Intorno alle 17.30 una supercella temporalesca prefrontale ha generato un violento tornado durato circa 15 minuti che ha colpito da nord-ovest verso sud-est una fascia di territorio tra i comuni di Pianiga, Dolo e Mira, in provincia di Venezia. Secondo i rilievi eseguiti dall’ESSL (European Severe Storms Laboratory, www.essl.org) e da alcuni appassionati di meteorologia, la traccia al suolo dei danni provocati dal vortice ricopre una lunghezza di circa 11 km e una larghezza media di circa 700 metri. Vi sono stati gravi danni materiali alle abitazioni, ai capannoni, alle macchine e alla vegetazione in genere come si evince dalle foto allegate, nonché una vittima, una novantina di feriti e un centinaio di sfollati. Sono stati danneggiati 432 edifici nei 3 comuni colpiti, per un totale dei danni di quasi 100 milioni di euro.
Responsabile di questo evento vorticoso è stata una saccatura di aria fresca e secca in quota (500 hPa, vedi immagine seguente) dalla Francia in transito verso est che sulla pianura veneta orientale ha trovato condizioni predisponenti ad intensa fenomenologia temporalesca, quali tra tutte valori di temperatura di rugiada tra 24°C e 26°C dovuti al campo di alta pressione dinamica di matrice africana presente sull’Italia nei giorni precedenti.

Un ruolo chiave probabilmente è stato svolto da un minimo di bassa pressione al suolo sul ferrarese orientale che ha generato un flusso sciroccale piuttosto teso e assai umido verso l’entroterra veneto (vedi le due immagine seguenti), che va a scontrarsi con un flusso più secco da sud-ovest proprio sul padovano orientale e veneziano.


Questo scontro ha originato una considerevole convergenza dei venti al suolo che, unita a valori di energia disponibile alla convezione sull’ordine dei 3000 J/kg, ha portato al rapido sviluppo di un imponente mesociclone, il quale a sua volta, per via della rotazione, ha assunto un accentuato moto deviante verso destra (verso sud-est piuttosto che verso est). La cella temporalesca quindi, nata a nord di Vicenza, si è portata a nord di Padova e quindi sulla Riviera del Brenta mantenendo una struttura ben definita (vedi immagine al satellite visibile).

Il radar meteorologico dell’Arpav mostra un evidente eco ad uncino sul settore meridionale del sistema e un altrettanto evidente V-notch su quello settentrionale. Inoltre, già da subito si apprezza la dimensione e l’isolamento della cella in questione con elevati valori di riflettività, tutti indizi che devono mettere all’erta.

Alle ore 16.30 la cella si trova sul padovano settentrionale e si avvicina rapidamente al veneziano con la sua imponente incudine.

Alle 17.10 inizia a definirsi il mesociclone.

Alle 17.30 il tornado è pienamente operativo e inizia la sua attività distruttiva come si avrà modo di osservare nelle successive foto.


Nel contempo, immediatamente a nord del tornado inizia una violenta grandinata mista a pioggia con chicchi di varie forme fino a 5 cm di diametro.

ESSL (European Severe Storms Laboratory, www.essl.org), a seguito di un’analisi dei danni sul path del tornado compiuta nei giorni immediatamente successivi all’evento, valuta un grado massimo di intensità F4 sulla scala Fujita sull’area della Riviera del Brenta, tra Mira e Dolo. Sono comunque in corso studi più approfonditi sulle varie tipologie di danno per stimare nella maniera più oggettiva e precisa possibile l’intensità del tornado in questione.





L’estate del 2003, la più calda del secolo in Italia e in Europa, si è rivelata del tutto eccezionale, certamente per i connotati climatici, ma indubbiamente anche per averci lasciato in eredità un segno indelebile, una cicatrice insanabile. Da allora, ogni anno, si ripete il tormentone di chi teme il ritorno dello spauracchio africano, di chi suda ancor prima che il caldo arrivi, quando sarebbe senz’altro più opportuno affrontare la (bella) stagione con maggior serenità.
Non è certo difficile intuire quante difficoltà incontrino quelle perturbazioni che, in arrivo da nord, devono affrontare l’impegnativo superamento della catena alpina.
Avanti, siamo sinceri: chi di noi non ha ancora letto o sentito che la prossima estate sarà una stagione da record? Si certo, esattamente come avrebbe dovuto esserlo lo scorso inverno, così come avrebbe dovuto esserlo la scorsa estate e così via… Ora, per non rimanere imbrigliati nella rete delle falsità, alias meteo-climabufale, propinate ormai quotidianamente dalle fonti più disparate, non ci rimane che uscire dall'indotto e tornare a ragionare con la nostra testa. Non servono chissà quali conoscenze tecniche per comprendere le cause che, se operanti in sinergia, possono portare ad una stagione estiva più calda della norma. Andiamo dunque ad analizzarle. Non ci sarà difficile tenerle a mente.
Una volta insediato l'anticiclone africano rimane l'ultimo tassello per avere un'estate insopportabile: la mancanza di precipitazioni, magari già nella stagione primaverile. Questo perchè se il terreno è secco, il riscaldamento solare cede all'aria tutta l'energia e quindi il calore, mentre in caso di terreno umido o bagnato parte di questo calore verrebbe utilizzato per il processo di evaporazione e manterrebbe le temperature complessivamente meno elevate.
Pranzo all'aperto: che tempo farà tra una settimana alle ore 13.00 a Roma, Villa Borghese? Mano allo smartphone e il tempo non ha più misteri. La risposta corretta invece sarebbe un'altra: just an illusion, traduzione italiana: previsione impossibile.
Dunque, riassumendo: discretizzazione, interpolazione, aggiungiamoci anche insufficienza o eventuali inesattezze dei dati iniziali, passi di griglia di 100 chilometri, e siamo solo al tempo che fa tra un'ora! Ma facciamo anche un passo indietro: andate a controllare la vostra APP: vi sta rappresentando correttamente il tempo di che fa adesso? Si, no, forse… e poi, risoluzioni minime di 100 chilometri e noi ci illudiamo di conoscere il tempo su un quartiere di Roma tra una settimana? Se, come diceva il buon Lorenz, un piccolo errore ai dati iniziali, causa un processo a cascata che, nel processo di previsione, fa crescere l'errore in via esponenziale con il passare dei giorni, va da sè che le nostre APP nel giro di poche ore diventano uno strumento assolutamente inutile, addirittura dannoso per chi depone in esso false speranze. Non ci credete? Provate, interrogate le vostre APP, chiedete il tempo previsto sulla vostra località tra 15 giorni a una data ora, annotate i dati previsti in questo momento e poi andateli a ricontrollare tra un'ora, tra sei ore, domani, dopodomani, giorno dopo giorno. Non avrete che prender nota dei numerosi voltagabbana, di tastare con mano la loro quasi totale inutilità.
Tempeste di alta pressione: ne avete mai sentito parlare? Evidentemente no, dato che non possono esistere. La questione, a prima vista, potrebbe sembrare banale, tuttavia solo addentrandoci nel suo significato fisico e matematico, possiamo dimostrarlo nero su bianco. La soluzione del nostro quesito parte tracciando per prima cosa l'identikit delle nostre basse e alte pressioni: sul piano verticale una bassa pressione è una circolazioneche entro la quale convergono masse d'aria nei bassi strati. L'accumulo di aria , non potendo sfogare verso il basso (dove c'è il suolo) crea una colonna d'aria che salendo, toglie peso (ecco perchè si dice bassa pressione) rispetto alle zone circostanti. La salita provoca condensazione e quindi formazione di nubi e precipitazioni. L'alta pressione è l'esatto opposto: le masse d'aria convergono in quota e l'accumulo di aria che ne deriva, non potendo sfogare verso l'alto a causa del “tappo” opposto dalla stratosfera, crea una colonna d'aria che, scendendo, aggiunge peso rispetto alle zone circosanti (ecco perchè si parla di alta pressione). In questo caso l'aria in discesa incontra pressioni via via maggiori, dunque si comprime e si riscalda, dissipando le nubi e portando dunque il bel tempo.
tra loro. Se ne deduce che, all'aumentare delle forze di gradiente e di quella centrifuga si arriverà ad un punto in cui la forza di Coriolis si annullerà e poi diventerà addirittura negativa, quindi incapace di compensare le forze che agiscono verso l'esterno. Ecco che l'anticiclone si indebolisce e si dissipa. Non si arriverà mai ad una tempesta.
2003 et al…. foschi presagi. Il repentino riscaldamento degli animi in quel della metà di aprile ha ben donde, viste le temperature che si sono raggiunte negli ultimi giorni. Non sono tanto i valori di picco, primo tra tutti gli oltre 30 gradi di Domodossola, a farci pensare, bensì l'andamento generale che ha visto impostarsi su due terzi dell'Italia un campo termico superiore alla media fino a 7-8 gradi per una settimana filata. Se calcoliamo che tale media si riferisce agli ultimi 30 anni, almeno 15 dei quali già in pieno Global Warming, la cosa fa ancor più pensare. E allora cosa scaturisce da tutti questi pensieri? Come sempre le leggi della Fisica e la loro traduzione concreta, ovvero la sinottica, ci tornano utili per capirne di più, senza farci abbagliare dai soliti dispensatori di meteorologia “alla spina”.
dai quadranti nord-occidentali. L’aria secca, come noto, si scalda rapidamente durante il giorno, grazie al generoso soleggiamento e inoltre, per quanto riguarda le zone sud-alpine e le regioni padane, ulteriore riscaldamento è dato da un debole effetto favonico prodotto proprio dai venti da di caduta nord-ovest sopra citati. Un piccolo contributo ma anche la goccia che fa traboccare il vaso: è la normalità che diventa anomalia. Da qui le temperature superiori alla media anche di 7-8 gradi, da qui il muro dei quasi 30 gradi a metà aprile.