OUTLOOK GENNAIO 2025

PREMESSA

Il mese di dicembre ha confermato le linee dell’analisi precedente evidenziando, in modo particolare, il basso flusso degli eddy (flussi vorticosi verticali con trasferimento di calore e di momento) che ha indotto un notevole raffreddamento della medio alta stratosfera polare dove i venti zonali si sono intensificati in maniera importante.
La troposfera, emissaria principale delle dinamiche d’onda, in grado quindi o meno di intrudere in stratosfera e di disturbare il vortice polare, ha mantenuto un pattern multionda (fino a 6 k-waves) che ha notevolmente frammentato i flussi di calore verticali inibendo la propagazione verticale di fasi d’onda in stratosfera ma anche, in ultimo, ostacolando una propagazione in orizzontale, a causa di progressive, benché intermittenti, accelerazioni dei venti zonali, limitatamente al di sopra dei 60/65°N.
Il pattern attuale si presenta con 3 waves troposferiche di rilievo: un ridge a ridosso del settore orientale del Pacifico settentrionale in direzione dell’Alaska, un altro più debole verso la catena himalayana, un terzo più basso di latitudine nel settore centro orientale del Nord Atlantico.
Quest’ultimo sta attualmente accompagnando il tempo sull’Europa centro meridionale permettendo un’alternanza di fronti freddi con direttrice principale da nord ovest verso sud est con distensioni zonali verso l’Europa centrale che favoriscono una risposta più fredda da est o da nord est anche verso il Mediterraneo centrale che, a tratti condiziona il tempo soprattutto delle regioni adriatiche centro meridionali.

 

ANALISI TELECONNETTIVA

Un primo debole e fugace (anche dubbio in quanto non verificato secondo tutti i metodi di calcolo) superamento della soglia NAM di 1,5 è avvenuto tra il 6 e l’ 8 dicembre (con valori elaborati dal LAMMA di 1.5/1.6). Anche qualora si tenessero per buoni questi ultimi valori, a discapito di quelli elaborati da Lawrence su stratobserve, e quindi decretando un primo ESE Cold per quei giorni, i parametri troposferici non erano indirizzati verso un condizionamento, che infatti, per quella fase, non si è verificato. Durante una fase di condizionamento, generalmente, per l’appunto, si ha un temporaneo azzeramento degli eddy, sia di momento che di calore e una altrettanti temporanea, soppressione della convezione tropicale. In quella fase di inizio dicembre, a fronte di un debolissimo e brevissimo azzeramento del momentum flux, gli heat flux sono rimasti piuttosto attivi, così come la MJO che ha insistito in fase 5 con buona magnitudo.
Tuttavia la continuazione di un regime di flussi di calore molto basso renderà assai verosimile il fatto che l’evento rilevato sul piano statistico da Baldwin e Dunkerton è stato successivamente accompagnato da un vero low flux event che rappresenta una media di 45 giorni di flussi bassi (al di sotto di una soglia minima definita) a 100 hpa. A questo si è accompagnato un nuovo, stavolta più chiaro e marcato, superamento della soglia NAM dal 23/12. Un primo debole e del tutto temporaneo impulso dalla stratosfera verso la troposfera si è avuto intorno a Natale, con allineamento della colonna del VP e lieve risalita dell’AO. Tuttavia questa debolezza e temporaneità della trasmissione di moto, sta lasciando spazio, in questo finale di dicembre, ad una moderata risposta troposferica, con attivazione dei flussi a carico della prima onda e dislocamento del VP, un po’ a tutte le quote, sul settore eurasiatico.
A livello tropicale, l’elemento caratterizzante il mese di dicembre che sta per concludersi è sicuramente stata la lunga fase di convergenza che abbiamo avuto sul settore del Continente Marittimo. Questo ha portato ad un’accelerazione della NINA, con calo delle anomalie superficiali specialmente sul Pacifico Centrale.
La MJO, con una siffatta configurazione, ha insistito per gran parte del mese sulle fasi 5 e 6 con magnitudo debole/moderata. Solo negli ultimissimi giorni del mese si è avuta una progressione verso est, con una debolissima fase 7.
L’East Wind Burst (EWB) equatoriale che ha portato alla convergenza sopra descritta dovrebbe venire meno nella fase di transizione tra il mese di dicembre e il mese di gennaio, con MJO che dovrebbe dapprima distribuirsi su due centri convettivi (uno in Atlantico e l’altro sulla parte più occidentale dell’Oceano Indiano) e successivamente posizionarsi con maggiore insistenza verso le fasi 2/3.

Dopo un mese contraddistinto da un’anomalia positiva di momento angolare (GLAAM), gennaio dovrebbe portare ad un cambiamento anche in questo indice, con valori previsti negativi dalla seconda parte della prima decade. Ricordiamo che un movimento angolare positivo è essenziale per la formazione delle onde di rossby mentre una fase negativa generalmente propende per una graduale destrutturazione delle stesse.
Lo stesso si può dire per il GWO, che, passato durante dicembre per lo stage 2 (frictional e mountain torque positivi), ha praticamente saltato lo stage 3 che porta alla fase vera e propria di strutturazione delle onde atmosferiche e la ritroveremo dapprima in stage 4 (opposto allo stage 2) ad inizio gennaio e probabilmente in stage 1 da metà mese.

EVOLUZIONE PREVISTA PER IL MESE DI GENNAIO

​Il mese di Gennaio esordisce con le medesime caratteristiche, esposte nel precedente outlook, riguardo agli ultimi giorni di Dicembre: un anticiclone esteso zonalmente sull’Europa centro-meridionale e sul Mediterraneo settentrionale che relega il flusso perturbato atlantico sul nord Europa. Il sud Italia è invece marginalmente interessato da una goccia fredda che scorre verso est, tra il nord Africa e la porzione più meridionale del Mediterraneo.
Nei primi giorni dell’anno il raffreddamento stratosferico inizierà ad intrudere la troposfera con nuclei di vorticità positiva che verranno trasmessi in zona Scandinava a seguito di una fase di allungamento del VPS che assume temporaneamente una forma ellittica e un posizionamento dell’intera colonna in area eurasiatica. La Rossby wave atlantica che ne consegue, carica di aria fredda e secca di recente origine stratosferica, si innesta su un Atlantic Ridge (ATR) pregresso ed è prevista interessare l’Europa nel suo spostamento verso sud-est intorno alla metà della prima decade. Il contributo di aria polare porterà la saccatura ad interessare l’Italia centro settentrionale in modo marginale e temporaneo, con rapidi fenomeni nevosi a bassa quota su Alpi orientali e Appenino centro-settentrionale.
In seguito al passaggio della saccatura, un promontorio atlantico concorrerà alla formazione di un blocco al flusso zonale che permetterà la discesa di aria artica verso il nord-est Atlantico e le Isole Britanniche, entro la fine della prima decade. Il blocco atlantico dovrebbe essere solo temporaneo in quanto il momento angolare (GLAAM) transiterà in fase negativa, dunque in attesa della fase di rottura d’onda anticiclonica. Riteniamo pertanto probabile l’aggancio del blocco di aria artico con nuclei di bassa pressione alle medie latitudini atlantiche che lo porteranno in retrogressione verso il taglio della radice del blocco atlantico.
La fase che ne consegue vedrà un cambio di segno del pattern EA (East Atlantic). Sostenuto da una variabilità naturale resiliente al trend climatico, l’EA- che ha contrassegnato la prima parte dell’inverno, lascerà spazio ad un reversal pattern soprattutto per quanto riguarda la prima metà del mese. Avremo quindi un netto rinforzo del getto subtropicale fino circa a metà mese, con condizioni invernali sull’Europa settentrionale (e centrale in una prima fase) mentre il Mediterraneo a l’area balcanica saranno interessati più spesso dal richiamo mite del getto. In questa fase le temperature, in una primissima fase sottomedia un po’ su tutta Italia, saranno destinate a salire fino a valori sopra la media climatologica, soprattutto al sud. Abbondanti nevicate potrebbero registrarsi sul settore alpino e, in alcune fasi, sulle vette più alte dell’Appennino settentrionale.

Anomalie di geopotenziali attese per la prima metà di gennaio

Verso metà mese dovrebbero emergere in maniera più netta gli effetti del condizionamento troposferico a seguito dell’Evento Stratosferico Estremo avvenuto in dicembre. Ci attendiamo pertanto un riaccentramento del nucleo del VP sul polo geografico con netto rialzo della corrente a getto sul settore euro-atlantico. Sarà quindi possibile avere una distensione zonale dell’anticiclone, che andrebbe a proteggere maggiormente l’Europa centro-meridionale.
Clima quindi più stabile anche sul nostro Paese, con temperature che dovrebbero riavvicinarsi alle medie del periodo, specie al centro-sud.

Anomalie di geopotenziali attese per la seconda metà del mese

Outlook Dicembre 2024

PREMESSA
L’autunno che si avvia alla conclusione ha visto un’evoluzione che si può definire “a doppia faccia”. Ad una prima metà contraddistinta da buona attività della corrente a getto in entrata verso il Mediterraneo centrale è seguita una seconda parte nettamente più anticiclonica. Attualmente la fase anticiclonica va incontro a modesti cedimenti sul suo fianco orientale dovuti all’ingresso di aria fredda dal nord Atlantico, che ha come obiettivo l’Europa meridionale e balcanica. Di conseguenza il promontorio di alte pressioni si stabilizza più ad ovest (Atlantic Ridge, ATR), benché temporaneamente si possa estendere fino all’Europa centrale.

L’anomalia di copertura nevosa in Eurasia, conseguenza del pattern suddetto, vede un’importante anomalia positiva su est Europa, Balcani e Turchia. Sulla parte più continentale della Russia ha invece insistito un sistema di basse pressioni e di risalite calde provenienti dalle basse latitudini del medio Oriente.

In stratosfera abbiamo avuto uno sviluppo del Vortice Polare in linea con la climatologia, con flussi di calore che si sono dimostrati piuttosto attivi durante il trimestre autunnale. L’andamento delle vorticità rispecchia quello riscontrato spesso negli ultimi anni, con PV organizzate e in linea con le medie in alta stratosfera e decisamente sotto la media climatologica in bassa stratosfera.

ANALISI TELECONNETTIVA
L’area ENSO ha visto nel corso degli ultimi mesi l’emersione di anomalie negative, che da ultimo sono andate a localizzarsi quasi esclusivamente nelle regioni più occidentali del Pacifico tropico-equatoriale a ragione di un’onda di Rossby oceanica che ha intensificato notevolmente i venti che soffiano da est dal meridiano del cambio di data verso il continente marittimo e da ovest dall’oceano Indiano sempre verso l’Oceania.
Infatti attualmente l’area ENSO che presenta maggiormente anomalie negative, a dispetto di quella 1+2 addossata all’America latina, è proprio la regione 3.4 (ONI).
L’assetto quindi la Niña-like (per la declaratoria del segnale effettivo de La Niña occorre una stabilizzazione delle anomalìe negative) presenta attualmente caratteristiche CP (Central Pacific) o addirittura Modoki.
Il segnale prevalente della MJO rispecchia quindi le condizioni correnti nelle regioni tropico-equatoriali, facendo emergere a debole-moderata magnitudo le fasi 4/5, ovvero tra la parte orientale dell’oceano Indiano ed il continente marittimo, ove si esprimono i massimi di convezione.
A ragione di questo andamento permane una situazione caratterizzata da bassi eddy calore e momento verso la stratosfera, mentre in troposfera vorticità piuttosto disorganizzate operano all’interno di un flusso zonale frammentato da un pattern plurionda (si conta un pattern attuale di 5/6 onde di Rossby) che si mantiene mediamente con le proprie creste al di sotto dei 65°N.
Come accennato quindi, in troposfera si va definendo in questo finale di stagione un pattern caratterizzato da elevate velocità di gruppo in seno alle onde di Rossby multionda, con conseguente riflesso sul rinforzo del VPS a cominciare dalle quote alte e medio alte.

Coerentemente con quanto osservato ad inizio della premessa, il profilo ondulatorio del nord emisfero risulta abbastanza statico e, nel settore di nostro maggior interesse si evidenziano:

  1. Una configurazione coerente con un Atlantic Ridge Pattern ma con modesto trasferimento di momento della cresta dell’onda entro i 60/65°N
  2. Un cavo d’onda che porta anomalìe negative di geopotenziale e di temperatura tra la Russia occidentale / la parte sud orientale scandinava verso l’Europa orientale, ove insisteranno condizioni già nettamente invernali
  3. Fasi ondulatorie che a tratti conducono il ridge altopressorio atlantico ad estendersi verso l’Europa centrale (passaggio da un pattern ATR ad un pattern di blocco) e a portare dei rientri di aria fredda più marcatamente verso il Mediterraneo centro orientale, le regioni adriatiche e meridionali.

Ci attendiamo, a partire segnatamente dalla terza decade di dicembre, l’emersione degli effetti derivanti da un progressivo accorpamento delle masse artiche in seno al vortice polare, favorito dalla possibile permanenza fino a quel momento di flussi di calore (sia verticali che orizzontali) bassi.
Questo andamento verrebbe confermato soprattutto qualora lo status attuale del Pacifico (orientato verso uno status Niña-like con sbilanciamento verso la parte centrale dello stesso oceano Pacifico) inibisse o limitasse ancora in modo sostanziale l’andamento dei flussi di calore.
In quest’ultima ipotesi è plausibile una sorta di reset del pattern plurionda, fino a quel momento in essere, a causa dell’intensificazione del flusso zonale e dell’incremento di tensione del jet stream polare.

EVOLUZIONE PREVISTA PER IL MESE DI DICEMBRE

Il mese di Dicembre dovrebbe esordire mostrando le medesime caratteristiche degli ultimi giorni di Novembre, con un anticiclone esteso su buona parte dell’Europa centro-meridionale, con correnti atlantiche che rimarranno relegate alle isole britanniche ed alla penisola scandinava. In seno a questa circolazione, l’area balcanica si troverà interessata da correnti orientali moderatamente fredde, con interessamento più diretto del Mediterraneo orientale e dell’area jonica.
Durante la prima decade, il pattern Blocking (BLO) sopra descritto è previsto piuttosto mobile, con evoluzione dalla penisola iberica verso l’Europa centrale. Questo movimento potrebbe portare a qualche temporaneo strappo di aria polare da nord-ovest in ingresso sul cuore del continente. Rimane difficile stabilire i possibili effetti sul nostro territorio di un siffatto passaggio evolutivo, ma è ipotizzabile un blando e fugace passaggio perturbato al centro-nord con calo termico verso le medie del periodo.


Il possibile termine durante la seconda decade della particolare configurazione Indo-Pacifica (venti occidentali – Westerly Wind Burst – sull’Indiano e venti orientali – Easterly Wind Burst – sul Pacifico), con evoluzione di un debole segnale della Madden Julian Oscillation verso est (o un suo rientro nel cerchio), potrebbe portare una temporanea traslazione dell’asse anticiclonico verso Ovest con la nuova affermazione di un Atlantic Ridge ed una conseguente discesa di aria artica verso l’Europa centro-orientale, da inquadrare indicativamente per metà mese. Probabile anche l’interessamento del Mediterraneo centro-orientale, con l’ingresso di aria fredda e un possibile peggioramento del tempo di stampo invernale.
La scarsa magnitudo della MJO non appare in grado di forzare con decisione il pattern multionda esistente, pertanto il ridge atlantico non si rivelerà particolarmente significativo per effettuare una modifica duratura del tempo su gran parte dell’Italia. Nel contempo, la prolungata assenza di flussi di calore comincerà a produrre i propri effetti nell’assetto della colonna del vortice polare e, in prossimità della fine della seconda decade del mese di dicembre, dovremmo assistere ad un deciso rinforzo della zonalità sul settore euro-atlantico, con il passaggio a condizioni di AO e NAO+. Il blocco atlantico, come il pattern plurionda che caratterizza il nord emisfero, dovrebbero quindi venire risolti dall’incremento di tensione della corrente a getto polare.
E’ possibile attendersi, tra fine seconda e inizio terza decade, il passaggio ad un pattern ascrivibile ad una “Bartlett High”, ove la distensione zonale dell’alta pressione mantiene mediamente un centroide tra l’Atlantico e l’Europa attorno ai 50/55° N.
Questo pattern dovrebbe accompagnarci almeno fino a fine mese, con condizioni 
prevalentemente stabili e temperature che dovrebbero risultare lievemente sopra la media in quota e grossomodo nella norma nei bassi strati, con possono episodi di inversioni termiche e nebbia, anche persistente, nelle pianure del centro-nord.

Figura 1 – Anomalie di geopotenziale previste indicativamente per le prime due decadi di dicembre

Figura 2 . Anomalie di geopotenziale previste indicativamente per l’ultima decade di Dicembre

OUTLOOK seconda parte estate 2024

Analisi iniziale

La prima parte della stagione estiva ha vissuto una circolazione fortemente connotata, contraddistinta sostanzialmente da una buona vivacità del getto in ingresso sul continente Europeo con il Mediterraneo centrale soggetto a correnti prevalentemente dai settori sud-occidentali, con un tipo di tempo variabile ma anche instabile al nord con interessamento transitorio anche delle regioni centrali.
Generalmente molto più stabile e caldo il clima al Sud Italia e in generale sul Mediterraneo orientale.
Dietro questa vivacità della corrente a getto nel Nord Atlantico verso il continente europeo è abbastanza verosimile risalire al riscaldamento ulteriore delle fasce tropicali imposte dalla pregressa fase di El Nino ormai decaduta e quindi all’incremento del gradiente termico/barico avuto. Inoltre la persistenza delle preesistenti SSTA Atlantiche ha impattato nella circolazione extratropicale oltre le aspettative, condizionando la circolazione sul nostro comparto.
A questo si aggiungano scarsi elementi di variabilità naturale ad alta frequenza che sarebbero stati possibili fattori in grado di incidere più significativamente su una possibile rottura dell’andamento circolatorio generale attuale.
Tuttavia in questi giorni stiamo verificando come il solo innalzamento fisiologico delle fasce tropicali, in assenza di grossi scambi meridiani, stia portando con sé isoterme decisamente molto alte a fronte di una configurazione che probabilmente non sarebbe stata troppo penalizzante in mancanza di un trend di fondo dominato dal GW e quindi da un deciso incremento delle temperature e dei geopotenziali.

Analisi teleconnettiva

Il quadro teleconnettivo che si andrà a comporre nel prosieguo della stagione estiva non vedrà grossi mutamenti e di conseguenza l’impianto circolatorio nel suo insieme rimarrà abbastanza coerente con quanto fin qui visto, descritto in maniera piuttosto chiara da un segno della nao oscillante tra il segno positivo e negativo, ad indicare una circolazione mediamente occidentale nella quale si inseriscono ondulazioni mobili.
Eccezion fatta quindi che per un fisiologico innalzamento delle fasce tropicali, per cui inevitabilmente si deve tenere conto del trend di fondo imputabile al GW, non dovremmo assistere a importanti cambiamenti sinottici, se non uno spostamento verso ovest del promontorio subtropicale di origine africana, che dal settore tunisino-libico si sposterebbe verso quello marocchino-algerino.
Anche le stesse forzanti ad alta frequenza in grado potenzialmente di modificare l’inerzia fin qui avuta non sembrano essere in grado di imporre un diverso tracciato al trend ondulatorio e al comportamento generale della circolazione.
La traccia delle SSTA atlantiche rimarrà presente ma sicuramente meno influente sulla circolazione atmosferica europea.

In base a quanto sopra, in un contesto sinottico abbastanza simile all’impianto fin qui avuto, occorre inevitabilmente valutare l’innalzamento medio delle fasce tropicali, le quali dovrebbero essere in grado di marginalizzare in modo più deciso gli effetti del trend ondulatorio, limitando gli effetti della circolazione oceanica a temporanei passaggi per lo più alle regioni alpine e prealpine con qualche temporaneo sconfinamento sul Nord e sulle regioni adriatiche.

Prospettive

La seconda parte del mese di Luglio dovrebbe vedere la penisola alla prese con un quadro configurativo medio in continuità con la prima metà del mese.
Alta pressione che dovrebbe occupare stabilmente il Mediterraneo centro-occidentale con isoterme e geopotenziali molto alti. Si conferma una buona tensione zonale che, come detto, andrà prevalentemente a “rimbalzare” sulla struttura alto pressoria di cui sopra.
E’ lecito in questo contesto attendersi il passaggio di qualche cavo d’onda sul Nord Italia, in successivo scivolamento verso l’Adriatico, che temporaneamente potrebbe instabilizzare le condizioni meteorologiche sul Nord Italia e innescare un blando rimescolamento dell’aria fino sulle regioni centrali.

Il mese di Agosto non vedrà significativi mutamenti dello schema circolatorio. Sussisteranno le possibilità di ulteriori passaggi instabili sul Nord.
Durante il corso del mese assisteremo alla massima espansione delle celle sub-tropicali ed un contestuale rinforzo del Jet stream alle alte latitudini in Atlantico. Avremo ancora ben presente un forte presidio anticiclonico in espansione dal settore marocchino-algerino verso il Mediterraneo occidentale, con l’Europa centrale che andrebbe a trovarsi in un terreno di scontro tra masse d’aria molto differenti, con la conseguente possibilità di fenomeni violenti.

Riteniamo anche verosimile una graduale espansione verso nord-est delle anomalie di geopotenziale con una cella che andrebbe a posizionarsi sul settore russo-finnico. Questa cella andrebbe a collegarsi con la zona calda succitata durante le fasi di rilassamento della corda zonale, andando a stabilizzare il tempo su buona parte d’Europa. Questi potrebbero rappresentare i passaggi più caldi anche sul nostro Paese, specialmente al centro-nord.
Nelle fasi di ripresa del getto, questi collegamento verrebbe meno, con ingresso di deboli saccature e/o gocce fredde sull’Europa centrale, in scivolamento verso sud-est.

Nel periodo oggetto di analisi le temperature risulteranno essere oltre le medie di riferimento un po’ su tutta la penisola, con qualche breve pausa soprattutto al Nord.
Precipitazioni scarse eccezion fatta per le aree Alpine e il nord-est.

Bando MeteoNetwork 2024: progetto di monitoraggio meteorologico e condivisione dei dati

L’Associazione MeteoNetwork indice il secondo concorso di idee per sostenere la diffusione delle scienze meteorologiche e del monitoraggio ambientale del territorio, mediante la raccolta e la libera condivisione di dati meteorologici. A tale scopo, MeteoNetwork mette a disposizione n.2 stazioni meteorologiche “Davis Instruments Vantage Pro2” che saranno assegnate ai progetti ritenuti più rilevanti.

COME PARTECIPARE

I soggetti proponenti dovranno compilare la scheda di progetto Allegato A scaricabile dall’apposita sezione del nostro sito indicando all’interno: descrizione della località che ospiterà la stazione, modalità di installazione, caratteristiche climatiche, modalità di trasmissione dati in rete. La partecipazione al concorso è disciplinata dal seguente regolamento.

REGOLAMENTO:
1. Soggetto promotore: il concorso è indetto dall’Associazione MeteoNetwork.
2. Soggetto proponente: cittadini, enti del terzo settore, istituti scolastici e di ricerca.
3. Durata: il concorso durerà fino al 30 settembre 2024, data da intendere come termine ultimo per l’invio delle proposte progettuali.
4. Premi in palio: 2 stazioni meteorologiche “Davis Instruments Vantage Pro2” (consolle e datalogger inclusi).
5. Come partecipare: i soggetti proponenti dovranno compilare la scheda di progetto “Allegato A” in tutte le sue parti e inviarla a info@meteonetwork.it indicando nell’oggetto mail “Bando MNW 2024 nome soggetto proponente”. Dovranno allegare alla stessa una o più fotografie del luogo dell’installazione. Non saranno prese in considerazione proposte incomplete o carenti della documentazione richiesta.
6. Valutazione e assegnazione premi: il Consiglio Direttivo a proprio insindacabile giudizio valuterà i progetti finalisti entro 20 giorni dalla chiusura del concorso, tenendo conto anche delle seguenti premialità:
• Soggetto proponente socio MeteoNetwork: 6 punti;
• Luogo dell’installazione: location priva di monitoraggio meteorologico nella rete MeteoNetwork: 3 punti
• Evento di promozione e presentazione del progetto: 2 punti;
• Eventuali attività collaterali (laboratori, ricerche, ecc): 1 punto.
7. Vincoli obbligatori: l’installazione della stazione è a carico del soggetto a cui sarà assegnata la stazione e dovrà rispettare i requisiti minimi previsti dalle norme MNW consultabili a questo link: http://wiki.meteonetwork.it/. Dovrà essere garantita la necessaria alimentazione per la strumentazione e la costante condivisione online dei dati rilevati con iscrizione della stazione su http://my.meteonetwork.it/.
In caso di delega a terzi o a persona fisica è obbligatorio esibire documentazione comprovante.
IMPORTANTE: il mancato rispetto di uno o più vincoli obbligatori comporterà la restituzione del premio.

concorso MNW 2024

Allegato A_bando MNW 2024

Outlook Estate 2024 – Prima parte

PREMESSA

La stagione primaverile ha visto un sostanziale cambio di pattern iniziato a metà del mese di marzo in concomitanza del Major Warming stratosferico, il cui effetto sulla circolazione troposferica si è manifestato attraverso la dislocazione di nuclei freddi alle latitudini intermedie, tra cui un blocco di aria fredda sul Nord-Est europeo ed una circolazione secondaria di derivazione nord pacifica estesa fino all’Oceano Atlantico (ben descritta dalla negatività degli indici NAO e PNA). Questa circolazione si è prolungata fino ad oggi grazie al Final Warming intercorso a distanza di circa un mese dall’evento major, che ha contribuito a dare nuova linfa al pattern.

Riguardo all’ENSO, il veloce rientro verso valori neutri al momento non ha avuto effetti sostanziali in troposfera, con una circolazione atmosferica che ha palesato gli effetti residuali del regime di El Niño con il mantenimento di una buona tensione zonale sul comparto Atlantico. Il mese di Maggio è infatti stato caratterizzato da una doppia azione sul nostro comparto, con il ramo occidentale ben supportato dal jet stream presente in Atlantico ed una circolazione orientale supportata dagli effetti del Final Warming. Le SSTA atlantiche hanno in buona parte risentito dell’effetto della corrente fredda in uscita dal continente nord americano soprattutto ad inizio del mese di maggio, con una fascia di anomalie negative alle medie latitudini (tripolo da NAO-).

Tutto ciò ha avuto come effetto la rimozione di un longevo Atlantic Ridge (ATR) ad opera delle correnti atlantiche, molto efficaci nel portare un periodo particolarmente piovoso in Europa. Questo nuovo tipo di pattern, che possiamo descrivere attraverso un blocco alla circolazione sul nord Europa in concomitanza ad una NAO negativa, ha prodotto un forte gradiente di accumuli precipitativi tra il nord e il sud dell’Italia; con l’avanzamento della stagione tale gradiente si è riflesso anche sulle temperature superficiali, difatti ad un’anomalia di precipitazioni piuttosto marcata sul nord Italia si è contrapposta una fase piuttosto siccitosa e calda al Sud. La zona tropicale atlantica si mantiene su valori positivi; nella seconda parte di maggio la parte occidentale, comprendente il Mare delle Antille e il Golfo del Messico (Western Hemisphere Warm Pool, WHWP), e diventata più calda del suo corrispettivo sulla parte orientale (Tropical North Atlantic index, TNA). L’Indian Ocean Dipole (IOD) si mantiene su valori positivi. Le proiezioni attuali sullo stato futuro dell’ENSO sono oggi orientate verso un segnale neutro/negativo, e non nettamente negativo come le proiezioni precedenti.

 

ANALISI

L’impronta della stagione primaverile su quella estiva non appare immediatamente rimovibile, principalmente in virtù della disposizione delle SSTA atlantiche; l’anomalia negativa alle latitudini intermedie si è ridotta, fino ad annullarsi nella parte centrale dell’oceano.

Le anomalie oceaniche nell’Oceano Indiano associate all’IOD+ impattano solo indirettamente in Oceano Atlantico, mentre favoriscono l’intensificarsi dell’alta subtropicale sull’Africa nord-orientale e sul Mediterraneo orientale per l’innalzamento abnorme dell’ITCZ sul Medio Oriente. Questo a sua volta attiva una circolazione calda e secca dall’Africa nord-occidentale verso il Mediterraneo centro meridionale, i Balcani e l’Europa orientale.

Per quanto concerne il mese entrante, oltre al “segnale di fondo” che ha caratterizzato la primavera ormai al termine bisogna considerare la presenza di un segnale emergente ad alta frequenza. Il segnale di fondo è caratterizzato dall’inerzia circolatoria imposta, come detto in premessa, da due fattori principali:

– I “residui” di una corrente medio atlantica molto umida, effetto della trasmissione nel nord Atlantico dello status ENSO positivo ormai volto al termine;
– Gli effetti in troposfera di un riscaldamento dinamico della stratosfera durante il mese di marzo e del successivo Final Warming.

Il primo dei due fattori sarà in progressivo esaurimento per la decadenza nella trasmissione del segnale ENSO positivo e per l’incedere stagionale, con le fasce altopressorie che tenderanno fisiologicamente ad innalzarsi influenzando la traiettoria e l’intensità della corrente a getto durante il trimestre estivo. Il secondo fattore è responsabile del contributo di aria fresca che attualmente scende verso l’Europa centrale dalle latitudini settentrionali dell’Atlantico e dal Nord Europa.

Il segnale emergente consiste nei possibili effetti trasmessi lungo l’Oceano Pacifico dall’emersione e spostamento di un’onda di Kelvin, che dovrebbe far traslare i centri di massima convezione tropico-equatoriali verso i meridiani centro occidentali del Pacifico (equivalenti ad una fase 6/7 della MJO). Questo effetto si esprime subito nella forte intensificazione della corrente a getto subpolare pacifica e nella marcata positivizzazione del PNA rispetto ai valori molto negativi fin qui registrati.

Gli effetti di questa trasmissione d’onda potrebbero essere visibili anche nel comparto atlantico verso la fine della prima decade del mese di Giugno, quando dapprima verranno rimossi i blocchi precedenti (wave breaking), in particolare modo quello nel centro ovest Atlantico, mantenuti da uno stato inerziale della corrente a getto attorno ai 50/60°N, quindi si avrà una distensione zonale in direzione dell’Europa centrale (con inversione del gradiente sull’Europa meridionale in una sorta di temporaneo pattern WR4) e, infine, potrebbe aver luogo una nuova fase ondulatoria nel centro est Atlantico, con un cavo d’onda in avvicinamento verso Spagna, Portogallo e nord Italia il quale darà adito ad una nuova fase umida/instabile ad appannaggio soprattutto della parte occidentale del continente europeo.

In questo ambito è invece molto probabile il rinforzo di un’onda calda stabilizzante con focus sull’Europa orientale e sul Medio Oriente fino al Mediterraneo orientale, con possibili effetti più evidenti verso il sud Italia.

 

PROIEZIONI PER IL MESE DI GIUGNO E LA PRIMA PARTE DI LUGLIO

L’avvio del primo mese estivo vedrà la prosecuzione del pattern in essere, con il Mediterraneo centrale alla prese con una saccatura alimentata da aria fresca proveniente dal Nord Atlantico; le condizioni saranno marcatamente instabili al Nord Italia e gradatamente più stabili procedendo verso Sud.

La traslazione del nucleo freddo Nord atlantico verso la zona scandinava farà sì che la stessa tenda ad allungarsi progressivamente verso Sud-Ovest, andando ad agganciare una zona depressa su Iberia- Est Atlantico, attivando una risposta altopressoria di matrice continentale Africana verso il Mediterraneo centrale.

Successivamente, attorno a metà mese, dovremmo assistere ad una nuova distensione del getto con aria stabile che dall’Oceano Atlantico andrebbe gradualmente a sostituire l’aria calda di matrice africana preesistente sul nostro comparto; tuttavia, al graduale decremento di GPT ed isoterme in quota potrebbe non corrispondere un efficace ricambio d’aria al suolo, con le giornate che potrebbero mantenersi particolarmente afose con tassi di umidità elevati nelle aree interne ed in Pianura Padana. Diversamente, sulle coste si attiveranno brezze diurne vivaci, stanti le temperature ancora non particolarmente elevate del mare.

La dinamica circolatoria in essere dovrebbe tendenzialmente proseguire a cavallo tra la seconda e la terza decade di Giugno, in quanto la buona vivacità del getto dovrebbe essere agevolata dalla disposizione delle SSTA in Atlantico. In questo contesto è lecito attendersi un abbassamento del getto sull’Europa centrale, con il possibile transito di qualche fronte atlantico su Germania, Francia, Austria e Nord Italia. Sempre decisamente più stabili e calde le condizioni meteorologiche sul Sud Italia, Balcani ed est Europa.

Tale circolazione dovrebbe protrarsi fino alla fine del mese, anche se si cominceranno a manifestare i segnali premonitori di quello che dovrebbe essere regime prevalente per il mese di Luglio, con un graduale indebolimento del jet stream atlantico ed un contestuale innalzamento delle fasce tropicali sul Nord Africa, che andranno ad opporsi via via con maggior vigore alla corrente a getto. Ci attendiamo pertanto una crescente difficoltà dei fronti instabili ad entrare franchi sull’Europa, ed il consolidamento di un’area stabile che dall’est Europa-Balcani dovrebbe espandersi verso Ovest, andando così a concretizzare il passaggio di testimone verso un WR3 che pare essere il regime prevalente per la prima parte di Luglio. Queste modifiche porteranno quindi a condizioni meteorologiche più calde e stabili, anche sulle regioni settentrionali; in questo contesto non è escludibile a priori il transito di gocce “fresche” dal Nord-Ovest europeo sulle nostre regioni come esito di piccoli “strappi” nel getto, ma ad oggi questa possibilità appare minoritaria.

Riassumendo, ad un Giugno piuttosto dinamico, specialmente al Nord Italia, dovrebbe seguire una prima metà di Luglio decisamente stabile e calda sull’intera penisola.

OUTLOOK CTS – Mese di Febbraio 2024

PREMESSA

Subito dopo la metà del mese di Gennaio abbiamo assistito ad un riscaldamento stratosferico che ha portato ad una brevissima inversione dei venti zonali; a seguito di questo disturbo, il Vortice Polare Stratosferico si è allungato sui paralleli, operando un temporaneo trasferimento di massa dal settore euroasiatico a quello nordamericano. A seguito del riscaldamento stratosferico abbiamo osservato un repentino crollo dei flussi di calore e di momento su entrambe le onde planetarie (wave 1 e wave 2), con il VPS che si è andato nuovamente a riposizionare sull’Artico siberiano durante la terza decade del mese, evidenziando un certo approfondimento.

Nella prima parte del mese la convezione tropicale è stata attiva sull’Oceano Indiano, favorendo l’allungamento del Vortice Polare sullo stesso settore asiatico e producendo un rinforzo del momento angolare associato alla GWO (fasi 5 e 6), creando un momento torcente positivo (MT+) che ha contribuito al rinforzo del flusso zonale in uscita dal continente asiatico e americano, non favorendo quindi la genesi di ridge anticiclonici sopra i due oceani (indici descrittivi NAO e del PNA nettamente positivi nell’ultima decade del mese).

La mancata costruzione di un promontorio di alte pressioni sull’Oceano Atlantico è quindi risultata impattante sulla configurazione nord emisferica; sul finire del mese abbiamo assistito allo spostamento della convezione tropicale sul settore ovest del Pacifico, in una posizione più consona alla fase di Niño in essere. La fase 6 della MJO in buona magnitudine e il suo sofferto passaggio in fase 7, prodromica ad azioni di blocco tra il nord Europa ed il nord Atlantico, ha prodotto un’elevazione verso Nord-Est dell’anticiclone presente sull’Europa centro-occidentale, producendo una configurazione abbastanza inusuale per il periodo invernale con un’alta dinamica che ha raggiunto la Russia occidentale; tale azione si è manifestata con temperature nettamente sopra la norma su buona parte del continente europeo, in particolare sui settori centro-settentrionali ed occidentali, mentre ha prodotto un episodio di freddo moderato sul Mediterraneo orientale e più in generale sul comparto medio-orientale sul finire del mese.

A livello teleconnettivo registriamo un calo dei valori dell’Indian Ocean Dipole (IOD) ed uno spostamento sulla parte centrale dell’Oceano Pacifico delle anomalie positive legate all’episodio di Niño, che sembra essere destinato a terminare entro la fine della stagione primaverile, come testimonia peraltro il ridimensionamento delle anomalie superficiali sulle coste del Pacifico orientale. Per quanto riguarda gli indici di Ice e Snow cover abbiamo un deficit generale sull’emisfero settentrionale, più marcato in Europa e in Nordamerica; in controtendenza invece la Cina. Per quanto riguarda i ghiacci artici assistiamo ad un deficit significativo sull’Artico europeo, sulla scia del trend a cui stiamo assistendo negli ultimi decenni.


EVOLUZIONE PREVISTA PER IL MESE DI FEBBRAIO

Sulla base di quanto riportato in premessa, l’inizio del mese di Febbraio evidenzierà la prosecuzione del pattern atmosferico che ha contraddistinto l’ultima parte di gennaio, con un’imponente alta pressione di origine oceanica posizionata sul nostro comparto associata alla presenza di un lobo del Vortice Polare tra la Scandinavia ed il nord Europa.

Per la prima parte del mese prevediamo un andamento “lineare” delle vicende stratosferiche, con un VPS leggermente più profondo della media che continuerà ad essere dislocato sul settore euro-asiatico. Nella seconda parte del mese potremmo assistere a nuovi warming sul settore asiatico, che poterebbero portare ad una nuova destabilizzazione del VPS.

Si prevede che la MJO, attualmente in fase 7 con magnitudo moderata, possa nuovamente emergere in fase 6 verso la fine della prima decade, andando ad influenzare progressivamente il setting del Vortice Polare; sul comparto europeo assisteremo quindi ad un progressivo decadimento degli indici descrittivi (prima l’AO e quindi la NAO) con un abbassamento del jet stream polare verso la fine della prima decade associato all’ingresso di correnti da Ovest verso il Mediterraneo, con la tendenza ad una progressiva instabilizzazione delle condizioni meteorologiche all’inizio della seconda decade.

Coerentemente con un nuovo passaggio della MJO in fase 7, verso la metà del mese ci aspettiamo un nuovo blocco alle correnti atlantiche, con il nucleo freddo posizionato sulla Scandinavia che dovrebbe spostarsi sull’Europa centro-orientale, acquisendo caratteristiche di continentalità. In questa fase riteniamo probabile l’afflusso di aria via via più fredda di origine artica fin sul mediterraneo centrale.

Il quadro teleconnettivo, che dovrebbe vedere anomalie di momento angolare positive, GWO in fase 6, migliore ripartizione delle vorticità in seno al VP, unite alla MJO sul Pacifico e allo IOD in fase calante, ci porta a prevedere un’evoluzione del pattern da Atlantic Ridge (ATR) a Blocking; si ritiene tuttavia improbabile almeno inizialmente una eccessiva negativizzazione della NAO come avvenuto a metà Gennaio, con il cuore delle anomalie positive di GPT che questa volta dovrebbe posizionarsi tra Islanda e Mare del Nord.

In considerazione delle configurazioni presenti sullo scacchiere europeo è verosimile ritenere che a ridosso della terza decade del mese si possa assistere ad una fase tipicamente invernale sull’Europa centrale, con possibile interessamento anche delle nostre regioni centro-settentrionali. Qualora si dovesse andare incontro ad un più ficcante disturbo ai danni del VPS e ad un calo del GLAAM con MJO in fase 8 di buona magnitudo è da ritenersi verosimile un graduale arretramento verso Ovest delle figure dominanti verso fine mese, con clima che si farebbe più umido e mite sul Mediterraneo.

PROSPETTIVE PER L’ITALIA

Per quanto riguarda la penisola italiana è lecito attendersi una prima decade del mese di Febbraio decisamente stabile con temperature molto al di sopra della media di riferimento, soprattutto in collina e montagna, mentre le pianure potranno “beneficiare” degli effetti dell’inversione termica. Consolidata assenza di precipitazioni sulla penisola.

Nel corso della seconda decade dovremmo assistere ad un graduale rientro verso condizioni più consone al periodo con precipitazioni che dovrebbero interessare prevalentemente i settori occidentali del Centro-Nord peninsulare, in un contesto ancora mite al Centro-Sud e più vicino alle medie climatologiche al Nord, con possibilità di nevicate a quote medie sul settore alpino.

Anomalie di geopotenziale previste per la prima parte di Febbraio. La tendenza è ad un progressivo abbassamento verso Sud delle anomalie di geopotenziale

Dopo metà mese ci attendiamo un ulteriore calo termico soprattutto al Centro-Nord, in un contesto anche instabile/perturbato. Anomalie di scarso rilievo al Sud e sul medio-basso Adriatico.

Tale assetto dovrebbe protrarsi per gran parte del mese, con tendenza ad un ulteriore aumento delle precipitazioni al Centro-Nord ed un contestuale blando rialzo termico.

Anomalie di geopotenziale previste per la seconda parte del mese di Febbraio

OUTLOOK CTS – Mese di Gennaio 2024

PREMESSA

Le ultime due decadi del mese di dicembre sono state contraddistinte come previsto da un netto rinforzo della corrente a getto polare sugli oceani Pacifico e Atlantico, indotto dal trasferimento di flusso zonale causato da un Mountain Torque positivo bilaterale nei continenti asiatico e americano.
Il netto rialzo dei valori del PNA e della NAO è avvenuto come conseguenza di tale forzante, ed il gradiente termico (enfatizzato dal trasferimento dei minimi di geopotenziale del vortice polare) ha portato nella terza decade di dicembre ad uno storm track molto teso con scarse ondulazioni con accenno di Atlantic Ridge, sempre in un contesto prevalente di NAO positiva.
La risonanza di questo tipo di circolazione è risultata ben evidente in stratosfera, con un VPS compresso da un doppio forcing e da una sua dislocazione di massa con gli assi sui 2 oceani. Attualmente stiamo assistendo ad un rinforzo di W1 con un conseguente dislocamento di massa del vortice stratosferico, così come descritto nel precedente outlook.
In questi giorni stiamo assistendo ad un disimpegno dalle condizioni di MT+, visibile dalla transizione dei venti globali verso uno stage 4, che porterà le anomalie positive di momento angolare (AAM+) a calare progressivamente.
A livello teleconnettivo, per quanto riguarda la regione tropico-equatoriale continuano ad interferire due principali centri convettivi di azione: il primo, indotto da una fase moderata di ENSO+ nella regione 3.4, il secondo da un’anomala positività dello IOD.
Tale interferenza si sviluppa sul coupling delle suddette forzanti oceano/atmosfera, spostando nel Pacifico i centri convettivi assai oltre il meridiano del cambio di data, ma attivando un polo attrattore anche in Atlantico e nell’estrema regione nord occidentale dell’oceano Indiano (fasi 8/1/2 della Madden Julian Oscillation).
Nel frattempo, stiamo assistendo ad un calo progressivo della tensione dei venti zonali nel Nord Atlantico, con un ridimensionamento dei valori positivi della NAO.
Parimenti in stratosfera si assisterà a breve ad una nuova rotazione di massa del VPS, con una configurazione ad asse bilobato disposto sui continenti.
Per l’analisi del mese di gennaio si parte quindi da queste ultime condizioni sopra descritte.

ANALISI DEL MESE DI GENNAIO

La particolare disposizione del lobo del VPS sul settore euroatlantico riflette un approfondimento della saccatura sul nord Europa ed uno “svuotamento” di vorticità sull’Est Canada / Groenlandia, con temporanee fasi di cut-off anticiclonico su quest’ultima. Il fronte polare è atteso abbassarsi fino alle latitudini mediterranee ed alle medio basse latitudini dell’oceano Atlantico, rinforzando le correnti umide e miti da Ovest. Questo flusso potrebbe solo temporaneamente rallentare verso la fine della prima decade, quando la spinta dell’HP verso la Groenlandia porterà ad un fisiologico ma temporaneo break del flusso atlantico e all’avvicinamento di aria più fredda di matrice artica dall’Europa centrale.
Nel suo complesso però, fatta salva la possibilità di un’ondulazione mobile di cui si faceva cenno, il flusso occidentale dovrebbe permanere tale e scorrere con blande ondulazioni dall’Atlantico fino all’Europa meridionale fino a tutta la seconda decade di gennaio compresa.
La corrente a getto subtropicale dovrebbe infatti ricevere un’alimentazione di aria fredda che scorrerà con moto retrogrado dai confini dell’Europa centrale fino alle medie latitudini dell’oceano atlantico, per ripresentarsi quindi con correnti umide in entrata verso le coste dell’Europa meridionale.
In questa fase, che dovrebbe realizzarsi attorno alla metà del mese di gennaio, le condizioni teleconnettive saranno caratterizzate da flussi di calore orizzontali e verticali (eddy) più deboli, dati i centri di maggior convezione situati nell’oceano Indiano, ed anomalie dei venti globali (GWO) prossime alla neutralità o leggermente negative.
Alla fase NAO negativa si accompagnerà un calo anche del PNA, e quindi della tensione del jet stream polare anche sull’oceano Pacifico, a rispecchiare un segnale di fondo del Niño soppresso o fortemente limitato dal segnale positivo dello IOD.
In stratosfera il riflesso di questa fase sarà visibile con un’attenuazione generale dei forcings d’onda ed un contenuto approfondimento del vortice polare.
Tuttavia, emergono in prospettiva nuovi segnali che indicano la traslazione dei centri di maggior convezione sul Pacifico verso la fine della seconda decade di gennaio, con un’attività convettiva che tenderà ad assecondare il segnale di fondo del Niño mentre il segno positivo dello IOD dovrebbe attenuarsi.
E’ pertanto assai probabile l’emersione più palese di un segnale della MJO nelle fasi 6 e 7 ed una nuova positivizzazione delle AAM.
In questa ultima fase del mese di gennaio emergono quindi indicazioni favorevoli all’emersione di nuove attività d’onda, con possibile esordio di regimi di blocking assimilabili a Scandinavian pattern positivo.
Questa tipologia di pattern tornerà a favorire un’interferenza costruttiva delle Rossby troposferiche nei confronti delle onde planetarie climatologiche della stratosfera, che dovrebbero tornare ad apportare nuovi disturbi anche importanti al vortice stratosferico.
Non si può escludere un evento di riscaldamento maggiore come conseguenza di questa evoluzione.
E’ quindi da considerare come probabile un netto cambio circolatorio in grado di veicolare masse d’aria molto fredda verso l’Europa centro meridionale.

PROIEZIONE MENSILE

In considerazione delle premessa esposte nell’analisi sopra riportata, il mese di gennaio, caratterizzato all’inizio da un progressivo calo del segno della NAO, dovrebbe vedere un’interferenza crescente delle correnti occidentali provenienti dalle medie latitudini del Nord Atlantico in direzione dell’Europa meridionale.
Si tratterà di correnti umide e mediamente miti che solo a ridosso della fine della prima decade del mese potrebbero interferire con aria più fredda di matrice artica; in questa fase non sono da escludersi episodi di instabilità ,con nevicate (specie al Nord) anche a quote basse.
Maggiori probabilità di eventi nevosi anche consistenti si verificheranno sull’Europa centrale per probabile sovrascorrimento di aria oceanica su strati di aria fredda confluenti o preesistenti, mentre sull’Europa meridionale soprattutto nel corso della seconda decade di gennaio si assisterà ad un’alternanza di fasi umide localmente perturbate e di intervalli interciclonici, in un contesto prevalentemente non freddo con temperature attorno alle medie del periodo (o leggermente superiori) al Nord e superiori alle medie del periodo al Centro-Sud, dove le schiarite potrebbero essere localmente più ampie rispetto a quanto ipotizzabile sulle regioni settentrionali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un cambio di rotta è ipotizzabile a cavallo tra la seconda e la terza decade del mese a causa di più ampie trasmissioni d’onda, in grado di rinvigorire la corrente a getto polare.
In quest’ultimo contesto il segno della NAO si potrebbe riportare su valori vicini alla neutralità consentendo ampie ondulazioni trasmesse dall’Atlantico in direzione dell’Europa settentrionale, ove è ipotizzabile un incremento del valore dei geopotenziali.
Ne conseguirebbe un cambio circolatorio, contraddistinto dall’arrivo di masse d’aria fredda dal continente europeo e dalla Russia anche verso l’Europa meridionale ed il Mediterraneo.
Conseguentemente in quest’ultima fase le regioni settentrionali vedrebbero un clima più rigido ma più asciutto, mentre le regioni esposte ai venti prevalenti da Nord-Est risentirebbero più direttamente degli effetti dell’aria fredda e di condizioni di maggior instabilità, con precipitazioni nevose localmente a quote basse o di pianura.

Meteo Lanterna – Tempeste Ciarán e Domingos: i due cicloni da record che hanno devastato l’Europa (2-5 novembre 2023)

Ringraziamo gli amici di MeteoLanterna (Meteolanterna.net) per averci inviato questa interessante analisi sulle tempeste Ciarán e Domingos, buona lettura!


Certamente tutti noi abbiamo sentito parlare dei due cicloni extra-tropicali che hanno interessato l’Europa nei primi giorni di novembre 2023. Altresì ne abbiamo praticamente tutti subìto gli effetti: chi testimoniando le intense e distruttive mareggiate che hanno colpito anche il nostro Golfo Ligure (ma non solo), chi purtroppo trovandosi nel bel mezzo di alluvioni e inondazioni, chi ancora registrando raffiche di vento davvero forti e burrascose.

Ora, con il passaggio di queste tempeste atlantiche, siamo definitivamente entrati in autunno, caratterizzato da temperature più basse e piogge (almeno per ora diffuse e frequenti) che hanno testimoniato l’arrivo di questa stagione.

Sono arrivate anche le prime gelate in montagna, e le prime nevicate dai 1500-2000 m di quota.

Andiamo così per gradi e raccontiamo quello che è successo tra giovedì 2 e domenica 5 novembre 2023.

LA TEMPESTA CIARÁN (2-3 NOVEMBRE) E LA TEMPESTA DOMINGOS (4-5 NOVEMBRE)

Per gli addetti ai lavori: la struttura della tempesta (Ciarán) è stata indotta da un fenomeno – sempre più frequente – di Cyclonic Wave Breaking (CWB), ovvero una rottura dell’onda ciclonica (le famose onde di Rossby). Queste depressioni si formano dalla circolazione extratropicale e subiscono un forte rallentamento per le anomalie oceaniche (qui parliamo dell’Atlantico) che determina l’approfondimento di un minimo di bassa pressione (LP) in questo caso ad ovest della Francia verso la Manica.

Citando le parole del Centro Meteo Bolognese e menzionando alcune definizioni da Wikipedia, l’Europa è stata investita da due Bomb-Cyclone.

La ciclogenesi esplosiva (nota anche come sviluppo esplosivo o Bomb-Cyclone) è il rapido approfondimento di un’area di bassa pressione ciclonica extratropicale. La variazione di pressione necessaria per classificare qualcosa come ciclogenesi esplosiva dipende dalla latitudine. Ad esempio, a 60° di latitudine, la ciclogenesi esplosiva si verifica se la circolazione depressionaria registra una caduta di almeno 24 hPa di pressione in 24 ore.” Nel caso della Tempesta Ciarán il crollo barico è stato di circa 40 hPa in 24 ore (da 990 hPa a 953 hPa).

La pressione minima è stata raggiunta a Culdrose (78 m, UK): 953 hPa alle ore 2:20 della notte su giovedì 2 novembre 2023.

Questi tipi di circolazione” – afferma il Centro Meteo Bolognese – “sono comuni sulle Coste Orientali del Nord America, dove l’aria molto fredda dall’Artico Canadese incontra le acque calde della Corrente del Golfo. Per l’Europa, purtroppo, questo scenario è da attribuire al Cambiamento Climatico [in atto]. Le acque dell’Atlantico e del Mediterraneo non sono mai state così calde come adesso. […] La prima discesa artica in Atlantico ha interagito con le acque oceaniche eccezionalmente calde innescando la formazione di questo ciclone [parimenti con Domingos].”

Continua il CMB: “[…] il calore latente viene dall’oceano e l’umidità viene ‘pescata’ dai Tropici, con conseguenti enormi afflussi di umidità.

Immagine 1: la Tempesta Ciarán immortalata dal satellite MODIS della NASA, 1 novembre 2023.

 

Il potenziale convettivo, tra la serata di mercoledì 1 e la mattinata di giovedì 2 novembre, è risultato davvero elevato in Francia, con raffiche davvero intense tra la Bretagna e la Loira Settentrionale, poi in estensione anche al Sud di Regno Unito e Paesi Scandinavi nelle ore successive.

Con la Tempesta Domingos, forti venti, onde alte e piogge intense hanno interessato Francia, Spagna, Portogallo, UK e Italia tra il 3 e il 5 novembre scorso.

Immagine 2: la Tempesta Domingos in arrivo e Ciarán in allontanamento verso la Penisola Scandinava, immortalata dal satellite MODIS della NASA, 3 novembre 2023.

Interessante è notare che “diverse di queste tempeste sono avvenute con una circolazione da NAO+, poche [invece] quelle con segno opposto [NAO-], tra cui Ciarán.” (fonte: Francesco Nucera; info sull’indice NAO sul nostro sito al seguente link: spiegazione indici teleconnettivi per previsioni a lungo termine)

Il passaggio di Ciarán attraverso il bacino del Mediterraneo ha innescato anche un enorme trasporto di sabbia sahariana dalla costa libica (in foto satellitare la polvere mentre si muoveva verso la Grecia, sabato 4 novembre):

Immagine 3: sabbia sahariana – catturata da Copernicus – mentre si muoveva verso la Grecia, nella giornata di sabato 4 novembre. (Fonte: Instagram di @copernicus_eu)

RAFFICHE DA URAGANO DI CAT. 3-4 IN EUROPA: COME LA STORIA VIENE RISCRITTA

Un’interessante curiosità riguarda le correnti ad alta quota (cosiddetto Jet-Stream o Corrente a Getto) che, raggiungendo 350 km/h intorno ai 10.000 m di altitudine, ha permesso agli aerei di linea che hanno volato in questo corridoio atmosferico di raggiungere una velocità rispetto al suolo di 1.200 km/h e permettendo così traversate più rapide dagli USA verso l’Europa occidentale.

Nella tarda serata del primo novembre e notte sul 2 novembre, raffiche tempestose hanno interessato le regioni nord-occidentali della Francia, con valori diffusamente oltre 130-150 km/h. Menzioniamo le raffiche più forti, talora da record, registrate tra Finistère (29), Morbihan (56), Côtes-d’Armor (22), Manche (50) e Seine-Maritime (76):

  • 207 km/h a Pointe du Raz (29);
  • 195 km/h a Île de Batz (29)record assoluto;
  • 193 km/h a Pointe de Saint-Mathieu (29)record assoluto;
  • 190 km/h a Brignogan (29), record assoluto;
  • 185 km/h a Ouessant (29);
  • 178 km/h a Pointe de Penmarch (29);
  • 175 km/h a Île de Bréhat (22)record assoluto;
  • 172 km/h a Ploudalmézeau (29)record assoluto;
  • 171 km/h a Pointe du Roc (50) e Lanvéoc (29), quest’ultimo record assoluto;
  • 170 km/h a Fécamp (76);
  • 168 km/h a Groix (56);
  • 167 km/h a Gouville (50);
  • 163 km/h a Plovan (29), Saint-Ségal (29) e Landivisiau (29), entrambi questi ultimi due record assoluti;
  • 162 km/h a Beg-Meil (29);
  • 161 km/h a Cap de la Hève (76);
  • 158 km/h a Ploumanach (22) e Lannion (22), entrambi record assoluti;
  • 157 km/h a Carteret (50);
  • 156 km/h a Brest (29)record assoluto;
  • 154 km/h a Saint-Malo Môle des Noires (22);
  • 152 km/h a Belle-Île (56);
  • 150 km/h a Pommerit-Jaudy (22) e St-Vaast-la-Hougue (50).

Decine di record mensili sono stati infranti in Francia, non solo con la Tempesta Ciarán ma anche con Domingos. Ingenti danni ne sono la conseguenza diretta.

    

(a)                                                              (b)

Figura 1a-b: a sinistra (a), pressione atmosferica [hPa] al livello del mare raggiunta nella notte su giovedì 2 novembre (fonte: Meteociel); a destra (b), raffiche massime giornaliere registrate dalla rete Meteonetwork in Francia nella giornata di giovedì 2 novembre.

In Spagna, ecco alcuni valori della giornata di venerdì 3 novembre:

  • 149 km/h a Matxitxako (Bizkaia);
  • 124 km/h a Cabo Busto (Asturias);
  • 117 km/h ad Estaca de Bares (A Coruña);
  • 114 km/h a Santander (Cantabria) e Pontos (Barcelona);
  • 111 km/h a Valdezcaray (La Rioja).

Anche in Italia, la tempesta è arrivata dalla notte sul 2 novembre.

Nella tabella sottostante abbiamo raccolto le raffiche più intense registrate nel nostro Bel Paese:

Tabella 1: le raffiche più intense registrate in Italia, dal Piemonte al Friuli, dalla Liguria al Molise, e in Sardegna nel periodo dal 2 al 5 novembre 2023 (fonte dati dalle reti CFR ToscanaEmilia Romagna MeteoOMIRL-ArpalRete LimetMeteo 3ROsmer FVGMeteonetwork).

Già con Ciarán, le raffiche hanno sfiorato o di poco superato la soglia dei 200 km/h … è stata però Domingos a raggiungere valori davvero impressionanti con due picchi da record: 225.3 km/h al Passo Croce Arcana (1749 m) sull’Appennino Modenese e 211.68 km/h a Casoni di Suvero (1070 m) sull’Appennino Ligure di Levante … entrambe raffiche – anche se ovviamente non possiamo parlare di Ciclone Tropicale – con intensità da Uragano di Categoria 4 !

Proprio Casoni di Suvero (SV) aveva raggiunto pochi giorni prima la raffica record di poco superiore ai 200 km/h, domenica ha decretato nuovamente un nuovo record assoluto per gli anemometri liguri della rete OMIRL-Arpal.

In Toscana, raffiche a 130 km/h sull’Appennino, 112 km/h a Bocca d’Arno, 102 km/h sull’Argentario, 95 km/h al Giglio, 93 km/h a San Vincenzo, 81 km/h a Forte dei Marmi, 73 km/h a Marina di Pisa e 60 km/h a Viareggio.

Non solo vento rafficato ma anche una tromba d’aria a Pieve a Socana – Rassina (Arezzo): spiegano gli esperti di Pretemp “[…] il fronte associato alla Tempesta Ciarán, che ha spinto il sistema fino a quasi-stazionario responsabile dell’alluvione in Toscana, ha prodotto un QLCS [Sistema Convettivo Quasi-Lineare] che ha generato a sua volta un breve tornado. Questo ha asportato numerose tegole dai tetti (danno valutabile come IF1-F1), ma ciò che ha permesso di verificarlo come vortice è stato il pattern dei danni. Infatti, la tromba d’aria ha scagliato detriti (una campana per l’immondizia, numerose tegole, guaine dei tetti) in direzioni non omogenee anche ‘mitragliando’ le pareti degli edifici, oltre a lasciarli in posti ambigui; altri indizi sono stati la localizzazione del tragitto di danni e la durata di pochi secondi a detta dei testimoni.

La Tempesta “[…] ha prodotto anche un outbreak tornadico su scala continentale […] in Europa. Di almeno 9 tornado confermati, 2 sono stati classificati come IF3, uno sull’Isola di Jersey (apparentemente il più intenso della nazione dal 1954) e uno in Bulgaria (apparentemente il più intenso dal 1989) […] e altri 2 di grado IF2”, spiega Federico Pavan (previsore di Pretemp).

In Molise, crollata la palestra di una scuola elementare a Casacalenda (Campobasso) a causa delle raffiche di vento superiori ai 140 km/h.

    

(a)                                                         (b)

Figura 2a-b: a sinistra (a), percorso della tromba d’aria registrata a Pieve a Socana – Rassina (AR) il giorno 2 novembre 2023 (dai profili social di Pretemp); a destra (b), raffiche massime giornaliere registrate dalla rete Meteonetwork in Italia nella giornata di venerdì 3 novembre.

In Francia, con la convezione e i temporali formati per l’ingresso di Domingos, le raffiche rilevate, nella giornata di sabato 4 novembre:

  • 164 km/h a Cap Sagro (2B);
  • 152 km/h a Cap Ferret (33);
  • 147 km/h a Île de Ré – Saint-Clément-des-Baleines (17);
  • 144 km/h a Cognac (16);
  • 138 km/h a Rochefort Saint-Agnant (17);
  • 136 km/h a Niort (79) sono stati eccezionali, a soli 8 km/h dal record assoluto del dicembre 1999;
  • 133 km/h a Pointe de Chémoulin (44);
  • 132 km/h a Île d’Yeu – Saint-Sauveur (85);
  • 131 km/h a Royan (17);
  • 130 km/h a Pointe de Chassiron (17);
  • 129 km/h a Poitiers (86);
  • 128 km/h a Ste-Gemme-la-Plaine (85);
  • 127 km/h a Fontenay (85) e Pointe du Roc – Granville (50);
  • 125 km/h a Le Talut – Belle-Île (56);
  • 122 km/h a Bordeaux (33);
  • 121 km/h a Clermont-Ferrand (63)

sono risultate in alcuni casi da record per il mese di novembre (fonte: Meteo Express).

In Spagna, ecco alcuni valori raggiunti il 4 novembre (fonte: Aemet):

  • 180 km/h a Valdezcaray (La Rioja), mentre 131 km/h sono stati registrati il 5 novembre;
  • 162 km/h ad Estaca de Bares (A Coruña);
  • 155 km/h Cabo Busto (Asturias), mentre 130 km/h sono stati registrati il 5 novembre;
  • 145 km/h a La Covatilla – estación de esquí (Salamanca);
  • 143 km/h a La Pinilla – estación de esquí (Segovia);
  • 141 km/h a Fisterra (A Coruña);
  • 134 km/h ad Astún – La Raca (Huesca);
  • 131 km/h a Cerler – Cogulla (Huesca).

ALLUVIONE IN TOSCANA E CORSI D’ACQUA IN DIFFICOLTÀ: QUANDO L’IDROMETRIA FA PAURA

Un fronte atlantico (Tempesta Ciarán) tra mercoledì 1 e giovedì 2 novembre, accompagnato da un intenso flusso umido di provenienza sud-occidentale alle medie quote e da Libeccio o Scirocco al suolo, ha portato nuove piogge (dopo quelle delle settimane precedenti che già avevano messo alla prova i nostri territori), rovesci e temporali, specie tra Liguria centro-orientale, Alta Toscana, Appennino Ligure e Tosco-Emiliano, ed Alpi Centro-Orientali. Proprio tra Liguria, Alta Toscana ed Emilia il rischio idrogeologico era elevato, complici anche le piogge dei giorni e delle settimane precedenti. Stesso discorso va fatto per l’area compresa tra Alto Veneto e Friuli.

Le precipitazioni sono state abbondanti dalla Spagna alla Norvegia, dalla Francia all’Italia, con raffiche burrascose tra Francia e UK fino a 200 km/h, e 7 morti in Europa. “In Italia, è nato un Ciclone ‘figlio’ altrettanto profondo (circa 980 hPa) a causa dell’interazione con il mar Mediterraneo, [con attivazione] della ventilazione di Libeccio e Scirocco”, e raffiche oltre 150-200 km/h specie sul Triveneto e sul crinale Tosco-Emiliano.

Anche la neve è arrivata sulle Alpi a partire dai 1500 m di quota, per la prima volta in questa stagione.

Ciarán ha portato abbondanti precipitazioni di pioggia sulla Francia settentrionale:

  • Pas-de-Calais diversi torrenti sono esondati;
  • un’alluvione ha colpito Saint-Leonard, dove le case sono state invase dall’acqua e fango;
  • il fiume Liane ha inondato le case a Saint-Étienne-au-Mont;
  • 1.2 milioni di case senza luce (blackout nella regione nord-occidentale, con 780.000 abitazioni colpite solo in Bretagna) e almeno una vittima, il bilancio in Francia per la tempesta Ciarán.

Tornando all’Italia, La Liguria ha registrato accumuli degni di nota ma per fortuna nessun fiume è esondato. Ad ogni modo, sono state segnalate le seguenti criticità:

  • allagamenti locali e soprattutto frane, specie nell’entroterra genovese, nei pressi di Rezzoaglio (nella Val d’Aveto), sulla strada comunale Ertola-Casaleggio, al Passo della Scoglina (Favale di Malvaro) e nel comune di Ne;
  • Lago delle Lame (Val d’Aveto) in tracimazione per effetto delle abbondanti piogge delle ultime settimane;
  • chiusura prudenziale del Ponte Brugnato (SP 566), dopo che il sistema ha registrato un eccesso di piena, a causa della repentina risalita dei livelli idrometrici del Vara presso Nasceto (Sesta Godano, SP);
  • il Lago del Brugneto è arrivato al livello di apertura parziale della diga, a causa delle piogge copiose in val Trebbia e nella zona del Brugneto. Per eventuali dubbi sull’apertura volontaria delle ventole, prima delle piogge, l’ing. De Giovanni (Parco dell’Antola) ha spiegato: “il lago del Brugneto non è un lago per laminazione, ovvero per smorzare le piene. Il bacino del Brugneto è di 25 kmq su 1050 kmq di quello del Trebbia. Influisce per il 2.5 % sulle piene del Trebbia. Le manovre volontarie degli organi di scarico sono sempre problematiche, è molto più sicuro se si abbattono automaticamente le ventole, ovvero la diga lavora come un troppo pieno. Inoltre, non essendo lo scarico preventivo previsto ed autorizzato ci vorrebbe un ordine delle protezioni civili coordinate dalle Prefetture di Genova e Piacenza”.

È proprio sull’Alta Toscana (tra le province di Prato, Pistoia, Massa-Carrara e Lucca) ed Emilia Meridionale (specie sulle province occidentali) che gli accumuli sono stati importanti, dopo giorni e settimane di terreni saturi per il passaggio delle precedenti perturbazioni.

Si sono fronteggiati per diverse ore il Garbino (da Sud-Ovest) e lo Scirocco (da Sud-Est), andando ad alimentare un confine di convergenza di umidità, dove è favorita la convezione (rovesci e temporali)”, spiega il meteorologo Pierluigi Randi. Così, a seguito di temporali stazionari che hanno insistito su Valdera Pisana, vicino Livornese, Nord-ovest Fiorentino e Pratese, fino all’Alto Mugello – osservati tra il pomeriggio e la serata del 2 novembre – la risposta dei fiumi è stata tale da determinare una disastrosa alluvione, con migliaia di utenti senza luce e centinaia di sfollati.

Nella tabella sottostante sono presenti i livelli dei fiumi che sono saliti almeno oltre la prima soglia (soglia gialla degli idrometri di riferimento), in Alta Toscana, Emilia e Liguria di Levante:

Tabella 2a: livelli dei fiumi che sono saliti almeno oltre la prima soglia tra Alta Toscana, Emilia e Liguria di Levante nelle giornate del 2,3 e 5 novembre 2023. Livelli che hanno superato la prima, seconda o terza soglia, rispettivamente evidenziati in giallo, arancione e rosso (fonte: Arpae e OMIRL-Arpal).

Tabella 2b: statistiche sui livelli idrometrici raggiunti tra Alta Toscana, Emilia e Liguria nelle giornate del 2,3 e 5 novembre 2023 (fonte: Arpae e OMIRL-Arpal).

Da sottolineare il fatto che non sia condizione sufficiente il raggiungimento della soglia rossa da parte dell’idrometro perché il fiume esondi, di solito questa è posizionata ad un livello più basso dal punto di esondazione.

Per il caso specifico della Toscana ed Emilia (fonte: Presidente della Toscana, Eugenio Giani):

  • in Toscanaesondato il torrente Furba a Seano (Carmignano), nel Pratese;
  • alluvione a Prato: esondato il torrente Bardena in zona Galceti e il torrente Bisenzio in zona Santa Lucia; allagati vari reparti dell’Ospedale Santo Stefano di Prato; caduti 70-80 mm in 3 ore in zona Prato;
  • diversi tratti autostradali di A1 e A11 chiusi, tra Prato ovest e Pistoia, e nei pressi di Firenze, per smottamenti e allagamenti stradali;
  • bloccato un treno regionale alla stazione di Vaiano (Prato), dove è straripato il Bisenzio;
  • linea ferroviaria Prato-Pistoia interrotta in quanto allagata;
  • frana a Migliana, nel Pratese;
  • alluvione a Campi Bisenzio, per la rottura arginale della Marina e tracimazione del Bisenzio al ponte della Rocca, poi sempre rotture sul Bisenzio a Santa Maria a Campi, sul Marina a Villa Montalvo, sul Fosso Reale, sull’Agna a Montale (allagato il sottopassaggio della stazione di Montale), sulla Stella a Casini di Quarrata (tra l’altro una nuova rottura si è avuta anche con il passaggio di Domingos), sul Bardena e sul torrente Iolo;
  • allagato il centro commerciale “I Gigli” a Campo Bisenzio;
  • allagamenti anche a Poggio a Caiano, Serravalle e Figline di Prato;
  • esondato l’Ombrone tra Pistoiese e Pratese;
  • scoppiata centrale del gas e crollato un ponte a Palazzuolo sul Senio;
  • esondato torrente Bagnolo a Montemurlo; allagamenti anche a Oste, a sud della città pratese;
  • locali smottamenti in diverse località delle province di Massa-Carrara, Lucca e Pistoia;
  • allagamenti localizzati a Castelnuovo di Garfagnana, nel Lucchese;
  • caduto un traliccio sulla linea ferroviaria Lucca-Viareggio;
  • a Pistoia vari allagamenti nei comuni della provincia a causa di esondazioni di torrenti: Pistoia, Agliana, Quarrata (qui la situazione particolarmente più complessa dove parte del centro abitato è rimasto allagato, con 80 mm accumulati in 3 ore; allagata anche la Biblioteca di Quarrata) e Serravalle Pistoiese colpiti da allagamenti a causa degli affluenti dell’Ombrone; a Lamporecchio, Larciano e Monsummano Terme vari allagamenti; frane sul San Baronto;
  • frane importanti tra San Quirico, Sassetta e sul Montalbano;
  • allagata la stazione di Montale in provincia di Pistoia;
  • smottamenti diffusi in tutta la provincia di Pisa con chiusura di strade provinciali e comunali;
  • a Pontedera (Pisa) l’allagamento più importante che ha colpito anche l’accesso dell’Ospedale di Pontedera, dove sono caduti 159 mm in 3 ore, di cui circa 100 mm in appena un’ora !
  • allagate Fucecchio e Ponte a Cappiano, nel Fiorentino;
  • allagato da acqua e fango l’Ospedale di Borgo San Lorenzo (Mugello);
  • allagamenti a Collesalvetti (Livorno), dove sono caduti 110 mm in 3 ore, 90-100 mm sul Mugello;
  • la strada che collega Firenze, Pisa e Livorno (Fi-Pi-Li) è rimasta allagata e le acque hanno fatto fatica a rientrare negli argini. Nella giornata di domenica, chiusa nuovamente la Fi-Pi-Li, stavolta nel tratto dell’interporto-Lavoria per la rottura del vicino Tora ed esondazione di torrenti più piccoli;
  • migliaia gli interventi a Campo Bisenzio, Cerreto Guidi, Carmignano, Prato, Montemurlo, Quarrata, province di Pisa e Livorno;
  • decine di migliaia le utenze senza corrente elettrica e internet;
  • 7 i morti accertati in Toscana, rinvenuti nelle località di Montemurlo e Campi Bisenzio, nel Pratese, ma anche a Rosignano.
  • In Emilia invece, tracimato il Santerno a Borgo Tossignano (BO), ma ha piovuto molto su tutto l’Appennino bolognese-imolese-faentino

    

(a)                                                              (b)

Figura 3a-b: a sinistra (a), frame estrapolato da un video che testimonia l’alluvione nel Pratese, giovedì 2 novembre (fonte: Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani); a destra (b), mappa delle cumulate nelle 24 ore del 2 novembre, durante la fase frontale (fonte: Lamma Meteo).

    

(a)                                                              (b)

    

(c)                                                              (d)

Immagini 4a-d: immagini devastanti del sopralluogo sopra le aree colpite di Campi Bisenzio, Parto e Quarrata (fonte: Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani).

    

(a)                                                              (b)

    

(c)                                                              (d)

Immagini 5a-d: immagini satellitari elaborate dai tecnici dell’Ufficio Cartografico regionale della Regione Toscana delle aree alluvionate, dove sono caduti 200 mm di pioggia in meno di 3 ore, scattate il 3 e 4 novembre (fonte: Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani).

Nelle ore successive, verso la notte su venerdì 3 novembre, la linea temporalesca si è lentamente spostata, andando ad interessare le province di Arezzo, Siena, Grosseto e la parte orientale del Fiorentino. A seguire la fase post-frontale con fenomeni residui più moderati.

Passata la piena dell’Arno a Firenze senza criticità, anche a Pisa fiume all’interno delle soglie di riferimento.

Nella tabella sottostante sono presenti i maggiori accumuli di precipitazione rilevi dalle reti provinciali e nazionali tra il 2 ed il 5 novembre, a seguito del passaggio delle due tempeste:

Tabella 3: maggiori accumuli di precipitazione misurati dalle reti regionali e nazionali tra il 2 ed il 5 novembre, a seguito del passaggio delle due tempeste (fonte dati dalle reti Meteo 3RCMLArpaeOMIRL-ArpalCFR ToscanaOsmer FVGMeteonetwork).

    

(a)                                                              (b)

Figura 4a-b: mappa degli accumuli di pioggia giornalieri al Centro-Nord per le giornate di giovedì 2 (a) e (b) sabato 4 novembre 2023 (fonte: Meteonetwork).

Non solo la Toscana, la Liguria e l’Emilia, anche in Lombardia e al Nord-est pesanti disagi e criticità diffuse:

  • esondato anche il Lago di Como;
  • cedimento interno alla galleria Dom, posta tra Riva del Garda e Ledro (nella Valle di Ledro). La rottura è stata probabilmente imputabile ad infiltrazioni causate dalle forti piogge;
  • accumuli di oltre 150-200 mm tra Udinese e Pordenonese, con due picchi giornalieri davvero notevoli di 291.4 mm a Chievolis e di 300 mm a Piancavallo, entrambe località del Pordenonese, la prima in zona collinare, la seconda di montagna;
  • oltre 100 interventi dei vigili del fuoco tra le province di Udine e Pordenone;
  • in Friuli, esondato il Palar, ad Avasinis di Trasaghis;
  • frana in un strada secondaria del paese di Cornino (Udine);
  • effetto staü sulle Prealpi Trevigiane con accumuli di oltre 130-150 mm nella sola giornata di giovedì 2 novembre, specie tra Trevigiano e Bellunese, con conseguenti frane su quest’ultima provincia;
  • piena del Livenza a Meduna (Treviso);
  • un vigile del fuoco disperso in un canale a Puos d’Alpago, in provincia di Belluno;

C’è da dire che in Veneto, dopo l’alluvione del primo novembre 2010 e l’esondazione dei fiumi Retrone e Bacchiglione, “sono state intraprese importanti opere contro il dissesto del suolo, tra cui i grandi bacini di laminazione (10 ultimati, 13 ancora in fieri), che nei giorni precedenti hanno letteralmente salvato il territorio [dei bacini interessati dalle pesanti piogge]. […] Si tratta di opere – non solo bacini di laminazione [ma anche altri importanti lavori come] il rifacimento di argini – decisivi in caso di grandi piogge […]” (fonte: Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia).

A Caldogno (nel Vicentino) è stata contenuta la piena per tre ore e mezza. Verona salvata dalla piena dell’Adige, grazie alla Galleria Adige-Garda, che è un canale scolmatore artificiale di 10 km che ha lo scopo di prevenire le inondazioni dell’Adige, scaricando l’acqua in eccesso nel lago di Garda.

Anche con l’ingresso della seconda depressione atlantica (Tempesta Domingos) l’Europa è stata devastata da alluvioni, tempeste di vento (raffiche nuovamente oltre 150-200 km/h, come abbiamo già detto) e mareggiate molto intense dalla Bretagna Meridionale ai Paesi Baschi, così come nel Mediterraneo, come racconteremo nel paragrafo successivo.

La pressione minima è stata raggiunta alla boa oceanica 62081, a sud-ovest dell’Irlanda: 959.1 hPa alle ore 10:50 di sabato 4 novembre 2023.

In Francia, nuove criticità e allagamenti: 11 corsi d’acqua in allerta arancione a causa del rischio di allagamenti, nel Pas-de-Calais, nella regione Centro-Orientale e in Corsica.

Non solo nel primo fine settimana di novembre, anche all’inizio della seconda settimana del mese, numerose località hanno subìto danni e criticità per l’esondazione di diversi fiumi, superando notevolmente le alluvioni del passato, quali quella del marzo 2002 (fonte: @Observatoire Keraunos), in particolare nella giornata di lunedì 6 novembre:

  • alluvione a Lumbres, Beussent, Frencq, Wizernes e Nielles-lès-Bléquin nel Pas-de-Calais (62), per l’esondazione del Bléquin (affluente dell’Aa);
  • esondazione dell’Aa a Vigicrues (62);
  • alluvione a Saint-Étienne-au-Mont, sempre nel Pas-de-Calais (62), per l’esondazione della Liane;
  • 178 mm – scaricati nella settimana tra l’1 e il 6 novembre – e ben 338 mm in 4 settimane a Bainghen nel Pas-de-Calais (62);
  • pesanti allagamenti anche a Équihen, sempre nel Pas-de-Calais (62), dove l’acqua scorreva su terreni completamente saturi;
  • oltre ad Aa e Liane, anche la Canche è passata in allerta rossa; i bacini dei fiumi Hem, Lys, Laquette, Clarence e Lawe erano in allerta arancione.

UNA MAREGGIATA DAVVERO INTENSA: IL MARE CHE AFFASCINA MA FA ANCHE PAURA

L’ingresso di Ciarán non ha portato solo raffiche tempestose, anche le mareggiate sui tratti di costa esposti sono state davvero devastanti. Al largo della costa nord-occidentale francese, le onde – a dir poco oceaniche – hanno raggiunto un’altezza significativa di 11.7 m alla boa di Pierres Noires (Ouessant) con altezza massima di ben 21.1 m e 14 secondi di periodo tra una cresta e l’altra (alle ore 7 di mattina del 2 novembre) … mare quindi tra molto grosso e tempestoso nella Scala Douglas dello stato del mare, moto ondoso che ha impattato sulle coste francesi del Golfo di Biscaglia, specialmente nel tratto settentrionale !

Inondazioni costiere a Dinard in Ille-et-Vilaine mercoledì sera.

Acqua alta a Venezia oltre 100-110 cm, che in realtà andava avanti da giorni e giorni. Picco massimo di 138 cm raggiunto dalla Piattaforma ISMAR-CNR alle ore 3:50 della notte sul 5 novembre. Non sono stati superati i 90-95 cm a Punta Salute – Canal Grande (punto di riferimento per la città di Venezia), grazie al prezioso aiuto del MOSE, che ha smorzato l’alta marea per tutto il periodo dal 2 al 5 novembre, ma anche prima di tale periodo, come osservabile dal grafico sottostante.

Un gigante idraulico che è stato attivato per contrastare le maree eccezionali, proteggendo la città di Venezia, ma emergono alcuni dubbi:

  • il fatto di reggere a fenomeni di acqua alta come quello del novembre 2019 (187 cm o più);
  • il fatto che proprio quelle stesse enormi quantità di acqua marina che il MOSE trattiene in mare aperto, come conseguenza, possano alzare il livello della marea in località costiere venete e friulane non protette (difatti a Grado (GO), proprio in quei giorni, l’alta marea è stata molto intensa).

Tutti dubbi di cui si dovrà tenere conto negli eventi futuri che coinvolgeranno tali litorali.

Figura 5: livello idrometrico alla Piattaforma ISMAR-CNR e a Punta Salute – Canal Grande tra il 2 e il 5 novembre. (Fonte dati: Centro Previsioni e Segnalazioni Maree del Comune di Venezia).

Anche nel Mediterraneo, il moto ondoso è aumentato con picco delle mareggiate sul Mar Ligure nelle giornate di venerdì 3 e domenica 5 novembre, specie sulle coste centro-orientali della Liguria e sulla Versilia.

Figura 6: pressione atmosferica [hPa] e altezza significativa dell’onda [m] presso la stazione di La Spezia, dalla rete ondametrica nazionale dell’ISPRA.

Disagi e problemi su tutte le passeggiate a mare e tratti costieri delle strade:

  • mareggiata intensa a Ceriale e tra Varigotti (7ae la Spiaggia del Malpasso (Finale Ligure) nella giornata di domenica 5;
  • spettacolare lo scatto del nostro Stefano Corradini da Capo Noli (6a);
  • centro storico di Celle Ligure completamente invaso dall’acqua marina, problemi anche a Varazze, sulla passeggiata di Albissola Marina e a Savona;
  • Aurelia invasa dal mare a Cogoleto;
  • Aurelia interrotta ad Arenzano per l’asfalto “sfondato” dal mare, con la mareggiata che ha investito il centro storico. Il mare ha sfondato le vetrate del ristorante “La Cambusa”, sempre ad Arenzano;
  • Grande mareggiata tra Voltri e Vesima (7b-g), come testimoniano le meravigliose foto di Andrea Ferrando;
  • potente mareggiata su tutto il litorale del comune di Genova, specie a Pegli, in Corso Italia – specie zona Lido e Boccadasse (7h-m) – a Sturla, Quarto (6b-c), Quinto e …
  • … Nervi, con conseguente chiusura della famosa passeggiata nel lungomare … nonostante ciò alcuni intrepidi incoscienti si sono avventurati rischiando parecchio, e i video di tali bravate non sono mancati !
  • donna travolta da un’onda in via Murcarolo (Genova), circolazione così interdetta a pedoni e motoveicoli;
  • crollo del dehors del ristorante Golfo Paradiso a Camogli (6d-e), per la mareggiata;
  • la pittoresca Piazzetta di Portofino (6he la passeggiata di Zoagli (6fsono state invase dalle onde;
  • onde alte 6-7 m sulle coste tra la Liguria Orientale e la Toscana Settentrionale, localmente anche di 7-10 m – specie al largo – quindi fino a mare grosso con periodo d’onda di 10-11 secondi sia nelle giornata di venerdì che in quella di domenica. Diversi i danni sia per le mareggiate che per il forte vento !
  • onde di oltre 5-6 m hanno sferzato il litorale tra Chiavari e Sestri Levante, nel picco della mareggiata di domenica 5 novembre, quando è stata necessaria la chiusura al traffico veicolare delle Gallerie di Sant’Anna. Pietre in strada tra Cavi di Lavagna e Sestri, sull’Aurelia. L’acqua marina ha invaso il lungomare di Cavi, Riva Trigoso (6l) e le strade di Sestri Levante (6g), nel Tigullio;
  • non è andata meglio a Chiavari (6i) con danni e disagi su tutto il litorale, pietre in strada e onde che hanno raggiunto la passeggiata, specie nella giornata di domenica (7n-s);
  • l’acqua del mare ha invaso anche le vie cittadine a Vernazza, alle Cinque Terre;
  • registrate dalla rete ondametrica nazionale onde con altezza significativa di 6.5 m a La Spezia e intervallo fra un picco e l’altro superiore agli 11 secondi;
  • mareggiata intensa sulla costa a Viareggio, e su buona parte della Versilia, con raffiche di vento intense anche oltre 80-100 km/h;
  • Marina di Pisa sferzata dalle forti mareggiate con l’acqua entrata dal mare, grazie alle violenti raffiche a 115 km/h;
  • furiosa mareggiata a Livorno;
  • mareggiate a nord di Piombino, a causa del rinforzo dei venti di Libeccio-Ponente.

    

(a)                                                              (b)

(c)

    

(d)                                                              (e)

        

(f)                                     (g)                                       (h)

    

(i)                                                              (l)

Immagini 6a-l: mareggiata intensa di venerdì 3 novembre 2023, rispettivamente (a) Capo Noli by Stefano Corradini, (b) Genova Quarto dei Mille by Lorenzo Mario Bozzo, (c) video della mareggiata da Genova Quarto dei Mille by Lorenzo Mario Bozzo, (d-e) crollo del dehors del ristorante Golfo Paradiso a Camogli by Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti e @fabry2dgl via Telegram, (f) passeggiata di Zoagli, (g) strade di Sestri levante, (h) Piazzetta di Portofino by Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, (i) passeggiata di Chiavari by @Necroxid via Telegram, (l) Riva Trigoso by Federico Brescia.

                                                                              (a)

    

(b)                                                              (c)

    

(d)                                                              (e)

    

(f)                                                              (g)

    

(h)                                                              (i)

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(n)                                                              (o)

    

(p)                                                              (q)

(r)

(s)

Immagini 7a-s: mareggiata intensa di domenica 5 novembre 2023, in ordine – (a) Varigotti by @ligure65 via Telegram, (b-g) Genova Voltri – Vesima by Andrea Ferrando, (h-m) foto e video da Genova Boccadasse by Lorenzo Mario Bozzo, (n-s) foto e video dalla passeggiata di Chiavari by Lorenzo Mario Bozzo.

Per concludere la sezione, spiega Arpal in un video realizzato per fare un confronto tra la mareggiata di fine ottobre 2018 e quella di inizio novembre 2023: “In questo inizio di autunno 2023, la Liguria ha vissuto un’altra mareggiata storica, causata dalla Tempesta Ciarán che nei giorni scorsi ha colpito anche il nostro Paese. [Confrontando] tale Tempesta con ciò che è avvenuto nel 2018 al passaggio della Tempesta Vaia, entrambe hanno causato forti mareggiate con gravi danni alle infrastrutture costiere liguri. La mareggiata del 2018 fu scatenata da venti di Scirocco ruotati in corso di evento da Sud/Sud-ovest, che soffiarono su ampie porzioni di mare partendo dalla Tunisia. Inoltre, ci fu un ulteriore innalzamento del livello del mare di circa 1 m per effetto dello ‘storm surge’ – ossia della brusca diminuzione di pressione – al passaggio di Vaia sul Mar Ligure. La mareggiata del 2023 è stata prodotta invece da una Libecciata con venti di burrasca forte da Sud/Sud-ovest in azione a partire da Gibilterra già dal giorno precedente, e anche in questo caso c’è stato il contributo dello ‘storm surge’. L’evento del 2018 fu più breve, mentre quello di quest’anno è durato quasi 3 giorni, frutto dell’unione di 2 eventi, dopo Ciarán, infatti, è arrivata la Tempesta Domingos con medesimo scenario. Due eventi molto simili e ravvicinati nel tempo.

L’onda massima registrata dalla Boa di Capo Mele nel 2018 fu di 10.5 m, il 29 ottobre, con un periodo di 11-12 secondi; durante [il passaggio di] Ciarán, l’onda massima stimata è stata superiore ai 10 m. In entrambi i casi, ingenti danni alle strutture sulla costa per via del periodo molto lungo, che consente quindi al mare di accumulare tanta energia da scaricare poi nell’impatto con la costa. Tuttavia, quest’anno i danni strutturali sono stati inferiori, anche a causa della maggiore protezione che i nostri porti offrono all’onda di Libeccio.

Anche i venti sono stati molto intensi in entrambe le Tempeste su tutta la Liguria, anche se quest’anno sono durati per quasi 3 giorni. Le velocità massime a Casoni di Suvero, nel comune di Zignago, a 1070 m, sono state [registrate] il 2 novembre scorso di 196.2 km/h [Ciarán], superati poi il 5 novembre da una raffica di 211.7 km/h [Domingos]. Nel 2018 furono solo 180 km/h, ma allora era il fondoscala dell’anemometro, che venne poi successivamente aumentato proprio per misurare queste intensità.”

CONCLUSIONI E RIFLESSIONI

A seguito dell’Alluvione in Toscana, per via delle criticità in buona parte del Centro-Nord Italia e per le mareggiate sulle coste esposte è stato varato lo stato d’emergenza regionale per la Toscana, poi esteso a livello nazionale.

Vogliamo quindi chiudere quest’articolo cercando, ancora una volta, di sensibilizzare i nostri utenti sulle conseguenze che il Riscaldamento Globale ha prodotto in passato, sta producendo ora e produrrà in futuro: non è di certo correlabile il singolo evento estremo in senso stretto, è invece, altresì correlabile il fatto che un mare molto più caldo del normale a sua volta determini una maggiore evaporazione, di conseguenza un serbatoio di acqua ed energia in grado di alimentare le Tempeste sull’Atlantico e sul Mediterraneo. È opportuno far notare che, a parità di volume considerato, una massa d’aria più calda è in grado di immagazzinare più vapore acqueo, di cui le conseguenze sopra descritte.

Nonostante ciò, è doveroso e opportuno anche specificare che non basta dare solo la colpa al Cambiamento Climatico in atto, peraltro di cui siamo proprio noi esseri umani i principali colpevoli. L’uomo non deve nascondere le proprie colpe di fronte a questi eventi, perché se avvengono alluvioni o inondazioni, non è solo perché un fiume esonda o il mare invade il litorale, spesso si è costruito male, dove non si doveva, si sono usati materiali scadenti, si sono poste le fondamenta su terreni soggetti a dissesto idrogeologico. Quello del Veneto, di cui abbiamo parlato nell’articolo, è un esempio di come, ove possibile, si possono realizzare opere, come i bacini di laminazione, come il MOSE, che possano mitigare la vulnerabilità delle nostre infrastrutture, l’esposizione al rischio e quindi il rischio stesso a cui siamo sottoposti.

Non per ultimo, vi cerchiamo di sensibilizzare – sempre più con forza e determinazione – a prestare attenzione in situazioni di pericolo (specie se in corso di evento), a prevenirle e non mettere in atto comportamenti e azioni rischiose, come stazionare sui ponti durante le piene dei fiumi / torrenti o esporsi al rischio di essere colpiti dalle onde durante le mareggiate intense, senza mantenere una distanza di sicurezza. È sempre sbagliato sottovalutare il rischio, specie se esposti in prima persona ad eventi estremi incontrollabili.

Tempeste Ciarán e Domingos: tra alluvioni, raffiche burrascose e mareggiate intense.

OUTLOOK CTS – Mese di dicembre 2023

PREMESSA

Il quadro delle TLC introduce un forte elemento di discontinuità rispetto agli anni precedenti, ovvero l’emersione del Niño; nonostante il fenomeno abbia preso avvio già dai mesi primaverili, fino ad oggi ha avuto uno scarso impatto sull’atmosfera, tant’è che sia la convezione tropicale (MJO) che le dinamiche circolatorie emisferiche sono rimaste poco coerenti con lo stato di fondo indotto dall’ENSO.

L’autunno del 2023 ci lascerà con una fase di tempo freddo e instabile che dall’Europa centro-orientale si estenderà progressivamente anche all’Italia e al Mediterraneo, regalando così un assaggio di inverno.

La dinamica attuale è stata innescata da un treno di onde sviluppate dal Pacifico nell’ultima decade del mese di novembre grazie alla traslazione di un’intensa Kelvin Wave in grado di sviluppare un marcato focus convettivo nei pressi del meridiano del cambio di data, creando una sorta di sincronia con il segnale di fondo caratterizzato dal Niño in fase di rinforzo proprio nella regione 3.4.

Sulla base delle proiezioni dei modelli climatici è verosimile che questo tipo di circolazione a carattere freddo (ma anche umida) sconfini all’interno della prima decade del mese di dicembre.

L’approfondimento di una saccatura sul Canada orientale porterà infatti allo sviluppo di un’alta pressione dinamica sulla Groenlandia, che spostandosi poi verso est andrà a congiungersi con un ponte all’alta russa isolando così una saccatura fredda sull’Europa. Tuttavia, l’allungamento dell’Atlantic Ridge (ATR) renderà critica la stabilità di tale configurazione, e la rottura dell’onda altopressoria (wave breaking) porrà fine all’alimentazione calda della struttura dell’alta pressione.

E’ infatti assai probabile che il vortice polare, privo di ulteriori significativi disturbi d’onda, vada successivamente ad incidere sul rinforzo della corrente a getto polare, inducendo una lenta ma progressiva risalita del segno della NAO fino a valori neutro positivi nella seconda parte del mese, in una prima fase a causa degli effetti di flussi di calore verticali piuttosto deboli (fase maggiormente Niña-like). Si ritiene comunque che questa fase caratterizzata da una debole convezione, centrata principalmente sull’oceano Indiano, sia da considerarsi temporanea.

E’ da preventivare infatti una netta intensificazione degli eddy heat and momentum flux nel corso della terza decade di dicembre, quando l’attività convettiva tropico-equatoriale tornerà in fase con il segnale del Niño nella fasi MJO 5-6-7, portando ad un netto rinforzo di W1 fino in stratosfera con un conseguente dislocamento di massa del vortice stratosferico, che anche in virtù dei deboli flussi di calore e momento avuti nella fase precedente risulterà essere piuttosto forte.

In questa fase in troposfera tenderà a consolidarsi un prevalente regime NAO+, anche in virtù di un’anomalìa di momento angolare fortemente positiva.

Viene ad oggi ipotizzato un mutamento di tale assetto entro la prima metà del mese di gennaio, con una modifica progressiva del pattern dominante (NAO+) verso uno Scandinavian Blocking (o Scand+), circostanza che farebbe presumere un netto indebolimento del vortice polare a tutte le quote a cominciare dalla stratosfera.

PROIEZIONI PER IL MESE DI DICEMBRE

Come anticipato in premessa, per la prima decade del mese di dicembre dovrebbe consolidarsi una fase di tempo instabile sull’Italia e più in generale sul Mediterraneo, ove sarà possibile l’interazione fra masse di aria artica proveniente dal nord Europa e dalla Russia occidentale ed aria più umida presente nel Mediterraneo, in grado di sviluppare condizioni favorevoli a precipitazioni nevose a quote medie o medio-basse specialmente al Nord e sull’arco alpino.

In questa fase non si escludono accumuli pluviometrici significativi sul settentrione e sulle regioni tirreniche centro-settentrionali, specialmente quando la bassa pressione sul Canada inizierà ad indebolirsi ed il flusso occidentale in uscita dal continente americano Canada raggiungerà l’Europa occidentale, agganciando il blocco freddo preesistente.

Inizialmente le precipitazioni potrebbero risultare nevose fino a bassa quota al nord. (vedi composito nell’ immagine di copertina)

1a parte del mese di dicembre

Nella seconda decade il flusso umido e mite da ovest dovrebbe scalzare la massa di aria fredda, portando progressivamente verso l’Europa meridionale un flusso occidentale ondulato. Tali ondulazioni si innalzeranno progressivamente di latitudine, a causa del previsto rinforzo del vortice polare; in questa fase solo le regioni meridionali e quelle centrali adriatiche potrebbero rimanere marginalmente esposte a correnti fredde di matrice balcanica.

2a fase del mese di dicembre

Nel corso della terza decade si dovrebbe assistere ad un progressivo consolidamento dell’alta pressione verso l’Europa meridionale e verso il Mediterraneo, con un tempo generalmente stabile sulla nostra penisola. Non si possono escludere marginali disturbi sulle regioni Alpine e prealpine e al nord (più in particolare nord-est) per gli effetti del transito di sistemi perturbati di matrice polare diretti essenzialmente verso l’Europa orientale.

3a fase del mese di dicembre

Outlook seconda parte Estate 2023

PREMESSA
L’emersione di condizioni di El Niño, seppure con un’anomala distribuzione delle SSTA (attualmente la regione ENSO 1+2 presenta anomalie di circa 2 gradi maggiori rispetto alla regione ONI 3.4), ha indotto un netto incremento di gradiente nelle fasce subtropicali, con un marcato aumento della tensione del getto a cavallo del continente americano tra i due oceani (Pacifico e Atlantico).
In tale contesto riscontriamo una forte anomalia positiva di momento angolare nello stage 3 della GWO, tipicamente rappresentativo di una fase ENSO positiva, ma un comportamento non del tutto coerente con il segnale stesso da parte degli altri indicatori che, a media o ad alta frequenza, traducono il segnale ENSO.
Ci si riferisce in particolare alla MJO (ma anche al OLR e al CHI oltre che allo stesso SOI), che ad oggi è stata scarsamente connotata dalle caratteristiche fasi forzanti di El Niño e con il diagramma RMM di magnitudo quasi assente o comunque molto bassa e in fasi poco tipiche.
Riteniamo che per questi motivi nel coupling oceano atmosfera si siano manifestati effetti più a bassa frequenza tipici di El Niño e del GLAAM+, nei quali si nota una tensione zonale più marcata e un dinamismo circolatorio più accentuato rispetto a quelli delle estati ultime ricorrenti, intervallata tuttavia dai segnali in discontinuità a maggior frequenza che sono andati a tratti ad interrompere la tensione del getto; tutto questo è evidenziato non solo dal comportamento fortemente oscillatorio del PNA ma anche dal calo della NAO, che nell’ultimo periodo è approdata in territorio negativo dando origine ad una heat wave mediterranea dalle caratteristiche di eccezionalità, “grazie” anche al contributo apportato dall’innalzamento delle fasce tropicali dovuto principalmente ad una intensificazione del WAM.
Conseguentemente, l’attuale fase molto calda sull’Europa centro-meridionale è il frutto di una doppia componente:

  1. Una risalita più o meno omogenea del W-ITF, che si prefigura particolarmente tenace per il centro sud italia e le isole maggiori
  2. Una vera e propria “heat wave”, figlia della attuale fase SNAO negativa e della fase (riteniamo temporanea) di calo di tensione della corrente a getto

 

PROSPETTIVE
Mentre l’attuale fase molto calda appare proseguire sulla nostra penisola in modo continuativo e duraturo su gran parte del centro, delle isole maggiori e al Sud, il Nord Italia alternerà fasi calde a brevi episodi più freschi e localmente instabili con possibili eventi di forte intensità, soprattutto sulle regioni padane centro-orientali fino grossomodo alla terza decade di Luglio, quando la ripresa della tensione zonale nel Nord Atlantico generata dallo spostamento dei centri di convezione nel Pacifico, da una nuova oscillazione del PNA e dal ritorno ad una fase SNAO positiva dovrebbero portare il Nord Italia ed in parte il centro sotto l’influenza di correnti più fresche di origine atlantica e quindi ad un ritorno di condizioni climatiche più gradevoli, anche se con un tipo di tempo più variabile e anche a tratti instabile, specie sulle regioni a Nord del Po.
La linea di demarcazione rispetto alle pregresse condizioni di caldo anomalo dovrebbe spostarsi gradualmente verso Sud, e anche il mese di Agosto presenterà probabilmente questo nuovo tipo di connotazione come pattern medio mensile.
Saranno tuttavia da mettere in conto nuovi rallentamenti della corrente a getto, con la possibilità quindi di nuove ondulazioni. Riteniamo che in queste fasi possa farsi nuovamente strada un pattern “Atlantic Ridge” con saccature in affondo sull’Europa occidentale e risposta di un promontorio anticiclonico subtropicale su basso mediterraneo e penisola balcanica.
Mediamente, la seconda parte dell’estate dovrebbe trascorrere con anomalie termiche più moderate al Nord, mentre le anomalie positive più marcate dovrebbero interessare nuovamente le isole maggiori e il Sud.

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