Negli ultimi anni abbiamo verificato con buona costanza un sostanziale consolidamento del pattern in affermazione nel mese di Giugno . Pertanto, anche nella seconda parte dell’estate, ci aspettiamo una distribuzione delle anomalie di GPT sostanzialmente immutata. E’ verosimilmente attendibile una fisiologica espansione della fascia subtropicale verso nord con una sostanziale aumento di geo potenziali anche nelle zone che vedranno un Giugno più “instabile”. Ci aspettiamo che si possano altresì verificare delle saltuarie infiltrazioni di aria nord atlantica verso le latitudini più basse del Mediterraneo.
Dopo un mese di giugno caratterizzato da prevalenti scambi meridiani tra l’oceano Atlantico e l’Europa frutto degli esiti di forti anomalìe positive di geopotenziale in sede polare, una seppur debole ripresa del gradiente polare nei mesi di luglio e agosto non possiamo escludere possa concretizzarsi in pattern assimilabili a WR4 dove le fasce altopressorie a medio alte latitudini potrebbe esporre l’Europa meridionale ad infiltrazioni di correnti moderatamente instabili Queste dinamiche potrebbero evolvere rapidamente in cut-off forieri, nelle zone d’interesse, di fasi marcatamente instabili.”
Previsione grafica (anomalie geopotenziali a 500 hPa):
Verifica descrittiva:
Estate connotata da una SNAO negativa, in netta controtendenza con le ultime 2 estati. In virtù di ciò la componente zonale è stata blanda, e rispetto alla previsione abbiamo avuto GPT maggiormente slanciati verso nord e meno adagiati verso E/NE. L’istmo caratterizzato da GPT più elevati della norma può essere localizzato sul Mediterraneo centrale. Non sono mancate le fasi instabili anche decise. Si conferma ancora una volta l’evidenza che il pattern che va a consolidarsi ad inizio estate viene difficilmente scalfito durante il resto della stagione, stante un getto scarsamente ingerente sul continente. Per essere più precisi si può asserire che i mesi di Giugno ed Agosto sono stati connotati da un WR3, mentre il mese di Luglio ha avuto un pattern assimilabile più ad WR1 in virtù di una deciso “reversal pattern” in area PNA, in un contesto comunque decisamente improntato ad una decisa meridianizzazione delle dinamiche circolatorie.
Per quanto riguarda l’aspetto termico, si evidenzia che in un contesto di scarsa “dinamicità configurativa” l’immissione nel sistema di una notevole quantità di calore avvenuta durante l’avvezione calda di fine Giugno ha a suo modo condizionato l’andamento termico complessivo stagionale sull’Italia e, più in generale, su tutto il continente europeo.
Verifica grafica (anomalie geopotenziali a 500 hPa):
PREMESSA – Gli effetti del Final Warming (assimilabili ad un Major) che si sono palesati nel mese di Maggio 2019 con la traslazione delle masse artiche verso le medie latitudini, ed ivi ancora transitanti a scapito di una situazione polare connotata da decise anomalie positive di geopotenziale, si sono stemperati sul finire del mese; tale situazione, unitamente al riscaldamento radiativo delle fasce tropicali, sta progressivamente modificando il pattern in area atlantica ed europea.
Anomalie geopotenziali emisferiche al piano isobarico di 500 hPa – 20/05/2019
Nonostante infatti un gradiente emisferico molto debole, per i motivi anzidetti abbiamo assistito ad un rinforzo a livello locale (Atlantico – Mediterraneo) proprio per la differenza di temperatura delle acque superficiali imposto dal pattern precedente. Nel corso del mese gli scambi meridiani (WR1 pattern) hanno evidenziato un’anomalia di GPT positiva in Atlantico, che ha contribuito a “stemperare” l’anomalia negativa delle SST sul comparto orientale dell’Oceano Atlantico.
SST Anomalies – 30/05/2019
Relativamente ai principali indici climatici che durante la stagione estiva influiscono in modo determinante sull’andamento circolatorio del comparto Euro-Atlantico, abbiamo la seguente situazione: – ITCZ: Segue l’andamento delle fasce tropicali, ed è modulato dai monsoni che tendono a farlo alzare (abbassare) di latitudine a seconda della forza (debolezza) dei monsoni – Monsone Africa Occidentale (WAM): Attualmente al di sotto della media, previsto comunque al più in media per i prossimi mesi – Monsone Indiano (IOD): Attualmente sopra la media, e previsto con buona attività per tutta la stagione estiva
Da una prima valutazione possiamo affermare che la fascia intertropicale di convergenza (ITF) sembrerebbe tendere ad essere più alta della media nella zona centro orientale dell’Africa, con conseguente innalzamento di latitudine della fascia subtropicale in quei settori.
Per quanto riguarda le SSTA atlantiche abbiamo assistito ad un mese di Maggio che trova pochi analoghi negli anni 2000. A dire il vero, e come sopra descritto, la decisa anomalia negativa di temperatura che aveva connotato gran parte del mese di Maggio nella fascia centrale dell’oceano e del Mediterraneo si è andata stemperando sui settori orientali dello stesso.
MESE DI GIUGNO – In base alle premesse evidenziate, che vedranno un apprezzabile gradiente termico tra il Mediterraneo centro-occidentale e le fasce tropicali all’interno del continente africano, unitamente ad una corrente a getto polare molto debole a livello emisferico per il forte riscaldamento messo in atto dalla massiccia migrazione di aria calda a seguito del Final Warming, consideriamo assai probabile la permanenza del pattern configurativo previsto per i primi giorni del mese di Giugno dai vari modelli di previsione. Si prevede quindi che il mese possa essere caratterizzato da scambi di masse d’aria prevalentemente meridiani tra l’Atlantico e il vecchio continente, che metteranno in evidenza una distribuzione delle anomalìe di geopotenziale in tre fasce: – Anomalie positive nei meridiani centrali del nord Atlantico, grossomodo dalle Isole Azzorre fino alla Groenlandia; – Anomalìe negative dall’Islanda verso il Regno Unito e a sfiorare l’Europa meridionale, con oscillazioni temporanee fino al Mediterraneo occidentale; – Ancora anomalìe positive dalla Grecia fino al nord-est europeo in progressione verso nord, ad interessare anche la Russia e parte della penisola scandinava. Nella seconda parte del mese, il graduale ci fa propenedere per una possibile ripresa dell’ITCZ anche nel settore più occidentale; per questo motivo, assieme ad un quadro favorevole delle SSTA atlantiche, ci aspettiamo una traslazione delle figure bariche verso ovest. Sarà così possibile ritornare ad avere un pattern simile a quello visto spesso nel corso del 2018, caratterizzato da un promontorio sull’Europa occidentale che dovrebbe garantire maggiore stabilità al Nord, in un contesto comunque potenzialmente molto instabile specie al Centro-Sud a causa della possibile discesa di nuclei da nord sulla spalla destra dell’anticiclone.
Anomalie geopotenziali previste per il mese di Giugno
TENDENZA PER LUGLIO E AGOSTO – Dopo un mese di Giugno caratterizzato da prevalenti scambi meridiani tra l’oceano Atlantico e l’Europa come conseguenza degli esiti delle forti anomalie positive di geopotenziale in sede polare, non escludiamo che si possa assistere ad una debole ripresa del gradiente polare nei mesi di Luglio e Agosto, che potrebbe concretizzarsi con l’instaurazione di pattern assimilabili a WR4, in cui le fasce altopressorie a medio alte latitudini potrebbero esporre l’Europa meridionale ad infiltrazioni di correnti moderatamente instabili. Queste dinamiche potrebbero evolvere rapidamente in cut-off, forieri di fasi marcatamente instabili nelle zone interessate.
Ogni volta è la stessa storia tuttavia, considerato il pessimo livello dell’informazione attuale in Italia, sarà meglio chiarire la questione.
Prima di tutto dobbiamo metterci in testa che quello che accade un giorno, un mese, un anno non dimostra assolutamente nulla dal punto di vista del clima. Questo perchè la forbice minima da fissare per esaminare una media climatica è di 30 anni (lo ha disposto l’Organizzazione Meteorologica Mondiale).
Di conseguenza, tempo e clima sono due cose differenti: il tempo è quello che accade oggi e che ci aspetta domani, il clima è il tempo medio di 30 anni.
Inoltre c’è anche da considerare le scale della meteorologia – ne abbiamo ampiamente trattato in questo VIDEO dedicato – ovvero: quello che accade su una sola località non dimostra nulla dal punto di vista del clima. Questo perchè il campo di analisi deve estendersi per comparti geografici molto estesi, una nazione, un continente.
Quindi, ricapitolando: se ieri e oggi in Italia ha fatto più freddo del normale, in altre zone, magari in USA o in Australia, faceva ben più caldo, quindi il risultati a prima vista si compensano. Perchè a prima vista?
Perchè in realtà mettendo insieme i dati raccolti trentennio per trentennio, si è notato che c’è qualcosa che va oltre la normale variabilità climatica: le temperature medie di tutto il mondo si stanno alzando e la frequenza degli episodi più caldi del normale superano, in frequenza ed intensità, quelli di freddo (vedi grafici qui sopra). E questo è un trend, ossia una tendenza, ed è proprio questo che deve essere preso in considerazione quando si parla di clima.
Dunque per concludere, rispondiamo alla domanda del titolo iniziale: è normale che c’è il riscaldamento globale e fa freddo? Risposta “SI”, l’episodio deriva dalla normale variabilità climatica del nostro Paese. Il resto è solo semplice sensazione, mera opinione personale o peggio, meschina ideologia politica trasversale.
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Ti ringraziamo per la tua attenzione e per il tuo contributo.
Veniamo subito alla verifica dei singoli mesi; Per semplicità di lettura riportiamo in corsivo su sfondo grigio quanto èstato previsto nell’outlook, postato ad inizio dicembre.
DICEMBRE 2018
La diminuzione dei flussi di calore e l’indebolimento del gradiente orizzontale e verticale, le cui basi erano state poste dalla forte discesa dell’indice AO nell’ultima parte del mese di novembre, ha messo i presupposti per una prima parte (fino al 10 /15) del primo mese invernale contrassegnata da un debole andamento circolatorio all’insegna di una generale zonalità intervallata da semionde o da onde al massimo di media ampiezza. In questo contesto si possono ritenere condizioni di tempo piuttosto mite su gran parte della penisola condizionato da correnti prevalentemente umide occidentali. Nell’ambito di questa circolazione, eventuali fasi precipitative, attribuibili al passaggio di cavi d’onda, saranno di modesta portata e seguite da un modesto e poco durevole calo termico. In questa fase tuttavia connotata dalla risalita degli indici AO (fino a valori prossimi alla neutralità) e NAO (fino a valori neutro-positivi) tenderanno a riattivarsi sostenuti flussi di calore in grado di generare un importante cambiamento della circolazione che dovrebbe concretizzarsi a cavallo tra la metà e la terza decade del mese di dicembre quando sarà possibile l’instaurazione di un progressivo blocco alla circolazione zonale nell’oceano Atlantico e all’arrivo verso l’Europa centro-meridionale di correnti fredde dai quadranti nord-orientali. Nel contempo i forti flussi verticali opereranno una probabile fase di disturbo all’attività del vortice polare stratosferico senza poter escluderne una sostanziale destrutturazione a cavallo tra la fine del mese e l’inizio del mese di gennaio. In questo contesto si assisterà ad una graduale diminuzione del campo termico su gran parte della penisola e ad una progressiva fase di tempo instabile.
Per quanto riguarda il mese di dicembre, il periodo di inverno zonale previsto per le prime due decadi, con un pattern anticiclonico invadente su centro-ovest Europa, mite e intervallato da semionde, si è esteso a tutto il mese. La destrutturazione del Vortice Polare Dtratosferico nel suo nucleo centrale, citata nell’outlook, ha permesso comunque un disturbo significativo del VPS nei modi descritti, ma “shiftato” temporalmente di circa una decade. Infatti attorno al 29 dicembre vi è stato un primo superamento della soglia del NAM (+3) con una modalità iniziale assimilabile ad un displacement del VPS.
GENNAIO 2019
Pertanto ci aspettiamo che la circolazione su scala emisferica possa essere condizionata o dall’evento stratosferico descritto sopra, con un riverbero in troposfera che condizionerà in negativo il segno dell’AO e della NAO, o comunque da un vortice polare assai disturbato da un sostenuto flusso di calore prevalentemente distribuito su due creste d’onda (two waves pattern). In base a queste considerazioni il settore Europeo potrebbe essere connotato da un pattern prevalente EA/WR+ con un sostanziale blocco alle correnti zonali sul NATL, Jet stream polare in entrata sul continente da NE che dovrebbe consolidare condizioni instabili e fredde su gran parte dell’Europa e Mediterraneo centrale. In questo contesto è lecito attendersi irruzioni di aria artico-continentale anche di una certa rilevanza.
Ad inizio gennaio, l’evento stratosferico estremo (ESE warm) sembra propagarsi con le tempistiche attese in troposfera: sia la NAO che l’AO (dopo poco) vanno in territorio negativo. Successivamente l’ESE warm, dopo circa una settimana dal primo superamento della soglia, assume le modalità di Split. Come si vede in figura (plot dal sito www.esrl.noaa.gov), il tipo di split è però asimmetrico, con lobo maggiore su centro est Eurasia e lobo minore su Canada.
Reanalisi anomalie di geopotenziale a 10hPa per il periodo 03-08 Gennaio 2019
In troposfera, il vortice polare rimane così maggiormente dislocato tra nord Russia e Mar Glaciale Artico (AO leggermente negativa). Di conseguenza, la previsione di un two-wave pattern non si è realizzata come atteso dall’outlook. L’indice NAO rientra dopo poco in territorio positivo, probabilmente forzato da una portante della corrente a getto influenzata dalla posizione del piccolo lobo canadese, troppo a ridosso della Groenlandia. Questo porta la massa d’aria nord-atlantica proveniente dal Canada a mescolarsi a quella artica convogliata dal nucleo maggiore del vortice polare, attribuendo al jet-stream una componente predominante da nord sull’Europa. L’Italia pertanto viene interessata parzialmente dalle discese fredde, che hanno avuto come obiettivo principale la penisola Balcanica e obiettivo secondario il Mare Adriatico e la parte peninsulare italiana. Il Nord Italia è rimasto sottovento alle Alpi, così come il versante ligure e alto tirrenico sono rimasti sottovento agli Appennini.
Nel complesso, gennaio è risultato un mese freddo (prima figura qui sotto, altro plot dal sito www.esrl.noaa.gov) ma, per quanto concerne le precipitazioni, esse sono state sotto la media sulle aree sottovento precendentemente menzionate. Al contrario, le precipitazioni sono state sopra la media al centro-sud, particolarmente abbondanti sulle regioni joniche (seconda figura in basso).
Reanalisi anomalie termiche Gennaio 2019Reanalisi anomalie di precipitazione Gennaio 2019
Il mese si è poi stemperato sul finire, rientrando nei canoni della normalità termica, anche se sono rimasti alcuni strascichi al meridione.
All’interno dell’Outlook stagionale avevamo inserito una mappa di anomalia di geopotenziale per il periodo che avevamo previsto essere il più crudo dell’inverno, che avevamo inquadrato tra metà dicembre e fine gennaio, che brevemente denominiamo qui come wintercore. Per quanto detto prima, il wintercore si è ristretto di circa 20 giorni rispetto a quanto previsto, ed ha visto la prevalenza del pattern EA- piuttosto che un pattern caratterizzato da NAO-. Qui sotto troviamo in alto la previsione e a destra la verifica, sempre utilizzando le mappe di reanalisi del NOAA.
Previsione anomalia di geopotenziale per il winter coreReanalisi anomalie di geopotenziale per il winter core
FEBBRAIO 2019
Qualora si siano prodotti gli esiti di un condizionamento troposferico derivante da un riscaldamento maggiore in stratosfera avutosi a cavallo con l’anno nuovo, questi dovrebbero progressivamente tendere ad esaurirsi nella prima parte del mese su tutti i piani isobarici con tendenza ad un progressivo rinforzo del vortice polare a cominciare dalle quote più elevate. In questo contesto è lecito attendersi un mese ove il rinforzo zonale potrebbe trovare temporaneamente opposizione con il forte raffreddamento pregresso del continente eurasiatico, con fasi di segno opposto soprattutto nella prima parte del mese e che sarà quindi fortemente condizionata dal confronto tra gli strascichi della circolazione continentale maturata nel corso delle settimane precedenti sul continente e il rinvigorirsi del flusso perturbato. Nella seconda parte del mese di febbraio è probabile il venir meno della tensione fra le due forze opposte, con prevalente tendenza ad un clima più mite condizionato dall’entrata più franca delle correnti atlantiche verso il continente europeo e da alternate fasi altopressorie.
Gli effetti dello split del VPS sono iniziati a venire meno già a fine gennaio, per esaurirsi completamente nella prima decade del mese. Il rinforzo zonale ha trovato una opposizione a penetrare in Europa e sul Mediterraneo più a causa della connotazione anticiclonica (NAO+) che a causa del pregresso “strascico” lasciato dalla circolazione continentale maturata durante il winter core. In una sola occasione aria artica continentale è stata convogliata sul Mediterraneo centro-orientale, colpendo di nuovo le regioni meridionali della penisola.
Possiamo pertanto dire che il clima mite e anticiclonico ha condizionato la quasi totalità del mese, e che le correnti atlantiche previste in ingresso più franco sul continente europeo sono state relegate alle alte latitudini, ben oltre il canale della Manica.
Previsione anomalia di geopotenziale per il mese di Febbraio Reanalisi anomalia di geopotenziale per il mese di Febbraio 2019
Arriva la primavera e il vortice polare si sveglia.
In netta controtendenza rispetto al normale andamento stagionale, il Polo Nord, solitamente interessato da evidenti anomalie termiche positive, si sta rapidamente raffreddando. Dopo il pesante riscaldamento invernale partito dalla stratosfera intorno al Natale scorso,con smantellamento del vortice polare su tutti i piani atmosferici, ora si sta manifestando il fenomeno opposto.
Un energico ricompattamento della circolazione gelida polare, con crollo delle temperature su tutti i piani atmosferici, sta plasmando le forme del vortice polare in modo tale da causare una sensibile accelerazione delle correnti portanti, con appiattimento delle onde atmosferiche.
In altri termini, rimane una sola onda atmosferica attiva che, come sempre, parte sulla regione aleutinica (anticiclone) e termina sul comparto canadese (ciclone). Le anomalie negative di temperatura in questo caso si trovano leggermente spostate verso il comparto groenlandese, dove ora fa più freddo che a Natale.
Procedendo verso l’Atlantico e l’Europa la propagazione d’onda, come detto, si perde riuscendo comunque ancora ad elevare l’anticiclone delle Azzorre verso di noi. La situazione dunque, vista così, non si presta a determinare importanti cambiamenti sul tempo di casa nostra.
Per eventuali mutamenti dell’assetto circolatorio generale dovremo aspettare probabilmente il naturale disfacimento primaverile del vortice polare stratosferico (processo noto come “Final Warming”) che quest’anno, visto quanto detto sopra, si presenterà indubbiamente con notevole ritardo, nel bel mezzo del mese di aprile.
Sembra facile, ma non lo è e allora si dà l’impressione di volersi sottrarre ad una previsione, di rimandare sino al fatto compiuto (o incompiuto). I meteorologi però – quelli veri, non quelli improvvisati o sedicenti – non si fanno trascinare e rimangono irreprensibilmente attinenti al protocollo.
Si, perchè mai come in una previsione di neve in pianura sull’Italia si devono applicare con rigore estremo i diversi passaggi analitici richiesti dalla filiera previsionale, mai come in questo caso occorre dimostrare quanto questa scienza sia complessa e quanto al professionista sia richiesto di emergere, di distinguersi rispetto al semplice avventore o amatore.
A proposito di grandi professionisti il meteorologo Andrea Corigliano dà indicazioni precise a riguardo: “la saccatura attesa riuscirà ad attivarsi sul Mediterraneo? Si formerà un minimo depressionario sui nostri mari? Quale sarà la sua posizione? Come si disporrà la circolazione ciclonica? Ci sarà una proficua interazione tra questa circolazione e le catene montuose? Quali saranno le aree maggiormente esposte? Quanta aria fredda sarà richiamata dalla depressione? Quanta aria mite? Sarà attivo lo scorrimento di aria mite su quella più fredda? Quanto si saranno raffreddati, nel frattempo i bassi strati dell’atmosfera? E la temperatura di bulbo umido? A che quota si posizionerà lo zero termico?
Domande, domande, domande… e si potrebbe ancora continuare. Domande alle quali occorre attendere tempi maturi per dare una risposta che sia sufficientemente attendibile. Dalla concatenazione di tutte queste risposte dipende la previsione della neve in pianura. Affermare che bisogna ancora aspettare prima di sciogliere la prognosi non vuol dire sottrarsi a una previsione. No, vuol dire dare valore a quella previsione. Vuol dire riempirla di scienza”.
Come prospettato in sede di Outlook invernale, il riscaldamento maggiore di tipo split è stato conclamato ad inizio gennaio e sta condizionando la circolazione stratosferica del vortice polare fino alle basse quote. (fig. 1)
Split stratosferico con divisione dei nuclei di PV
Pochi giorni prima tuttavia, una forte dislocazione del vortice polare su tutti i piani stratosferici ad opera della prima onda, aveva portato al superamento dei valori di soglia previsti da letteratura per conclamare un evento stratosferico maggiore. Un originario disturbo troposferico piuttosto rapido si è concretizzato con un distacco di un nucleo di aria artica dalla Groenlandia che, con direttrice sud-sud-est, ha raggiunto il suo target proprio in queste ore sul Mediterraneo orientale, dopo essere transitata tra il Mar Adriatico e i Balcani.
Il riscaldamento maggiore di tipo splitche, verosimilmente è andato successivamente a dar manforte (quale effetto indiretto) a tale dinamica, ha avuto facile ragione di un vortice polare stratosferico che si trovava molto allungato e dislocato sul Nord Atlantico con asse maggiore tra Canada orientale ed Europa. E’ oggi del tutto evidente che la caratteristica peculiare che sta presentando, sia una propagazione limitata alle regioni polari e subpolari. (fig. 2)
Propagazione del disturbo stratosferico polare fino a 65/70°N
Infatti la compressione verso la troposfera del riscaldamento stratosferico, che sembra dover mantenere il vps alla quota principale di riferimento ancora per almeno 10 giorni in condizioni di split (sulla base dell’analisi odierna dei centri di calcolo ecmwf), si è limitata ad oggi ai 70°N con il risultato di creare, anziché un blocco alla circolazione zonale fino almeno ai 40°N, una sostanziale divisione alta a bicella.
Oggi infatti la separazione delle masse artiche del vortice troposferico avviene sulla base di una ripartizione al di sopra di ciascun oceano (Pacifico ed Atlantico – fig. 3).
Ripartizione bicellulare del vortice troposferico
Paradossale agli occhi di molti ma reale il rinforzo della corrente a getto polare che risulta mediamente più bassa di latitudine rispetto il suo normale percorso ma non abbastanza da essere costretta a divergere e a scorrere fino alle latitudini subtropicali (portando quindi a NAO negativa).
Il gradiente termico infatti risulta ancora marcato appena al di sotto della posizione fisiologica della cella polare e questo crea una netta divergenza dei flussi di calore che al momento non sono in grado di strutturare onde di Rossby tali da modificare la circolazione atmosferica la quale assume quindi carattere prevalente di zonalità media.
Quali le cause di questo comportamento?
Si possono avanzare alcune ipotesi una delle quali poggia sull’anomalia che presenta ancora oggi e in prospettiva a lungo termine questa dinamica split.
Anomalìa che si concretizza nel ritardo nella ricostituzione del vps secondo i canoni ordinari presenti in letteratura ovvero dalle quote più alte della stratosfera che pare limitata e sostanzialmente stazionaria tra 1 e 5 hpa.
Infatti la ricostituzione del vps dopo il breakdown avviene a causa del rapido raffreddamento radiativo in alta stratosfera e l’embrione del nuovo vps si genera solitamente dal lobo eurasiatico mentre quello americano viene sostanzialmente distrutto.
In questo processo di ricostruzione si rigenerano gradualmente i nuclei di vorticità potenziale (epv) che conferiscono moto zonale ai piani inferiori (che è lo strumento propagativo verso il basso del MMW e contestualmente di riassetto dei piani superiori che vanno a forzare verso il basso la traslazione del disturbo).
Se, limitandoci a 10 hpa, osserviamo lo stato del vps, notiamo che le epv residue sono principalmente concentrate nel comparto americano mentre l’altro lobo è ancora praticamente inesistente. (fig. 4)
Previsione sullo stato delle epv a 10 hpa tra dieci giorni
La natura del tutto particolare di questo evento è ravvisabile, tra gli altri parametri, anche dallo stesso assetto delle epv che si presenta antitetico tra i piani in occasione di questa seconda bilobazione, laddove a partire dalla media stratosfera riscontriamo una concentrazione quasi interamente a carico del lobo siberiano. Questo, riteniamo, sia avvenuto a causa della genesi del Major Midwinter Warming il quale ha avuto inizio con caratteristiche più assimilabili ad un displacement anche se poi sfociato inconfutabilmente, in base alle dinamiche successive, in uno split. Riteniamo che questo sia alla base delle difficoltà propagative del disturbo che ancora oggi riscontriamo in prospettiva in quanto il segnale risulta decisamente frammentato e “a corrente alternata”,come dimostra lo stesso andamento dei flussi di calore ancora attivi e in rinforzo al limite della tropopausa in corrispondenza di un calo già ben avviato in medio alta strato.
La propagazione infatti non opera in modo selettivo come vi fosse un interruttore on/off a comandarla.
Effetti seppure indiretti della propagazione polare, come già precedentemente accennato ad inizio analisi, possono infatti estendersi nella sinottica troposferica come si ravviserebbero nella dinamica di distacco di un nucleo groenlandese che dopo aver imbiancato in Adriatico, ha portato un’anomalia termica notevole sui Balcani, flagellando l’Egeo e sotto i 35°N della Cirenaica e delta del Nilo, con successivo target su Israele e Giordania. La stazionarietà almeno ad oggi di questa situazione in cui il getto ha già creato un suo alveo sulla parte orientale dell’Europa, non rende agevole formulare un’ipotesi di tempistica di propagazione diretta del disturbo bensì costringe a dover verificare lunghi tempi di attesa, certamente diversi rispetto quelli a suo tempo pronosticabili.
Uno stratwarming di quelli seri, con modalità analoghe a quelle che in passato sono state fonte di ondate di freddo e di neve da annali climatologici; questo è altro ancora è quanto ci propone questo primo scorcio di gennaio.
Cos’altro ci sarà oltre a questo episodio estremo stratosferico?
Una intensa ondata di freddo e neve (testa d’ariete proprio dello stesso stratwarming), che tra il 3 e il 5 gennaio investirà tutta l’Italia, anche se risulterà più incisiva e attiva, in termini di fenomeni, sulle nostre regioni centrali adriatiche e meridionali.
Dunque ricapitoliamo:
Il calo delle temperature sull’Italia sarà secco: al nord-ovest (Foehn permettendo) e sulla Sardegna si calerà fino a 6-8°C, sul resto dell’Italia anche 8-10°C con punte fino a 10-12°C in meno rispetto ai valori attuali sulle regioni adriatiche e meridionali, quelle maggiormente esposte al flusso artico. In ogni caso, tra il 3 e il 5 gennaio tutta l’Italia viaggerà su temperature al di sotto della media climatologica della prima decade di gennaio, di 4-5°C al nord-ovest, di 6-7°C in Sardegna fino a 10°C sul resto del Paese. Una situazione che su alcune regioni porterà anche la neve.
Ed eccoci appunto alle nevicate: arriveranno già da giovedì 3 gennaio a quote sempre più basse sino al livello delle coste su Abruzzo, Molise, Puglia (eccetto Salento), Basilicata, nord Calabria (probabilità 70-80% dunque elevata). Sulle aree di confine con Marche (Fermano, Ascolano), Lazio (Reatino, Frusinate), Campania (Irpinia), Salento, Calabria centrale e meridionale (probabilità 60-70%, media). Sulla Sicilia settentrionale fino a 200-300 metri (probabilità 70-80%, elevata) Aree alpine di confine, soprattutto tra alta Lombardia e Alto Adige (probabilità 65-75%, medio-alta).
La forza del vortice polare, il quadro delle anomalie delle temperature oceaniche e la disposizione pregressa nella stagione autunnale dei principali centri di azione atmosferici accompagnano come sempre le previsioni sperimentali stagionali. Nella stagione invernale, l’elemento cardine progressivamente emerso negli ultimi anni è sicuramente il primo ovvero lo stato del vortice polare. Negli ultimi anni si sono approfondite anomalie che coinvolgono la maturazione del vortice sull’emisfero Nord, già presenti nella prima decade del nuovo millennio. Un generale raffreddamento della stratosfera ed un generale riscaldamento della troposfera nella stagione autunnale, in risposta ad alcuni forcing naturali o indotti dall’inquinamento atmosferico, emergono successivamente sulle dinamiche circolatorie del trimestre invernale. Uno dei principali fattori climatici responsabile dell’anomalia in troposfera è l’andamento prevalentemente positivo nelle temperature superficiali osservate nella stagione calda nell’area artica e nel Pacifico tropicale ed equatoriale (ENSO) e quindi il loro imprinting sulle dinamiche circolatorie. Tuttavia, al contrario degli ultimi anni, quest’anno, l’area polare ha goduto di una sorta di impermeabilizzazione alle dinamiche delle medie latitudini prodotta da un deciso gradiente orizzontale che ha connotato la circolazione atmosferica sul nord Emisfero durante la scorsa stagione estiva e l’attuale stagione autunnale.
Andamento AO nelle ultime settimaneAndamento NAO nelle ultime settimaneAnomalie geopotenziali tra giugno e ottobre
Uno dei fattori che ha maggiormente inciso in tal senso è stato un intenso ciclo positivo della nao che nel corso dell’anno solare 2018 ha raggiunto valori record rispetto alla seppur breve serie storica di riferimento, aspetto che si è rivelato di cruciale importanza per le sorti della scorsa stagione e che dovrebbe avere una valenza altrettanto significativa in quest’annata per via del potenziale cambio di regime a cui stiamo andando incontro. Tale possibilità è validata da alcuni fattori di sviluppo emersi nel corso della stagione autunnale.
Nei grafici qui sopra e nel plot delle anomalie di GPT dal 1 Giugno al 1 Novembre 2018 si può notare la permanenza in campo positivo degli indici descrittivi. Questo evidenzia un sostenuto flusso di venti occidentali che ha separato l’area polare da forti scambi meridiani osservati negli anni precedenti.
In questo contesto, in medio-bassa stratosfera il vortice polare ha potuto raffreddarsi senza nessun disturbo indotto dai flussi di calore dal basso. Questo è confermato dai valori record sia di temperatura che di velocità zonali alla quota di 10 hpa.
Anomalie geopotenziale sulla colonna del Vortice PolareAndamento temperature in stratosfera
In troposfera i pattern atmosferici ben descritti dagli indici AO/NAO+ sono andati a modulare le ssta atlantiche. Ecco la situazione a metà settembre con deciso tripolo positivo perfettamente in linea con AO/NAO+.
SSTA durante il trimestre autunnale
Per quanto concerne l’area ENSO abbiamo potuto constatare l’emersione di un Nino di moderata intensità segnatamente sui settori occ.li dell’oceano Pacifico anche se la distribuzione delle anomalie si sta rapidamente modulando e le previsioni in tal senso non ci mostrano con chiarezza in che modo possa andare a forzare la convezione equatoriale.
Ad ogni buon conto allo stato attuale la convenzione equatoriale si sta palesando nella fase 8-1-2-3 con magnitudo medio-bassa.
Altro aspetto di notevole attenzione è stato lo snow cover sul continente Euroasiatico. Numerosi studi in merito mostrano come un esteso snow cover ad autunno inoltrato sia in grado di modulare il Jet stream in uscita dal continente Euroasiatico verso l’Oceano Pacifico e parimenti di andare a “trasportare” flussi di calore verso il VPS.
In tal senso abbiamo avuto una prima fase autunnale con nevicate concentrate nel nord del continente mentre sul finire del mese di Ottobre e in Novembre lo snow cover si incrementato notevolmente verso sud.
Andamento Snow Cover in area eurasiatica
Nella seconda parte di Novembre si è palesato un deciso cambio di pattern similare a quello che aveva connotato il finale dello scorso inverno dopo l’MMW. Questo shift circolatorio è andato a modulare in modo deciso le ssta atlantiche con un rapido mutamento delle stesse. Mutamento ancora in corso d’opera.
Per quanto concerne lo stato della stratosfera si può rilevare che flussi verticali assai deboli benché modulati di calore hanno consentito uno sviluppo precoce della massa del vps che è apparso da inizio autunno molto estesa rispetto lo scorso anno.
Grafico area Vortice Polare
Anche i livelli dell’ozono stratosferico, benché oscillanti, sono risultati leggermente sopra la media permettendo quindi effetti amplificati di disturbo, da parte delle onde planetarie benché deboli, nei confronti delle vorticità potenziali (epv).
Grafico concentrazione ozono
Le conseguenze si traducono oggi e in prospettiva in vortice stratosferico esteso ma poco strutturato al proprio interno e di conseguenza maggiormente assoggettabile a probabili eventi in grado di indebolirlo ulteriormente se non addirittura di destrutturarlo qualora la distribuzione dei flussi di calore dovesse operare nuovamente a carico delle due principali creste d’onda (two waves pattern).
PV a fine novembre
PREVISIONE DICEMBRE 2018
La diminuzione dei flussi di calore e l’indebolimento del gradiente orizzontale e verticale, le cui basi erano state poste dalla forte discesa dell’indice ao nell’ultima parte del mese di novembre, ha messo i presupposti per una prima parte (fino al 10 /15) del primo mese invernale contrassegnata da un debole andamento circolatorio all’insegna di una generale zonalità intervallata da semionde o da onde al massimo di media ampiezza.
In questo contesto si possono ritenere condizioni di tempo piuttosto mite su gran parte della penisola condizionato da correnti prevalentemente umide occidentali.
Nell’ambito di questa circolazione eventuali fasi precipitative, attribuibili al passaggio di cavi d’onda, saranno di modesta portata e seguite da un modesto e poco durevole calo termico.
In questa fase tuttavia connotata dalla risalita degli indici AO (fino a valori prossimi alla neutralità) e NAO (fino a valori neutro-positivi) tenderanno a riattivarsi sostenuti flussi di calore in grado di generare un importante cambiamento della circolazione che dovrebbe concretizzarsi a cavallo tra la metà e la terza decade del mese di dicembre quando sarà possibile l’instaurazione di un progressivo blocco alla circolazione zonale nell’oceano Atlantico e all’arrivo verso l’Europa centro meridionale di correnti fredde dai quadranti nord orientali.
Nel contempo i forti flussi verticali opereranno una probabile fase di disturbo all’attività del vortice polare stratosferico senza poter escluderne una sostanziale destrutturazione a cavallo tra la fine del mese e l’inizio del mese di gennaio.
In questo contesto si assisterà ad una graduale diminuzione del campo termico su gran parte della penisola e ad una progressiva fase di tempo instabile.
PREVISIONE GENNAIO 2019
Pertanto ci aspettiamo che la circolazione su scala emisferica possa essere condizionata o dall’evento stratosferico descritto sopra con un riverbero in troposfera che condizionerà in negativo il segno dell’AO e della NAO o comunque da un vortice polare assai disturbato da un sostenuto flusso di calore prevalentemente distribuito su due creste d’onda (two waves pattern). In base a queste considerazioni il settore Europeo potrebbe essere connotato da un pattern prevalente EA/WR + con un sostanziale blocco alle correnti zonali sul NATL, Jet stream polare in entrata sul continente da NE che dovrebbe consolidare condizioni instabili e fredde su gran parte dell’Europa e Mediterraneo centrale. In questo contesto è lecito attendersi irruzioni di aria artico/continentale anche di una certa rilevanza.
Anomalie di geopotenziale previste tra il 15/12 e il 31/01
PREVISIONE FEBBRAIO 2019
Qualora si siano prodotti gli esiti di un condizionamento troposferico derivante da un riscaldamento maggiore in stratosfera avutosi a cavallo con l’anno nuovo, questi dovrebbero progressivamente tendere ad esaurirsi nella prima parte del mese su tutti i piani isobarici con tendenza ad un progressivo rinforzo del vortice polare a cominciare dalle quote più elevate. In questo contesto è lecito attendersi un mese ove il rinforzo zonale potrebbe trovare temporaneamente opposizione con il forte raffreddamento pregresso del continente eurasiatico con fasi di segno opposto soprattutto nella prima parte del mese e che sarà quindi fortemente condizionata dal confronto tra gli strascichi della circolazione continentale maturata nel corso delle settimane precedenti sul continente e il rinvigorirsi del flusso perturbato. Nella seconda parte del mese di febbraio è probabile il venir meno della tensione fra le due forze opposte con prevalente tendenza ad un clima più mite condizionato dall’entrata più franca delle correnti atlantiche verso il continente europeo e da alternate fasi altopressorie.
Anomalie di geopotenziale previste a febbraio 2019
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