Venerdì 4 marzo, presso l’Aula magna del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Bologna, è stato presentato l’iter procedurale relativo allacertificazione di qualità del professionista meteo e del suo prodotto, dopo un tavolo di lavoro durato alcuni anni, che ha visto confrontarsi sul tema associazioni di categoria, università ed Aeronautica Militare. Un grande passo avanti è stato fatto nella valorizzazione della professione di Meteorologo professionista figura che l’Italia, come fanalino di coda dell’Europa e del Mondo, non aveva ancora riconosciuto.
La certificazione verrà rilasciata da un soggetto privato leader nel settore, la DEKRA (ricordate il logo sui cappellini di Michael Schumacher ai tempi fastosi con la Ferrari?), nell’ambito della legge 4/2013, sulle linee guida disposte dalla WMO, l’Organizzazione Meteorologica Mondiale.
Due le figure professionali previste sono due, quella di Meteorologo e quella di Tecnico Meteorologo. La certificazione di Meteorologo richiede come requisito minimo formale il conseguimento della Laurea in Fisica o affini, la certificazione di Tecnico Meteorologo richiede il conseguimento del Diploma di Maturità presso Liceo Scientifico, Istituto Aeronautico, Istituto Tecnico Industriale. Ma non basta.
Per raggiungere il punteggio minimo necessario ad accedere all’esame di certificazione, occorrerà dimostrare di essere in possesso di ulteriori requisiti formativi, non formali (partecipazione a corsi, seminari, stesura di articoli scientifici in peer review) e informali (tirocinio o stage di almeno 1 anno presso organizzazione pubbliche o private operanti nel settore, che siano in possesso di un sistema di gestione per la qualità).
Una volta soddisfatti i requisiti, si ha accesso alle sessioni di esame consistenti in una prova scritta(classico quiz con 30 quesiti a risposta multipla) seguita da un colloquio orale. Chi accede all’esame con un punteggio di crediti elevato potrà saltare la prova scritta e passare direttamente al colloquio. Una volta ottenuta la certificazione, al costo attuale di circa 380 Euro, la si dovrà mantenere attiva annualmente (altri 120 Euro) dimostrando di aver fruito di un adeguato numero di ore di aggiornamento, mentre il rinnovo totale avverrà dopo 3 anni.
Ricordo che questa non sarà l’unica possibilità di certificarsi: ci saranno altre forme di riconoscimento della professione, come quella della Regione Emilia Romagna che ha istituito la figura professionale “Tecnico in meteo climatologia operativa” (ancora nessun corso in merito). Anche l’Università di Bologna certificherà le competenze degli ex laureati in Meteorologia.
Il plauso va certamente a questo primo importante passo, tuttavia qualcosa andrà certamente migliorato ad esempio:
- La certificazione sarà volontaria. Vale a dire che, in teoria, chi non possiede i requisiti potrà continuare ad esercitare “abusivamente” la professione in concorrenza “sleale” con chi è certificato.
- Pre-requisito indispensabile per l’ammissione all’esame, sarà 1 anno di esperienza svolta in Enti di servizio meteo. Questo taglierebbe fuori chi, nel mondo amatoriale, privato e professionale, ma anche dei giovani laureati disoccupati non ha mai lavorato presso istituzioni pubbliche.
- La figura di Tecnico Meteorologo (non laureato) non è supportata a monte da alcun tipo di formazione professionale specifica comparabile a quella accademica per la figura di Meteorologo, quindi chi esce dalla Maturità rischia di non poter spendere il proprio diploma.
- La conta dei crediti potrebbe favorire infiltrazioni di soggetti provenienti da altri corsi di laurea non specificatamente orientati alla Meteorologia.
Luca Angelini
Non me ne vogliano le gentili signore, che rimangono sempre e comunque nel cuore di tutti, ma quando le mimose si tingono di bianco, un titolo dedicato ad una stagione che si è presentata in forma tardiva solo fuori tempo massimo, può essere senz'altro concesso.

Alla ricerca del freddo perduto, siamo arrivati ormai alle ultime battute di questo non inverno 2015-16. Anche oggi, 18 febbraio, siamo pronti ad accogliere, nostro malgrado, una ennesima fiammata mite, “fiutata” già da diversi giorni dalla modellistica numerica e che avrà il suo culmine tra domenica 21 e lunedì 22. Ancora una volta Africa protagonista assoluto del tempo mediterraneo, sia per la sfornata di anticicloni, sia per l’infilata di depressioni.
Ricordate quel tale che aveva cavalcato l’insana moda di battezzare le perturbazioni e gli anticicloni? Ebbene, rimasto ben presto a corto di fantasia, considerato soprattutto il gran numero di alte pressioni rispetto ai limitati personaggi dell’inferno dantesco, pensò bene di imbastire previsioni imboccando la strada degli aforismi popolari, che altro non sono se non i comuni proverbi. Si, esatto proprio quelli: rosso di sera, nubi a pecorelle… et voilà previsione cannata.. ehm pubblicata.
Domanda semplice semplice: chi di voi, cari amici, avrebbe il coraggio di bere attingendo da una fonte non sicura? La risposta è quasi scontata. Ma se l’acqua non potabile è un rischio serio per la nostra salute, le notizie di dubbia provenienza lo sono per la nostra informazione. Perchè dunque molta gente attinge notizie dai social media piuttosto che affidarsi a fonti ufficiali e qualificate?

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Da quel lontano dicembre del 1997, quando al tavolo delle trattative i leader di 180 Paesi si erano dati la mano per assicurare al Pianeta un ambiente più dignitoso, ne è passata di acqua sotto i ponti. Nel frattempo i
