E l’autunno ? Un ultimo episodio invernale poi qualcosa cambia

Partiamo con la situazione prevista il 14 ottobre. Quella che osserviamo riprodotta in figura 1 potrebbe essere lo sblocco di una configurazione ostruita da lungo tempo: una pulsazione ad onda corta si sgancia dalla Galizia muovendosi verso Irlanda e UK e punta dritta alla Scandinavia.
Ne esce fuori un temporaneo blocco ad invito continentale all’altezza delle Isole Britanniche con una bassa pressione sul Tirreno generata dalla discesa delle correnti artiche sul bordo orientale della cella di alta pressione che tende ad erodere il piede della struttura di blocco. Lo scivolo delle correnti umide atlantiche è molto lontano per interagire con la depressione mediterranea.
Da notare che iniziano a manifestarsi quei problemi sulla forza del vortice polare attesi per il mese di ottobre: un nocciolo artico-marittimo tende arricciarsi a sud-est della Groenlandia perdendo i contatti con le vorticità positive tipiche del tratto groenlandese (e artico canadese) sotto una rimonta anticiclonica presente sull’altipiano della grande isola artica.

 

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Come anticipato all’inizio di settembre, quest’anno con molta probabilità la responsabile della rottura traumatica della configurazione estiva è un’ondulazione a rapida espansione che prende le mosse dall’ovest Europa/Isole Britanniche in direzione della partner continentale.
Successivamente, in un altro editoriale, si evidenziava come in realtà una pulsazione ad onda corta partita dalla zona Irlanda/UK verso la Scandinavia fosse stata la premessa di una pionieristica irruzione di aria polare marittima, appena oltre la metà di settembre. Ma la configurazione era rimasta di tipo estivo con l’indice che caratterizza questa configurazione in pieno segno positivo (NAO+) ed associato ad una situazione di blocco delle correnti zonali che gli amanti delle analisi di lungo termine chiamano “regime del tempo” o “configurazione tipo” EUH per indicare in modo rapido un omega con cedimento del getto in Atlantico ed in Russia (EUrope High, alte pressioni anomale centrate in Europa).
In quello stesso articolo si era ipotizzato che una scudisciata dell’indice del nord Pacifico (il PNA), che passava a valori di quasi -2 il 30 settembre a valori di oltre +1 il primo ottobre, avrebbe dato una sferzata alla configurazione di blocco in Atlantico con un lag temporale di 2-3 settimane. Cioè poco oltre la metà di ottobre. L’ipotesi era che il pozzo depressionario (ovvero la wave positiva) in ovest Atlantico sarebbe stata sostituita da uno scivolo delle correnti atlantiche verso l’ovest Europa (ovvero una polar break: promontorio atlantico collegato all’alta polare sulla Groenlandia).

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Figura 2 – Regimi del tempo prima decade ottobre (da sinistra a destra): 1-5 ottobre EH; 6-9 ottobre AR; 10-12 ottobre MH; 13-15 ottobre British Blocking (BB) con primo piccolo break del VP.

Dopo il rovesciamento del PNA il blocco europeo ha cambiato faccia secondo lo schema di figura 2. Dapprima si configurava come un’alta sul centro-est Europa (East-european High, EH – configurazione che porta seccohezza e caldo al nord-est) poi, dopo il colpo di maglio artico marittimo che ha preso la via adriatica e balcanica si è riposizionato in est Atlantico (Atlantic Ridge, AR) per poi ritornare sui suoi passi ma fermarsi in ovest Europa (Midwest-european High, MH, configurazione che porta fohn al nord-ovest) associata a flusso zonale in centro-nord Europa e ad un vortice polare in grande rinforzo (AO > +2).

Perché il rientro verso est del blocco si è fermato in ovest Europa ? la mia ipotesi è che le correnti continentali associate al cedimento del getto sulla Russia siano molto più attive di quelle associate al cedimento atlantico per cui siano riuscite ad erodere meglio il blocco durante l’aggiramento sul bordo orientale e ad infilare addirittura un inizio di tunnelizazione sotto il blocco ad opera della cut-off tirrenico riportato in figura 1. Questa la possiamo vedere come una piccola retrogressione che per poco non riesce a “trovare” il ramo depressionario atlantico.

La grande forza contenitiva del vortice polare è stata coadiuvata anche da parte delle SST atlantiche dove il rischio di un tripolo da NAO positiva è attualmente molto concreto (figura 3). Tuttavia questa disposizione delle anomalie superficiali in Atlantico sta rimarginando pian piano la frattura del getto: lo scivolo atlantico si alzerà un po’ con l’effetto di smettere di puntare verso le Isole Azzorre.

 

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Figura 3 – 9/10/2010 tripolo da NAO+: anomalia positiva in sandwich tra quella negativa sotto il 35°N e sopra il 50°N.

A questo punto i due elementi sopra elencati, e cioè lo scivolo atlantico orientato verso le coste europee e l’erosione ai piedi del blocco, aprirebbero la strada ad un primo cambiamento in versione autunnale.
In figura 4 è rappresentato il disegno che potrebbe attuarsi nel lungo termine: il collassamento del getto sul nord Atlantico, il conseguente spostamento del nocciolo di aria artico-marittima verso l’Europa occidentale, la rotazione del blocco e suo indebolimento verso est. In pratica si avrebbe un rovesciamento della configurazione tipo attuale che da EUH diventa EUL (Europe Low) un po’ occidentale.

 

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Figura 4 – rovesciamento della situazione di partenza in divenire nel lungo termine (terza decade ottobre)

La tempistica di questa evoluzione merita un certo approfondimento. L’avvicinamento del nucleo artico non avverrà in un’unica soluzione ma va messo in relazione con il break del getto in uscita dal nord America. Infatti, sarebbe questa l’azione che permette d’intercettare all’altezza delle Isole Britanniche un nuovo nucleo di aria artica in spostamento meridiano.

In conclusione lo scivolo atlantico avanza e con esso avanzano le prime piogge della stagione su una buona fetta di territorio che non è ancora riuscito a ricevere questo tipo di contributo.
Con novembre si chiuderà la stagione autunnale in modo molto diverso da quanto visto finora ?

Autori: 

Andrea Rossi

Perturbazione nord-atlantica in arrivo sull'Italia

Dopo questa parentesi tardo estiva che ci ha accompagnati quasi ininterrottamente da inizio autunno meteorologico, una perturbazione di origine nord- atlantica si appresta ad attraversare il nostro paese con molta rapidità. Infatti già nella giornata di sabato abbandonerà quasi del tutto la penisola non senza aver abbassato le temperature di una decina di gradi. Ma vediamo in dettaglio. Attualmente un lungo fronte freddo, ben evidenziato dalla struttura nuvolosa ad esso associato si estende tra Spagna settentrionale e penisola scandinava (fig. 1). Le precipitazioni sono dunque estese lungo questa linea WSW-ENE e si apprestano in serata ad interessare il settore occidentale delle Alpi.  Un nucleo instabile interessa le isole britanniche spostandosi verso l'Europa nel corso della giornata di domani.

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Figura 1. Analisi satellitare sull'Europa rielaborata delle ore 16.15 UTC del 06-10-2011. Fonte www.sat24.com
In nottata il fronte come detto in precedenza si porterà sulle Alpi, interessando dapprima con precipitazioni intense la parte estera grazie anche all'effetto stau (fig. 2), e formando un debole fronte caldo sul settore nord orientale della penisola (fig. 3). Lo zero termico scenderà velocemente da valori attorno 3000-4000 m verso i 2000 m.
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Figura 2. Precipitazioni accumulate in 6 h previste dal modello GFS per le 00 UTC del 07/10/2011 sull' Europa. Plotting by MeteoNetwork

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Figura 3. Pressione al livello del mare (linee bianche), altezza di geopotenziale a 500 hPa (colori) previsti dal modello GFS per le 00 UTC del 07/10/2011 sull' Europa. Presenti anche  i fronti al suolo. Plotting by MeteoNetwork

Il 7 ottobre in giornata il fronte si sarà ondulato a causa della barriera alpina. Parte del fronte freddo si porterà su Sardegna, Toscana e mar Tirreno con precipitazioni a carattere temporalesco. Il debole fronte caldo stazionerà nei pressi del settore nord-orientale (fig. 4) con precipitazioni molto intense sul Friuli e Veneto, nevose oltre i 1500 m. Precipitazioni convettive interesseranno anche parte della Lombardia ed Emilia-Romagna, mentre il resto del nord-ovest rimarrà per lo più in ombra ( a meno di prefrontali non previsti dai modelli, fig. 5). Un piccolo prefrontale interesserà le coste dei Balcani e l' Albania.
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Figura 4. Pressione al livello del mare (linee bianche), altezza di geopotenziale a 500 hPa (colori) previsti dal modello GFS per le 12 UTC del 07/10/2011 sull' Europa. Presenti anche  i fronti al suolo. Plotting by MeteoNetwork

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Figura 5. Precipitazioni accumulate in 6 h previste dal modello GFS per le 12 UTC del 07/10/2011 sull' Europa. Plotting by MeteoNetwork
Il 7 sera il minimo di pressione al suolo di natura orografica si sposterà verso il meridione, con il fronte freddo che arriva fino al Golfo di Taranto, mentre il fronte caldo si estenderà da quel punto fino in Albania e Macedonia (fig. 6).  Le precipitazioni caleranno generalmente di intensità ed interesseranno per  lo più il settore tirrenico meridionale , Sicilia e Calabria, dopo aver attraversato tutto il centro Italia. Possibile ombra pluviometrica per le coste Toscane e del Lazio. Puglia in leggera ombra a causa dell'Appennino, a meno di temporali locali. Precipitazioni intense invece nei Balcani con neve a quote molto basse. A causa di una linea di instabilità al nord delle Alpi precipitazioni residue saranno possibili al nord -est nevose fino ai 1000 m (fig. 7).

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Figura 6. Pressione al livello del mare (linee bianche), altezza di geopotenziale a 500 hPa (colori) previsti dal modello GFS per le 00 UTC del 08/10/2011 sull' Europa. Presenti anche  i fronti al suolo. Plotting by MeteoNetwork

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Figura 7. Precipitazioni accumulate in 6 h previste dal modello GFS per le 00 UTC del 08/10/2011 sull' Europa. Plotting by MeteoNetwork
Durante sabato 8 le precipitazioni residue interesseranno ancora il meridione, ma ormai la perturbazione principale si sposterà verso le coste del nord Africa e della Grecia. Le temperature saranno molto basse per il periodo, ma in netta ripresa già dalla serata, per l' arrivo di un nuovo campo di alta pressione. Ancora possibili precipitazioni sul versante nord-orientale delle Alpi, per la linea di instabilità citata in precedenza.
Autori: 

Cristian Rendina

Rapida sciabolata Polare nel bel mezzo di una tardiva Estate

Quante volte avete sentito dire il detto “non esistono più le mezze stagioni” ? Anche quando magari è risultato solo un modo di dire, ebbene nei prossimi giorni la situazione meteo cambierà radicalmente con un deciso balzo in avanti della stagione, passando da temperature praticamente ancora Estive (solo un paio di giorni fa qualche record di caldo di Ottobre è caduto in alcune stazioni ufficiali dell’Aeronautica) a valori, in alcune regioni, da fine Autunno !



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Avevamo annunciato giorni fa questa possibilità e oggi i modelli matematici tolgono ogni dubbio di sorta; In realtà non è la dinamica in arrivo a risultare eccessiva ma il caldo che ancora sta persistendo in tutta la sua forza con scenari che stanno cominciando a divenire decisamente anomali per il periodo in essere, senza che vi sia stato un cambio graduale delle condizioni meteo da quelle Estive a quelle Autunnali. Ma tali scenari Estivi, con queste temperature da medie di fine Agosto, decisamente poco consone al mese di Ottobre, sembrano essere agli sgoccioli.


Il tutto si concretizzerà grazie ad una veloce ma tagliente rasoiata fredda accompagnata da aria Polare-Marittima che tracimerà l’arco alpino, dopo aver percorso mezzo Vecchio Continente, dalla giornata di Venerdì 7. La dinamica si realizzerà per l’elevazione dell’Anticiclone delle Azzorre che, dopo tantissime settimane di permanenza sul Mediterraneo e su gran parte d’Europa, proverà a slanciarsi verso Nord in pieno Atlantico, questo causerà la discesa del fiume d’aria fredda che da troppo tempo staziona al di sopra del 60° parallelo e che fin'ora non ha avuto modo di scendere almeno parzialmente, vista la tenacia dell'Alta Pressione sul continente: l’irruzione delle masse d’aria Polare farà calare bruscamente le temperature un po’ ovunque, ma il cambio vero e proprio non sarà per tutti e non durerà molto a lungo.


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Infatti l’Anticiclone rimarrà comunque molto vicino all’Italia e sempre in procinto di invadere il “campo”, l’ingresso dell’aria fredda infatti riguarderà soprattutto il settore Adriatico e il Centro-Sud e poco più a Ovest il bel tempo sarà sempre presente, non ci sarà occasione infatti di generare instabilità e maltempo diffuso vista la velocità in cui si realizzerà la dinamica dell’ingresso delle masse d’aria Polare, che molto rapidamente trasleranno sui Balcani. Il discorso sarebbe stato diverso se, al posto dell’Alta Pressione si fosse spalancata la porta Atlantica con il corredo di pertubazioni a seguito, ma ciò appare una svolta davvero difficile da individuare in questo Autunno anomalo, per il momento.

 

In attesa della passata fredda il tempo è ancora stabile e pure ieri le temperature hanno raggiunto valori anche di 5/7 gradi oltre la media specie su regioni centrali e pianure orientali del Nord Italia, dove si sono sfiorati persino i +30 gradi ! Solo la Sicilia, che a dire la verità è alle prese con una certa instabilità latente da oltre una settimana, risente di un clima più vivace, altrove bisognerà attendere ma ormai relativamente poco, infatti già da questa il fronte freddo tenderà ad avvicinarsi alla barriera alpina e ciò provocherà, la prossima notte, un netto peggioramento delle condizioni meteo a causa dello scontro fra un debole richiamo d’aria umida e l’aria fredda che velocemente si “intrufolerà” dalla porta della Bora, fenomeni saranno attesi per la mattinata di Venerdì 7 al Nordest e alto Adriatico, con piogge e temporali ma in rapido scivolamento lungo l’Adriatico e al Centro-Sud. Nevicate sulle creste alpine di confine e sulle Alpi orientali potranno essere possibili anche a quote collinari in mattinata e nel primo pomeriggio di Venerdì, ma si tratterà come detto di un passaggio molto repentino in quanto l’aria fredda troverà facile via più a Est, senza creare depressioni in grado di generare piogge più consistenti e diffuse.


Dalla sera di Venerdì il flusso Polare-Marittimo avrà raggiunto le regioni Settentrionali e i fenomeni rimarranno isolati alla Romagna, alle Marche e alle regioni Adriatiche interne con zero termico in netto calo ma il crollo delle temperature si raggiungerà solo nella giornata di Sabato 8, che sarà con molta probabilità la giornata più fredda da qui a Marzo scorso ! In giornata instabilità sarà presente su gran parte delle regioni Centro-Meridionali con piogge a macchia di leopardo e nevicate potranno comparire al di sopra dei 1800 metri sull’Appennino Centro-Meridionale e in tarda serata qualche fiocco potrà essere possibile anche più in basso, sui 1500 metri ove vi saranno precipitazioni. Domenica 9 giornata di freddo Autunnale accentuato al Centro-Sud e settore Adriatico con venti forti da quadranti Nordorientali, ma il peggioramento andrà gradualmente a spegnersi verso Sudest, e un fresco sole splenderà su gran parte delle regioni con freddo mattutino ovunque, con le minime che piomberanno al di sotto dei 10 gradi su buona parte delle regioni, ancora rovesci comunque saranno possibili su Puglia, Calabria e Sicilia fino a sera.



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Si avrà quindi un consistente calo delle temperature, elemento saliente della fase che stiamo per vivere, anche di 10/12 gradi in meno rispetto alle temperature di questi giorni, che risulteranno di 3/5 gradi inferiori alla norma specie al Centro-Sud, dopo un mese e mezzo di anomalie termiche positive a tutto spiano, sarà quindi bene coprirsi con abiti adeguati visto che quasi tutti noi ancora oggi camminiamo con magliettine corte e leggere, valori che comunque già da Lunedì 10 riprenderanno velocemente ad aumentare soprattutto al Centro-Nord e regioni occidentali per l’ingerenza dell’Anticiclone delle Azzorre che coprirà nuovamente la penisola col suo fianco orientale.

 

Insomma una pagina climatica Italiana di questo Ottobre appena per ricordarci che il freddo può essere dietro l’angolo ma le vere piogge autunnali quest'anno sembrano essere davvero un miraggio.

Autori: 

Giuseppe Figliola

Alta Pressione regna sovrana, timidi segnali di cambiamento in un “non Autunno”

Ci siamo appena lasciati alle spalle il mese di Settembre che è stato il più caldo degli ultimi 24 anni, il secondo più caldo dal Dopoguerra (dietro appunto al 1987, inarrivabile quasi) e il terzo più caldo dall’inizio del XX° secolo (dietro 1987 e 1932). Questi i numeri che d’altronde confermano le sensazioni di molti: l’Estate è cominciata praticamente a metà Agosto e prosegue ancora oggi imperterrita grazie alla potenza di un Anticiclone, ormai in completo possesso di tutta l’Europa Centrale, li dove oggi dovrebbero scorrere in maniera abbastanza sostenuta le correnti Atlantiche. Nell’immagine l’anomalia geopotenziale del periodo in esame, 16 Agosto-28 Settembre sulla ’81-’10.


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Anomalie elevate in qualsiasi settore della penisola, e non, con un anomalia che si aggirerà intorno ai “ben” +2.8 complessivamente sulla media di riferimento ’71-’00, anche a causa dell’assenza di ingressi pertubati sul Mediterraneo, se si esclude il veloce break del 18-19 del mese. Insomma un Estate che coraggiosamente sta invadendo il campo Autunnale, uno scenario del quale eravamo abbastanza disabituati negli ultimi anni, come è stato già detto più volte, per il fatto che di recente l’Estate, anche se partiva con netto anticipo, ha sempre chiuso i battenti intorno alla metà di Settembre se non prima.


E così anche in questi ultimi giorni, a causa del posizionamento dell’Anticiclone su quasi tutta Europa, le temperature sembrano più quelle tipiche di fine Agosto che di fine Settembre/inizio Ottobre, con temperature che quasi ovunque da giorni superano i +25 gradi senza fatica e con massime comprese in gran parte fra +22 e +28 gradi, come si vede dalle temperature registrate ad ora di pranzo oggi dalla rete Meteonetwork, le minime invece stanno calando progressivamente durante la notte e non solo nelle zone soggette ad inversione, ma si tratta di temperature che la mattina appena ci ricordano che siamo in Autunno, di quelle che il giacchettino nelle ore centrali del giorno è meglio tenerlo chiuso nell’armadio ancora, viste anche le splendide giornate di sole che si susseguono da settimane.


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Qualche deficit comincia a registrarsi anche a livello pluviometrico, in particolar modo sulle regioni centrali, dove gli accumuli da inizio anno sono abbastanza irrisori, c’è però da annotare che gli ultimi 30 mesi circa sono risultati sopramedia pluviometrica su tutto il paese come non accadeva da tempo e adesso le precipitazioni sono calate a causa delle anomalie presenti sul Pacifico: ci troviamo infatti in un periodo di Nina dall’Inverno scorso e quando le anomalie termiche delle acque a Ovest del Cile e del Perù sono negative è facile che il Mediterraneo di riflesso diventi sede di Anticicloni, quindi il clima diventa più secco; anche nel 2007 e inizio 2008 per esempio, le piogge sono risultate al di sotto della media e questo a causa della Nina. Anche nei prossimi mesi probabilmente il trend rimarrà più o meno immutato poiché sta per riconfermarsi una Nina piuttosto forte, con apice ad inizio 2012.


Uno scenario più Estivo che Autunnale quindi che ancora nei prossimi giorni troverà conferme grazie alla robustezza dell’Alta Pressione, anche se a livello dinamico la cellula anticiclonica fra ieri e oggi ha toccato l’apice massimo sull’Europa Centrale e comincerà a frantumarsi coi giorni a venire, tuttavia le temperature rimarranno invariate ancora sulla nostra penisola e saranno diffusamente oltre la media del periodo soprattutto sulle regioni Centro-Settentrionali almeno per tutta la prossima settimana, in una settimana che si trasformerà in un ennesimo colpo di coda Estivo, anzi, come il prolungamento di un Estate partita male e che adesso non ha voglia di finire.


La fine di tale anomalia si potrebbe avere al termine della settimana prossima stessa, con la discesa di nuclei d’aria di estrazione Artica sul Mediterraneo ma vi è ancora una certa incertezza riguardo tale dinamica, poiché i modelli matematici, come in una sorta di balletto, tendono a spostare anche di migliaia di chilometri la discesa della saccatura fredda che sia ad Est o ad Ovest a seconda dell’uscita modellistica. Non si tratterebbe certamente di una novità comunque, se dal tepore quasi Estivo ci trovassimo catapultati da un giorno all’altro in uno scenario con temperature più vicine a quelle tipiche mesi Invernali.


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Del tipico Autunno comunque, nemmeno l’ombra ancora.



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Autori: 

Giuseppe Figliola

Amarcord Settembre 2008: un mese a due facce





Il mese di settembre del 2008 viene ricordato come un mese dal doppio volto: la prima metà un proseguo dell’estate, mentre la sua parte finale l’esatto opposto. 

La prima decade del mese iniziò con una vasta depressione atlantica posta sul Regno Unito come da immagine sottostante:


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La vasta depressione atlantica si trovò però incastonata tra due blocchi anticiclonici, uno ad ovest, l’altro ad est ad inglobare tutta l’Europa centro orientale, Italia compresa. In tale prima decade, si ebbero ancora condizioni estive nella nostra penisola, con temperature molto elevate, abbondantemente sopra i +30°C nelle regioni sud orientali, con scarti dalla media di oltre 2°C. 

Ma… la situazione iniziò radicalmente a cambiare da inizio seconda decade con crisi di zonalità nell’Europa Settentrionale:


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Così fu che l’ex ciclone tropicale Hanna partorì il cut off in direzione del Golfo di Carcassona destinato a cambiare le sorti del meteo italiano catapultato in autunno pieno. 

Il giorno seguente, il 14 settembre, si scavò una robusta bassa pressione con perno sul Centro Italia con forte maltempo:


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In Europa si venne a creare la configurazione, che nel gergo meteorologico, prende il nome di Rex Block con blocco bicellulare che si ha quando due figure bariche opposte si contrappongono: difatti a sud si ebbe una figura depressionaria contrapposta a nord da un forte anticiclone russo scandinavo tale da formare il ponte di Wejkof. 


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La penisola italiana venne a trovarsi per molti giorni sotto il tiro di correnti orientali molto instabili tali da creare minimi depressionari nel Mediterraneo centrale e temperature molto sottomedia tali da azzerare lo scarto di oltre 2° accumulato nella prima decade. 

Però tale cambio di configurazione era prevedibile soprattutto se si va ad analizzare la carta delle anomalie dei venti zonali a 500 hpa dal 1 agosto al 1 settembre:


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Situazione che si rispecchia nell’andamento delle precipitazione del mese in questione:


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Le precipitazioni risultarono sopramedia nelle regioni sud orientali europee mentre situazioni siccitose hanno riguardato l’Europa Settentrionale; dal punto di vista termico, specie la seconda parte del mese, si può affermare di aver avuto un’Europa capovolta con la penisola Scandinava con le maggiori anomalie positive, mentre le zone mediterranee con la anomalie più negative. 

Le cause di tale configurazione furono molte, in primis la disposizione delle Ssta atlantiche e la Pdo- che favorirono illo tempore la formazione di robusti anticicloni alle elevate latitudini con tutte le conseguenze del caso.

Le temperature massime, specie nel versante adriatico furono sotto i 20°C, comprese tra i +15 ed i +18°C per via anche dei cieli nuvolosi con temporali sul mare, mentre ad ovest qualche grado in più, ma pur sempre sottomedia. 

Come ogni Rex Block, anche in questo caso la situazione si sbloccò con il finire del mese con una forte incursione nord atlantica. 

Autori: 

Andrea Giulietti

Liguria: Febbraio 2012 – Statistica

La Liguria ha 19 stazioni operanti di cui sono risultate valide 10 per l’aspetto termico e 10 per quello pluviometrico

Il confronto delle medie termiche del 2012 rispetto a quelle del periodo precedente 2006-2011 apre a una considerazione di base che non dà adito a dubbi. Le temperature nel 2012 si sono dimostrate più basse di quasi 3 punti. Un notevole calo. Risulta invece praticamente invariata la temperatura massima registrata. 


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Passando al confronto puntuale tra le stazioni possiamo vedere che la temperatura media si è mantenuta sotto i 10°C con punte di temperatura massima che han toccato i 20°C a Ventimiglia.


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Dal punto di vista del bilancio pluviometrico ha piovuto di meno e in media anche per meno giorni, e ciò insieme alle temperature più basse danno il carattere forte a questi primi mesi del 2012.


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Per quanto riguarda invece lo zoom pluviometrico sulle stazioni, a farla da padrone è sicuramente la stazione di Loano con il suo accumulo mensile di circa 400 mm.


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Dando uno sguardo alla scala dei tempi a partire dal 2007 si nota per tutte le temperature (tranne che per l’estremo massimo ) un continuo declinare dell’andamento e questo ci dice che ogni anno che passa fa più freddo.


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L’andamento temporale delle precipitazioni invece mostra solo un ritorno alla diminuzione dell’accumulo e della massima precipitazione, quindi un’inversione di tendenza rispetto al periodo 2010-2011.

I giorni di pioggia si stanno assestando a valori usuali dopo l’impulso del 2010


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A Ventimiglia e Genova Oregina, reginette rispettivamente della temp max e min, si affianca Loano che merita il titolo di città ligure più piovosa del periodo


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Autori: 

Analisi Clima Statistiche e grafici a cura di Cristina Cappelletto, commento grafici di Francesco Leone

Sciabolata atlantica per l'epifania

Nella situazione di generale bassa dinamicità meteorologica in cui si trova il Mediterraneo, per il giorno della Befana una veloce perturbazione di origine atlantica porterà freddo e precipitazioni sopratutto al centro-sud, con possibilità di neve a quote anche collinari. Attualmente l' Italia è attraversata da un debole sistema frontale che produce per lo più nubi alte e deboli precipitazioni in estensione verso il sud della penisola. Tale sistema fa parte di un fronte molto più esteso presente nell'Europa centrale e facente capo ad un minimo depressionario situato sulla Finlandia. L' alta pressione  domina in Spagna e medio Atlantico, mentre un altro ciclone extratropicale a sud dell'Islanda si prepara a colpire l'Europa e anche il nostro paese,  generato da una forte accelerazione  del jet stream polare 


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Figura 1. Analisi satellitare sull'Europa rielaborata delle ore 17.30 UTC del 04-01-2012. Fonte www.sat24.com 


Durante la nottata il ciclone traslerà sul mare del Nord, interessando con precipitazioni tutto il settore comprendente le isole britanniche, Paesi Bassi e Germania settentrionale, accompagnate da forti raffiche di vento (figg. 2-3). In Italia insisteranno precipitazioni deboli sulle regioni meridionali legate al debole sistema frontale in lento spostamento e dissolvimento verso sud.


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Figura 2. Pressione al livello del mare (linee bianche), altezza di geopotenziale a 500 hPa (colori) previsti dal modello GFS per le 00 UTC del 05/01/2012 sull' Europa. Presenti anche i fronti al suolo. Plotting by MeteoNetwork.


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Figura 3. Precipitazioni accumulate in 6 h previste dal modello GFS per le 00 UTC del 05/01/2012 sull' Europa. Plotting by MeteoNetwork.


Domani in giornata il centro del ciclone si trasferirà sul mar Baltico, e il fronte freddo associato genererà copiose precipitazioni su Francia, Svizzera, Germania, Austria e paesi dell'Est Europa. Dato il forte vento settentrionale che lo accompagna, le precipitazioni nevose potrebbero sconfinare anche a sud delle Alpi. Sul resto del nord dapprima ci sarà vento debole, poi in serata arriverà il foehn, con progressivo calo della temperatura. Residue precipitazioni al sud (figg. 4-5). 


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Figura 4. Pressione al livello del mare (linee bianche), altezza di geopotenziale a 500 hPa (colori) previsti dal modello GFS per le 12 UTC del 05/01/2012 sull' Europa. Presenti anche i fronti al suolo. Plotting by MeteoNetwork.


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Figura 5. Precipitazioni accumulate in 6 h previste dal modello GFS per le 12 UTC del 05/01/2012 sull' Europa. Plotting by MeteoNetwork. 


Domani in serata il fronte freddo entrerà prepotentemente nel Mediterraneo attraverso la Valle del Rodano, e grazie all'accelerazione del jet stream in quota, si formerà un minimo sottovento all'altezza dell'Adriatico centrale. Venti di foehn molto intensi interesseranno tutto il centro-nord, mentre al sud cominceranno a formarsi le prime precipitazioni dovute alla contemporanea presenza di un secondo fronte caldo più a sud rispetto al minimo. Nevicate residue saranno presenti su tuttala fascia settentrionale alpina per le temperature più fredde a seguito del fronte (figg. 6-7).


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Figura 6. Pressione al livello del mare (linee bianche), altezza di geopotenziale a 500 hPa (colori) previsti dal modello GFS per le 00 UTC del 06/01/2012 sull' Europa. Presenti anche i fronti al suolo. Plotting by MeteoNetwork.


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Figura 7. Precipitazioni accumulate in 6 h previste dal modello GFS per le 00 UTC del 06/01/2012 sull' Europa. Plotting by MeteoNetwork. 


Durante la giornata dell'Epifania, il minimo si sarà ben formato proprio sulla Grecia, con un valore di pressione minima che potrebbe scendere sotto i 990 hPa. Questo significherà forti venti settentrionali su tutta la penisola,e precipitazioni intense soprattutto sulle zone esposte nel Mar Tirreno. A causa di un richiamo di aria fredda continentale dai Balcani, saranno possibili precipitazioni a carattere nevoso a quote collinari tra Marche, Abruzzo, Molise e Puglia (figg. 8-9). Le temperature scenderanno di qualche grado su tutta la penisola, e dove il vento si calmerà saranno possibili minime negative importanti. In serata il minimo si allontanerà definitivamente verso il Mar Nero, ma residue precipitazioni con quota neve in calo saranno ancora presenti sul versante adriatico meridionale.


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Figura 8. Pressione al livello del mare (linee bianche), altezza di geopotenziale a 500 hPa (colori) previsti dal modello GFS per le 12 UTC del 06/01/2012 sull' Europa. Presenti anche i fronti al suolo. Plotting by MeteoNetwork.


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Figura 9. Precipitazioni accumulate in 6 h previste dal modello GFS per le 12 UTC del 06/01/2012 sull' Europa. Plotting by MeteoNetwork. 

Climatologia fisica: la neve sul pedemonte reggiano.

Climatologia fisica: la neve sul pedemonte reggiano.
Localizzazione territoriale
In questo studio si è condotta una prima analisi della climatologia fisica della neve nel comune di Albinea (166 m.s.l.m.). La località oggetto di rilevamento dei dati appartiene ad un'area geografica dalle caratteristiche tipiche e particolari, in riferimento alla climatologia di questa meteora, poiché essendo localizzata sul pedemonte (a circa dieci chilometri a sud del capoluogo Reggio Emilia) risente in misura maggiore, rispetto all'alta pianura reggiana, dell'effetto di sollevamento forzato, da parte dell'orografia appenninica, delle correnti (mediamente orientali) al suolo durante le nevicate in talune configurazioni bariche responsabili dei maggiori quantitativi di neve precipitata. La fascia pedecollinare rappresenta una linea immaginaria a partire dalla quale lo stau appenninico assume rilevanza particolare e rappresenta la seconda linea di frontiera naturale, dopo la linea immaginaria parallela alla via Emilia, che divide la bassa dall'alta pianura reggiana, che condiziona sensibilmente il clima locale rispetto alle zone circostanti, oltre a rappresentare limite di discontinuità in riferimento a determinati parametri meteorologici (ad esempio, la nebbia e la neve). I risultati di tale studio possono essere estesi,  contestualizzati e considerati rappresentativi di tutta l'area geografica ai piedi della collina reggiana (comuni di Scandiano, Albinea, Quattro Castella e San Polo d'Enza) poiché appartenente ad un'unica zona climatica a scala provinciale che si differenzia nel regime delle nevicate solamente in talune configurazioni bariche che tendono a favorire il settore occidentale (bacino del fiume Enza) piuttosto che il settore orientale (bacino del fiume Secchia), mantenendo comunque un'omogeneità nei valori dei dati quando aggregati in archi temporali di più lungo raggio.
Base dati
La base dati utilizzata per questo studio è di proprietà di Marco Pifferetti, laureato in Scienze Agrarie presso l'Università di Bologna e docente di tecnologia presso un'istituto scolastico reggiano. Il Dott. Pifferetti è persona conosciuta e stimata negli ambienti della meteorologia amatoriale per il suo interesse circa la meteora neve e questa sua passione ha contribuito all'implementazione di un'eccezionale serie storica del fenomeno neve in riferimento alla località di Albinea (RE) ritenuta altamente affidabile vista l'autorità del Dott. Pifferetti in materia di rilevazione dati, rigorosamente a norma OMM. Ai fini della costruzione del clima di riferimento si è considerato il periodo temporale trentennale che intercorre tra la stagione 1980-1981 e la stagione 2009-2010. Si rammenta che per stagione delle nevicate s'intende il semestre Novembre – Aprile. Per quanto riguarda l'analisi del fenomeno in funzione del tempo (analisi della serie storica) si è utilizzato il periodo che intercorre tra la stagione 1976-1977 e la stagione 2011-2012 (dato provvisorio al mese di Marzo 2012).
Distribuzione statistica dei dati
Da una prima analisi grafica della quantità di neve precipitata (inclusi anche tutti i casi in cui la precipitazione non ha prodotto accumulo al suolo pari ad almeno un centimetro), in differenti aggregazioni temporali, emerge subito la caratteristica saliente della distribuzione dei dati, caratterizzata da forte asimmetria e dalla presenza di una classe modale collocata in prossimità dell'estremo inferiore. Questo fatto è di estrema importanza sia da un punto di vista statistico sia da un punto di vista climatologico in senso stretto (come verrà illustrato meglio in seguito) in quanto la presenza di una così marcata asimmetria collocata in prossimità della coda inferiore della distribuzione significa che la maggior frequenza degli eventi nevosi si discosta, talvolta anche sensibilmente, dalla semplice media aritmetica che, pertanto, non risulta così rappresentativa della sintesi del fenomeno oggetto di studio. Spesso tale indice di tendenza centrale si colloca al di fuori della classe di massima frequenza. Molto più rappresentativa risulta in questi casi la mediana cioè quel valore assunto dalle unità statistiche che si collocano esattamente nel centro della distribuzione. Disallineamenti, anche marcati, tra norma (o classe modale), mediana e media escludono immediatamente la possibilità di utilizzare una distribuzione normale (o gaussiana) quale modello teorico di riferimento nell'analisi dati. A tal fine si è utilizzata la distribuzione di Wakeby (a 5 parametri) quale modello teorico di riferimento. A livello accademico, tale distribuzione è impiegata anche in idrologia nello studio del regime di piena. Per quanto concerne l'analisi della dinamica temporale del fenomeno (analisi della serie storica della quantità di neve precipitata)  si è analizzata la tendenza di lungo periodo mettendo in evidenza il trend sottostante ed attraverso l'utilizzo di differenti indicatori ciclici si è andati alla ricerca dell'esistenza di componenti stabili. Infine, da una prima analisi dei dati relativi al numero di giorni di neve precipitata e al numero di giorni di neve al suolo è risultato, come nel caso della quantità di neve precipitata, la presenza di una distribuzione unimodale asimmetrica con maggior frequenza collocata in prossimità della coda inferiore. In questi casi, però, il disallineamento tra norma, mediana e media risulta meno marcato e tutti i valori tendono a rientrare all'interno della classe modale. In particolare, non si rilevano differenze così rilevanti tra media e mediana, pertanto si è deciso di utilizzare la media aritmetica semplice quale indicatore rappresentativo della tendenza centrale della distribuzione dei dati rilevati.
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Grafico 1 – Distribuzione di Wakeby a 5 parametri (59,093 / 0,16746 / 0 / 0 / -2,0498). L'allineamento lungo una linea retta delle coppie di valori (probabilità teorica, probabilità empirica) è sintomo di buona approssimazione della realtà empririca da parte del modello teorico di riferimento.
Neve precipitata
La neve sul pedemonte reggiano è un fenomeno meteorologico che si manifesta nell'arco di un semestre che ricomprende la parte finale della stagione autunnale (mese di Novembre), l'intero trimestre climatologico invernale (Dicembre, Gennaio e Febbraio) e la fase iniziale primaverile (Marzo ed Aprile). Nell'arco dei 36 anni analizzati non si è trovato riscontro di nevicate nei restanti mesi dell'anno. Ciò non significa che è impossibile il verificarsi di questo evento al di fuori di questo semestre (ad esempio nevicata in Ottobre o in Maggio) ma piuttosto che è altamente improbabile. Per questo motivo, a livello climatologico la stagione della neve è circoscritta al semestre Novembre – Aprile. Durante il trentennio di riferimento, 1980/81 – 2009/10, la quantità media di neve precipitata è risultata pari a 48 cm, con un minimo di 3 cm ed un massimo di 144 cm. Importante osservare come la mediana si colloca ad un valore pari a 36 cm e la classe modale è ricompresa nel range 0 – 30 cm. Come già evidenziato, tale disallineamento della media aritmetica semplice e della mediana, rispetto alla classe modale, contestualmente alla presenza di una forte asimmetria concentrata nella coda inferiore della distribuzione dei dati, assumono il significato, strettamente climatologico, che la neve rappresenta certamente un evento piuttosto comune per l'area oggetto di studio (oltre 311 nevicate rilevate in oltre 30 anni di osservazioni) ma la quantità di  neve precipitata in un'intera stagione è modesta stante il fatto che nel 47% dei casi non si oltrepassa il limite dei 30 cm e nell'83% dei casi non si superano i 90 cm nell'arco di sei mesi.
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Grafico 2 – Dall'analisi grafica è possibile osservare la presenza di una classe modale (0 – 30 cm) collocata sull'estremo inferiore della distribuzione di frequenza, raggruppante oltre il 45% dei casi osservati. Il passaggio alla successiva classe (30 – 60 cm) prevede un rapido decremento dei casi osservati che mostrano tendenza a diminuire in modo apporssimativamente esponenziale all'aumentare della quantità di neve precipitata.
Ragionando in termini assoluti probabilmente si è portati a trarre conclusioni errate dettate dal fatto che l'unità di misura adottata, cioè i cm, lascia pensare che 90 cm di neve in una stagione siano piuttosto elevati e significativi. Se osserviamo la situazione in termini probabilistici lo scenario risulta molto più nitido e comprensibile. Ad esempio, superare il limite di neve precipitata in una stagione, pari a 30 cm, presenta una probabilità teorica statistica del 57% circa, mentre superare il limite dei 60 cm presenta una probabilità del 32% circa e superare il limite dei 90 cm, appena il 17% circa. La probabilità di superamento di un determinato limite decresce in modo esponenziale con l'aumentare di tale limite. Questo comportamento è tipico dei fenomeni cosiddetti rari e contestualizzato al fenomeno oggetto di studio assume il significato che quantitativi significativi stagionali di neve precipitata non sono così comuni nell'area oggetto di studio. Infatti, annate come il 1984-1985 (114 cm), il 1985-1986 (142 cm), il 2003-2004 (129 cm) ed il 2009-2010 (144 cm)  risultano piuttosto rare, 4 casi in oltre un trentennio e concentrati in periodi ravvicinati fra di loro, a conferma della singolarità delle configurazioni climatologiche dinamiche che sono all'origine di tali estremi.
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Grafico 3 – Probabilità teorica di superamento stimata attraverso l'utilizzo di una distribuzione statistica di Wakeby a 5 parametri (59,093 / 0,16746 / 0 / 0 / -2,0498). E' evidente come la probabilità decresca in modo esponenziale all'aumentare della quantitatà stagionale di neve precipitata. Ad una probabilità teorica del 50% è associata una quantità pari a 37 cm in perfetta sintonia con il valore della mediana, pari a 36 cm, calcolato in via empirica.
Restringendo l'arco temporale di riferimento, i mesi più nevosi risultano Gennaio e Febbraio, rispettivamente, seguiti da Dicembre, Marzo, Novembre ed Aprile. In Novembre la probabilità empirica (si è utilizzato il dato della funzione di ripartizione empirica in quanto quella teorica si discostava sensibilmente dai dati osservati, nella coda inferiore, per effetto della scarsità di fenomeni nevosi nel mese) di assistere ad una nevicata con accumulo di almeno 1 cm risulta  pari al 27% circa e gli eventi sono quasi tutti concentrati nel range 0 – 10 cm con probabilità teorica di superamento di circa il 6%. Ancor più rare risultano le nevicate nel mese di Aprile ove si contano solamente due casi in seno all'intera serie storica, Aprile 1991 (25 cm) e Aprile 2003 (4 cm). Per quanto riguarda i mesi invernali per eccellenza, la maggior frequenza si concentra nel range 0 – 20 cm per quanto riguarda Gennaio, con probabilità teorica di superamento pari al 25% circa, e nel range 0 – 15 cm per quanto riguarda il mese di Febbraio, con probabilità teorica di superamento pari al 22% circa. Il mese di Dicembre è caratterizzato da una classe modale 0 – 10 cm avente probabilità teorica di superamento pari al 25% circa ed il mese di Marzo presenta massima frequenza nella classe 0 – 15 con probabilità teorica di superamento pari al 10% circa.
Un aspetto molto importante del fenomeno è rappresentato dall'analisi della quantità di neve precipitata in seno ad un unico evento nevoso, intendendo come tale ogni singola manifestazione meteorica della durata anche di più giorni consecutivi. Generalmente una nevicata lascia sul terreno dagli zero agli 8 cm.
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Grafico 4 – Un singolo episodio nevoso scarica normalmente fino a 8 cm di neve. Valori superiori a 24 cm sono considerati rari e limitati a configurazioni sinottiche particolari.
Entrando nel dettaglio, la probabilità teorica statistica di assistere ad un nevicata con accumulo è pari all' 83% circa e la probabilità di superamento della classe modale è stimata al 20% circa.
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Grafico 5 – Anche in questo caso la probabilità di superamento decresce in maniera esponenziale, tendendo asintotticamente a zero, all'aumentare della quantità di neve precipitata. L'andamento asintottico rispetto all'asse delle ascisse (osservato in tutti i casi analizzati) ha un preciso significato statistico, cioè non è possibile escludere a priori che si possa manifestare un evento di intensità superiore rispetto a quanto osservato all'interno del campione statistico analizzato, pertanto la probabilità di superamento non risulterà mai nulla per nessun valore.
Giorni di neve e di neve al suolo
Come anticipato nelle note metodologiche, in questo caso si è adottata la media aritmetica semplice quale misura di sintesi rappresentativa di questo aspetto del fenomeno oggetto di studio. Sul pedemonte reggiano la climatologia dice che il valore normale del numero di giorni con neve durante una stagione è pari a 6 ed il numero di giorni di permanenza della neve al suolo (con copertura superiore al 30%) è stimato in 21 giornate, anche non consecutive.
Analisi serie storica
Della stagionalità del fenomeno si è già accennato in precedenza circoscrivendo il suo manifestarsi in un'arco temporale ben preciso, il semestre Novembre – Aprile. Passando da un'analisi statica (costruzione del clima di riferimento) ad un'analisi dinamica, in senso temporale, si è potuto mettere in risalto le componenti principali della serie storica, cioè il trend sottostante (o globale) ed il ciclo. Il risultato dell'analisi della tendenza di fondo di fatto è in grado di smontare il luogo comune che non esistono più le nevicate di un tempo e che la neve è un fenomeno in progressiva estinzione. Analizzando i picchi di precipitazione nevosa stagionale è evidente come a partire dagli anni '90 essi raggiungono livelli sempre più elevati con lo scorrere del tempo. Si passa dai 75 cm della stagione 1990-1991 agli 88 cm del 1995-1996, ai 129 cm del 2003-2004 fino ai 144 cm del 2000-2010. Se da un lato si osserva un certo grado di estremizzazione del fenomeno da un ulteriore punto di vista non può sfuggire l'andamento lineare crescente del trend sottostante all'intera serie storica. Anche la quantità media precipitata è in lieve ma progressivo aumento nel corso dell'ultimo ventennio. Balza immediatamente all'occhio come questa evoluzione sia inserita in un contesto dinamico caratterizzato da una robusta regolarità messa in evidenza dall'analisi della componente ciclica intrinseca alla serie temporale. Si è intercettata la presenza di un ciclo aperiodico della durata media di 6 anni (da minimo a minimo) all'interno del quale si susseguono i picchi sopracitati.
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Grafico 6 – L'evoluzione temporale del fenomeno è caratterizzata dalla presenza di un trend lineare lievemente crescente (linea azzurra tratteggiata) e da una componente ciclica aperiodica (detrendizzata) della durata media di 6 anni (linea rossa).  Sono evidenti i picchi crescenti a partire dagli anni '90 che si susseguono in seno ad un pattern ciclico piuttosto stabile. Le componenti trend e ciclo non trovano corrispondenza nei valori della scala di sinistra pertanto non possono essere utilizzate per stimare ordini di grandezza quantitativi.
Scomponendo ulteriormente il ciclo dominante in ulteriori regolarità di ordine inferiore è stato possibile isolare il pattern caratteristico dell'andamento temporale del fenomeno che, oltre ad un accrescimento della conoscenza, permette di effettuare delle estrapolazioni fuori dal campione nel tentativo di proiettare l'evoluzione futura delle nevicate sul pedemonte reggiano. Tale proiezione ha natura esclusivamente statistico-probabilistica e permette di fare alcune interessanti considerazioni di carattere qualitativo. Nel corso dei prossimi 6-7 anni il quantitativo medio stagionale di precipazione nevosa dovrebbe continuare ad evolvere in seno ad un trend lineare lievemente crescente. Nel corso delle prossime due stagioni è assai probabile registrare un minimo ciclico in attesa di un futuro picco previsto intorno al 2016 che, data la natura del trend sottostante, dovrebbe attestarsi oltre i 130 cm e, probabilmente, superare il massimo di 144 cm del 2009-2010.
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Grafico 7 – La linea rossa rappresenta la proiezione nel futuro del pattern (detrendizzato) che  si è intercettato all'interno della serie temporale. Un minimo ciclico è atteso intorno al 2013 ed il successivo massimo ciclico è atteso intorno al 2016. La componente ciclo evolve in seno ad un trend lineare lievemente crescente. Tali previsioni hanno carattere strettamente statistico-probabilistico. Le componenti trend e ciclo non trovano corrispondenza nei valori della scala di sinistra pertanto non possono essere utilizzate per stimare ordini di grandezza quantitativi.
Autori: 

Lorenzo Smeraldi

Assaggi di inverno

A partire da domenica 18-12-2011 l'aria fredda polare ha fatto il suo primo timido ingresso nel Mediterraneo, accompagnata delle prime nevicate in montagna. Quest'aria adesso e nei prossimi giorni porterà minimi depressionari a spasso per l' Italia per almeno altri 2 giorni. Attualmente il minimo depressionario che ha investito con correnti di bora l'Adriatico si trova nei Balcani, destinato ad esaurirsi nelle prossime ore. Assisteremo quindi ad una forte ondulazione del jet stream polare con una jet streak nel suo ramo discendente porterà alla formazione molto rapida ed intensa di un minimo, attualmente sulla Sardegna, nella sua “left exit region”. Tale minimo si sposterà velocemente verso la Sicilia e la Calabria (figg. 1-2).

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Figura 1. Analisi satellitare sull'Europa rielaborata delle ore 12 UTC del 20-12-2011. Fonte www.sat24.com.

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Figura 2. Vento a 300 hPa previsto per le ore 18 UTC del 20-12-2011 dal modello americano GFS. Plotting by Meteonetwork.

Stasera il minimo sulla Sardegna sarà ben formato, con precipitazioni relegate sull'isola e nel Tirreno, in rapido spostamento verso la Sicilia a causa della propagazione verso est dell'ondulazione del jet stream. In Europa troviamo un fronte caldo molto lungo che colpirà la Francia e le isole britanniche, mentre in Germania,Svizzera e Austria una residua circolazione ciclonica favorirà precipitazioni anche nevose in pianura per via dell'aria fredda ancora persistente in zona (figg. 3-4).

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Figura 3. Pressione al livello del mare (linee bianche), altezza di geopotenziale a 500 hPa (colori) previsti dal modello GFS per le 18 UTC del 20/12/2011 sull' Europa. Presenti anche  i fronti al suolo. Plotting by MeteoNetwork.

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Figura 4. Precipitazioni accumulate in 6 h previste dal modello GFS per le 18 UTC del 20/12/2011 sull' Europa. Plotting by MeteoNetwork.

Domani mattina il minimo si troverà sulla Sicilia, trascinando con se ancora residua aria fredda presente nelle giornate precedenti. Ciò favorirà la presenza di precipitazioni nevose fino a quote collinari in Calabria e un po' più in alto sull'isola stessa. Non si esclude la possibilità di forti venti dovuti al gradiente barico piuttosto elevato. Sul resto del paese soffieranno venti dai quadranti settentrionali che saranno di forte intensità a ridosso delle Alpi per fohen, con mattinata per lo più serena. Ancora precipitazioni nevose interesseranno la Germania in spostamento verso la Polonia (figg. 5-6).

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Figura 5. Pressione al livello del mare (linee bianche), altezza di geopotenziale a 500 hPa (colori) previsti dal modello GFS per le 06 UTC del 21/12/2011 sull' Europa. Presenti anche  i fronti al suolo. Plotting by MeteoNetwork.

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Figura 6. Precipitazioni accumulate in 6 h previste dal modello GFS per le 06 UTC del 21/12/2011 sull' Europa. Plotting by MeteoNetwork.

Domani sera il minimo traslerà verso la Grecia, e le precipitazioni residue interesseranno solo il settore ionico della nostra penisola. Sul resto del paese soffieranno ancora venti settentrionali, con bora chiara sul nord-est e tramontana sul centro-sud, e deboli sfondamenti delle precipitazioni nevose a ridosso delle Alpi (figg. 7-8) Insistono precipitazioni a carattere nevoso sull'Europa centrale e sui paesi dell'Europa orientale.

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Figura 7. Pressione al livello del mare (linee bianche), altezza di geopotenziale a 500 hPa (colori) previsti dal modello GFS per le 18 UTC del 21/12/2011 sull' Europa. Presenti anche  i fronti al suolo. Plotting by MeteoNetwork.

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Figura 8. Precipitazioni accumulate in 6 h previste dal modello GFS per le 18 UTC del 21/12/2011 sull' Europa. Plotting by MeteoNetwork.

Infine nella mattinata del 22-12 -2011 la bassa pressione si sarà ormai portata sulla Grecia, convogliando aria fredda dai Balcani su tutto il lato adriatico. Lo stau potrà favovire il verificarsi di precipitazioni anche nevose sull'Appenino centrale, mentre precipitazioni da neve ghiacciata a macchia di leopardo potranno interessare anche la Puglia. Precipitazioni deboli saranno possibili anche in Sicilia (figg. 9-10). Per il proseguio, probabilmente ci attenderà un periodo anticiclonico, con belle giornate per quel che riguarda il weekend natalizio.

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Figura 9. Pressione al livello del mare (linee bianche), altezza di geopotenziale a 500 hPa (colori) previsti dal modello GFS per le 06 UTC del 22/12/2011 sull' Europa. Presenti anche  i fronti al suolo. Plotting by MeteoNetwork.

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Figura 10. Precipitazioni accumulate in 6 h previste dal modello GFS per le 06 UTC del 22/12/2011 sull' Europa. Plotting by MeteoNetwork.

Autori: 

Cristian Rendina

Associazione MeteoNetwork OdV
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Codice Fiscale 03968320964