Dissesto idro-geologico: pensiamoci adesso

L’estate sta calando l’asso, mettendo in fila una sequela di giornate soleggiate e calde. Fiumi e torrenti tacciono, a parte quelli valdostani e piemontesi che si stan facendo carico della fusione dei rispettivi ghiacciai. Nessuna perturbazione all’orizzonte. Il momento sarebbe certamente il più propizio per mettere in pratica i buoni propositi seguiti all’ultima alluvione e rinforzare, ripristinare o rifare in toto argini e alvei.

E invece tutto è fermo. 

I giorni passano, le settimane volano, prima o poi tornerà l’autunno con le sue piogge e sicuramente si riproporranno gli stessi problemi e i rischi di tutti gli anni. Sarno, Messina, Senigallia, Medolla, Cinque Terre sono solo alcuni dei luoghi che rievocano eventi funesti. Prendiamo ad esempio la Liguria: disastri come quello occorso il 4 ottobre del 2010 a Sestri Ponente, oppure i 600 millimetri di pioggia caduti su Genova il 10 ottobre 2014 dovrebbero tornare alla memoria proprio adesso, con il gran secco che permette l'esecuzione a regola d'arte dei lavori necessari alla pulizia e al ripristino degli alvei. Ma qualcuno se lo ricorda?

Oggi no, neanche in riva allo stesso mare che in quei giorni accolse le acque inferocite del Fereggiano e del Bisagno. L’uomo ha la memoria corta, forse tanto quanto il “braccino” che impedisce alle istituzioni di porre definitivo rimedio al dissesto del nostro territorio.

E allora si piangerà lacrime di coccodrillo. Domani. Si domani. Oggi c’è tempo, oggi c’è il sole. Oggi è estate e si va al mare.

Luca Angelini

Aria artica nel cuore dell'estate, il caso del luglio 2000

Aria artica sull'Italia nel bel mezzo dell'estate? Sono eventi che, per quanto non del tutto infrequenti, si contano sulle dita di una mano. Anche risalendo alla letteratura di riferimento dei piovosissimi anni '70, contenuta negli archivi impolverati, si nota che una tale circostanza rientra senz'altro nel campo di una anomalia dovuta ad un blocco della circolazione generale dell'atmosfera.

Ma in quella prima estate del nuovo millennio, il mese di luglio risultò complessivamente fresco e piovoso. Intorno al 9 del mese una profonda e vasta saccatura colma di aria artico-marittima si protese dritta dritta verso l'Italia ondulando alternativamente come un pendolo con il suo asse principale, prima ad ovest e poi ad est dell'arco alpino. L'aria fredda irruppe principalmente in quota e ciò fu la causa scatenante di numerosi episodi temporaleschi anche intensi, soprattutto al nord.

Il rovesciamento progressivo dell'aria fredda dalle alte quote fece scendere la temperatura fino a valori di tutto rispetto per la stagione. A Milano il giorno 12 luglio (vedi mappa sinottica in figura) si raggiunse una temperatura minima di soli 11°C e a Torino di 9°C, mentre a Firenze spiccava una massima di soli 17°C. Dopo il transito del fronte freddo principale la struttura depressionaria, sempre alimentata a monte da aria molto fredda in altitudine, insistette sull'Europa centrale per una intera settimana abbracciando anche buona parte del nostro Paese ad esclusione delle estreme regioni meridionali.

Nell'aria fredda che seguitava ad avvitarsi sotto un sole che faceva letteralmente il solletico, si sviluppavano nelle ore pomeridiane celle temporalesche che scaricavano ulteriori grandi quantità d'acqua sulle regioni settentrionali e su parte dell'Appennino tosco-emiliano. In quell'occasione i temporali sulle Alpi si rivelarono nevosi fin verso i 1.800 metri di quota, imbiancando in modo innaturale la vegetazione d'alpeggio già in fioritura avanzata.

In alta val Masino (provincia di Sondrio) alla quota di 2.500 metri i centimetri di neve fresca accumulati furono ben 85! La situazione si sbloccò molto lentamente tanto che la rotazione delle correnti dai quadranti settentrionali determinò l'arrivo di un foehn freddo sul versante sud-alpino e sulla pianura Padana. L'aria per contro rimase limpida e cristallina per oltre una settimana permettendo il piacere (decisamente inusuale in piena estate) di poter gustare il fresco profumo dei boschi alpini perfino nel pieno centro di Milano.

Luca Angelini

In uscita “METEOROLOGIA”, la prima opera in volumi sulle scienze atmosferiche scritta dal meteorologo Andrea Corigliano.

È di prossima uscita un nuovo prodotto editoriale dedicato alla divulgazione delle scienze atmosferiche: si tratta della collana “Meteorologia”, pubblicata dalla Casa Editrice Ronca e scritta dal meteorologo professionista Andrea Corigliano. L’opera, articolata in otto volumi, desidera essere un percorso che invita il lettore alla scoperta del fantastico mondo della meteorologia, senza avvertire la pesantezza di studiare la materia. Il testo, infatti, non è suddiviso in capitoli e paragrafi come è tipico dei libri scolastici e di tutti i libri di meteorologia finora pubblicati, ma solo in capitoli: ciascuno di questi è stato studiato e scritto con l’intenzione di prendere il lettore per mano per accompagnarlo in questo viaggio, seguendo un filo logico e facendo spesso leva sul ragionamento.

Il primo volume, suddiviso in dieci capitoli, ha come tema “L’atmosfera: costituzione, struttura e proprietà” (in allegato, la copertina). Questo percorso educativo inizia parlando innanzitutto del perché l’atmosfera è così importante per il nostro pianeta, per poi approfondire la sua evoluzione, la sua composizione, le sue proprietà e la sua struttura. Tre capitoli sono poi dedicati al bilancio energetico terrestre, in cui si parlerà di radiazione, di gas serra, di sistema climatico e di cambiamento climatico. Concludono il primo volume due capitoli che invitano il lettore ad entrare nel mondo della meteorologia con alcune discussioni generali sul tempo e su quanto accade nella troposfera, ovvero nel luogo in cui prendono vita i fenomeni meteorologici. Da qui partirà poi il lungo viaggio che si articolerà nei successivi sette volumi, la cui uscita è prevista  ogni 3-4 mesi circa, in cui si tratterà la meteorologia in tutti i suoi aspetti: dagli elementi meteorologici principali alle masse d’aria e alle loro caratteristiche fisiche; dalla circolazione atmosferica a grande scala a quella del Mediterraneo senza dimenticare le peculiarità meteorologiche italiane; dalle nubi alle precipitazioni; dai modelli fisico-matematici alla previsione del tempo, per chiudere con uno sguardo alla meteorologia nel mondo e ai fenomeni estremi.

Per chi desidera imbarcarsi in questo viaggio, ecco alcuni modi su come ordinare il primo volume:

  • nelle librerie via web, dove il titolo è già disponibile: ad esempio la Feltrinelli (http://www.lafeltrinelli.it) e IBS (www.ibs.it), inserendo nei motori di ricerca “Andrea Corigliano” per essere indirizzati alla copertina del volume.

 

 

Sole e caldo: e ora cosa ci aspetta?

Facendo seguito all'esauriente e squisitamente didattico approfondimento di Lorenzo Catania, procediamo a piccoli passi e cerchiamo di individuare la possibile evoluzione successiva. Punto nodale lo sviluppo dell'onda anticiclonica nord-africana e le relative conseguenze. Bene, partendo dall'immagine satellitare fornita dal Meteosat alle ore 17.30 di martedì 30 giugno, notiamo il gran sereno che coincide alla posizione attuale della bolla anticiclonica afro-mediterranea. 

La pressione esercitata dalla saccatura atlantica in fase di approfondimento (jet streak a monte dell'asse) non fa altro che esaltare il gradiente al largo delle coste occidentali europee e quindi la cintura di vento in quota, che risalendo di latitudine all’altezza dell’Algeria, va ad alimentare la figura anticiclonica afro-mediterranea, che nei prossimi giorni tenterà di collocare il cuore sulla Mitteleuropa e il vertice fin sulla regione scandinava.

L’analisi in quota evidenzia l’origine marittima della massa d’aria che alimenta l’alta pressione, ma quella al livello del mare mette in risalto il successivo scorrimento e la nuova riorganizzazione sull’entroterra algerino in fase di uscita dall’alta stessa. Sull’Italia arriva così aria marittima continentalizzata, una situazione di caldo estivo che condiziona il campo termico portandolo al di sopra della media sui settori occidentali, ovvero nord, regioni centrali tirreniche e Sardegna.

Le elaborazioni numeriche a medio termine (sino al prossimo weekend, seconda figura), non vedono sostanziali cambiamenti. La perturbazione che dall’immagine satellitare vediamo schierata sul vicino Atlantico sfilerà verso il mar di Norvegia, mentre una seconda in via di formazione lungo la stessa traiettoria, invierà aria un po’ più umida anche verso il nord Italia.  Frattanto la campana anticiclonica porrà i suoi massimi sulla Mitteleuropa, perdendo però potenza alla radice (jet streak a valle dell'asse di promontorio). Per questi motivi è opportuno ritenere una accentuazione della tendenza temporalesca su Alpi e nord Appennino a partire dal fine settimana e probabilmente sino a martedì 7 luglio. Frattanto sull’Europa orientale permarrà attivo un blocco depressionario che si farà sentire marginalmente  sulle nostre regioni meridionali le quali, grazie ad esso, si vedranno risparmiate dalla calura africana.

Le elaborazioni probabilistiche a lungo termine poi (sino al 7-8 luglio, ultima figura in basso) sembrano suggerire una ripresa del flusso zonale (da ovest verso est) in Atlantico e dunque un appiattimento dell’asse anticiclonico con successivo coricamento lungo i paralleli. Dovesse andare a buon fine, la manovra potrebbe avere due conseguenze: la prima vedrebbe il subentro sul Mediterraneo e sull’Italia di aria oceanica e dunque più temperata con ripristino dell’anticiclone delle Azzorre (probabilità 45%). La seconda potrebbe promuovere il distacco di un nucleo di aria fresca dalla depressione balcanica verso il nostro meridione, come evidenziato dal nocciolo a minor probabilità nella carta qui sopra (probabilità 35%). Come vedete trattasi di un disegno ancora tutto da tracciare. Non ci rimane che darci appuntamento al prossimi aggiornamento.

Luca Angelini

Caldo di inizio luglio: qualche aggiornamento

Il caldo di inizio luglio ci lascia un po’ con il fiato sospeso. La discriminante che sembra ancora una volta risultare determinante nell’evoluzione del tempo sul Mediterraneo, potrebbe essere un coriaceo blocco anticiclonico (blocco primario n.1 in figura) esteso verso la Russia centrale. Le correnti atlantiche, costrette ad impattare contro questo blocco, tendono ad ondulare con una spinta che si propaga a ritroso (verso ovest). Per questo motivo un asse di saccatura proteso dalla Finlandia verso la regione balcanica sembra opporre resistenza all’avanzata dell’anticiclone nord-africano, indebolendolo per di più alla radice.

D’altra parte le correnti perturbate atlantiche si organizzeranno in una saccatura che sprofonderà fin sulle Canarie. Per i motivi esposti sopra l’onda anticiclonica che, come risposta, partirà dal Marocco e andrà ad erigere l’alta africana, si chiuderà a fisarmonica e probabilmente andrà ad elevarsi verso la Penisola Iberica, la Francia, le Isole Britanniche e addirittura la Penisola Scandinava (blocco secondario n.2 in figura), lasciando all’Italia una fetta semi-periferica della lingua calda. Se questo disegno andasse in porto (a supporto anche le previsioni d’ensemble degli indici descrittivi NAO e AO), verrebbe un po’ ridimensionata l’ondata di caldo prevista sull’Italia per inizio luglio, soprattutto per i versanti orientali della nostra Penisola. 

Luca Angelini

Caldo a inizio luglio? Ecco qualche considerazione

Per il momento ci facciamo solo un appunto, giusto per tenere a mente di controllare l'evoluzione a lunga scadenza, poi approfondiremo con gli strumenti più adeguati l'effettivo svolgimento dei fatti. A parere delle ultime elaborazioni numeriche pare possibile che la prima settimana di luglio l'Italia possa venire interessata da una ondata di caldo estivo.

Ora, utilizzando esclusivamente gli strumenti probabilistici a disposizione della moderna catena previsionale, possiamo affermare che in quel periodo sussista una probabilità massima pari al 65-70% che le temperature si portino al di sopra della media stagionale. Questo per il verificarsi di uno schema come quello rappresentato in figura: si tratta di una carta in quota riferita al giorno 1 luglio (topografia media di 500hPa, 5.500 metri), elaborata come media degli scenari ufficiali proposti dai migliori Centri di Calcolo mondali.

La linea bianca evidenzia la circolazione che potrebbe intercettare l'Italia: segue l'isoipsa di 5.900 metri geopotenziali, il che suggerisce una cupola anticiclonica di notevole potenza e di derivazione nord-africana. Dovesse effettivamente verificarsi si tratterebbe di una ondata di caldo medio-forte. Osserviamo ora la linea nera: al di sotto la circolazione risulta piuttosto probabile, mentre al di sopra della stessa il disegno sinottico è ancora tutto da scrivere.

Questo fa presupporre che lo scenario di caldo potenziale possa venire stemperato nelle prossime elaborazioni numeriche. I grafici probabilistici a spaghetti derivati dai modelli GFS ed ECMWF (i migliori al mondo) indicano le seguenti possibilità.

NORD: probabilità ondata di caldo: 70%. Fase con temperature al di sopra della media: 29 giugno – 7 luglio. Scarto massimo rispetto alla media circa 5-7°C.

CENTRO:  probabilità ondata di caldo: 65%. Fase con temperature al di sopra della media: 30 giugno – 7 luglio. Scarto massimo rispetto alla media circa 3-5°C.

SUD e ISOLE:  probabilità ondata di caldo: 50% (Sicilia 40%). Fase con temperature al di sopra della media: 1 – 7 luglio. Scarto massimo rispetto alla media circa 1-3°C.

Il tutto in attesa di ulteriori approfondimenti.

Luca Angelini

Pasqua instabile con freddo, piogge e neve a quote basse

Non è raro che la Santa Pasqua possa trascorrere in Lombardia, con tempo instabile e perfino freddo molto accentuato. I giorni antecedenti alla Festività Pasquali ci avevano “offerto” un anticipo primaverile molto gradevole, con ottimo soleggiamento e temperature massime ottimali.

A ridosso del Sabato Santo invece un fronte instabile è giunto sulla nostra Regione, inizialmente con deboli pioviggini al nord-ovest, più insistenti sulle zone adiacenti alle pianure. Nella giornata della Domenica di Pasqua aria fredda si è “associata” al fronte instabile giunto il giorno precedente, “incentivando” nuova instabilità sui settori pedemontani bergamaschi con quote neve in veloce abbassamento sotto i 1000 metri di quota.

Finalmente nella giornata del Lunedì di Pasqua le condizione meteo sono sensibilmente migiorate, ma il passaggio perturbato ha lasciato in “eredità” un freddo mattiniero molto “pungente”.

Freddo che si è accentuato subito nei giorni successivi, con minime al piano di alcuni gradi sotto zero, con la stazione meteo di Malpensa che ha registrato una minima di -4°C.

Insomma una Santa Pasqua in Lombardia, tra luci ed ombre “meteorologiche”.

A presto

Porro Fabio

Credit immagine: Valbrembanaweb.com

Oltre 30 Tornado in Italia nel 2014

(Tromba marina fotografata il 23 agosto 2014 nei dintorni di Genova dal cacciatore di temporali Andrea Tritto, quel giorno se ne avvistarono addirittura una quindicina!)

 

Siamo due ragazzi di 20 anni, appassionati fin da bambini di meteorologia. “Tornado in Italia” è il nostro piccolo progetto di classificazione e analisi dei tornado, iniziato nel gennaio del 2014. I fenomeni estremi e in particolare i tornado ci hanno sempre attratto, così, cercando di capire qualcosa in più ci siamo posti questa domanda: “quanti tornado toccano il suolo italiano ogni anno?” Abbiamo quindi iniziato un lavoro di schedatura e annotazione di date, località, tipologia dell’evento, foto, video e carte meteorologiche. Quello che ne è venuto fuori è interessante, sono ben 33 i tornado che hanno toccato il suolo nel 2014. Difficile dire se questi fenomeni sono in aumento rispetto al passato, prima d’ora i dati sono pochi e parziali. Bisogna tenere presente che se 30 anni fa una tromba d’aria toccava il suolo tra le risaie del vercellese, questa era vista dal contadino che lì lavora e da pochi altri. Ora è molto più facile venirne a conoscenza grazie alle segnalazioni sul web e sui social network; è  infatti proprio grazie a Facebook e alle segnalazioni delle persone sulla nostra pagina Facebook “Tornado in Italia” che siamo venuti a conoscenza della maggior parte degli eventi.

 

DOWNBURST O TORNADO?

 

Spesso dopo violenti temporali caratterizzati da forti raffiche di vento si sente parlare di “tromba d’aria” o tornado (sono sinonimi!); in realtà il più delle volte, i danni causati dal forte vento sono da attribuire a quello che in gergo viene chiamato downburst, ovvero una forma particolarmente violenta di corrente discendente (downdraft) della nube temporalesca. Nei temporali più violenti, come quelli a supercella, le raffiche di downburst possono raggiungere velocità prossime ai 100km/h, simili a quelle di un tornado “debole”. Vi è però una differenza fondamentale: le raffiche di downburst si propagano linearmente, i venti associati ad un tornado ruotano intorno ad un asse verticale. Quello che contraddistingue un tornado o una tromba d’aria dalle raffiche di downburst, è il classico imbuto, che a seconda dei casi può essere più o meno condensato.

Un’altra notevole differenza sta nei danni che essi causano. La traccia dei detriti da downburst ( i rami spezzati, i pali, gli alberi ecc) ha un andamento che diverge a partire da una linea centrale nel core del downburst. È quindi disposta a ventaglio. I downbursts interessano un territorio avente diametro di qualche km.

L’area colpita da un tornado è in genere molto minore (dall’alto si può vedere la classica traccia lunga e stretta). La traccia dei detriti lasciata dalla nube ad imbuto è disposta in modo circolare. Si possono vedere tronchi di alberi spezzati o scorticati e pericolosissime schegge conficcate nei muri. Anche per questo è bene osservare questi eventi da molto lontano!

 

(Piccolo tornado non mesociclonico a Genova (25 febbraio), foto di Davide Monetti)

 

CI SONO TORNADO ITALIANI E TORNADO AMERICANI…  MA SARA’ VERO?

 

Ebbene no, i tornado non hanno differenze di razza (le leggi fisiche sono uguali in ogni parte del mondo!), ma di pelle sì, vi sono infatti due principali tipologie: tornado mesociclonici e non mesociclonici.

Un tornado si definisce mesociclonico quando la nube temporalesca o cumulonembo, da cui è originato, ha un mesociclone. Ma cos’è un mesociclone? Ogni nube temporalesca possiede a grandi linee due correnti, una ascendente e una discendente. Si parla di mesociclone quando la corrente ascendente ruota (di solito in senso antioraro nel nostro emisfero). Il mesociclone non è altro che l’area in cui avviene la rotazione. Il cumulonembo viene in questo caso chiamato “supercella”. I tornado così formati sono i più potenti e intensi.

E i tornado non mesociclonici? Questi non hanno bisogno di una supercella, ma possono formarsi da un qualsivoglia cumulo congesto o cumulonembo.

 

 

(Landspout di Maserada sul Piave (23 marzo 2014), foto di Giorgio Pavan)

COSA SI INTENDE PER LANDFALL E LANDSPOUT?

 

Il landfall avviene quando una tromba marina (un tornado formatosi sul mare o su un lago) tocca la terraferma. Importante far notare che il landfall non è dunque una vera e propria tipologia, infatti i tornado sono o mesociclonici o non mesociclonici (nella tabella il termine “landfall” si trova sotto la voce tipologia per dividere i tornado che si sono formati direttamente sulla terraferma da quelli formatisi sul mare e che hanno poi toccato terra).

Il landspout è un tornado non mesociclonico.

 

(Il momento del lanfall a Diamante (1 settembre 2014)! Fonte Meteonetwork Calabria Onlus)

 

COME SI MISURA L’INTENSITA’ DI UN TORNADO?

 

Misurare la velocità del vento di un tornado è piuttosto complesso, bisognerebbe infatti lanciare all’interno di esso un anemometro. Così, nel 1971, il Prof. Fujita ha ideato una scala in base alla quale ad ogni tipologia di danno causato dal tornado veniva associata una velocità del vento. Questa è la Scala Fujita. Studi successivi l’hanno poi migliorata e aggiornata finchè nel 2007 si è passati dapprima alla Scala Enhanced Fujita derivata (EF) ed in seguito alla Scala Enhanced Fujita operativa . Più complessa e precisa delle precedenti tiene conto di molte più tipologie di danni. I gradi della scala Enhanced Fujita operativa vanno da EF0 a EF5.

EF0: venti  compresi tra 104 e 137km/h

EF1: venti compresi tra  138 e 177km/h

EF2: venti compresi tra 178 e 217km/h

EF3: venti compresi tra 218 e 266km/h

EF4: venti compresi tra 267 e 322km/h

EF5: venti maggiori di 322km/h

 

EVENTI DEL 2014

 

Ecco la lista di tutti gli eventi documentati che quest’anno hanno toccato il suolo italiano; le trombe marine non sono contemplate essendo probabilmente diverse centinaia e quindi di difficile stima. La regione con più tornado è il Veneto, ne sono stati segnalati ben 5! Il mese con più eventi è agosto a cui segue luglio. Si ricordi infatti come quest’anno, i mesi estivi, siano stati piuttosto perturbati. Infine come era da aspettarsi la maggior parte dei tornado è di tipo non mesociclonico (82%), mentre solo il 12% è associato ad un mesociclone. I tornado sono stati per lo più di debole intensità; solo uno ha raggiunto con certezza il secondo grado della scala EF, il tornado di Nonantola (Emilia Romagna) del 30 aprile.

 

(Mappa creata da noi con tutti gli eventi del 2014)

 (Spettacolare tornado EF2 di Nonantola, fonte Youreporter.it)

 

Sperando di non avervi tediato troppo, ecco un piccolo approfondimento un po‘ tecnico!

LA PREVISIONE DEI TORNADO IN ITALIA E’ POSSIBILE?

 

No, non è possibile una previsione o meglio questa previsione è soggetta ad un errore elevatissimo. Per quanto riguarda i tornado mesociclonici, oltre allo studio dei modelli a scala globale e dei modelli matematici ad alta risoluzione in generale (Limited Area Model), ci si può avvalere di quelli che vengono chiamati “indici termodinamici” , speciali valori che mettono in correlazione alcune caratteristiche termodinamiche dell’atmosfera e che si è visto che statisticamente (per lo più sul suolo americano) hanno portato alla formazione di tornado. Questi indici (SWEAT, EHI, SREH) , molto in voga tra gli appassionati, sono però sviluppati per le grandi pianure statunitensi e sul variegato suolo italiano risultano avere un errore probabilmente maggiore. Si può quindi solo stabilire a grandi linee un’area di rischio, ma è impossibile indicare il luogo e l’ora esatta.

La previsione di tornado non mesociclonici è invece praticamente impossibile sul suolo italiano, poiché la loro genesi, come spiegato più avanti, risiede nella convergenza di venti al suolo. Questa convergenza può variare per moltissimi fattori legati anche all’orografia, e ha una scala così ristretta nello spazio che è molto difficile che sia individuata da un modello inizializzato con dati che già in partenza presentano errori e che simula la realtà tramite equazioni fisiche.

Un po’ più precisa è la previsione delle trombe marine, eccone un esempio: possiamo notare la circolazione dei venti al suolo dalle immagini (sotto) sviluppate dai modelli meteo “Lamma” e “Meteonetwork” il giorno 6 novembre. Sul Mar Ligure sono presenti due minimi di pressione al suolo (contrassegnati dalla lettera “B“ aggiunta da noi). Ricordando come intorno ai minimi di pressione il vento ruoti in senso antiorario, si può facilmente vedere che il minimo posto a sud ovest della Liguria richiama verso nord est, l’aria calda e umida presente sul mare. L’altro minimo “B” a nord est, agevolato dalla caduta, attraverso le valli montuose, di aria più fredda presente sulla pianura piemontese, spinge quest’aria verso sud. Si forma così una linea di convergenza (linea bianca). Lungo questa linea, proprio perché sopraggiungono due venti che hanno direzione diversa, si possono formare alcuni vortici detti “misocicloni”. La tromba marina si innesca allorquando una corrente ascensionale si sovrappone ad uno di questi misocicloni nei bassi strati, determinando un rapido “stretching” verso l’alto del vortice che presenta già un asse verticale.

 Questa piccola analisi ci fa quindi capire quanto sia bassa l’attendibilità di una “previsione” del genere. Linee di convergenza si formano spesso, ma i tornado che si originano da esse sono ben pochi. In questo caso però le trombe marine generate furono diverse (foto sotto).

Come diceva il grande Andrea Baroni:”La meteorologia è una scienza inesatta, che elabora dati incompleti, con metodi discutibili per fornire previsioni inaffidabili”.

  

(immagine dei venti al suolo elaborate quel giorno dai modelli previsionali  “MeteoNetwork”)

(immagine dei venti al suolo elaborate quel giorno dai modelli previsionali  “Lamma”)

 

 

(Due delle trombe marine del 6 novembre sul Mar Ligure, un ringraziamento a Liguriainside.it per la concessione)

               

Ricordatevi di passare sulla nostra pagina Facebook “Tornado in Italia”, abbiamo bisogno di segnalazioni e foto per migliorare il lavoro. Un ringraziamento speciale a  “Rete Meteo Amatori” per il supporto nella presa dati.

Stefano Salvatore e Federico Baggiani

L'Inverno 2014-15 “likes” i Laghi Lombardi

La stagione invernale ( quella Meteorologica) si è conclusa un paio di settima fa, con molti “disinguo” in Lombardia.

I passaggi perturbati per lo più molto “rari” nella stagione appena trascorsa, hanno riportato alcune precipitazioni  dopo lunghi periodi asciutti, miti e talvolta molto ventosi specie nel settore ovest della Regione.

Le temperature non uniformi sul territorio lombardo, hanno “giocato” un ruolo determinante nelle fasi pertubate. Molto le occasioni “nevose” che hanno interessato alcune località lacustre lombarde, sopratutto nella Provincia di Verbania-Cusio-Ossola. Temperature inferiori di alcuni gradi, anche di 3-5°C rispetto alle altre Province dove alla stessa quota ha prevalso la pioggia.

Tanta neve durante i passaggi perturbati sulla cittadina di Cannero Riviera, su Cannobio posta alla quota di 215 metri sul livello del mare, e perfino anche a Verbania ridente località del Lago Maggiore.

Insomma una stagione invernale che spesso ha “favorito” la bassa Lombardia, talvolta i Laghi Lombardi e non sempre i Monti.

Fabio

Malinconie di fine stagione

Le ultime note di stanca instabilità al meridione, poi tempo da ovest, con passaggi nuvolosi sparsi, qualche nevicata lungo la cresta delle Alpi, un po' di anticiclone e, dulcis in fundo, quella parentesi fredda già fin troppo inflazionata; queste sono le ultime note di un inverno che c'è stato e non c'è stato.  Qualche fugace e breve impennata d'orgoglio, non ha smosso più di tanto un contesto complessivamente piatto, lontano anni luce dalla stagione invernale, anzi infernale del nord America.

E il problema potrebbe essere stato proprio il canadese, quella anomalia bloccata per troppo tempo sugli stessi luoghi e tutto il resto del mondo a girare intorno senza capo ne coda.

Il mesto passaggio di consegne tra l'inverno e la primavera meteorologica avviene tra chiazze di neve che ingialliscono sui colli, banchi nuvolosi che si rincorrono, un po' di vento, mari mossi e un saliscendi delle temperature già tipico della stagione entrante. Tra un po'calerà anche il sipario fantasioso di chi ha visto per mesi (chissà come) sempre e solo gelo, un inciampo dietro l'altro a questo giro, mentre si preparano all'opera i climatologi, pronti a far l'autopsia al generale.

Ora l'ultimo treno, quello che si porterà via la stagione meteorologica, magari con un colpetto di acceleratore del freddo nella prima decade del nuovo mese, ultimo contentino, sarebbe meglio dire la delusione di chi è rimasto con l'amaro in bocca. 48 ore alla primavera, con i suoi cieli carichi d'azzurro, con i suoi temporali, le sue nevicate in montagna, il sole che prende coraggio e quelle temperature sempre e comunque gradevoli.

Eppure c'e chi, in attesa di un nuovo inverno, è già partito con il conto alla rovescia…

Luca Angelini

Associazione MeteoNetwork OdV
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