Grandinata devastante nel barese: danni per milioni di euro

La Puglia si trovava da diversi giorni al margine di una grande giostra ciclonica atlantica che da inizio giugno caratterizzava negativamente il tempo sulle regioni del centro-nord.

Il 6 giugno un nuovo affondo meridiano porta aria fresca ed instabile in direzione del Mediterraneo centro-occidentale con repentino abbassamento dei geopotenziali. Si presentava quindi una saccatura vera e propria nel cuore di giugno, rispetto alla quale la nostra regione era situata sul versante sud-orientale, sotto correnti meridionali.

Il giorno 8 non è previsto il passaggio di alcuna perturbazione e questo trae in inganno molti addetti ai lavori; la dinamite (caldo e umidità) è già presente sul luogo del futuro evento (il barese)  ed è rintracciabile analizzando i valori di temperatura di rugiada della mattinata, diffusamente al di sopra dei 15°C e con un indice CAPE previsto intorno ai 2000 J/Kg

Su molte località della provincia, nelle ore centrali, si sfiorano difatti i 30°C con umidità superiore al 50%. Questa la situazione al suolo, ma l’innesco arriva dal cielo ed è di tipo “multiplo”.
Difatti nelle ore centrali dell’8 giugno la saccatura rompe la stazionarietà e fa alcuni passi in avanti verso est, procurando di fatto una discreta avvezione fredda alle quote medio-alte (una -16°C a 500 hPa). Inoltre si accentua la curvatura ciclonica in quota con modeste infiltrazioni umide da sud-ovest. L’impulso deflagrante viene infine fornito dal transito, proprio sulla provincia barese, del Jet Streak (massimo della corrente a getto) concepito dall’enorme gradiente termico orizzontale tra la saccatura atlantica e l’anticiclone caldo sul Mediterraneo orientale. 

Questa forzante risucchia rapidamente l’aria dai bassi strati e intorno alle 14 plasma una supercella temporalesca con asse spiccatamente obliquo e tipica conformazione a “V”.  La struttura si estende e matura velocemente. Si muoverà dalle zone interne del nord barese verso l’hinterland di Bari per poi raggiungere la massima intensità nel sud-est. 

Tra Cassano delle Murge ed Acquaviva delle Fonti viene segnalata e fotografato anche un “funnel cloud” con probabile ma non comprovata evoluzione a tromba d’aria ma la notizia eclatante è l’estesa grandinata che coinvolge gran parte della provincia con picchi d’intensità e distribuzione dimensionale delle meteore nel sud-est barese. Le bombe di ghiaccio cadono, localmente, con una dimensione paragonabile a patate ed in alcuni casi precipitano a secco, cioè anticipando la precipitazione liquida, a segnalare le fortissime correnti ascensionali e la fiondata in avanti indotta dalle rapide correnti del getto in quota. Una seconda supercella con effetti più blandi si genera intorno alle 17 ed interessa ancora una volta il comparto sud-orientale della provincia; in alcune località grandina per la seconda volta in un solo pomeriggio.

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Mola
Grandine a Mola di Bari – foto da forum.meteonetwork.it

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Funnel Cloud – foto da Acquaviva (BA) forum.meteonetwork.it

L’evento ha caratterizzato la cronaca delle testate giornalistiche locali e nazionali, la violenza dei fenomeni ha fatto registrare decine e decine di cittadini contusi, non si contano i danni a infrastrutture e autoveicoli, l’agricoltura della zona è stata messa duramente in ginocchio.
ANSA.IT In provincia i vigili del fuoco hanno segnalato numerosi allagamenti di locali e sottovia a Polignano a Mare, dove tra l'altro la grandine ha mandato in frantumi il vetro di un'ambulanza del 118 impegnata in un soccorso ad un paziente che ha raggiunto comunque l'ospedale.
CORRIEREDELMEZZOGIORNO.IT BARI – Grave il bilancio dei danni provocati dall’ondata di maltempo che ha colpito oggi i Comuni del barese. A Polignano a Mare e Conversano si sono registrate le situazione peggiori. Numerosi gli interventi dei vigili del fuoco. Una violenta tempesta di grandine si è abbattuta per gran parte del pomeriggio. I danni alle automobili sono stati ingenti, tra vetri e fanali rotti, oltre che a carrozzerie ammaccate. Ma non sono state risparmiate neppure le abitazioni, dove la grandine ha rotto i vetri di moltissime finestre. Numerosi gli alberi abbattuti dalle forti raffiche di vento. Intanto la Coldiretti chiede lo stato di calamità per i danni subiti all'agricoltura.
LAGAZZETTADELMEZZOGIORNO.IT 
SUD EST BARESE – Agricoltura in difficoltà e danni ingenti alle auto per la violenta grandinata arrivata all’improvviso nel primo pomeriggio. Alle temperature miti della mattinata è subentrato un repentino cambio di temperatura intorno alle 15, accompagnato da forte vento e chicchi di ghiaccio del diametro di 6-7 centimetri. La grandinata ha colpito soprattutto i territori di Mola, Polignano e Conversano, dove i grossi proiettili di ghiaccio hanno distrutto i parabrezza di decine di auto, i lampioni della pubblica illuminazione e numerose finestre (anche del Comune di Conversano). Danni alle colture e in particolare ai ciliegeti (anche se la raccolta si avvia verso la fase finale). Non risparmiate dalla grandine Turi, Castellana Grotte, Adelfia, Casamassima e Sammichele. Danneggiati anche i tendoni di uva e i campi di verdura. Le raffiche di vento hanno raggiunto i 60 km/h. A Polignano, in particolare, la zona murattiana è rimasta senza luce per alcune ore. Un vero disastro che non ha risparmiato le piazze e il lungomare Domenico Modugno, dove i lampioni sono andati in frantumi. Stasera, alle 19, il Consiglio comunale si riunisce in seduta straordinaria per chiedere lo stato di calamità naturale. 
MURGIA E PRE-MURGIA – Violentissime raffiche hanno spazzato il territorio di Altamura sia nel centro abitato sia nelle strade extraurbane. In alcuni momenti, l'intensità è stata simile a quella di una tromba d'aria. Nessun problema per le persone. Ma numerose telefonate sono giunte ai Vigili del fuoco e alla Polizia municipale, anche per segnalare alberi sradicati e segnaletica divelta. Il forte vento ha mandato in frantumi le finestre di alcune abitazioni. Segnalazioni di danni o di pericolo sono pervenute soprattutto dalla statale 96 per Bari e dalle provinciali per Cassano-Foresta Mercadante e per Ruvo. Danni alle colture causati dal maltempo sono stati segnalati anche nella fascia agricola compresa fra Sannicandro e Cassano. 
RUVO – Venti minuti di pioggia, con raffiche di vento e chicchi di grandine del diametro di 1 centimetro, 1 cm e mezzo. Saltati alcuni chiusini e fuoriuscita di acqua di fogna dal tronco di via Don Primo Mazzolari. Rami di robinia spezzati sono caduti sulla strada, all’altezza del cavalcavia per Mariotto. Infine, nella zona industriale a ridosso della ferrovia, scoperchiato un capannone ormai in disuso. Fino a qualche anno fa l’Aspica, l’azienda di raccolta dei rifiuti, lo usava come parcheggio per i propri mezzi. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri, supportati dai Vigili urbani. Una squadra dei Vigili del fuoco ha liberato il solaio dalla copertura in polistirolo. La pioggia battente ha allagato il capannone, infiltrandosi nel vicino magazzino, dove erano stoccati cartoni e materiali da imballaggi o non più utilizzabili.
POLIGNANOWEB.IT CONVERSANO E POLIGNANO LE PIU' COLPITE – Convocato d'urgenza un consiglio comunale per il 9 giugno, alle ore 19. Polignano e i comuni limitrofi più colpiti dalle violenti grandinate, chiederanno lo stato di calamità naturale. Danni ingenti all'agricoltura, campi di cocomeri devastati sulla via di Conversano, a Polignano. Tendoni di uva distrutti. Feriti e sutura al capo per quattro polignanesi. Due 14enni turesi al mare, a Lama Monachile, in stato di shock, salvati dai vigili urbani e protezione civile: hanno rischiato di morire crivellati sotto le raffiche di chicchi di grandine. Sfiorata la tragedia su più punti. Parabrezza di auto in frantumi e code alle officine di carrozzeria. Vetrata della chiesa di Sant'Antonio a pezzi. Colpita anche l'ambulanza del 118 di Polignano.Case di privati danneggiate. Non ci sono auto senza ammaccature.
ADNKRONOS.COM  ''La grandinata verificatasi ieri in varie zone della Puglia ha causato gravissimi danni alle coltivazioni agricole. I danni, in corso di quantificazione, ammontano a decine di milioni di euro''. Lo evidenzia in un comunicato la Confederazione Agricoltori italiani regionale, a proposito del maltempo che ha colpito soprattutto il sud-est barese e alcune aree della provincia Barletta-Andria-Trani. ''Danni ingenti con colture andate distrutte – sostiene la Cia – si registrano nella zona di Polignano a Mare, Conversano, Mola di Bari, Noicattaro, Rutigliano, Casamassima, sino anche a Gioia del Colle, Bitritto, Bitetto, Sannicandro, Terlizzi, Ruvo di Puglia, Giovinazzo, Molfetta, ed in alcune zone interne di Andria, Corato e Minervino Murge. Ad andare distrutte, o nella migliore delle ipotesi pesantemente danneggiate, sono state coltivazioni di ciliegie, ortaggi, patate, con danni ingenti anche ai vigneti e agli oliveti, ed in alcune zone anche ai mandorleti''. La Cia Puglia chiede agli organi competenti ''di mettere in atto tutto quello che la normativa consente per aiutare e dare supporto alle migliaia di aziende agricole danneggiate dalla grandinata. Una grandinata che ha assestato un colpo di grazia alla gia' precaria situazione in cui versa l'agricoltura pugliese, alle prese con una crisi economica senza precedenti''.

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Staff MeteoNetwork Puglia

Analisi meteo-climatica salentina: Aprile 2012

Il mese di Aprile parte con il confronto di un inverno ormai pronto ad uscire di scena  ed una primavera che vuole avanzare. Le correnti fredde si fermano all’altezza della Scandinavia lambendo l’est Europa mentre da sud si affacciano i primi tepori stagionali. L’Italia si trova in mezzo quasi ad aspettare la sua sorte, destino che privilegerà nel corso del tempo e per ovvie ragioni di stagione, l’aria mite africana.

L’inverno però ha alcune cartucce pronte ad essere utilizzate, il giorno 5 i primi affondi artici si dirigono verso Spagna e Francia instaurando un regime depressionario. Si attivano correnti di libeccio in territorio italico insieme ad un graduale aumento dell’instabilità. Il Salento vede un incremento dei valori minimi ed un abbassamento di quelli massimi condizionati dal passaggio di piogge contenute. L’instabilità raggiunge il suo apice nel momento delle rotazione del vento dai quadranti settentrionali, il giorno 9, quando Squinizano registra 14,5 mm di pioggia.    

Nella seconda decade una saccatura nord atlantica fa sentire la sua influenza sul Mediterraneo, il giorno 13 sull’Algeria, si scava un’intensa depressione  denominata Lucia, in movimento verso n/e. Il giorno 14 si trova tra Lazio e Campania insieme ai suoi 990 hpa prima di sfilare molto velocemente , giorno 16, sull’Ucraina. Il passaggio sul Salento non è certo indolore, la pioggia non è abbondante e si attesta mediamente sui 10 mm di accumulo ma il vento è forte. Squinzano registra tra il 14 ed il 15 aprile raffiche oltre i 30 km/h da w-s/w (mentre Lucia percorreva il tratto medio Tirreno – Adriatico centrale). Il vento raggiunge valori molto elevati alla rotazione delle correnti, giorno 16, quando Lucia si organizza per abbandonare l’Italia: raffiche fino ad oltre 70 km/h sul Salento dai quadranti settentrionali.

La terza decade inizia indecisa, governata da una depressione inglese che riesce ad influenzare gran parte d’Europa compreso il Salento. Le piogge si mantengono su valori vicini ai 5 mm. La svolta arriva dal 24 quando la depressione inglese si intensifica in loco proiettando verso l’Italia il respiro africano. L’anticiclone sub-tropicale si rafforza gradualmente una volta messe radici sul Mediterraneo centro-orientale ed i valori di temperatura salentini iniziano a lievitare. Le massime ormai sono oltre i 25 gradi.
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Marco Fioschini
Autori: 

Staff MeteoNetwork Puglia

ANALISI METEO-CLIMATICA SALENTINA: MAGGIO 2011

Il mese di maggio inizia sotto l’insegna dell’instabilità, un ampio anticiclone si estende dal Polo Nord fin verso Scandinavia ed Isole Britanniche inviando aria fresca ed instabile verso l’Europa ed il Mediterraneo. Una circolazione depressionaria si forma tra Spagna e Marocco spostandosi successivamente verso est. Sul Salento, ad una iniziale fase meno instabile ne segue una, il giorno 4, con un deciso rinvigorimento dell’instabilità pomeridiana, diverse celle temporalesche scaricano rovesci di pioggia sparsi su tutto il territorio salentino e gli accumuli salgono fino ad oltre i 30 mm: Manduria 36,9mm, Lecce Idr. 35,6mm, 21,5mm Monteruga (LE), 20,4mm Lecce ovest, 19,7mm Talsano (TA), 18,9mm San Giorgio J.(TA), 17,7mm San Vito dei N. (BR), 17mm Novoli ed Ecotekne (LE), 16,6mm San Pietro V. (BR). Successivamente si instaura una fase più fresca dettata da un marginale interessamento di una circolazione instabile balcanica che invia saltuariamente gocce fredde di modesta intensità. Il giorno 9 si rinvigorisce l’instabilità ma gli accumuli, come le precipitazioni, si mantengono di modesto spessore con una media di circa 10 mm.

La seconda decade inizia con una circolazione più secca, le correnti settentrionali annuvolano localmente il cielo durante le ore più calde della giornata ma il tempo si mantiene per lo più stabile. La temperatura sale gradualmente nei giorni successivi soprattutto nei valori massimi per l’avvicinarsi di un temporaneo respiro africano da sud che il giorno 15 che fa registrare temperature vicine ai 30 gradi.
A partire dal giorno 16 il tempo cambia radicalmente: una goccia fredda si tuffa dalla valle del Rodano e percorre tutta l’Italia scaricando rovesci e temporali durante il suo passaggio. Sul Salento, dopo due giorni con qualche episodio piovoso più localizzato soprattutto nel brindisino dove sono stati superati i 50mm a Latiano e San Vito,  il giorno 18 i temporali conquistano sempre più territori giungendo all’apice dell’episodio instabile  nel primo mattino. Francesco Marasco segnala gli accumuli delle zone più colpite da un autorigenerante che, partendo dal mare adriatico, si è spinto verso W interessando tutto il Salento centro-settentrionale con tuoni di intensità incredibile. A fine episodio sono da segnalare gli 80mm a Caprarica, 60mm a Cavallino e 102mm a Lequile. 

Nei giorni successivi il tempo cerca di stabilizzarsi ma permane una situazione di stallo, un anticiclone azzorriano poco convinto lascia lo spazio a episodi di instabilità pomeridiana che si accanisce soprattutto per il medio-basso Salento, i fenomeni sono accentuati dalla particolare convergenza di brezze che interessa il territorio salentino e così, tra il 25, 26 e 27 episodi di grandine e rovesci fanno alzare gli accumuli  mensili. La situazione si mantiene simile anche per gli ultimi giorni del mese, con episodi sempre più localizzati che lasciano più spazio al sole..un sole che inizia a diventare caldo! 

maggio

Marco Fioschini
Autori: 

Staff MeteoNetwork Puglia

Analisi meteo-climatica salentina: Marzo 2012

Il mese di Marzo inizia con il segno lasciato dal suo storico predecessore, Febbraio, quando una enorme massa di aria gelida ha stazionato per diversi  giorni sull’Europa. 
Il temporaneo respiro primaverile dei primi giorni nasconde le vere intenzioni del freddo nel cercare, a partire dal giorno 5, di alzare nuovamente la voce. Un impulso freddo distaccatosi dall’enorme lago gelido presente su Russia ed Est Europa si tuffa dalla porta del Rodano il giorno 6 contribuendo ad un abbassamento delle temperature ed un deciso aumento dell’instabilità. 
Dal giorno 6 al 10 il Salento vive giornate parzialmente instabili accompagnate da piovaschi ed episodi temporaleschi, in particolare il giorno 6, quando i cumulonembi hanno scaricato localmente accumuli di moderato spessore come il caso di Squinzano con 28,5 mm di pioggia. 

La seconda decade libera correnti secche settentrionali dopo il transito degli ultimi episodi instabili in attesa dell’incalzante anticiclone azzorriano. 
Dal giorno 15 le giornate sul Salento passano sotto il fresco sole di Marzo, le temperature minime si abbassano fino a toccare valori prossimi allo 0, mentre le massime, contenute, intorno ai 10 gradi.
 Il giorno 19 un cut-off si isola tra Francia, Spagna e Nord Italia richiamando correnti meridionali.
 Lecce, Brindisi, Taranto e provincia vedono le colonnine di mercurio alzarsi gradualmente toccando valori primaverili.

L’ultima decade inizia sicuramente mite, le massime arrivano a toccare 16-17 gradi. 
Per un cambiamento bisogna aspettare il 25 quando un abbassamento di pressione favorisce infiltrazioni di aria fresca ed instabile accompagnata da locali piovaschi.
I fenomeni si mantengono molto localizzati e di modesta entità. La situazione non cambia fino al termine del mese. 
allegato-marzo corretto
Marco Fioschini
Autori: 

Staff Meteonetwork Puglia

Analisi meteo-climatica salentina: Febbraio 2012

Il mese di Febbraio inizia con un incredibile massa d’aria fredda di origini siberiane ormai alle porte dell’Europa. Il Burian sbatte sulle Alpi aggirandole dalla Valle del Rodano, formando così una depressione sui mari occidentali italiani in lento movimento verso est – s/e. Il Salento viene interessato da un passaggio perturbato il giorno 1 a suon di piogge e temporali, accompagnati da vento sostenuto. 

 Nei giorni 3 e 4 si assiste al graduale abbassamento di latitudine dell’aria fredda, nel frattempo la depressione si intensifica e guadagna passi verso est; il giorno 4 è sul basso tirreno e nella penisola salentina si fa sentire: vento, temporali e grandine accumulano a Squinzano 28.4 mm.
Non è finita qui. L’aria fredda fa un giro davvero molto ampio attraversando Europa centro-settentrionale, parte dell’Italia, Spagna e Nord Africa. Il Sud Italia rimane linea di demarcazione tra l’aria fredda e quella più mite mediterranea ed una nuova intensa depressione non tarda a formarsi.

Dal giorno 6 al giorno 8 si assiste alla formazione di una depressione nord africana con movimento verso la Grecia. Il passaggio causa nuovi fenomeni temporaleschi su tutto il Meridione mentre il Centro – Nord è alle prese con l’emergenza neve.

La seconda decade inizia con il freddo che cerca di avvolgere il Sud Italia ma lo fa solo in parte, già dal giorno 11 le temperature sul Salento sono destinate ad aumentare causa un nuovo impulso freddo in tuffo dalla Valle del Rodano e nuove piogge il giorno 12. Proprio in questo periodo si registra l’eccezionale nevicata sulla capitale.

Nei giorni successivi l’asse del freddo cambia proponendosi maggiormente su binari meridiani, in questo modo il Salento potrà beneficiare di refoli freddi di una configurazione storica ormai “morta”, senz’altro si potrà apprezzare qualche valore minimo vicino allo 0.

La terza decade vede il graduale riassorbimento del freddo stagnante ormai da quasi un mese sull’Europa, iniziano ad aumentare le temperature in attesa di un impulso artico il giorno 21. La goccia artica percorre Francia, Sardegna e Nord Africa, in quest’ultima zona si scava una depressione in movimento verso n/e. Il giorno 22 è sulla Sicilia. Il Salento vedrà giorni instabili, piogge sparse fino al 23 quando la situazione migliorerà. La fine del mese sarà anticiclonica con qualche insidia da est che al massimo farà alzare un po’ di vento.

allegato febbraio2012

Marco Fioschini

Autori: 

Staff Meteonetwork Puglia

Analisi meteo-climatica salentina: Gennaio 2012

Nel mese di gennaio l’inverno sul Salento, come in tutta Italia, tarda ad arrivare. Una forte depressione con centro sull’Islanda spedisce aria mite e stabile sulle nostre zone.  La penisola salentina respira tepori quasi primaverili con valori massimi sui 15 gradi. La situazione cambia a partire dal giorno 4 quando una prima ondulazione fa da apri-strada ad un affondo corposo, aria fredda nord atlantica si riversa sull’Italia dalla porta della Bora. Si prepara un calo pressorio di notevole intensità accompagnato da forti fenomeni. 
Il giorno 6 sono diverse segnalazioni di utenti salentini riguardo a raffiche di vento vicine ai 70 km/h insieme a locali danni, pioggia impetuosa accompagnata da grandine, pressione che scende fino a toccare valori vicini ai 980 hpa.
La depressione si sposta verso la Grecia accompagnata per il resto della prima decade da uno sferzante vento con asse Nord/Sud e lieve instabilità, abbassando le temperature.
La seconda decade parte con l’invadenza anticiclonica, un campo di alta pressione porta nuovamente stabilità in tutta Italia ma una nuova onda di Rossby inizia a formarsi a partire dal 13. Si isola una circolazione fredda su Russia ed est Europa che lambisce molto marginalmente il sud/est italiano. Sul Salento i fenomeni sono davvero di scarso rilievo, solo da segnalare valori minimi prossimi agli 0 gradi, in alcune zone negativi, dal 16 a 18 Gennaio. Gli ultimi giorni della seconda decade vedono una nuova ripartenza anticiclonica da ovest, l’anticiclone delle Azzorre vuole imporre la sua forza e le temperature aumentano.
Il getto prova ad ondularsi con scarso risultato, la terza decade inizia con l’anticiclone forte in zona spagnola che interessa soprattutto il lato occidentale italiano ed un altro campo di alta pressione, di natura fredda, in zona russa. I primi movimenti interessanti iniziano dal 25 quando il legame tra i due anticicloni costituisce una forte azione di blocking alle correnti atlantiche, un ponte lungo il quale farà da spartiacque tra l’aria più mite atlantica e l’aria più fredda in discesa verso il Mediterraneo, da latitudini molto settentrionali. Il giorno 26 si scava una depressione sulla Grecia in movimento veloce verso est, il Salento è interessato da piovaschi di scarso rilievo accompagnati da un certo abbassamento delle temperature : le massime non superano i 10 gradi.
Il giorno 29 un’interferenza atlantica “buca” il ponte anticiclonico che si ricostruisce alla sue spalle. Si scava una depressione sul Mediterraneo occidentale e vengono regalati altri mm sulla penisola salentina. Accumuli modesti di ca. 10 mm. Inizia a modellarsi una configurazione storica, l’anticiclone russo si espande giorno dopo giorno verso l’Europa insieme al suo carico di aria fredda proveniente dai serbatoi più freddi del pianeta. E’ l’inizio di una fase di intenso gelo per l’Italia dove, però, il Salento rimarrà costantemente ai margini. 
Allegato-gennaio
Marco Fioschini
Autori: 

Staff Meteonetwork Puglia

Clima pugliese: cronostoria della -5° a 850hPa

La frequenza di determinate isoterme al livello isobarico di 850 hPa (circa 1500m di quota) non è certamente il solo parametro di valutazione della magnitudo di un inverno ma può divenire un importante indizio qualora la ricerca si estendesse ad altre variabili. La presenza di isoterme inferiori ai -5°C può essere comunque visto come un marker infallibile nell’individuare avvezioni di masse d’aria polari o artiche alle nostre latitudini. 
Lo studio non offre però indicazioni circa il numero di irruzioni ne tantomeno la loro durata e gli effetti prodotti al suolo, strettamente legati alla circolazione atmosferica a tutte le quote ed alla tipologia della massa d’aria.  Fatte le dovute premesse il lavoro da me svolto ha riguardato l’analisi  della serie storica di radiosondaggi effettuati sulla verticale di Brindisi (1974-2010) e le re-analisi delle carte isobariche ad 850 hPa prodotte da Wetterzentrale (1948-1973).  Il parametro oggetto di studio è appunto la temperatura riferita alla superficie isobarica di 850 hPa presente alle ore ??UTC di ogni giorno della serie. I valori sono stati suddivisi in tre classi (-5/-7.5°C, -7.5/-10°C, inferiore a -10°C) e ordinati nelle relative tabelle.
L’intento di questa ricerca è quello di provare a rispondere in modo scientifico al sentimento soggettivo dell’opinione pubblica che ormai crede che “non esistano più gli inverni di una volta”.


A partire dal 1° Gennaio 1948, ovvero da quando sono disponibili le re-analisi di Wetterzentrale, fino al 31 dicembre 2010,  abbiamo registrato 599 giorni con temperatura a uguale o inferiore a -5° ad 850 hPa.
Tra le curiosità rivelatesi in questo studio spicca l’anno 2006 con l’episodio più precoce, precisamente il 4 novembre; invece l’anno con l’episodio più tardivo è il 1956 (9 aprile), che batte per un solo giorno il 2003 (il memorabile 8 aprile).
L’anno in cui si sono registrate più irruzioni fredde è il 2003 (24), seguito dal 1991 (22) e dal mitico 1987 a pari merito di 20 episodi col 2005. Come si può ben notare dal grafico, gli anni con più episodi sono circoscritti agli ultimi 2 decenni. Di contro, l’anno con meno episodi è il 1989 (0), seguito dalle annate 1951-1974-1990-1991 (1).
Per ben 33 volte (sempre a partire dal 1974) la temperatura è scesa sotto i -10° a 850 hPa (per ben 4 volte nel 1987 e nel 2004); il numero di episodi con temperature comprese tra i -7.5° e i -10.0° è  di 84; come ampiamente prevedibile, il numero maggiore di episodi si è registrato con temperature comprese tra i -5.0° e i 7.5° (246).
Analizzando il numero di eventi per mese, possiamo subito renderci conto che il mese con maggiore ricorrenza è senza dubbio febbraio (206), seguito da gennaio (177) e marzo (112), poi dicembre (77),novembre (22) ed infine aprile (5).
numero episodi totali
Scendendo nel dettaglio delle decadi possiamo affermare che il periodo più propizio per avere temperature uguali o inferiori ai -5° a 850 hPa risulti la 2° decade di febbraio (86), seguito dalla 1° decade di febbraio (70) immediatamente davanti alla 3° decade di gennaio  (69), poi abbiamo la 1° decade di marzo (63), la 2° decade di gennaio (56), la 1° decade di gennaio (52),  la 3° decade di febbraio (50) e cosi via.
Dall’analisi complessiva dei dati posso esprimere una valutazione conclusiva e quindi affermare che il numero di episodi con temperature a 850 hPa uguali o inferiori a -5° ad 850 hPa nel periodo 1948-2010 mostri un trend in salita. In particolare, la media 1948-2010 è di 9,52 eventi per anno, mentre la media dell’ultimo decennio si attesta a 11,7  giorni/anno, valore ben superiore rispetto alla media!
Tengo a precisare che i radiosondaggi, che ci permettono di misurare le temperature alle varie quote dell’atmosfera, registrati nell’area di Brindisi, sono iniziati a partire dal 1974, pertanto tali informazioni puntuali sono state utilizzate solo a partire da tale annata.
Sicuramente, però, anche in assenza del radiosondaggio, possiamo affermare con sicurezza che il giorno in cui si è verificata la temperature più bassa a 850 hPa è il 14 gennaio 1968, con una temperatura inferiore ai -15°. La temperatura più bassa effettivamente registrata da un radiosondaggio è, invece, -13.3° il  13 febbraio 2004.
Ringrazio per la collaborazione Valerio Convertini  (Valeloco), Fabio Dioguardi (Fabio Volcano), Francesco Paolo Barile ed il mio amico Davide Argentiero.

Fonti dati:

Mappe di re-analisi di Wetterzentrale


Alessio Lamura
Autori: 

Staff MeteoNetwork Puglia

Analisi meteo-climatica salentina: Dicembre 2011

Il mese di dicembre inizia con l’anticiclone ben saldo sul Mediterraneo, il vortice polare è in gran forma, sul Salento non si respira proprio aria autunnale. Nei giorni successivi il fronte polare tenta di abbassarsi di latitudine, almeno temporaneamente, producendo però pochi effetti significativi se non il passaggio di corpi nuvolosi accompagnati da scarsi e locali piovaschi in un contesto più umido dominato dalle correnti occidentali. 
La decade si chiude assaporando aria quasi primaverile, le correnti da sw trasportano aria mite sull’Italia e al Sud si toccano valori tra i +5 e i +7 a 850 hpa. 

La seconda decade inizia come la prima: intensa circolazione depressionaria nord atlantica che spiana l’anticiclone alle medie e basse latitudini. Il getto è davvero poco ondulato e consente solo il transito saltuario di modesti ammassi nuvolosi. La situazione inizia a sbloccarsi a partire dal 17 quando un rallentamento delle vorticità produce un affondo di aria fredda artico-marittima.
 Un classico scambio meridiano che quantomeno aiuta l’ abbassamento delle temperature. Sotto l’aspetto precipitativo poco da segnalare, le piogge durante il passaggio del fronte sono veloci consentendo accumuli modesti.
 Tra il 19 ed il 20 la circolazione fredda si approfondisce grazie alla formazione di un minimo che dall’Italia centrale si porterà verso la Grecia. 
Durante il suo passaggio si attiva l’ASE (Adriatic snow effect), diverse zone montuose e di alta collina pugliese vengono interessate da rovesci di neve. Il Salento potrà beneficiare solo di precipitazioni deboli, ovviamente sotto forma di pioggia.

La terza decade parte incerta, resiste una circolazione depressionaria in definitivo spostamento verso i Balcani. Il tempo si mantiene ventoso, mediamente freddo e con scarsi fenomeni. Successivamente e per tutti i giorni che accompagnano la fine del mese il pattern dominante è l’EA+ : l’anticiclone si stende lungo i paralleli convogliando però aria più fresca di origine orientale che aiuta a mantenere i valori di temperatura nella media del mese.



allegato dicembre
Marco Fioschini
Autori: 

Staff Meteonetwork Puglia

ANALISI METEO-CLIMATICA SALENTINA: APRILE 2011

ANALISI METEO-CLIMATICA SALENTINA: APRILE 2011

Il mese di aprile si apre sotto l’insegna della stabilità: dopo un inverno da indeciso, il vortice polare sembra acquisire un po’ di vigore perduto, la sua azione ciclonica tra Groenlandia e Atlantico settentrionale costringe un promontorio alto pressorio a dirigersi verso il mediterraneo costituendo la più classica figura di EA+. 

La prima decade trascorre senza scossoni, solo nel giorno 6 un temporaneo cedimento da est causa il veloce passaggio di un nucleo freddo soprattutto al Centro Sud Italia, sul Salento solo locali piovaschi in un contesto nuvoloso e con forte vento da nord. 
Dopo il giorno 6 l’anticlone si intensifica ulteriormente con centro sulla Spagna disponendosi però con asse longitudinale. 
Ad inizio della seconda decade l’anticiclone inizia a perdere colpi e a ritirarsi, verso nord est su territori russi si forma lago di aria fredda che prepara  il cammino verso l’Italia. 
Il giorno 14 si sentono i primi effetti termici soprattutto sulle regioni adriatiche con un abbassamento di temperatura consistente rispetto ai giorni scorsi. 
L’affondo freddo genera il giorno 16 una depressione che dalla Sicilia si sposta verso est in direzione dello Jonio dove il 17 causa un peggioramento su tutto il Salento ma in special modo la parte meridionale: Santa Maria di Leuca a fine giornata registra ben 60 mm di pioggia a differenza delle parti più settentrionali salentine con accumuli medi tra i 5 e i 20 mm. 
Dopo l’allontanamento della depressione il tempo tende nuovamente a stabilizzarsi.
Nell’ultima decade mensile il pattern tende a modificarsi, affondi atlantici si dirigono verso la penisola iberica e di risposta aumenta la pressione su tutto il Mediterraneo centro-orientale ma a partire dal giorno 24 una depressione più intensa inizia a scavarsi tra Marocco e Africa settentrionale nel tentativo, poi riuscito, di scardinare il dominio anticiclonico. 
Dal giorno 26 l’instabilità aumenta su tutto il territorio salentino con diversi passaggi nuvolosi che si accompagnano fino al 28 ed i primi più interessanti episodi temporaleschi della stagione. 
Gli accumuli sono irregolari e variano a seconda delle zone colpite ma comunque dai 10 ai 30 mm eccetto casi isolati. L’instabilità pomeridiana si prolunga anche per gli ultimi due giorni del mese con la persistenza di aria fresca in quota su tutta l’Italia.
aprile allegato
Marco Fioschini
Autori: 

Staff MeteoNetwork Puglia

Analisi meteo-climatica salentina: Novembre 2011

I primi giorni di Novembre vedono una circolazione depressionaria tra Atlantico settentrionale e Isole Britanniche che spalma l’anticiclone sul Mediterraneo. 
La situazione inizia a sbloccarsi dal giorno 5 quando una profonda saccatura si affaccia dalla Spagna attivando correnti molto umide e miti da Sud su tutta l’Italia. Saranno i primi segnali del disastro ligure, l’alluvione che colpirà Genova con oltre 500 mm di pioggia.

Il giorno 6 si forma un fronte temporalesco che attraversa quasi tutto il meridione da S/W verso N/E  sfiorando  solo il Salento, interessato successivamente da apporti umidi provenienti dallo Jonio che hanno provocato rovesci di modesta intensità.
La saccatura spagnola ormai è una depressione attiva nel tratto di mare tra Francia e Sardegna, bloccata nel suo movimento verso est da una forte fascia anticiclonica che si estende dai Balcani fin verso la Scandinavia. Questo ne crea il suo ulteriore approfondimento in loco diventando un vero e proprio TLC con raffiche di vento oltre i 100km/h sulle zone costiere francesi. Sul Salento la situazione è molto più tranquilla, ma instabile: fino al giorno 10 ci saranno diverse occasioni per rovesci localizzati, tuttavia senza accumuli di rilievo.

La seconda decade inizia con uno SCAND+ decadente che acquista una solida radice africana; questa volta il blocking si forma ad ovest e le correnti orientali sono libere di interessare il settore adriatico e meridionale italiano. Sul Salento, più che un calo deciso delle temperature, non c’è molto altro da segnalare. Il prosieguo della decade non vede nulla di sostanzioso o di tipicamente “autunnale” con un discreto campo anticiclonico che accompagna il prolungarsi di giornate anonime dal punto di vista dei fenomeni atmosferici.

L’ultima decade mensile prova a dare uno scossone all’autunno: il giorno 21 una depressione si approfondisce sul Marocco muovendosi verso N/E. Il 22 le prime deboli piogge cadono sul Salento che intensificheranno in nottata diventando rovesci. Francesco Marasco segnala accumuli di 78mm a Monteruga, 48mm Avetrana, 51mm Manduria, 55mm San Pancrazio S., 61mm Latiano nella mattina del 23. La situazione andrà migliorando gradualmente nei giorni successivi con gli ultimi sussulti il giorno 24, il mese chiuderà con una nuova fase anticiclonica.

allegato-novembre
Marco Fioschini
Autori: 

Staff Meteonetwork Puglia

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