Il tramonto dell'anticiclone sui cieli di fine anno

Vuoi vedere che si camba? Certo, parlare di cambiamento definitivo dello stato del tempo è assolutamente prematuro tuttavia, considerando che un grande viaggio inizia sempre con un primo piccolo passo, pare corretto accogliere con entusiasmo anche questi piccolo sussulti dell'inverno. Sussulti che poi, sull'Europa dell'est, tanto piccoli non saranno, dato che nei primissimi giorni del nuovo anno si piazzerà un macigno gelido da 24 gradi sotto lo sero.

Ma torniamo ora al tempo di casa nostra: dopo settimane di dominio, tra molti alti e pochi bassi, il ciclope del tempo bello stabile sta per subire un duplice attacco. Ad est scendono minacciose le ire dell'ormai nota saccatura russa colma di aria gelida continentale, mentre ad ovest corrono veloci i venti atlantici, organizzati intorno ad una saccatura rifornita di aria fredda polare marittima (vedi prima figura qui sotto).

Le sentinelle del ricambio d'aria previsto sarà laffidata all'irruzione di venti di Bora e Maestrale tra il 29 e il 31 dicembre. 

Con il vento entro fine anno potremo apprezzare anche un certo calo delle temperature (si torna in media signori!) e, udite, udite, con il nuovo anno sembra anche probabile un benefico ritorno di pioggia e neve. Neve in pianura? Capisco l'eccitazione dovuta alla lunga astinenza da “dama bianca”,  infatti sembra quasi di sentire là dietro lo schermo le domande di molti di voi, cari lettori però, come sapete, non lo potremo sapere prima di 48 ore dall'eventuale occasione.

E allora che le danze abbiano inizio: i ballerini sono tutti schierati là, ben visibili nell'immagine da satellite (ore 16.00 di oggi). Ci sono proprio tutti: il primo dei due impulsi gelidi già pronto a nord del mar Nero (lettera”a”) e il secondo, quello più “cattivo” che si va organizzando nell'angolino russo in alto a sinistra del vostro teleschermo(lettera “b”). Dall'altra parte ben schierate le bande nuvolose legate alle perturbazioni atlantiche: la n.1 che si spezzerà domani (martedì 29) all'altezza delle Alpi occidentali e scivolerà poi mercoledì 30 verso la Tunisia, non senza aver portato qualche pioggia su Liguria e Sardegna.

Al suo seguito un primo impulso freddo atlantico  (i ciottoli nuvolosi che seguono la banda nuvolosa del fronte) sfilerà verso il Regno Unito, dove pioverà ancora e anche parecchio, ma fornirà soprattutto uno strato ideale sul quale si svilupperà la perturbazione n.2, attesa al nord il giorno di San Silvestro., pur con risultati modesti (qualche spruzzata di neve lungo la cresta alpina e niente più). Intanto sulle regioni ioniche si faranno sentire gli avamposti periferici della circolazione gelida continentale, che daranno luogo a qualche rovescio sulle regioni estreme, prima di fare inversione ad “U” e tornare verso i Balcani.

Poi noi Italiani festeggeremo l'arrivo del nuovo anno e solo allora sapremo se una terza perturbazione, che al momento deve ancora formarsi sull'Atlantico, potrà far cominciare bene il 2016 con un po' di neve. Basterebbe un giorno così per far dimenticare 65 giorni di anticiclone? Che dire, noi Italiani ci accontentiamo di poco….. o no?

Luca Angelini

Clima: a Parigi 2015 chi si ferma è perduto

Da quel lontano dicembre del 1997, quando al tavolo delle trattative i leader di 180 Paesi si erano dati la mano per assicurare al Pianeta un ambiente più dignitoso, ne è passata di acqua sotto i ponti. Nel frattempo iprotocollo di Kyoto è diventato maggiorenne, altra acqua è passata dalla ratifica dell'accordo alla sua attuazione (febbraio 2005), non quella piovana però, visti gli scenari siccitosi che emergevano man mano dalle simulazioni elaborate dagli scienziati, riunitisi nell'Intergovernmental Panel on Climate Change, 

Da allora si sono susseguite conferenze di aggiornamento sullo stato dell'arte, tuttavia i risultati concreti si sono rivelati modesti. Ora siamo a Parigi 2015, l'aria che gira tra i 195 negoziatori è quella di chi sa che perdere l'ultimo treno significherebbe andare a piedi. E forse, visti i dati sulle emissioni di gas inquinanti, con l'Italia che si trova in testa per mortalità da smog, sarebbe anche un bene.

Intanto ogni leader avanza la sua proposta personalizzata, Obama fa sapere che gli USA hanno passato la palla di Paese più inquinante a India e Cina, Hollande accosta cambiamento climatici e immigrazioni di massa, con relativi rischi terroristici, e c'è ben da capirlo, Renzi gioca abilmente con le parole, mentre Putin, la Merkel e Cameron puntano più sul concreto proponendo l'impegno comune di abbattere le emissioni del 40% entro il 2030 così da limitare il riscaldamento globale a +2°C.

Nel coro stonano un po' le parole del premier indiano Narendra Modi che, pur riconoscendo la necessità di affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici, ha avvertito: “Il cambiamento climatico non l’abbiamo prodotto noi e i Paesi in via di sviluppo hanno il diritto di continuare a usare il carbone se questo serve a far crescere le loro economie”. Una ragione discutibile, ma pur sempre una ragione. L’11 dicembre, giorno di chiusura dei lavori e le conclusioni.

Luca Angelini

Obiettivo inverno, quanta neve è caduta finora sui Paesi del grande nord?

Quando si parte per un viaggio è imprescindibile accertarci se abbiamo carburante sufficiente per giungere a destinazione. Anche l'inverno sta per iniziare il suo lungo tragitto, un percorso che ci accompagnerà dal prossimo 1° dicembre per i successivi tre mesi. Di questi tempi, con la macchina climatica non certo favorevole, la stagione fredda dovrà certamente superare diversi ostacoli e deve perciò poter contare fin da subito su di un serbatoio di gelo ben rifornito.

Grazie alle rilevazioni satellitari questo importante particolare, utile anche in chiave predittiva, è accessibile sulla rete in tempo quasi reale e permette dunque di calarci nella realtà prima ancora di volare con la fantasia. Certo, perchè di gelo e neve negli ultimi giorni è stato scritto e detto molto, troppo, il più delle volte a sproposito. Urge allora andare a metter mano alla questione e andare a cercare il gelo là dove è di casa, non solo sulla calotta polare, ma anche sui territori continentali già innevati.

La prima figura, elaborata dalla NOAA, ci mostra l'attuale copertura glaciale (colore giallo) e quella nevosa (colore bianco). La seconda, elaborata dalla Rutgers University, completa questo quadro suggerendoci quello che a noi più interessa, ovvero, quali anomalie si riscontrano a livello della copertura nevosa continentale. Eh si, perchè il serbatoio del gelo che potrebbe venire a noi destinato alla circolazione atmosferica, nasce proprio là, sugli sterminati campi innevati della pianura russo-siberiana.

Ebbene, nonostante la persistenza di un campo di alta pressione anomalo, l'Europa ne esce tutto sommato dignitosamente, con solo una lieve anomalia a cavallo della Russia europea. Di buon auspicio invece appare l'evidente cintura di ottimo innevamento sulla fascia asiatica centrale e la vasta porzione siberiana nella norma, quindi sufficientemente innevata. 

Bene, accertato che il serbatoio è potenzialmente rifornito, rimane ora da capire se il motore atmosferico sarà in grado di far partire questo freddo alla volta del Mediterraneo e dell'Italia. La “chiave di avviamento” delegata dall'indice NAM (ovvero dai flussi di ozono che regolano l'attività della circolazione circumpolare) pare non essere quella giusta. D'altra parte non di solo NAM vive l'inverno, dunque rimane ancora lecito sperare in una stagione che superi l'impasse deludente degli ultimi anni e ritrovi il suo candido fulgore.

Luca Angelini

Clima: siamo a +1°C rispetto all'era pre- industriale

Si parla di qualcosa come 1°C, o poco più, in 150 anni: secondo una nota appena diramata del Met Office, le temperature globali del nostro Pianeta hanno superato l’unità rispetto alla media pre-industriale. Il valore esatto, secondo set di dati HadCRUT gestito congiuntamente dal Met Office e il Climate Research Unit presso l’Università dell’est Anglia, sarebbe+1,02°C, con un margine di errore di circa +/- 0,11°C.

A prima vista sembrerebbe un valore irrilevante, ma in realtà non lo è affatto. Stephen Belcher, direttore del Met Office Hadley Centre, indica l’attuale episodio di El Nino quale responsabile principale di questa nuova impennata del campo termico planetario, ma con il contributo delle emissioni cumulative di origine antropica non è escluso che ben presto potremo inoltrarci verso condizioni climatiche fino ad ora inesplorate.

Peter Stott, capo del Climate Monitoring and Attribution, ha dichiarato: “Quest’anno segna un importante precedente, ma questo non significa necessariamente ogni anno da ora in poi dovrà attestarsi ad 1°C o più al di sopra dei livelli pre-industriali, dato che la variabilità naturale sarà ancora giocare un ruolo nel determinare la temperatura a scala annuale”. Ciò nulla toglie al trend di salita pressochè inarrestabile che, alla fine, è quello che conto ai fini di analisi.

Secondo il Met Office, le ricerche ancora in corso suggeriscono che è ancora possibile limitare il riscaldamento a 2 ° C rispetto ai livelli preindustriali a patto che vengano tagliate da subito le emissioni cumulative di CO2.

Luca Angelini

Un'estate italiana

Il documento è il risultato di un progetto di data visualization che fornisce un report completo sul trimestre estivo giugno – agosto 2015. L'elaborazione grafica individua i picchi e gli indici elettrici di disagio attraverso la gestione dei dati MeteoNetwork e Terna. Lavoro svolto in collaborazione con l'associazione Gli Additivi

Un'estateitaliana

Ciclone mediterraneo: danni e disagi nel Salento

Il ciclone mediterraneo formatosi nei pressi della Sardegna tra la serata di venerdì e la mattinata di sabato ha richiamato aria caldo-umida ed instabile verso le regioni ioniche italiane, alimentando violenti nubifragi dapprima sulla Sicilia orientale e a seguire su Calabria e Puglia meridionale.

La penisola salentina è stata investita in poche ore da due intensi sistemi temporaleschi (MCS) in rapida successione, i quali, muovendosi da SW verso NE, hanno dato luogo a precipitazioni ingenti con intensità fino a 400mm/h accompagnate da raffiche di vento superiori agli 80km/h (punta di 110km/h a Gallipoli) ed elevata attività elettrica. In zona, in poche ore, caduti quasi 9.000 fulmini.

                                              Fulmini tra le 08:40 e le 14:40 (meteo.it)

I nubifragi hanno interessato tutta l’area compresa tra il Capo di Leuca ed i settori meridionali di tarantino e brindisino, ma i fenomeni più intensi hanno colpito con particolare insistenza la provincia di Lecce centro-meridionale. Moltissimi disagi alla circolazione stradale soprattutto nelle aree urbane a causa di allagamenti e alberi divelti dalla furia del vento.

      

                               Melendugno (Michele Pellè)  e Nardò (Paola Antico)

                                                            Maglie (telerama.it)

                                               

                                                    Taurisano (Stefano Marigliano)

Tra Maglie e Melpignano il crollo della copertura di una stazione di servizio ha fatto temere il peggio, ma fortunatamente non vi era nessuno nei paragi.

                                                          (Margherita Scarafile)

Molti disagi anche alla viabilità extra-urbana a causa di numerosi tamponamenti avvenuti sia sulla tangenziale di Lecce sia lungo la Lecce-Maglie, causati dalla visibilità ridotta durante i nubifragi e dalla presenza di foglie, rami e detriti lungo le carreggiate. Nel primissimo pomeriggio il traffico è andato in tilt, causando una coda di autovetture lunga diversi km.

                          Incidente e incolonnamenti sulla SS16 Lecce-Maglie (leccenews24.it)

Il peggio sembra oramai passato, ma fino alla prima parte di domenica permarranno generali condizioni di instabilità atmosferica con possibilità di rovesci e temporali irregolari, i quali tuttavia non raggiungeranno l'intensità delle scorse ore. 

Riportiamo gli accumuli pluviometrici più rilevanti registrati fino alle ore 16:30 dalla Rete Stazioni MeteoNetwork.it e dalla Rete della Protezione Civile regionale:

42mm Collepasso

43mm Tuglie

44mm Ruffano

45mm Soleto

49mm Felline

50mm Galatina

51mm Maglie

56mm Nardò

64mm Vignacastrisi

65mm Melendugno e Minervino

66mm Presicce

70mm Spongano

71mm Corigliano d’Otranto

75mm Cerfignano

80mm Otranto

Staff MeteoNetwork Puglia | 10.10.2015

Oceani e CO2, la singolare situazione dell'Antartide

Gli oceani si comportano come giganteschi polmoni, in grado di assorbire dall’atmosfera grandi quantità di anidride carbonica, il più incisivo tra i gas serra. Tra questi, particolare attenzione è rivolta all'Oceano Antartico, cintura di mare che circonda il continente di ghiaccio. Si è calcolato che le sue acque assorbono da sole il 40 per cento delle emissioni di CO2 in eccedenza, ossia quelle dovute al consumo di combustibili fossili.

Nei primi anni 2.000, tuttavia, gli studiosi scoprirono che di lì a breve questo “pozzo di carbonio” avrebbe potuto saturarsi. Fino ad allora si riteneva che esistesse una relazione tra la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera e la capacità di assorbimento degli oceani, ma sul campo la relazione non ha restituito risultati del tutto univoci. La buona notizia, in tale ambito, è che l’Oceano Antartico ha ricominciato ad assorbire anidride carbonica a tassi elevati dopo una pausa che durava dai tardi anni ottanta, scongiurando il pericolo che fosse arrivato alla saturazione. Lo afferma un importante studio pubblicato sulla rivista scientifica  “Science” da Peter Landschützer del Politecnico di Zurigo nell’ambito di una collaborazione internazionale.

Lo studio ha dimostrato che la capacità di assorbimento dell’Oceano Antartico può variare notevolmente. Ma qual è l’origine di questa variabilità? Secondo i ricercatori, è da imputare al cambiamento degli schemi meteorologici. I rapidi cambiamenti climatici in atto, hanno alterato gli schemi della pressione atmosferica e con essi gli schemi dei venti. Negli anni novanta, ad esempio, i venti sull’Oceano Antartico erano mediamente più intensi rispetto ad oggi, e hanno determinato un attivo processo di rimescolamento degli strati dell’oceano, che permettevano alle masse d’acqua profonde di risalire verso la superficie con maggiore facilità.

Poiché questi strati profondi contengono una concentrazione più elevata di anidride carbonica disciolta, il rimescolamento ha portato a una maggiore cessione di anidride carbonica in atmosfera, e una minore capacità di assorbimento. Dall’inizio degli anni 2.000 invece, l’emersione di acque degli strati profondi è diminuita, eccetto che nel settore del Pacifico, causando così una ripresa di assorbimento da parte del “pozzo”. 

Ipotesi per il futuro? I ricercatori non si sbilanciano. Saranno necessari ulteriori studi , con misurazioni delle concentrazioni di anidride carbonica a griglia più fine, che permettano un miglior dettaglio, onde individuare l’andamento di tutti i parametri fisici e biochimici coinvolti, sia nell’Oceano Antartico, sia nello strato atmosferico che lo sovrasta.

Luca Angelini

Puglia: dall’estate tardiva all’autunno inoltrato. Nubifragi, frane e allagamenti

L’intensa ondata di calore giunta intorno alla metà del mese, la quale ha fatto registrare diversi record di caldo non solo stagionali ma anche per il mese di settembre, è stata spazzata via repentinamente dall’arrivo di una goccia di aria fredda in quota, generando forti contrasti termici che hanno dato vita ad intense strutture temporalesche sull’intero territorio pugliese e su parte di quello lucano, le quali hanno causato violenti nubifragi, grandinate e disagi dal Gargano al Salento.

Il maltempo ha annunciato il suo arrivo con un passaggio instabile prefrontale nelle primissime ore di domenica, il quale ha portato temporali sparsi con elevata attività elettrica ma fenomeni per lo più modesti. Nelle ore pomeridiane i cluster temporaleschi hanno cominciato a investire con più veemenza dapprima il basso barese, scaricando più di 50mm in meno di un’ora nel territorio compreso tra Putignano, Conversano e Castellana, per poi dirigersi su brindisino, est tarantino e infine leccese nelle ore successive.

Più a nord, intano, i temporali hanno accentuato la loro attività sull’alto barese e sul foggiano, scaricando più di 80mm su Ruvo di Puglia (BA) e sul promontorio interno del Gargano.

La serata e la nottata non hanno portato alcun miglioramento, piogge e temporali a tratti intensi hanno continuato a bagnare tutta la Puglia, scaricando gli ultimi nubifragi nella mattinata odierna sul brindisino, con punte oltre i 60mm a Cisternino in circa 45 minuti.

Riportiamo di seguito i dati pluviometrici più rilevanti registrati tra il pomeriggio di domenica e la mattinata di lunedì (fino alle ore 10:00), rilevati dalla rete della Protezione Civile regionale, dal servizio Agrometeorologico regionale e della Rete MeteoNetwork.

137,0mm Ruvo di Puglia (BA)

121,1mm Carpino-Ariola (FG)

115,4mm Bosco Umbra (FG)

94,6mm Carovigno – Via per Ceglie M. (BR)

94,0mm Villa Castelli – Via per Francavilla F. (BR)

91,3mm Cisternino (BR)

88,8mm Grottaglia (TA)

86,6mm Ostuni (BR)

84,8mm Castellana Grotte (BA)

83,1mm Martina Franca – Pasqualone (TA)

82,1mm Ceglie Messapica – Ferruzzo (BR)

80,0mm Toritto-Quasano (BA)

78,4mm Vico Garganico (FG)

A Ferragosto finisce l'estate? Non scherziamo

Tanto tuonò che piovve, naturalmente a Ferragosto. Dopo un'estate trascorsa fino a qui su binari vistosamente anomali, ora caso vuole che la stagione decida di rientrare nei ranghi proprio nel weekend più amato dai vacanzieri. Estate anomala fino a qui vero, tanto da ispirare da più parti figure retoriche come quella del caldo eccezionale. Beh, alla sesta ondata di caldo estiva, con un totale di 65 giorni di temperature generosamente al di sopra della media su 75 totali, questo caldo non può più dirsi “l'eccezione” ma più logicamente “la nuova regola“.

E per sottolineare che il soppesare le parole quando si tratta un argomento, rimane sempre e comunque la condotta corretta da tenere, basta leggere e sentire quanto da più parti già si ventila su questa rinfrescata di Ferragosto, quella che ai tempi d'oro delle estati azzorriane era la classica burrasca di Ferragosto: “fine dell'estate”, “crisi dell'estate”, “stagione al capolinea”. Son tutti termini figli di un eccezione ormai normale, son modi di pensare che dimostrano la perdita del senso della misura. L'estate è stata anomala fino ad oggi, non lo diventerà da Ferragosto. Da Ferragosto l'estate diventerà finalmente “normale” dal punto di vista climatologico.

Anzi, per dirla tutta, l'estate diventerà normale per una decina di giorni probabilmente solo per le regioni del centro-nord, mentre per il sud, la terza decade potrebbe vedere rialzare nuovamente le temperature qualche grado al di sopra della media. Nulla di trascendentale se si pensa che dall'inizio dell'estate, in fatto di caldo anomalo, il nord al momento è ancora in vantaggio di due ondate di calore rispetto agli amici del sud.

Ma prima di tutto, cari amici e lettori, l'importante è rendersi tutti conto che l'estate climatica non sta finendo. Si smorzano gli eccessi, aumenta la frequenza dei temporali, calano le ore di luce ma la sostanza poco cambia: le temperature dopo il break di Ferragosto torneranno a danzare al limite delle medie, spesso tornandoci sopra, facendoci senz'altro intendere che alla nostra “amata” stagione, d'ora in avanti rimarranno ancora sei vite da spendere.

Luca Angelini

Dal weekend diminuisce la calura: svolta o semplice “rimbalzo tecnico”?

Spostando l'asticella sempre più su, quello che oggi chiamiamo “grande caldo” un giorno, magari i nostri nipoti, lo chiameranno “fresco”. Sull'onda di questo gioco pericoloso, in bilico sul filo dei quaranta (gradi), anche un semplice rientro alla normalità climatica stagionale sembra una rinfrescata. E' quello che si conferma per una manciata di giorni a partire dal prossimo fine settimana, allorquando un refolo di aria temperata sfuggita alle maglie della circolazione nord-atlantica, riuscirà ad eludere il muro quasi invalicabile delle alte pressioni subtropicali, concedendoci un po' di sollievo.

Le ferite però, quelle di un mese di luglio che indubbiamente se la sta giocando seriamente per entrare nel guinness dei primati, restano. Non solo i terreni riarsi che continueranno a rilasciare il calore immagazzinato in questi giorni da delirio ma, cosa certamente più preoccupante, i nostri mari sull'orlo di una crisi di nervi e ancor più i ghiacciai alpini, ridotti a lastroni di detrito anche alle quote più elevate. I temporali in arrivo, alcuni già in atto in preparazione all'avvicinamento dell'asse della saccatura atlantica, faranno quello che potranno, di certo non i miracoli. Si spera che il tutto non si riduca a fenomeni brevi, circoscritti e magari molto violenti, che aggiungerebbero oltre al danno anche la beffa.

Comunque, da domenica si starà meglio: via l'afa, l'aria assumerà una costituzione più palpabile, l'aumento della ventilazione rimetterà i circolo le brezze andate in corto circuito dall'esuberanza delle folate roventi del Sahara. A proposito, ma l'Africa ci lascerà definitivamente oppure rimarrà di quinta a farci pregare per il suo non ritorno?

Osservando le elaborazioni numeriche, sia da un punto di vista probabilistico (vedi rispettive figure), sia da quello più strettamente sinottico, si notano due ondulazioni depressionarie che nei prossimi giorni verranno ad interessare l’Europa centro-occidentale: la prima si renderà responsabile del ricambio d’aria previsto a partire dal prossimo fine settimana, la seconda proietterà il suo asse più ad ovest, con vertice sulle Canarie.

Da questa posizione, l’elevato gradiente nel frattempo generatosi tra la circolazione temperata (margine nero seconda figura) e quella subtropicale (margine bianco), attiverà una risposta calda da sud-ovest verso il Mediterraneo centrale, che coinvolgerà direttamente il nostro centro-sud tra il 28 e il 31 luglio, dapprima in quota, poi anche nei bassi strati.

Se il nostro settentrione quindi rimarrà sotto il tiro di un flusso temperato di origine atlantica, il centro e soprattutto ilsud e le Isole Maggiori, potrebbero venire interessate da un nuovo promontorio di aria calda di estrazione nord-africana che di fatto ridurrebbe a sole 24-36 ore il calo termico previsto, seguito da una nuova fase con temperature al di sopra della media dal 28 sino a fine luglio.

Il cambiamento previsto si mostra dunque in tutta la sua complessità e richiederà indubbiamente di rimanere aggiornati sull’evoluzione successiva, che pare non si risparmierà nel proporre ulteriori colpi di scena.

Luca Angelini

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