Nuovo servizio MNW: arriva il Bot Telegram per i collaboratori rete stazioni

Cari collaboratori,
L’Associazione vi mette a disposizione gratuitamente uno strumento per raccontare con una efficace veste grafica le condizioni meteorologiche misurate dalla vostra stazione meteo iscritta al My MeteoNetwork.

Abbiamo creato un BOT che, sfruttando la nota App Telegram, anch’essa gratuita, vi permette di creare delle immagini con una serie di informazioni meteorologiche raccolte in tempo reale o durante la giornata.

Le immagini sono personalizzabili a proprio piacimento e raccontano la meteorologia in maniera semplice ed efficace ricorrendo a diverse colorazioni, varie simbologie meteorologiche e informazioni meteo testuali essenziali.

Le immagini create (di seguito chiamate “pannelli”) possono essere scaricate e utilizzate su vari canali, tra cui i social network, per segnalare il tempo in maniera originale, personalizzata e innovativa.

INSTALLAZIONE BOT
La procedura è molto semplice è si può eseguire attraverso la App Telegram o tramite la versione desktop. È sufficiente inserire il nome del BOT (@MeteoNetwork_Bot) nel campo ricerca di Telegram (icona lente di ingrandimento). Una volta trovato, entra nel BOT e premi il pulsante “avvia” per avviare la chat.

REGISTRAZIONE
Per poter generare i pannelli meteorologici bisogna innanzitutto registrarsi. Affinché la registrazione avvenga con successo il numero di telefono del proprio account Telegram deve essere presente nei dati della propria stazione all’interno del My MeteoNetwork, quindi se non presente bisogna aggiornare tale voce. Puoi effettuare la verifica accedendo ai tuoi dati sulla piattaforma di gestione: http://my.meteonetwork.it

Per procedere con la registrazione digita il comando /register seguito dal codice della tua stazione presente nella rete MNW.
Ad esempio:
/register lmb015
/register pgl019

A questo punto ti verrà richiesto, tramite un bottone speciale che comparirà, di inviare il numero di telefono associato all’account Telegram.
Il numero restituito verrà confrontato con quello presente nelle informazioni di contatto della stazione (nel My MeteoNetwork) e, solo se combacerà, la stazione verrà associata all’utente Telegram.

CREAZIONE PANNELLI METEOROLOGICI
Completata con successo la registrazione puoi ora procedere con la creazione dei pannelli.

La creazione dei pannelli avviene all’interno del BOT mediante la scrittura in codice, nello spazio riservato al testo (i messaggi), dello scenario che si vuole rappresentare, ricorrendo anche una combinazione di più parametri. Gli scenari attualmente disponibili riguardano sia le condizioni in tempo reale che gli estremi giornalieri.

CONDIZIONI IN TEMPO REALE
Lo scenario da rappresentare si compone di due elementi essenziali: una icona meteorologica con associata una specifica colorazione e un valore meteorologico testuale.

Le icone meteorologiche a disposizione riguardano i seguenti scenari: temporale, pioggia, caldo, freddo, neve, vento.

icone meteo

Questi scenari se preceduti nel testo dal simbolo / rappresentano un comando diretto al BOT.
Ad esempio:
/caldo
/freddo
/temporale

Ecc..

Al comando va aggiunto il valore che si vuol far apparire. I valori possibili sono:
temp = temperatura
dew = dew point
prp = precipitazioni
ur = umidità relativa
vento = vento
raffica = raffica massima
prex = pressione

Quindi associando una icona ad un valore meteorologico completeremo il comando da inviare al BOT, come ad esempio:
/caldo temp
/temporale prp
/vento raffica

ESTREMI GIORNALIERI
In questo caso lo scenario da rappresentare è unico e riguarda, appunto, il dato estremo di interesse.

Gli estremi giornalieri rappresentabili riguardano temperature e vento e sono:
mincaldo = temperatura minima alta
minfreddo = temperatura minima bassa
maxcaldo = temperatura massima alta
maxfreddo = temperatura massima bassa
raffica = raffica massima

Nei comandi per gli estremi giornalieri, quindi, (/maxcaldo, /minfreddo, ecc…) l’icona viene associata in automatico perché, ovviamente, è sottointesa nel valore massimo o minimo richiesto.

Il comando da digitare, quindi, dovrà essere come i seguenti esempi:
/maxcaldo
/minfreddo
/raffica

Ecc..

RESTITUZIONE GRAFICA DELLO SCENARIO RICHIESTO
Se il comando viene lanciato nel modo corretto, il BOT verifica innanzitutto la presenza dell’utente nel database dei registrati e poi quante stazioni sono abbinate all’utente stesso.

Se l’utente ha iscritto al My MeteoNetwork una sola stazione non serve aggiungere altro al comando. Sarà quindi sufficiente inoltrare dei comandi come gli esempi seguenti:
/minfreddo
/pioggia prp
/neve dew

Se l’utente ha in rete più di una stazione meteorologica, al comando va aggiunto alla fine anche il codice della stazione per cui si vuole creare l’icona. Dovranno quindi essere digitati dei comandi come gli esempi seguenti:
/minfreddo scl020
/pioggia prp pgl045
/neve dew vnt110

I risultati finali saranno come gli esempi seguenti:

esempi di pannelli meteo

Per qualunque informazione o chiarimento scrivete a info@meteonetwork.it

Se volete la guida in pdf potete scaricarla qui.

Lo Staff

MeteoNetwork al Festivalmeteorologia 2018

Anche nel 2018, MeteoNetwork sarà presente al Festivalmeteorologia di Rovereto, in prima linea con la propria passione per i fenomeni di sever weather. Il Festival sarà infatti l’occasione per presentare quanto da noi messo in cantiere nel corso dell’ultimo anno, cioè dopo l’organizzazione del convegno di Verona che, nell’Ottobre 2017, ci ha visto riuniti proprio per discutere delle manifestazioni più estreme che il clima regala alle nostre latitudini.

Nel febbraio 2018 MeteoNetwork ha avviato una stretta collaborazione con PRETEMP, per l’estensione del dominio del modello ESTOFEX (European Storm Forecast Experiment) al territorio italiano e la quotidiana pubblicazione, a scopo di studio e ricerca, di previsioni di fenomeni estremi.

La collaborazione tra PRETEMP e MeteoNetwork ha quindi portato al popolamento di un database Storm Report nazionale, ora parte della rete europea ESSL (European Severe Storm Laboratory), che si pone come archiviare di informazione relativamente ai fenomeni temporaleschi più intensi e che più hanno impattato sulla sicurezza di persone e cose, ai fini della creazione di statistiche e studi scientifici.

Proprio nell’ottica di creare un canale di proficuo dialogo tra mondo degli appassionati e mondo dei professionisti, MeteoNetwork ha quindi avviato una collaborazione con il Dipartimento di Fisica dell’Università di Milano e la società Earth Network, leader nel campo del rilevamento di scariche elettriche in atmosfera con una rete di oltre 12.000 sensori dislocati a copertura globale del pianeta. La collaborazione prevede, nel biennio 2018-2019, l’istallazione di un antenna Earth Network presso il Liceo Vasco-Beccaria-Govone di Mondovì (Cuneo), intestato, tra gli altri, proprio a quel Giovanbattista Beccaria, fisico monregalese del Settecento, che, condividendo gli studi di Franklin, portò per primo in Italia la tecnologia del parafulmine. I dati raccolti da questa antenna, oltre a entrare nel network di rilevamento globale, verranno utilizzati a scopo di ricerca dall’Università di Milano e costituiranno la base per attività didattiche, che la nostra Associazione supporterà presso la scuola con i propri volontari.

I progetti di collaborazione e scambio dati con enti di ricerca nazionali ed esteri si sono recentemente concretizzati anche nella firma di specifici accordi quadro con il National Observatory of Athens/Institute for Environmental Research, i cui dati già confluiscono nella rete di stazioni MeteoNetwork insieme a quelli della rete francese Infoclimat, ma soprattutto con il CETEMPS – Centro di Eccellenza in Telerilevamento e Modellistica numerica per la Previsione di eventi Severi dell’Università dell’Aquila, per la fornitura in tempo reale dei dati termopluviometrici MeteoNetwork, al fine di alimentare l’operatività del modello idrologico CETEMPS.

Un ulteriore riconoscimento della valenza dei progetti della nostra Associazione, che prosegue così la propria attività sulla strada della libera condivisone dei propri dati, a beneficio della più ampia diffusione della cultura meteorologica e delle scienze atmosferiche. Proprio per poter mantenere un livello qualitativo dei propri dati, tale da poter proseguire alla pari queste prestigiose collaborazioni internazionali, MeteoNetwork rilascerà presto nuove linee guida per i proprietari di stazioni affiliate alla rete. Un piccolo sforzo in più che ciascun possessore di stazione potrà veder ripagato dal sapere che i propri dati sono apprezzati anche dai professionisti della meteorologia!

Dunque… arrivederci a Rovereto!

Al via la prima vera ondata di MALTEMPO dell’autunno 2018

Ormai ci siamo; il tempo sta cambiando e proporrà la prima vera ondata di maltempo di questo strano autunno 2018.  Questi sono gli elementi che fanno di questa situazione una delle più tipiche tra quelle che portano piogge abbondanti su molte zone del nostro Paese:

  • Una saccatura molto sviluppata lungo i meridiani.
  • Il flusso di testa proveniente dai quadranti meridionali che porta con sé aria umida e vorticità ciclonica.
  • L’azione di sbarramento indotta dalle montagne.
  • Il contributo di energia elargito dal mare
  • La stazionarietà di tutto questo per l’impedimento creato da un anticiclone sull’Europa dell’est.

Le nostre regioni settentrionali usciranno finalmente dal deficit pluvio registrato dalla fine dell’estate, anche se parte dell’Emilia Romagna potrebbe ricevere accumuli ridotti per l’ombra pluviometrica gettata dal crinale appenninico.

Pioverà al di sopra della media anche sulle regioni centrali, in particolare quelle del versante tirrenico, mentre un po’ più al riparo si collocheranno le regioni del medio e basso versante adriatico, protette dall’Appennino; qui potrebbe piovere, ma meno della media relativa all’ultima decade di ottobre.

La sommatoria degli accumuli, stimati in via probabilistica dagli stessi modelli di simulazione, ci suggerisce picchi massimi davvero abbondanti, localmente anche estremi, come nel caso della fascia prealpina centro orientale (Lombardia, Veneteo, Friuli e Venezia Giulia).

A fine evento (martedì 30) avremo anche un evidente calo delle temperature, una pausa poi, da mercoledì 31, probabilmente un nuovo guasto al nord.

Per riassumere e dettagliare il tutto vi consigliamo questo ampio editoriale VIDEO. Buona visione.

Spettacoli METEO, ecco dove estate e autunno si fronteggiano


Una volta veniva chiamato “fronte polare“. Poi l’appellativo coniato dalla Scuola norvegese di Bergen diretta dal professor Bjerkness, venne rivisto e superato dalle nuove scuole di meteorologia sinottica, ma la sostanza rimane la stessa. Quando le stagioni avanzano le masse d’aria si fronteggiano su brevi distanze e la teoria del fronte polare torna a suggerirci lungo quale linea avviene il braccio di ferro.

La cartina in figura (click per aprirla) è una previsione elaborata dal Met Office britannico e si riferisce al quadro calcolato dal rispettivo modello per le ore centrali di giovedì 13 settembre. I fronti e le isobare indicano quella linea di demarcazione simbolica tra estate (in rosso) e autunno (in azzurro) estesa senza grandi ondulazioni dagli Urali all’Atlantico tropicale. Una fascia di contrasto lunga 6 mila chilometri che tra non molto dovrebbe perdere quella sua andatura regolare per assumere  una maggior sinuosità.

E proprio da questo passaggio si inizierà a capire dove e come l’estate climatica farà un passo indietro in favore di una incipiente avanzata dell’avente diritto, l’autunno.

Per saperne di più VIDEO consigliato.

Luca Angelini

Nubifragio a Lanciano il 22 giugno 2018: resoconto dell’evento alluvionale

Tra i vari fenomeni meteorologici che si osservano in atmosfera, i temporali sono tra quelli più complessi e più difficilmente prevedibili: seppure la letteratura sia ricca di studi a riguardo e l’argomento susciti molto interesse negli esperti del settore, oggi è ancora difficile prevedere con accuratezza se, dove e quando si svilupperà un temporale. La grande attenzione per questi fenomeni è dovuta anche al fatto che possono dar luogo ad episodi molto intensi e pericolosi con fulmini, tornado, piogge torrenziali, grandine, ecc. Oggi è sempre più pressante la richiesta di informazioni dettagliate sul possibile sviluppo di questi eventi per una tutela preventiva delle persone ma anche delle cose. In questo lavoro, i modelli matematici giocano ormai un ruolo fondamentale perché effettuano le previsioni per il comportamento dell’atmosfera nei giorni successivi, partendo dalla conoscenza dello stato iniziale e descrivendone l’evoluzione tramite le formule fisiche che la governano. Gli output dei modelli meteorologici forniscono quindi la previsione di alcuni parametri ambientali utili per determinare un eventuale rischio di temporali. A tale proposito e senza la presunzione di essere esaustivo, ho comunque sentito la necessità di dare un’interpretazione settoriale all’evento idrometeorologico che ha interessato la città di Lanciano tra le 18.40 e le 19.10 di venerdì 22 giugno 2018. Particolarmente colpito il centro storico, ‘ferito’ dalla forza dell’acqua che ha trasformato nel giro di pochi minuti alcune strade in fiumi temporanei e allagato cantine e garage costringendo i Vigili del Fuoco e le Forze dell’Ordine ad un super lavoro. Nonostante il territorio collinare della Frentania non sia climatologicamente favorevole a nubifragi di particolare violenza e durata, temporali eccezionalmente forti e persistenti si verificano anche sul nostro territorio, causando improvvisi allagamenti. Da un punto di vista strettamente tecnico, c’è da dire che l’episodio può essere indicato come eccezionale per ciò che concerne il quantitativo dei meteorici precipitati, oltre all’intensa attività elettrica, concentrati in meno di trenta minuti. Impropriamente definito “bomba d’acqua” (termine introdotto e portato alla ribalta mediatica in tempi recenti dai giornalisti e che quindi circola insistentemente sui quotidiani locali online e cartacei), l’evento oggetto di analisi può e deve essere qualificato come nubifragio la cui genesi è connessa ad un temporale (fenomeno meteorologico legato a condizioni di instabilità atmosferica in grado di formare delle nubi molto sviluppate in altezza (cumulonembi)) che ha provocato un’alluvione lampo (termine che deriva dall’inglese “flash flood”), episodio precipitativo particolarmente violento, solitamente circoscritto e spesso non monitorabile a causa della ristrettezza areale nonostante i bollettini meteorologici avessero preannunciato precipitazioni importanti, anche e soprattutto a carattere temporalesco. L’obiettivo di questo lavoro è lo studio delle caratteristiche del temporale che ha colpito la città di Lanciano il 22 giugno 2018 tramite gli elementi frutto dell’interpretazione delle immagini satellitari, del radar meteorologico, dei dati ‘real time’ e localizzazione dei fulmini, valutare quali risultati e a quali conclusioni si può giungere elaborando tali dati, oltre a valutare quanto siano stati precisi i modelli numerici nel prevedere un fenomeno di questo tipo, il cui orario esatto e il posizionamento sono sempre difficili da determinare. Tutto questo con l’intento di ricordare che eventi intensi di breve durata possono accadere anche sulle nostre colline, anzi nel contesto dell’attuale cambiamento climatico diventeranno probabilmente più frequenti.

Partiamo analizzando la sinottica mettendo in relazione informazioni provenienti da varie fonti. La giornata che precede l’evento temporalesco del 22 giugno è caratterizzata dalla presenza di un campo di alta pressione di matrice Azzorriana. Ciò nonostante non tutta la Penisola gode in modo incontrastato di tempo stabile, in quanto l’anticiclone si presenta sbilanciato sul Centro Europa con massimi barici, pari a 1030 hPa, posizionati oltralpe. Le regioni centro-meridionali restano esposte a correnti relativamente fresche in quota provenienti dai Balcani che determinano una ciclica instabilità ad evoluzione diurna, che produrrà acquazzoni sparsi nel corso delle ore più calde della giornata. Nella mappa dell’altezza di geopotenziale a 500 hPa riportata in Figura 1 (Fonte: GFS Data – Firenzemeteo.it) si evidenziano le due figure bariche appena descritte, ossia un anticiclone leggermente sbilanciato verso il Regno Unito ed una blanda area depressionaria posizionata nei pressi del mar Nero.

Figura 1 – Mappa dell’altezza di geopotenziale a 500 hPa e pressione al suolo relativa a giovedì 21 giugno 2018

Nel corso della giornata successiva, venerdì 22 giugno, sul settore occidentale europeo e sul vicino oceano Atlantico l’anticiclone delle Azzorre, con i massimi pressori pari a 1035 hPa in prossimità della Gran Bretagna, dispone il suo asse verso settentrione. Tale situazione favorisce la discesa lungo il suo bordo orientale di aria decisamente più fredda verso l’Europa centrale in corrispondenza del corridoio con gradiente barico maggiore presente tra le due figure bariche. Aria più fredda che si dirigerà verso la nostra Penisola, come mostrato dalla mappa dell’altezza di geopotenziale a 500 hPa riportata in Figura 2 (Fonte: GFS Data – Firenzemeteo.it) e dalla carta sinottica di analisi al suolo con isobare e fronti riportata in Figura 3 (Fonte: DWD – Deutscher Wetterdienst). Con il graduale spostamento dell’avvezione verso sud, la massa d’aria piuttosto fredda alla quota di 500 hPa (-23°C a circa 5500 metri) influenzerà soprattutto le condizioni meteorologiche del versante Adriatico, instabilizzando la colonna atmosferica e favorendo così la formazione di rovesci e temporali.

Figura 2 – Mappa dell’altezza di geopotenziale a 500 hPa e pressione al suolo relativa a venerdì 22 giugno 2018

Figura 3 – Carta sinottica di analisi al suolo con isobare e fronti riferita alle ore 00.00 di venerdì 22 giugno 2018

La conferma arriva anche dagli scatti satellitari: alle ore 09.00 (ora locale) l’immagine nel canale visibile (VIS) del satellite MSG (Figura 4 – Fonte: Sat24.com) mostra chiaramente il fronte perturbato, la cui parte avanzata è già a ridosso delle regioni Centro-Settentrionali, seguito da aria più fresca e decisamente instabile. Alle ore 17.00 (ora locale) la seconda immagine del canale visibile del satellite MSG (Figura 5 – Fonte: Sat24.com) figura un‘accentuazione dellinstabilità con evidente attività cumuliforme, anche se ancora a carattere sparso.

Figura 4 – Immagine nel canale visibile (VIS) del satellite MSG (Meteosat Second Generation) di Eumetsat elaborata da Sat24.com delle ore 09.00 locali

Figura 5 – Immagine nel canale visibile (VIS) del satellite MSG (Meteosat Second Generation) di Eumetsat elaborata da Sat24.com delle ore 17.00 locali

La sequenza successiva mostra invece immagini satellitari nel canale infrarosso (IR). La scala di colori indica la temperatura della sommità delle nubi passando dal verde (-5°/10°C) al rosso (-50°/-60°C) che indica la presenza di nubi a forte sviluppo verticale o cumulonembi tipici dei temporali. Alle ore 18.30 (ora locale) si sviluppa la cellula temporalesca, mentre tra le 18.40 e le 19.00 (Figura 6 – Fonte: meteo60.fr) la stessa raggiunge la massima intensità.

Figura 6 – Immagine satellitare nel canale infrarosso delle ore 19 locali del 22/06/2018. La scala di colori mostra la temperatura della sommità delle nubi passando dal verde al rosso che indica la presenza di nubi a forte sviluppo verticale tipiche dei temporali

L’evento pluviometrico trova riscontro anche nell’analisi delle mappe fornite dal sistema di rilevamento regionale radar meteorologico del CETEMPS (Centro di Eccellenza in Telerilevamento e Modellistica Previsionale di eventi Severi) che ha rilevato lo sviluppo della cella temporalesca su Lanciano e dintorni e ne ha seguito costantemente l’evoluzione. Prendendo in esame i tre scatti che vanno dalle 18.40 alle 19.00 ora locale ogni 10 minuti si può notare come soprattutto alle 18.40 ci sia il passaggio di un forte nucleo precipitativo quasi a fondo scala sul territorio frentano. Gli alti valori di riflettività (> di 50 dBZ) indicano la presenza di precipitazioni molto intense. La stima della pioggia è rappresentata sulle mappe con cinque colori diversi corrispondenti a: pioggia a tratti, debole, media, forte, intensa. Si tratta di una stima di pioggia che si basa sulla riflettività  misurata dai radar meteorologici. Il valore di riflettività , espresso in dBZ, è direttamente correlato al contenuto d’acqua della nube e corrisponde solitamente ad una precipitazione al suolo. È possibile correlare in modo approssimativo il valore in dBZ e la precipitazione istantanea, espressa in mm/h, nel modo seguente:

<10 dBZ = <0.2 mm/h (assente)
10-20 dBZ = 0.2 mm/h (a tratti)
20-35 dBZ = 1-6 mm/h (debole)
35-45 dBZ = 6-25 mm/h (media)
45-55 dBZ = 25-100 mm/h (forte)
>55 dBZ = >100 mm/h (intensa)

Figura 7 – Scansione radar sull’Abruzzo del 22.06.2018. Dalla figura 7 alla 8 dalle ore 18.40 alle ore 19.00 locali si nota l’intenso nucleo temporalesco su Lanciano e zone limitrofe in spostamento verso sud-est

Figura 8 – Scansioni radar sull’Abruzzo del 22.06.2018. Tra le 18.50 e le 19.00 ora locale l’intenso nucleo temporalesco muove gradualmente verso sud-est

Ad ulteriore prova della presenza di forti temporali nell’area di interesse sono disponibili i dati dei fulmini registrati forniti dalla rete fulminometrica Blitzortung. Nella seguente mappa con zoom in dettaglio sull’area di interesse dell’analisi, si può notare che i fulmini registrati sono stati numerosi: parliamo di migliaia di scariche in poche ore. Nella Figura 9 sono rappresentate le posizioni dei fulmini registrati dalle 18.30 fino alle 19.30 ora locale del 22/06/2018. I colori indicano la sequenza temporale dai più vecchi (colore blu) ai più recenti (colore giallo). Nell’area compresa nel tratteggio sono stati registrati 1886 fulmini in un’ora, cioè in media quasi 31 scariche elettriche al minuto.

Figura 9 – Fulmini registrati il 22/06/2018 in Abruzzo nei pressi di Lanciano tra le 18.30 e le 19.30 locali

Durante il forte rovescio di pioggia determinato dalla cellula temporalesca, la stazione meteorologica della rete di monitoraggio dell’Associazione Meteorologica Aquilana ‘Caput Frigoris’ presente in Città ha registrato un accumulo totale di pioggia pari a 55.6 mm, con un picco di ‘rain/rate’ pari a 338.8 mm/h. Un quantitativo decisamente importante, considerato che si è verificato in un lasso di tempo molto limitato, tra le 18.40 e le 19.10. Il ‘rain/rate’, letteralmente ‘tasso di piovosità’, è l’intensità della precipitazione che cadrebbe in un determinato intervallo di tempo se la stessa intensità rimanesse costante durante tale intervallo. Semplificando: se l’intensità di pioggia fosse rimasta costante, in un’ora si sarebbero accumulati 338 millimetri. E’ utile ricordare che 1 mm di pioggia corrisponde ad un litro di acqua per ogni metro quadrato.

Figura 10 – Dati pluviometrici registrati dalla stazione meteorologica ubicata a Lanciano (Fonte: caputfrigoris.it/rete-meteo/lanciano

Diversi fattori meteorologici locali, che spesso sfuggono alla circolazione atmosferica a scala sinottica, concorrono alla formazione di una nube temporalesca. In un temporale la cui genesi è prossima alle aree costiere, la temperatura superficiale del mare (Sea SurfaceTemperature – SST ) è un elemento assolutamente non trascurabile. Per tale motivo si è ritenuto opportuno consultare il Servizio Mareografico Nazionale, gestito dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), il cui compito è quello di provvedere al rilievo sistematico ed alla elaborazione delle grandezze relative al clima marittimo, allo stato dei litorali ed ai livelli marini, di provvedere alla pubblicazione sistematica degli elementi osservati ed elaborati e di cartografia e di predisporre criteri, metodi e standard di raccolta, analisi e consultazione dei dati relativi all’attività conoscitiva svolta. Delle trentasei stazioni operanti sul territorio nazionale, premesso che quella presente ad Ortona è tutt’ora fuori uso, abbiamo scelto di analizzare i dati della stazione di San Benedetto del Tronto. Nel caso in esame (Figura 11), infatti, la presenza di acque superficiali piuttosto calde con valori compresi tra i +27.1 e +27.2°C sul medio Adriatico e quindi con notevole carico di energia potenziale, ha fornito all’atmosfera ulteriore ‘carburante’ che ha contribuito ad alimentare l’attività convettiva favorendo il rapido sviluppo di imponenti cumulonembi.

Figura 11 – Temperature delle acque superficiali relative alla stazione di San Benedetto del Tronto della Rete Mareografica Nazionale in data 22.06.2018

Per giudicare l’accuratezza dei modelli fisico-matematici nel prevedere il sistema temporalesco di venerdì 22 giugno 2018, è necessario valutare le mappe a nostra disposizione. A tale proposito abbiamo messo a confronto due diversi sviluppi del modello MOLOCH relativamente alla distribuzione ed accumulo delle precipitazioni (Figura 12: a sinistra quella del 21 giugno e a destra quella del 22 giugno) nell’orario che ha visto la genesi dell’intensa cellula temporalesca. E’ piuttosto evidente come non sussistano grosse differenze tra le due elaborazioni nell’area di nostro interesse. Entrambe rilevano la possibilità di precipitazioni, in particolar modo a ridosso dei rilievi, ma senza manifestare valori particolari di accumulo. Ci si sarebbe potuto aspettare, quindi, la formazione di temporali a giudicare dalle mappe, tuttavia la loro geolocalizzazione precisa sarebbe risultata quasi impossibile, specialmente con le mappe emesse il 21 giugno che non lasciavano presagire fenomeni convettivi di particolare importanza nell’area interessata invece il 22 giugno.

Figura 12 – Previsione dell’accumulo di precipitazioni (mm) nelle 3 ore tra le 15:00 e le 18:00 (UTC) del 22 giugno 2018. A sinistra la previsione del 21.06 e a destra la previsione del 22/06. (Fonte: Moloch – Cnr Isac)

Nella valutazione del pericolo di temporali di forte intensità, è senz’altro fondamentale controllare i valori degli di indici instabilità atmosferica (Figura 13). Nel caso in esame ne abbiamo osservato con attenzione alcuni, in particolar modo quelli più facilmente reperibili in rete. Il CAPE (Convective Available Potential Energy), misurato in J/Kg, è l’energia potenziale presente in atmosfera. Più alti ne sono i valori, maggiore è la probabilità che i temporali siano forti con una maggiore chance di grandine di grossa dimensione.

Figura 13 – Tabella relativa ai valori dei principali indici di instabilità atmosferica

Cominciamo ad esaminare i valori di CAPE (Convective Available Potential Energy) previsti per la giornata di venerdì 22 giugno, compresi tra 1500/2000 J/Kg come indicato in Figura 14 (Fonte: Moloch – Cnr Isac). Valori piuttosto alti, indice di temporali probabili, ma non estremi.

Figura 14 – Valori di CAPE (Convective Available Potential Energy) previsti per le ore 20 di venerdì 22 giugno (Fonte: Moloch – Cnr Isac)

Ovviamente questo indice da solo non basta nella previsione temporalesca. Perché si generi un temporale non è sufficiente la presenza di elevati valori di CAPE, occorre anche l’innesco delle correnti ascendenti a partire dal suolo al fine di sollevare l’aria umida fino al punto di libera convezione. Tale innesco è assolutamente necessario poichè l’energia potenziale legata al CAPE diventa palese soltanto quando iniziano i processi di condensazione alla base delle nubi. L’energia necessaria per realizzare questa spinta d’innesco è misurata dal CIN (Convective Inhibition) il quale indica la quantità di energia che agisce come inibitrice delle celle convettive. In svariati casi infatti possiamo avere elevati indici Cape, ma senza lo sviluppo di fenomeni temporaleschi. Questo perchè, solitamente, intervengono altri fattori che inibiscono o “frenano” lo sviluppo delle celle convettive in cumulonembi o temporali. Questo indice è stato pensato proprio per individuare la presenza di questi fattori “frenanti”. Come avviene per il Cape, questo indice è  misurato in J/Kg e più alti sono i valori di CIN più alta sarà la tendenza ad una stabilizzazione dei moti convettivi. Dalla mappa seguente in Figura 15 (Fonte: GFS Data – Firenzemeteo.it), riferita alla previsione per la giornata di venerdì 22 giugno 2018, sono piuttosto evidenti valori di CIN piuttosto bassi e prossimi ai -10 J/Kg, sintomo evidente di un’atmosfera piuttosto propensa ai moti verticali.

Figura 15 – Valori di CIN (Convective Inhibition), previsti per le ore 20 di venerdì 22 giugno (Fonte: GFS Data – firenzemeteo.it)

Altro indice da esaminare è senza dubbio il LIFTED INDEX. Consiste nella differenza di temperatura di una particella d’aria rispetto all’ambiente circostante, dopo essere stata sollevata idealmente dalla superficie fino alla quota di 500 hPa. Il LIFTED INDEX misura praticamente la stabilità dell’aria e può essere piuttosto utile nel prevedere l’intensità dei fenomeni temporaleschi. Se ad esempio la temperatura della particella in risalita è più alta della temperatura presente in quota significa che l’atmosfera è instabile. Ciò corrisponde a valori del LI negativi. Più l’indice è negativo più l’atmosfera sarà instabile e quindi più è alta la probabilità di avere temporali di forte intensità. Nel caso in esame, riferito alla previsione per la giornata di venerdì 22 giugno 2018, dalla mappa in Figura 16 risultano valori di LI prossimi a -3. Valore decisamente notevole, che indica un’elevata probabilità di forti temporali (vedi tabella in Figura 13).

Figura 16 – Valori di LI (Lifted Index), previsti per le ore 20 di venerdì 22 giugno (Fonte: GFS Data – firenzemeteo.it)

Un altro elemento interessante che ci resta da esaminare è la PRECIPITABLE WATER (acqua precipitabile), ossia la quantità massima di pioggia che può cadere, se vengono soddisfatte le condizioni favorevoli per la precipitazione. E’ definita come lo spessore di acqua liquida, misurata in millimetri o in pollici, risultante dalla condensazione di tutto il vapore acqueo contenuto in una colonna verticale di atmosfera su un’area di un centimetro quadrato. Volendo semplificare il concetto, la PRECIPITABLE WATER ci dice questo: prendiamo la colonna d’aria che abbiamo sulla testa e consideriamo tutto il vapore acqueo che c’è dentro. Se lo portassimo tutto a condensazione, quanta pioggia ne ricaveremmo? Cominciamo ad esaminare i valori di ACQUA PRECIPITABILE previsti per la giornata di venerdì 22 giugno, prossimi ai 40mm come indicato in Figura 17 (Fonte: Moloch – Cnr Isac). Anche in questo caso i valori risultavano essere piuttosto interessanti, altra testimonianza di un importante contenuto di vapore acqueo nella colonna d’aria.

Figura 17 – Valori di PRECIPITABLE WATER, previsti per le ore 20 di venerdì 22 giugno (Fonte: GFS Data – firenzemeteo.it)

Anche il Dipartimento della Protezione Civile, visto l’atteso peggioramento delle condizioni meteorologiche previste per la giornata di venerdì 22 giugno 2018, ritenne opportuno emanare un comunicato (Figura 18) in cui si lanciava l’avviso di codice giallo (criticità ordinaria) per rischio idraulico diffuso per la minaccia di temporali forti anche e soprattutto nella Zona di Allerta ‘Abru-C’, demarcante il territorio Frentano.

Figura 18 – L’avviso di codice giallo (criticità ordinaria) per rischio idraulico diffuso emesso dal Centro Funzionale d’Abruzzo

Dopotutto la descrizione del rischio meteo-idrogeologico e idraulico, facilmente reperibile sul sito della Protezione Civile, è piuttosto chiara: i rischi connessi agli eventi atmosferici derivano dal verificarsi di fenomeni meteorologici in grado di provocare direttamente un danno a cose o persone. In particolare, i fenomeni a cui prestare maggiore attenzione sono: temporali, venti e mareggiate, nebbia e neve/gelate. Eventi meteorologici localizzati e intensi combinati con le caratteristiche del territorio possono dare luogo a fenomeni violenti caratterizzati da cinematiche anche molto rapide (colate di fango e flash floods). La valutazione di criticità idrogeologica ed idraulica, in caso di temporali, è da intendere in termini qualitativi e affetta da incertezza considerevole, in quanto è noto che le precipitazioni associate ai temporali sono caratterizzate da variazioni di intensità, rapide e notevoli, sia nello spazio che nel tempo. Ne consegue che scrosci di forte intensità si verificano a carattere estremamente irregolare e discontinuo sul territorio, concentrandosi in breve tempo su aree anche molto ristrette. Tali fenomeni sono dunque intrinsecamente caratterizzati da elevata incertezza previsionale in termini di localizzazione, tempistica e intensità e quindi non possono essere oggetto di una affidabile previsione quantitativa.





Appare chiaro che la fase di maltempo (localmente di forte intensità) che ha investito la città di Lanciano il giorno 22 giugno 2018 fosse stata inquadrata in linea generale dalla quasi totalità dei modelli previsionali, se non altro da quelli a scala globale. Più complicato è risultato il discorso a scala limitata laddove i modelli previsionali, necessari quando ci si vuole concentrare su un’area più ristretta, non sono stati particolarmente performanti al momento di concentrarsi sull’area geografica oggetto della relazione. E’ bene ricordare che i cumulonembi sono nuvole temporalesche a sviluppo verticale che con la sommità raggiungono e superano, specie durante la stagione estiva, i 12-15 km di altezza, rilasciando consistenti volumi di pioggia; si formano rapidamente e non possono essere individuati con ore di anticipo. Possono rilasciare decine e decine di millimetri di pioggia in poco tempo, come accaduto a Lanciano. I volumi d’acqua che precipitano al suolo interessano aree limitate e possono innescare vari fenomeni sulla superficie del suolo, dal deflusso abbondante alle colate detritico-fangose. Questa relazione vuole essere anche una riflessione sulla problematica attinente alle ‘Flash Floods’, un tipo di evento meteo eccezionale, per certi aspetti imprevedibile ma che purtroppo continuerà ad interessare la nostra Regione. Eventi dunque particolarmente rari, ma, soprattutto per via della conformazione orografica, assolutamente da non escludere.  A tale proposito, il crescente bisogno di una maggiore conoscenza degli eventi meteorologici estremi, al fine di prevenire situazioni di pericolo per la popolazione, motiva ad incrementare la quantità e la qualità del monitoraggio e degli studi di fenomeni potenzialmente pericolosi per l’uomo. Non possono essere trascurati i dati che testimoniano il cambiamento climatico in atto. Il global warming è realtà e i suoi effetti si evidenziano nel numero crescente di fenomeni intensi che si formano ogni anno. Il motivo è da ricercarsi soprattutto nella temperatura relativamente alta delle acque superficiali del bacino del Mediterraneo, in cui si sviluppano tali fenomeni che poi vanno a colpire le regioni costiere provocando numerosi danni. Le difficoltà che si riscontrano nella previsione di tali eventi sono dovuti alle ridotte scale spaziali e temporali che sono coinvolte. Prevedere l’esatto posizionamento e il perfetto orario in cui accadrà il fenomeno sarà fondamentale per riuscire a diramare le allerte tramite gli organi di Protezione Civile.

Analisi a cura di Angelo Ruggieri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nubifragio a Cagliari il 24 giugno 2018, i segnali di allarme nel radiosondaggio del mattino

Il temporale è tra i fenomeni meteorologici più intensi e pericolosi perché in grado di scaricare ingenti cumulati pluviometrici in un breve spazio fisico e temporale degenerando talvolta in autentici nubifragi e/o alluvioni lampo. Riuscire a prevedere la localizzazione e stimare l’intensità è quindi fondamentale ai fini di protezione civile. Vediamo come fare.
Prima di tutto dobbiamo contestualizzare la previsione facendo riferimento al fatto che i temporali possono essere fondamentalmente di tipo orografico, quando una massa d’aria umida è costretta ad innalzarsi seguendo un pendio, di tipo frontale, quando sono associati al transito di una perturbazione (sviluppandosi preferenzialmente in prossimità del fronte freddo) e di tipo convettivo, quando la loro origine è di natura termica. In questa sede analizzeremo l’ultima tipologia, sia perché caratteristici dell’attuale stagione estiva ma soprattutto perché spesso possono risultare calamitosi in aree geografiche estremamente ristrette con riferimento particolare al recente caso di Cagliari del 24 giugno. Per prevederli non si può prescindere dall’analisi, oltre che del contesto sinottico, del diagramma aerologico e degli indici di instabilità, da considerarsi a tutti gli effetti una carta di identità della colonna atmosferica. A livello sinottico la presenza di aria molto fredda in quota, in scorrimento sul bordo orientale di un promontorio anticiclonico sub tropicale esteso dall’entroterra marocchino/algerino fino alle isole britanniche (qui con isolamento di una cella di blocco con valor di pressione al suolo superiori ai 1025 hPa), era favorevole alla formazione di temporali sulla Sardegna. Ma anche a Cagliari? E con quale intensità?

Diagramma aerologico di Cagliari

Veniamo al dunque e prendiamo finalmente in mano il diagramma aerologico di Cagliari relativo alla mattina del 24 giugno (frutto dell’elaborazione dei dati provenienti dal radiosondaggio) cercando di capire se l’atmosfera del mattino era favorevole alla formazione di temporali. In questo caso analizzeremo un diagramma già “costruito” nel quale, oltre all’andamento della temperatura (curva di stato, linea rossa) e del dew point (linea tratteggiata nera) con la quota, è presente la TAP (Theorethical Air Parcel line, linea grossa nera), ovvero il profilo verticale della temperatura di una particella d’aria “ideale”. Tralasciando il procedimento seguito per tracciarla (per il quale si utilizzano i valori al suolo di temperatura dell’aria, di dew point, e le trasformazioni adiabatiche secche ed umide), se tale linea, come nel caso in esame, si trova a destra della curva di stato l’atmosfera è instabile e l’instabilità aumenta man mano che cresce il divario termico tra la temperatura dell’ambiente e della particella d’aria in ascesa. L’area in rosso, compresa tra la TAP e la curva di stato (limite inferiore individuato dall’LFC) rappresenta graficamente il CAPE (Convective Available Potential Energy), ovvero l’energia potenziale disponibile per la convezione. Valori di CAPE superiori ai 2800 j/kg indicano un’elevata possibilità di temporali, anche forti e tornadici. L’area in blu, molto sottile e posizionata nella parte bassa del diagramma sotto il CAPE, è il CIN (Convective Inhibition) e ci dà una chiara idea dell’energia disponibile (J/Kg) in bassa troposfera ad impedire l’innesco di ipotetici moti convettivi. Il CIN è un valore negativo e in questo settore la particella d’aria è più fredda dell’ambiente circostante. Valori di CIN prossimi a 0 (-17 j/kg) stanno ad indicare un’atmosfera praticamente predisposta a spontanei moti convettivi. La conferma arriva anche dalla temperatura convettiva (Tc) a 25,7°C, intesa come temperatura che deve raggiungere lo strato d’aria prossimo al suolo affinché possano innescarsi moti ascensionali senza forzanti, valore raggiunto poi nel primo pomeriggio sul capoluogo sardo. Particolarmente indicativi anche i valori di LCL e LFC. Il primo indica il livello di condensazione forzata ossia la quota alla quale avviene la condensazione di una massa d’aria costretta a salire per forzanti quali possono essere ostacoli orografici, fronti o, come nel caso in esame, convergenze tra correnti al suolo rinforzatesi e organizzatesi soprattutto nel pomeriggio. In sostanza fornisce l’altezza delle basi delle nubi temporalesche e chiaramente, più è bassa la quota (414 m!) più i bassi strati atmosferici sono umidi ed instabili. Inoltre, con LCL così bassi aumentano le possibilità che eventuali formazioni tornadiche vadano in touch down raggiungendo il suolo. L’LFC (livello di libera convezione) è invece il primo livello che raggiunge una particella sollevata dalla superficie in cui la sua temperatura sia maggiore di quella dell’ambiente circostante. In sostanza, da questo livello la particella possiede una galleggiabilità positiva ed è libera di salire senza necessità di energia aggiuntiva da parte dell’ambiente. In questo caso particolare LFC e LCL coincidono perché l’atmosfera sulla verticale di Cagliari, specialmente nei primi 3000 metri, è super adiabatica.

La scala del Convective Available Potential Energy (CAPE)

Scala dell’indice di Whiting (KI)

Scala del Lifted Index (LI)

Riassumendo, una volta portata a condensazione (poco oltre i 400 metri) l’ipotetica particella d’aria si trova già ad essere più calda dell’ambiente circostante ed in grado di proseguire la sua corsa verso le alte quote troposferiche autonomamente liberando calore latente di condensazione fino a c he non esaurisce il suo contenuto di vapore. Fino a che quota può svilupparsi il moto convettivo? Quanto può elevarsi la torre temporalesca? Ci viene in aiuto il parametro dell’lfcEL, il livello nel quale la particella d’aria in ascesa raggiunge la stessa temperatura dell’ambiente circostante esaurendo quindi la spinta convettiva, qui fissato a 12083 metri, addirittura superiore al naturale limite dell’inversione termica della tropopausa (TROP LvL) a 11672 metri. Quindi, le eventuali correnti ascensionali che alimentano il temporale (updrafts) possono avere un’energia cinetica tale da finire la loro corsa qualche centinaio di metri oltre la tropopausa, all’ingresso della stratosfera con possibili spettacolari formazioni nuvolose a cupola dette “overshooting top”. La conferma di uno sfondamento in stratosfera arriva anche dalla scansione satellitare che riporta le temperature al top delle nubi che proprio sul capoluogo sardo raggiungono i -65°C. Particolarmente predittiva è la stima della stabilità atmosferica tramite il Lifted Index (LI). E’ l’indice di instabilità probabilmente più usato ed esprime in °C la differenza tra la temperatura di una particella d’aria salita dal suolo e la temperatura dell’ambiente a 500 hPa. Il valore di -8,2°C è molto basso e insolito per le nostre latitudini (severa instabilità) e indica che l’aria delle termiche ascensionali è molto più calda dell’ambiente circostante e in grado di accelerare notevolmente durante la salita con sviluppo di violenti temporali. L’indice di Whiting (KI) valuta l’instabilità atmosferica tra gli 850 hPa e i 500 hPa prendendo in considerazione temperature, umidità a tali altezze e l’avvezione di vorticità alla quota di 500 hPa. Valori a 36,7 innalzano la possibilità di temporali oltre l’80%. Il Precipitable water (Water) ci da una chiara stima del contenuto di umidità presente nella colonna d’aria e viene espresso in millimetri. Valori superiori ai 20 mm indicano un quantitativo sufficiente per lo sviluppo di temporali, 42 mm (4,24 cm) sono invece favorevoli a nubifragi. Il Total Totals (TT) è un indice che prende in considerazione il gradiente termico verticale tra gli 850 hPa e i 500 hPa e l’umidità presente alla quota di 850 hPa. Un valore di 50,1 sta ad indicare un’elevata possibilità di fenomeni temporaleschi, con localizzate strutture violente in grado di generare tornado. Insolitamente elevato per la Sardegna anche lo SWEAT index (Severe Weather Threat Index) che invece tiene in considerazione lo shear (variazione) del vento e altri parametri termodinamici (TT). L’indice è stato coniato per gli Usa e ha carattere predittivo per quanto riguarda temporali violenti e tornado. In ambiente americano non è raro che raggiunta valori anche superiori a 600. In Italia i temporali risultano violenti con valori di SWEAT dai 200 in su (196,6 su Cagliari). Il Bulk Richardson Number (BRN) è un importantissimo parametro che ci aiuta a prevedere la struttura del temporale ed è intesa come rapporto tra la spinta di galleggiamento (stimata attraverso il CAPE) e il wind shear verticale dell’ambiente. Mentre la forza dell’updraft è correlata al CAPE, la struttura della cella dipende dal wind shear verticale.

La struttura temporalesca dove si noteano l’inflow, la tail e la shelf cloud

Immagine satellitare con la temperatura delle sommità delle nubi

Lo scatto dal meteosat alle ore 16:30

La sinottica a quota 500 hPa

Foto dal satellite alle ore 16:00

Generalmente se il BRN è inferiore a 10 lo shear prevale sulla spinta di galleggiamento e tende in qualche modo a lacerare le potenziali celle. Valori di BRN compresi tra 10 e 35 (nal caso in esame, 28) tendono a favorire la formazione di supercelle. Oltre i 50 la spinta di galleggiamento prevale sullo shear verticale rendendo decisamente più probabili strutture temporalesche a multi cella. Ci possiamo fare un’idea ancor più dettagliata sulle caratteristiche del temporale osservando il diagramma (a sinistra) che prende in considerazione il CAPE e lo shear nei bassi strati atmosferici (4km). In questo caso appaiono probabili temporali di forte intensità con caratteristiche al limite tra multicelle e supercelle. Chiudiamo l’analisi degli indici di instabilità menzionando rapidamente il Boyden index nella cui formula non compare l’umidità ma lo spessore in decametri dello strato atmosferico compreso tra i 700 hPa e i 1000 hPa e la temperatura a 700 hPa. Premettendo che le sue performance sono migliori in occasione di temporali frontali si può comunque dire che valori dell’indice superiori a 95 (nel caso in esame 98,5) sono favorevoli alla formazione di intensa fenomenologia temporalesca.
Il diagramma aerologico del mattino forniva dunque una fotografia piuttosto nitida di quelle che erano le caratteristiche della colonna atmosferica sulla verticale di Cagliari. Le condizioni termodinamiche non solo erano favorevoli allo sviluppo di temporali ma gli indici di instabilità lasciavano ipotizzare la presenza di fenomenologia intensa, caratterizzata da forti moti ascensionali, forti raffiche di vento, grandinate e precipitazioni ad intensità di nubifragio. E infatti nel primo pomeriggio il capoluogo sardo è stato interessato un flash flood (alluvione lampo) provocato da un violento temporale intensificatosi notevolmente proprio sopra la città per la presenza nei bassi strati di una organizzata linea di convergenza di correnti. Gli accumuli pluviometrici oscillavano dai 25 mm dei settori occidentali ai 40 mm di quelli orientali in circa 40 minuti. Fenomenologia temporalesca che, poco prima di immettersi sul Golfo degli Angeli, ha raggiunto la massima intensità sviluppando spettacolari formazioni nuvolose accessorie. Nelle foto, che si riferiscono a quei momenti, è possibile notare la maestosa shelf cloud, originata dagli intensi rovesci in avanzata, e l’inflow tail nel settore in cui era presente l’updraft principale.

Video di Antonietta Martinez pubblicato su Facebook

 

Analisi tecnica a cura di Matteo Tidili di youtg.net

Meteo che scegli, tempo che trovi. Guida alle previsioni meteo di app, web e tv

Dal 10 giugno in libreria edito da Imprimatur Meteo che scegli, tempo che trovi.
Guida alle previsioni meteo di app, web e tv di Serena Giacomin, meteorologa certificata del Centro Epson Meteo, climatologa e presidente dell’Italian Climate Network, il movimento italiano per il clima.

Questi sono anni in cui la mattina appena svegli controlliamo lo stato del cielo dallo smartphone
invece di guardare fuori dalla finestra. Incapaci di accettare l’incertezza legata a una previsione
meteorologica, riponiamo un’innaturale fiducia nei confronti dei mezzi tecnologici, ormai trasformati
in oracoli.

La copertina del libro

Scorriamo i dati delle app ogni ora mangiandoci le unghie e non resistiamo alla tentazione di
guardare le previsioni del tempo con settimane di anticipo per calendarizzare al meglio gli impegni.
Confrontiamo più fonti meteo, consultando diversi siti web o app, alla ricerca della previsione che
ci piace di più, il raggio di sole che scaldi il nostro weekend al mare. Viviamo un’epoca di meteomania,
ma siamo sicuri di sapere che cos’è davvero una previsione del tempo e in cosa consiste il
mestiere del meteorologo?
Distinguere una previsione affidabile da una acchiappa-click può salvare il nostro picnic, ma in
gioco c’è molto di più quando si tratta di allerta meteo e fenomeni estremi. Per questo diventare
utenti consapevoli dei servizi meteorologici è sempre più importante, con l’aumentare della loro
popolarità e con il cambiamento climatico in atto.
Siamo sicuri che una nuvoletta con il fulmine accanto al nome del nostro comune corrisponderà a
un temporale proprio dove ci troviamo noi? La meteorologia è una scienza esatta? E chi l’ha
inventata?
Questo libro, scritto con uno stile limpido come un cielo di montagna, spiega come si forma il dato
meteo, che cosa fa il meteorologo e la sua importanza. Restituendoci il piacere di guardare verso
l’alto per capire cosa sta succedendo nell’atmosfera, e insegnandoci a godere del bello e del
cattivo tempo.
Serena Giacomin, laureata in Fisica a Bologna con specializzazione in Fisica dell’Atmosfera, è
meteorologa certificata del Centro Epson Meteo, climatologa e presidente dell’Italian Climate
Network, il movimento italiano per il clima. Conduce le rubriche meteo in onda sui canali Mediaset
(Canale 5, Italia Uno, Rete 4, TgCom24, Iris, La5), in radio (RTL, Radio Monte Carlo, Virgin Radio,
Discoradio, Radio Subasio). Oltre alle attività di analisi previsionale, è impegnata nel Progetto
Scuole per portare meteo e clima tra i banchi dei bambini e dei ragazzi di oggi.
La sua passione per la meteorologia è nata veleggiando, da quando, all’età di otto anni, ha messo
per la prima volta i piedi in barca.

Imprimatur

CALDO “mitologico” a inizio luglio? Non esageriamo

E’ vero, un po’ di caldo arriverà, ma andiamoci piano però… e soprattutto ridiamoci sopra e cerchiamo di capire che sta succedendo.

Anzitutto una premessa: sapete quello che succede gridando tutti i giorni “al lupo al lupo”…. Ma come, credi a Caronte poi ridicolizzi un’eventuale allerta emanata dalla Protezione Civile? Non è il caso attuale, tuttavia ci vien da pensare che sia davvero strana la mente umana, tanto capace quanto mal utilizzata. Basti rendersi conto che, tra tutti gli esseri viventi, la nostra specie è l’unica che sfrutta le proprie capacità per autodistruggersi.

E così, tali forbite menti, dopo aver taciuto ad ogni allarme procurato nel corso dei mesi e delle stagioni, dopo aver contribuito per anni a fare da lustrascarpe ai divoratori di aragoste, diventati tali a suon di notizie false e tendenziose, dopo aver creduto a Lucifero più che all’Arcangelo Gabriele, avranno ancora da ridire. E se la prendono con chi? Non con i “filodrammatici” nati, ma con coloro i quali sono sempre andati contro corrente, producendo un servizio corretto al prezzo di essere rimasti nell’oblio. Come dire: cornuti e poi anche mazziati.

Alcuni sedicenti professori della meteo-climatologia, ad esempio, giurano che il caldo è normale d’estate, c’è sempre stato, “se lo ricordano” e un ricordo vale certo più della banca dati standardizzata dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale. Altri giurano che non è estate se non ci sono 40 gradi.

A proposito, quel caldo epico millantato da giorni dove è finito? Sparito, o per lo meno ridotto, ancor prima di nascere. Come sempre, quando si ha troppa fretta, si finisce per arrivare dopo e male. Così i traghettatori dell’inferno (anche) questa volta se ne staranno con i battelli fermi in porto, pure se qui il Trattato di Dublino c’entra poco. Quel che resta di quella terrificante ondata di caldo presa troppo in anticipo – ma si dai ci hanno provato – non sarà nient’altro che un normale spicchio di estate mediterranea.

Qualcuno, pur di aver ragione, riuscirà a tirar fuori comunque i mitici 40 gradi. Si, magari presi da una starata stazione amatoriale appoggiata su un terrazzo appena catramato della Tiburtina, oppure sopra una colonnina SOS ribaltata sull’asfalto della Carlo Felice in basso Campidano. Qualcun altro cercherà un’ulteriore maldestra  difesa: “I modelli hanno ritrattato”, I modelli sono nel pallone”, I modelli non ci capiscono niente”. Vada per l’appassionato, ma i sedicenti professionisti? Ricordiamocelo, i nostri modelli fisico-matematici – che sono prodotti numerici di grande pregio e non protagonisti di “Uomini e Donne”- non han fatto nient’altro che il proprio dovere: hanno ricalcolato giorno dopo giorno gli scenari utilizzando dati freschi… Che siano stati troppo freschi questa volta?

Luca Angelini

 

23 Giugno : inaugurazione Meteo Museo Edmondo Bernacca a Fivizzano (MS)

Il Comune di Fivizzano, nell’anno del 25° anniversario della morte del Generale Bernacca (avvenuta a Roma, il 15 settembre 1993), ha voluto realizzare ed intitolare all’illustre antesignano della moderna meteorologia il “Meteo Museo Edmondo Bernacca” (MMEB).
La cerimonia si terrà sabato 23 giugno, con inizio alle ore 17, presso la Biblioteca Civica “Abate Gerini” di Fivizzano (MS), in Via Umberto I 26.

Ma perché un Museo della Meteorologia a Fivizzano?
“Innanzitutto – afferma il Sindaco, Paolo Grassi – per ricordare alla cittadinanza e, soprattutto, alle nuove generazioni la figura preziosa e signorile di Edmondo Bernacca, che all’affabilità dei modi e allo stile comunicativo personale, ma scientificamente rigoroso, univa la rara dote della semplicità. Le sue Previsioni del Tempo, trasmesse dalla televisione pubblica negli anni settanta, divennero subito un intrattenimento serale da non perdere, dove imparavamo a familiarizzare con millibar ed isobare, scoprendo finalmente, seguendo la sua bacchetta, dove fossero le Azzorre”.
“Tutto era sempre chiaro e comprensibile – aggiunge Grassi – nonostante la materia fosse di notevole complessità. La sua innata semplicità nascondeva perfettamente, come accade nelle persone veramente colte, la sua profonda conoscenza della materia”.

Dopo aver insignito, nel 1991, il celebre Generale Meteorologo della Cittadinanza Onoraria di Fivizzano, nel 2009 lo stesso Comune ha deliberato di intitolargli anche una Via del Capoluogo.

“L’istituzione del Meteo Museo Edmondo Bernacca – continua il Sindaco – vuole anche rappresentare un luogo di avvicinamento e di approfondimento al mondo della Meteorologia e delle previsioni del tempo; un sito ove poter acquisire, con l’ausilio degli strumenti multimediali e di una piccola stazione meteorologica, alcune nozioni basiche ed elementari dello studio e della conoscenza del Tempo.
I figli Federica e Paolo e la Famiglia Bernacca hanno manifestato la volontà di lasciare in comodato d’uso al Comune di Fivizzano il materiale storico-scientifico, i documenti ed i cimeli appartenuti al Generale. L’Amministrazione Comunale, facendosi interprete del generoso gesto, ha inteso dare vita proprio a Fivizzano al Meteo Museo Edmondo Bernacca.
Vorremmo che il MMEB –conclude il Sindaco di Fivizzano – diventasse un punto di riferimento scientifico per coloro che sceglieranno di fare ricerche e tesi di laurea sull’argomento.”

Testo a cura del  Colonnello Sergio Pisani – Segretario AISAM

Outlook Estate 2018

Introduzione

La primavera appena trascorsa ha risentito per la prima metà del potente MMW avvenuto a Febbraio che, come da letteratura, ha condizionato il segno dell’AO verso la negatività per un periodo di circa 60 giorni.

Nella seconda metà invece si è assistito al fisiologico rinforzo del VPT, dato che il warming non si è rivelato Final, con valori AO/NAO positivi che perdurano tutt’ora.

Questo pattern ha portato all’esasperazione del tripolo atlantico (disposizione delle SSTA – + – chiaro segnale di prosecuzione di zonalità atlantica e NAO +.

Per quanto riguarda invece il settore pacifico, abbiamo registrato il perdurare della fase mediamente negativa del PNA, infuenzata dal cambio di segno della PDO avvenuto negli ultimi mesi a seguito dell’episodio di NINA dello scorso inverno.

Andando a monitorare l’andamento della convezione tropicale in questo finale di primavera, abbiamo assistito ad un ITCZ leggermente più basso della media ad ovest (complice delle ssta atlantiche in area TNA e TSA che indeboliscono l’intensità del WAM) e circa in media o di poco sopra ad est.

Un ENSO in debole fase negativa e lo IOD positivo hanno portato nel corso della primavera a ricorrenti fasi della MJO nei settori 8-1-2-3.

Proiezione dei principali indici nel trimestre estivo

Durante il trimestre estivo dovremmo assistere a condizioni attorno alla neutralità in area ENSO.
Un’eventuale possibile passaggio a condizioni di El nino sul finire della stagione non dovrebbe influenzare in alcun modo la circolazione sul comparto Europeo.

Il monsone Africano di nostro specifico interesse ovvero il WAM dovrebbe attestare l’W-ITF su un livello dapprima inferiore e poi grossomodo in linea con la media del periodo
Il monsone Indiano dovrebbe attestarsi su un’intensità grossomodo nella media stagionale o leggermente superiore per gran parte della stagione, in probabile calo nella fase finale.

Le ssta atlantiche, stanti le condizioni di cui sopra, dovrebbero mantenere un assetto costante durante la prima parte della stagione estiva.

Un discorso a parte merita la localizzazione prevalente della convezione tropicale che in considerazione del segnale ENSO e IOD potrebbe condurre a rivedere fasi piuttosto rare per gli standard dell’ultimo ventennio.

Proiezione per il mese di Giugno 2018

Per quanto concerne la circolazione sul comparto Europeo ci aspettiamo un pattern assimilabile ad WR4.
Tale pattern vedrebbe un’omega altopressorio con un radice mobile che andrebbe ad alimentare costantemente un’anomalia positiva di GPT e termiche su centro Nord Europa.
Tuttavia, stante la probabile mobilità della radice altopressoria, è presumibile che l’anomalia di cui sopra trasli temporaneamente a SE in ragione della temporanea risoluzione dell’omega altopressorio.

In questo contesto medio per l’Italia ci aspettiamo:

Al Nord Italia (specie settore ovest) per effetto di una sinottica tendenzialmente meridionale a basso gradiente, con passaggi instabili che potrebbero coinvolgere temporaneamente anche il centro Italia.
Al sud della penisola sinottica che si manifesterebbe con maggiore presenza di promontori stabilizzanti di prevalente matrice nord Africana.

– Contesto termico e di gpt generalmente sopra le medie di riferimento.
– Contesto precipitativo sopra le medie segnatamente sulle regioni occ.li del centro Nord.

Linea di tendenza per il mese di Luglio e Agosto

In assenza di elementi che possano stravolgere il quadro medio della circolazione Europea, è lecito aspettarsi un mantenimento del pattern prevalente di Giugno. Tuttavia nel corso della stagione un abbassamento previsto del monsone indiano, possibile ulteriore arretramento del ramo principale del getto in uscita dal continente americano unitamente ad un progressivo rientro dell’anomalia negativa delle ssta, potrebbe condurre di riflesso a un moderato rinforzo della radice subtropicale oceanica più a ovest.
In considerazione di ciò è possibile che l’anomalia di GPT positiva sul NE Europa venga sostituita da una di segno opposto che potrebbe vedere una traslazione verso ovest del pattern wr4 con possibile ribaltamento dell’anomalie termiche e di GPT sulla nostra penisola. 

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