Professione Meteorologo, ecco la certificazione

Venerdì 4 marzo, presso l’Aula magna del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Bologna, è stato presentato l’iter procedurale relativo allacertificazione di qualità del professionista meteo e del suo prodotto, dopo un tavolo di lavoro durato alcuni anni, che ha visto confrontarsi sul tema associazioni di categoria, università ed Aeronautica Militare. Un grande passo avanti è stato fatto nella valorizzazione della professione di Meteorologo professionista figura che l’Italia, come fanalino di coda dell’Europa e del Mondo, non aveva ancora riconosciuto.

La certificazione verrà rilasciata da un soggetto privato leader nel settore, la DEKRA (ricordate il logo sui cappellini di Michael Schumacher ai tempi fastosi con la Ferrari?), nell’ambito della legge 4/2013, sulle linee guida disposte dalla WMO, l’Organizzazione Meteorologica Mondiale.

Due le figure professionali previste sono due, quella di Meteorologo e quella di Tecnico Meteorologo. La certificazione di Meteorologo richiede come requisito minimo formale il conseguimento della Laurea in Fisica o affini, la certificazione di Tecnico Meteorologo richiede il conseguimento del Diploma di Maturità presso Liceo Scientifico, Istituto Aeronautico, Istituto Tecnico Industriale. Ma non basta.

Per raggiungere il punteggio minimo necessario ad accedere all’esame di certificazione, occorrerà dimostrare di essere in possesso di ulteriori requisiti formativi, non formali (partecipazione a corsi, seminari, stesura di articoli scientifici in peer review) e informali (tirocinio o stage di almeno 1 anno presso organizzazione pubbliche o private operanti nel settore, che siano in possesso di un sistema di gestione per la qualità).

Una volta soddisfatti i requisiti, si ha accesso alle sessioni di esame consistenti in una prova scritta(classico quiz con 30 quesiti a risposta multipla) seguita da un colloquio orale. Chi accede all’esame con un punteggio di crediti elevato potrà saltare la prova scritta e passare direttamente al colloquio. Una volta ottenuta la certificazione, al costo attuale di circa 380 Euro, la si dovrà mantenere attiva annualmente (altri 120 Euro) dimostrando di aver fruito di un adeguato numero di ore di aggiornamento, mentre il rinnovo totale avverrà dopo 3 anni.

Ricordo che questa non sarà l’unica possibilità di certificarsi: ci saranno altre forme di riconoscimento della professione, come quella della Regione Emilia Romagna che ha istituito la figura professionale “Tecnico in meteo climatologia operativa” (ancora nessun corso in merito). Anche l’Università di Bologna certificherà le competenze degli ex laureati in Meteorologia.

Il plauso va certamente a questo primo importante passo, tuttavia qualcosa andrà certamente migliorato ad esempio:

  1. La certificazione sarà volontaria. Vale a dire che, in teoria, chi non possiede i requisiti potrà continuare ad esercitare “abusivamente” la professione in concorrenza “sleale” con chi è certificato.
  2. Pre-requisito indispensabile per l’ammissione all’esame, sarà 1 anno di esperienza svolta in Enti di servizio meteo. Questo taglierebbe fuori chi, nel mondo amatoriale, privato e professionale, ma anche dei giovani laureati disoccupati non ha mai lavorato presso istituzioni pubbliche.
  3. La figura di Tecnico Meteorologo (non laureato) non è supportata a monte da alcun tipo di formazione professionale specifica comparabile a quella accademica per la figura di Meteorologo, quindi chi esce dalla Maturità rischia di non poter spendere il proprio diploma.
  4. La conta dei crediti potrebbe favorire infiltrazioni di soggetti provenienti da altri corsi di laurea non specificatamente orientati alla Meteorologia.

Luca Angelini

8 marzo: festa dell'inverno tardivo

Non me ne vogliano le gentili signore, che rimangono sempre e comunque nel cuore di tutti, ma quando le mimose si tingono di bianco, un titolo dedicato ad una stagione che si è presentata in forma tardiva solo fuori tempo massimo, può essere senz'altro concesso.

Si perchè solo adesso salta fuori dal cappello magico quello che è mancato al nostro inverno: uno schema meteorologico di blocco che permettesse l’afflusso ripetuto e il successivo assestamento di masse d’aria fredda sul nostro territorio. Questa situazione, paradossalmente ma neanche tanto, si sta verificando proprio ora che il vortice polare sta iniziando a cedere a partire dalle quote più alte della stratosfera, consentendomaggior libertà di movimento alle masse d’aria gelida che finora sono rimaste imprigionate oltre il Circolo Polare.

Le ultimissime elaborazioni numeriche, danno per molto probabile l’afflusso di aria via via più fredda sull’Italia per tutta la settimana corrente. Oltretutto, in parallelo, anche la sagoma dell’anticiclone atlantico, che in un primo tempo sembrava dare il time out a questa situazione già a  partire dal prossimo weekend, pare abbia preferito sfogare verso nord, finendo per dar manforte a questo scorcio di inverno tardivo.

Scorcio di inverno che si accompagnerà certamente anche a nevicate a bassa quota. Si inizierà martedì 8 marzo con parte delle regioni settentrionali, ma il freddo e la neve raggiungeranno anche le basse quote anche alcentro nei giorni successivi, per poi approdare, un po’ attenuati, anche il sud entro il fine settimana.

Possibilità dunque di rivedere pianure spolverate, con mimose fiorite di bianco, non è da escludere anche in val Padana, mentre gli operatori turistici invernali appenninici (quelli alpini son già rietrati nei ranghi), vessati da un inverno persosi ai tropici, avranno motivo di rifarsi e, magari con un po’ di fortuna, tirare sino al ponte di Pasqua.

Luca Angelini

Maltempo primaverile: pioggia, neve a bassa quota e anche temporali

Dopo aver disertato gran parte della stagione autunnale ed invernale, ora le perturbazioni atlantiche, lanciate lungo uno scivolo di pressione creato dall’anticiclone delle Azzorre alla deriva sull’oceano, si inseguono a tambur battente ponendosi come obiettivo il Mediterraneo centrale e l’Italia. La struttura depressionaria che ci interesserà a partire da sabato 6 marzo, bloccata nella sua evoluzione dalla presenza di un campo anticiclonico tra il Medio Oriente e la Russia centrale, insisterà ancora per alcuni giorni sul nostro Paese, rigenerando condizioni di tempo variabile, a tratti instabile e con precipitazioni. Dunque si parte sabato 6 con una nuova perturbazione che coinvolgerà con condizioni di maltempo diverse zone del settentrione e le regioni centrali tirreniche, in serata anche la Campania.

Il continuo apporto di aria fredda, giorno dopo giorno, sta determinando un generale calo del limite delle nevicate. Sabato notte, il rapido peggioramento previsto, potrebbe portare la neve a raggiungere quote prossime a 500-700 metri su Alpi e Prealpi, 1.200-1.300 metri sull’Appennino settentrionale. Tuttavia lapossibilità di temporali lungo il passaggio del fronte freddo, atteso per sabato mattina, potrebbe determinare localmente un ulteriore, seppur temporaneo, calo del limite delle nevicate anche a quote inferiori, collinari o, nelle Alpi, anche di fondovalle. Possibilità di grandinate o precipitazioni solide sotto forma di graupel (neve tonda). I fenomeni potranno risultare anche intensi sui settori montuosi, mentre saranno più deboli e discontinui sulla pianura del basso Piemonte e su quella romagnola.

Nel pomeriggio di sabato i fenomeni raggiungeranno ancheToscana, Umbria e Lazio, accompagnati da vento forte diLibeccio. Neve in calo sino a 1.000 metri su Toscana e Umbria, con possibilità di episodi nevosi o grandinigeni anche a quote più basse in caso di temporali, 1.500 metri sul Lazio. Interessati solo marginalmente i settori adriatici, con fenomeni più deboli e sbrigativi, ad eccezione dei settori prossimi ai crinali appenninici di confine regionale.

In serata ultimi rovesci sul Friuli Venezia Giulia, poi il nord passa a variabilità. Ulteriori precipitazioni attese invece su Umbria, Lazio, in trasferimento verso la Campania. Quota neve in calo tra 1.000 e 1.300 metri. Possibilità di brevi temporali e vento forte di Libeccio, in rotazione a Ponente. Mari occidentali fino ad agitati.

Insomma, benvenuta primavera!

Luca Angelini

Niente FREDDO sino a fine mese, l'INVERNO ha gettato la spugna?

Alla ricerca del freddo perduto, siamo arrivati ormai alle ultime battute di questo non inverno 2015-16. Anche oggi, 18 febbraio, siamo pronti ad accogliere, nostro malgrado, una ennesima fiammata mite, “fiutata” già da diversi giorni dalla modellistica numerica e che avrà il suo culmine tra domenica 21 e lunedì 22. Ancora una volta Africa protagonista assoluto del tempo mediterraneo, sia per la sfornata di anticicloni, sia per l’infilata di depressioni.

Una sortita di tepore che sarà breve ma intensa, come si evince dal grafico riportato in figura. L’aumento delle temperature non si limiterà alle quote inferiori dell’atmosfera (vedi profilo in alto riferito al campo di temperatura previsto sul piano isobarico di 850hPa, circa 1.500 metri di quota), ma sarà ben presente anche a quelle superiori (vedi il profilo in basso riferito al piano isobarico di 500hPa, circa 5.500 metri di quota).

Già questo dato, anche senza metter mano alle mappe deterministiche, ci suggerisce il probabile intervento di un cuneo anticiclonico di matrice subtropicale continentale che, detto in termini più spicci, significa anticiclone nord-africano. I valori di temperatura supereranno quelli medi del periodo (evidenziati con il segmento giallo) anche di diversi gradi.

Il grafico è riferito alle nostre regioni centrali, ma con minime correzioni, può essere preso in esame anche per il resto dell’Italia, con una anomalia leggermente più contenuta per il nord dell’Italia e una anomalia ancor più evidente invece per il sud. Valori in sintesi, più consoni ad aprile inoltrato che a metà febbraio o giù di li.

Insomma, per concludere: anche l’ultima decade di febbraio pare non rispondere all’inverno, dato che, dopo l’esaurimento di quest’ultima fase di mitezza estrema fuori stagione, il campo termico rimarrà a tutte le quote su valori quasi sempre superiori alla media, pur se con scarti decisamente inferiori.

Qualche nota più fresca si intravvede con il debutto di marzo ma prima di allora occorrerà macinare diversi run per verificare la bontà di quest’ultima proiezione. E intanto, meteorologicamente parlando, saremo già in primavera.

Luca Angelini

Sorridiamo, arrivano i giorni della “sberla”

Ricordate quel tale che aveva cavalcato l’insana moda di battezzare le perturbazioni e gli anticicloni? Ebbene, rimasto ben presto a corto di fantasia, considerato soprattutto il gran numero di alte pressioni rispetto ai limitati personaggi dell’inferno dantesco, pensò bene di imbastire previsioni imboccando la strada degli aforismi popolari, che altro non sono se non i comuni proverbi. Si, esatto proprio quelli: rosso di sera, nubi a pecorelle… et voilà previsione cannata.. ehm pubblicata.

Senza prender lezioni da quel genio della comicità che è Checco Zalone, tutti dovremmo aver capito che il tempo ha cambiato le regole e se dopo le nubi a pecorelle la pioggia può diventare “sole a catinelle”, allora anche i giorni della merla possono diventare i “giorni della sberla”. La sberla è naturalmente quella sferrata dall’alta pressione nei confronti del generale inverno, un generale in pensione che riemerge ormai solo dai libri di storia e che, comunque, appare ai nostri occhi con il colore sbiadito di vecchie fotografie.

Che volete che sia? Questo è il conto presentato per il tanto decantato progresso. L’inverno? Sorpassato, così come del resto retro son considerati coloro che parlano di etica, di ambiente, di ecologia in un mondo che punta tutto sullo sviluppo, dove qualcuno, cari amici, arriverà al punto di farsi disegnare i modelli da Giugiaro, pur di far credere che il clima non sia cambiato. Rimanevano solo i giorni della merla: emigrata da tempo negli USA, anche l’impavida merla ha però gettato la spugna avanti ad un monster anticiclone di tale portata.

Nino, Nina, Pino o Pina poco cambia; la musica viaggia a quattro quarti e gli ultimi giorni di gennaio in questo spicchio di mondo pesano quanto i primi giorni di aprile. Eppure c’è ancora chi, nostalgico come il sottoscritto, aspetta ancora che arrivi il freddo, che arrivi la neve. E’ a proprio persone come me, come noi, come voi, cari amici, che è dedicato questo schiaffo, pardon questa sberla, e i giorni a lei dedicati sicuramente non si smentiranno.

Luca Angelini

La disinformazione corre sui Social, uno studio rivela peccati e peccatori

Domanda semplice semplice: chi di voi, cari amici, avrebbe il coraggio di bere attingendo da una fonte non sicura? La risposta è quasi scontata. Ma se l’acqua non potabile è un rischio serio per la nostra salute, le notizie di dubbia provenienza lo sono per la nostra informazione. Perchè dunque molta gente attinge notizie dai social media piuttosto che affidarsi a fonti ufficiali e qualificate?

Al quesito ha dato risposta un gruppo di ricercatori diretto da Walter Quattrociocchi dell’IMT Alti Studi di Lucca, i cui risultati, a dir poco sorprendenti, sono stati resi noti in un articolo pubblicato sui “Proceedings of the National Academy of Sciences” (in lingua inglese) . Lo studio sulla diffusione di voci incontrollate attraverso social media come Facebook mostra come, in assenza di qualsiasi intermediazione, false notizie scientifiche e teorie del complotto tendano a diffondersi in modo virale, facilitate dalla tendenza degli utenti a prestare selettivamente attenzione solo alle informazioni che confermano le proprie idee o i propri pregiudizi.

Quattrociocchi e colleghi hanno sviluppato un’ampia e approfondita analisi quantitativa delle pagine di Facebook, concentrandosi sui meccanismi di diffusione di due tipi di notizie: quelle scientifiche e quelle che non hanno fondamenti scientifici, ma che vengono presentate come tali. Molti di voi conosceranno la, chiamiamola, teoria delle scie chimiche oppure le false notizie sul legame fra vaccini e autismo. Gravi conseguenza avrebbe potuto arrecare una recente notizia, secondo la quale un’esercitazione militare sul suolo americano denominata “Jade Helm 15” sarebbe stata in realtà un tentativo di colpo di Stato ordito dall’amministrazione Obama. Pensate che quest’ultima bufala ha avuto un’eco tale da indurre il governatore del Texas ad allertare addirittura la Guardia Nazionale.

Cosa è stato scoperto dunque in questo studio? In buona sostanza è stato accertato che gli utenti tendono a selezionare e condividere i contenuti relativi a uno specifico genere di notizia, secondo uno schema che ricalca il cosiddetto pregiudizio della conferma, la conferma di un’idea di cui si è già convinti. Si creano così gruppi solidali su specifici temi che tendono a rafforzarsi e a ignorare tutto il resto, comprese le fonti corrette: le discussioni spesso degenerano in litigi tra estremisti dell’una o dell’altra visione, con un’ulteriore rafforzamento della polarizzazione.

Il processo, come è facile comprendere, sta alla base della disinformazione e una volta nato, sarà praticamente impossibile fermarlo con una pericolosa deriva della notizia falsa e conseguente ulteriore allargamento del bacino d’utenza potenzialmente disinformato. I cosiddetti posts sui social network diventano virali e prendono il posto delle fonti ufficiali che a loro volta, son costrette ad agire scorrettamente ingigantendo titoli e manipolando i contenuti.

Insomma, la disinformazione corre sul filo e sta facendo terra bruciata. Là in mezzo ci siamo anche noi, pochi però ci arrivano e dalla cenere non possono nascere i fiori…

Luca Angelini

Traffico di perturbazioni sul tempo dell'Epifania

Il quadro sinottico generale sullo scacchiere euro-atlantico evidenzia un letto di correnti tese dal medio’oceano verso i Paesi mediterranei che trasportano aria temperata e umida con una prima perturbazione pronta ad affrontare da questa notte (notte su martedì) l’Italia. Sul nord Europa invece, e precisamente sull’area settentrionale scandinava, agisce un campo di alta pressione, quale propaggine estrema dell’anticiclone siberiano. La discesa di latitudine di questo anticiclone metterà in modo una seconda perturbazione, attualmente in via di formazione a sud del Regno Unito, la quale ci raggiungerà a partire da martedì pomeriggio.

Nel corso delle prossime 48 ore la spinta retrograda di questo anticiclone causerà trasferimento di geopotenziale  dalla Scandinavia alle coste groenlandesi. La rotazione oraria della massa d’aria gelida lungo il bordo dell’anticiclone stesso, determinerà una propagazione dell’asse di promontorio verso il mare del Nord. In questo modo le correnti atlantiche saranno costrette ad una vistosa ondulazione meridiana entro la quale si svilupperà una profonda saccatura destinata al Mediterraneo e all’Italia proprio tra martedì 5 e il giorno dell'Epifania.

Stringendo il quadro a scala nazionale, possiamo individuare le due perturbazioni che si andranno sviluppando in rapida sequenza in testa alla saccatura sopra menzionata. Gli avamposti della n.1 già questa sera (lunedì sera) accosteranno alla Sardegna e alle regioni di nord-ovest. La velocità delle correnti in quota, quelle che in sostanza guidano le perturbazioni, sarà tale da spingere nubi e piogge soprattutto verso le nostre regioni centrali e meridionali nella mattina di martedì 5.

A seguire la perturbazione n.2 che darà continuità al rischio di fenomeni, estendendosi probabilmente tra pomeriggio e sera anche alla Romagna e al Triveneto, poi un corpo nuvoloso post-frontale, attivato dall’ingresso di aria fredda polare marittima, seguirà la medesima traiettoria nella giornata di giovedì 7, accompagnandosi a rovesci sparsi.

Detto questo, ecco qualche indicazione previsionale per i prossimi giorni

MARTEDI  5 peggiora in nottata in Sardegna e su gran parte del centro-sud con tendenza a piogge. Neve fino a 1.400 metri sull’Appennino centrale, a quote elevate al sud. Fenomeni meno probabili sulla Sicilia, dove prevarrannocondizioni di variabilità. Nubi basse in val Padana con freddo umido, variabilità in Liguria, schiarite sulle Alpi centro-orientali, brevi nevicate su quelle di confine occidentali. Ventoso al centro-sud e sulle Isole, con mari molto mossi. Temperature superiori alla media al centro e al sud.

EPIFANIA subentra l’aria fredda in coda alla perturbazione n.2 che generà condizioni di spiccata instabilità su tutto il centro-sud, sulle Isole Maggiori e sulla Romagna. Rovesci sparsi e intermittenti, possibili ovunque, con limite della neve che scende fino a 1.000 metri sull’Appennino centrale, a 1.400-1.500 metri su quello meridionale. Nevicate anche lungo la cresta di confine delle Alpi centro-occidentali sino a 600-800 metri. Nubi e schiarite sul resto del nord. Subentra il Maestrale con calo delle temperature.

TENDENZA PER GIOVEDI 7: ultimi rovesci al sud, poi variabilità ovunque, con possibili schiarite e clima più freddo. Nel corso della giornata nuove nevicate in arrivo sulle Alpi occidentali.

Luca Angelini

Il tramonto dell'anticiclone sui cieli di fine anno

Vuoi vedere che si camba? Certo, parlare di cambiamento definitivo dello stato del tempo è assolutamente prematuro tuttavia, considerando che un grande viaggio inizia sempre con un primo piccolo passo, pare corretto accogliere con entusiasmo anche questi piccolo sussulti dell'inverno. Sussulti che poi, sull'Europa dell'est, tanto piccoli non saranno, dato che nei primissimi giorni del nuovo anno si piazzerà un macigno gelido da 24 gradi sotto lo sero.

Ma torniamo ora al tempo di casa nostra: dopo settimane di dominio, tra molti alti e pochi bassi, il ciclope del tempo bello stabile sta per subire un duplice attacco. Ad est scendono minacciose le ire dell'ormai nota saccatura russa colma di aria gelida continentale, mentre ad ovest corrono veloci i venti atlantici, organizzati intorno ad una saccatura rifornita di aria fredda polare marittima (vedi prima figura qui sotto).

Le sentinelle del ricambio d'aria previsto sarà laffidata all'irruzione di venti di Bora e Maestrale tra il 29 e il 31 dicembre. 

Con il vento entro fine anno potremo apprezzare anche un certo calo delle temperature (si torna in media signori!) e, udite, udite, con il nuovo anno sembra anche probabile un benefico ritorno di pioggia e neve. Neve in pianura? Capisco l'eccitazione dovuta alla lunga astinenza da “dama bianca”,  infatti sembra quasi di sentire là dietro lo schermo le domande di molti di voi, cari lettori però, come sapete, non lo potremo sapere prima di 48 ore dall'eventuale occasione.

E allora che le danze abbiano inizio: i ballerini sono tutti schierati là, ben visibili nell'immagine da satellite (ore 16.00 di oggi). Ci sono proprio tutti: il primo dei due impulsi gelidi già pronto a nord del mar Nero (lettera”a”) e il secondo, quello più “cattivo” che si va organizzando nell'angolino russo in alto a sinistra del vostro teleschermo(lettera “b”). Dall'altra parte ben schierate le bande nuvolose legate alle perturbazioni atlantiche: la n.1 che si spezzerà domani (martedì 29) all'altezza delle Alpi occidentali e scivolerà poi mercoledì 30 verso la Tunisia, non senza aver portato qualche pioggia su Liguria e Sardegna.

Al suo seguito un primo impulso freddo atlantico  (i ciottoli nuvolosi che seguono la banda nuvolosa del fronte) sfilerà verso il Regno Unito, dove pioverà ancora e anche parecchio, ma fornirà soprattutto uno strato ideale sul quale si svilupperà la perturbazione n.2, attesa al nord il giorno di San Silvestro., pur con risultati modesti (qualche spruzzata di neve lungo la cresta alpina e niente più). Intanto sulle regioni ioniche si faranno sentire gli avamposti periferici della circolazione gelida continentale, che daranno luogo a qualche rovescio sulle regioni estreme, prima di fare inversione ad “U” e tornare verso i Balcani.

Poi noi Italiani festeggeremo l'arrivo del nuovo anno e solo allora sapremo se una terza perturbazione, che al momento deve ancora formarsi sull'Atlantico, potrà far cominciare bene il 2016 con un po' di neve. Basterebbe un giorno così per far dimenticare 65 giorni di anticiclone? Che dire, noi Italiani ci accontentiamo di poco….. o no?

Luca Angelini

Clima: a Parigi 2015 chi si ferma è perduto

Da quel lontano dicembre del 1997, quando al tavolo delle trattative i leader di 180 Paesi si erano dati la mano per assicurare al Pianeta un ambiente più dignitoso, ne è passata di acqua sotto i ponti. Nel frattempo iprotocollo di Kyoto è diventato maggiorenne, altra acqua è passata dalla ratifica dell'accordo alla sua attuazione (febbraio 2005), non quella piovana però, visti gli scenari siccitosi che emergevano man mano dalle simulazioni elaborate dagli scienziati, riunitisi nell'Intergovernmental Panel on Climate Change, 

Da allora si sono susseguite conferenze di aggiornamento sullo stato dell'arte, tuttavia i risultati concreti si sono rivelati modesti. Ora siamo a Parigi 2015, l'aria che gira tra i 195 negoziatori è quella di chi sa che perdere l'ultimo treno significherebbe andare a piedi. E forse, visti i dati sulle emissioni di gas inquinanti, con l'Italia che si trova in testa per mortalità da smog, sarebbe anche un bene.

Intanto ogni leader avanza la sua proposta personalizzata, Obama fa sapere che gli USA hanno passato la palla di Paese più inquinante a India e Cina, Hollande accosta cambiamento climatici e immigrazioni di massa, con relativi rischi terroristici, e c'è ben da capirlo, Renzi gioca abilmente con le parole, mentre Putin, la Merkel e Cameron puntano più sul concreto proponendo l'impegno comune di abbattere le emissioni del 40% entro il 2030 così da limitare il riscaldamento globale a +2°C.

Nel coro stonano un po' le parole del premier indiano Narendra Modi che, pur riconoscendo la necessità di affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici, ha avvertito: “Il cambiamento climatico non l’abbiamo prodotto noi e i Paesi in via di sviluppo hanno il diritto di continuare a usare il carbone se questo serve a far crescere le loro economie”. Una ragione discutibile, ma pur sempre una ragione. L’11 dicembre, giorno di chiusura dei lavori e le conclusioni.

Luca Angelini

Obiettivo inverno, quanta neve è caduta finora sui Paesi del grande nord?

Quando si parte per un viaggio è imprescindibile accertarci se abbiamo carburante sufficiente per giungere a destinazione. Anche l'inverno sta per iniziare il suo lungo tragitto, un percorso che ci accompagnerà dal prossimo 1° dicembre per i successivi tre mesi. Di questi tempi, con la macchina climatica non certo favorevole, la stagione fredda dovrà certamente superare diversi ostacoli e deve perciò poter contare fin da subito su di un serbatoio di gelo ben rifornito.

Grazie alle rilevazioni satellitari questo importante particolare, utile anche in chiave predittiva, è accessibile sulla rete in tempo quasi reale e permette dunque di calarci nella realtà prima ancora di volare con la fantasia. Certo, perchè di gelo e neve negli ultimi giorni è stato scritto e detto molto, troppo, il più delle volte a sproposito. Urge allora andare a metter mano alla questione e andare a cercare il gelo là dove è di casa, non solo sulla calotta polare, ma anche sui territori continentali già innevati.

La prima figura, elaborata dalla NOAA, ci mostra l'attuale copertura glaciale (colore giallo) e quella nevosa (colore bianco). La seconda, elaborata dalla Rutgers University, completa questo quadro suggerendoci quello che a noi più interessa, ovvero, quali anomalie si riscontrano a livello della copertura nevosa continentale. Eh si, perchè il serbatoio del gelo che potrebbe venire a noi destinato alla circolazione atmosferica, nasce proprio là, sugli sterminati campi innevati della pianura russo-siberiana.

Ebbene, nonostante la persistenza di un campo di alta pressione anomalo, l'Europa ne esce tutto sommato dignitosamente, con solo una lieve anomalia a cavallo della Russia europea. Di buon auspicio invece appare l'evidente cintura di ottimo innevamento sulla fascia asiatica centrale e la vasta porzione siberiana nella norma, quindi sufficientemente innevata. 

Bene, accertato che il serbatoio è potenzialmente rifornito, rimane ora da capire se il motore atmosferico sarà in grado di far partire questo freddo alla volta del Mediterraneo e dell'Italia. La “chiave di avviamento” delegata dall'indice NAM (ovvero dai flussi di ozono che regolano l'attività della circolazione circumpolare) pare non essere quella giusta. D'altra parte non di solo NAM vive l'inverno, dunque rimane ancora lecito sperare in una stagione che superi l'impasse deludente degli ultimi anni e ritrovi il suo candido fulgore.

Luca Angelini

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