può notare un accenno di eco ad uncino e di v-notch.

Scatto radar di Teolo delle ore 13:30. Prima supercella

Scatto radar ARPAV delle ore 14:30. Seconda supercella nel pordenonese

Scatto radar ARPAV delle ore 15:20. Terza supercella, forse anche la cella poco più a Sud di essa era mesociclonica, tuttavia non era presente nessun osservatore per confermare ciò.

Scatto radar delle ore 16:10. Quarta supercella

Nel tardo pomeriggio l’entrata più ficcante dell’aria fredda in quota ha innescato dei temporali sulla Lombardia che si sono poi propagati al resto del triveneto sotto forma di una lunga squall line provvista di un enorme  e spettacolare shelf cloud nel lato avanzante e di temporanei mesocicloni nel lato meridionale

Temperature e geopotenziali previsti dal modello LAMMA per le ore 19 del 8 luglio 2014. Evidenziato l’arrivo dell’aria fredda sul Nord Italia

 

Scatto radar ARPAV delle ore 19:00. Squall line sulla pianura e costa veneta.

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Immagini dal gruppo di Facebook Temporali e fenomeni estremi nel Veneziano

foto di Fabio Veneziano

foto di Fabio Veneziano

da Padova Matteo Miluzio

da Mestre Massimo Michieli

Ivan Milocco

Lido di Venezia Nicolò Miana

Lido di Venezia Stefano Stevanato

 Lido di Venezia Stefano Stevanato

da Venezia Gianluca Scarpa

da Tessera Gianluca Spada

foto di Andrea Troisi

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Dal Blog di Giorgio Pavan :

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Dal Blog di Francesco De Martin :

Supercella ore 13:48. Wall cloud al centro della foto, flanking line sulla sinistra Foto scattata a Sud-Est rispetto al sistema

Grosso funnel cloud ore 13:48 alla base di un cumulo congesto che poi diverrà cumulonembo a supercella

Wall cloud della seconda supercella di giornata alle ore 14:13. Foto scattata da NW

Wall cloud della stessa supercella precedente alle ore 14:31

Wall cloud immersa nelle precipitazioni con due inflow tail ( o tail cloud) vista da Nord-Ovest alle ore 15:31 sulla terza supercella della giornata

Shelf cloud serale

7 luglio, intenso sistema temporalesco ha attraversato il Veneto da Ovest ad Est

Nella giornata di lunedì 7 luglio 2014 un intenso sistema temporalesco ha attraversato il Veneto da Ovest ad Est.

Il giorno precedente un promontorio anticiclonico pre-frontale di origine sub-tropicale ha pilotato aria calda e umida sull’Italia. Nella giornata del 7 luglio sul Veneto il flusso di aria calda e umida a bassa quota è continuato, in alta quota invece  ha iniziato ad affluire aria più fresca proveniente da una profonda saccatura sull’Europa Occidentale. Inoltre le correnti hanno assunto curvatura ciclonica nel corso della giornata per il progressivo avvicinarsi della suddetta saccatura.  La situazione sinottica era quindi decisamente favorevole allo sviluppo di forti temporali sul Nord Italia

Temperature e geopotenziali a 500 hPa previsti dall’uscita 00 del 7 luglio dal modello LAMMA per le ore 18 UTC del 7 luglio.

L’energia a disposizione nel tardo pomeriggio-sera era molto elevata, con punte ben superiori  ai 2000 j/kg sul Basso Veneto

Buoni erano anche i valori i shear e elicità.

L’innesco dei temporali è avvenuto nel veronese attorno le 17/17:30 , in un’area di convergenza tra i venti di scirocco provenienti dall’Adriatico, i venti di Libeccio provenienti dagli Appennini e i venti di outflow provenienti da dei temporali sul vicentino.

Il sistema si era organizzato come una multicella, anche se a tratti ha probabilmente assunto caratteristiche supercellulari.  Seguono due scatti del radar ARPAV di Teolo nei momenti salienti dell’evento.

Ore 19:50: il sistema temporalesco colpisce Padova

Ore 21:20: il sistema temporalesco ha raggiunto il trevigiano e si appresta ad abbandonare il Veneto.

Segue l’animazione satellitare del tardo pomeriggio-sera nella banda del visibile. Notare la presenza di overshooting top sulla sommità dei cumulonembi.

Satellite meteo al visibile sat24.com  animazione Venice Vortex Team

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Di seguito due mappe con le precipitazioni rilevate  nelle stazioni della rete ARPAV
e della rete Meteonetwork dove sono ben visibili gli ingenti accumuli nel padovano

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Parte fotografica, gran parte delle immagini sono tratte dalla pagina Facebook  Temporali e fenomeni estremi nel Veneziano.

foto di:  Luca Sassetto

foto di: Andrea Masiero

foto di: Fabrizio Stevanato

foto di: Paola Follin

foto di: Igormemory Mudnwater

foto di: Lorenzo De Pasquale

foto di:Fabio Veneziano

foto di: Alberto Gobbi

foto di: Sara Vinale

foto di: Giorgio Pavan

Veneto 2 luglio: serata fotogenica

La sera del due luglio sicuramente indimenticabile per i caccatori di temporali, l'arrivo da NW di un veloce fronte freddo ha generato instabilità,  che con le condizioni favorevoli di shear han reso possibile inizialmente lo sviluppo di una supercella che si è poi fusa in una linea di groppo in veloce traslazione verso SE lasciando dietro di se rapidamente cieli limpidi e sereni.

Radar Arpa Veneto- animazione Venice Vortex Team

Le condizioni prima del passaggio del fronte hanno visto un pomeriggio pressoché soleggiato ovunque con un deciso aumento dell'umidità verso la sera, portando il dew point sulla bassa pianura attorno ai 20°.
Tutto questi fattori aiutano eventuali temporali ad acquisire strutture particolarmente fotogeniche avendo, appunto, più energia a disposizione.

Le prime foto arrivano nel tardo pomeriggio da Rosolina ( Ro) e Sottomarina (VE).

foto di Valerio Biolo

foto di Andrea Masiero

foto di Andrea Masiero

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In serata nel Trevigiano 

foto di Fabio Veneziano

foto di Fabio Veneziano

foto di Fabio Veneziano

foto di Sara Vinale

foto di Giorgio Pavan

foto di Giorgio Pavan

foto di Giorgio Pavan

foto di Giorgio Pavan

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Altri splendidi scatti dal golfo di Trieste 

Foto di Francesco Netto

Foto di Francesco Netto

Foto di Francesco Netto

Foto di Francesco Netto

foto di Danjiel Konjedic

foto di Jure Batagelj

29 giugno 2014: una domenica temporalesca sulle pianure del Veneto

Nel corso della giornata di domenica 29 giugno 2014 un intenso fronte freddo si avvicina dalla Francia verso l’Italia come si può notare dalla mappa GFS a scala europea alla quota isobarica di 500 hPa (Fig. 1). Si sottolinea in questa configurazione l’apertura “a ventaglio” delle isoipse proprio sul nord Italia, sintomo di “divergenza effettiva” a quella quota (Fig. 2): se in una colonna d’atmosfera si viene a determinare un deficit di aria alle quote superiori per il meccanismo della divergenza, tale ammanco dovrà essere forzatamente colmato prelevando aria dalle quote sottostanti e fino al suolo, in tal modo saranno attivati moti verticali ascendenti, con caduta della pressione in bassa troposfera e formazione di minimi barici associati a convergenze di flussi diversi.

Figura 1

Figura 2

In effetti, sull’Italia settentrionale stava transitando una corrente a getto da sud-ovest sul lato ascendente della saccatura individuata in Fig. 1. Per dare un’idea, su Milano alle ore 14 locali il vento ha raggiunto i 170 km/h alla quota di 12 km. Come anticipato, correnti divergenti così intense alle quote superiori sono causa negli strati prossimi al suolo di convergenze di flussi d’aria caratterizzati da differente provenienza, intensità nonché temperatura/umidità. Nella fattispecie, per le ore 17 locali, vari modelli vedevano una modesta convergenza al suolo sul Veneto centrale tra venti di caduta appenninici da sud-ovest e un flusso sciroccale più umido in risalita dal mar Adriatico (ellisse rossa in Fig. 3).

Figura 3

Salendo alla quota di riferimento di circa 5000 metri, si evince un flusso piuttosto intenso da sud-ovest e assai umido (umidità relativa superiore al 90%, Fig. 4).

Figura 4

Anche il parametro PWAT (Precipitable Water), che esprime il contenuto totale di vapor acqueo della colonna d'aria, è caratterizzato da valori superiori ai 35 mm (Fig. 5), ben oltre la soglia dei 20 mm che denota una sufficiente quantità di vapor acqueo per lo sviluppo di temporali.

Figura 5

Una conferma della previsione del modello, che può essere parificata ad un’analisi visto il ridotto orizzonte temporale (3 ore), giunge dalla lettura dei radiosondaggi di Milano e Udine effettuati alle ore 14 locali (Fig. 6). Si nota innanzitutto la vicinanza delle curve di temperatura e di dew point fino a circa 11 km, quindi aria molto umida praticamente in tutta la troposfera. Il profilo verticale dei venti appare favorevole allo sviluppo di sistemi mesociclonici (SE al suolo, S a 1500 m, SW a 3000 m tendente a W alle quote superiori); in effetti l’indice SWEAT, pari a 310 a Milano e 270 a Udine, costituisce un motivo di attenzione: in genere, i tornado in Italia si osservano nel range SWEAT 250÷350 con qualche caso intorno ai 400 (Temporali e Tornado, ed. Alpha Test, 2009). 

Figura 6

I classici indici di riferimento per quantificare l’energia a disposizione dei temporali denotano condizioni sufficientemente favorevoli alla loro genesi: dai radiosondaggi in Fig. 6 risulta un CAPE di 450-500 J/kg e un LI di -2/-4°C. Anche la PWAT, come visto nel modello, ha raggiunto valori notevoli portandosi nel range 30-35 mm. Tuttavia, concentrando l’attenzione negli strati vicini al suolo (Figg. 7 e 8, parte destra), si nota come il CAPE nei primi 3 km fosse pressoché assente sulla pianura veneta e anche il parametro SREH nei primi 1000 metri di troposfera ha assunto valori pari a zero o quasi.

Figura 7

Figura 8

Il temporale in transito tra vicentino ed alto padovano, a giudicare dalle scansioni radar, ha verosimilmente assunto caratteri mesociclonici: in Fig. 9 si nota un accenno di eco ad uncino sul settore meridionale del sistema temporalesco e un evidente V-notch nella sua porzione settentrionale. L’immagine satellitare alla stessa ora (17 locali) mostra la cella sul vicentino in avvicinamento all’alto padovano (Fig. 10): è ben evidente l’estesa nuvolosità di tipo stratiforme che copriva tutto il Nordest, generata dal flusso molto umido attivo in medio-alta troposfera (Figg. 4 e 6).

Figura 9

Figura 10

I vari cacciatori di temporali che hanno monitorato questo sistema da più angolazioni non hanno riscontrato le nubi accessorie tipiche della supercella, in particolare wall cloud e/o funnel cloud. Non è stato osservato neppure un lowering isolato e persistente. E’ doveroso sottolineare che l’ingente quantitativo di acqua precipitabile nella colonna si è tradotto in dense ed estese bande di precipitazione (“rain curtain”) in discesa dal temporale che hanno reso particolarmente gravosa l’individuazione non solo delle eventuali nubi accessorie ma anche della base dell’updraft principale: questo status, unito alla bassa luminosità dovuta al tappeto di nubi stratiformi, ha complicato non poco il lavoro degli storm chasers.

Si ritiene che la convergenza al suolo (Fig. 3) non sia stata sufficientemente “stringente”, uno status che probabilmente ha impedito la concentrazione di vorticità alla base del Cumulonembo e quindi ha bloccato “sul nascere” la comparsa di una wall cloud rotante e dell’eventuale tornado ad essa associato. La rotazione nel temporale è quindi rimasta confinata “ai piani alti” (circa 3000 metri) senza scendere verso il suolo.

Inoltre, l’assenza di un’intrusione secca nella media troposfera sul Veneto (Fig. 4) ha certamente ridotto il gradiente termico e igrometrico verticale, mentre la colonna molto umida ha generato un’estesa nuvolosità di tipo stratiforme e cirriforme (Fig. 10) limitando il riscaldamento del suolo: la concomitanza di questi due fattori probabilmente ha ridimensionato la spinta di galleggiamento complessiva.

In definitiva, considerando le indicazioni dei modelli/radiosondaggi, le immagini radar e quanto osservato “sul campo” dai vari storm chasers, sembra che il connubio tra CAPE ed elicità fosse favorevole all’insorgenza di mesocicloni solamente nella media troposfera (tra 850 hPa e 700 hPa) e che l’energia disponibile alla convenzione (rappresentata sempre dal CAPE) fosse insufficiente rispetto alla “dinamica”, intesa come le forti correnti sud-occidentali nella medio-alta troposfera che di fatto hanno “troncato” o comunque disturbato il pieno sviluppo in altezza delle correnti ascendenti. Prova ne sia l’assenza di grandinate con chicchi superiori ai 2-3 cm.

Comunque sia, sembra che l’incastro di tutte queste variabili abbia generato un’effimera supercella con rotazione anche nei bassi strati sull’area del lido di Venezia, indicata dalla freccia bianca nella scansione radar delle 19.40 locali ove si apprezza un eco ad uncino (Fig. 11) a cui vi era associato un funnel cloud in lenta rotazione (Fig. 12).

Figura 11

Figura 12 

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In seguito altre foto della giornata temporalesca, gran parte di esse dal gruppo facebook:

 Temporali e fenomeni temporaleschi nel Veneziano

Sara Vinale

Giorgio Pavan

Giuliano Nardin

Berni Cristiano

Gioia Bottan, Benvenuto Righetto, Franco Soncin e Mary Girardi.

Supercella Veneto Orientale

Nella giornata di ieri 24 giugno vi erano le condizioni per la formazione di temporali molto forti e infatti, la prevista confluenza tra aria relativamente fresca ed umida in quota di origine atlantica e aria più calda di provenienza subtropicale, hanno determinato una moderata attività temporalesca pomeridiana e serale su fascia alpina e prealpina con sconfinamento sulle pianure di Veneto e Friuli.

A sinistra le previsioni europee Estofex  www.estofex.org  e a destra le previsioni del team TT di MeteoNetwork

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Le condizioni erano ideali per avere temporali grandigeni con associati colpi di vento forte, locali nubifragi e, specialmente tra Veneto orientale e Friuli occidentale, vi era rischio di formazione di supercelle.

Durante il pomeriggio i temporali sono rimasti relegati alla fascia alpina, ma dal tramonto la convezione è partita anche in pianura.

In particolare, una cella solitaria, nata sulla pedemontana vicentina, è poi evoluta in un temporale molto forte tale da far dirottare alcuni voli in arrivo all'aeroporto Canova di Treviso.

Ripercorrendo il peggioramento temporalesco attraverso l'animazione del radar ARPAV di Teolo, si vede come la cella nella sua evoluzione tenda a deviare verso la propria destra e come per diverse volte assuma una forma chiaramente a V con ripetuti accenni di uncino.
Tutte queste caratteristiche messe assieme ci fanno intuire come questo temporale sia probabilmente stato una temporale di tipo supercellulare e che quindi avesse un mesociclone al suo interno.

Radar Arpa Veneto

Dopo questa prima fase iniziale con celle temporalesche forti ma isolate, il Veneto è stato investito da piccoli temporali più diffusi a macchia di leopardo.
L'attività elettrica è sta molto intensa come mostra la mappa relativa ai fulmini per la giornata di ieri.
Fulmini in Italia dalle h18 alle 24 – fonte blitzortung.org 
Giorgio Pavan ha intercettato la supercella all'altezza circa di Noventa di Piave, grandinava, le dimensioni dei chicchi erano eterogenee i più grandi del diametro di 2-3 cm.  dalle foto si può notare un updraft bello striato sinonimo di presenza di mesociclone.
foto di Giorgio Pavan 
Nella sua parte meridionale, il temporale presentava anche una maestosa shelf cloud retroilluminata dalle numerose fulminazioni.
foto di Giorgio Pavan 
Vista da Jesolo
foto di Giuliano Nardin
foto di Giuliano Nardin
foto di Giuliano Nardin
foto di Sara Vinale
Dalla Laguna di Venezia Località Treporti
foto di Riccardo Nardin

Tornado di Chioggia/Cavarzere (VE) 23 maggio 2014

Nella giornata del 23 maggio 2014, intorno alle ore 17.45 locali, si è verificato un evento tornadico di tipo mesociclonico tra i comuni di Chioggia e Cavarzere, in provincia di Venezia. Il temporale a supercella che ha generato il vortice è stato monitorato e documentato sul campo anche con l'ausilio delle scansioni del radar ARPAV del Centro Meteo di Teolo (PD) nonchè con i dati delle stazioni meteorologiche al suolo della rete MeteoNetwork-MeteoTriveneto. Attraverso l'approccio ormai collaudato dell'analisi integrata, attuata ricorrendo a fotografie dell'evento, immagini radar, satellitari, modelli meteorologici e radiosondaggi, si vedrà di spiegare i fattori termodinamici alla base degli eventi occorsi e di illustrare l'evoluzione del fenomeno temporalesco.

Una moderata saccatura in quota si avvicina da ovest al nord Italia, come si può notare dalla seguente mappa alla quota di circa 5000 metri tratta dal sito dell'Associazione MeteoNetwork, con al suo seguito masse d'aria più fredde e secche (colore verde) di quelle preesistenti sulla pianura veneta (colore giallo).

Dalle mappe del LAMMA Toscana, sempre alla quota di circa 5000 metri, è ben evidente il contrasto igrometrico proprio sul settore meridionale della provincia di Venezia (rettangolo nero), ove nello spazio di una decina di km si passa da condizioni sature (color ciclamino) ad aria molto secca (colore rosso): ciò a causa dell'ingresso da sud-ovest di masse d'aria molto secche che vanno a contrastare con l'aria umida preesistente.
Alla quota di circa 3000 metri, invece, l'aria è molto umida per non dire satura (color ciclamino dentro l'ellisse nera), giusto sopra i comuni di Chioggia e Cavarzere.
Anche alla quota di 1500 metri circa l'aria è molto umida.

 
A quote ancor più basse (circa 800 metri) l'aria è sempre molto umida, dai vettori del vento si nota inoltre la probabile presenza di un minimo di pressione sopra Chioggia, intuibile anche dalla disposizione antioraria della fascia di colore blu corrispondente ad un'umidità del 90-95%. Questa bassa pressione tende altresì ad orientare il vento da sud/sud-est piuttosto che da sud-ovest come invece avviene alle quote superiori ai 1000 metri circa.

Questo status termodinamico porta per forza di cose ad un marcato gradiente termico ed igrometrico, sia in senso orizzontale che verticale. Conferme in tal senso giungono dal parametro DeltaThetaE, ovvero dalla differenza di temperatura potenziale equivalente tra la quota isobarica di 500 hPa e 850 hPa (ellisse nera).

 
Anche la quota prevista dell'Equilibrium Level, che rappresenta la quota oltre la quale i processi convettivi tendono ad arrestarsi per l’esaurimento della spinta di galleggiamento, appare di tutto rispetto essendo compresa tra 9000 e 10000 metri (in pratica l'altezza raggiungibile dalle celle temporalesche).

 

A livello del suolo, nel primo pomeriggio, si nota una convergenza tra venti umidi da sud-est e venti secchi da sud-ovest al confine tra le province di Rovigo e Ferrara (si vedano le successive 4 mappe). Questa è stata senza dubbio la “scintilla” che ha generato le imponenti celle temporalesche sul rodigino, trasportate poi dalle correnti in quota da sud-ovest verso il basso veneziano. Inoltre, nella prima mappa delle 14 UTC (ore 16 locali) del vento a 10 m dal suolo si nota di nuovo la rotazione antioraria delle correnti sopra Chioggia e comuni limitrofi.

 

Anche il radiosondaggio previsto su Padova dal modello WRF di MeteoNetwork conferma un profilo verticale del vento tipico di eventi tornadici, con correnti nei bassi strati da sud-est e venti più intensi sud-occidentali oltre i 1000-1500 metri di quota.

Al suolo i valori di dew point (temperatura di rugiada) appaiono di tutto rispetto, poichè compresi tra 16°C e 17°C sul Veneto meridionale e ferrarese.

Nell'area di innesco delle celle temporalesche i valori di CAPE si aggiravano attorno ai 1000-1200 J/kg, mentre su Chiogga/Cavarzere il modello vedeva valori attorno ai 500 J/kg. Questa mappa – come tutte le altre presentate in questo articolo – mostrano una previsione archiviata (nella fattispecie dal modello WRF di MeteoNetwork), ma il ridotto orizzonte temporale della previsione (2/3 ore, dalle 12 UTC alle 14/15 UTC) permette di considerare tali dati comparabili a quelli di un'analisi, in altre parole molto vicini alla realtà.

La mappa del CIN mostra come sulla costa veneta, Chioggia e Cavarzere compresi, stazionasse una massa d'aria soggetta a CAP, ovvero ad inversione termica che impedisce i moti convettivi verso l'alto, con valori di CIN mediamente pari a -75 J/kg ma con punte anche prossime a -100 J/kg. E' verosimile che la rottura del CAP avvenuta nel tardo pomeriggio sia stata causata dalla convergenza dei venti al suolo e dalle successive correnti di outflow delle intense celle temporalesche in risalita dal rodigino: ciò può aver generato imponenti moti verticali tra Chioggia e Cavarzere, nonostante su questi comuni il CAPE sembra non fosse a livelli allarmanti.
Tuttavia, il Lifted Index compreso tra -2 e -5°C e l'acqua precipitabile pari a circa 30 mm indicano elevati valori di umidità e quindi di calore latente disponibili alla convezione.
 
 
I valori di shear direzionale (SRH 0-1, 0-3 e 0-6 km) non appaiono rappresentativi dell'evento, per cui non sono stati riportati in questa analisi. La differenza vettoriale nella velocità del vento tra 500 m e 6 km di quota è espressa dal parametro dello 0-6 km Shear Vector (immagine seguente): valori pari o superiori a 40 nodi favoriscono lo sviluppo di updraft inclinati e rotanti. Nel pomeriggio del 23 maggio, sull'area di Chioggia, erano previsti valori sull'ordine dei 25 m/s (48-49 nodi), quindi trattasi di livelli ragguardevoli per quanto concerne lo shear in velocità.
L'indice Vorticity Generation Parameter (VGP) rappresenta il tasso al quale la vorticità orizzontale dell’aria è convertita in vorticità verticale nell’updraft attraverso l'inclinazione del flusso d'aria. Valori di VGP superiori a 0.2 denotano possibilità di supercelle tornadiche. Il modello prevedeva valori di VGP intorno a 0.16, quindi vicini a tale soglia.

Il modello WRF di MeteoNetwork fornisce anche un importante parametro, ovvero direzione ed intensità prevista dell'inflow di un eventuale temporale. Questa mappa non indica quindi le correnti realmente presenti al suolo, bensì mostra le correnti di inflow che “alimentano” un eventuale temporale in formazione. Nel caso in esame, l'area di inflow si sarebbe collocata sul settore orientale delle celle convettive.

Il modello ARW del LAMMA Toscana aveva ben individuato l'innesco delle celle temporalesche proprio nel punto di convergenza al suolo tra vento umido da sud-est e vento più secco da sud-ovest (si vedano le successive 3 mappe di precipitazione prevista), seppur con un lieve anticipo.

L'immagine da satellite visibile mostra la supercella in transito sopra il veneziano (freccia celeste).

Le scansioni del radar ARPAV del Centro Meteo di Teolo (PD) mostrano la supercella in salita dal rodigino verso il basso veneziano con un esteso “inflow notch” (freccia bianca), ovvero un'area a bassa riflettività che indica una forte corrente di inflow che in genere precede la comparsa dell'eco ad uncino.

 
Ed ecco infatti che alle 15.50 UTC (17.50 locali) compare un netto eco ad uncino (freccia bianca) tra Chioggia e Cavarzere, chiaro indice di una rotazione mesociclonica in atto.

Passando ora all'analisi nefologica, la mattinata ha visto il lento transito da ovest di un esteso fronte di altostrati e varie nubi cirriformi, il tutto associato a banchi di stratocumuli più o meno ampi a quote inferiori.

Nel corso del primo pomeriggio compaiono delle schiarite, ma subito iniziano a formarsi stratocumuli più bassi e cumuli di varie dimensioni.

Intorno alle ore 14 locali compaiono i primi ghiacciamenti alla sommità delle torri cumuliformi (freccia nera) ed iniziano i primi tuoni tra Campolongo Maggiore (VE) e Piove di Sacco (PD).

Ci spostiamo così a sud di Piove di Sacco (tra Brugine e Campagnola) per portarci presso l'updraft del sistema temporalesco: scorgiamo in lontananza un “lowering” (freccia nera), nato a sud-est rispetto al downdraft visibile sulla destra della foto. Abbiamo quindi la conferma sul campo che le aree principali di inflow si collocheranno sul settore orientale delle celle temporalesche, come previsto dal modello WRF di MeteoNetwork.

 
Da questo abbassamento nuvoloso si genera un “funnel cloud” (freccia bianca) di breve durata, causato con ogni probabilità dalle turbolenze collegate alla linea di contrasto tra la corrente ascendente (sinistra della foto) e discendente del temporale (destra della foto).

Proseguiamo la caccia sempre a sud di Piove di Sacco (ad est di Pontelongo) e notiamo altre formazioni particolari, tra le quali una “inflow tail” (freccia rossa) alla base di un altro cumulonembo (vista verso nord). Anche in questo caso l'orientamento della nube in esame suggerisce che la corrente di inflow che alimenta il temporale proviene da est.

 
Lo scatto radar delle 16.40 locali mostra la partenza di un potente temporale sul rodigino che dirige rapidamente verso Chioggia. In quell'istante ci trovavamo sottovento proprio a quel temporale, quindi a nord dello stesso e sotto la sua incudine. Dovevamo quindi spostarci verso sud-est per non essere investiti dai rovesci di pioggia e grandine e, soprattutto, per riuscire a vedere cosa sarebbe successo in corrispondenza dell'updraft, visto che questo si sarebbe collocato nel settore sud-orientale del sistema, come già verificato nei precedenti temporali. Le seguenti due foto ritraggono l'enorme incudine del temporale sotto la quale si stavano sviluppando degli stratocumuli turbolenti e altri cumuli più o meno imponenti.

 
 

La seguente mappa mostra la nostra direzione di avvicinamento all'updraft (frecce gialle), mentre la freccia rossa indica il percorso al suolo del tornado che quindi ha interessato le campagne tra le frazioni di Ca' Bianca e Ca' Pasqua nel comune di Chioggia, ma probabilmente anche parte del comune di Cavarzere.

Scendendo verso sud notiamo in direzione di Chioggia un lowering che classifichiamo senza molti dubbi come “wall cloud”. Alla destra della nube a muro si colloca il downdraft che poi dovrà essere individuato come FFD (Forward Flank Downdraft) supercellulare vista la successiva evoluzione.

Ci avviciniamo al mesociclone attraverso una strada arginale per disporre della miglior visuale possibile: alla sinistra della wall cloud compare una “inflow band” (freccia rossa), chiaro segnale della rapida entrata nel temporale di massicce quantità di masse d'aria caldo-umida dal mare.

Dopo una manciata di secondi, la inflow band torna ad una configurazione più similare ad una inflow tail, mentre alla base della wall cloud si genera un breve funnel cloud curvilineo.

Passano pochi minuti e, giunti nei pressi di Codevigo (PD), notiamo verso sud-est un'imponente struttura ormai chiaramente mesociclonica con wall cloud alla quale è collegata una inflow tail (freccia rossa piccola) e una grossa tail cloud, chiaro indice quest'ultima che a breve l'occlusione del mesociclone (e quindi l'eventuale tornado) avrà luogo. Le due frecce rosse parallele ascendenti vogliono rappresentare il mesociclone, mentre la freccia blu discendente il downdraft (Forward Flank Downdraft, FFD) della supercella, di cui una parte (freccia celeste) viene risucchiata dal mesociclone stesso all'interno del temporale portando alla comparsa della tail cloud.

Nella successiva foto si può meglio apprezzare l'intera struttura mesociclonica orma giunta allo stadio di “maturità” (occlusione mesociclonica). Stiamo guardando verso sud, per cui a breve entreremo all'interno dell'eco ad uncino.

Siamo ormai a un paio di chilometri a nord rispetto al centro del mesociclone, quando dalla parte del downdraft si delinea la tail cloud, la nube che indica che parte dell'aria più fresca e umida del downdraft principale della supercella viene “ripresa” dal mesociclone e portata di nuovo verso l'alto. Si fa strada anche la “clear slot”, ovvero una regione di cielo più chiaro a sud-ovest della wall cloud che indica l'intrusione di aria più secca che si avvolge attorno al mesociclone. Altro chiaro indizio che se deve fare un tornado questo è il momento.

Ed ecco infatti che la circolazione mesociclonica tocca il suolo tra Chioggia e Cavarzere sollevando polvere e qualche detrito non identificato. La freccia rossa denota l'asse obliquo della corrente ascendente, caratteristica tipica delle supercelle e di tutti i temporali di forte intensità: ciò spiega perchè il contatto con il suolo del tornado non sia avvenuto esattamente al centro della proiezione verticale della nube sovrastante, ma piuttosto all'estremità orientale da dove, per l'appunto, proveniva l'inflow.

Noi ci trovavamo ancora a nord rispetto alla supercella (posizione pericolosa), a causa di problemi legati al traffico e ad un grave incidente, per cui il mesociclone ci sarebbe passato sopra e con lui il tornado… tuttavia, non osservando massicci sollevamenti di detriti, avevamo già valutato l'evento in corso come di debole intensità (EF0) e quindi sostanzialmente innocuo.

Sempre dalla strada arginale destra del fiume Bacchiglione, nei pressi di Ca' Bianca, continuiamo a monitorare il tornado presente poco più ad est a circa 4-5 km di distanza rispetto alla nostra posizione. Continuava a piovere in quanto ci trovavamo in parte ancora dentro il FFD e in parte dentro l'uncino, decidiamo quindi di spostarci verso est per distanziarci dal downdraft e avvicinarci ulteriormente al tornado. Portandoci così a circa 2-3 km dal vortice, potevamo osservare la netta rotazione antioraria della wall cloud.

Il tornado ha toccato terra per un paio di volte per complessivi 3-4 minuti essenzialmente su aree agricole; non sono stati riscontrati danni degni di nota. Come si evince dalle foto, non era presente la classica nube ad imbuto, ma la colonna d'aria rotante in discesa dalla wall cloud ha toccato terra, ragion per cui si può classificare l'evento come tornado o tromba d'aria.

Ad un certo punto il tornado si estingue e il mesociclone passa sopra la nostra postazione, ad un paio di chilometri più ad est. Poco dopo la base delle nubi si innalzerà progressivamente per l'afflusso di aria relativamente più secca nella parte posteriore del sistema temporalesco.

La seguente foto, scattata da Maicol Zennaro, ritrae il medesimo mesociclone visto da Sottomarina.

Il seguente video, montato da Giorgio Pavan, ripercorre tutte le tappe della caccia del 23 maggio 2014 e permette di osservare la rotazione della wall cloud tornadica tra Chioggia e Cavarzere.

Di seguito il racconto di Giorgio a ricordo di quel giorno:

“Era da qualche giorno che i modelli di previsione vedevano le possibilità di temporali dalle grosse potenzialità per venerdì 23 maggio e così, dopo qualche messaggio e un paio di telefonate, io e Alberto decidiamo di passare un pomeriggio assieme a caccia di temporali.

La zona con le potenzialità maggiori è vicino a dove abita Alberto e così ci ritroviamo a casa sua.
Mentre guidavo sulla tangenziale di Mestre per raggiungere la meta prefissata, verso nord vedevo nascere una forte cumulogenesi ed in pochi minuti c’era già il primo temporale in atto con tuoni fulmini e pioggia battente.
Portandomi più a ovest, e ormai prossimo alla casa di Alberto, vedo un nuovo temporale nascere: ormai i giochi erano iniziati, ero arrivato appena in tempo.
Carico Alberto in auto e armati di smartphone e fotocamere digitali ci lanciamo come dei caccia sulla cella temporalesca poco più a sud della nostra posizione di partenza.
Il temporale in questione presentava anch’esso un’evoluzione rapida con un lowering molto basso.
L’atmosfera attorno a noi è afosa e calda nonostante il cielo sia coperto dalle incudini dei temporali che si stanno formando.
Ci portiamo praticamente sotto l’updraft del temporale ed osserviamo la sua evoluzione da vicino ammirando anche un piccolo funnel.
Seguiamo quindi questa cella nel suo procedere verso Nord Est ma non ingrana, non sembra quella giusta. Tuttavia rimaniamo entrambi affascinati dalla velocità di rigenerazione dei temporali che mostravano updraft esplosivi che in pochi minuti portavano la sommità dei cumulonembi al ghiacciamento.

Andare a caccia di temporali con Alberto è come fare un corso di meteorologia pratica sul campo. Alberto è un’enciclopedia vivente sui temporali e sulle nubi accessorie ad esso e quindi, tra un passaggio a livello chiuso e la coda ai semafori, non smetto di imparare un secondo perché un conto è leggere sui libri, un conto è vedere sul campo la formazione e l’evoluzione delle nubi.

Nel frattempo un poderoso temporale dalla riflettività sospetta si sta abbattendo sul trevigiano. Decidiamo di provare a raggiungerlo ma entro breve realizziamo che è impossibile beccarlo ed a sud, verso Rovigo, sta nascendo una nuovo temporale.
Avevamo dato un occhio ai dew point da poco ed erano ancora alti ovunque nonostante i temporali appena passati.
Era quella la dryline che stava arrivando: era quella la miccia che stavamo aspettando.

Giro la macchina e via di nuovo verso la bassa cercando di fare il più in fretta possibile tra traffico e code varie.
Ci avviciniamo e presto riusciamo a vedere la base del temporale: bassissima.

Dobbiamo sbrigarci. Ci dirigiamo verso Cavarzere.
Troviamo un incidente grave e ci tocca stare fermi in coda mentre il temporale prende forza e ci punta.
Il traffico si sblocca quando ormai il temporale ci ha praticamente raggiunto. Svoltiamo a sinistra alla prima strada disponibile. E’ un argine. Bene ci diciamo, così abbiamo visuale libera senza ostacoli e puntiamo spediti verso sud per evitare il downdraft e la relativa pioggia.

Vediamo subito la wall cloud e un’imponente tail cloud. Ci siamo, è il momento. Proseguiamo sull’argine che diventa una strada sterrata con erba altissima che copre quasi il cofano della macchina ma non possiamo tirarci indietro ora.
Facciamo delle veloci valutazioni per capire se ci sta puntando o ci sfila più a sud dato che non vogliamo finire dentro la circolazione mesociclonica e nemmeno dentro il diluvio che arrivava alle nostre spalle.
Riusciamo a rimanere dentro all’inflow della supercella e davanti a noi improvvisamente si alza della polvere dal suolo mentre sopra è evidentissima la rotazione delle nuvole.
Ecco il tornado.
La circolazione antioraria ha toccato il suolo davanti a noi fortunatamente in una zona di aperta campagna.
Ci portiamo ancora più vicini ed ecco un altro touch down. Questa volta la polvere alzata è molta di più e il nuvolone dura per qualche minuto e ci sfila davanti.
Arrivato sulla laguna il temporale perde forza e ci supera passando sopra le nostre teste rapidamente. Entro pochi minuti esce anche il sole che illumina il temporale in allontamento mentre perde lentamente la sua organizzazione e diventa un gruppo di multicelle.”

Infine, l'ultima immagine ritrae il temporale in transito sopra la laguna di Venezia, ormai “declassato” allo stadio di semplice multicella.

da una collaborazione Meteonetwork/Meteotriveneto
Alberto Gobbi – Giorgio Pavan

 

Multicelle, fulmini e luna piena

Nella serata di ieri, 14 aprile, come da aspettative, l'ingresso di un nucleo di aria fredda da Nord Est ha generato instabilità sulle pianure di Friuli e Veneto Orientale. Su queste zone ha soffiato per tutto il giorno un sostenuto vento di scirocco, dovuto al richiamo prefrontale, che ha difatti innalzato i valori di umidità dell'aria e le temperature di dew point dando energia per i fenomeni convettivi. Sul Veneto occidentale invece, la convezione è stata in parte inibita da venti di caduta dall'Appennino emiliano più secchi che han tolto il “carburante” per lo sviluppo di temporali.

Temperatura e altezza geopotenziali alla quota di 500 hPa.Si nota l'ingresso da NE di una massa di aria molto più fredda rispetto la precedente.

Temperatura e altezza geopotenziali alla quota di 850hPa.L'aria fredda entra sul Triveneto da NE. Verso le 20-21 di ieri sera, il fronte freddo iniziava a superare l'arco alpino e i primi sbuffi di aria fredda hanno dato il via alle danze in particolare nelle zone in cui i venti convergevano da direzioni opposte.

Mappa che mostra la convergenza al suolo dei venti e relativo accumulo locale di umidità. I modelli mostravano come le zone interessate da maggiore instabilità fosse le basse pianure di Veneto e Friuli Venezia Giulia parte delle Alpi orientali.

L'immagine radar OSMER seguente ben evidenzia come le zone colpite da temporali siano corrispondenti alle zone indicate dai modelli.

Radar OSMER FVGwww.osmer.fvg.it

Questo sistema temporalesco di tipo multicellulare ha prodotto rovesci sparsi, anche di moderata intensità specialmente nella città di Trieste dove la grandine ha raggiunto dimensioni degne di nota.

Grandine a Trieste città, fonte Forum Meteotriveneto.it

Notevole per il periodo è stata anche l'attività elettrica.
Si sono visti anche fulminazioni di tipo CA (cloud-air= nube-aria).
Dal sito di Alberto Gobbi, vediamo cosa sono questi fulmini:

I fulmini CA si verificano quando una scarica elettrica si propaga tra un accumulo di cariche negative o positive all'interno della nube e una zona di cariche opposte nell'atmosfera circostante. Solitamente sono fulmini molto più sottili, deboli e corti dei precedenti e prevalgono di gran lunga alla sommità della nube: perciò sono anch'essi visibili da grande distanza.

ed ecco qua le foto di Giorgio Pavan, scattate in zona Caorle:
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Ieri sera poi, vi era la luna piena e vicino ad essa splendeva anche il pianeta Marte.
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una collaborazione MeteotrivenetoMeteonetwork Giorgio Pavan, Giuliano Nardin, Stefano Stevanato, Massimo Michieli

 

Tornado di Maserada di Piave (TV), analisi dell'evento

Nel corso del pomeriggio del 23 marzo 2014 una profonda saccatura si avvicina dalla Francia al Triveneto con un cospicuo carico di aria fredda alla quota isobarica di 500 hPa e con una considerevole curvatura ciclonica, come ben si evince dalla seguente mappa tratta dal modello WRF-ARW di MeteoNetwork.

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Eseguendo uno zoom sul nord Italia alla stessa ora (15 UTC, ovvero ore 16 locali) attraverso il modello ARW del Consorzio Lamma Toscana, si nota sopra la provincia di Treviso un’isola di aria “calda” (relativamente all’ambiente circostante, ellisse nera) di -24°C alla quota di 500 hPa, ma si nota anche l’avanzata da ovest della massa d’aria fredda (-30/-32°C) che in poche ore andrà ad instabilizzare i cieli del Triveneto a causa dell’aumento del gradiente termico verticale. E’ probabile che la persistenza di questa “isola di calore” abbia ulteriormente accentuato il contrasto termico con l’aria fredda in rapido avvicinamento dall’Emilia e dalla Lombardia.

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Inoltre, il contrasto è stato indubbiamente accentuato anche dall’aria secca in arrivo da sud, sempre alla quota indicativa di 5000 metri. Ovvero, si è trattato di uno scontro di masse d’aria molto diverse tra loro, sia da un punto di vista termico che igrometrico. Si apprezza, in particolare, il forte gradiente orizzontale di umidità indicato dall’ellisse nera sul territorio tra Venezia e Treviso: una condizione base predisponente quanto meno a forti moti verticali.

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Anche la mappa della temperatura potenziale equivalente a 1500 metri mostra aria umida preesistente sopra la pianura veneta (ellisse rossa): tale umidità verrà rapidamente convertita in cumulonembi dall’aria più fredda e secca in rapido avvicinamento grazie alla presenza di un “Low Level Jet” da sudovest collegato all’asse ascendente della saccatura.

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Conferme dell’aria fortemente instabile giungono dal parametro DeltaThetaE, ovvero dalla differenza di temperatura potenziale equivalente tra la quota isobarica di 500 hPa e 850 hPa (ellisse rossa).

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Inoltre, la presenza di un minimo al suolo di 996 hPa (freccia ed ellissi bianche) ha favorito poi la convergenza ciclonica dei venti sul trevigiano con intenso scirocco caldo umido in risalita da sud/sudest, vento da nord più fresco e vento molto più secco in discesa da sudovest. Questo scontro è stata quasi certamente la “miccia” che ha innescato i forti temporali sul trevigiano.

 

 

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La mappa delle raffiche massime al suolo (km/h) e direzione del vento rilevate dalle stazioni della rete MeteoNetwork-MeteoTriveneto confermano tale dinamica. La freccia rossa rappresenta lo scirocco caldo-umido, quella blu i venti più freschi di rientro da nordest, mentre da sud stava giungendo di gran carriera l’aria secca dall’Appennino.

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I parametri termodinamici mostrano considerevoli quantitativi di calore latente, e più in generale di energia termodinamica, disponibili per la costruzione delle torri temporalesche. L’isola di acqua precipitabile di circa 25 mm indicata dall’ellisse nera, un buon CAPE per il periodo (circa 1500 J/kg, ellisse rossa), un considerevole Lifted Index (-7°C, ellisse nera) e assenza o quasi di inibizione alla convezione (CIN tra 0 e -10 J/kg), quando uniti ad una marcata ciclonicità e aria fredda in quota nonché a forte convergenza al suolo, sono tutti fattori predisponenti al rapido innesco di intensi sistemi temporaleschi. La freccia nera nell’immagine seguente rappresenta la forte corrente secca da sudovest che andrà in contrasto con l’aria più umida sopra il trevigiano.

 

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L’immagine satellitare al visibile mostra un complesso sistema temporalesco di tipo multicellulare sul Veneto orientale in spostamento verso il Friuli.

 

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Le immagini del radar ARPAV di Teolo mostrano alle 14.50 UTC un probabile eco ad uncino sul padovano con tanto di V-notch (ellisse nera), quindi verosimilmente una supercella (seppur effimera).

 

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Un abbozzo di eco ad uncino sembra permanere anche alle 15.00 UTC (freccia nera): tale sistema temporalesco sembra non abbia dato origine ad eventi vorticosi, ma piuttosto a forti rovesci, forti fulminazioni e grandinate anche su vaste aree, seppur con chicchi di piccole dimensioni. Tuttavia ciò doveva rappresentare la prova tangibile di un considerevole “wind shear” che, com’è noto, è il fattore essenziale per la genesi di un qualunque evento vorticoso. Ancora, la freccia rossa individua un probabile inflow notch con un altrettanto probabile V-notch.

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Ed ecco infatti che alle 15.10 UTC il radar dell’OSMER mostra una sorta di eco ad uncino (freccia nera) sopra il comune di Maserada sul Piave (TV), in corrispondenza del lato sudoccidentale (area dell’inflow principale) di una mesolinea temporalesca ove si collocava un marcato gradiente di riflettività orizzontale (da 0 a 55 dBZ nello spazio di pochissimi chilometri). Si veda anche il relativo zoom.

 

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Alla luce di tutto il materiale finora analizzato, si ritiene che sul trevigiano si siano verificati tornado di tipo non supercellulare (“landspout”), nati lungo la linea di convergenza tra scirocco caldo-umido, vento più secco da sud-ovest e vento più fresco e umido da nord/nordest. Tali vortici sarebbero quindi comparsi sotto cumuli in sviluppo del tipo “pulse storm” inseriti in una mesolinea temporalesca facente parte a sua volta di una più complessa e vasta struttura multicellulare.

In corrispondenza della suddetta linea di convergenza avviene l’incontro di masse d’aria a diversa velocità provenienti da diverse direzioni e aventi differenti valori di temperatura e umidità: la convergenza di basso livello favorisce la concentrazione della vorticità verticale. I vortici al suolo che ne risultano possono avere un diametro compreso tra i 40 metri ed i 4 chilometri e si chiamano misocicloni (Fujita, 1981), da non confondere con i mesocicloni presenti all’interno delle supercelle.

Questi misocicloni quindi si allungano in verticale mediante l’updraft del cumulo in crescita e si intensificano dando origine a tornado generalmente di debole intensità. Perché si generi questo tipo di landspout sono necessari un buon CAPE, CIN nullo o quasi e un forte gradiente termico verticale. Considerato che l’origine di questi vortici ha sede vicino al suolo, il radar può facilmente oltrepassare questa circolazione tornadica (assenza di eco ad uncino e della Tornado Vortex Signature). In effetti, il segnale di velocità radiale del radar Doppler dell’OSMER era assai incerto.

 

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Genesi di landspout da una linea di convergenza al suolo con relativi misocicloni, quest’ultimi indicati con le lettere (schema adattato da Szoke et al., 1984) (da Temporali e Tornado, ed. Alpha Test. 2009).

Inoltre, le numerose immagini e video dei tornado o funnel cloud non mostrano mai una wall cloud ben definita, ma al più alcuni lowering “fisiologici” data la favorevole concatenazione di tutti i fattori finora esaminati, senza dimenticare l’orario propizio in cui si sono innescati i temporali (metà pomeriggio) quando la temperatura dell’aria prossima al suolo raggiunge i valori massimi incrementando ulteriormente il gradiente termico verticale.

Infine, alcuni osservatori hanno notato anche la contemporanea presenza di più nubi ad imbuto prive di wall cloud: ciò sembra avallare la tesi dei misocicloni da mesolinea. In altri termini, ciascun funnel cloud sarebbe sceso da una pulse storm, allineate secondo la mesolinea temporalesca ben visibile nelle scansioni radar.

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Maserada di Piave (TV) foto di Giorgio Pavan


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 Maserada di Piave (TV) foto di Fabio Veneziano

Analisi a cura di Alberto Gobbi 

Altre immagini, video e cronaca della giornata LINK

Veneto 23 marzo: grandine, neve e trombe d'aria

Altro che primavera. Domenica, come ampiamente previsto dai modelli MeteoNetwork, l’Italia è stata investita da una forte andata di maltempo che non ha risparmiato il Veneto provocando danni e panico soprattutto nel Trevigiano e nel Veneziano dove una tromba d’aria ha provocato lievi danni e anche forti ritardi dei treni. La grandine poi ha fatto la sua comparsa nel Padovano e nel Veronese in Valpolicella, con chicchi anche del diametro di 4 cm, durata una decina di minuti, ha ricoperto di bianco strade e campi, con danni a ciliegi, albicocchi ed altri alberi che già erano in fiore destando non poca preoccupazione tra i coltivatori.

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Grandine nel Veronese fonte Instagram e a Sommacampagna  (VR) fonte twitter @msommacampagna

Nel Bellunese invece è ricomparsa la neve, Chiusi per pericolo valanghe il Falzarego, il Valparola e il Giau. Le nevicate che hanno interessato nella notte l’Alto Bellunese non hanno mancato di provocare disagi alla circolazione, obbligando Veneto Strade a disporre la chiusura dei tre passi dolomitici.

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 Immagini da Instagram tag #Cadore domenica 23 marzo 2014.

Come ben si sà la nostra regione e il vicino Friuli son famosi per fenomeni intensi temporaleschi, una domenica da ricordare sopratutto per i  cacciatori di temporali.

Nel dettaglio la giornata è stata divisa in due fasi: passaggio del fronte caldo della perturbazione la mattina e ingresso del fronte freddo nel pomeriggio.

Se da un lato il fronte caldo ha generato un maltempo di tipo autunnale, dall'altro il fronte freddo ha esaltato l'instabilità atmosferica (dopotutto siamo in primavera).

I modelli di previsione avevano discretamente inquadrato la situazione mostrando la possibilità di fenomeni temporaleschi organizzati.

Analisi accurata dell'evento a cura di Alberto Gobbi LINK

Nel pomeriggio di domenica sono stati avvistate numerose nuvole ad imbuto (funnel cloud) segno una forte propensione della colonna d'aria ad invorticarsi e generare piccole “trombe d'aria”.

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Funnel-cloud Bacino San Marco Venezia, immagine immortalata dalla webcam Ismar CNR

Video Funnel-cloud  Bacino San Marco Venezia, webcam Ismar CNR  LINK 

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L'evento più clamoroso è accaduto a Maserada di Piave dove uno di questi vortici ha raggiunto il suolo e quindi lo si può tranquillamente classificare come tromba d'aria o tornado.

Maserada di Piave (TV) foto di Giorgio Pavan

 Maserada di Piave (TV) foto di Giorgio Pavan

Maserada di Piave (TV) foto di Giorgio Pavan

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Maserada di Piave (TV) foto di Fabio Veneziano

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Maserada di Piave (TV) foto di Fabio Veneziano

Video LINK 

 

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Mestre (VE) Massimo Michieli

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 lungo il Muson a Resana (TV)  visuale sud-sud ovest   – foto di Giovanni Vivian

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Analisi accurata dell'evento a cura di Alberto Gobbi LINK

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Una collaborazione MeteoTriveneto/MeteoNetwork Veneto:
Giorgio Pavan – Giuliano Nardin – Massimo Michieli – Stefano Stevanato- Alberto Gobbi

 

Veneto, venti freddi e splendidi panorami

Da inizio settimana i venti freddi provenienti dall'europa continentale hanno contribuito ad abbassare notevolmente la temperatura, specialmente nella montagna Veneta:  Cortina d'Ampezzo (Belluno) che registra -8 gradi con uno scarto negativo di oltre -5 gradi rispetto alla media stagionale. Il freddo intenso – secondo le rilevazione dell'Agenzia regionale per l'ambiente del Veneto (Arpav) – colpisce tutte le aree montane con scarti, rispetto alla media stagionale, che vanno dai 5,5 gradi in meno in quota ai 3 gradi in meno nelle valli. La località che ha registrato la notte più fredda è Arabba con -12 seguita con -10 da Sappada e Falcade tutte nel Bellunese e sempre a -10 Asiago nel Vicentino. Santo Stefano di Cadore (Belluno) ha fatto segnare -9.

Temperature minime rete MeteoNetwork

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Dati real-time dalle stazioni MeteoNetwork: LINK

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Tali condizioni meteorologiche contribuiscono ad avere una limpidezza tale da vedere l'arco Alpino a occhio nudo anche dalla costa Veneta.

Da Stretti di Eraclea (VE) foto di Giorgio Pavan, Strada che sale da Aviano verso Piancavallo.

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Da Punta Sabbioni (VE) foto di Giuliano Nardin –  Monte Antelao con in primo piano l'Isola di Burano, con il classico campanile storto.

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Da Mestre (VE) foto di Paolo Riccato –   la tofana di rozes subito a destra del monte Civetta

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Da Lido di Venezia foto di Nicolò Miana – www.nicolomiana.com Venezia e le Pale di San Martino

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Da Lido di Venezia foto di Nicolò Miana – www.nicolomiana.com Venezia  davanti al monte Civetta.

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Link a qualche scatto panoramico: di Giuliano Nardin e di Giorgio Pavan

Una collaborazione MeteoTriveneto/MeteoNetwork Veneto:
Giorgio Pavan – Giuliano Nardin – Massimo Michieli – Stefano Stevanato.

 

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