Analisi Meteo del 27 Gennaio 2026

L’analisi della configurazione meteorologica attuale, condotta attraverso la disamina della mappa di umidità relativa e dell’altezza di geopotenziale alla quota isobarica di 700 hPa, rivela una transizione significativa nella dinamica atmosferica del bacino del Mediterraneo. L’afflusso di aria secca dai quadranti settentrionali, precedentemente alimentato dalla circolazione ciclonica associata al minimo in quota in transito sulla Germania, sta progressivamente perdendo vigore sul territorio italiano, traslando il proprio asse d’azione verso est. Tale evoluzione è determinata dalla spinta impressa da una nuova saccatura depressionaria di origine nord-atlantica, la quale sta veicolando una massa d’aria caratterizzata da tassi di umidità superiori.

Questa nuova configurazione sta già determinando un peggioramento delle condizioni meteorologiche sui settori occidentali del Paese, con particolare riferimento a Piemonte, Liguria, Sardegna e Toscana. La convergenza tra l’incremento dell’umidità e il contestuale calo barico favorirà l’innesco di una fase di marcata instabilità atmosferica, destinata a coinvolgere l’intera penisola tra le giornate di oggi e domani. Le cartografie allegate documentano con precisione il flusso secco residuo, graficamente rappresentato dalle tonalità cromatiche giallo-arancio, ancora parzialmente sospinto dal vortice ciclonico centro europeo prima del definitivo cambio di regime barico.

Autore: Roberto Pinna

Analisi Meteo del 21 Gennaio 2026

L’analisi della configurazione sinottica attuale delinea un quadro meteorologico di spiccata dinamicità per l’Europa e il bacino del Mediterraneo. Mentre le regioni meridionali e le isole maggiori italiane risentono ancora degli effetti di una depressione ciclonica mediterranea, responsabile di una severa ventilazione e fenomeni costieri impattanti, lo scenario a scala continentale è dominato dalla progressione di una profonda saccatura in quota alimentata da aria polare marittima. Tale struttura, chiaramente visibile nella mappa del geopotenziale a 500 hPa, presenta il proprio asse principale in discesa dal Nord Atlantico verso le Isole Britanniche e la Francia, puntando con decisione verso il quadrante nord-occidentale della nostra penisola.

Dall’esame dei campi di pressione al suolo, si nota un minimo barico associato (contrassegnato con la “B” in area britannica, con valori prossimi ai 971 hPa) caratterizzato da isobare particolarmente fitte. Questa configurazione indica la presenza di un gradiente barico orizzontale molto elevato, che si tradurrà inevitabilmente in un rinforzo della ventilazione e in un incremento dell’energia cinetica a disposizione dei sistemi frontali. L’avanzata di questa massa d’aria fredda e instabile è destinata a provocare l’erosione e il successivo scalzamento del promontorio anticiclonico che ha garantito stabilità sul Centro-Nord Italia, interrompendo bruscamente il periodo di calma atmosferica.

Al momento la situazione sulla penisola italiana è caratterizzata dalla contrapposizione tra il regime di alta pressione residua nelle regioni settentrionali, responsabile di stabilità atmosferica ma anche di cieli prevalentemente sereni a causa di valori non elevati di umidità relativa e i quadranti meridionali, ancora interessati dal vortice ciclonico nel mediterraneo centrale, con il suo carico temporalesco e di ventilazione sostenuta.

 

Autore: Roberto Pinna

L’Alta Pressione e la Circolazione Anticiclonica

L’anticiclone che in questi giorni insiste sulla penisola italiana e, più in generale, su gran parte dell’Europa occidentale, sta garantendo una certa stabilità atmosferica che scoraggia la formazione e la generazione di fenomeni temporaleschi. Ma cosa si intende col termine “anticiclone” e quali sono le sue caratteristiche fisiche e meteorologiche?

L’atmosfera terrestre è un sistema fluido in perenne movimento, governato da gradienti di pressione che determinano la dinamica del tempo meteorologico. In questo scenario, l’anticiclone rappresenta una delle strutture fondamentali: una zona di alta pressione dove il peso della colonna d’aria sovrastante è superiore rispetto alle aree circostanti. Alle nostre latitudini, ovvero nella fascia temperata dell’emisfero settentrionale, la presenza di un anticiclone non è soltanto sinonimo di “bel tempo”, ma costituisce un complesso meccanismo termodinamico che influenza radicalmente la circolazione dei venti, la distribuzione dell’umidità e la stabilità della colonna d’aria.

La dinamica della circolazione anticiclonica

Il cuore del funzionamento di un anticiclone risiede nel movimento verticale discendente dell’aria,  noto come subsidenza. Poiché al centro della figura barica la pressione è massima, l’aria tende a scendere dagli strati superiori della troposfera verso il suolo. Durante questa discesa, la massa d’aria subisce una compressione adiabatica che ne provoca il riscaldamento e, conseguentemente, una drastica riduzione dell’umidità relativa. Questo fenomeno agisce come un “tappo” invisibile che inibisce i moti convettivi ascendenti, impedendo la formazione di nubi a sviluppo verticale.

A livello del suolo, la circolazione dei venti è dettata dalla forza di gradiente e dall’effetto di Coriolis. Nelle nostre latitudini, l’aria diverge dal centro dell’alta pressione muovendosi verso l’esterno con un movimento rotatorio in senso orario. Tuttavia, a causa della stabilità intrinseca della struttura, i venti al suolo risultano spesso deboli o del tutto assenti, dando luogo a condizioni di calma piatta. Questa scarsa ventilazione è responsabile, specialmente nei mesi invernali, del ristagno delle masse d’aria nei bassi strati, favorendo l’accumulo di inquinanti e la formazione di inversioni termiche.

Nuvolosità e regimi di precipitazione

Sotto il profilo della nuvolosità, l’anticiclone è tipicamente associato a cieli sereni o poco nuvolosi, ma questa è una semplificazione che merita un approfondimento stagionale. Se in estate la subsidenza garantisce cieli limpidi e forte insolazione, in inverno il meccanismo può paradossalmente generare una copertura nuvolosa persistente di tipo stratiforme. In presenza di un’inversione termica, l’umidità rimane intrappolata nei primi centinaia di metri d’atmosfera, condensando in nebbie fitte o nubi basse (strati) che possono oscurare il sole per giorni, nonostante la pressione al suolo sia elevata.

Per quanto riguarda la piovosità, l’anticiclone agisce come un potente scudo atmosferico. La sua presenza devia il flusso delle perturbazioni atlantiche verso latitudini più settentrionali, rendendo le precipitazioni pressoché assenti. La stabilità atmosferica impedisce infatti la formazione dei sistemi nuvolosi organizzati necessari per generare pioggia. L’unico fenomeno idrometeoreologico significativo in regime anticiclonico è la rugiada (o la brina), derivante dal raffreddamento radiativo notturno del suolo, che porta alla condensazione del vapore acqueo a diretto contatto con le superfici.

Impatti sul territorio e conclusioni

La persistenza di strutture anticicloniche alle nostre latitudini sta diventando un tema centrale nel dibattito sul cambiamento climatico. Le cosiddette figure di blocco (Omega Blocking), ovvero anticicloni che restano stazionari per settimane, sono i principali responsabili dei periodi di siccità prolungata e della scarsa qualità dell’aria nelle aree urbanizzate. Se da un lato l’anticiclone garantisce stabilità e assenza di eventi meteorologici estremi di tipo temporalesco, dall’altro la sua eccessiva staticità altera l’equilibrio idrico dei territori, impedendo il naturale ricambio d’aria e l’apporto pluviometrico necessario alle riserve idriche nazionali.

In definitiva, l’anticiclone non è solo un indicatore di tempo soleggiato, ma è un regolatore termico e cinetico della troposfera. La comprensione della sua struttura, dalla subsidenza in quota alla divergenza al suolo, permette di interpretare non solo la serenità del cielo, ma anche i complessi fenomeni di stratificazione termica e le dinamiche di trasporto degli aerosol che definiscono il clima delle nostre regioni.

Autore: Roberto Pinna

Analisi Meteo del 14 Gennaio 2026

L’attuale assetto meteorologico europeo evidenzia un forte contrasto tra la stabilità del Mediterraneo e la dinamicità del Nord Atlantico. Sulla nostra penisola e sul bacino occidentale del Mediterraneo domina un intenso campo anticiclonico, che garantisce condizioni di generale stabilità atmosferica. Sul settore tirrenico i venti rispecchiano la circolazione oraria dell’alta pressione, disponendosi dai quadranti meridionali, ma la presenza di isobare molto distanziate indica gradienti barici al suolo ridotti e, di conseguenza, una ventilazione debole. Nel resto d’Italia la circolazione risulta quasi assente o limitata a deboli regimi di brezza.

Questa configurazione anticiclonica inibisce i moti verticali convettivi, impedendo la genesi di temporali e favorendo il ristagno di umidità nei bassi strati. Ne consegue la formazione di nuvolosità stratificata su gran parte del Centro-Nord e fitte nebbie nelle pianure e nelle vallate. Le uniche precipitazioni previste hanno carattere prettamente orografico, innescate dal sollevamento forzato dell’aria umida contro i rilievi; queste interesseranno principalmente la Liguria, la Toscana, il Piemonte e la Sicilia occidentale. Sul resto del Centro-Sud il tempo rimarrà prevalentemente soleggiato.

Spostando lo sguardo verso il Nord Atlantico, risulta interessante il profondo centro di bassa pressione situato al largo delle Isole Britanniche e a sud-est della Groenlandia. In quest’area si nota una fitta concentrazione di isobare, specialmente sul bordo meridionale del sistema, indice di una ventilazione decisamente sostenuta o di tempesta. Tuttavia, l’analisi sinottica mostra che il minimo di pressione al suolo coincide con il minimo in quota, una sovrapposizione che segnala come la perturbazione si trovi ormai in una fase avanzata di occlusione. Questo allineamento verticale indica che il sistema ha esaurito la sua spinta propulsiva e si sta avviando verso una progressiva fase di dissipazione.

Autore: Roberto Pinna

Analisi meteo del 12 Gennaio 2026

La mappa sinottica a 500 hPa indica la permanenza di un promontorio anticiclonico di matrice subtropicale che si estende con vigore su gran parte dell’Europa meridionale e sul bacino del Mediterraneo. L’Italia si trova quasi interamente protetta da questa solida cupola di alta pressione, che indica atmosfera stabile in quota. Questa specifica configurazione atmosferica determina una forte subsidenza, ovvero un movimento dell’aria dall’alto verso il basso che impedisce lo sviluppo di nubi a carattere perturbato.

Mentre sulle regioni del Centro-Sud e sulle aree montuose il tempo risulterà ampiamente soleggiato, la stabilità atmosferica favorirà il fenomeno dell’inversione termica nelle zone di pianura e nelle vallate chiuse. Di conseguenza, sulla Pianura Padana e lungo le coste dell’alto Adriatico è altamente probabile la formazione di nebbie fitte e persistenti o nubi basse che potrebbero mantenere il clima più freddo e umido rispetto alle zone collinari. Al di fuori di queste aree, il contesto rimarrà dominato dalla quasi totale assenza di precipitazioni e da una ventilazione generalmente debole.

Proprio riguardo alla ventilazione, osservando le isobare al suolo, si può intuire la classica circolazione anticiclonica in senso orario, che comporta venti da sud-ovest in tutto il mar tirreno e da nord lungo il basso adriatico. Inoltre, il gradiente barico sul tirreno risulta relativamente modesto, comportando venti di libeccio di moderata intensità. Al contrario, le isobare sul basso adriatico appaiono più ravvicinate, con il risultato che si osserverà una ventilazione più sostenuta.

Per quanto riguarda le precipitazioni, come già indicato in precedenza, la subsidenza inibirà eventuali correnti ascensionali a meno che, localmente, non si verifichino risalite di masse d’aria causate dall’orografia del territorio. Potrebbe proprio essere il caso del vento di libeccio che, spazzando tutto il mar tirreno e caricandosi in questo modo di umidità, incontrando le regioni costiere di Liguria e Toscana, portebbe causare nuvolosità e piogge a carattere non temporalesco.

Spostando lo sguardo verso i bordi di questa figura di alta pressione, si nota un graduale calo dei valori barici verso l’Europa orientale e i Balcani, dove filtrano correnti più fredde di origine settentrionale, le stesse che hanno interessato la penisola italiana nei giorni scorsi. Tuttavia, per quanto riguarda il territorio italiano, il blocco anticiclonico appare sufficientemente robusto da deviare ogni perturbazione atlantica o nordica verso latitudini molto più elevate, garantendo una giornata di prevalente stabilità atmosferica su quasi tutto lo Stivale, pur con il rischio di un progressivo accumulo di inquinanti nei bassi strati a causa della mancanza di ricambio d’aria.

Autore: Roberto Pinna

Analisi Meteo del 10 Gennaio 2026

Osservando le mappe alla quota di 500 hPa, la struttura dominante è caratterizzata da una profonda saccatura di origine artica che si estende dalle alte latitudini fin verso il cuore del continente, spingendosi con decisione verso il bacino del Mediterraneo centrale. Questa vasta area di bassa pressione in quota è alimentata da una discesa di aria molto fredda, come evidenziato dalle tonalità cromatiche che virano dal verde al blu intenso nel settore nord-europeo, indicando geopotenziali bassi e temperature decisamente rigide nella media troposfera. Al contrario, un promontorio di alta pressione (anticiclone delle Azzorre) tende a sollevarsi verso nord sull’Oceano Atlantico, con il ramo orientale in transito sull’europa occidentale fino al mediterraneo centrale.

Sull’Italia, la situazione meteorologica risulta fortemente influenzata dal transito di questo asse di saccatura, che determina una fase di marcata instabilità. Il posizionamento dei minimi di pressione al suolo, associati al disturbo in quota, innesca una ciclogenesi mediterranea particolarmente attiva. Le correnti si dispongono dai quadranti settentrionali, con l’ingresso di aria fredda attraverso la porta della Bora e del Rodano, portando a un netto calo termico e a condizioni di maltempo che coinvolgono gran parte della penisola. In particolare, il contrasto tra l’aria artica in arrivo e le acque ancora relativamente miti del Mediterraneo esalta i fenomeni, favorendo nevicate a quote basse lungo l’Appennino e rovesci diffusi sulle regioni adriatiche e meridionali. Il Nord Italia si trova invece sotto l’influenza di correnti più secche ma molto fredde, con cieli che tendono a schiarirsi a causa del foehn, pur mantenendo un clima tipicamente invernale con estese gelate.

Osserviamo dunque venti di maestrale su tutto il mar Tirreno (osservare le isobare al suolo in direzione Nord-Ovest Sud-Est), e nuvolosità su tutta l’Italia centro meridionale, si a causa dell’aria umida proveniente dal mare, si a causa dei sollevamenti orografici della catena appenninica. Ci aspettiamo quindi prioggia e nevicate in quota su queste regioni.

Autore: Roberto Pinna

Analisi Sinottica e Tendenze Locali (2° Dicembre 2025)

L’attuale sinottica è dominata da una vasta e profonda depressione atlantica il cui centro è localizzato tra l’Oceano Atlantico e le Isole Britanniche. Questa struttura depressionaria si estende ampiamente sui quadranti nord-occidentali dell’Europa, interessando il Nord della Francia e il Nord Europa.

  • Ventosità: La compressione delle isobare sulle Isole Britanniche e sui settori occidentali della Norvegia è l’indicatore di un elevato gradiente barico orizzontale, responsabile di venti intensi e forti mareggiate in quelle aree.
  • Avanzamento Lento: Si prevede che questo sistema di bassa pressione avanzi gradualmente sull’Europa occidentale nei prossimi giorni, portando un peggioramento delle condizioni.
  • Resistenza Anticiclonica: Persistono ancora, tuttavia, aree nell’Europa Centrale caratterizzate da un regime di alta pressione. Questa condizione favorisce la formazione di nuvolosità stratiforme (nubi basse e grigie) e condizioni di stabilità, escludendo fenomeni temporaleschi organizzati.

Situazione sulla Penisola Italiana

Sulla penisola italiana, l’instabilità è mantenuta da un vortice ciclonico che insiste tra la Corsica e la Sardegna.

  • Dinamica del Vortice: Questo minimo di pressione si sta dirigendo lentamente verso Est, mantenendo un elevato tasso di instabilità sul Mar Tirreno e sulle regioni che vi si affacciano.
  • Fenomeni Attesi: Sono previste piogge e rovesci, anche di moderata/forte intensità, su tutta l’Italia Centrale e sulla Sardegna centro-settentrionale, in particolare sui settori costieri tirrenici.
  • Nord Italia: Le regioni settentrionali saranno prevalentemente interessate da nuvolosità stratiforme e da piogge sparse e moderate, meno intense rispetto al Centro, a causa della posizione meridionale del vortice.
  • Venti: I venti sulla penisola risulteranno in prevalenza deboli o localmente assenti lungo le coste e le aree interne, ad eccezione dei settori interessati direttamente dalla circolazione del vortice sul Mar Tirreno, dove saranno localmente moderati.

La depressione sul Mar Nero

Si osserva un’ulteriore perdita di intensità del minimo di pressione centrato sul Mar Nero. La sua attuale configurazione barica e l’indebolimento in quota non supportano più il rischio, precedentemente ipotizzato, di una significativa avvezione di aria fredda di origine siberiana verso il Mediterraneo Orientale e il Sud Italia. Il pericolo di un brusco calo termico è, al momento, scongiurato.

Autore: Roberto Pinna

Outlook febbraio 2021

Premessa

L’andamento del mese di Gennaio ha visto la realizzazione della dinamica T-S-T con un esito di MMW di tipo displacement.
Questa situazione al netto dell’andamento del Jet stream in troposfera ha generato un impulso dalla stratosfera che ha innescato una retrogressione del nucleo del VPT con zonalità negativa al di sopra dei 60°N.

Prospettive

Il mese di febbraio si apre con un episodio in troposfera che fa seguito al contingentamento del NAM successivo all’evento Major.
L’episodio suddetto prende la forma di uno split del VP e la particolarità del suo asse è quella di assumere una forma arcuata (a “L”) che permette al flusso antizonale prodotto nel settore eurasiatico di confluire in modo naturale con l’uscita del jetstream del ramo canadese, rompendo ogni tentativo di blocking in area atlantica.
L’interazione tra le due opposte masse d’aria porterà verso l’Europa una serie a catena di sistemi perturbati seguita da correnti umide atlantiche.
L’Europa centro settentrionale sarà invece meta della confluenza di aria molto fredda da est con sovrascorrimento di aria umida e più temperata da ovest e traguardo di intense nevicate.
Il ricrearsi seppur lento del gradiente sul nord Atlantico manterrà queste condizioni per la prima parte del mese pur non potendo a priori escludere il temporaneo afflusso di aria più fredda limitatamente alle aree alpine e marginalmente all’Italia settentrionale.
Nella seconda parte del mese di febbraio il riformarsi del vortice polare tra Groenlandia ed est Canada dovrebbe portare ad una temporanea onda stabilizzante in direzione di UK e dell’Europa occidentale. Si manifestano quindi i presupposti per un rientro freddo da nord est sul settore meridionale e orientale dell’Europa.
Questa dinamica tuttavia non dovrebbe necessariamente essere quella interamente caratterizzante la seconda parte di febbraio in quanto è attesa a nostro avviso un nuovo rinforzo delle correnti occidentali sul vecchio continente ma questa volta a latitudini più elevate proprio a ridosso della fine del mese.
Il VPS inoltre inizierà una sua ristrutturazione a tutte le quote a tal punto da non poter escludere uno stratcooling tardo invernale o in precoce primavera. Questo a maggior ragione sul finire della stagione forzerà il flusso umido occidentale a seguire il percorso delle medie latitudini portando una fase stabilizzante sul Mediterraneo centro occidentale e relegando le ultime velleità invernali al settore orientale.

Outlook Dicembre 2019

PREMESSA

L’estate appena trascorsa ha visto l’affermazione di un pattern AO/NAO– dopo un lungo periodo di positività, che durava da circa 3 anni; questi due indici sono molto importanti per la definizione dei pattern dominanti nel nostro emisfero e nel comparto euro-atlantico. Questa configurazione ha certamente influito sulla tenuta dei ghiacci artici, che difatti hanno patito un forte deficit tra la fine dell’estate e la prima metà dell’autunno.

A causa del forte ammanco di ghiaccio nell’area polare, anche quest’anno il vortice polare troposferico (VPT) ha subito un grave ritardo nel proprio sviluppo; questo ritardo ha avuto inevitabili ripercussioni sullo sviluppo del vortice polare stratosferico che, a causa dei deboli flussi verticali di calore proveniente dal basso, è andato incontro ad un repentino quanto indisturbato raffreddamento.

Il VPS oggi si presenta più freddo e compatto della norma. Gli stessi nuclei di vorticità potenziali (EPV) appaiono molto coesi ed estesi in tutta la superficie del vortice a partire dai piani alti fino ai piani medi (da 1 a 50/70 hPa), mentre continuano ad essere più rarefatti ai limiti della tropopausa.

In troposfera il mese di Novembre ha presentato caratteristiche di particolare dinamicità nel comparto europeo; il mese è stato infatti caratterizzato da un’azione insistente da parte delle correnti nord-atlantiche e dalla presenza di un fronte polare piuttosto basso per il periodo, con le conseguenze che abbiamo sperimentato (e stiamo ahimé tuttora sperimentando).

ANALISI DELLE COMPONENTI TELECONNETTIVE

STRATOSFERA

Come anticipato in premessa il VPS appare più freddo e compatto rispetto alla media climatologica, ed alle alte e medie quote è contraddistinto da EPV molto coese ed estese. A breve subirà inoltre un intenso forcing dinamico a carico di una sola onda prevalente (Minor Warming, senza escludere l’eventualità di un Canadian Warming), che imporrà un’ulteriore contrazione della massa ed una rapida dislocazione sui meridiani euroasiatici, con il suo core centrato al di fuori del polo geografico.

Come conseguenza assisteremo ad una diminuzione delle velocità zonali sul polo e un consistente calo del North Annular Mode (NAM), dal momento che questo indice tiene in considerazione la proiezione ortogonale dell’Arctic Oscillation oltre alla profondità del VPS.

La compressione di massa esercitata su nuclei di vorticità così strutturati andrà a trasmettere moto zonale verso i piani isentropici più bassi, con probabili riflessi in troposfera a cavallo tra la fine del mese di novembre e l’inizio del mese di dicembre; in questa fase si dovrebbe assistere ad un rinforzo del VPT, in grado di imporre un reset alla circolazione che ha contraddistinto gran parte del mese di novembre.

Di difficile previsione il comportamento del VPS nella fase successiva, è ipotizzabile un proseguimento del disturbo in prevalenza a carico della prima onda, con un VPS che troverebbe equilibrio al di fuori del polo geografico. In questo caso potremmo assistere ad un indebolimento delle EPV a causa del minor contributo dovuto al raffreddamento radiativo, con cessazione del trasferimento di moto verso la troposfera, ma con un contestuale rinforzo delle velocità zonali alle quote più alte (1-5 hPa) qualora si configurasse un Canadian Warming.

Non possiamo del tutto escludere le due opzioni estreme, seppure al momento appaiano di difficile realizzazione. Le due opzioni vedrebbero in alternativa un riaccentramento del VPS sul polo geografico, con probabile superamento della soglia NAM ed Extreme Stratospheric Event (ESE) cold, oppure una attivazione della seconda onda con possibile Major Midwinter Warming (MMW) di tipo split ed ESE warm. Ribadiamo tuttavia che al momento queste due ipotesi hanno secondo noi una probabilità di realizzazione molto bassa, quantomeno nel mese di dicembre.

Aggiungiamo inoltre che la combinazione tra fase occidentale della QBO (seppure in inversione di segno a partire dalle quote più alte) e minimo solare non depongono a favore dell’insorgenza di riscaldamenti stratosferici maggiori durante la prossima stagione invernale.

TROPOSFERA

Gli impulsi in discesa dalla stratosfera porteranno alla formazione di un dipolo artico (AD) abbastanza marcato a partire da fine novembre. Con una tale disposizione è certamente più probabile assistere alla formazione di onde di Rossby sul settore Pacifico-Nord America rispetto al nostro comparto Atlantico-Europeo.

A differenza degli anni passati, sembra proseguire un trend di fondo poco incline alla positività del segno della NAO, anche se il tripolo nord-Atlantico, negativo nella prima meta dell’autunno, nelle ultime settimane risulta sicuramente meno chiaro ed impostato. Rimanendo in ambito SSTA, è sicuramente da tenere in considerazione il redivivo “warm blob” sul Nord Pacifico, visto in lieve spostamento verso est negli ultimi giorni. Nella visione d’insieme del Nord emisfero è quindi ancora presente il dipolo NAD (nord Pacifico/Atlantico), anche se sono evidenti alcune differenze che potrebbero influire sull’incidenza di questo dipolo proprio sul segnale NAO.

Rimaniamo su valori molto alti di IOD, anche se l’influenza di questo indice è più apprezzabile nel semestre caldo e meno in quello freddo, mentre è completamente abortito il tentativo di nascita della NINA con SOI in forte calo e SSTA in area ENSO che rimangono orientate verso le debole positività.

PROIEZIONE MESE DI DICEMBRE

Come riportato in premessa, il mese di dicembre dovrebbe risentire del trasferimento dei minimi di geopotenziale del VPT nel settore euro-asiatico (AD-) a causa del forcing imposto dalla compressione di massa del VPS. Questa fase di transizione e di “azzeramento” delle condizioni sinottiche dominanti fino ad oggi può essere collocata nella prima settimana/decade del mese di dicembre; il marcato calo della pressione in quota attiverà profonde ondulazioni nel getto polare, con probabili discese di aria fredda di origine artica verso l’Europa centrale.

Il target di queste incursioni fredde non è chiaramente definibile a priori, ma non possiamo ad oggi escludere un parziale interessamento della nostra penisola dal momento che il segno della NAO dovrebbe mantenersi attorno alla neutralità, impedendo una forte spinta verso est al getto in discesa sul continente. Riteniamo comunque che il progressivo incremento del gradiente orizzontale e il concomitante approfondimento del VPT tenderanno a marginalizzare gradualmente le irruzioni fredde, che non dovrebbero scendere oltre la Mitteleuropa.

Una modifica del pattern è attesa nella seconda decade del mese, con una redistribuzione dei minimi di geopotenziale sul comparto euro-atlantico; le vorticità appaiono minoritarie nel settore canadese. In questa fase la corrente a getto polare dovrebbe risultare più bassa e ondulata nel settore atlantico fino alle porte dell’Europa, con direttrice mediamente occidentale (o temporaneamente anche sud-occidentale) e quindi prevalentemente zonale; il getto sarà invece più teso invece sull’Europa settentrionale e nelle regioni subartiche euroasiatiche, a causa della permanenza in loco del nucleo principale del vortice polare. In questa fase il segno della NAO potrebbe portarsi temporaneamente su valori positivi.

L’ultima settimana del mese di dicembre dovrebbe infine vedere un progressivo e generale allentamento della tensione zonale nel comparto europeo, con la formazione di onde troposferiche di media ampiezza in grado di favorire un’alternanza tra masse d’aria mite da ovest e aria progressivamente più fredda, che potrebbero verso la fine del mese interagire tra loro.

PROSPETTIVE

Alla luce di quanto sopra esposto, ci potremmo aspettare tre differenti configurazioni sinottiche nel corso del mese, che tenderanno ora a prevalere, ora ad interagire tra loro.

Una prima fase è connotata dalla discesa di aria più fredda e secca di origine artica, che andando tuttavia ad interagire con l’aria umida preesistente potrebbe inizialmente portare a qualche precipitazione, seppure in maniera più isolata e meno continuativa rispetto a quanto avvenuto nel mese di novembre; il quadro termico non dovrebbe discostarsi eccessivamente dalle medie del periodo. Progressivamente assisteremo all’ingresso di aria più asciutta con una componente maggiormente settentrionale, che dovrebbe marginalizzare le precipitazioni sui versanti nord-alpini e adriatici centro-meridionali, permettendo un progressivo incremento dei valori barici al suolo soprattutto delle regioni settentrionali e tirreniche.

Figura 1 – Anomalie di geopotenziale a 500 hPa previste per la prima parte di dicembre (rielaborazione dal sito ESRL-NOAA)

La seconda fase dovrebbe invece essere caratterizzata dalla presenza di una corrente a getto che dalle medie latitudini dell’Atlantico potrebbe avvicinarsi al continente europeo, apportando condizioni di generale variabilità soprattutto al nord Italia in un contesto molto mite per il periodo. Ci saranno occasioni solo per brevi precipitazioni, in un contesto comunque di nuvolosità diffusa specie sulle regioni settentrionali, mentre il tempo sarà migliore sulle altre regioni; le temperature saranno ovunque al di sopra delle medie del periodo.

Figura 2 – Anomalie di geopotenziale a 500 hPa previste per la seconda parte di dicembre (rielaborazione dal sito ESRL-NOAA)

Nella terza ed ultima fase le correnti occidentali miti, in seno a maggiori ondulazioni della corrente a getto nel continente europeo tenderanno ad alternarsi con aria più fredda in grado di interagire con le prime, consentendo il ritorno a condizioni climatiche più in linea con il periodo. In questo contesto ci aspettiamo un tipo di tempo più favorevole a precipitazioni, soprattutto al nord e al centro ove il calo termico potrebbe consentire episodi nevosi anche a quote basse. Generalmente più mite e variabile al sud Italia.

Figura 3 – Anomalie di geopotenziale a 500 hPa previste per la parte finale di dicembre (rielaborazione dal sito ESRL-NOAA)

Attivi i nuovi widget di meteo.it

Sono arrivati i nuovi widget personalizzabili di Meteo.it per il proprio sito web: previsioni meteo, meteo città, meteo regione e TGMeteo Regionali disponibili in diversi formati totalmente configurabili. Arricchisci gratuitamente il tuo sito con le nostre previsioni professionali a cura del Centro Epson Meteo. Seleziona il meteo della tua città (meteo milanometeo romameteo napoli …) o la regione, decidi se mostrare le previsioni settimanali o delle prossime 24-72 ore, completa il modulo con i video dei TGMeteo. Per le località di mare sono disponibili anche i dati sulla temperatura dell’acqua e il moto ondoso, per le località di montagna il bollettino neve aggiornato ed affidabile.

Individua la versione che meglio fa per te, scarica e inserisci il codice nella pagina del tuo sito e il modulo widget meteo.it si aggiornerà automaticamente, avere presioni aggiornate e certificate non è mai stato così facile! Personalizza il widget meteo secondo lo stile del tuo sito. Scegli le previsioni meteo professionali e certificate!

 

Associazione MeteoNetwork OdV
Via Cascina Bianca 9/5
20142 Milano
Codice Fiscale 03968320964