Il tornado tra Mira e Dolo (VE)

Intorno alle 17.30 una supercella temporalesca prefrontale ha generato un violento tornado durato circa 15 minuti che ha colpito da nord-ovest verso sud-est una fascia di territorio tra i comuni di Pianiga, Dolo e Mira, in provincia di Venezia. Secondo i rilievi eseguiti dall’ESSL (European Severe Storms Laboratory, www.essl.org) e da alcuni appassionati di meteorologia, la traccia al suolo dei danni provocati dal vortice ricopre una lunghezza di circa 11 km e una larghezza media di circa 700 metri. Vi sono stati gravi danni materiali alle abitazioni, ai capannoni, alle macchine e alla vegetazione in genere come si evince dalle foto allegate, nonché una vittima, una novantina di feriti e un centinaio di sfollati. Sono stati danneggiati 432 edifici nei 3 comuni colpiti, per un totale dei danni di quasi 100 milioni di euro.

Responsabile di questo evento vorticoso è stata una saccatura di aria fresca e secca in quota (500 hPa, vedi immagine seguente) dalla Francia in transito verso est che sulla pianura veneta orientale ha trovato condizioni predisponenti ad intensa fenomenologia temporalesca, quali tra tutte valori di temperatura di rugiada tra 24°C e 26°C dovuti al campo di alta pressione dinamica di matrice africana presente sull’Italia nei giorni precedenti.

Un ruolo chiave probabilmente è stato svolto da un minimo di bassa pressione al suolo sul ferrarese orientale che ha generato un flusso sciroccale piuttosto teso e assai umido verso l’entroterra veneto (vedi le due immagine seguenti), che va a scontrarsi con un flusso più secco da sud-ovest proprio sul padovano orientale e veneziano.

Questo scontro ha originato una considerevole convergenza dei venti al suolo che, unita a valori di energia disponibile alla convezione sull’ordine dei 3000 J/kg, ha portato al rapido sviluppo di un imponente mesociclone, il quale a sua volta, per via della rotazione, ha assunto un accentuato moto deviante verso destra (verso sud-est piuttosto che verso est). La cella temporalesca quindi, nata a nord di Vicenza, si è portata a nord di Padova e quindi sulla Riviera del Brenta mantenendo una struttura ben definita (vedi immagine al satellite visibile).

Il radar meteorologico dell’Arpav mostra un evidente eco ad uncino sul settore meridionale del sistema e un altrettanto evidente V-notch su quello settentrionale. Inoltre, già da subito si apprezza la dimensione e l’isolamento della cella in questione con elevati valori di riflettività, tutti indizi che devono mettere all’erta.

Alle ore 16.30 la cella si trova sul padovano settentrionale e si avvicina rapidamente al veneziano con la sua imponente incudine.

Alle 17.10 inizia a definirsi il mesociclone.

Alle 17.30 il tornado è pienamente operativo e inizia la sua attività distruttiva come si avrà modo di osservare nelle successive foto.

Nel contempo, immediatamente a nord del tornado inizia una violenta grandinata mista a pioggia con chicchi di varie forme fino a 5 cm di diametro.

ESSL (European Severe Storms Laboratory, www.essl.org), a seguito di un’analisi dei danni sul path del tornado compiuta nei giorni immediatamente successivi all’evento, valuta un grado massimo di intensità F4 sulla scala Fujita sull’area della Riviera del Brenta, tra Mira e Dolo. Sono comunque in corso studi più approfonditi sulle varie tipologie di danno per stimare nella maniera più oggettiva e precisa possibile l’intensità del tornado in questione.

 

 

Onda calda: ora si fa sul serio

Finora abbiamo scherzato.
L'onda calda per la quale abbiamo tracciato il percorso fino ad oggi ha seguito la traiettoria prevista, per i motivi illustrati nell'articolo di qualche giorno fa.

Ora si passa alla seconda parte dell'evento.
Nelle prime ore di sabato prossimo la grande bolla di aria calda raggiungerà i valori di geopotenziale più alti; questo significa – in termini spiccioli – che raggiungerà la massima potenza di pompaggio dell'aria calda dall'Africa e dalle lande europee già roventi, come la Spagna e la Francia, verso il resto del nostro Continente sotto il risucchio operato dalle Correnti a Getto di passaggio poco più a nord.
Da quel momento, lentamente, il promontorio perderà vivacità.
Ma la fregatura – se così si può dire – sta proprio qui. Un promontorio caldo meno potente NON VUOL DIRE che da quel momento porterà temperature più basse; NON VUOL DIRE che inizierà ad essere mangiato dalle perturbazioni. Anzi …

Basta ricordarsi la regolina: il geopotenziale è più alto se sono più alte la pressione e la temperatura, ma anche se è più bassa l'umidità (medie).
Da sabato la pompa calda verrà quindi staccata, ma l'aria rovente arrivata sul Mediterraneo e la terraferma europea inizierà a galleggiare sul posto, diventando un qualcosa di passivo, in balìa di eventuali correnti di passaggio. Non si esaurirà lentamente, perché in questo periodo dell'anno non ci sono terre o mari freddi che possano diluirla dal basso per contatto o irraggiamento. La massa d'aria però inizierà a caricarsi di umidità dal basso, per l'ulteriore evaporazione dell'acqua dai mari e per la sostanziale minore “pressione” dall'alto esercitata dalla bolla calda in sé.
Questo si tradurrà in un aumento della convezione, della turbolenza, e quindi in un certo calo della pressione; fattore, questo, che si traduce ovviamente nel calo di geopotenziale anche senza variazioni della temperatura media.
Quindi la grande bolla rovente rimarrà lì, ferma, finché non verrà spalmata ulteriormente, oppure non verrà soffiata da altre parti, oppure ancora non verrà diluita dall'incessante rimescolamento che solo temporali organizzati ed estesi possono mettere in mostra.

Quindi cosa succederà nel breve?
Alcuni soffi di aria fresca oceanica, che in generale hanno strada aperta verso le coste atlantiche del Continente, raggiungeranno presto le Isole Britanniche e i litorali francesi, spingendo più ad est (verso Polonia, Repubblica Ceca e poi Balcani) la bolla calda e asciutta che finora ha portato le punte oltre i 35-38 gradi in Francia; ma andrà anche più a sud, proprio in direzione dell'Italia. TUTTE quelle citate sono zone dove l'aria calda (e un po' più asciutta di quella finora presente, per quanto riguarda l'Italia) tornerà a galleggiare fino alla prossima occasione, fino al prossimo passaggio ravvicinato di una perturbazione.

In sostanza, nonostante un lento alleggerimento del potente promontorio di aria africana, da domenica farà ancora più caldo, e probabilmente si raggiungeranno punte di 36-39°C, forse anche 40°C in alcune regioni del Centro-Nord. Le candidate sono sempre le solite: Pianura Padana (in particolare Lombardia, Emilia e basso Veneto), Valdarno Inferiore, Valtiberina e vallate collinari tra Marche ed Abruzzo.
Sì, ok, ogni tanto spunterà quel temporale breve ma feroce che farà sperare in una rinfrescata. Ma sappiamo bene che spesso non è altro che una ulteriore fregatura, perché rischia di far solo aumentare l'umidità, e quindi l'afa appena tornerà il sole.
Andrà un pelo meglio nel Meridione, che continuerà a rimanere un po' più scoperto; ma anche qui la temperatura è destinata a salire.

Per la previsione da giovedì in poi bisogna aspettare.

Onda calda in arrivo: come dovrebbe muoversi, e perché

In questo periodo dell'anno il sole di mezzogiorno si trova nel punto più alto sull'orizzonte, allo zenit sul Tropico del Cancro.
Il deserto del Sahara quindi subisce un gran riscaldamento, raggiunge temperature estreme, ed è sede di una bolla di aria calda e asciutta che poi – lentamente – viene soffiata verso le Canarie e l'aperto Atlantico dagli Alisei (fiacchi, per la convezione poco profonda ed estesa che si crea sopra l'area desertica).
Qui la bolla in parte si smorza, ma il mare piuttosto caldo ne permette anche il sostentamento per alcuni giorni.

Se nel frattempo poco più a nord – diciamo tra le Azzorre e le coste del Golfo di Biscaglia – passa una Corrente a Getto sufficientemente veloce, allora quello che rimane della bolla calda viene risucchiato in questa direzione e poi spalmato verso la terraferma europea. 

E' proprio quello che succederà nei prossimi giorni, a partire da domani.
La Spagna sarà l'obiettivo primario, e qui ci sarà un'ondata di caldo davvero intensa. Ma anche altre regioni d'Europa avranno la loro dose di caldo, per diversi motivi.
Il muro bollente offerto dalla Spagna accentuerà la differenza di temperatura con l'aria fresca portata dalla perturbazione collegata alla Corrente a Getto, e spingerà quest'ultima a deviare verso nord; quindi, di riflesso, la bolla di aria calda E SECCA presente in Iberia verrà soffiata anche verso l'Europa centrale, e in parte in direzione del Mediterraneo.
Sottolineo l'aspetto dell'aria secca, perché questo permetterà alla radiazione solare di scaldare velocemente la terraferma, ma anche di far evaporare una gran quantità d'acqua dalla superficie del Mediterraneo. Questo da domenica o lunedì prossimo.

A questo punto bisogna ricordare una cosa: il geopotenziale, ossia quel parametro che in qualche modo decide le sorti delle figure di alta e bassa pressione, è una misura di pressione, temperatura e umidità. Più le prime due sono alte (e la terza bassa) più il geopotenziale è alto.
Ora, sulla terraferma, dove verrà soffiata l'aria calda, il geopotenziale sicuramente aumenterà molto velocemente, sia per le temperature alte sia per l'aria secca.
Sul Mediterraneo, invece, ci sarà una sorta di tenue resistenza all'aumento di questo parametro proprio per l'aria umida in basso, via via più carica di vapore mano a mano che i venti caldi marceranno dalle coste algerine verso le Baleari, poi la Sardegna, le coste francesi, e infine quelle italiane. E la stessa cosa succederà – 24/48 ore dopo – sul Mare del Nord, dove la bolla calda proverà ad arrivare.

Risultato: l'asse più forte del promontorio, ovvero di quella figura plasmata dalla bolla calda in quota, passerà da Spagna, Francia centrale, parte dell'Inghilterra, Germania e – grazie all'arricciamento dei venti generato dalla spinta del Getto sul bordo “destro” della Corrente – tra Scandinavia e Baltico, dove si formerà un'alta pressione piuttosto robusta vicino al suolo.
L'Italia dovrebbe essere colpita, ma in maniera più variegata, subdola, non così completa come si potrebbe pensare ad una prima occhiata delle mappe.

Le regioni più esposte potrebbero essere parte della Sardegna (perché, sostanzialmente, più vicina alla fonte di calore dalla quale proverranno i venti), il nord-ovest (più vicino alla Francia, colpita in pieno), il nord-est (soprattutto in termini di afa, per il risucchio di aria umida dall'Adriatico verso le Alpi a seguire il passaggio caldo sul Continente) e il versante tirrenico, dove nelle aree vicine al mare almeno ci saranno brezze umide e meno calde nelle ore centrali, mentre nelle aree interne la temperatura salirà parecchio, oltre i 30-32 gradi.
Anche il versante adriatico avrà la sua dose (minore) di caldo, ma sia per la posizione in parte riparata dall'Appennino, sia per la presenza dell'alta pressione forte sulla Scandinavia, potrebbe anche essere più esposta a venti più instabili, meno caldi rispetto al resto della Penisola, e forse forieri di temporali almeno in una prima fase.

Comunque una previsione generica a più di 4-5 giorni al momento non è possibile; quindi dovremo tornare sull'argomento più avanti, per capire bene le sorti del promontorio nella prima settimana di luglio.

Arriva l'estate: perchè il caldo fa così paura?

L’estate del 2003, la più calda del secolo in Italia e in Europa, si è rivelata del tutto eccezionale, certamente per i connotati climatici, ma indubbiamente anche per averci lasciato in eredità un segno indelebile, una cicatrice insanabile. Da allora, ogni anno, si ripete il tormentone di chi teme il ritorno dello spauracchio africano, di chi suda ancor prima che il caldo arrivi, quando sarebbe senz’altro più opportuno affrontare la (bella) stagione con maggior serenità. 

Forse è per questo che il caldo oggi fa più paura, ma certamente c'è dell'altro. La percezione palpabile di un clima che sta cambiando sotto i nostri occhi può essere un ulteriore elemento di inquietudine. In questo caso non è la singola anomalia a generare la consapevolezza che il Pianeta si sta riscaldando, ma il trend. In altre parole, le ondate di calore ci sono sempre state, l'anticiclone nord-africano spadroneggiava tranquillamente sul Mediterraneo anche nei “freschi” anni 50, 60, 70, ma mentre allora si poteva parlare di eccezione, oggi si parla di trend. Il trend non è più un episodio isolato, senza significato ai fini climatici, ma è un processo che manifesta palesemente una direzione e un verso. Le ondate di calore estive prima si contavano sulle dita di una mano, oggi non bastano mani e piedi. Tutto punta verso un clima più caldo.

Proprio questo scollamento tra il tempo dei ricordi e il tempo presente esacerba l'ansia di non riuscire a sopportare il caldo perchè, vige ancora l'idea che contrariamente a quanto si può fare con il freddo (coprirsi), nulla si può fare per difendersi dal caldo. Eppure oggi i climatizzatori sono disseminati ovunque e permettono alla maggior parte di noi di superare anche questo ostacolo. In via teorica potremmo trascorrere un'intera estate senza patire minimamente il caldo, vivendo in ambienti climatizzati e poter così tutelare la cosa più importante, la salute.

Ma se il caldo fa paura e i condizionatori non bastano, rimane l'unica via di uscita, probabilmente la più importante: la resilienza. adattarsi pian piano al clima che cambia, sbarazzarsi dei vari Scipioni, Caronte e Agamennone, far buon viso a cattivo gioco e guardare il bicchiere mezzo pieno. Non è solo un consiglio personale dell'autore di questa chiacchierata, ma una vera e propria strategia posta in essere persino dalla Commissione Europea proprio per far fronte a 360 gradi alle conseguenze del cambiamento climatico in atto. A tal proposito vi invito a dare un'occhiata a questo interessante documento, redatto dal Dottor Carlo Cacciamani, Direttore del settore IdroMeteoClima Arpa Emilia-Romagna.

Detto questo non mi rimane che augurare a tutti voi, carissimi lettori, una buona estate (e stiamo sereni…)

Luca Angelini

Cosa succede quando i TEMPORALI devono valicare le Alpi?

Non è certo difficile intuire quante difficoltà incontrino quelle perturbazioni che, in arrivo da nord, devono affrontare l’impegnativo superamento della catena alpina

Le masse d’aria di origine polare e di natura marittima che nel semestre estivo si trovano a fluire per motivi sinottici verso meridione, scorrono sopra territori orograficamente tormentati (Scandinavia, Baltico) con continua alternanza di terraferma e mare. Sono così costrette a misurarsi con diversi “sobbalzi” termici e meccanici che ne rimescolano lo spessore. A costo di un lieve riscaldamento, la nostra massa d’aria ha così acquistato ora un notevole spessore verticale, anche oltre i 3.000 metri.

In questo modo può agevolmente superare la catena alpina, un po’ come fa un’alta onda del mare quando si approssima ad una scogliera più bassa. L’onda si infrange ma dalla parte riparata ricadono cascate di schiuma e si forma una nuova onda più piccola e disordinata.

E allora immaginiamo il nostro fronte freddo che, una volta impattate le Alpi da nord, le abbraccia ondulando vistosamente: è il primo passo che porterà ad un sensibile peggioramento del tempo anche sul versante padano. L’aria fredda irromperà dapprima dalla porta della Bora, poichè da quel lato le montagne sono meno elevate, lo stramazzo dal lato piemontese e lombardo invece tarderà di alcune ore.

Nel semestre estivo la sequenza dei fenomeni, solitamente temporali violenti accompagnati da grandinate e eventuali fenomeni vorticosi, è la seguente (lo possiamo vedere anche dalle figure che seguono:

1 – Il fronte freddo si approssima alle Alpi

2 – La massa nuvolosa frontale abbraccia i versante esteri della chiostra alpina ondulando vistosamente (vedi figura).

3 – L’aria fredda penetra dalla porta adriatica prima e da quella ligure dopo e il fronte si spezza.

4 – Dietro il fronte spezzato si forma una linea di groppo post-frontale che scende dalle Alpi precipitando veloce verso la val Padana.

Questa situazione porta dunque una sequenza di forti temporali a partire dal Triveneto, in particolare le Venezie, con coinvolgimento successivo della pianura lombarda, basso Piemonte ed Emilia Romagna. Intanto i primi rovesci si preparano sulla Liguria per ingresso del Libeccio freddo. Il fronte si sta spezzando. La linea di confluenza che deriva dalla saldatura tra le masse nuvolose entranti è già pronta e sfonda poi da nord investendo anche la Valle d’Aosta, il Piemonte e ancora la Lombardia.

Al suo seguito si avrà una rapida e consistente discesa delle temperature per ingresso ovunque del vento da nord e la possibilità di nevicate sulle Alpi a quote magari anche modeste per la stagione. Solo il seguito della massa d’aria, solitamente più asciutto, potrà dar luogo a un miglioramento ma non prima della giornata successiva. Torneranno cieli tersi, tempo molto fresco e  ventoso ma ancora possibilità di rovesci pomeridiani a macchia di leopardo per la presenza solitamente di ulteriori pacchetti di aria fredda in quota.

Preme sottolineare che proprio la natura turbolenta dei processi fisici coinvolti spesso può ricadere in una certa approssimazione prognostica. Questa mancanza può venire risolta in ambito previsionale introducendo il valore aggiunto della possibile percezione del tempo che farà, ovvero indicando la possibilità di fenomeni temporaleschi a macchia di leopardo, facendo intendere che questi ultimi potranno colpire duro a scala locale, ma parimenti a scala locale, lasciare all'asciutto molti altri.

Luca Angelini

Quali sono le cause di un'estate più calda della norma?

Avanti, siamo sinceri: chi di noi non ha ancora letto o sentito che la prossima estate sarà una stagione da record? Si certo, esattamente come avrebbe dovuto esserlo lo scorso inverno, così come avrebbe dovuto esserlo la scorsa estate e così via… Ora, per non rimanere imbrigliati nella rete delle falsità, alias meteo-climabufale, propinate ormai quotidianamente dalle fonti più disparate, non ci rimane che uscire dall'indotto e tornare a ragionare con la nostra testa. Non servono chissà quali conoscenze tecniche per comprendere le cause che, se operanti in sinergia, possono portare ad una stagione estiva più calda della norma. Andiamo dunque ad analizzarle. Non ci sarà difficile tenerle a mente.

Prima cosa: sembrerà banale ma in estate fa caldo perchè c'è il sole: sole alto nel cielo, sole che insiste per molte ore e che riscalda fortemente il terreno quindi la massa d'aria sopra di esso. Ma per avere il sole dobbiamo contare sulla presenza di un anticiclone. Non un anticiclone qualunque, bensì lui, il temuto anticiclone nord-africano.

Arriviamo così al secondo passo: l'anticiclone nord-africano è un'arma a doppio taglio. Oltre alla compressione della massa d'aria al suo interno, caratteristica questa di tutti gli anticicloni, il “ciclope dei deserti” viene alimentato dalle roventi masse d'aria che sovrastano le dune del Sahara e che in estate raggiungono agevolmente i 45 gradi, talvolta anche i 50 gradi. Ma tra noi e l'Africa c'è il mare. Ecco che la massa d'aria africana, in origine caldissima ma secca, inizia ad assorbire umidità dal mare per evaporazione. Maggiore è la temperature dell'aria e maggiore è l'evaporazione. Inoltre, se pensiamo che più una massa d'aria è calda, e maggior quantità di vapore può contenere, è facile immaginare che questa situazione porterà caldo intenso di tipo afoso, talvolta anche insopportabile.

Bene (si fa per dire), ma possiamo sapere con qualche tempo di anticipo, qualche giorno anche qualche settimana, se il “cammello” dell'aria arriverà fino da noi? Un indizio ci può derivare dall'analisi delle anomalie termiche delle acque sul golfo di Guinea. Se le acque suddette sono più fresche della norma, viene a generarsi una corrente che dal mare (sud) soffia verso il Sahel (nord). Una sorta di enorme brezza marina che va sotto il nome di Monsone dell'Africa nord-occidentale. E chiaro che il Monsone spingerà verso nord  la linea dove confluiscono gli Alisei dei due emisferi, normalmente posta attorno all'Equatore (Linea I.T.C.Z.) e, di conseguenza, anche la banda anticiclonica subtropicale che dunque andrà ad invadere il Mediterraneo e l'Italia.

Una volta insediato l'anticiclone africano rimane l'ultimo tassello per avere un'estate insopportabile: la mancanza di precipitazioni, magari già nella stagione primaverile. Questo perchè se il terreno è secco, il riscaldamento solare cede all'aria tutta l'energia e quindi il calore, mentre in caso di terreno umido o bagnato parte di questo calore verrebbe utilizzato per il processo di evaporazione e manterrebbe le temperature complessivamente meno elevate.

Per concludere, guardate quanti fattori concorrono a creare un'estate più calda della norma: intenso soleggiamento, alta pressione nord-africana, monsone, evaporazione del mare, terreno secco già dalla primavera. Un ultimo appunto: nel caso attuale (estate 2015), non date credito a chi paventa un'estate con caldo record per via del fenomeno di El Nino. Gli “addetti ai lavori” sanno infatti benissimo che le eventuali conseguenze di questo fenomeno, qualora si verificasse con elevata magnitudo (al momento è ancora debole-moderato), si faranno sentire sul comparto euro-atlantico non prima dei 3-4 mesi successivi. A buon intenditor…

Luca Angelini

APP e previsioni meteo: “just an illusion”

Pranzo all'aperto: che tempo farà tra una settimana alle ore 13.00 a Roma, Villa Borghese? Mano allo smartphone e il tempo non ha più misteri. La risposta corretta invece sarebbe un'altra: just an illusion, traduzione italiana: previsione impossibile. 

Un modo certamente singolare per iniziare la nostra consueta chiacchierata, ma che vuol essere volutamente d'impatto affinchè sia chi “ama” il tempo meteorologico, sia chi semplicemente lo usa, stiano in guardia dalla meteo tanto al chilo. Al centro dell'attenzione loro, le gettonatissime APP meteorologiche, qui discusse per dare a Cesare quel che è di Cesare, dimostrare la loro quasi totale inutilità e distinguersi dalle mode del nulla globale.

“Ooops, cade un mito”, sussurrerà qualcuno pensando alla sua APP, così carina da dar del filo da torcere alla propria moglie-fidanzata. “Questo è pazzo”, penserà qualcun altro rivolgendosi al sottoscritto come se fosse stato colto da “delirium omnipotens”.

Ma perchè queste APP non sarebbero in grado di suggerirci correttamente le previsioni del tempo a scala locale, perchè sarebbe tutta un'illusione? Ve lo spieghiamo con parole spicce ma efficaci.

I simbolini utilizzati nelle APP sono l'output grafico di un algoritmo matematico che, con metodo invisibile all'utente, estrae un dato numerico da un modello fisico-matematico. Ogni azienda che fornisce il servizio si appoggia infatti ai modelli fisico-matematici, quelli elaborati dai grandi Centri di Calcolo mondiali per simulare l'andamento dell'atmosfera, gli stessi sui quali si basano le previsioni del tempo in versione integrale per intenderci. Ebbene, apparentemente la soluzione di utilizzare un dato numerico e trasformarlo in dato grafico fruibile a tutti, by-passando la “noiosa lettura” dei vecchi bollettini, parrebbe geniale. E invece ecco l'intoppo.

Tanto per iniziare i modelli fisico-matematici suddividono l'area geografica di interesse in una griglia, la cui risoluzione orizzontale e verticale varia a modello a modello ma che non scende al di sotto dei 20-25 chilometri (reali). Guardate la figura in basso: se le leggi della Fisica fossero semplici calcoli dilettevoli, ogni volume all'interno della griglia potrebbe fornirci lo stato dell'atmosfera in un dato istante e dunque permetterci di prevedere il tempo con una risoluzione pari appunto a 20-25 chilometri. Purtroppo invece le equazioni utilizzate nel procedimento previsionale sono talmente complesse (non lineari) che per essere risolte devono essere ridotte in forma algebrica, quindi approssimate. Per questo motivo i dati disponibili non si riferiranno più agli spazi ai volumi posti all'interno della griglia, bensì gli soli punti della griglia (procedimento noto come discretizzazione).

Cosa significa? Che per ottenere una risoluzione minima, dovrò procedere come se volessi disegnare un'onda e dunque collegare almeno 4-5 punti della griglia. Il che equivale moltiplicare la nostra risoluzione per 4-5 ottenendo pertanto una risoluzione reale di circa 100 chilometri. Per di più i punti su cui sono stati inseriti i dati di rilevazione, possono non coincidere con una data località. Si opera dunque un'ulteriore approssimazione, “spostando” il dato verso la località desiderata e mischiandolo con quello del punto di griglia più vicino (processo noto come interpolazionecosì da ottenere il dato medio di ogni volumetto d'aria. 

Dunque, riassumendo: discretizzazione, interpolazione, aggiungiamoci anche insufficienza o eventuali inesattezze dei dati iniziali, passi di griglia di 100 chilometri, e siamo solo al tempo che fa tra un'ora! Ma facciamo anche un passo indietro: andate a controllare la vostra APP: vi sta rappresentando correttamente il tempo di che fa adesso? Si, no, forse… e poi, risoluzioni minime di 100 chilometri e noi ci illudiamo di conoscere il tempo su un quartiere di Roma tra una settimana? Se, come diceva il buon Lorenz, un piccolo errore ai dati iniziali, causa un processo a cascata che, nel processo di previsione, fa crescere l'errore in via esponenziale con il passare dei giorni, va da sè che le nostre APP nel giro di poche ore diventano uno strumento assolutamente inutile, addirittura dannoso per chi depone in esso false speranze. Non ci credete? Provate, interrogate le vostre APP, chiedete il tempo previsto sulla vostra località tra 15 giorni a una data ora, annotate i dati previsti in questo momento e poi andateli a ricontrollare tra un'ora, tra sei ore, domani, dopodomani, giorno dopo giorno. Non avrete che prender nota dei numerosi voltagabbana, di tastare con mano la loro quasi totale inutilità.

Purtroppo per noi, carissimi lettori, la Meteorologia fa eccezione con il resto del mondo. Qui la scienza non fa passare lo straniero. Qui le mode non attaccano. Qui non si possono sfornare strumenti predittivi modello Nostradamus. Qui non è consentito barare, ne tanto meno banalizzare. Qui all'alba del terzo millennio, le uniche previsioni affidabili (seppur anch'esse approssimate) rimangono quelle “noiose”, fruibili dai bollettini, magari antiquate e antipatiche, ma che lasciano ancora all'utente la discrezionalità, l'iniziativa di interpretare le parole, l'intuito per capire in proprio il tempo che farà, l'abilità concreta di immaginarlo sulla propria località. Un procedimento che sa di retrò ma che ci permette ancora di usare il cervello, ci consente ancora di rimanere legati con l'ultimo filo di lana al mondo reale. E di questi tempi, scusate se è poco…

Luca Angelini

Un'alta pressione può generare tempeste?

Tempeste di alta pressione: ne avete mai sentito parlare? Evidentemente no, dato che non possono esistere. La questione, a prima vista, potrebbe sembrare banale, tuttavia solo addentrandoci nel suo significato fisico e matematico, possiamo dimostrarlo nero su bianco. La soluzione del nostro quesito parte tracciando per prima cosa l'identikit delle nostre basse e alte pressioni: sul piano verticale una bassa pressione è una circolazioneche entro la quale convergono masse d'aria nei bassi strati. L'accumulo di aria , non potendo sfogare verso il basso (dove c'è il suolo) crea una colonna d'aria che salendo, toglie peso (ecco perchè si dice bassa pressione) rispetto alle zone circostanti. La salita provoca condensazione e quindi formazione di nubi e precipitazioni. L'alta pressione è l'esatto opposto: le masse d'aria convergono in quota e l'accumulo di aria che ne deriva, non potendo sfogare verso l'alto a causa del “tappo” opposto dalla stratosfera, crea una colonna d'aria che, scendendo, aggiunge peso rispetto alle zone circosanti (ecco perchè si parla di alta pressione). In questo caso l'aria in discesa incontra pressioni via via maggiori, dunque si comprime e si riscalda, dissipando le nubi e portando dunque il bel tempo.

Ma per comprendere quel che fa davvero la differenza tra i due soggetti sinottici, occorre esaminarli sul piano orizzontale. Nella bassa pressione l'aria non sale in verticale, bensì si avvita ruotando in senso antiorario attorno al proprio asse (nell'emisfero settentrionale). Nascono così tre forze: la forza di gradiente (G), che porta l'aria dall'alta verso a bassa pressione in via diretta, la forza centrifuga (C), che porta l'aria dal centro verso l'esterno e la forza di Coriolis (CO), che interviene a causa della rotazione terrestre. Ebbene, tralasciando l'ulteriore deviazione dovuta all'attrito nel caso di una bassa pressione al suolo, queste tre forze tendono a giungere ad uno stato di equilibrio che è noto in quota come Vento Geostrofico. Quest'ultimo si presenta pressochè (quasi) parallelo alle linee di uguale altezza geopotenziale (isoipse). La relazione che nasce tra le tre forze può essere schematizzato come segue: G=CO+C, ossia la forza di gradiente è uguale alla somma tra la forza di Coriolis e la forza centrifuga. La forza centrifuga in pratica “aiuta” quella di Coriolis a compensare il vento di gradiente e quindi, in definitiva la nostra bassa pressione, che può dunque approfondirsi sino a tempesta o uragano.  

Nel caso dell'alta pressione invece succede questo: C0=G+C, ossia la forza di Coriolis fa più fatica a contrastare le forze di gradiente e centrifuga che si sommano tra loro. Se ne deduce che, all'aumentare delle forze di gradiente e di quella centrifuga si arriverà ad un punto in cui la forza di Coriolis si annullerà e poi diventerà addirittura negativa, quindi incapace di compensare le forze che agiscono verso l'esterno. Ecco che l'anticiclone si indebolisce e si dissipa. Non si arriverà mai ad una tempesta.

Matematicamente parlando, senza tuttavia entrare nel dettaglio della formulazione, è interessante notare che nel caso della bassa pressione l'equazione che ne descrive il moto ci restituisce sempre una soluzione nel campo dei numeri reali, qualunque sia il gradiente barico (G). Nel caso dell'alta pressione invece la forza centrifuga (C) cresce con il quadrato della velocità del vento, mentre quella di Coriolis cresce linearmente, diventando dunque ad un certo momento incapace di compensarla. La nostra equazione ammette soluzioni reali fino ad un certo punto, dopodichè ci restituisce almeno una soluzione uguale a zero (l'alta pressione si indebolisce) e quindi nessuna soluzione reale (l'alta pressione si dissipa).

Un ultimo appunto: all'Equatore, dove viene a mancare la forza di Coriolis, si ha: G+CE=0. I più esperti avranno certamente capito che questa equazione non ammette soluzioni reali, il che vuol suggerirci che all'Equatore non possono esistere alte pressioni.

Luca Angelini

Aprile over 25: è normale che faccia così caldo?

2003 et al…. foschi presagi. Il repentino riscaldamento degli animi in quel della metà di aprile ha ben donde, viste le temperature che si sono raggiunte negli ultimi giorni. Non sono tanto i valori di picco, primo tra tutti gli oltre 30 gradi di Domodossola, a farci pensare, bensì l'andamento generale che ha visto impostarsi su due terzi dell'Italia un campo termico superiore alla media fino a 7-8 gradi per una settimana filata. Se calcoliamo che tale media si riferisce agli ultimi 30 anni, almeno 15 dei quali già in pieno Global Warming, la cosa fa ancor più pensare. E allora cosa scaturisce da tutti questi pensieri? Come sempre le leggi della Fisica e la loro traduzione concreta, ovvero la sinottica, ci tornano utili per capirne di più, senza farci abbagliare dai soliti dispensatori di meteorologia “alla spina”.

Prendiamo la carta del geopotenziale e della temperatura in quota ( 5.500 metri, mappa qui a fianco) si nota benissimo l‘omega spigolosa dell’alta pressione che, costretta ad ovest dal cut-off spagnolo e ad est dalla saccatura sulla Turchia si erge ripida lungo i meridiani centrali europei. Italia centrata in pieno. Sulle nostre regioni settentrionali lo stretto gomito del vertice anticiclonico causa incremento della vorticità negativa per via della curvatura, con intensa compressione adiabatica che scalda e asciuga la massa d’aria lungo l'intera colonna sottostante.

Quest’aria, come si nota dal campo di geopotenziale e temperatura a 850hPa (mappa in basso), è di recente origine nord-africana, quindi già calda di suo e, per quanto detto sopra, giunge sull’Italia dai quadranti nord-occidentali. L’aria secca, come noto, si scalda rapidamente durante il giorno, grazie al generoso soleggiamento e inoltre, per quanto riguarda le zone sud-alpine e le regioni padane, ulteriore riscaldamento è dato da un debole effetto favonico prodotto proprio dai venti da di caduta nord-ovest sopra citati. Un piccolo contributo ma anche la goccia che fa traboccare il vaso: è la normalità che diventa anomalia. Da qui le temperature superiori alla media anche di 7-8 gradi, da qui il muro dei quasi 30 gradi a metà aprile.

Insomma un’ondata di caldo africano in piena regola. Che sia l'antipasto di quel che verrà durante la prossima estate? Oppure si tratta solo di un episodio occasionale? Lo sapremo solo al risveglio del Monsone dell'Africa occidentale: dovesse scendere dal letto col piede sbagliato sarebbero dolori, ma tutto è ancora da decidere e in Meteorologia l'errore più banale che si possa commettere è quello di fasciarsi anzitempo la testa. 

Luca Angelini

Le previsioni per la Pasqua: da sempre una spina nel fianco

La tradizione vuole che la Pasqua – dopo un inizio di primavera più gradevole – sia capricciosa, instabile, spesso fresca.

E tradizione vuole anche che il meteorologo – alla ricerca della previsione per il week-end pasquale – vada nel panico per l'improvvisa quanto apparentemente inspiegabile inaffidabilità dei modelli numerici in tale occasione.
E' d'altra parte esperienza di tutti gli anni: quando si arriva a consultare, sondare, scrivere, elaborare le previsioni per la Pasqua le percentuali di errore si amplificano più che in ogni altro periodo dell'anno. Gli albergatori ne sanno qualcosa, così come i meteorologi che sono stati spesso coinvolti in polemiche vuote.

Ma cosa succede di così strano a Pasqua?
Non penso ci sia niente di misterioso, e probabilmente il tutto può essere ricondotto a due fattori distinti che si combinano tra loro:

– Visto l'arrivo di un periodo festivo il meteorologo è chiamato a fare previsioni dettagliate a più lungo termine rispetto al solito.
Sono numerose le tipologie di clienti che hanno bisogno, necessità, di informazioni puntuali in tempo per organizzare il proprio lavoro in queste occasioni; ed ecco che quindi il previsore è chiamato agli straordinari, alle eccezioni, allo spingersi oltre dei limiti in realtà invalicabili.
In molti casi si può ovviare discutendone con il cliente stesso e presentando delle tendenze di massima; in altri casi, però, non è possibile trovare alternative, e allora il meteorologo non può che INVENTARE, letteralmente.
Con l'avvicinarsi della scadenza, poi, la previsione lentamente prende corpo; tuttavia presenterà ancora delle oscillazioni che il meteorologo – se ansioso di fare bene il proprio lavoro e incapace di mantenere il completo controllo – rischia di seguire di volta in volta confondendosi, confondendo il risultato del proprio lavoro, e confondendo anche il cliente presentando risultati opposti a brevi distanze di tempo.
Insomma, la componente umana è fondamentale, è sempre presente, ma in casi di festività diventa preponderante o comunque più sentita.

– C'è poi il fattore naturale: la stagione in essere.
Durante la prima parte della primavera le nostre latitudini si risvegliano lentamente dall'inverno, e l'aria calda lentamente prende di nuovo il sopravvento, sia per avvezione dal Tropico, sia per convezione dal suolo irragiato da un Sole sempre più alto.
E proprio la convezione segna improvvisamente il passo tra la fine di marzo e buona parte di aprile, con l'esplosione di cumuli e cumulonembi in condizioni atmosferiche che fino a 10-20 giorni prima avrebbero magari mantenuto cieli sereni e limpidi; oppure con la formazione di basse pressioni più ampie in mare aperto.
Questo è un grosso problema per i modelli numerici di previsione, che – in larga parte – utilizzano degli schemi di calcolo della convezione adatti solo per l'inverno (quando è molto fiacca) o solo per l'estate (quando invece è preponderante), secondo delle procedure piuttosto complesse.
Nel periodo pasquale, quindi, nessuno dei due schemi va bene in assoluto, e allora i modelli tenderanno SEMPRE a stimare in maniera palesemente errata la convezione e i suoi effetti su piccola e grande scala.
“Eh sì, allora dovrebbe succedere lo stesso anche in autunno, no? Anche lì la convezione non è mica calcolata bene!”
Vero, ma nel periodo autunnale non ci sono festività impellenti che chiamino il previsore a fornire servizi su scadenze e dettagli fuori scala. E si torna al primo punto della questione.
Provate, verso fine ottobre o novembre, a fare caso a quante volte dovrete correggere la vostra idea di previsione per i giorni successivi rispetto alle volte in cui lo fate durante l'estate o il pieno inverno. Avrete delle sorprese!

Comunque chi ha un po' di fantasia potrebbe anche essere portato a valutare il ruolo nella questione delle fasi lunari, visto che la Pasqua cade sempre nella prima domenica dopo la prima Luna Piena successiva all'Equinozio di Primavera.
Ma, appunto, ci vuole fantasia: anche sforzandomi di trovare qualche relazione non riesco ad arrivare ad una conclusione, e non penso sia un limite personale.

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